lunedì 26 gennaio 2015

I biscotti della mia famiglia: i Gialletti

E' strano.
E' davvero strano che io non abbia scelto questi biscotti per il mio primo libro
E con non averli "scelti" non intendo di averli "scartati", ma semplicemente non annoverati nella mia testolina nel momento in cui mi accingevo a scriverlo, il libro.

E anche i libri, anche loro sono qualcosa di ben strano...
A tenerli in mano e sfogliarli sembra che tutto fili liscio (ed infatti è così), ma a farli, a farli è tutta un'altra cosa. Ci sono spazi da rispettare. In cui stare. Numeri di pagine limitate in cui vorresti mettere tutto. Di te e per gli altri. E dato che il tutto è sempre troppo, almeno che questo tuo "tutto" sia ben rappresentato (pensi, vorresti, speri)!
E vorresti anche nel tuo piccolo accontentare tutti: chi li viole tradizionali, chi li vuole diversi, chi strani chi facili, chi veloci da fare...

E insomma messa così le cose non sono davvero semplici, tra te e te che stai lì a scegliere, e che hai poco tempo (davvero poco tempo) e tanto caldo (davvero tanto caldo, se è estate e devi stare col forno acceso praticamente h24) per pensare, elaborare, immaginare, cucinare, insomma fare.

E lì, alla ricerca del biscotto perfetto (che non è detto che sia il più buono o più goloso o più sano ma di volta in volta ognuno di questi o semplicemente quello più adatto alla situazione o allo stato d'animo di chi cucina, legge o mangia ;)), è facile che ti sfugga quanto di più semplice e che a rigore dovrebbe essere immediato, nella tua selezione: i biscotti delle occasioni speciali a casa tua.



Sono due, in effetti, questi biscotti speciali (a casa mia, ovvero per la mia famiglia).
I primi sono i cosiddetti "dolcetti di zia Casilde": quelli ci sono, nel libro, anzi alcuni di voi li hanno anche assaggiati alla presentazione a Roma di un anno fa, e sono proprio i biscotti scelti per la locandina, li vedete qui, e sono pastarelle di frolla ripiene di marmellata di arance.
I secondi sono quelli che noi a casa chiamiamo gialletti, ma che Pellegrino Artusi nel sul libro "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" chiama "Paste di farina gialla".
Si tratta infatti di biscotti di sola farina di mais (quindi anche indicati per chi è intollerante al glutine) che la mia pro-pro zia Casilde faceva e regalava insieme ai primi, a nipoti e pronipoti (parlo quindi della generazione dei miei nonni e dei miei zii e genitori) in occasioni speciali.
Una di queste era il Natale, o almeno, per come sono arrivati a me (a me, alle mie sorelle e ai miei cugini), entrambi i dolci sono "quelli speciali delle feste", che tutt'ora mia mamma cucina e regala nel periodo natalizio e che del Natale conservano, nel nostro immaginario gustativo, il sapore.

Questi che vedete qua sopra, a dirla tutta, li ho rubati a mia sorella Irene.
Il Natale appena trascorso li ha preparati infatti lei, ed io, ogni volta, non posso resistere alla tentazione di quel giallo, e sgranocchiarne uno o due, e prima ancora di fotografarli.
Si servono con una spolverata di zucchero a velo sopra, e quest'anno abbiamo anche osato un velo di marmellata di fragole fatta in casa per farcirli.


La ricetta è quella di cui vi parlavo anche tanto tempo fa, e che Pellegrino Artusidescrive così:

paste di farina gialla di Pellegrino Artusi
ingredienti
gr. 200 farina di granoturco
gr. 100 burro
gr. 80 zucchero a velo
gr. 10 di fiori secchi di sambuco comune (facoltativi, almeno nel mio caso)
n. 2 rossi d'uovo.

Lavorare gli ingredienti come una pasta frolla, aiutandosi con una forchetta o con un'impastatrice per non scaldare troppo l'impasto, poi stenderli con un mattarello più o meno spessi 8mm, e tagliarli con un tagliapasta rotondo della grandezza che volete, non meno di 4 cm.

Cuocere i in forno già caldo a 180 °C per 20 minuti circa





7 commenti:

  1. I racconti di Vaniglia mi fanno iniziare bene il lunedì, tra foto e idee che passano qui mi perderei... Peccato che il lavoro chiama! Buona settimana

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    1. Come dici bene Elisa!
      Il lavoro chiama.
      Siamo tutte Clark Kent che la sera ci togliamo gli occhiali con la montatura di tartaruga e ci mettiamo il mantello da Superman, come dicevo tempo fa proprio su queste pagine.. Dovremmo fondare un sindacato! ;-)
      Grazie, e buonissima settimana cara...
      :-*

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  2. Eh, hai proprio ragione! Ma alla fine con la passione per la cucina tutto si fa, anche mettere l'impossibile dentro un libro per farlo diventare un signor libro ^^
    E ti giuro, il tuo libro dei biscotti è perfetto anche senza questi.

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    1. Arianna bello questo commento "di cuore" che mi ha scaldato il cuore...

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    2. Arianna bello questo commento "di cuore" che mi ha scaldato il cuore...

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  3. Forse ci sarà sempre una ricetta 'he avresti voluto inserire', ed il libro è già bello così, chissà con altre tue aggiunte. Mi piacciono i biscotti con la farina di mais e questi sembrano proprio buonissimi...li provo appena ho un ritaglio di tempo!!

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  4. La semplicità ripaga sempre, come anche le ricette legate a un ricordo. Io la cucina la vedo così, fatta di chiacchiere, momenti, ricordi...per me la cucina è evocativa, non è solo questione di palato. Ho provato solo una volta a fare le pastine dell'artusi (io le chiamo così), ma ora che ci penso è giunta l'ora di riprovare!!!

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