lunedì 12 gennaio 2015

Madeleines à la fleur d'oranger et aux amandes e perchè i cibi assomigliano ai luoghi

Buongiorno e buon anno a tutti!

Eccomi qua che con un po' di ritardo, (come l'anno scorso d'altronde ;-P) rispetto ai canonici propositi di ripresa dopo quella che per me è ultimamente l'unica vera pausa dell'anno (le vacanze natalizie) torno a fare capolino tra queste pagine e a curiosare di nuovo tra le pagine delle blogger amiche, nelle riviste di cucina, nelle cucine vere e proprie e nei libri di ricette.

Come dicevo l'anno scorso nel post appena citato infatti, ci metto sempre un po' a riprendere i miei "soliti ritmi" serrati (, incasinati) e appassionati, e a tornare qui, in una stanza di casa che ne racchiude sempre più d'una e all'occorrenza anche qualche "camera con vista", e a volte anche direttamente spazi aperti.

Si comincia sempre con qualcosa di semplice, dicevamo.
E il bello è che ciò che è semplice è anche capace di veicolare abbastanza facilmente (almeno per me) riflessioni profonde.

L'anno scorso il ciambellone della mia mamma per riscoprire (o festeggiare, forse?) i ritmi lenti ritrovati durante le vacanze, quest'anno le amate madeleines e una domanda che sembra essere la mia voce guida, ormai da sempre, quando cucino.

Perché i cibi assomigliano ai luoghi?
Perché sono fatti di luoghi! Rispondo io, e forse qualcuno di voi mi avrà già sentito farlo parlando del libro sulle mandorle, ma molto più in generale del mio modo di sentire la cucina.




A noi architetti insegnano il genius loci, e questo spirito che pervade e caratterizza il luogo è secondo me qualcosa che il cibo, il cibo tipico di un posto, o anche semplicemente il cibo cucinato in un posto, è capace di sintetizzare con grande efficacia.

I cibi dunque per la sottoscritta sono spesso fatti di luoghi (ma a volte anche di "luoghi dell'anima", e a volte anche di persone!), e a vario titolo.
Come ingredienti, per esempio (e in questo caso si parta di territorio e provenienza), ma anche di colori, e di luce (che poi di fatto sono la stessa cosa ;)), di ricordi, di evocazione e di sapori.

Queste maddalenine qui infatti vengono dal Sud della Francia.
O meglio le ho cucinate a Nizza, il posto in cui sono stata a cavallo dell'anno per riposare un po' e cucinare (non comandata ;)) e scoprire un po' il posto, camminando, curiosando, fotografando ("capitombolando" al porto), vacando la spesa al mercato e poi sintetizzando il tutto in cucina.


Per i racconti di luoghi e di cose cucinate (non necessariamente nizzarde, anche se ho intenzioni bellicose a breve in proposito!), se ce la faccio ad ordinare le mille mila foto scattate appunto in giro, o perlomeno quelle delle "duetrecosette" cucinate in quei giorni di riposo, rimandiamo appunto alla settimana prossima, mentre oggi volevo salutare il nuovo anno sul blog con qualcosa che, come sapore, è fatto con mandorle, olio d'oliva e la famosa eau de fleur d'oranger della Francia del Sud (e della nostra bella Riviera Ligure che è lì a due passi, e come aspetto, come essenza, sa un po' di Francia, di luce nitida e tersa (anche nelle stazioni dei treni!), del giallo degli edifici e come di una antica patina scrostata che sa d'antan.

Come le parola che Proust associa all'assaggio delle Madeleines, che tanto tempo fa avevo cucinato e letterariamente riportato nella loro traduzione in italiano, mentre questa volta, visto che di luce della Francia parliamo, e di genius loco abbiamo accennato, ecco la versione in lingua francese:



Il y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n’était pas le théâtre et le drame de mon coucher n’existait plus pour moi, quand un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblaient avoir été moulées dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. Il m’avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu’opère l’amour, en me remplissant d’une essence précieuse: ou plutôt cette essence n’était pas en moi, elle était moi. J’avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D’où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu’elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu’elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D’où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l’appréhender ? Je bois une seconde gorgée où je ne trouve rien de plus que dans la première, une troisième qui m’apporte un peu moins que la seconde. Il est temps que je m’arrête, la vertu du breuvage semble diminuer. Il est clair que la vérité que je cherche n’est pas en lui, mais en moi. Il l’y a éveillée, mais ne la connaît pas, et ne peut que répéter indéfiniment, avec de moins en moins de force, ce même témoignage que je ne sais pas interpréter et que je veux au moins pouvoir lui redemander et retrouver intact, à ma disposition, tout à l’heure, pour un éclaircissement décisif. Je pose la tasse et me tourne vers mon esprit. C’est à lui de trouver la vérité. Mais comment ? Grave incertitude, toutes les fois que l’esprit se sent dépassé par lui-même ; quand lui, le chercheur, est tout ensemble le pays obscur où il doit chercher et où tout son bagage ne lui sera de rien. Chercher ? pas seulement : créer. Il est en face de quelque chose qui n’est pas encore et que seul il peut réaliser, puis faire entrer dans sa lumière.


