lunedì 29 settembre 2014

Cara Rossella...


Ciao Rossella,
ti scrivo questa email perchè, anche se tu non lo sai, mi stai facendo una bella compagnia da un po' di tempo a questa parte.

Ho ordinato il tuo libro su Amazon, mi è arrivato subito e subito ho cominciato a cucinare i tuoi biscotti, iniziando dal primo.

Devi sapere che io sono assolutamente negata a cucinare dolci, nel senso che non so da che parte cominciare. So solo seguire ricette.


Inoltre, seconda premessa, non credo abbastanza in me stessa tanto da essere decisa a voler davvero provare a sperimentare nuovi sapori.
Invece questa volta è accaduto.

Ho pensato che potevo fidarmi della persona, tu, e potevo fidarmi dell'esecutore, io, che più di tanto non poteva sbagliare, seguendo le tue chiare indicazioni. 

Fatto sta che ho iniziato a cucinare la prima ricetta : i biscotti con agrumi e olio di oliva; la seconda: frollini al caffè e cardamomo; la terza: fagottini al cocco e frutti di bosco; e in questo momento ho in forno la quarta: biscotti "stampati" al burro di arachidi.

Quello che volevo dirti è che ho scoperto come i biscotti possono avere sapori completamente diversi (strano ma vero), come il sapore dolce possa essere assolutamente neutro, ovvero accompagnato da talmente tanti altri sapori che non ti accorgi che stai mangiando un biscotto; che le spezie (il cardamomo) danno un contributo grandissimo al sapore; che non tutti i biscotti sono per bambini; che anche chi non ama i dolci può deliziare il palato con questi sapori che, ripeto, non sono dolci, sono SAPORI BUONI.

Ho fotografato tutti i biscotti che ho fatto e pubblicati su fb (per farti pubblicità...!) e te li mando in allegato perché per me sono stupendi!

Per adesso posso dirti che i miei preferiti sono in assoluto i fagottini al cocco e frutti di bosco e subito dopo, ma quasi a parimerito i biscotti con agrumi e olio d'oliva.

Quelli al cardamomo sono molto particolari, ma io ho messo il cioccolato che secondo me non ci andava perchè li ha resi troppo burrosi. Quelli al burro di arachidi li sto sfornando ... il profumo è stupendo.

Non so perché ti ho scritto questa email. Per me è importante solo il fatto che io improvvisamente sto parlando di sapori, di dolci, di spezie e di cose di cui non ho mai parlato in vita mia. E di questo ti volevo ringraziare :-)
A presto!

Marghe

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Questa mail, questa lettera, è arrivata mercoledì scorso dalla mia amica Margherita.
E' in assoluto la più bella recensione che il libro abbia avuto e che credo avrà mai.
L'ho letta in autobus e sono scesa prima per potermi commuovere con calma in mezzo alla strada, piuttosto che nell'autobus, perché ero felice e gelosa delle mie lacrime.
Ad oggi rileggendola mi viene ancora un groppo in gola.

E' per dirvi il valore che avete voi in tutto questo (fare e disfare, scrivere e fotografare, cucinare ed assaggiare).
I messaggi, le mail, i commenti, le foto dei biscotti che in un anno sono piovute da ognuno di voi, le foto del libro nelle librerie di tutta Italia tipo Nano di Amelie, i tweet, i retweet, le condivisioni su fb, le parole incoraggianti, le presenze di persona alle presentazioni, anche venuti da lontano e nonostante gli impegni, i sorrisi, i consigli.

Con il primo ho scoperto che il libro non è quella cosa che ti fa cucinare, faticare, fotografare, titubare, palpitare durante la stampa, ma è quella che inizia dopo, che fa cucinare VOI, e gioire voi se la cucina è la vostra gioia, e titubare voi davanti al vostro forno.
Il libro inizia dopo. Il libro lo è solo sul vostro divano accanto ad una coperta e una tazza di te, sulla vostra tavola, negli scaffali della vostra cucina. Nemmeno in libreria, ma da voi.
Il libro è libro quando è sporco di briciole, quando pieno di post-it, di appunti a margine, quando la ricetta ve la passate al telefono con qualcuno, quando me lo ri-raccontate...

Il mio libro è mio solo quando diventa vostro.

Un abbraccio forte, io stringo i denti e tiro a chiudere "il fratello grande", siamo agli sgoccioli e c'è un po' di fatica da mettere dietro alle spalle. Aspettatemi!


giovedì 25 settembre 2014

cake di mandorle e uvette ubriache

Le mandorle.
Fin quei non ci piove.

Dall'ultimo post si è capito (oddìo, si è capitoo? ;-)) che la protagonista del nuovo libro sarà la mandorla. In varie forme, in vari piatti: dolce, salato, primi, secondi, contorni e preparazioni che ne valorizzano l'essenza al massimo della sua purezza (basta sto già dicendo troppo!!), e dalla tavola all'albero, o meglio dai luoghi all'albero alla tavola.

Io credo infatti che come certi luoghi siano fatti (anche) dei sapori del territorio a cui appartengono, viceversa anche i sapori dipendano dal territorio che li accoglie e li nutre, ed è anche per questo che il rispetto della terra, della natura e anche del paesaggio incide per me tantissimo sulla qualità del piatto che cucineremo e mangeremo.

Insomma mandorle a tutto spiano. E mandorli.

E le persone a me vicine, gli amici, i colleghi, in questo periodo non fanno che dirmi "Uh, le mandorle, in tutti questi mesi in cui le hai preparate in tutte le salse sarai anche stanca, non potrai più vederle in giro!", e quello che mi stupisce, ogni volta, è la mia riposta, che è "No, affatto", pensando anche a tutti i retroscena.

