lunedì 29 febbraio 2016

Torta soffice CON curcuma e zenzero e SENZA glutine e lattosio :)

Buongiorno!!!!
Iniziamo la settimana con un dolcino svuota dispensa (o svuota dispensa "strana") fatto al volo sabato sera in un impeto di economia domestica...
Starò infatti via per qualche giorno e non so se avete presente, no, quella strana sindrome di quando si parte e ci si affaccia nel frigo cercando di capire chi salvare e come?
La volontà sarebbe salvare tutto, e nel tentativo di farlo uno già che c'è comincia ad incrociare con altri rimasugli di dispensa...
Io avevo in frigo (vabè, tra le altre cose) un residuo di latte di cocco (non la bevanda al cocco, ma proprio il latte, di quelli del tetrapak del reparto cibi asiatici al super), e una bottiglietta di sciroppo di zenzero, che mi serviva e avevo acquistato ad un prezzo direi paragonabile a quello della polvere di plutonio (prima di scoprire che uno se lo può anche fare da sé grattugiandolo e poi spremendolo nello spremiaglio, lo zenzero).
Dunque sono partita dai cibi freschi più "strani" e costosi.
Poi avevo in dispensa un due etti di farina di mais per polenta che aspettavano da un po', e, sempre di recente, convinta di non averne, per errore avevo accattato troppa farina di riso, quindi oltre al pacco nuovo ne avevo ancora uno quasi intatto.
Allora ho detto, vai, prova, che le farine di riso ormai ci stanno diventando congeniali, e chissà che non mi porti fortuna anche 'sta volta e azzecco la torta SENZA. Cioè con il latte di cocco al posto del latte vaccino, e con le farine di riso e mais al posto di altre farine contenenti glutine.
L'esperimento è andato, e sono tutta contenta: pensavo che il sapore della curcuma si sentisse di più, e invece mica tanto (quindi a rifarla abbonderei con le dosi), ed io mi sono tenuta parca come al solito di zucchero, quindi se vi piacciono i sapiri dolci potete aggiungerne un 20-30 grammi tranquillamente.
La trovo una torta perfetta per il tè, anche se il al momento me la sto sbafando indiscriminatamente sia a colazione che a merenda :).
Non sostituirei il latte di cocco con la bevanda al cocco di cui sopra, o altri latti vegetali più "leggeri" perché la torta è abbastanza asciutta così, quindi, un liquido un po' "corposo" ci vuole.
Ovviamente tentativi se ne possono fare (io partirei dal latte di avena, o di riso, ma in questo secondo caso non aumentando troppo lo zucchero), solo il dolce pur rimanendo buono potrebbe asciugarsi un po' all'interno.




Ciao ciao e buon inizio di settimana a tutti!

Torta soffice al latte di cocco, curcuma e zenzero senza glutine (né latticini).
ingredienti (per uno stampo a ciambella da 26 cm)
200 gr di farina di mais per polenta (più un cucchiaio per la teglia)
200 gr di farina di riso
16 gr (una bustina) di lievito per dolci
4 uova
120 gr di zucchero semolato
90 gr di olio di riso o di girasole
70 gr di latte di cocco
1 cucchiaino abbondante di pasta di curcuma*
100 gr di succo di zenzero**
la scorza grattugiata di un limone bio

*in alternativa aggiungere alla farina di riso un cucchiaino raso di curcuma in polvere
**in alternativa pari peso di succo di limone

Spennellare d'olio e poi cospargere di farina di mais lo stampo.
Preriscaldare il forno a 180 °C.
Mescolare bene tra loro le farine con il lievito (e con la curcuma in polvere se non usate la pasta di curcuma), tenere da parte.
In un pentolino scaldare il latte di cocco con la pasta di curcuma, mescolando fino a che quest'ultima non si è sciolta (passaggio non necessario se avete deciso di usare la curcuma in polvere: il latte può restare a temperatura ambiente), poi lasciar intiepidire ed aggiungervi mescolando il succo di zenzero.
Grattugiare la scorza del limone ed aggiungere al composto liquido.
Separare gli albumi dai tuorli.
Sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, e a questo punto, sempre continuando a sbattere, aggiungere l'olio a filo, poi le farine precedentemente mescolate alternandole con il composto di latte e succo di zenzero.
A parte montare a neve gli albumi, e, una volta pronti, amalgamare al composto di uova e farina, delicatamente e con movimenti ampi per non sgonfiare l'impasto.
Trasferire nella teglia preparata e infornare nel forno già caldo per 35-40 minuti, o finché la torta non appare dorata e infilandovi al centro una lama di coltello, questa non ne esce perfettamente pulita.


PS. Approfitto di questo post per dirvi anche che il mio negozio preferito di piatti (nonché fornitore ufficiale dei suddetti <3 ), DishesOnly, dà il via all'operazione Porte Aperte: da domani infatti sarà possibile, previo appuntamento, accedere al magazzino e acquistare dal vivo gli oggetti.
Io come vi accennavo a inizio post sono al momento fuori dai giochi, ma ho già comunicato ad AnnaLaura (la proprietaria) che al mio ritorno mi incollerò come cozza a sue calcagna, alle porte del magazzino in Via Alberto Moravia, 107 (Zona EUR), qui a Roma.

venerdì 26 febbraio 2016

Risotto integrale alle rape rosse e panna acida

Questa sarebbe diciamo la mia versione della settimana "natural style" del risotto.
O sicuramente molto spartana (quasi "troglodita", al confronto!) rispetto al risotto di lunedì.
Veloce, integrale, e molto molto sana.
Volendola fare in una versione priva di lattosio poi, ci si può limitare a mantecare con olio d'oliva (come ho fatto anche io) senza aggiungere la panna acida (ecco, questa cosa non l'ho fatta, che a me la panna acida con le rape rosse mi ci sta dadio ;)).
Ad ogni modo, dato che questa settimana si parla di risotti, solo ora mi rendo conto che forse ve li ho postati al contrario, ovvero questo sarebbe un perfetto sano e buono e veloce (a parte il tempo di cottura del riso integrale che è un po' di più di quello "normale") infrasettimanale, mentre quello del post di lunedì, con tutti i crismi, con tutte le accortezze e le attenzioni e la cura da chef che aveva, e il tempo che richiede, forse è il tipico risotto da finesettimana o da occasione speciale.
Facciamo che se vi ispirano ve li segnate entrambi, e ve li "sparate" quando più vi aggrada :)

