lunedì 29 aprile 2013

Potato latkes, buon lunedì! ;)

Questa è proprio una ricetta da lunedì.
Perché per tale particolare giorno della settimana (in cui in linea di massima si ha abbastanza energia ma si fatica un attimo a farla girare nel verso giusto) serve qualcosa di molto solare, se non addirittura divertente, e immediato, se non addirittura facilissimo. E pure un po' "simpaticamente spettinato", no? ;)
Poi magari non è detto che la dispensa sia così fornita, di lunedì mattina, e la cosa più straordinaria di questo piatto è che potete davvero prepararlo con le vostre ultime 4 patate, la vostra ultima cipolla e l'ovetto che è rimasto solo soletto in frigo e che non "regge" né una frittata, né un cake salato, forse al limite un dolcetto di base, di quelli poveri-poveri di proteina.. ;)
Credo si sia capito ormai che questo sarà il "piatto-genialata" della settimana. Si tratta dei latkes, ovvero frittelle di patate che vanno in genere servite appena cotte con panna acida (io in mancanza ho usato un formaggio fresco dal sapore leggermente acidino con qualche foglia di maggiorana aggiunta), e che sono BUO-NI-SSI-ME!

Vi metto la ricetta, che è banale, per quanto semplice. Ma il risultato nemmeno in po'...
Prima di farli nemmeno volevo crederci! ;)

Ingredienti (per circa 8 latkes)
4 patate
1 cipolla
1 uovo
1 o 2 cucchiai di farina
sale pepe
olio per la cottura

Grattugiare le patate e tagliare molto sottilmente una cipolla. mescolare bene e lasciar scolare un'oretta.
Strizzare bene il composto (con le mani! ;)), aggiungere un uovo, e un paio di cucchiai di farina, salare poco e pepare, poi mescolare bene.
Scaldare un po' di olio in una padella (io ho messo un paio di millimetri), poi versarvi il composto di patate e cipolle a cucchiaiate, cuocere fino a doratura da un lato, girare, cuocere dall'altro lato, trasferire su un piatto rivestito di carta assorbente, salare (bene, ve lo dice una che non sala quasi nulla ma sulle patate il sale è dovuto! ;))





sabato 27 aprile 2013

La cucina è (anche) una cosa seria!

Libri da leggere, oltre che da cucinare... ;)

Beh, certo, detto da una che nello scorso post vi ha messo un sughetto di spinaci crudi tritati, e in quello prima un banana bread in cui si era dimenticata di mettere il burro, il titolo del post di oggi fa un po' ridere...
Ppperò, se Vaniglia a volte sembra distrarsi (cioè, no, si distrae proprio! ;)), non è detto che nel frattempo non stia studiando...

Sissì, alla Vaniglia je piace studia'. Leggere, guardare, curiosare, fare le orecchie alle pagine, mettere le pecette, i segnalibri, le freccette, i punti esclamativi!!!
E quindi il risultato finale della cosa, come molti di voi sanno, è che il soggiorno, l'ingresso, la camera da letto (sto pensando in verità anche ad un paio di mensole in bagno, dato che noi non abbiamo delle normali piastrelle, no, noi abbiamo l'argilla cruda in toni di grigio e terra chiara, e due belle mensole di legno bianco ci starebbero dadio), sono piene zeppe di libri.
Abbiamo addirittura un tavolo (disegnato dalla sottoscritta e del quale sempre la sttoscritta aveva anche realizzato un modello in cartone scala 1:1 per convincere Monsieur Patou che "lì ci stava benissimo") che in un certo qual modo contiene dei libri. E pure un bel po'. Il tutto molto spartano, ma efficace.
Ad ogni modo, per quanto efficace possano essere tutti gli stratagemmi che io e l'architetto mettiamo in atto per stoccare i libri che (entrambi) imbarchiamo in casa (ognuno i "suoi", ovviamente, lui le robe cucinate le mangia solo, che vitaccia... ;)), i tomi si moltiplicano nel tempo, e quindi negli ultimi mesi Vaniglia si era messa in testa che di fare la brava, che in realtà di libri di cucina non ne servono poi così tanti, ma ne servono soprattutto di buoni, e che insomma avrebbe dovuto darsi una calmata.
Però certi discorsi è facile farli, ma molto difficile metterli in pratica.
Che poi quello che ti frega, a volte, è che i libri di cucina non li compri solo per cucinare. Alcuni magari all'inizio solo da sfogliare (poi li cucini), altri, per le foto (e poi li cucini pure quelli ;-)), altri per le tecniche o perchè ad una prima (ma poi anche seconda) analisi capisci che ti serviranno, se non ti servono già...
Insomma i motivi per acquistare i libri di cucina a me spuntano in testa come funghi nel bosco dopo una pioggerella, ed è proprio per questo che come dicevo sopra negli ultimi tempi ero entrata in una fase di astensione consapevole.

