venerdì 27 novembre 2015

Le cenette volanti: vellutata di zucca, cannellini, caprino e semi

In genere l'autunno è la mia stagione.
No, anzi: l'autunno E' la mia stagione.
Come odori e sapori, come luce, come idee in cucina.
Gli ingredienti sembrano moltiplicarsi, ho mille idee e vorrei cucinarle tutte e subito.

E poi fotografarle e poi parlarvene qui.
Ma quest'anno, più di qualsiasi altro dal 2008 a oggi, ovvero da quando è nato il blog (in autunno, guardacaso ;)), sono giusto un filino oberata di lavoro, e non riesco sempre a dare spazio a tutte le innumerevoli idee che mi passano nella testa e soprattutto davanti agli occhi.

Questo non mi mette troppo di buon umore, e so che non sarà sempre così, anche se per ora mi tocca abbozzare.

O meglio, mi tocca abbozzare perché faccio, per lavoro, quello che ho sempre sognato: cucinare e fotografare. Quindi sono felice.
Stanca ma felice.

In compenso in tutto questo cucinare tanto, ma tanto, di questi anni (insomma e il blog, e la sussistenza quotidiana, e i libri miei e di altri autori che ho cucinato e fotografato), c'è da dire che lo spignattamento ai fornelli è diventato abbastanza agile e soprattutto, immagino come per tutto il resto, più cucini e più ti viene da cucinare. Abbastanza bene intendo. Anche le cose più semplici...
E insomma nel mio rimuginare di qualche giorno fa ho pensato che sì, in questo autunno bellissimo anche se di fuoco, e in mezzo ai miei ingredienti preferiti di stagione che in casa non mancano mai, quelle due o tre cosette che cucino "per casa", quelle due o tre mie "cenette volanti", beh ecco, io sempre volante posso anche fotografarvele e raccontarvele, soprattutto se sono quelle che mi scaldano e mi scaldano l'anima, e che mi fermo a mangiare avvoltolata in una coperta per combattere questi primi freddi che alla sottoscritta sembrano freddiiiissimiiii, e che mi auto inorgogliscono magari per la semplice trovata di frullare i cannellini nella vellutata di zucca, che gli danno quel quid (e anche un po' di sostanza che fa bene ;)).

Insomma ecco, tutto questo per dire che io sono qui. Che cucino. Che nonostante il tanto cucinare e tanto fotografare io amo cucinare. Non mi pesa, anzi il contrario.

E che tra una foto e l'altra certe cenette volanti che sanno di casa ci stanno proprio bene...

vellutata di zucca, cannellini, caprino e semi
ingredienti (x 4 persone)
750 gr di zucca pulita e tagliata a cubetti
1 cipolla bianca
1 carota
1 costa di sedano
230-250 gr di cannellini già lessati*
olio EVO q.b.
sale q.b.
circa 1 lt di brodo (forse anche meno)
semi di lino
semi di sesamo e semi di zucca
100 gr di caprino fresco o panna acida (facoltativo)

Mondare e tagliare sottilmente la cipolla, la carota, il sedano, poi farli rosolare 7-8' in una pentola capiente (che poi conterrà tutta la zuppa) con un filo d'olio.
Aggiungere la zucca a pezzetti, salare, cuocere altri 7-8' mescolando con un cucchiaio di legno, poi coprire a filo con il brodo, incoperchiare e lasciar sobbollire per una ventina di minuti.
Trascorso questo tempo aggiungere i cannellini lessati e scolati, proseguire la cottura per 5' a pentola scoperta, poi togliere dal fuoco e passare al frullatore ad immersione, fino ad ottenere una vellutata omogenea.

A seconda della consistenza rimettere sul fuoco per qualche minuto, ovvero solo se vi sembra ancora un po' liquida per i vostri gusti.
Impiattare con qualche cucchiaio di caprino, i semini di lino, zucca e sesamo, pepe a piacere e un filo di olio buono.

*o confezionati (il peso indicato è cmq quello del prodotto sgocciolato, che coincide con circa 400gr di prodotto in scatola, ovvero con il liquidino, da scolare eventualmente prima del'utilizzo)

lunedì 23 novembre 2015

Dolce, semplice semplice autunno: pere speziate al Porto

Non amo tantissimo i dolci ultimamente.
O meglio, mi trovo quotidianamente in mezzo ai dolci e quindi finisce che non mi va tantissimo di mangiarli (e cucinarli).
Finisce che sto sempre a cercare qualche bel cibo saporito... Per compensare!

Però ci sono dei dolci che conservano quella caratteristica di essenzialità e quasi non eccessiva esuberanza, e che sono tutto sapore e poco zucchero, che sanno di susseguirsi delle stagioni e di coccola d'autunno anche senza il bisogno di accendere il forno... (e detto dalla sottoscritta che passa per il forno anche le mele cotte, tanto per restare in tema di cucchiaini e di autunni... ;)).