risotto integrale alle rape rosse e panna acida
ingredienti per 4 persone
circa 3 etti di riso integrale
1 bicchiere di vino rosso
1 litro di brodo caldo
3 rape già cotte
100 gr di panna acida
3-4 ciuffi di prezzemolo
olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Tagliare a dadini le rape rosse e frullarne la metà con un frullatore a immersione assieme ad un cucchiaio di olio, un pizzico di sale e una macinata di pepe nero fino a ottenere un composto omogeneo.
In una padella antiaderente far rosolare i restanti dadini con poco olio, sale e pepe.
Tostare il riso in una casseruola con un filo do olio, poi aggiungere il vino e lasciar sfumare, poi cominciare a cuocere il risotto a fiamma bassa, aggiungendo un mestolo di brodo di tanto in tanto quando il riso appare asciutto.
A due terzi della cottura aggiungere le rape frullate e amalgamare, poi procedere con il brodo fino a cottura ultimata.
A questo punto togliere dal fuoco, aggiungere un filo d'olio, i dadini di rapa rosolata in padella poco sale se occorre, pepe e poi mantecare.
Prima di servire completare con una o due cucchiaiate di panna acida e abbondante prezzemolo tritato.

Buon finesettimana a tutti!



lunedì 22 febbraio 2016

Risotto Acquerello all'amatriciana mantecato al pecorino e vin cotto: da un lontano week-end a Tuscania, di elettrodomestici, di chef e di ricette eccezionali.

Il titolo è impegnativo. Anzi, impegnativissimo!
E il post pure. Di quelli che a provare a dare un ordine parole e immagini ti pare di impiegare una vita e che solo a metterci le mani dentro poi riesci a misurarlo. Come in cucina d'altronde. Poche chiacchiere e tanti fatti ;-).
Sono mesi infatti che vorrei parlarvi di un week end organizzato  lo scorso maggio a Tuscania da Neff presso la scuola di cucina di Rossano Boscolo e cui ho avuto modo di partecipare.

I motivi del mio ritardo sono plurimi e si sono accavallati negli ultimi mesi uno sull'altro.
Il timore reverenziale per la cucina della Campus Etoile Academy, il tempo (quello che scorre, i minuti, le ore e i giorni) che non basta mai, l'altro tempo (quello meteo) che non collabora (che nei mesi estivi ho avuto pietà di voi e il risotto all'amatriciana ve l'ho risparmiato ;)), gli argomenti (tanti) di cui parlare in un unico post, le scadenze le priorità e quella cosa che si dice ed è in parte un po' vera per cui l'ottimo è nemico del buono e a volte un po' ci blocca.
                            Piatto Pietra di Virginia Casa in vendita su Dishesonly

Fatto sta che in quel di maggio (lo scorso maggio ;)), in un venerdì pomeriggio decisamente diverso dal solito, me ne stavo (postproducendo come una pazza pizze per il libro del pane uscito lo scorso novembre e su cui stavo indietrissimo, e tentando di scambiare amabilmente qualche parola con con i mie compagni di viaggio, appena conosciuti, Ornella e Francesco) seduta sul sedile posteriore di un'automobile che mi trasportava da Roma a Tuscania, in attesa di un week end organizzato da Doing in collaborazione con Neff: azienda produttrice di elettrodomestici ad incasso che molto probabilmente in molti conoscete già bene.

Alcuni di voi avranno visto su twitter e instagram alcune delle foto che condividevo durante il tour: si trattava appunto di un weekend a Tuscania (VT), caratterizzato da un induction di prodotto con focus su forni e piani a induzione, una lezione di cucina con lo Chef Boscolo, sessioni di show cooking, sfida ai fornelli, tour della zona e visita a luoghi di interesse.

Era un periodo davvero senza fiato nella mia vita (uno dei frequanti, diciamo così ;)), e non so quale istinto mi abbia guidata nell'accettare, perchè avevo mille trasferte in cantiere, oltre che mille consegne a cui badare, oltre che altre tante robe ancora da cucinare...




Probabilmente sono stata spinta dal marchio Neff, dalla serietà e qualità che rappresenta per me, affiancati dalla figura di Rossano Boscolo, per il quale (e per la sua scuola) posso dire altrimenti.

E poi forse una certa consapevolezza di ignoranza sulla questione elettrodomestici che la sottoscritta (che, non so se si può dire, usa ancora uno scassatissimo forno ikea con la guarnizione dello sportello rotta praticamente da subito, con una nonchalance che assomiglia più all'incoscienza) sapeva di avere.

Ed infatti tutte le mie ipotesi iniziali sono state confermate: Neff signora marcha, Boscolo Etoile Academy signora scuola, me signorina molto ignorante che nonostante venga affettuosamente definita da uno dei suoi editori "la reginetta del forno", di forni (almeno fino ad allora ;-)) ne sa ben poco.


I temi di riflessione erano decisamente parecchi, ma due in particolare: da un lato la presa di consapevolezza che in effetti un forno NON vale un altro, e dall'altro nuove e continue riflessioni sulla figura e la personalità e la formazione ai massimi livelli di uno chef.

In questo week-end (organizzato in modo impeccabile) abbiamo mangiato, osservato, ascoltato, cucinato, testato, e posso dire di essere rientrata con trasferite quasi epidermicamente addosso importantissime nozioni di cucina.

Le mie chiacchiere che troverete a seguire è ciò che invece mi sembra di aver appreso dal punto di vista tecnico, ed è una sintesi del tutto personale, che però voglio condividere con voi (anche se in ritardo) insieme al risotto che vedete nella foto di apertura, e che è una delle numerose ricette che lo chef Boscolo ci ha letteralmente messo in menù, in occasione di una memorabile cena che abbiamo avuto il piacere di gustare direttamente sul banco della cucina su cui gli chef stavano preparando! ;).

Di tutte le ricette assaggiate, tutte perfette, ineccepibili nella realizzazione e nell'ideazione, dai sapori complessi ma immediate e semplici da gustare, percepire, capire, io mi sono innamorata di questo risotto. Risotto Acquerello all'amatriciana mantecato al pecorino e vin cotto.