Però poi quando i libri sono "seri" (cioè senza foto, magari anche senza ricette!), ti pare di essere un po' più autorizzata.
Libri da leggere. E da studiare. E basta.

Ora come al solito ve li racconto, molto in breve, per dirvi come li vedo io, e giusto per mettervi una pulce nell'orecchio...



Grammatica dei sapori e delle loro infinite combinazioni. 
Niki Segnit

Ecco questo libro mi piace assai. Ma tanto tanto tanto. Lo tenevo d'occhio in inglese da un po', ma quando a nelle mie vacanze parigine natalizie ho scoperto, a casa della mia amica, e doppiamente collega (architetto e pasticcera provetta) Daniela, che era stato tradotto anche in italiano, come si dice a Roma, ho sbroccato. tempo di rientrare in Italia e lo avevo ordinato.
Questo, per farvi capire il suo "valore", è l'unico libro che abbia (insieme a quello di Pellegrino Artusi) incontrato il favore di Monsieur Patou in mezzo agli altri oltre cento a tema cucina che sono entrati in casa nell'arco degli ultimi anni.
"Questo un libro utile", ecco le sue parole mentre glielo illustravo.
In sostanza si tratta di una rassegna di sapori e delle loro infinite combinazioni.
L'autrice sceglie infatti 99 sapori (ovviamente stringendo in modo piuttosto serrato il campo, dato che i sapori sono pressochè infiniti e le loro combinazioni sono, semmai, infinite alla enne ;)), e ne traccia una mappa, prima suddividendoli in diciamo "classi" (Di terra, Senapati, Sulfurei, Di mare, Sale e salamoia, Erbe e verde, Speziati, Di bosco, Fruttati freschi, Fruttati cremosi, Agrumati, Di rovo e siepe, Fruttati fioriti, Tostati, Carnosi, Caseari), riportate visivamente in una "ruota" (quella che vedete in copertina) in cui è facile riconoscere (o conoscere per la prima volta!) sapori associati o associabili anche per contrasto, in oltre 900 combinazioni, analizzando i risultati gustativi, combinando idee, immagini e sensazioni. Alla fine risulta un libro per me meraviglioso, una sorta di dizionario contenente anche alcune ricette e molti spunti, sicuramente molto utile per esplorare, ma anche per capire il perché di quanto ci sia già capitato di provare in cucina.



Pentole & provette. Nuovi orizzonti della gastronomia molecolare. 
Hervé This

Questo libro ha la sua età. Perlomeno nella mia libreria. L'ho comprato infatti in tempi ancora non sospetti, quando non avevo nemmeno il blog, appena laureata, per "liberarmi un po' la testa", io, che la "chimica" l'ho sempre odiata! (vabbe', a volte il cervello umano vai a capì come ragiona... ;-))
Ma questa non è una chimica tout court, bensì è una chimica applicata, ed applicata ad un campo che mi interessa troppo per poterla snobbare.
I temi trattati in questo libro che è di cucina ma non di ricette (come quello precedente, sì, ma ancora di più), sono infatti così vicini alla realtà dei fornelli di chiunque, dallo chef alla massaia (alla blogger! ;)), e il modo di spiegarli è così vicino al mio modo di voler capire, come funzionano, per esempio, la cottura della carne attraverso la reazione di Maillard delle proteine, o la crema inglese, e perché la maionese impazzisce, o il soufflé non gonfia, o le verdure anneriscono.... E' uno di quei libri che hanno un gran valore traversale: ovvero, sì, possono essere usati  "a spot" (o "alla disperata" (insomma non tanto: sarebbe meglio infatti studiare prima)) mentre la suddetta crema inglese sta impazzendo, sia, appunto, leggendo per tempo il tema che si vuole approfondire, oppure, consultandolo ex post per andare a rivedere il funzionamento di alcune preparazioni, magari solo dopo aver messo a fuoco, "sul campo", quel quid che in prima battuta vi era sfuggito...
Vi metto anche l'interessante recensione in merito di Dario Bressanini, dove si spiegano bene i contenuti del libro attraverso le quattro sezioni di cui la prima su detti, proverbi e tradizioni culinarie; la seconda sulla fisiologia del gusto; la terza sull'esplorazione e modellizzazione di molti processi gastronomici (come preparazione di marmellate, gelatine e besciamella); e poi la quarta, "una cucina per domani", in cui si tratta la possibilità di modificare e migliorare le ricette della tradizione in base alle conoscenze acquisite, o anche inventarne nuove.



