venerdì 31 maggio 2013

Chocolate Chip Cookie Bars

carré al cioccolato, sale, noci e... vaniglia! ;)

Questo è un post ad occhi bendati.
Perché le foto (ora che sto scrivendo, ovvero giovedì notte, ieri rispetto al momento in cui spero leggerete queste righe) in verità non l'ho ancora fatta.
Ed è una cosa abbastanza rara, perchè io senza "le figure" non so scrivere in genere..
Il palato però non è bendato affatto. E siccome questi quadratini al cioccolato non sono buoni ma de più, e monsieur Patou (che non ama i dolci e che a volte mi tocca "forzarlo" ad assaggiare il dessert) ha detto "buono" tre volte e ha fatto il bis (primo caso del 2013, e scusate se è poco ma io coi dolci me la cavo abbastanza, quindi fatevi due conti...), io il post intanto lo scrivo, e domani mi porto tutto l'ambaradan in ufficio e lì proviamo a scattare in pausa pranzo o pausa caffè.




In ufficio, sì, perchè:
a. due cristiani e un gatto a cui i dolci sono proibiti non possono finirsi questa cosa meravigliosa e tanto tanto tanto "nutriente" che sto per dirvi;
b. queste barre al cioccolato, sale vaniglia e noci sono quelle piccole grandi meraviglie che ti svoltano la crisi di concentrazione di metà mattina se ti trovi davanti ad un pc, e sono ancora più buone (se possibile) se puoi condividerle, insieme ad una tazza di caffè bollente, con le tue colleghe di ufficio.

Il tutto ampiamente improvvisato nella giornata di oggi (cioè ieri per voi che leggete), anzi stasera, anzi tre ore fa (= ieri sera), al rientro in casa intirizzita e un po' stravolta dalle temperature anomale di questo fine maggio in cui stiamo tutti morendo dalla voglia di metterci i sandali e i vestiti di lino bianco, mentre la mattina passiamo quei dieci minuti buoni a farci coraggio davanti all'armadio nella confusione più totale e col bisogno di lamentarsi del caldo improvviso...

Insomma ieri, mentre morivo di freddo alla fermata dell'autobus, ho deciso caschi il mondo mo' vado a casa e cucino qualcosa ad alto tasso di cioccolato e burro.

La ricetta eccola qui. Una mia rivisitazione di questa.
Sono molto soddisfatta del risultato: la farina integrale e la combinazione dei due zuccheri di canna fanno sì che il sapore tendenzialmente zuccherino (anche se lì ho dato una vera falciata alle dosi) sia in qualche modo "integrato", assorbito..
Le noci ho proprio dovuto comprarle. Insomma. Stiamo a maggio. Anzi no, ormai a giugno.

Chocolate Chip Cookie Bars - carré al cioccolato, sale, noci e vaniglia 
ingredienti
160 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero di canna cristallizzato
120 g di zucchero di canna
1 uovo
semini estratti da un baccello di vaniglia
240 g di farina integrale
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1/2 cucchiaino di sale (anche qualcosina di meno)
280 g di cioccolato fondente tagliato grossolanamente
180 g di noci tritate grossolanamente

Preriscaldare il forno a 190°C e foderare una teglia quadrata di lato 20 o 22 cm.
Lavorare il burro e lo zucchero a crema fino ad ottenere un composto chiaro e cremoso. Aggiungere l'uovo e la vaniglia e continuare a mescolare.
Aggiungere poi la farina il bicarbonato ed il sale, continuare a mescolare.
Infine il cioccolato e le noci. Mescolare.
Versare il composto, che sarà abbastanza compatto, nella teglia, livellarlo un po' con il dorso di un cucchiaio ed infornare il tutto per circa 25'.



mercoledì 29 maggio 2013

Dolce soffice al cruschello d'avena e ai mirtilli per la colazione


Quando di notte, forse già un po' tardi, tutti (cioè il mio bipede e il mio quadrupede) dormono ed io gironzolo ancora per la casa in pigiama, con il mio golf grigio preferito, leggero, lungo e morbido abbastanza da immaginare di essere già sotto le coperte mentre invece sono in cucina, e non ci sono rumori, ma solo l'odore di uova zucchero burro e farina mescolati in qualche modo che crescono nel forno, beh, allora sento di stare veramente bene.
Sento che la stanchezza può aspettare e che ho bisogno che casa abbia quell'odore. 
Di uova zucchero burro e farina. Di casa. 
A volte guardo fuori le luci che filtrano dalle finestre dei vicini dei piani più alti per farmi forza del fatto che allora c'è qualcun altro ancora alzato.
E sistemo un po' il putiferio che le sei zampe di cui sopra hanno combinato prima del mio arrivo, fino a che non è il momento di sfornare.
A quel punto è fatta.