Dunque prima di sciorinarvi la ricetta (para-para come regalataci dallo chef e come da me indegnamente riproposta nella mia cucina), ecco a seguire alcune mie "riflessioni ad alta voce" di quei giorni.

Pensieri semi-tecnici di una appassionata di cucina che a certe cose non aveva ancora mai prestato attenzione.
  • Il forno, come altri altri elettrodomestici, ma soprattutto il forno (sarà che so' la reginetta ;)) per un appassionato di food come me conta QUASI come la macchina fotografica ;-). A parte gli scherzi, durante le comunicazioni tecniche a cui ho avuto modo di partecipare, il primo pensiero che ho realizzato è stato: Rossella, sono anni che studi e ti applichi, ti chiedi e ti domandi, passi ore in cucina e altrettante sul set fotografico, investi, compri props, ingredienti, libri, leggi, partecipi ad incontri ed eventi, insomma fai la foodie, la blogger, l'autrice, fai la fotografa o tutte queste cose insieme o quello che è, ma dico, cacchio, com'è che non ti era venuto in mente prima che forse (e dico forse) c'è anche un'altra tecnologia che devi seguire? Che devi sapere cosa succede là dentro esattamente come vuoi sapere cosa succede dentro la macchina fotografica o dentro la postproduzione dell'immagine? Ok. Ho capito che devo conoscere il mio forno. CONOSCI IL TUO FORNO. DIMMI COM'è IL TUO FORNO E TI DIRò CHI SEI (ohmmioddio se così fosse siamo rovinati, facciamo DIMMI COME VORRESTI IL TUO FORNO E TI DIRO' CHI SEI).
  • Uno strumento di cottura può salvarti il ... ehm didietro quando meno te lo aspetti (e quando più ti serve). Sia che si tratti di un servizio fotografico, che si tratti di una cena a cui si tiene particolarmente, o che si tratti di un dolce per una persona importante. Ed è una cosa su cui in realtà sono già arrivata per le pentole. Faccio un esempio. Negli ultimi mesi ho avuto molto a che fare con il cioccolato. Prima di iniziare tale importante lavoro ho ordinato e poi ritirato in negozio un pentolino. Il negozio è sulla strada per l'ufficio quindi una volta ritirato l'ho portato lì, felice come una Pasqua. E orgogliosissima. Costo del pentolino quasi 100 Euro e colleghi che mi guardavano sgranando gli occhi e dandomi ormai per persa: "ma è solo un pentolino!". Ed io "no, è IL pentolino". Ora, posto che io possa avere esigenze particolari, e che sia un po' pazza in ogni caso, dopo due giorni che lo usavo avevo già il riscontro reale del fatto che la mia frase non era una pura frase-manifesto. Nei mesi successivi, io con quel pentolino ci ho fatto miracoli, fondevo ad occhi chiusi senza provocare il minimo surriscaldamento della materia prima, potevo "dimenticarlo" acceso qualche minuto in più sul fornello senza rischiare nulla, e anche (se così si può dire) temperare "a occhio", o meglio senza termometro e senza forno a microonde, che, ehm, non ho proprio e non so usare (sono una reginetta vintage io ;)). Ecco. Lì a Tuscania ho scoperto che il forno è la stessa cosa. Il forno era il mio pentolino solo più in grande e con una tecnologia ancora più complessa: il calore arriva in modo uniforme e mirato sugli alimenti nei singoli ripiani, anche a prescindere dall'apertura dello sportello.
  • La cottura è importante per la salute. Anche questa è una cosa che credevo di sapere. O meglio, lo sapevo ma solo per le pentole che vanno sui fornelli. Parlo della cottura al vapore che vabè, io me la sogno, al momento, e che nella mia testolina era associata "solo" alla perfetta esecuzione di alcune preparazioni (che so, alcuni pani, alcune preparazioni da forno, altro), mentre non mi sfondava che unire le modalità di riscaldamento di un forno tradizionale a quelle di un forno a vapore poteva essere un fondamento importante per una preparazione sana dei cibi (al di là dunque di mie alcune "fisime" da food blogger :)) e per ottenere più facilmente (o senza "sovraccarichi" per la salute) sapori articolati e complessi. 
  • ok aggiungo la questione della pirolisi perchè vedo che voi siete molto più reginette di me in materia di forni, e che ve ne occupate veramente ;) . La storia è che questi meravigliosi aggeggi hanno una meravigliosa funzione (vabè, oltre ad altre millemila fighissime, info qui) per cui è più facile tenere pulito il forno. Attivando la funzione "pirolitica", all'interno del forno si crea una temperatura tale che permette l'incenerimento di tutto lo sporco (vogliodì) e dei residui di cottura che si sono depositati sulle pareti. Poi dai una spolveratina e via (io stavo lì a bocca spalancata che facevo domandine acide del tipo "ok va bene adesso dite: 'ndo sta la fregatura?" E, ehm, invece pare proprio funzioni così...). La pirolisi ovviamente, a parte la questione di comodità, è anche una garanzia di igiene (qìe qui mi ricollego alla questione salute di cui sopra.
Insomma queste le riflessioni che accompagnavano giornate trascorse in compagnia di altri colleghi food blogger e degli chef della scuola.
Scambiare poi a tavola alcune parole con lo chef Boscolo è stato davvero illuminante: si è parlato di umiltà, di lavoro di squadra, di rispetto, di cultura della diversità. Niente a che vedere con la spettacolarizzazione che del cibo e della figura dello chef molto in voga di questi tempi, e molto più a che vedere con un mestiere fatto di costanza e tenacia e dedizione.
Chef Boscolo, come accennato sopra, nel corso della cena della prima serata, ci ha regalato oltre che la possibilità di assistere alla preparazione della cena stessa, anche tutte le ricette che abbiamo mangiato. Immaginate come io tenga gelosamente custodito quel "menù parlante".



E una delle ricette che faccio "parlare" oggi, come dicevo, è questo risotto spettacolare.
Acquerello all'amatriciana mantecato al pecorino e vin cotto.
Vi riporto la ricetta esattamente come dal menù di Rossano Boscolo (io, per due, ho fatto un quarto delle dosi, mentre per la salsa amatriciana e per il risotto la metà di quelle che vedrete indicate).