I retroscena sono che io la mandorla la metterei ancora ovunque. Che mi viene spontaneo cucinarla, da sempre, che vorrei aggiungere ancora millemila ricette al libro e che mi sono trovata, la settimana scorsa dal mio editore, a dire "se me chiedessi ora altre, chenesò, 40, io le farei senza pensarci due volte" (e badate che questo momento di chiusura è per tutti noi l'apice dello stress).

Insomma in tutto questo, con idee di ricette che mi piacerebbe fare IN PIU' che ancora mi guizzano nel cervello come pesci rossi nella loro bella boccia d'acqua (metafora perfettamente esaustiva del mio stato mentale generale di ora), e che proprio non è il caso ve lo assicuro, in tutto questo, ci sono pure le ricette ultimamente ho preparato "con gli avanzi" di altre preparazioni.
L'uvetta e il marsala, per esempio.
Avevo un paio di manciate rispettivamente di uva bionda e una sultanina a mollo nel vino Marsala non ricordo più esattamente perchè e quindi mi son detta, facciamoci un dolcetto per la colazione va'..
Co' le mandorle...
Fatto

Abbiate pietà e non badate alla (inestistente, a seconda di come la guardi, come le figurine ologramma di fine anni Ottanta ;)) messa a fuoco di cui sotto.
Due foto su due scattate mi sa a occhi chiusi.
Ma non importa, ad occhi chiusi si sente meglio il sapore... ;-P

Cake di mandorle con le uvette ubriache
ingredienti
200 g di farina 00
1 bustina di lievito in polvere (16 g)
100 g di zucchero semolato
100 g di mandorle pelate
2 uova
100 g di burro morbido
100 g di latte (intero vaccino o di mandorla)
circa 70 g di uvetta bionda
circa 70 g di uva sultanina
vino marsala q.b. (direi poco più di mezzo bicchiere in tutto)
40 g di mandorle a filetti per la decorazione

Ammollare le uvette nel Marsala per almeno una o due ore (io le ho tenute una notte ma per motivi semplicemente logistici).

Preriscaldare il forno a 180°C.
Imburrare e infarinare uno stampo da plum cake, o rivestirlo di carta da forno.
Mescolare a farina al lievito e tenere da parte.

Tritare finemente le mandorle con lo zucchero, poi aggiungervi le uova e montare con lo sbattitore elettrico fino ad ottenere un composto leggermente spumoso.

A questo punto aggiungere il burro a pezzetti, mescolando continuamente affinché si sciolga, e in ultimo la farina con il lievito.

Aggiungere le uvette, mescolare velocemente e poi trasferire il tutto nello stampo, decorare con le mandorle a lamelle e cuocere in forno già caldo per 40-50 minuti.

Lasciar intiepidire per 10’, poi sformare.



 

lunedì 22 settembre 2014

Se fossi un albero, sarei un mandorlo. Se fossi un mandorlo, sarei un libro...

... Se fossi un libro, sarebbe un libro di ricette.
E le ricette sarebbero potenzialmente infinite, ma dovrei farne una lista.
Una prima lista che non riesce a starci tutta, dentro a quel foglietto iniziale stropicciato scritto una notte seduta sul divano in mezzo a pile di libri e di quaderni a destra e sinistra.
Una lista che dovrebbe essere ordinata ma che giorno dopo giorno cresce, poi viene discussa, poi limata, poi di nuovo immaginata e ancora disattesa, davanti ai fornelli, o persa dietro ad 'una nuova idea.
Sarebbe una lista che non sta mai ferma, quella delle ricette del libro che in realtà è un albero che in realtà è un mandorlo che in realtà sai che sei tu.
Una lista che quando dici "è lei", e pensi di aver fatto finalmente il punto, poi dal finestrino del treno vedi che quegli alberi ti stanno suggerendo ancora altro. Ancora un altro accostamento di sapori.
Perché la mandorla, la mia amata mandorla che fa bene agli occhi e alla salute, si sa, sta bene con tutto, ma quando tu quel tutto pensi di averlo afferrato, torna lei, il più delle volte anche semplicemente attraverso un paesaggio, ma spesso anche da un vecchio ricettario scritto a mano, da un libro sconosciuto, in un ristorante del mare del sud dell'Italia che ti dice ecco, a questo avevi pensato?






Sarebbe quindi un ricettario, il mio albero, ma anche un po' un diario.
Un diario di cucina.
Sarebbero le storie di cucina, esattamente come in questo blog.
E sarebbe facile. Maledettamente facile e maledettamente difficile, scriverlo e fotografarlo, e cucinarlo e mangiarlo, un libro sull'albero che sei.
Perché ti appartiene e ti racconta così tanto da farti fare tutto col groppo allo stomaco dalla felicità e dallo stupore.



E poi c'è la macchina fotografica che ti trasporta.
A caccia di albe e tramonti, e di rami, e di fiori e di petali.
Ti fa prendere treni ed aerei e ti fa guidare, fino trovare il tuo albero.
Lo cerchi tra mille. Ne hai tanti tutti meravigliosi, delicati, tutti diversi, davanti. Sei sola in mezzo a quel campo. Sembra nevicare, e potrebbe davvero esserlo perché è febbraio e nel resto dell'Italia sta succedendo quello ma tu sei in Sicilia. E hai preso l'aereo e hai guidato una macchina, per trovare il tuo albero.
E lo cerchi, macchina fotografica alla mano.
La macchina ti porta. E' più potente dell'aereo, più forte dell'automobile, la macchina fotografica ti trasporta avanti, in posti sconosciuti e oltre soglie invisibili che la tua timidezza ti impedirebbe di varcare.
La macchina ti porta e tu lo trovi, il tuo albero, l'albero che sei tu.
Rustico e piuttosto resistente anche se minuto, la sua fioritura è precoce e delicata al freddo e alle brinate. Piccolino, non estremamente bello ma capace di incatenarti quando è in fiore. Delicatissimo, effimero, anticipa la primavera, sembra acchiappare e poi restituire tutta la luce, con quel bianco evanescente. Sembra prenderti tutto lo spazio, tutta l'attenzione e con quei petali, quando cadono, anche il fiato.
E tu sei lì. Sola. Scatti una foto dietro l'altra, ti muovo attraverso i campi bianchi. I petali ovunque. Ormai ubriaca di tutta quella bellezza.
Stanca ma non lo sai. Frastornata. Stupita. Rapita.