Il mio ciambellone vintage, quello asciutto e soffice al tempo stesso, perfetto per l'inzuppo, con l'uvetta o i mirtilli secchi che finiscono infondo durante la cottura (cosa che contribuisce a renderlo ancora più lontano nella memoria), con lo zucchero a velo sopra, è lì, sul tavolo, pronto per la colazione della mattina, in fondo appena solo poche ore dopo… ;)

Dolce soffice al cruschello d'avena e ai mirtilli per la colazione
ingredienti
120 g di farina
80 g di cruschello d'avena
80 g di mirtilli disidratati
3 uova
150 g di zucchero di canna
120 g di burro fuso
1 bustina di lievito
zucchero a velo per decorare 

Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza spumosa, poi aggiungere la farina e il cruschello, poi il burro fuso ed infine il levito e i mirtilli disidratati.
Versare il composto in una tortiera a fondo mobile, del diametro di 15 cm, e cuocere in forno già caldo a 180°C, per 30-35' (verificare la cottura infilando la lama di un coltello al centro della torta: deve uscire asciutta)

lunedì 27 maggio 2013

strawberry and rice pudding

dolce di riso, marmellata di fragole, meringa e fragoline di bosco, 
per la colazione disinvolta della settimana... ;-)

Mettetevelo in testa: questa non è una vera e propria ricetta.
Semmai una caccia al tesoro (come la mia in questi giorni di sole che non ne vuole sapere e di paturnie metereopatiche). Oppure, per chi si sentisse nell'animo più un creativo che uno sportivo, un collage.
L'ispirazione viene dall'immancabile Jamie Oliver, dato che a primavera (o la presunta tale), ogni anno, non faccio altro che avere il suo libro sempre in giro per casa aperto su qualche pagina, e che quindi, come avete visto dalla pappa al pomodoro e dai crostoni, qui chez Vaniglia Jamie c'è, ma un po' "adattato" alla maniera della sottoscritta, che, in questi giorni più autarchica del solito, ama le ricette in cui non si pesa molto, si compone parecchio, si spera di assaggiare quei sapori che sembrano così brevi rispetto a quelli del resto dell'anno: fave e pisellini freschi consumati crudi, fragole e fragoline di bosco, asparagi...




E comunque dicevamo, la caccia al tesoro o il collage. La non-ricetta insomma.
Per fare la non-ricetta vi occorrono, per due persone:
  1. un mezzo vasetto (forse anche meno) di confettura di fragole
  2. una meringa sbriciolata (io mi sono messa a farle piccine perché son qui che cerco di far pratica col sac à poche, ma voi potete benissimo fare la classica meringa da Pavlova, magari con le dosi relative ad un solo albume, sistemarne le volute altrettanto classicamente con il dorso di un cucchiaio, farla freddare benissimo e lentamente nel forno come indicato nella ricetta, e poi sbriciolarla). Potete anche prepararla il giorno prima... ;)
  3. un po' di risolatte (la metà delle dosi indicate e poi tenetevi "stretti" con lo zucchero, considerando che poi ci sarà la meringa sbriciolata ad addolcire il tutto...)
  4. qualche meravigliosa saporitissima inestimabile fragolina di bosco
A questo punto non dovete fare altro che dividere il risolatte in due coppette, aggiungervi un paio di cucchiaiate di confettura, mescolare leggermente e poi aggiungere le fragoline e la meringa sbriciolata con le mani...

Buonissima (e dolcissima, a questo punto ;)) settimana a tutti!

venerdì 24 maggio 2013

pane ai sette cereali di mia mamma

anche detto "pane 250"

Sì, lo so, sono intrattabile in questi giorni. ;-P
Avevo dei post da postare. Delle foto fatte, delle inequivocabili ricette.
Ma niente, stavano lì ma non me ne andava a genio mezza.
Quindi niente post, perchè sì, il mio umore influisce sulle foto e soprattutto sul mio modo di guardarle ed eventualmente sceglierle....



Quindi ecco perché ho "bigiato" il post di mercoledì. Però non ce la facevo a lasciarvi a bocca asciutta anche oggi, e allora ho fatto esercizio di autocontrollo, e mi sono rifugiata, come è utile fare in questi casi, in una ricetta di mia mamma, battezzata da lei medesima "Pane 250", per via della ricorrenza di questo numero nella lista ingredienti (e della conseguente simmetria... ;)).
La foto non è oRenda ma è sicuramente una di quelle che io ritengo di aver fatto mentre ero posseduta da un'entità aliena. Mi accorgo subito, sapete? Mentre scatto mi dico ad alta voce "Esci da questo corpo!!!", ma niente, non funziona! Si vede che quando l'umore non partecipa...
Però la ricetta è, come tutte quelle di mia mamma, così consolidata che mica potevo non trasmettervela!
Questa è una mia rivisitazione con pasta madre, ma nella lista ingredienti e nel procedimento troverete anche le modalità lievito di birra...
E comunque non temete, per la prossima settimana tornerò adorabile, promesso...  <3

pane ai sette cereali
ingredienti (per due pagnotte)
250 gr farina 7 cereali*
250 gr di farina 0
250 gr acqua tiepida
25 gr lievito birra + 3 gr lievito birra essiccato (oppure 250 gr di pasta madre appena rinfrescata o rinfrescata il giorno prima)
1 cucchiaino zucchero (io metto un cucchiaio di malto di orzo o di riso)
1 presa di sale
1 cucchiaio olio evo