Proust - Du coté de chez Swann - A la recherche du temps perdu


A Questo punto non mi resta che trasferivi la ricetta, facile facile, e che probabilmente tutti già conoscete, anche se forse la classicissima è al burro, mentre questa versione qui, come vi accennavo sopra, è fatta con olio d'oliva, mandorle (eheh :)) e acqua di fiori d'arancio.

Ecco a voi, insieme a (come avrete notato) una sagomata di scatti (troppo gasata di avere così tanta luce a disposizione ;)).

Madeleines all'olio d'oliva, acqua di fiori d'arancio e mandorle
ingredienti (per 24 piccole maddalene)
40 g di olio extravergine d’oliva
2 uova
40 g di zucchero
30 g di farina 00
30 g di farina di mandorle
mezzo cucchiaino scarso di acqua di fiori d’arancio di qualità*
3 gr lievito chimico

Mescolare in una terrina la farina, il lievito e lo zucchero, poi aggiungere le uova e mescolare. A questo punto aggiungere molto lentamente, a filo, l’olio d’oliva e infine l’acqua di fiori d’arancio, continuando a mescolare.
Coprire e mettere in frigo circa otto ore (io ho messo in frigo anche lo stampo).
Dopo questo tempo, accendere il forno a 200°C e imburrare gli stampi (non se sono in silicone), versarvi l'impasto aiutandosi con un cucchiaino e infornare immediatamente. Mantenere la temperatura a 200°C per 5', poi abbassare la temperatura a 180°C e proseguire per altri 5'.

Monitorare continuamente il forno. Sono pronte quando i bordi delle maddalene sono dorati (quindi a seconda del forno anche prima)...


*io al momento ho in casa quella di Pietro Romanengo che mi ha regalato la mia amica Sara.
Questa la scena in macchina prima della nostra ripartenza: io che le appioppo tutta la fetecchia che uno si accatta in mancanza d'altro e di tempo specifico se vuole a tutti i costi cucinare in vacanza, tipo acqua di fiori d'arancio del supermercato, lievito di birra disidratato (a pallini, certo che passare dal lievito madre ai pallini è tosta eh? ;)), rimasuglio di farina di media forza (nè forte, ne "normale" tipica farina "da ignavi"), ma almeno bio, così fa le bestia prima... ;-), e lei tutta carina che mi stava dando una bottiglia di vetro di acqua di fiori d'arancio, quella vera..
Ma vabbè, le amiche ci vogliono bene così come siamo... :)






22 commenti:

  1. Bentornata Rossella e buonissimo anno anche a te! Di certo hai iniziato alla grandissima con questo post: le madeleneis che adoro, Proust che adoro (anche se non capisco mezza parola di francese e mi devo accontentare delle traduzioni!), e i numerosi scatti che si fanno adorare anche quelli tanto sono luminosi, diretti, veri! :) In questo lunedì di letto e di influenza per me, la giornata non poteva iniziare meglio! Un bacio grande! :)

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  2. Che luce meravigliosa in quella casa! Il cibo e i luoghi hanno un fortissimo legame: ci sono dei sapori che inevitabilmente ricordano un posto a me caro e ci sono dei posti dai quali non vado via senza prima aver mangiato una certa cosa.
    Cucinare nelle case di vacanza è una delle cose che amo di più... Se poi lo scenario è Nizza possono uscire solo cose buone! Le madeleines che hai preparato racchiudono tutto il sapore di questi posti a me cari.
    Buon anno cara Ross e bentornata!

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  3. ...che altro posso dire se non...meraviglia!....ho letto d'un fiato il tuo post!
    Buon inizio settimana, ti abbraccio

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  4. non mi vorrai mica dire che quel telo di lino meraviglioso l'hai trovato nella casa???? meravigliosissimo post, adoro nizza e non vedo l'ora di vederla attraverso i tuoi occhi..
    le madelaines non so perché non mi sono mai piacute tanto, le ho sempre trovate un filino troppo asciuttine e compatte (magari sono solo capitata male..) ma le tue sono belliZZime... va che luce in quella casa!