Magari non hai capto niente ma ti sembra di aver capito molto.
Sai che senza quell'albero cucineresti diversamente.
Scatti le foto e sai che sapore dovrà avere il libro.
All'improvviso senti che è tutto lì, che ce lo hai lì davanti, il tuo libro, che devi caricare tutto nella tua automobile noleggiata, nell'aereo, in un posto non bene identificato tra il cuore e la pancia e metterti a cucinare.
Il peso è così grande che continui a scattare quasi aggrappandoti alla macchina fotografica.
Ma è bello. E' bellissimo ed ha un valore inestimabile.
Guardare, cercare di capire, soprattutto sentire, immaginare, cucinare, fotografare, scrivere.
Mi piace. Mi riguarda profondamente. Sta in quel posto non identificato tra il cuore e la pancia ed io ci ho provato, a metterlo in un contenitore di carta e immagini e pensieri.
Spero con tutta me stessa che vi piaccia.
Ora, un po' emozionata, scappo in cucina!
Manca solo di finire...








venerdì 19 settembre 2014

I LOVE banana bread 3/3: il ciambellone banana, datteri e sciroppo d'acero

E' venerdì e siamo alla fine della settimana.
Inteso lavorativamente parlando, immagino sia una buona notizia.
Forse anche per la raffica dei banana bread, di cui immagino sarete esausti :D

Il fatto è che io come si è capito li adoro, questi impasti a base di banana, e confesso che potrei andare avanti per tutto il mese, a far variazioni sul tema, se solo la decenza non mi trettenesse in tali ridondanti esternazioni.

Ecco, il finesettimana serve anche a mettere un punto.
A dire stop, basta banana bread (cioè magari io sto lì che continuo a cucinarlo ma mi astengo dal condividere.
Per salutarlo, per il gran finale intendo ( ;-) ), io andrei con un accostamento di sapori che a casa mia va molto. O meglio, a casa mia c'è qualcuno goloso di datteri (e non sto parlando del gatto), e che ne mangerebbe a vagonate anche senza che la sottoscritta li cucinasse in alcun modo.


Ma la sottoscritta ha velleità culinarie, ormai vostro malgrado lo sapete, quindi se ogni tanto non trasforma, e poi propina, gli ingredienti di base, non è contenta.
Quindi qualche giorno fa, tipica situazione da banana bread ovvero con tipica banana "passante" (sarebbe forse meglio dire "passanda", che sta per passare? ;)) e con tipico rimasuglio di datteri in giro per casa (più che rimasuglio poi parte di datteri messa in sicurezza da suddetto che non è il gatto che li mangerebbe tutti), e quindi come fai a non buttar su una ciambelletta buona buona con aggiunta anche di sciroppo d'acero che fa sì che tutti diventi più rotondo, come gusto, e con un'aura più, come dire, soft?
Insomma il terzo (per ora ;-)) banana bread prende le mosse da questi ingredienti qui, e sapete che vi dico, io a rifarlo me la rischierei pure sostituendo al burro il burro salato, a voi come sembra?
Tanto, senza dubbi, queste so' ricettine che a casa mia si faranno e rifaranno...
Io le dedico tutte e tre alla mia amica Valeria del blog My life love food, una persona con cui condivido molto, nonostante la distanza e sle rare occasioni di vederci. In questo molto, tra il materiale e lo spirituale, ci sono anche vari banana bread, anzi in generale la passione per ogni banana bread! ;)

Date banana bread
ingredienti
120 g di burro morbido
120 g di zucchero di canna
2 uova
220 g di farina
8 g di lievito in polvere
4 g di bicarbonato di sodio
240 di banane schiacciate
50 g di sciroppo d'acero
150 g di datteri (peso lordo)

Denocciolare e tagliare i datteri al coltello in pezzi grossolani.
Imburrare ed infarinare uno stampo a ciambella.
preriscaldare il forno a 160 °C
Schiacciare la banana con l'aiuto di una forchetta.
Battere il burro con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, poi aggiungere, sempre battendo, le uova ad una ad una, poi mescolando la farina e i lieviti.
Aggiungere a questo punto la banana, lo sciroppo d'acero, i datteri. Mescolare bene e versare il composto nello stampo.
Cuocere per 50 minuti o finché infilando la lama di un coltello al centro della torta, questa non ne esce pulita.
Lasciar intiepidire per 10 minuti prima di sformare.









mercoledì 17 settembre 2014

I LOVE banana bread 2/3: Buttermilk berry crumb cake

o la torta che era di Heidi, poi di Sara, poi mia….

Il banana bread di oggi è un po' particolare. E' innanzitutto più ricco, diciamo.
Ha una base simile a quello di lunedì scorso, ma oltre ad essere un banana bread è anche un crumble cake. Non solo un dolce alla banana dunque, ma anche un dolce con le briciole croccanti sopra.
Erano secoli che volevo farlo, un crumble cake.
Di quelli morbidi intendo.
Morbidi sotto e croccanti sopra, ecco.
Perché di crumble ne abbiamo comunque già "piazzati" sulle crostate, ricordate?
No, stavolta volevo una torta morbida. Una torta la cui idea mi gironzola in testa ormai da un po'.
Poi, finalmente, trovo un input da Sara di Sprouten Kitchen, che a sua volta veniva da Heidi di 101 cookbooks, e come avviene di mano in mano, di foglio in foglio, di tastiera in tastiera e di fotocamera in fotocamera, la ricetta cambia e si arrotonda, aggiustandosi un po' nei panni e nella cucina di ci la sta preparando, fino a diventare questa che vedete qui oggi, una rivisitazione alla me di una torta a base di banana, latticello, farine e zuccheri integrali, con la frutta secca invece di quella fresca all'interno e sopra nel crumble.