Sciogliere il lievito di birra fresco o il lievito madre nell'acqua ed aggiungerlo alle farine mescolate con lo zucchero (o il malto) e il lievito di birra secco.
Impastare, aggiungendo il sale nel frattempo, fino ad ottenere una massa omogenea, elastica e compatta e riporre in un luogo tiepido o al riparo dalle correnti a lievitare almeno fino al raddoppio della massa.
Dopo un'oretta  (circa 4 ore se state usando lievito madre) riprendere il tutto, reimpastare velocemente, formare due pagnotte allungate, spolverare con poca farina e lasciar riposare ancora tre quarti d'ora (almeno un ora e mezzo nel caso di lievito madre) e comunque fino a che le pagnotte non hanno raddoppiato il loro volume.
Cuocere in forno già caldo a circa 230°C per venti-trenta minuti.

*mamma per questo pane ha sempre usato quella Spadoni, ma io credo che possiate tranquillamente sostituirla con una farina multicereali adatta alla panificazione (aiutatevi leggendo la tabella dei valori nutrizionali: deve essere ad alto contenuto proteico)

lunedì 20 maggio 2013

crostoni con purea di fave, piselli... e burrata!

Amo le ricette semplici-semplici. Che ci vuole più a scriverle e che a realizzarle. Che a dirle infatti sembra una cretinata, ma poi a mangiarle una genialata.
Mi piace il momento in cui le assaggia per la prima volta la persona per cui le hai preparate, sgranando leggermente gli occhi, guardandoti.
Adoro questi sapori crudi. Netti.
Alcuni di queste poi calzano a pennello agli odori e ai colori.
Il pane abbrustolito sa di giallo e della luce calda delle sere d'estate all'aperto.
La frutta secca tostata sa di quei campi arati e poi bruciati in Basilicata, ed è marrone.
Il rosso, il rosso è il sapore di un sacco di cose. Di una ciliegia. Di un pomodoro. Ma anche di carne e sangue. E di qualcosa che scalda, o che scotta.


E poi c'è il verde.
Il verde sa di erba appena tagliata. Non c'è dubbio. E' un sapore che senti già dalla punta della lingua. Ma col naso ancora prima. Ed è un sapore "crudo".
Uno di quelli di cui vorrei sempre nutrirmi in questo periodo dell'anno.
Verde, crudo e croccante. Perchè a primavera mi sembra di non avere mai fame, e quindi una cosetta cruda e verde è perfetta per questi giorni qui, ti fa sentire seduta su un prato con in bocca un filo di erba, o un fiore...
La ricetta è di quelle geniali di Jamie Oliver, tutta colori sapori e odori.
Un po' me la sono arrangiata con le proporzioni, ma esattamente come avrebbe fatto lui, assaggiando, aggiustando, aggiungendo, ed il risultato finale è strabiliante (per lo meno per come la vedo io), e con l'aggiunta della burrata pure abbastanza nutriente (Jamie Oliver parlava di mozzarella di bufala.... Io, che ho un debole per la burrata (che, non ve lo avevo mai detto????), ci ho messo quella)).
Io lo metterei insieme al caviar de carotte e all'amato hummus in mezzo alle pates à tartiner da dedicare a questa primavera-estate 2013, perfetti per un aperitivo tra amici in compagnia, in riva al mare, in campagna, in giardino o in un fortunato terrazzo di città... ;)



crostoni con purea di fave, piselli e burrata
ingredienti
100 g di piselli sgusciati (circa 400 non sgusciati)
200 g di fave sgusciate (circa 700 no sgusciati)
1 ciuffo di menta fresca (le foglie)
40-50 g di pecorino romano grattugiato
succo di un limone
fette di pane
1 spicchio d'aglio tagliato a metà
1 burrata
Olio extravergine d'oliva, sale, pepe

Sgusciare fave e piselli tenendoli separati, e tenendo da parte i più piccoli e teneri da aggiungere interi alla fine.
Tritare grossolanemente o pestare al mortaio i piselli con metà della menta e un pizzico di sale.
Aggiungere manmano le fave e continuando a tritare, poi metà abbondante del succo di limone.
A questo punto aggiungere due cucchiai di olio d'oliva e il pecorino, e mescolare. Assaggiare ed aggiustere di sale, o di olio, o di pecorino.
I sapori intensi del pecorino e dell'olio devono bilanciare quelli frescho dei piselli e le fave con la menta. Pepare a piacere.
Tostare le fette di pane e sfregarvi sopra lo spicchio di aglio. Aggiungervi la purea verde e uno spicchio di burrata.
Condire con il restane limone, un goccio di olio, le foglie di menta e i piselli e le fave rimaste, sale pepe e a piacere ancora un po' di pecorino.