Quindi ecco, oggi sarò stranamente breve, e ho voglia di raccontarvi qualcosa che per me appartiene così tanto a questo periodo dell'anno, che nonostante possegga e utilizzi come vi accennavo qualche post fa tutto il diavolerio per illuminare artificialmente e scattare a qualsiasi ora del giorno e della notte, io questa foto mi sono ostinata a farla senza "armare" nulla, e che la luce in casa era già quasi del tutto assente.

La foto è dunque un po' imperfetta. C'è, come si dice in gergo, "rumore di fondo", e la messa a fuoco lascia un po' a desiderare. Ma me piace tanto. Piace del momento di cui parla, e del sapore che trasmette.
E non è "lavoro".
E' esattamente ciò che ho mangiato un minuto dopo aver fotografato. Anzi, è ciò che ho fotografato fuoriprogramma appena un secondo prima di mangiare! E che mi andava tanto, in un pomeriggio di questo bellissimo autunno...

Pere speziate al Porto
ingredienti (per due-tre bicchierini)
900 g di pere
60 g di zucchero di canna chiaro + 1 cucchiaio
60 g di acqua
60 g di Porto
6 chiodi di garofano
1 stecca di cannella
1 baccello di vaniglia
panna acida a piacere e cannella in polvere per finire

Sbucciare le pere e ridurle a dadini, quindi tenerne da parte un paio di cucchiai e mettere il resto in una casseruola con i chiodi di garofano, la cannella, i semini estratti dal baccello di vaniglia e il baccello stesso, infine lo zucchero e l'acqua.
Lasciar cuocere a fiamma bassa e con il coperchio per 30 minuti circa, poi scoperchiare e aggiungere il Porto.
Proseguire la cottura (un po' coperto un po' scoperto, non deve asciugare troppo) per 20-30 minuti o finché le pere non sono morbide.
Fuori dal fuoco togliere la stecca di cannella, il baccello di vaniglia e i chiodi di garofano e frullare tutto con il minipimer.
A parte in una padellino antiaderente caramellare velocemente i dadini di pera rimasti con il cucchiaio di zucchero di canna rimasto.
Trasferire in bicchierini monoporzione e finire con un cucchiaino di panna acida, le pere caramellate e una spolverata di cannella.

Servire tiepido o freddo a seconda dei gusti.


martedì 17 novembre 2015

Spaghetti alla chitarra con porcini, tartufo e chips di polenta

Buongiorno!!!!

In questo martedì in cui sono ancora un po' stordita dagli ultimi eventi ho deciso di "cacciare" una ricetta luminosa e colorata, perché dopo i dolorosissimi fatti degli ultimi giorni, nel momento in cui ci mettiamo a parlare di cucina (o ci sforziamo di parlare di cucina), allora qualcosa che possa restituirci concretezza e colore e il senso di casa e delle stagioni può essere un buon modo per tentare di riprendere i ritmi e di mettere uno dietro all'altro i pensieri...

L'idea della ricetta in sé viene da lontano: quest'estate infatti come alcuni di voi oramai sanno cucinavo come una pazza per la scuola di pasticceria.
Ma siccome alla sottoscritta, come ha simpaticamente suggerito un'amica qualche giorno fa, "il domani nun j'abbasta", alludendo a fantomatici superpoteri di sopravvivenza da agente segreto (e mi scuso fin d'ora per l'eccessiva romanità e qualche parolaccia di troppo nel video, ma al netto di queste è davvero molto simpatico ;)), sempre quest'estate, in mezzo alla pasticceria più furibonda, con forno, fornello, luci set accesi, ma anche (perché appunto tre fonti di calore al netto dei quaranta gradi esterni non c'abbastano), il cannello per flambé, la Vaniglia quipresente si dilettava a cucinare pizze per la rivista Alice .

Una di queste, la "Lumbard" che tra l'altro trovate sul numero di novembre della rivista appena citata, mi ha colpita per l'accostamento di alcuni sapori, e allora io ne ho fatta una rivisitazione in versione pasta, togliendo di qua e aggiungendo di là, e sono usciti questi superlativi (sepoddi'?) spaghetti alla chitarra.
A casa è piaciuta così tanto che è stata riproposta anche più di una volta (ripeto: fine luglio e quaranta gradi fissi fuori, dentro casa non li ho misurati ma un giorno il mio telefono ha smesso di funzionare e  si è ripreso solo dopo 24h e un piccolo trattamento in frigo), così, ho deciso di raccontarla anche qui sul blog.

Però di voi ho avuto pietà e ho lasciato che mentre qui si faceva la polenta a gogo, gustaste i vostri gelati e le vostre piadine, le grigliate di pesce e le macedonie, le insalate e i panini all'insalata di pollo, e mi sono tenuta le ricetta per momenti meteorologicamente più consoni (anche se il freddo freddo da queste parti dell'Italia deve ancora arrivare).