Risotto Acquerello all'amatriciana mantecato al pecorino e vin cotto

per il burro bianco
1 litro di prosecco
6 scalogni
1 litro di panna
1 rametto di timo
200 g di burro di normandia 82% di materia grassa

Mondare a tagliare a chiffonade lo scalogno, poi metterlo in un pentolino con il prosecco e il timo e far ridurre del 70%, aggiungere un litro di panna e ridurre del 40%.
Passare tutto allo chinoise e fuori dal fuoco montare con il burro freddo a piccoli pezzi

per il brodo di pollo
2 kg di ossi e parature di vitello e pollame
100 g di mirepoix di verdure
50 g di porro
1 chiodo di garofano
1 mazzetto aromatico
4 lt di acqua
300 g di cotenna di guanciale
300 g di bucce di pecorino

Spezzettare finemente gli ossi e spurgarli a lungo in acqua corrente, poi aggiungere acqua fredda e portare ad ebollizione, schiumare il fondo e unire la guarnizione aromatica, cotica di guanciale e buccia di pecorino.
Lasciar sobbollire per 3/4 ore schiumando quando necessario. Far riposare e abbattere di temperatura.

per la salsa amatriciana (dosi per 4 persone)
1 cipolla ramata
200 g di guanciale
1 peperoncino
40 g di olio extravergine
20 g di aceto balsamico
300 g di polpa di pomodoro pelato fresco
50 g di pecorino romano

Affettare sottilmente o tritare la cipolla.
Tagliare a julienne il guanciale.
Rosolarli insieme in un filo d'olio partendo a fiamma bassa. Unire il peperoncino, sfumare con aceto balsamico e aggiungere i pomodori passati e poca acqua.
Cuocere per 20 minuti circa; completare con pepe nero macinato e pecorino grattugiato.

altri ingredienti
50 g di vin cotto
320 g di riso Acquerello carnaroli
60 g di pecorino romano grattugiato

Tostare a secco il riso per 2 minuti a fiamma vivace, pii bagnare con il brodo di pollo, gradatamente.
Cuocere per 13/14 minuti circa. Togliere dal fuoco e mantecare all'onda con 60 gr di burro bianco e il pecorino.
Impiattare guarnendo con la sal sa amatriciana al centro, il vin cotto e le chips di guanciale seccato in forno a 60 gradi per 5 ore.

E' buonissimo..

Prendetevi il vostro tempo, e appena vi va, fatela, non ve ne pentirete! ;-)
Approfitto a questo punto per ringraziare gli amici di Doing e di Neff  e tutti i colleghi blogger che hanno partecipato:
Teresa, Peperoni e patate
Ornella, Gialla tra i fornelli
Francesco A fuoco lento
Valentina Cucina e cantina
Giada Eat it Milano
E ovviamente, tutta la scuola di cucina Campus Etoile Academy!



Vi lascio in ultimo il video che è stato girato in quelle straordinarie giornate.
Lo volete vedere??? E' davvero bellino assai (sperando che si carichi!!!)




Ecco a voi il video racconto del nostro weekend alla Boscolo Etoile Academy di Tuscania, all'insegna dell'ispirazione in cucina!
Pubblicato da Neff Italia su Mercoledì 17 giugno 2015

lunedì 15 febbraio 2016

Latte d'oro di curcuma al miele di fiori di arancio e mandorle.

Martedì scorso ero a pranzo a fare una chiacchierata con Emanuela, una persona che scrive per una testata giornalistica online che si chiama Lady O ed è nata con lo scopo di prevenire la violenza di genere, e totalmente dedicata alle donne.
La nostra conversazione era finalizzata ad una intervista, e confesso che le interviste di persona sono molto più belle di quelle in cui compili domande (sia pur belle ed interessanti) e poi le rimandi indietro via mail. Non so, forse perché hanno quel sapore vintage, del tono della voce e della "carta e penna", e dei commenti che si possono fare interloquendo l'un l'altra, e che inevitabilmente indirizzano anche la suddetta chiacchierata.
Verso la fine (sarà stata l'ottava, la nona domanda?), Emanuela fa: "Hai detto che nonostante il tuo lavoro di autrice e di fotografa sia cresciuto e stia crescendo negli ultimi anni, non hai smesso la tua vita di architetto. Come si fa a conciliare il lavoro di ufficio con quello in cucina e alla macchina fotografica e spesso in viaggio?".
Mia risposta ufficiale: "Cerco di non mischiare le cose: i giorni in cui sono in ufficio sono in ufficio (al massimo la sera, o meglio la sera dopo cena, posso mettermi al pc a postprodurre se non stramazzo al suolo dalla stanchezza), i giorni in cui sono a casa cucino e fotografo.


"Ceeeeerto, non è sempre facilissimo gestire le cose in questo modo, ma ci provo."

Poi appena uscita ho provato a ripercorrere (mentre sta ancora accadendo) la giornata stessa di martedì.