Mi sono un po' aggiustata le proporzioni, poi, dato il mio non troppo amore per la frutta fresca negli impasti (di cui vi parlo spesso ;-P), ho utilizzato frutta rossa secca mista.
Non so se alcuni di voi lo hanno notato, ma ultimamente sto collaborando con alcune aziende produttrici di ingredienti, elaborando per loro delle ricette ad hoc.
Potete trovare le collaborazioni in corso nella pagina dedicata, e sempre lì i link alle ricette, che trovate nel blog stesso.
Avendo una pagina dedicata cerco quando è possibile (finora lo è stato ;)) di non lincare direttamente il produttore nella lista degli ingredienti per non creare confusione in queste pagine di diario personale (ovvero, se trovate un link è un link fine a se stesso, a meno che, appunto, in caso contrario questo non sia dichiarato), però oggi, data la natura particolare del mix di frutta secca e immaginando che possa essere per voi utile anche sapere che esiste, un mix del genere (io l'ho scoperto quando il pacco è arrivato a casa! :)), vi anticipo che si tratta di 100 grammi misti di mirtilli, lamponi e fragole essiccate Ventura.
Non appena arrivato dunque, il panico: che ci faccio che non sia la "solita" (e manco tanto! ;)) granola?
Poi la genialata di cui vado ancora tanto fiera.





Della composizione della frutta utilizzata, ovvero 100 grammi di mirtilli fragole e lamponi secchi in parti uguali, una volta aperta la confezione e tagliate a pezzetti le fragole, ho pensato di "ubriacare" queste ultime e i lamponi ammorbidendoli con un po' di fragolino (botta de vita 'sta Vaniglia, eh? ;)), mettendo poi queste ultime nell'impasto, e di tenere da parte invece i mirtilli da utilizzare nel crumble.
Delle spezie previste nella ricetta di riferimento poi non ho usato nulla, né zenzero né cannella, né vaniglia, ma, sia nell'impasto che nel crumble, ho messo un cucchiaino di una miscela di fiori e spezie a base di pepe rosa, pezzetti di fragola e di lampone, fiori di rosa, vaniglia in polvere, coriandolo e fiordaliso… (ora era la volta della botta di romantico :)).
Nel tradurre poi e passando da cups a grammi, ho dato una ritoccatina finale al tutto, ed eccoci col risultato che non mi dispiace nemmeno un po'.



Buttermilk berry crumb cake

ingredienti 
170 g di latticello
220 g di banane mature schiacciate (due piccole o una e mezza grande)
50 g di burro fuso
2 uova
120 g di farina 00
120 g di farina di farro integrale
60 g di zucchero di canna integrale tipo muscovado
5 g di lievito in polvere
5 g di bicarbonato di sodio
1 pizzico di sale
60 g circa di frutti rossi misti essiccati (fragole e lamponi) ammollati per una mezzoretta in 40 g circa di fragolino
1 cucchiaino di di miscela di frutti rossi secchi, pepe rosa e fiori tritati

per il crumble
40 g di burro morbido
30 g di fiocchi d'avena
50 g di farina 00
40 g di zucchero di canna in cristalli
30 g di zucchero di canna integrale tipo muscovado
40 g circa di mirtilli essiccati
1 cucchiaino di di miscela di frutti rossi secchi, pepe rosa e fiori tritati

Pesare e preparare tutti gli ingredienti poi preriscaldare il forno a 160 °C.
Imburrare e infarinare una tortiera da 24 cm (magari a fondo mobile, io cmq ho usato una teglia di ceramica a fondo fisso e una farina "grossolana").

In una ciotola, mescolare bene con l'aiuto di una forchetta alle banane schiacciate il latticello, il burro fuso e le uova.

A parte mescolare le farine con i due tipi di lievito e il sale e le spezie.

Aggiungere gli ingredienti secchi a quelli umidi e mescolare velocemente.
In ultimo aggiungere i frutti rossi ammollati nel fragolino e versare l'impasto così ottenuto nella tortiera.

Mescolare rapidamente tutti gli ingredienti per il crumble (lasciando da parte qualche mirtillo) pizzicandoli con la punta delle dita.

Finire la torta con il crumble e in cima i mirtilli secchi rimasti.
Infornare per un'ora o finché una lama di coltello inserita al centro della torna non ne fuoriesca asciutta.




lunedì 15 settembre 2014

I LOVE banana bread 1/3: torta al grano saraceno con noci e cioccolato

15 Settembre, si torna a scuola!!!
Cioè, non per tutti, perché in alcune regioni d'Italia le lezioni sono già iniziate, mentre in altre ci saranno ancora alcuni giorni di vacanza.
Però a casa mia è oggi che si parte, ed ogni anno è quasi come dovessi andarci di nuovo anche io: la sensazione è quella vivida dell'aria frizzante che se ti svegli la mattina presto e raggiungi il liceo a piedi ti pare già automaticamente più fresco, già "più autunno".
Una colazione veloce e a metà mattinata già hai fame, o forse è solo la voglia di fermarsi quei dieci minuti e divagare un po'. Fare due chiacchiere, ripassare una lezione, confrontare la versione di greco con gli altri, ripetere tra l'incosciente e l'agitato "se mi chiama a storia non so niente".
Ogni anno è così.
Settembre è così, è il mese delle merende, per me.
Settembre è un mese dolce, lo dicevo già qualche anno fa autoanalizzando la "situazione-postaggio" in questo periodo dell'anno.