La ricetta dicevamo è buona e molto molto semplice.
Io ho usato porcini trifolati sottolio di ottima qualità, ma voi, se volete, e dato che ora è autunno, potete anche trifolati da voi in poco olio, aglio e tanto tanto prezzemolo (alla fine ;-)).
Per il resto basta assemblare, scaldare, grigliare, scolare, mantecare.
Perfetta. :)

Spaghetti alla chitarra con porcini, tartufo e chips di polenta
ingredienti per 4 persone
spaghetti alla chitarra per 4
30 gr di crema di tartufo
50 gr di crema di Parmigiano Reggino
100 di funghi porcini trifolati
qualche fettina di polenta tagliata a carpaccio*
qualche fettina di tartufo nero
Parmigiano Reggino a scaglie
3-4 foglie di alloro
prezzemolo tritato in più
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Disporre le fettine di polenta su una teglia ricoperta di carta da forno e farle grigliare solo da un lato per qualche minuto (o finché non saranno croccanti o leggermente arricciate).
Nel frattempo cuocere la pasta al dente in abbondante acqua salate e usare un paio di cucchiai dell'acqua di cottura per diluire in una coppetta la crema di parmigiano.
In un'ampia padella far dorare leggermente i funghi in poco olio e l'alloro.
Scolare la pasta (tenendo da parte l'acqua non si sa mai servisse :)) e passarla delicatamente nella padella con i porcini.
A questo punto sul fuoco bassissimo aggiungere la crema di tartufo (aggiustare di olio se occorre) e la crema di parmigiano precedentemente diluita (diluire ulteriormente con acqua di cottura della pasta se occorre).
Mantecare e in ultimo aggiungere pepe, prezzemolo, scaglie di parmigiano, chips di polenta e qualche lamella di tartufo.

*se volete realizzarla da voi basta fare una polenta piuttosto solida e metterla ad asciugare e poi freddare in stampini piccoli e compatti (io ho usato stampini da plumcake di alluminio di dimensioni approssimative di 3 x 3 x 8 cm, ma giusto per comodità... Potete usare anche stampi da tartellette o quello che vi viene più comodo o che trovate in casa). [Potete fare questa operazione il giorno prima].
Una volta ben fredda tagliatela a fettine molto sottili con un coltello ben affilato.






“Respirare Parigi conserva l’anima”

(Victor Hugo)





venerdì 13 novembre 2015

un autore con tè

(e suona ancora così strano quando sei TE...)

Pensavo lavando i piatti, qualche giorno fa (sì, io non ho la lavatrice e questo secondo me contestualizza anche un po' di più le ultime fatiche letterarie-culinarie-fotografiche, o contribuisce a rendere l'idea di una me non esattamente sana di mente) che ho un atteggiamento un po' secchione nel confronti delle cose.
Più di quanto non lo fossi quando andavo a scuola.

"Secchione" nel senso che mi concentro tanto nella cosa che faccio (e questo è bellissimo), ma spesso lei (la cosa) prende più importanza di quanta io non ne dia a me stessa: la cosa insomma dà i ritmi. E non solo! La cosa è per me molto importante finché non l'ho fatta. E' importante quando deve essere affrontata, mentre una volta realizzata diventa "normale". E' fatta, insomma. E diventano importanti tutte quelle a seguire...

Questo mio modo di fare (che va migliorato, ok) fa sì che io mi goda in effetti un po' poco quelli che con un termine che non mi piace tantissimo vengono definiti "traguardi" (io non mi pongo traguardi, solo mi innamoro di alcune idee e ci butto tutta me stessa e anche un pezzetto di più per realizzarle): me le godo, sì, ma con una specie di sguardo benevolo a ritroso con cui mi do una pacchetta sulle spalle e mi dico "dài, brava Rosse'" (che suona più come un "e anche questa volta l'abbiamo scampata").

Quello che ho capito in questi ultimi due anni, invece, quello che sto capendo sia anche una specie di cura al mio essere schiva di me stessa una volta finita la fatica (e con la testa già nella prossima che il fuuro generosamente ci riserva), è che ci sono le persone, la gente.
Le persone reali che leggono e cucinano il blog e leggono e cucinano i libri.
Una volta finito il libro (la pianificazione, la spesa, la cucina, la fatica, i treni, le ricerche, le idee, le foto, i colori, il computer, le parole), o meglio una volta che io credo che losca, "finito", allora è lì che comincia. Che cammina con le sue gambette e che, lui, porta me.