Ore 07:00. Sveglia
Ore 07:25. Cerco di trascinarmi fuori dal letto
Ore 07:30. Colazione (abbondante sennò non carburo)
Ore 08:00. Provo a ficcare in valigia le ultime cose e soprattutto cerco di costruire un grazioso manichetto di scotch ad un pacchetto (un grosso pacchetto) contenete MEZZA PORTA bianchiccia che durante le vacanze natalizie ho estratto (da mia sorella in Toscana) da una catasta di quello che mio cognato definisce "pattume", smontato con l'aiuto degli uomini di casa, raschiato dallo smalto e segato di mio pugno in due metà, e che lo scorso mese era stato dai mie genitori trasportato in macchina dalla Toscana alle Marche e che ora io a tutti i costi dovevo portare a Roma. In treno.
Ore 08:18. Io e mia mamma usciamo di casa di corsa
Ore 08:24. Sto correndo con la borsa, la valigia e la mezza porta (non pesante ma ingombrante) per le scale del sottopassaggio della stazione di Fabriano assolutamente certa di perdere il treno.
Ore 08:25. Il treno parte CON ME DENTRO.
Ore 08:26. Ficco la mezza porta in un comodo scomparto del freccia bianca, sfilo ancora tutta affannata il pc e i cavi e l'alimentatore e l'hd dalla tasca interna della valigia e ficco nel comodo scomparto anche quella, mi dirigo al mio presunto posto e invece lo sto fregando ad una distinta signora che da lì a poco minuti arriva. Scuse e convenevoli. Sloggio.
Ore 08:30. Grandi sospironi e finalmente sono al mio posto, pc, telefono, hd, cavi cavetti alimentatore e compagnia bella apparecchiati sul tavolinetto.
Ore 08:40. Ripreso fiato decido che la prima cosa da fare è darsi una truccatina, in modo da convincere in prima istanza me stessa di non essere così schiantata come mi sento.
Ore 09:00. Chiamo il mio capo in ufficio e ci accordiamo su alcune cose della giornata.
Ore 09:10. Inizio a postprodurre. Già non mi ricordo più cosa. Ma foto e cibo.
Ore 10:20. Sono a Roma.
Ore 10:50. Io la valigia e la mezza porta bianchiccia che viene dal "pattume" toscano siamo in ufficio.
Ore 14:10. Pausa pranzo (un po' tardi che la mattinata (in ufficio) è iniziata tardi). Faccio mente locale sulla spesa "fresca" che mi occorre per una ricetta che devo fotografare la mattina del giorno successivo (prima di andare in ufficio!) e che che ovviamente devo ancora cucinare. Mi dirigo di gran carriera al mio appuntamento con Emanuela per l'intervista e faccio un ultimo sopralluogo al supermercato che è di strada. Finito il sopralluogo, camminando, chiamo la redazione per chiedere se posso sostituire il radicchio tardivo che non sto trovando con uno "normale e lungo". Mi dicono che mi richiamano per farmi sapere.
Ore 14:25 circa. Raggiungo Emanuela, ordino una vellutata e iniziamo l'intervista.
Ore 14:55. Chiama AnnaLaura, mi dice "Sono in giro, ti servono ancora i piatti???" Cacchius, mi ero dimenticata i piatti. Per fortuna AnnaLaura è un angelo e sta in giro esattamente dove le avevo detto che sarei stata io il martedì intorno alle 14:30-15:00.
Ore 15:05. Finisco l'intervista ed esco. Arriva la telefonata dalle redazione. Radicchio approvato. Attacco. arriva AnnaLaura coi piatti. Acchiappo la consegna e mi fionde in ufficio.
Ore 15:20. Sono in ufficio.
Ore 15:30. Sono in riunione col Direttore Generale (che per fortuna mi chiede prima di iniziare "qual'è il tuo piatto di oggi?". Si riferisce al post, traghettando dolcemente la mia piccola testolina bipolare dal food al "lavoro normale". Penso "Io non mischio mai le cose. Comeno". Sorrido e inizio la riunione.

Occhei, prima che mi diciate "ohmmioddiochechestreeees" (ma ho come il dubbio che al netto di un cespo di radicchio e una porta estratta dal pattume a Natale i ritmi quotidiani di noi tutte a volte si somiglino!!!!), vi dico che io quel giorno mi sono divertita tanto (perché quando uno è matto,,,), e che la sera al ritorno invece di cucinare coma avevo preventivato, siccome mi sentivo stanchino, ho riposato :)
Quindi io brava. Io mi impegno.
Ppppperò.

Ho deciso anche di darmi ai cibi BIONICI (che ne so, vistomai servissero... ;-)), e quello che vedete qui oggi è stato da me iscritto nella lista dei cibi bionici al primo sorso, e anche alla prima lettura delle proprietà della curcuma.

Che le spezie facessero bene, questo lo si sa, ma ultimamente sono rimasta molto colpita dal fatto che la curcuma fosse un potente antinfiammatorio e pertanto utile (tra le altre cose) per chi ha problemi articolari.
Siccome le donne della mia famiglia (me compresa) soffrono di tale "magagna", ho cominciato a leggere qua e e ho scoperto che la curcuma contiene tantissimi antiossidanti naturali, e non solo è ottima per lenire dolori articolari e muscolari, ma anche come antinfiammatorio naturale, stimola le difese immunitarie, allevia i disturbi respiratori, favorisce la bellezza di pelle e capelli, depura il fegato e regola il metabolismo.

Allora incuriosita ho deciso di provare.
Ne ho parlato anche con la mia maestra di yoga che ovviamente lo conosce e mi ha detto, come dosi, non più di un cucchiaino al giorno a testa (di pasta di curcuma).
Io ho leggermente adattato la ricetta trovata su Lifegate che ne prevede, come dose, mezzo a testa al giorno, quindi direi che ci siamo.
Per i sapori, ho scelto olio e latte di mandorle (ehheheh, ti pareva ;)),  e un miele di fiori di arancio.

Che la curcuma faccia bene è risaputo, e anche non dovesse essere la totale panacea di tutti i mali, io direi che tanto per cominciare un buon latte caldo di mandorle, miele e curcuma serale sembra innanzitutto un ottimo comfort food.
Poi, se è anche "bionica" come la sottoscritta ha deciso sia, ben venga! :)

Ecco a voi la ricetta. E' davvero buono e semplice da realizzare

Latte d'oro di curcuma al miele di fiori di arancio e mandorle.

Ingredienti per la base di pasta di curcuma
40 g di curcuma in polvere
100 g di acqua

Scaldare l’acqua e la curcuma in un pentolino, a fuoco basso, mescolando per un paio di minuti fino ad ottenere una pasta solida.
Raffreddare e conservare in un vasetto di vetro in frigorifero, fino a 40 giorni.
Questa è la base per preparare il vostro latte di curcuma.