giovedì 16 maggio 2013

arrosto in tegame: cooking with my mom

Cucinare nella cucina di mia mamma è abbastanza semplice.
Al contrario della mia tutto è molto organizzato, in ordine e a portata di mano. C'è luce, fondamentale, e spazio, anche per un treppiedi aperto, cosa che in genere non è prevista in una cucina standard, ma diciamo qualcuno deve aver ispirato il mio papà il giorno in cui ha deciso di posizionare il tavolo, e quindi, nonostante la stanza non sia enorme, c'è spazio pure per me e l'ambaradan fotografico, per mia sorella piccola e i suoi libri e le sue amiche, e per mia sorella media, con al seguito il passeggino che contiene (mai parola fu meno azzeccata) la nipote più esuberante che una zia così esuberante possa sperare di avere <3<3<3<3<3<3<3.
Quindi, dicevamo, cucinare nella cucina di mia mamma è semplice.
Sì, ma non con mia mamma dentro.
La colpa ovviamente non è sua.
E' solo che, voi capirete, ognuno in cucina danza al suo ritmo, con i suoi automatismi, i suoi tempi, le sue fisime, i suoi barbatrucchi...
Io per esempio a cucinare in casa d'altri mi sento sempre un vero broccolo, in genere. Non so come dire, dovrei mettermi delle cuffiette con la musica a palla. E andare.
Mia mamma inoltre nella sua cucina è una vera regina. E, da brava cuoca quale è, piantona i fornelli, no, anzi, piantona l'intera cucina (ovviamente, perchè poi io arrivo e faccio il casino, e al tempo stesso quel casino appena fatto lo ricompongo in corso d'opera, e mi muovo velocemente a volte e superlentamente delle altre, e chiacchiero e sono garrula a volte e devo starmene in assoluto silenzio delle altre (cioè un secondo dopo)).
Insomma in sostanza, quando io sono a Fabriano e ho in testa una delle mie ricette, e poi di conseguenza una delle mie foto, cerchiamo sempre di dividerci lo spazio, ma soprattutto i tempi.
Io lo vedo però che lei fa di tutto per assecondarmi, per capirmi a volte, e anche se non glielo dico mai, adoro quando fa così, perchè si vede tanto l'impegno (e l'amore).
Tutto questo per dirvi che l'ultima volta che sono stata dai miei ci siamo divise sì lo spazio, che però abbiamo usato nello stesso tempo! Ognuna alla sua pietanza, io mi sono occupata di un dolcetto al limone (che non vedrete mai perchè non mi è riuscito di fotografarlo) e di impastare un paio di pagnotte (queste invece sì, anzi, le avete già viste ;)), mentre lei ha spolverato questa magnifica ricetta di mia nonna Aurelia, la nonna della strepitosa ricetta dei tortellini di magro, che se vogliamo parlare di regine della cucina lei ora avrebbe potuto infasciare 5 volte me e mia mamma messe insieme, e che non so cosa avrei dato anche solo per cucinare con lei qualche volta nella mia vita perchè era veramente una cuoca eccelsa, e perchè credo nei gesti culinari che si tramandano da madri a figlie, ma soprattutto a quelli da nonne a nipoti!

Si tratta di un arrosto cotto nel tegame, comunemente detto "arrosto morto" (come se gli altri fossero "vivi"), che come è uscito dalla pentola ha catalizzato totalmente la mia attenzione e mi ha fatto dimenticare di tutto il resto...


La ricetta è semplicissima, viene dal ricettario di nonna Aurelia e quindi per me è sacra, e recita così:

arrosto di manzo* in tegame
ingredienti (per 4-6 persone)
700 gr circa di controfiletto di manzo
olio q.b.
1 spicchio di aglio,
un rametto di rosmarino,
2 foglie di salvia
vino bianco, mezzo bicchiere

Mettere sul fuoco, in un tegame, la carne ben legata con lo spago e l'olio.
Far rosolare girandola ben bene anche sui lati corti, in modo che si formi una crosticina croccante su tutta la superficie.
Aggiungere a questo punto l'aglio, il rosmarino, e la salvia.
Continuare la cottura per una decina di minuti circa, a fuoco medio basso, coperto.
A questo punto aggiungere un mestolo abbondante di acqua calda e lasciar cuocere coperto fino a che il sughetto non si restringe.
Aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e lasciar sfumare.
Salare, pepare, incoperchiare di nuovo e cuocere a fuoco basso, praticandovi ogni tanto delle incisioni con un coltello. Far restringere bene il sugo.
Tutta la cottura in totale durerà un'ora, un'ora e venti minuti...
Lasciar riposare qualche minuto la carne prima di procedere al taglio.