Mi porta e mi fa incontrare le persone reali in modi reali.
Dalle foto su instagram, twitter e facebook delle copertine dei libri sui divani di casa vostra, in cucina, sulla libreria, sulla mensola del caminetto, alle mail. Lunghe, corte, a tema o fuori tema, appassionate o di delucidazione, di accompagnamento o di racconto o di resoconto. Dalle immagini che arrivano di teglie di biscotti fatti e rifatti ("perché a mio figlio piaccino tanto..", "perché mio marito ne va metto...", di pagnotte appena uscite dal forno, di risotti, pizze, paste, plum cake, fino ai messaggi sulla pagina fb di Vaniglia e alla presenza in persona nei posti.



Parlo delle presentazioni.
Io pensavo, all'inizio, di dover andare e raccontare di.
E un po' è anche così.
Ma soprattutto, quello che ho scoperto "presentando", è che per me andare a parlare di libri è anche e soprattutto andare a conoscere, capire, incontrare.
E di volta in volta (e di presentazione in presentazione (che assorbono via via sempre più tempo ed energia) torno a casa con un bagaglio in più.

Con qualcosa da dire ai miei editori, e a me stasa.
Con qualcosa da scrivere in più e meglio la volta dopo.
E mi accorgo, via via, di cominciare a dire in giro, anche nell'intercalare, parlando di cucina "ai miei lettori piacerebbe...", "una lettrice mi ha chiesto...", "a una persona che mi segue interesserebbe sapere come si fa...".

Insomma, mi accorgo che dai libri nascono e sono nate cose, dalle cose nascono gli incontri con le persone, e che senza di questi, i libri, le cose, le persone, allora io ora sarei diversa da come sono e forse anche quello che faccio lo sarebbe.

E quindi ecco, tutte queste parole solo per dire che da un libro (il ricettario dolce e salato sulle mandorle), e da una delle presentazioni di questo (quella alla libreria sogni e bisogni di Gabicce Mare quest'estate), sono nate delle amicizie e da queste amicizie una seconda presentazione invernale, questa volta dedicata al libro sui biscotti e alle sezioni "dolci" delle mie pubblicazioni, fino a parlare degli ultimi due nati con Food Editore!


Metella (Libreria Sogni e Bisogni), infatti (che tra l'altro mi aveva conosciuta proprio ad una degustazione di mandorle a Pesaro! ;-)), e Federica (Ferretti Hotels), mi hanno invitata e mi ospiteranno al primo di un ciclo di incontri che si chiama



UN AUTORE CON TE'


domenica 15 novembre, ore 16,30
via Matteotti, 37

ingresso libero


Ovvero un tè con l'autore (nel mio caso si parlerà di storie di cucina, ma i temi saranno viavia vari e molto ben rappresentati), in cui chiacchiereremo un po' di me (o meglio con me), di regali da fare a mano (e che si possono mangiare!) per il natale che si avvicina, di mandorle, di cosa c'è dietro e dentro a un libro...

Per l'occasione, Carmine Panetta, lo chef dell'Hotel Cristallo di Cattolica (il luogo che ci ospiterà) preparerà alcuni dei biscotti del mio libro "Profumo di biscotti", che verranno offerti insieme ad una tazza di tè fumante a tutti gli ospiti.

A presentare con me ci sarà Giorgia Del Bianco, editor, agente letterario e consulente editoriale per Around Books*, una persona speciale, già moderatrice dell'incontro di quest'estate a Gabicce, ma che a volte mi pare di conoscere da una vita, per quante cose in men che non si dica abbiamo scoperto di avere in comune...

Io non vi nascondo di essere molto molto onorata e molto molto emozionata, e spero di vedere tutti quelli che di voi potranno fare un salto domenica in Riviera per questo appuntamento bello ed interessante.

Anzi, siccome oggi è già venerdì ed io arrivo sempre un po' lunga con le comunicazioni, se vi va, mi aiutate a passare voce???

Vi aspetto.

Un abbraccio e buon finesettimana!



_________________________________
*Giorgia Del Bianco, nata a Riccione nel 1977, è editor, agente letterario e consulente editoriale per Around Books. Organizza corsi di letteratura americana, Creative Writing e reading. Con il gruppo I Fuorilegge, di cui è tra i fondatori, ha curato il Robert Ward Italian Tour. Collabora con Libreria Fahrenheit di Roma, Libreria Trittico di Milano, Libreria Trebisonda, Augeo e molti altri spazi ed eventi culturali fra i più vivaci in circolazione. Le sue passioni sono la letteratura americana, il jazz e i libri che parlano di libri.

lunedì 9 novembre 2015

Risotto semintegrale con alloro castagne e caprino e le cose belle dell'autunno

Sono sempre stata un'amante dell'autunno.
E' un periodo dell'anno che mi ispira tante cose.
I colori diventano più veri, la luce più avvolgente, i sapori più concreti.
Forse è per questo che in autunno ho sempre voglia di cucinare, che ho tante idee e che starei sempre a fare foto. Per il blog dico. Che equivale a dire "per me", perchè il blog è casa, quindi al di là della cucina che faccio per lavoro (sia esso quello degli ultimi libri, che quello per le riviste con cui collaboro che altro), quella che faccio "per me", a istinto, a sensazione, è quella che in un modo o nell'altro finisce qui...