Ingredienti per il latte d'oro di curcuma (per due persone)
2 tazze di latte di mandorle
2 cucchiaini di olio alimentare di mandorla
2 cucchiaini di miele di fiori di arancio
1 cucchiaino di pasta di curcuma

Versare le due tazze di latte di mandorle in un pentolino, aggiungere un cucchiaino di pasta di curcuma e scaldare fino a quando il liquido inizierà a fumare e la pasta sarà sciolta.
Spegnere subito, versare in tazza e aggiungere per ciascuna di queste un cucchiaino di miele di fiori di arancio e, un cucchiaino di olio di mandorle dolci per uso alimentare.
Mescolare bene.

ps. Ah, la mezza porta bianchiccia. E'quella che vedete là sotto... ;-)

pps. DISCLAIMER. Aggiungo al volo una nota, perché mi aspettavo, sì, di espormi a critiche particolari raccontando una giornata particolare in ufficio ma sicuramente non di beccarmi il commentino acido subito-subito di lunedì di prima mattina.
Allora, la nota è per dire che purtroppo la sottoscritta (come purtroppo credo molti di voi che state leggendo) non ha un contratto né a tempo determinato né indeterminato (né ferie, né permessi, né malattie, né TFR, né tredicesime), e nemmeno orario fisso, e nemmeno obbligo di scrivania, nonostante anche in giornate atipiche come quella descritta, si spacchi comunque in quattro per stare minimo minimo otto ore (esclusa la pausa pranzo), in ufficio (ovviamente quando di ore ne faccio 12 non esistono nemmeno straordinari)..
Non avevo specificato prima perché il tema del post era altro, ma dato che l'attenzione rischia di cadere sulla mia "comoda giornata fancazzista"...

giovedì 11 febbraio 2016

Linguine al pesto di rucola nocciole e sgombro


Un paio di settimane fa ho fatto un lavoro che mi ha tenuta in cucina a cuocere sgombri per qualche giorno.
E dopo questa esperienza devo dire che ora mi sento abbastanza "scafata" con tale pescetto.
Voglio di', al ventesimo sgombro e alla decima ricetta un minimo di manualità uno la acquisisce, no?
Non che non lo conoscessi, anche in questo blog per esempio almeno un paio di ricettuzze (uno fresco e uno in scatola, come minimo) le abbiamo, solo che ora posso dire di conoscerlo un po' meglio, e di aver imparato ad apprezzarne tantissimo i pregi.

Si cucina infatti molto facilmente e si presta a molti accostamenti di sapore; è inoltre supersano, economico e appartiene ai nostri mari!

Nelle ultime mie sperimentazioni culinarie mi sono innamorata dunque di un'accostamento di sapori (e di nutrienti) davvero super! Si tratta dello sgombro insieme alla rucola e alle nocciole.
Ho tritato i primi due con poco sale  eolio extravergine d'oliva, a "pesto", ho cotto lo sgombro al vapore con un filino di limone, ho unito il tutto e ci ho condito una pasta buona. E la cena è stata "rimediata".
Solo che ne ero così entusiasta e volevo così tanto raccontarvela, 'sta cena rimediata, che ho deciso di rifarla "di giorno" e fotografarla, sempre un po' volante ma almeno con la luce naturale, per farne un post.


Linguine al pesto di rucola nocciole e sgombro
ingredienti per 4
360 g di linguine 
2 sgombri già puliti
40 g rucola
20 g nocciole
1 limone
Olio extravergine d'oliva
sale
pecorino romano per condire, a piacere

Preparare il pesto tritando con il tritatutto la rucola lavata ed asciugata, un pizzico di sale, un filo di olio extravergine d'oliva e metà delle nocciole. Tritare grossolanamente al coltello le restanti nocciole. Tenere da parte.
Dividere il pesce in due metà e posizionarlo nel cestello per la cottura al vapore. Spremervi sopra il succo di limone e irrorarlo con un cucchiaio d'olio. 
Cuocere al vapore, coperto, per 5 minuti (da quando raggiunge il bollore), poi aggiungere poco sale e continuare la cottura per altri 5 minuti senza coperchio.
Quando lo sgombro è cotto spellarlo, pulirlo dalla lisca e da tutte le spine e dividerlo a filetti, poi disporlo nel piatto in cui va condita la pasta insieme al pesto di rucola e nocciole. 
Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata e intanto mescolare pesto e filetti di sgombro, aggiungendo se occorre olio d'oliva e poca acqua di cottura delle linguine.
Scolare la pasta al dente, poi mantecarla nel condimento, aggiungendo in ultimo le nocciole tritate grossolanamente e servire calda con a piacere poco pecorino romano grattugiato o a scaglie .




martedì 9 febbraio 2016

V.V.V: Venere Vaniglia (San) Valentino cercasi


Buongiorno tutti!

Lo so che oggi è martedì grasso, e confesso che nonostante il bonus fritti (ehm, già usato) sia di non più di uno o due l'anno, e che tali bonus si consumino rispettivamente a carnevale e una tantum sparsa nell'anno (tipo giugno o luglio, ovvero quando il fritto assume tutt'altra connotazione, rimandandoci un po' al finger food da spiaggia, magari accompagnato da una birretta ghiacciata), a me sarebbe tanto piaciuto quest'anno bissare, ovvero schiaffarvi per oggi qualche altra cosina magari un po' più tradizionale delle ciambelle americane (per di più al cacaoooo!!!).

Però (e c'è un però), fra poco sarebbe anche San Valentino, ed io quest'anno morivo dalla voglia di postarvi qualcosa a tema perché (stai a senti' i giri eh? :)) a Natale mia sorellina mi ha regalato una tegliettina a forma di cuore. <3
Diciamo l'equivalente di un 18 cm, qualcosa di perfetto per una bella torta da due (ok, anche da quattro o da sei, ma per una festa degli innamorati, se poi per amore si intende anche quello TOTALE, tra sorelle, tra figli e genitori, tra marito e moglie o tra compagni di una vita, con gli zii, coi nonni, tra amiche... allora la teglietta a cuore regalo di Natale della sorella non è davvero perfettissimaaaa?????).

Dunque elemento numero uno: la teglia a cuore, o meglio la fissa della teglia a cuore.

Elemento numero due invece un'altra mia vecchia "fissa" culinaria: la farina di riso Venere.

Ora, siccome la farina di riso Venere (che è un riso nero, e quindi anche la farina stessa lo è) non è proprio comunissima e all'ordine del giorno, la sottoscritta era addirittura arrivata a pensare di comprarsi un aggeggio macinagranaglie da attaccare come accessorio all'impastatrice, ma poi pensa e ripensa, dubbi e controdubbi, nel frattempo si è imbattuta in un pacco di farina bella e pronta, quando (purtroppo) Eat's era ancora in quel di Via Cola di Rienzo Roma (mentre ora a Roma non c'è più... :-/ ).