*mamma dice "vitellone", forse potrebbe essere un vitello adulto? vedete voi come lo chiama il vostro macellaio... ;)

lunedì 13 maggio 2013

biscotti cocco cioccolato e fiocchi di mais

... per un buon lunedì! ;)

Oggi è uno di quegli strani lunedì di Maggio.
In cui sono lieve, e mi piace essere sbadata.
In cui starnutisco ma non vorrei mai rinunciare ad uscire.
In cui non ho fame ma mi piace l'idea di sgranocchiare.
In cui so che mi verrà di guardare spesso fuori della finestra, in ufficio, e che appena uscita oggi pomeriggio mi piacerà lasciar passare uno, due, tre autobus, camminando, con la brezza finalmente un po' calda della sera...


Quindi ecco la ricetta perfetta per questa giornata.
I biscotti-merendina da tenere accanto al pc vicino ad una tazza di tè nero fumante, per concentrarsi sul lavoro, o da avvolgere in un tovagliolo di carta e portare in tasca, in una improvvisata passeggiata serale al ritorno.

biscotti cocco cioccolato e fiocchi di mais*
ingredienti (per circa 24 biscotti)
150 g di farina
50 g di cocco disidratato
100 g di burro
100 g di zucchero di canna
2 uova
100 g di cioccolato fondente a pezzetti
mezza bustina di lievito
1 pizzico di sale
10 g di fiocchi di mais

Ammorbidire il burro in una ciotola, poi aggiungere, mescolando lo zucchero, le uova intere, la farina setacciata con il lievito, la farina di cocco, le gocce di cioccolato ed un pizzico di sale.
Amalgamare bene il tutto e formare con l'impasto delle palline di circa 3-4 cm di diametro.
Rotolare le palline in un piattino in cui sono stati cosparsi precedentemente i fiocchi di mais soffiato.
Disporli nella teglia del forno, rivestita di carta da forno abbastanza distanziati gli uni dagli altri, cuocere in forno già caldo a 180°C per circa 20'.



*ricetta proveniente da mia mamma, che a sua volta l'ha avuta dalla ragazza della cassa del super (con qualche aggiustamento, come al solito).
Io confesso di adorare questo tipo di ricette, o meglio questa modalità di scambio, nei luoghi più impensati (come per esempio alla fermata dell'autobus, o in coda alla posta! ;), quasi fossero un codice di linguaggio per concedersi quattro chiacchiere reali, in questi tempi così virtuali... ;)

Buona settimana a tutti!

venerdì 10 maggio 2013

1.000.000

Oggi sono un po' emozionata. Forse anche un po' agitata.
E' successo. ci siamo arrivati.
Un milione di pagine visitate, di clic, di ricerche nel blog nonostante l'indice delle ricette sempre un po' zoppo, nonostante le mie sbadataggini, nonostante il mio difficile rapporto con la tecnologia.
Un milione di arrivi casuali o consapevoli, di passaggi "una volta e via", o di permanenze. Di ritorni.
Delle vostre letture e della vostra pazienza quando nella lista degli ingredienti si nominavano le uova e nel procedimento non c'erano o viceversa. Di correzione refusi. Di commenti, tanti, ma anche di email, di messaggi su fb, su instagram, su Pinterest, di riscontri se la ricetta è buona, o se riesce a puntino, quandoi familiari se la pappano in un sol boccone, quando la torta scelta qui per il compleanno della fidanzata fa un figurone, quando la cena con gli amici va bene, quando la cena in famiglia all'ultimo minuto è salva.
Quando un commento veloce, quando una miniricetta, quando tifo sfegatato (non avete idea di quanto ne abbia bisogno, ogni giorno), quando incoraggiamenti, quando storie di vita e di cucina (anche) vostre.
E poi post lunghissimi che forse nemmeno io leggerei ma che voi sì.
E post brevissimi ma pieni di immagini che parlano e so che a voi parlano.
E ricette, libri, sorelle e avventure varie, e pensieri del passato che si travasa nel futuro
Di partecipazioni speciali a piccoli grandi video, di premi fotografici, di viaggi verso scoperte, di gite all'aperto, nei parchi, nei pastifici speciali, nei grand hotel, con la macchina fotografica sempre al seguito, come uno scudo, una maschera contro la timidezza da mettere tra voi e il mondo, ma anche una finestra bianca, speciale, un paio di occhiali che sembrano costruiti solo per i vostri occhi.
Un milione di clic, per una alta 158 cm, è davvero tanto.
Ma tanto tanto. Mi fanno sentire ancora più piccola.
Se non fosse per voi non le reggerei mica, tutte 'ste pagine lette.
Se non fosse stato per voi starei ancora lì a fare il pelo alle prima schifide e scure foto che allora non avrei mai voluto pubblicare e che invece servivano per crescere e che sono state accolte generosamente come "belle".
Se non fosse per voi non farei le due di notte a scrivere, e non salterei dal letto la mattina del sabato col coltello tra i denti, non proverei ancora e ancora e ancora, non mi arrampicherei sul tavolo per fotografare sul davanzale, non mi ustionerei le mani con l'olio bollente salvo poi guardare le mie piccole cicatrici come segni di qualcosa che ho imparato.
Se non fosse per voi, niente di tutto questo, niente blog.
Quindi ora nessun "milione di grazie", perché sarebbe davvero riduttivo.
Voi avete capito benissimo quello che sto tentando di dire.
Rimanete lì, cioè qui, che siete il blog, voi.
Io da domani torno normale, non temete, quella delle foto che non vanno a mio parere mai bene, quella degli sproloqui, delle storie di cucina, di gatti e di eroi.
Senza lacrimucce. E' che oggi sono di licenza, per "colpa" del vostro milione di piccole grandi attenzioni... ;-)