Dopo un'estate di sete e tutto sommato poca voglia di zuccheri e di forno, e di carboidrati di quelli da "dolcetti di casa", settembre diventa inspiegabilmente il mese della cucina curativa, dei cibi confortevoli, delle torte rustiche, soffici e semplici, delle fette da inzuppare, dei bicchieri di latte o delle tazze di latte e cacao.
Settembre diventa il mese delle merende per la scuola, delle colazioni, delle coccole che arrivano dalla cucina non solo per i piccoli, ma anche per i genitori che devono accompagnarli, per gli insegnanti come mia mamma e mia cugina che se fossero entrambe più a portata di mano mi piacerebbe viziare con una fetta di torta di queste qui, impacchettargliele la mattina in un pezzo di carta da cucina da infilare di nascosto nella borsa, in modo da fare capolino nel momento opportuno.
Settembre è un mese dolce per tutti, pertanto la sottoscritta ha deciso di dedicare la settimana intera a alla merenda, ed in particolare a quello che per me è uno dei dolci secondo me più adatti al rientro: il banana bread.
Quelle che vi proporrò in sostanza sono delle variazioni sul tema del tanto da me amato dolce con la banana schiacciata nell'impasto.
E' perfetto con il cioccolato e la frutta a guscio, superbuono con la frutta essiccata, insuperabile con le farine integrali e gli zuccheri scuri...
Lo avevamo già visto su questi teleschermi in una versione con il latte e senza burro (per una mia svista ;-)).
Quella di oggi invece ha sia latte che burro, e zucchero di canna integrale che a me spesso piace associare alla farina di grano saraceno, e poi il classicissimo abbinamento con noci e cioccolato.
Così, tanto per iniziare soft... ;-P

banana bread con grano saraceno, noci e cioccolato
ingredienti per una teglia di circa 22 cm
80 g di latte
120 g di banane mature schiacciate (circa una banana di media grandezza)
30 g di burro fuso
1 uovo
60 g di farina 0
60 g di farina di grano saraceno
30 g di zucchero di canna integrale tipo muscovado
5 g di lievito in polvere + una punta di coltello di bicarbonato di sodio
1 pizzico di sale
50 g circa di noci tritate
50 g circa di cioccolato fondente a scaglie
zucchero a velo per decorare

Pesare e preparare tutti gli ingredienti poi preriscaldare il forno a 160 °C.
Imburrare e infarinare (o rivestire di carta da forno) la teglia.

In una ciotola, mescolare bene con l'aiuto di una forchetta alle banane schiacciate, il latte, il burro fuso e le uova.

A parte mescolare le farine con i due tipi di lievito e il sale.

Aggiungere gli ingredienti secchi a quelli umidi e mescolare velocemente.
In ultimo aggiungere le noci tritate e il cioccolato, mescolare velocemente e versare l'impasto così ottenuto nella teglia.
Cuocere per circa mezz'ora o fino a che infilando al centro della torta una lama di coltello questa non ne esca asciutta.


Buon inizio a tutti!

venerdì 12 settembre 2014

patè di granchio al lime e paprika e buon finesettimana!

Dicevamo giusto nell'ultimo post che in questo periodo dell'anno la voglia dei cibi-coccola si mescola a quella degli aperitivi?
Bene.
Allora dato che mercoledì il cibo era giusto una coccola, quello di oggi sarà giusto un aperitivo!
E siccome la scorsa settimana mi ero impuntata su una ricetta vista nel numero di settembre di Jamie Magazine Italia, fino a che non la preparavo non ero contenta, e nonostante fino a ieri non fossi riuscita a trovare l'ingrediente principale (la polpa di granchio), non volevo arrendermi all'idea di augurarvi un buon finesettimana a base di aperitivi sfiziosi e tutto sommato ancora non troppa cucina.
Ora, lo ieri di qua sopra sarebbe l'oggi di mentre scrivo, e l'oggi di quando leggerete sarebbe ieri, cioè ieri sera.
Giusto una manciata di ore, perché è notte e il suddetto patè è stato appena cucinato e schiaffato in frigo, con la speranza domattina di strappare una foto alla luce del previsto temporale su Roma e alla fin fine riuscire a postare.
Io intanto scrivo, e sull'assaggio, beh, facciamo che vi fidate (anche se la ricetta è stata un po' rivista alla me), perché io non credo che domattina alle 7.00 riuscirò a mettere sotto ai denti qualcosa che sia diverso ad una fetta del vaniglia-pane integrale tostato, con burro e sciroppo d'acero e la quotidiana "pinta" di latte e caffè...




Nel caso quindi sia riuscita a fotografare, ecco la ricetta, per un vasetto da 200 g (scarsi) di patè.

ingredienti
40 g di burro (+ 10 g per sigillare il barattolino)
succo e scorza di un piccolo lime
120 g di polpa di granchio già cotta (peso netto e scolato)
noce moscata
pepe
paprika
sale

Far sciogliere in un pentolino il burro, poi aggiungervi il succo e la scorza del limone.
Quando poi avrà raggiunto la temperatura ambiente, aggiungere la polpa di granchio, la noce moscata, il pepe e la parika.
Tritare il tutto un poco col il frullatore ad immersione.
Assaggiare e se è il caso aggiustare di sale (e di lime e/o noce moscata, ma io non faccio testo perché adoro entrambi).
Versare nel barattolino e sigillare con il restante burro fuso a coprire la superficie superiore del patè.



Dicevamo?