Accaparrato (stupidamente solo un) pacco, da lì all'idea di farne un cake semplicissimo a base di farina di riso e yogurt greco che mettesse in evidenza il sapore particolare del riso Venere e la texture veramente speciale di questa farina che io amo alla follìa (mo' l'ho detto), è stato un attimo.
E nell'attimo successivo è arrivata la vaniglia, che ci sta come una ciliegina sulla torta, ma di una torta rustica e raffinata quanto basta per essere da me eletto come dolce per eccellenza per una "colazione innamorata": caffè (o latte, o tè!!!) e torta speciale tra sorelle, amiche, amici, fidanzati, coppie genitori zii nipotine e chi più ne ha più ne metta.

Ahhhh e poi cosa importantissima da dire!!!
Il riso è naturalmente privo di glutine, quindi questa tortina strepitosa è anche gluten free.
E se interessa, presa da una sorta di furor creativo sempre al riso dedicato, ho pensato di usare per questa preparazione olio di riso, così, ton sur ton, per provare a togliere (una volta tanto) il mio amato burro ma mantenere il più possibile il spore integro del riso Venere (pensavo infatti che l'olio d'oliva connotasse troppo "lato suo" il risultato finale..): sono così contenta di come è venuta che l'ho già fatta due volte!!!

Ora sono di nuovo senza farina: voi la conoscevate? Altre dritte per trovarla in commercio???



Cake farina di riso Venere e vaniglia
dosi per una teglia da 18 cm
200g di farina di riso venere
50g di maizena
i semini estratti da un baccello di vaniglia
120 g di zucchero di canna chiaro
125 g di yogurt greco
70 ml di olio di riso
2 uova
1/2 bustina di lievito + 1 punta di bicarbonato

Riscaldare il forno a 180 °C.
Mescolare la farina di riso Venere con la maizena e il lievito, montare leggermente le uova con lo zucchero, poi aggiungete l’olio e lo yogurt e amalgamate bene il tutto.
Aggiungere la farina e amalgamare il tutto. Aggiungere i semini di vaniglia e mescolare bene.
Versare il composto in una teglia da 18-20 cm spennellata di olio di riso e infarinata con la stessa farina di riso Venere.
Cuocere in forno 180° per 20/25 minuti e per i restanti 30 circa abbassare la temperatura a 170 °C. Verificare la cottura con la lama di un coltello
Far intiepidire il dolce per 5-10 minuti, poi sformare.

E viva l'Amore. ;-)






giovedì 4 febbraio 2016

vellutata di fagioli neri e pere (nashi)

Ok, va bene, visto che faccio la brava?
Lunedì la bomba calorica (ma che vogliamo fa', è carnevale!), ed oggi (che tra l'altro sarebbe anche giovedì grasso!) vi propino la vellutata supersana.

Il tutto perché noi siam genti equibrate, e per una volta pure un tantinello organizzate (la sottoscritta è infatti superorgogliosa di essere - una volta tanto - riuscita a postare per tempo le ciambelle utili per il carnevale, in modo che i volenterosi di turno avessero tutto il tempo per fare spesa e procedere... :)).

Quindi ecco il mio calendario degli ultimi giorni: sabato ho corso, domenica ho fritto (e mangiato ciambelle), lunedì ho ri-corso (e postato ciambelle), martedì ho mangiato la vellutata, che oggi arriva anche per voi, ovvero una ricetta "castigatina" e abbottonata per farmi "perdonare" della ricetta abbondante dello scorso post.
Che poi, castigata fino ad un certo punto, dato che è stata eletta dalla sottoscritta la vellutata preferita per l'inverno 2015-16.. ;-P

La fanno in un posticino vicino l'ufficio dove mi incontro spesso con la mia amica Barbara per la pausa pranzo, e mi è stata subito simpatica per la mia predilezione nell'utilizzo di pomi nelle zuppe (ricordate quella di mela bietta e agretti di una paio di primavere fa???? Ah, ecco, manco a farlo apposta, le ho fotografate nella stessa coppetta :)), poi, vi giuro, è stato amore a prima vista (o meglio primo assaggio), e l'ho presa praticamente per tutto l'inverno!

E intanto pensavo tra me e me "questa la rifaccio e la posto, la rifaccio e la posto, la rifaccio, la rifaccio, la rifaccio...", fino a che l'ho cucinata davvero!

Insomma questa a seguire è la mia "riproduzione in casa": si può fare sia con le pere Nashi che con le pere "normali", e posso assicurarvi che è buo-ni-ssi-ma e decisamente sana!

Si possono usare sia i fagioli (neri) in barattolo che quelli già secchi, io li compro entrambi nel negozio bio vicino casa, ma credo che si possano trovare in commercio piuttosto facilmente in tutti i negozi biologici o ben forniti.

I fagioli neri sono presenti soprattutto nella tradizione culinaria delle Americhe (America centrale, sud degli Stati Uniti d’America e Brasile), sono un cibo ricchissimo di antiossidanti (importanti nella prevenzione di varie malattie degenerative), e hanno un elevato valore nutritivo.
Contengono un alto contenuto di proteine vegetali e moltissime sostanze nutritive come fibre, enzimi e antociani.

Hanno inoltre un alto contenuto di ferro, calcio, vitamina B e acido folico, sali minerali e magnesio, fosforo e manganese.

Aiutano a tenere basso il livello del colesterolo nel sangue, stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue e ridurre il rischio di diabete e malattie cardiache.
Insomma, prima friggete i donuts, e poi di corsa zuppetta ;-)



Se usate i fagioli secchi, questi necessitano di stare a bagno un'intera notte, e poi vanno bolliti per un'ora. Con quelli in barattolo potete procedere direttamente alla preparazione della vellutata.