mercoledì 8 maggio 2013

Vaniglia rewind (again ;)): ciambella soffice salvia e pecorino romano

Devo ammettere che è da un po' che mi ha preso di fare le "settimane tematiche".
A gennaio la settimana parisienne, a febbraio quella dedicata al menu d'amour (et d'amitié ;-P) di Aurelie per San Valentino, a marzo erbette varie e menù di Pasqua (vabbè, quello è anche normale), ad aprile, le mie ricette del "dolce dormire", più tutta la serie "Grand Hotel"...
Insomma ogni tanto a Vaniglia "je parte la brocca" e l'istinto seriale (:-/) lo passa attraverso la settimana tematica!!!


Quindi pure oggi si continua con la ricetta rewind, dato che l'idea vi è piaciuta tanto, e tutto sommato pure a me ;-).
E se la pappa al pomodoro del post scorso è "tornata" perché è un piatto che ricorre nella mia cucina, questo pane morbido e profumato di oggi ricorre semplicemente perché la sua vecchia foto chiede giustizia.
Si tratta di una di quegli scatti che vanno storti fin da subito, di uno di quei cibi che chissà per quale motivo  non ne vogliono sapere di essere fotografati, che rimangono nell'obiettivo come degli strani fantasmini di se stessi, senza sapore nè colore. Cosa che può capitare, va bene (soprattutto se scatti con una compattina rosa metallizzata di circa 9 per 5 cm con cui non riesci a controllare nulla anche se le vuoi tanto tanto bene), ma se poi nel tempo ti rendi conto che qual fantasmino si frappone tra la ricetta e la sua realizzazione, e disincentiva ANCHE TE che sai che è così buona, allora devi proprio intervenire!

Questo pane infatti, da allora non è stato più realizzato nemmeno dalla sottoscritta, che però aveva serbato nella sua memoria due distinte qualità dell'articolo ( ;-P) :
1. la morbidezza (ed il profumo, vabbè, so' tre)
2. la noncuranza con cui si può eseguire la ricetta (quindi la sua facilità)
Quello che ricordavo distintamente infatti era quanto fosse poco complesso (buttata dentro una semplice farina "0", impastato e via) e quanto il risultato fosse molto "nelle-mie-corde/comfort-food/picnic-con-gli-amici". Insomma, massimo risultato per minimo sforzo, a farla breve.
Vi trascrivo la ricetta, che è né più né meno quella di tanto tempo fa, con giusto un paio di limature ('stavolta la seconda lievitata è stata decisamente più breve, sarà la pasta madre che diventa sempre più brava??? ;))





pane soffice salvia, miele e pecorino romano
ingredienti (per due ciambelle)
500 g farina 0
150 g pasta madre (o 15 g di lievito di birra)
250 g acqua appena tiepida
25 g olio d'oliva
2 cucchiai belli abbondanti di miele di castagno
50-60 g pecorino romano grattugiato
un paio di manciate (abbondanti) di salvia lavata e tagliata a striscioline sottili
sale 1 pizzico