Dunque ecco, a volte capita (come oggi), che la ricetta fotografata sia un vero e proprio fuoriprogramma, e che la foto sia stata scattata al volo, ma per me imprescindibile al primo assaggio.
Ovvero, quello che vedete in foto è un risottino monoporzione fatto qualche giorno fa per la sottoscritta in un momento di pausa da un set (tipo 4 p.m.? ;)), con quello che avevo in casa. Quindi assolutamente senza pretese...
Ma al primo assaggio mi sono gasata così tanto, per la semplicità e l'immediatezza dei sapori (e per il non utilizzo di latte vaccino unito a quello del riso semintegrale), che ho pensato, questo meraviglioso piattino d'autunno devo condividerlo a tutti i costi!!!

Mentre mangiavo poi, abbarbicata su un mobile vicino a dove avevo scattato la foto, ranicchiatina sotto a un raggio di sole, ho fatto questo esercizio delle cose belle dell'autunno (che mi viene da fare ogni anno per combattere quel velo di stristezza che viene, immancabilmente sempre, quando le giornate ci si "accorciano").

Cosa sono le belle cose dell'autunno per me:

  • I "cibi del bosco" (i funghi, le nocciole, le castagne, le mele e le giuggiole)
  • I risotti e le vellutate
  • Ricominciare a girare per casa la mattina appena alzata con il plaid di lana afatto a mano buttato sulle spalle
  • Mettere mille coperte sul letto e sul divano, con me in mezzo :)
  • Andare di più a yoga (perchè purtroppo si può andare di meno a correre nel parco)
  • Gironzolare intorno al forno acceso (che ormai sta acceso tutto l'anno ma che a novembre... uh che bello)
  • Stritoloare di baci Gatò
  • (Gatò che vuole stare sempre sulle mie gambe tutto arrotolato su se stesso)
  • I calzettoni di lana grigi spessi un dito :)
  • Litri e litri di tisane
  • Cercare di camminare sempre sulle foglie croccanti per strada o al parco
  • Cominciare a pensare ai regali di Natale da fare a mano...
E le vostre?
Le vostre cose belle dell'autunno quali sono?

Dai dai che voglio allungare il mio elenco di oggi da qui a Natale :)


Risotto semintegrale con alloro castagne e caprino
Ingredienti per 4 persone
1-2 scalogni
3-4 foglie di alloro
Olio extra vergine di oliva
240 g di riso semintegrale vialone nano
mezzo bicchiere di vino rosso
20 castagne arrostite
150 g di formaggio caprino di latte di capra
1 litro abbondante di brodo vegetale leggero

Procedimento
In una capiente casseruola scaldare l’olio di oliva e dorare lo scalogno tritato molto finemente. Quando quest’ultimo diventa traslucido aggiungere l'alloro e il riso e tostare quest'ultimo fino a quando diventa quasi trasparente, poi aggiungete il vino, alzare leggermente la fiamma e lasciar sfumare.
Continuare la cottura aggiungendo brodo bollente poco alla volta e mescolando di tanto in tanto.
A cinque minuti dalla fine aggiungere le castagne sbriciolate (lasciandone qualcuna per la decorazione, e, alla fine, il caprino a cucchiai. Mescolare rapidamente, spegnere il fuoco e chiudete la casseruola con il coperchio (meglio ancora con un canovaccio pulito per evitare la formazione della condensa).
Lasciate riposare qualche minuto.
Mescolate nuovamente e servite, aggiungendo su ogni piatto le restanti castagne sbriciolate.




giovedì 5 novembre 2015

... Perché due (nuovi) libri is megl che one! ;-P

Dunque calma.
Sono quasi le tre di notte ed è una settimana che tento di riordinare le idee per provare a raccontarvi TUTTO.
Un tutto che è così compresso e veloce e ingarbugliato come solo la realtà a volte sa essere.
Allora parto da lontano. Ma non tantissimo. 
Un anno fa di questi tempi usciva il mio libro All'ombra dei mandorli in fiore.
Un libro di ricette anche in un certo senso introspettivo e pieno di me, carico di vissuto e luoghi e idee, frutto di due anni di lavoro inframmezzati anche dalla stesura, la cucina e la fotografia di quello che poi di fatto è stato il mio primo libro ad uscire in libreria: Profumo di biscotti, esattamente due anni or sono. 

Insomma un anno fa a quest'ora (era fine novembre) ero cotta lessa per quest'ultima fatica (ora invece sono un fiorellino di campo eh? ;-)) che nel mese di dicembre è stata ufficialmente presentata al pubblico per la prima volta.