Buon finesettimana a tutti! ;)

mercoledì 10 settembre 2014

porridge all'avena integrale, mirtilli e mandorle

Ci sono quelle due tre volte l'anno che realizzo che l'avena si può usare anche per fare un dolce al cucchiaio, insieme ad altre millecinquecento cose, come i pani, i crumbles, le torte.
Mi rendo conto anche che tendo ad associarla, verso la fine dell'estate e all'inizio dell'autunno, ai mirtilli o alle mandorle, e sempre in questo periodo dell'anno, magico momento in cui il caldo si mescola al fresco, l'esterno all'interno, il mare al bosco, e la voglia di aperitivi a quella dei cibi coccola mi ritrovo a voler mangiare ancora una volta, con il ritmo periodico rassicurante del susseguirsi delle stagioni, un cibo semplice ma anche tanto completo, di quelli che sai che fanno bene e che proprio per questo non ti sogneresti mai di consumare in piedi, o di corsa, o senza nemmeno pensare un po' al buono che stai mangiando.
A me è successo così.
Ho scattato, poi ho preso tra le mani la coppetta che vedete qui, ancora leggermente tiepida (come piace a me mangiare il porridge), e mi sono seduta sul gradino di muratura che forma il mobile su cui mi arrampico (? ;-P !!!) per fotografare.
E ho mangiato.
In silenzio, ad occhi chiusi, col gatto che faceva le fusa perché intuiva quella mia pausa.


Il mio porridge preferito è fatto con l'avene integrale, senza acqua e col latte intero, quindi cremoso, non troppo cotto, senza aggiunta di zucchero (poi lo sciroppo d'acero farà il suo quando si mescolerà, insieme alla frutta, al resto), con la frutta di stagione leggermente caramellata sopra, e con qualcosa di croccante (frutta secca magari un po' tostata a sottolineare bene il sapore) per compensare la morbidezza dell'insieme.
Eccolo qui.

porridge all'avena integrale, mirtilli e mandorle
ingredienti per due
150 g di fiocchi d'avena integrali
520 g di latte fresco intero*
125 g di mirilli freschi
1 cucchiaio di zucchero di canna in cristalli
30 g di mandorle a lamelle leggermente tostate
sciroppo d'acero

*più un po' d'acqua per diluire alla fine se occorre

In un pentolino far cuocere per circa 5 minuti l'avena con il latte, e nel frattempo caramellare in un padellino antiaderente i mirtilli con un cucchiaio di zucchero di canna.
Una volta pronto il porridge lasciar intiepidire leggermente, aggiungere poca acqua per diluire se si è asciugato troppo, versare in due coppette e finire con i mirtilli, le mandorle tostate e un cucchiaio di sciroppo d'acero...

Ciao!!!

lunedì 8 settembre 2014

Gli spaghetti con gli ingredienti delle vacanze: tonno, capperi, origano e limone...

Sì, la pasta.
Cerco sempre di evitarla io, la pasta.
E, confesso, non la mangio nemmeno tanto.

Mi piace, a dire il vero, e molto. Ma non da mangiarla tutti i giorni.
Dev'essere il mio "ramo francese" che mi fa fare confusione ;-P...

Poi c'è da dire che odio fotografarla.
Passino le peste "corte", ma i tagli lunghi sono la mia dannazione. Sempre scapigliati mi escono in foto, proprio loro che sono i miei preferiti!
Insomma, a me bastano 3 linee per scattare infinite possibilità di foto, millimetro più millimetro meno, figuriamoci quando abbiamo un'infinità di linee tutte affastellate dentro al piatto...
Solo che mi sono messa in testa che voglio imparare a fotografarla, la pasta. E come per tutte le cose per imparare ci vuole esercizio.

E poi ci sono le ricette di fine estate, quelle di cui parlavamo venerdì scorso, quelle facili che nemmeno si pesano, che servono a ricordare e a raccontarsi l'estate, e a condividerla o a farcela condividere dagli altri...
Questo finesettimana avevo infatti a casa i regali dalle vacanze degli amici... Il tonno da Lampedusa portato da mio cognato (Maniglia, poche storie in cucina, vi ricordate di lui??? ;-P), e poi i capperi da Favignana della nostra vicina Mirella. Unirli al succo e alla scorza di limone e all'origano di mia nonna Pasqualina è stato d'obbligo, in una pasta che mia mamma fa da sempre. Soprattutto l'estate.
A casa mia si chiama "pasta fredda al tonno".
Io la mangio in verità calda perché non resisto nemmeno un secondo dal momento in cui la condisco.
E' una di quelle ricette semplici che vanno secondo me preparate con ingredienti d'eccellenza.
Vi prego non usate le scatolette del supermercato, se volete provarla, o comunque il tonno sceglietelo tra i migliori di quelli che riuscite a reperire anche "in città".
Fate la vostra selezione. I limoni bio, l'origano meglio che c'è, i capperi più buoni, raccogliete il meglio e poi semplicemente mescolatelo. Buttare la pasta. Condite.
E' sorprendente ve lo assicuro!

spaghetti al tonno limone, capperi e origano
ingredienti x 4 persone
2-3 etti di filetti di tonno
1 manciata abbondante di capperi
un limone biologico, la scorza e il succo
olio
origano secco
spaghetti

Mettere sul fuoco una bella pentola di acqua salata e mentre si aspetta che cominci a bollire versare in una ciotola capiente il tonno a filetti leggermente spezzettato, il succo di un limone (dopo averne prelevata la scorza ben lavata) e qualche cucchiaio di olio extravergine d'oliva.
A parte tritare finemente al coltello i capperi (lasciandone da parte i più piccini per finire) e la buccia del limone. Aggiungere questo trito alla ciotola del condimento. Aggiungervi anche un po' di origano secco e mescolare.
Scolare gli spaghetti al dente e ancora grondanti (perfetto sarebbe "alzarli" e non scolarli), versarli nella ciotola, mescolare velocemente.
Aggiustare di olio e di origano.
Servire