Sciogliere il lievito madre nell'acqua tiepida ed aggiungere impastandola farina e l'olio d'oliva.
Mettere a lievitare finchè non raddoppia di volume (8 ore circa per la pasta madre, con il lievito di birra ne bastano una-due). 
Trascorso questo tempo aggiungere il miele, il pecorino, la salvia e il sale, e reimpastare il tutto. Poi, aiutandosi con poca farina, dividere l'impasto in due pezzi uguali, ed ognuno dei due in altri due. 
Arrotolare ciascuno su se stesso e farli raddoppiare arrotolando l'un l'altro " a cordone" e giuntare capo e coda del cordone ottenuto a formare due grosse ciambelle da lasciar lievitare al riparo già disposte su una teglia ricoperta di carta da forno. Per altre 3 ore circa, o finché l'impasto non è raddoppiato, nel caso della pasta madre, per un'oretta o finché il volume non è raddoppiato nel caso si utilizzi il lievito di birra.
Cuocere a 200°C per 35', finché non è ben dorato


lunedì 6 maggio 2013

Vaniglia rewind: pappa al pomodoro


Avere un blog di cucina significa cucinare.
E su questo non ci piove.
Tanto. E soprattutto variato.
E' una cosa a cui penso spesso, ed in particolare grazie ad alcuni vostri commenti. Non mi riferisco a quelli "a caldo", che possono essere, per capirci, quelli di oggi e domani a questo post qui, ma quelli "freddi", ovvero i commenti che ricevo, che ne so, ad un post di un anno fa (e che leggo grazie alle notifiche sulla mia posta elettronica, e cui rispondo! ;)), o ad una ricetta che avevo postato due o tre anni fa e che oggi siete voi a ricordare a me...
Insomma avere un blog "costringe" a cambiare. Cambiare ricetta, cambiare piatto, cambiare posate e cambiare tovaglia e tovagliolo.
E se questo da una parte serve, ti apre la testa, ti fa leggere e ti stupisce (di quanto in effetti siano infinite a questo mondo le ricette che se ne stanno lì, pronte per essere cucinate, provate, assaggiate e gustate), dall'altro ti fa riflettere sul fatto che anche solo di circa 600 ricette diverse che ti trovi ad avere nel tuo blog, quante ne vorresti rifare, per riassaggiarle, per perfezionarle, o semplicemente per avere meno "novità" e più "ricette del ricettario di casa"?

Tutte, io le rifarei tutte, più e più volte. Perché mi piace l'idea di aprire una pagina a caso di questo mio blog e ripercorrere con la memoria una ricetta, che è a volte come un segnalibro nel tempo, e vedere quanto sono cambiata, e com'è diverso il mio modo di vederla, ed assaporarla, nei casi delle ricette più "immediate", come per esempio quella di oggi, oppure, per quelle più complesse, perché son sempre stata una a cui piace studiare e a volte il necessario turnover che il blog impone, mi impedisce di provare e riprovare e riprovare ancora, come vorrei, di lavorare al perfezionamento della tecnica, insomma, cosa che forse non è un male perché da maniaca seriale quale sono (basta pensare al mio lato fotografia), potrei ripetere lo stesso piatto 100 volte apportando millimetriche correzioni, che forse alla fine non influirebbero sulla sostanza della cosa.


Per fortuna però, dicevamo sopra, ci siete voi, che con i vostri commenti mi ricordate le mie ricette del passato, e poi ci sono anche io, che nonostante sia una che ama cambiare, ha dei punti fissi. Dei "cavalli di battaglia".
I miei cavalli di battaglia sono però (al contrario di quanto si possa immaginare) i piatti più semplici, quelli per cui il rapporto con il cibo è più diretto ed immediato, o che hanno in qualche modo toccato la mia immginazione, quelli che riempono la casa di un odore intenso impossibile da cancellare dalla memoria olfattiva, e che si fanno con nulla.
Come questo piatto povero, che sì, ho scoperto solo dopo aver aperto il blog, e che è un piatto tipico della tradizione toscana ma che la sottoscritta ha imparato dal libro di uno cuoco inglese(che voi tutti conoscete! ;)), quindi non è manco detto che sia quella originale.
Però sull'originalità delle ricette noi potremmo parlare per giorni senza venirne a capo, mentre sul fatto che questa che segue lo sia per me io non ho dubbi.
Dalla prima volta io la faccio sempre così.
E da allora, quel gesto di tirare fuori i pomodori dal loro sacchetto di carta marrone, di lavarli e metterli con l'aglio l'olio e il basilico in una teglia, di sporcarsi le mani di olio buono mescolandoli, di aspettare che sia l'odore che esce dal forno a dirti quando è ora, di sapere che sempre quell'odore, inconfondibile, intenso e meraviglioso, ha pervaso il pianerottolo davanti alla porta di casa e tutte le scale, che è arrivato fino alle narici di chissà chi altro, ne hai la certezza, insomma il susseguirsi, il ripetersi di questi gesti e queste sensazioni, mi fanno sentire a casa, e fanno sì che questa sia una delle ricette per me più importanti, originali, necessarie della mia cucina.
Ecco perchè c'è anche oggi, perchè si trova nella categoria rewind... ;)

Buon lunedì e buonissima settimana a tutti!