Questi due libri così vicini uno all'altro mi avevano stancata tantissimo (e anche parimenti entusiasmata), e appena uscito il secondo dei due a tutto pensavo tranne che mi sarei cimentata con un altro volume di cucina da lì a poco...

L'inizio del 2015 ha invece contraddetto tutte le mie sensazioni e le mie aspettative.
Era il 5 gennaio o giù di lì, ed io ero appena tornata da Nizza, dove avevo passato le vacanze natalizie per riprendermi un po' da tutte le emozioni e dalla fatica dei due anni appena passati, ed ero in treno.
Lo ricordo benissimo perché mi stavo rifugiando qualche giorno dai miei per fare degli scatti per un servizio fotografico ed ero carica come un somaro di props, piatti piattini e posate, poi qualcosa di semicucinato e mezza spesa fatta (delle cose che si trovano più facilmente a Roma) e l'altra metà commissionata alla mia paziente mamma (delle cose che pesano davvero troppo per caricarsele... meglio lasciare spazio, chenesò, a un pezzo di legno ;)).
Insomma ero in treno quando ho ricevuto la mail in cui Food Editore mi chiedeva se me la sentivo di realizzare con loro un volume di scuola di cucina interamente fotografato step by step e tutto sulla Panificazione.
"NO che non me la sento", è stata ovviamente la mia istantanea risposta mentale.
"Mi piacerebbe tanto", è stato il retropensiero.
"Non ce la posso fa'" è stata la considerazione vedendo le tempistiche in cui il lavoro andava fatto.
Il lavoro, si vedeva lontano un miglio, era tosto e richiedeva alte competenze su vari fronti, resistenza fisica e soprattutto mentale (ma questo lo avrei scoperto solo dopo eheh), velocità di esecuzione (vabè aspetta e spera, con la sottoscritta!), una certa scafatezza compositiva, enorme padronanza della materia, saldezza di nervi (seeeeee!!!!! :)), e un imprecisato numero di props e attrezzi per cucinare (parlo di una cinquantina di ricette!!!). Richiedeva inoltre, era facile da dedurre, una luce costante e stabile a prescindere delle condizioni meteo, e quindi, inesorabilmente, artificiale (mai usata fino ad allora e tuttora cordialmente odiata :)).
Insomma non era per me.




Non era per me sono le "ultime parole famose", perché io a febbraio 2015, impastatrice appena riavuta dall'assistenza (anche se poi pani pizze e focacce li ho impastati praticamente tutti a mano x motivi logistici di scatto e set), luci e teppiedi appena arrivati da Amazon, e ricette alla mano, ho "attaccato a impasta'".
E ho impastato così tanto e così a lungo, e ho tagliato, cotto, grigliato, asciugato, lievitato, lavato, pulito, aspettato, rosolato, che la casa è diventata in un primo momento una specie di forno, mentre in un secondo una vera pasticceria, perché il libro da uno solo è diventato nel tempo due, e le ricette da 50 100, e gli scatti da 700-800 ora circa 1500 che hanno visto alternarsi taglieri, spianatoie e pale da pizza ad asciugare sul termosifone della camera accanto alle sottovesti e le canottiere (perché la roba da passare nelle foto serve lavata e asciutta sempre e di corsa), e poi infiniti montaggi di albumi a neve, scioglimenti di cioccolato a bagnomaria, rottura perfetta delle uova in modo da averne gusci fotogenici (e conseguenti accumuli in casa dei gusci meglio riusciti che "non si sa mai"), e poi frolle e panne montate a luglio a 40 gradi con forno fornelli luci set accese, e in alcuni casi anche cannello per fiammeggiare (un giorno il telefono mi si è spento dal caldo e si è ripreso solo dopo 24h), burro che non arriva dal supermercato a casa (scene di me che entro in casa e lo "piallo" sul tavolo della cucina (a volte anche alla cassa stessa del super) per "ravvivargli gli angoli", che in foto non lo puoi mettere mica mezzo squagliato), fogli di gelatina che si dissolvono dopo soli 40 secondi in due dita d'acqua ("strizzare la gelatina...", "dov'è finita la gelatinaaa??"), sciroppi di zucchero da aggiungere a 120 °C agli albumi mentre li monti (oddio e come si steppa questo senza ammazzare la meringa???), momenti di puro sbrocco a tutte le ore del giorno e della notte al telefono con le pazienti editor, consulti telefonici con la mia amica architetta pasticciera Roma-Parigi, altrettanti momenti di puro delirio nell'assemblare la charlotte, cuocere i macarons, sbudinare i budini, ah e poi gli appuntamenti in pausa pranzo con Barbara dall'ufficio, gli scambi di setacci, coppette, tazzine, ramequins, stoffe e canovacci.