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  5. Bentornata! attendevo questo post, sapevo che sarebbe stato così, leggero, luminoso, fresco, come i nuovi inizi!

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  6. Buongiorno a tutti!!!!!!

    Barbarella. Ehm, ecco... ERA la tenda.

    Simo. Poi a pranzo lo aggiusto, qualche refuso e qualche link mancante :)

    Virginia, ecco! Allora tu capisci me che imbarcato valigia con teglia A/R!!! ;-)

    Vale cara..
    Come l'influenza!? Mannaggia, un tè caldo con maddalenine quanto farebbe bene ora????

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  7. Giuliettaaaaaaaa!!!!!
    Giuliettina mia!
    La luce della Francia del Sud, che meraviglia... <3

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  8. era nel senso che te la sei portata via, VEEEEROOOO???????
    :-)

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  9. ahahhah, allora, già monsieur Patou sconvolto per la mia salute mentale quando ha realizzato che mi ero portata la polvere di pistacchio da casa per fare le capesante del 31 dicembre...
    quando tipo il 2 ha visto che "uscivo" la teglia delle maddalenine dalla valigia ha cominciato a scuotere la testa... avevo finito i bonus pazienza per dire "che dici lasciamo la caparra e ci portiamo via le tende?", ma sarebbe stata una grande idea bebi <3

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  10. Le devo provare. sono appena tornata da marsiglia e non mi tolgo dalla testa il profumo di fiori d'arancio e della pasta di mandorle :)

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  11. "Genius loci"...io ti AMO alla follia!!!!
    (Ehm...è che sono architetto, e sulla questione del genius loci è sempre scontro con quelli che non sanno di che si tratta).

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    1. *Isabella!!!!
      Eheheh, è dura quando viene meno l'ABC della comprensione reciproca.. (così come è bello quando c'è! ;))

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  12. Buon anno!!! Adoro la Francia.. e le mille sfumature senza tempo che assume la sua luce.. Ogni cibo è un luogo.. un profumo.. un ricordo impresso nella nostra memoria.

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    1. *maisoncremeuse e *alem: ma, siamo tutte innamorate della Francia qui???? ;-)

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  13. Che foto stupende. Tutte. Quelle dei palazzi e quelle in casa. In effetti la luce era davvero perfetta. Come perfette sono queste madeleines. E' la prima volta che vedo una ricetta con l'olio al poto del burro

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    1. *Elenuccia, ma allora devi vedere LA ricetta per eccellenza con l'olio al posto del burro!
      È il panettone olio mandorle, agrumi e Grand Marnier del libro!!! ;-)

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  14. Hai ragione, il cibo è fatto di luoghi dell’anima. Ed è così che preparando la mia marmellata con zenzero e cannella la mia mente sia volata in Provenza, in un piccolo paesino, dove non c’era granchè ma era in una posizione strategica per tutti i miei spostamenti. Ho alloggiato in un vecchio convento trasformatosi in b&b dove la mattina servivano delle colazioni da sogni, con barattoloni di marmellata con dentro cucchiaini lunghssimi. Le mie preferite erano quelle all’arancia e alle susine mirabelle (che spero di trovare anche in Italia quando sarà stagione). I ricordi, i luoghi e le persone, secondo me sono alla base della nostra passione per il cibo. Ed è questo che trasmette quella che semplicemente si chiama “emozione”.
    Un bacio

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    1. *Francesca che bello questo tuo commento. È bello come un intero post!
      Grazie...

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  15. Ecco, le madeleines all'olio non le ho mai fatte, ma sarà solo per pochissimo. Ora che le ho viste, e pure con mandorle e fiori di arancio, non posso resistere!

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  16. *giulietta io in vacanza ne ho fatte due tipi. Anche sl pistacchio con l'olio di pistacchio al posto di quello d'oliva.
    Sarà stato che in quelle sl pistacchio ho messo un filino di lievito in più, ma erano più soffici.
    Eppure, io sono sicura che la consistenza giusta (e la forma più compatta lo confermava) sia quella delle maddalene all'olio d'oliva (o, più esattamente, con meno lievito).
    Esattamente come dice Proust, da lasciar ammorbidire nel tè....

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  17. Tanto per capire meglio: ma questa stupenda acqua di fiori d'arancio si vende solo in Francia, oppure si può trovare anche qui da noi, senza il rischio di farsi appioppare quelle robacce 100% sintetiche che l'arancia l'hanno vista solo in foto? (ho dichiarato guerra alla vanillina, sappilo :-P ) Lo stampo per le madeleines mi manca, ma se riesco a mettere le mani su quest'eau d'oranger la fougasse non ha scampo! ;-) Un bacione!!

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