venerdì 5 settembre 2014

ricette di fine estate: orecchiette al pesto di pistacchi e maggiorana

Buongiorno!
Ce l'abbiamo fatta, a superare quasi indenni la prima settimana di settembre, i rientri, i ritorni?
Da queste parti l'umore è alto, i ritmi sono buoni, si cucina si fotografa e si regge ancora abbastanza bene botta! ;)
E se il collegamento mentale, di fine estate si intende ;-P, tra la ricetta di lunedì e quella di mercoledì erano i frutti di bosco, quello tra mercoledì e oggi, seguendo quel filo rosso vivace e a volte fin troppo spensierato tra un piatto  e l'altro, è, diciamo in questo caso, la speditezza di esecuzione?
La leggerezza? La velocità? In non dover praticamente pesare nulla? La possibilità di andare ad occhio a colori e a sapori?
In effetti a pensarci bene alla fine dell'estate ci sono due cose che mi porto in cucina
La prima è la voglia di non starci poi così tanto, nella suddetta cucina: o meglio, mi va di stare in cucina per quelle cose tipo "conservare l'estate", come fare marmellate, cucinare passate di pomodoro, tentare di racchiudere tutto il buono della stagione in un barattolo in un modo o nell'altro, e al tempo stesso mangiare ancora leggero, privilegiare lo stare fuori, anzi portarsi un po' del "fuori" dentro casa...

La seconda è invece un po' il desiderio di prolungarla, la vacanza, nel tempo ma anche nello spazio, e quindi usare gli ingredienti di cui abbiamo fatto razzia nelle nostre vacanze, o gli ingredienti che in qualche modo possono restituircele.
Il pistacchio per me è uno di questi.
E un pesto al pistacchio, una cosa da nulla, praticamente una non-ricetta, a cui aggiungere al volo qualche foglia di maggiorana rubata all'orto del terrazzo di mamma, è il meglio che c'è, quando si ha voglia di scappare di nuovo ancora fuori. A sgambettare, a fotografare, a rubare ancora qualche ora di sole e di sabbia al mare, a fare quattro chiacchiere tra amici.

La pasta è semplice-semplice, posso dirvela chiacchierando? ;)

Tritate grossolanamente al coltello 20-30 grammi di pistacchi sgusciati (non salati, ma se faticate e trovarli così regolatavi di sale nella preparazione), e scottate e poi spellate altri 80-100 grammi di pistacchi, poi pestate o tritate questi ultimi con qualche cucchiaio d'olio d'oliva (un pizzico di sale se i pistacchi non sono già salati) e le foglioline di 3-4 rametti di maggiorana.
Versare il pesto in una ciotola e stemperate con qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta.
Aggiungete il resto dei pistacchi sminuzzati e mescolate bene.
Scolate le orecchiette al dente, versatele nella ciotola con il condimento, mescolate bene e irrorate con un filo d'olio d'oliva, finendo con abbondanti sottilissime scaglie di parmigiano reggiano, e, se piace, un po' di pepe.

Un bacio, buon appetito, e buonissimo finesettimana a tutti!



mercoledì 3 settembre 2014

Ricette di fine estate: finta sfoglia ripiena di mirtilli

Mi sembra quel gioco di associazione di idee con le persone in cerchio: una dice una parola e la successiva prosegue con una parola liberamente associata a quella prima, e così via, e magari in tre secondi si arriva da un'argano ad una carta topografica saltellando allegramente...
Io a volte potrei farlo con le ricette, 'sto giochetto.
Perchè ho questo problema di non lasciarmi facilmente guidare da una sana pianificazione. Di quelle che sanno fare le blogger brave. Ed organizzate.
Io no. Io salvo casi saltuari o legati a consegne lavorative, quando sono "libera" insomma, cucino in modo assolutamente svincolato.
"A deus", come dice mia mamma. Io invece ho in mente un'espressione idiomatica siciliana che non sarebbe elegentissimo riportare qui ma che forse potete intuire. In totale libertà, potremmo dire. O anarchia.
Che se anche pianifico, ma mi imbatto in un cestino di frutta fresca, in un formaggio speciale, o anche semplicemente in un'idea, allora tutti i programmi vanno a farsi benedire, ed io sto lì che nonostante la spesa fatta caschi il mondo se non aggiungo quei due tre ingredienti mancanti all'idea dell'ultimo momento, e mi metto a cucinare quello che mi sta passando per la testa, in quel preciso istante.



A volte l'idea estemporanea si somma a quelle pianificate e lì è la fine, perché anche se la "coperta-tempo" è troppo corta, io finisce che ci voglio coprire tutto...

Insomma tutto questo per dire che esiste anche una sorta di "pianificazione intuitivo-soft": una via di mezzo tra il rigore e la mia totale anarchia culinaria...
E' quello che potrebbe essere, nel teatro, il "recitare a soggetto", che (perdonino la pressapochezza coloro che di queste cose se ne intendono davvero) può essere sinteticamente detto una via di mezzo tra l'avere un copione e l'improvvisazione pura.
Questo accade con un ingrediente (vedi le cicerhie di cui vi parlavo lunedì), o degli ingredienti che fanno parte della stessa famiglia, come i frutti rossi.
Ecco che così si capisce 'sta strana cosa che dicevo all'inizio del gioco di associazione di idee... uno parte con le more (senza aver deciso di cucinarle ma trovandosele davanti in campagna e scompaginando chissà quali piani editoriali seri di inizio settembre :)), e poi pensa alle ricette che si possono fare con i frutti che si possono raccogliere alla fine dell'estate.

I mirtilli.

I mirtilli che con la sfoglia ci cantano ma di fare la suddetta sfoglia a fine agosto, primi di settembre (che già dobbiamo fare tutti i conti con la rentrée), non se ne parla proprio.

E allora mi viene in mente e in aiuto una ricetta vista di recente nel blog "la formula del biscotto".
Una di quelle che ti si scolpiscono nella mente.

Facile facile, buona buona.

Fa tanto ricette di fine estate.