DUE libri.
Due libri is megl che one, parafrasando Stefano Accorsi ragazzino che parla di MaxiBon, solo che ora, adesso che mi rendo conto davvero, che di due si tratta, mentre ancora mi ritrovo a domandarmi come ho fatto a farne anche solo uno.

Insomma ecco.
Due libri fatti insieme a Food Editore.
Una squadretta bella davvero. Di gente che galoppa. Vere macchine da guerra. Ma con l'anima.
Disponibili ed intercettabili praticamente 24h, pazienti e flessibili, anche quando la fornaia qui presente chiamava con un diavolo per capello con non so quale magagna da risolvere :).

Per il primo, "Pane, pizza & co. ", le ricette non sono mie ma degli chef Matteo Bersellini e Cristiano Bonolo.

Il libro è composto da:
  • una parte iniziale con le tecniche di base per realizzare pasta madre fatta in casa, biga, poolish e pani con queste ultime o a impasto diretto, poi pani di vari sapori (pomodori secchi, zucca, basilico), tradizionali (con pasta madre, toscano, baguette), speciali (bagels, pancarrè), pani senza glutine o con farine alternative (integrale, segale,);
  • una parte interamente dedicata alle focacce, tra cui la focaccia di Recco, quella genovese, la farinata di ceci, le mitiche - mi piacciono da impazzire! - focaccine di farro, la focaccia al mais o quella di semola di grano duro, bella alta, con olive e pomodorini, tutti piatti che possono diventare base di una cena estiva o invernale, accompagnate da un'insalata ricca o accompagnanti un tagliere di formaggio..
  • una parte finale dedicata alle pizze, dalla classicissima Margherita, alle bianche con acciughe e fiori di zucca, alla pizza romana alla pala, a quelle senza glutine, fino alle più ricercate come sapori come quella al radicchio tardivo taleggio, speck e aceto balsamico di Modena, o i meravigliosi (su certe cose perdo la testa) calzoni con ricotta e salsiccia piccante.
Nel secondo invece, "Dolci & co.", confluiscono ricette mie, di Licia Cagnone, Jessica Leone, ma soprattutto della mia cara amica Giulia Scarpalaggia. Sono felice e orgogliosa di aver cucinato virtualmente con lei in questa avventura,  e sono sicura, perché lo sono, che prima o poi le mani insieme in un libro, in un modo o nell'altro, le metteremo di nuovo e anche bene ( <3 ).

Il volume è diviso in quattro sezioni:

  • basi (frolla, sfglia, pate à chouux, pasta biscotto, ganache...)
  • torte (la mia sezione preferita, con torte semplici come la crostata al cioccolato, o più complesse come la tarte au citron meringuée, con plum cake con farine alternative oppure dolci della tradizione italiana e straniera (come pastiera napoletana, strudel di mele, quattro quarti)..
  • piccola pasticceria (dai cookies a ai cantucci, dai macarons ai bignè, agli scones, ai cupcake...)
  • dolci al cucchiaio (budini, crema catalana, panna cotta, semifreddi e charlotte..)
Quello che mi ha davvero colpita di questi due libri (oltre a piacermi davvero tanto, a guardarli ora che che sono fuori, più o meno... :)), è il modo in cui possono essere usati e cucinati.
Si tratta di libri quasi interamente grafici, o meglio molto basati sulle immagini: le ricette sono fatte per immagini (pensate che quest'estate ne ho "raccontata" una a mia nipote di appena tre anni che a seguiva buona-buona ... "zia qui a preso le mele... vedi? Poi le ha tagliate, poi ci ha messo lo zucchero e le ha messe in forno..." ;-)) e quindi sono adatti a tutti e a tutte le età.
Ma quello che mi più più di tutti è che sono utili anche, per dire, a me stessa che ormai li ho interamente cucinati e che conosco a menadito le ricette in essi contenute.
Lo sforzo fatto (oltre a quello della poraccia che ha cucinato e fotografato) è stato di creare un piccolo (certo none esaustivo, ma devo dire davvero molto completo) compendio della pasticceria e della panificazione.
Io stessa ho finalmente in un unico posto quella sfoglia che ora non mollo più, quella frolla che sì, in base al tipo di ripieno posso variare un poco come quantità di zucchero, ma quella resta, la torta s a strati al cioccolato oppure i (miei ;)) muffin o scones a prova di bomba.
Poi di varianti se ne possono fare quante ne vogliamo, ma il punto di partanza finalmente sappiamo qual'è! :)


Scusate la lunghezza ragazzi, ma io non sapevo proprio come raccontare meglio... Ah, a proposito, vi ho messo qualche anteprima dell'interno.. Sarà, ma io adoro sbirciare in mezzo ai libri... Avrei voluto mettervi millemila pagine!!!