ingredienti
500 gr pomodori datterino
2 x 400 gr (due barattoli) di polpa di pomodoro, o pelati, o pomodoro a pezzetti
3 spicchi d'aglio
un paio di manciate di foglie di basilico fresco
Olio Extravergine d'Oliva della migliore qualità possibile
sale
pepe
250 gr ottimo pane casareccio raffermo (la ricetta ne prevede 500 gr, ma ci si può regolare facilmente a fine cottura sulle quantità)

In una teglia mettere i pomodori bucherellati una forchetta con due spicchi di aglio, una manciata di foglie di basilico tritate grossolanamente, sale, olio e pepe, mescolare bene (con le mani) e cuocere in forno a 180°C per una ventina di minuti.
Nel frattempo in una pentola far dorare l'aglio rimanente in un filo d'olio con il basilico a pezzetti, versarvi il contenuto dei barattoli di pomodoro, più l'equivalente di uno in acqua, o meglio la quantità d'acqua che serve a riempire un barattolo una volta svuotato dei pomodori, un pizzico di sale e un filo d'olio e cuocere per circa 15 minuti, poi aggiungere il pane tagliato a fette, poi a listerelle di circa 1 cm ciascuna, e infine i pomodorini appena tolti dal forno completi di sughetto. Rimestare di tanto in tanto finchè il pane non si è ridotto bene in « pappa ». Tenere sul fuoco altri 5' (in realtà i tempi di cottura sono piuttosto « relativi », dipende anche un po' dai gusti e dall' «istinto per il pomodoro» che si possiede)...
Aggiungere un filo d'olio a fine cottura, brandire il cucchiaio, soffiare leggermente, gustare!!!! ;-P

giovedì 2 maggio 2013

Purée mousseline soufflée aux herbes

Puré al forno alle erbe

Che, si può continuare ancora un po' con le patate?
E con i cibi super-facili?
E anche con un tantino di "aria di primavera"?
Beh, perchè io sono in fase "laboratorio patate", questi giorni, ed in più, tanto vale confessarlo subito, ho una vera e propria cotta per l'ultimo numero di Elle à Table, da cui viene (un po' adattata) questa ricetta (e chissà quante altre ancora, quindi tenetevi pronti ;-P).
Nulla di trascendentale, ma al tempo stesso "genialina".
In sostanza un puré verde (perchè la primavera con le sue erbette ormai la chiamiamo da un po' dalle pagine di questo blog e anche se il sole va e viene, le erbette stanno lì che ammiccano dagli orti e dai balconi - oltre che dai banchi del supermercato), cotto al forno e reso più "soffice" (non ho detto leggero ma soffice, eh?) dall'aggiunta del solito scioccante quantitativo di panna e burro à la francaise....

Roba da colpire anche me (e ho detto tutto), che nonostante avessi leggermente diminuito le quantità dei grassi (e fortemente aumentato la quantità e la varietà delle erbe ;-)), mentre questo puré stava cuocendo, camminavo nervosamente avanti e dietro al forno ripetendo più e più volte ad alta voce "'sti francesi, che je possino, lo sapevo che il burro era troppo!".
Poi, al primo assaggio (non mio ma di tutti i commensali!), la frase si era trasformata in "'sti francesi, che je possino, ne sanno una più del diavolo, ma perchè il burro è così buono????".
Insomma il parere concorde di tutti è stato che questo contorno di patate ed erbe è buonissimo!!!
Quindi ora a voi la ricetta (come da me accucchiata: considerate che su Elle si parla di 100 gr di burro, o ne ho usato 80, ma voi potete fare benissimo 60: mi pare una proposta onesta, no? ;-), per la panna invece vi metto la dose indicata dalla rivista, mentre sulle erbe io mi sono davvero sbizzarrita, fatelo anche voi, con quello che avete a disposizione... ovviamente più sono, meglio è ;-)).


Puré al forno alle erbe
Ingredienti (per 6 persone)
1 chilo di patate da puré (non novelle)
2 foglie di alloro
1 manciata di foglie di erba cipollina
1 pugno di melissa
1 mazzetto piccolo di prezzemolo
1 manciata di timo
1 manciata di thymus citrus
1 manciata di maggiorana fresca
60 gr di burro
20 cl di panna fresca
sale e pepe

Cuocere le patate sbucciate e tagliate in 4 se sono grandi, in acqua bollente salata con le foglie dell'alloro per circa 20 minuti.
Tritate molto finemente le erbe (à l'aide d'un robot, io ho fatto con il frullatore ad immersione, aggiungendo la panna fin da questa fase), poi aggiungere le patate scolate, il burro a pezzi e la panna, e poi lavorate il tutto (sempre con il minipimer o quello che state usando, ma secondo me non troppo, ovvero evitando di rendere "colloso" il composto) fino ad ottenere una consistenza abbastanza omogenea.
Assaggiare, aggiustare di sale se occorre e pepare.
Versare in uno stampo precedentemente imburrato e cuocere in foro caldo a 200°C per circa 30'.
Gratinare infine per altri 5'.
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