Pasta sfoglia sprint ripiena ai mirtilli
ingredienti*
200 gr farina 00
200 gr Philadelphia
125 gr burro freddo a cubetti
1 pizzico di sale 
per il ripieno
250 gr mirtilli
2 cucchiai zucchero di canna in cristalli
1 noce di burro
1 uovo sbattuto o panna per spennellare

Unire tutti gli ingredienti per la pasta e lavorare con la punta delle dita fino a ottenere un composto sabbioso.
Amalgamare velocemente e schiacciare leggermente in un rettangolo alto circa 3 cm, poi avvolgere nella pellicola per alimenti e lasciare in frigo almeno 1 ora.
Stendere e piegare a portafoglio, lasciare riposare almeno 10 minuti in frigo e ripetere l'operazione altre 2 volte, riposo compreso.
Stendere a circa 4 mm di spessore, rivestire una tortiera diametro 20 cm* e bucherellare il fondo con una forchetta.
Versare i mirtilli, lo zucchero e completare i fiocchetti di burro.
Con parte dell'impasto avanzato ricavare delle strisce, disporle sui mirtilli e pennellare con l'uovo leggermente sbattuto. 
Spolverarle con dello zucchero.
Infornare a 180° per 30-40 minuti o fino a doratura.

Lasciare raffreddare su una griglia e servire.

*con la sfoglia si possono realizzare un paio di torte da 20 cm di diametro, ma per cuocerle entrambe con i mirtilli servono il doppio degli ingredienti del ripieno.

lunedì 1 settembre 2014

Settembre e la marmellata di quando si va a cogliere le more...

Buongiorno a tutti!!!!
Posso riprendere con quello che ho lasciato, ovvero da una marmellata?

E posso scrivere poco ma nel farlo montare una specie di potpourri di informazioni, e nel contempo mettere tante ma tante foto e pure una ricetta semplice, di quelle che si ricordano a memoria, e che per me hanno sempre significato il grande lusso di poter cogliere tante more?

Una di quelle (come per alcuni dolci semplici e, ripeto, lussuosi) che per farle servono tanti ma tanti frutti del bosco, e quindi serve un bosco, o un posto in cui questi frutti siano coltivati?

Ecco, se sì, potete continuare a leggere ;-P (o a osservare, o a immaginare...)

Perché io in questo finire di estate un po' diversa dalle solite, meteorologicamente parlando, un posto così l'ho avuto!




Un posto che peraltro conoscevo... E forse anche voi! ;)
Ricordate la settimana della cicerchia (Vellutata, cake salato integrale cicerchia e yogurt, e torta ricotta cicerchia e caffè!) lo scorso marzo?
Bene, allora ricorderete pure da dove provenisse il legume in questione.
Cioè da un pezzetto della mia famiglia e dalla loro azienda agricola biologica..

Si tratta di un luogo che io amo tantissimo, e in cui sono stata altre volte per fotografare (una torta e delle brioches, poi pian piano e nei prossimi giorni vi racconto tutto :)) e in cui mi sono scattata la foto che sta nella quarta di copertina del libro(per quanto si tratta di luogo ispirante per me che non vorrei essere fotografata mai e poi mai!), e che avevo pubblicato più di un annetto fa anche qui.
In questo luogo si possono trovare prodotti biologici sia freschi che lavorati, e ci sono delle stanze per dormire con la possibilità di usare la cucina... ( <3 ).



Insomma, ecco, appena ho una scusa e poco poco tempo, e sono nel versante "giusto" dell'Appennino Centrale, io è lì che vado.

E mi fa bene come solo i luoghi con l'orizzonte aperto sanno fare, i luoghi con "l'arietta fresca" anche d'estate, con il rumore dei grilli, e in cui la luce sembra avere un riflesso magico appena si posa su qualsiasi filo d'erba.

Quindi ecco.
Con le parole oggi finisco qui.




Vi lascio le immagini.
E come anticipato, una ricettina facile facile che accompagna, e addolcisce, la fine dell'estate...
Aggiungo solo una cosa, una superimportante cosa...
Questo post è un post a quattro mani.
Io lo scrivo qui, mentre mia sorella piccola lo racconta nel suo neoblog (ma già tanto tanto bello, sì lo so non dovrei dirlo ma io sono una oggettiva e severa lo giuro! :)) di fotografia: il blog si chiama Behind the lens... E se siete un po' curiosi è di là che vi aspetta ;)





Per la marmellata ("confettura", ad essere precisi, ma siamo ancora solo al primo settembre e di fare la secchiona oggi proprio non mi va, cosa che credo traspaia allegramente dal modo scomposto in cui ho scritto e nel complesso sto postando ;-P) mi sono rifatta all'ormai mitica e intramontabile amica Ferber e al tanto decantato libretto di cui ormai avrete piene le tasche: Mes confitures.

Rapporto zucchero frutta e frutta cottura ormai più che rodato.

Ecco ricetta e risultato, perfetto per una galletta, o spalmato sul pane fresco con un po' di burro o tanta tanta ricotta...


CONFETTURA DI MORE(metodo Ferber adattato alla sottoscritta)
ingredienti
2 chili di more
1 chilo di zucchero
il succo di un limone

Sciacquare molto delicatamente le more in acqua fredda, poi scolarle bene e versarle in una capace casseruola da confettura insieme allo zucchero e al succo del limone.
Mescolare bene.
Mettere sul fuoco moderato e portare ad ebollizione.
Trasferire in un recipiente in ceramica e lasciar freddare, poi far riposare al fresco per una notte.
Il giorno successivo rimettere il tutto nella casseruola e portare ad ebollizione, poi lasciar rapprendere, schiumando di tanto in tanto, per circa venti minuti.


Un buonissimo reinizio, per chi ha potuto riposare e per chi deve o può ancora farlo, buon settembre a tutti!!!

(e scusate per la profusione di immagini, ma è l'entusiasmo di ritrovavi, la bellezza del luogo e la bontà del risultato finale...)

ahhhhhh, dimenticavo!!!!
Ci sono anche io!
Stesso posto, stesso armadio, spesso specchio... un anno e 45.000 circa scatti dopo ;-)




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