Vellutata di fagioli neri e pere Nashi
ingredienti per 2-3 persone
un barattolo di conserva di fagioli neri al naturale più la loro acqua di conservazione
1 pera (+ 1 pera per la decorazione)
1 o 2 scalogni (o 1 o 2 cipollotti)
brodo vegetale caldo
2 cucchiai di panna acida (facoltativa)
prezzemolo
1 cucchiaio di zucchero di canna in cristalli
olio extravergine d'oliva
sale

Sbucciare la pera, poi tagliarla a tocchetti. Tenere da parte.
In una casseruola far dorare lo scalogno in poco olio d'oliva, poi versarvi le pere a tocchetti, lasciar insaporire qualche minuto mescolando, poi aggiungere i fagioli con la loro acqua di conservazione (o 150 grammi di acqua di cottura), salare un poco e mescolare.
Aggiungere poco brodo e cuocere ancora 10 minuti.
Nel frattempo preparare le pere: tagliarle a pezzetti e caramellarle in un padellino antiaderente con lo zucchero.
Una volta cotta la zuppa, frullarla col frullatore ad immersione, trasferirla nei piatti e mantecarla a piacere con la panna acida.
Servire con le pere caramellate e il prezzemolo tritato grossolanamente al coltello.

*o 125 gr di fagioli neri secchi ammollati un'intera notte e poi lessati per almeno un'ora, più la loro acqua di cottura


lunedì 1 febbraio 2016

C'è solo una cosa più buona dei donuts: i donuts al cacao glassati al dulce de leche

C'è solo una cosa più buona dei donuts: i donuts al cacao glassati al dulce de leche.

E per chi è abituato a trovare in questo blog ricette di lievitati con pasta madre o farine integrali, e soprattutto, cotte al forno, beh, diciamo che per questa volta, e in occasione del carnevale, si deroga alla grande. ;-P
Oggi infatti abbiamo:
a. Lievito di birra, quindi lievitazione piuttosto breve, rispetto agli standard da queste parti, anzi, non solo lievito di birra, ma lievito di birra attivo disidratato. Quello a pallette e in bustina, per capirci
b. Farina "normale", di forza, un misto tra una W400 e una manitoba biologica
c. Cottura in padella, nella fattispecie in un litro di olio di arachidi, ovvero dicesi FRITTURA :D
d. Ah, c'è una d. il cacao. Presto vi spiego questa insana mia recente attitudine per cioccolato e cacao, prometto, che sarà insana ma devo dire quanto buoooonaa!!!




E quindi ecco, dopo il pandoro al cacao sfogliato al burro al sale rosa dell'Himalaya e glassato al cioccolato di Natale, per questo carnevale vi propino un "frittino scuro", ovvero i donuts (à propos, donuts o doughnuts??? Qualcuno più scafato di me col cibo americano lo sa?).
Donuts al cacao, solo che stavolta invece del ton sur ton col cioccolato, per la glassa non ho potuto fare a meno di provare il dulce de leche, la crema dolce nazionale argentina, di cui in questo blog vi ho già parlato qualche volta, e in particolare qui e qui.
La cosa in casa mia è stata vista (dalla sottoscritta) come una genialata, mentre dall'argentino quasi come un insulto (ok, va bene, come dargli torto? In effetti mescolare le Americhe è sempre un filino azzardato), solo che poi il tipo le ciambelle le ha mangiate, quindi anche a 'sto giro ce la siamo cavata strabene, e nonostante appena cotte fosse praticamente notte (e ieri a Roma il tempo non fosse dei migliori, con conseguente cielo scuro e grigio...), io mi sono incaponita a fotografare, perché questa ricetta ve la volevo proprio scrivere oggi, e alla fine ne ho scattate così tante, che nonostante il rumore di fondo e il fatto che siano apparentemente tutte uguali ;-), ve ne metto più di una, per l'entusiasmo...

Ah, e, pensavo, dato che fra poco è anche San Valentino, se ci sono in zona amori che amano il genere, fate come me, ci schiaffate sopra qualche piccolo cuore al cioccolato bianco e il gioco è fatto!

Se invece siete tradizionalisti, vi indico qui di seguito tre ricette da me (che sono una che in effetti frigge poco) molto amate per i dolci di carnevale, ovvero:

le castagnole al miele come si fanno da me nelle Marche (o nel mio pezzetto di Marche :))
le chiacchiere
le frittelle di riso, dalla ricetta rielaborata da Pellegrino Artusi e da Giovanni Righi Parenti dalla mia amica Giulia

Ed ora, finalmente, la ricetta di oggi!


Doughnuts al cacao glassati al dulce de leche
ingredienti
7 g di lievito  di birra in polvere
450 g di farina tipo manitoba
40 g di cacao in polvere
250 g di latte appena tiepido
60 g di burro morbido
3 tuorli
50 g di zucchero
1 litri di olio di semi d’arachide per friggere
dulche de leche**

*più uno o due cucchiai solo se occorre "aggiustare" l'impasto
** si può acquistare o anche preparare a casa seguendo la ricetta qui

Sciogliere il lievito con due cucchiai di acqua tiepida e lasciar riposare per 5 minuti.
Impastare la farina e il cacao con il latte, unendo manmano il lievito sciolto nell’acqua, poi il burro, i tuorli, lo zucchero e infine il sale.
Lavorare l’impasto fino ad ottenere un composto elastico, morbido ed omogeneo, quindi trasferirlo in una ciotola leggermente unta.
Coprire con pellicola trasparente e lasciar lievitare al caldo finché l’impasto sarà raddoppiato di volume (circa 1 ora abbondante).
Trascorso questo tempo trasferire l’impasto su un piano di lavoro infarinato, e stenderlo con il matterello ad uno spessore di 1,5 cm.
Ritagliare a questo punto dei dischetti con un tagliapasta di 8 cm di diametro, e con un tagliapasta più piccolo (circa 3 cm di diametro, o anche meno) ricavare un foro in ogni dischetto.
Coprire con un canovaccio pulito e lasciate lievitare al caldo ancora per circa 40 minuti, un'ora, finché i doughnut saranno raddoppiati di volume.
Scaldare l’olio in un’ampia padella fino a 175 °C e friggere i dounuts, due o tre alla volta, rigirandoli su entrambi i lati, per circa 2 minuti finché non saranno croccanti.
Scolare e posare su carta da cucina per eliminare l’olio in eccesso.
Glassare passando un lato dei donuts nel dulce de leche, poi decorare con codeste di cioccolato, a piacere.








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