Vi prego, ditemi presto le vostre prime impressioni, così, anche a caldo, anche a leggere solo questo post!!!
Spero vi piacciano, io ne sono innamorata.

I libri, per chi fosse interessato, sono ovunque, distribuiti benissimo e so che qualche amica li ha già copiato e li sta provando!

Attendo vostre, ciao ciao!!!


lunedì 2 novembre 2015

pumpkin pie facie-facile per la piccola di casa

Eccomi!!!!
Che strano, sono "solo" una decina di giorni che manco da qui, eppure a me sembra un'eternità...
Mi si stanno accumulando ricette e idee in testa ma anche nell'archivio, perché nonostante i ritmi di questi giorni siano sempre più incalzanti, una ricettuzza qua e là riesco a cucinarla, e spesso fotografarla, senza avere però il tempo di trasmetterla..
E insomma questa di oggi sarebbe dovuta arrivare su questi schermi sabato 31 ottobre, non tanto per festeggiare Halloween (ma anche un po' sì, anche se non è una delle mie feste preferite), ma per mia sorellina Irene, dato che è una delle sue torte preferite (anzi forse LA sua torta preferita).
In verità la versione che ama di più è un po' più articolata e ricca di questa di oggi (la cucinai per la prima volta 6 o 7 anni fa e da allora la piccola non fa che chiedermela :)), ma dato che come dicevo questi ultimi giorni (anzi mesi) sono un po' carichi di lavoro (datemi tempo ancora un post e poi vi racconto bene bene tutto), tra venerdì (notte) e sabato (mattina) ho deciso di elaborarne una versione "fast", facile facile e di quelle "a botta sicura.
Il ripieno è il classico della pumpkin pie a base di purea di zucca e panna, e speziata con vaniglia e cannella, mentre per la pasta ho deciso di usare quella della classicissima apple pie, e ho rielaborato una vecchia ricetta di apple pie tratta da un libro meraviglioso di Mary Berry avuto in regalo da mia nonna tanto ma tanto tempo fa (credo, no, sono certa, sia stato il mio primo libro di ricette più di venti anni fa).
Il risultato finale è proprio quello che volevo io: un guscio neutro e non dolce con un ripieno compatto e non troppo zuccheroso, dal sapore e la consistenza soffice de zucca.





tazza DishesOnly
pumpkin pie
ingredienti per uno stampo da 20-22 cm di diametro
per la pasta
160 gr di farina 00
100 g di burro freddo a cubetti
3-4 cucchiai di acqua freddissima
1 presa di sale (facoltativa)
per il ripieno
360 g di purea di zucca* **
200 ml di panna fresca
2 uova
80 g di zucchero di canna in cristalli
1 cucchiaio di farina 00
i semini estratti da un baccello di vaniglia
1 cucchiaino scarso di cannella in polvere

In una ciotola capiente e con l'aiuto di una forchetta, mescolare la farina, il sale e il burro fino ad ottenere un composto di tante briciole.
A quel punto aggiungere l'acqua e continuare ad impastare velocemente con il palmo della mano facendo attenzione a non scaldare l'impasto fino ad ottenere una palla compatta e un po' schiacciata.
Far riposare in frigo per almeno un'ora.
Stendere l'impasto e foderarvi uno stampo di 20-22 cm di diametro precedentemente imburrato e infarinato, poi cuocere per 15' a 220 °C in bianco (ovvero rivestita di carta da forno e riempito di legumi secchi, dopo averla bucherellata con una forchetta: io in genere faccio 10' con la carta da forno e i legumi e i restanti 5' senza nulla per far asciugare bene la base.
Estrarre dal forno e far freddare completamente.
Nel frattempo mescolare con una frusta la purea di zucca, la panna e le uova, poi aggiungere sempre mescolando zucchero, farina, vaniglia e cannella.
Versare questo composto a base di zucca nel guscio di pasta e infornare a 165°C per altri 50-60 minuti, dopo aver decorato a piacere i bordi della torta (io ho realizzato dei dischetti di pasta con i ritagli della base.

La torta è pronta quando il ripieno alla zucca di solidifica bene anche al centro.
Una volta fredda, sformare e servire a piacere con panna montata o con un frosting a base di formaggio sfaldabile e zucchero.


*ottenuta cuocendo per circa 30 minuti circa il doppio in peso di una** zucca pulita e tagliata a fette stese in una pirofila con poca acqua in forno a 180 °C (quando la zucca è morbida basta sbucciarla e schiacciarla con una forchetta)

**io ho usato la zucca Delica, che ha una polpa molto asciutta e non troppo fibrosa, perfetta per gli impasti, nel caso usiate zucche più acquose fate a tensione a che siano bene bene asciutte prima di procedere ad utilizzarle nell'impasto, oppure diminuite un po' i le parti liquide nella ricetta






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