La grande cucina ottomana. Una storia di gusto e di cultura. 
Maria Pia Pedani

Ecco, questo è nuovo-nuovo invece: nel senso che io non l'ho ancora letto, ma presto sarà dei miei.
Ne sono a conoscenza da relativamente poco infatti, e grazie alla mia amica e omonima Rossella, del blog Ma che ti sei mangiato?. 
Sì perchè il tema di questo libro, ovvero come si mangiava ad Istambul ai tempi dell'Impero Ottomano, è anche il tema di un contest da lei organizzato (uno dei più interessanti che mi sia mai capitato, io che come sapete coi contest ci faccio sempre un po' a cazzotti ;)), e, udite udite, dei quali la sottoscritta farà parte della giuria, così composta (parole di Rossella, che mi ritiene "grande esperta" di foto... ;)):
- Rossella del blog Ma che ti seimangiato?;
- l’autrice del libro Maria Pia Pedani;
- la foodblogger italo-inglese nonchè amante del caffè MondoMulia;
- la foodblogger VanigliaCooking, grande esperta di fotografa del cibo;
- la foodblogger ed esperta di spezie PuraCucina;
- il blogger ed esperto del web DavideNonino;
- la blogger ed esperta della scena gastronomica nazionale ed internazionale Katie Parla.
Dunque se vi siete incuriositi, e se avete voglia di partecipare e non ne eravate ancora a conoscenza, potete trovare tutti i dettagli per partecipare qui. Io non vedo l'ora di leggere ma soprattutto vedere le ricette!!!




Fisiologia del gusto. 
Anthelme Brillat-Savarin

Dunquedunquedunque!
Nel mio personalissimo modo di parlarvi di libri, in questo caso specifico, mi viene spontaneo parlare di LUI. L'Antelmo, ;-P.
E facendo tutte le dovute tare storiche e le necessarie contestualizzazioni, vi devo dire subito che l'Antelmo è, come si dice qui, un soggettone (o "Impareggiabile homme d'esprit", a dirlo con le parole di Balzac).
Verboso, siate pronti (ma non prolisso e comunque la cura di Michel Guibert per Sellerio, ne rende la lettura facile e scorrevole), autoreferenziale, dotato a mio parere di malcelato maschilismo sempre un po' camuffato in galanteria che quasi sconfina in cameratismo, eppure, non dico simpatico, perchè è difficile forse attribuirgli tale dote, ma sicuramente, per me, divertente da leggere, importante da leggere.
Il libro tratta le meditazioni gastronomiche del diplomatico, magistrato e musicista che alla fine della sua carriera (1825) volle dedicare questo scritto al tema della gastronomia, in cui si alternano riflessioni sui cinque sensi, descrizioni e aneddoti, digressioni filosofiche e di costume, notazioni scientifiche.
Il tutto risalente a due secoli fa (in mezzo tra noi e lui moti, guerre, liberazioni, stragi, ma anche rivoluzioni sessuali e telematiche, la nascita della coscienza ecologica e di diversi modi altri di concepire il cibo e la nutrizione), e scritto con una disinvoltura tale dal farti chiedere sempre se quello che scrive è vero, inventato, ipotizzato o dedotto: «Certo, per tener fede agli impegni che m'ero prefisso, ho dovuto improvvisarmi fisico, chimico, fisiologo e persino, in una certa misura, erudito».
A me è piaciuto, mi ha fatto sorridere, e riflettere su alcuni temi gastronomici "classici", che occupano piccole grandi parti della mia testolina.
Ma più di tutto, mi è piaciuto per l'immagine di cibo e del cibarsi di tanto tempo fa, che non è sicuramente quella "moderna", e che proprio per questo mi fa mettere a fuoco quanto questa "fisiologia del gusto" sia cambiata fino ad oggi...

mercoledì 24 aprile 2013

tagliatelle al pesto di spinacino, pinoli e pecorino

... la non ricetta semplice semplice del mercoledì....



Questa settimana la facciamo relax, vero?
Comoda comoda, con le ricette che si possono anche cucinare sbadatamente.
Magari di quelle disinvolte, che si cucinano senza pesare (e pensare), a mazzetti, ciuffetti e pugni...
Come fare il pesto certo non devo dirvelo io, dunque questa è a tutti gli effetti una "non ricetta".
C'è lo spinacino al posto del basilico, e niente aglio. Io adoro le insalate di spinacino crudo e pinoli tostati, così, senza null'altro se non poco olio e sale.
Quindi, dato che avevo una confezione di pasta speciale avuta in dono da alcuni amici speciali, e custodita gelosamente, ho pensato che una prova assaggio veramente degna sarebbe stata quella a base di un condimento essenziale, fatto con gli ingredienti più semplici.
Quindi se volete prepararla anche voi dovete solo frullare insieme qualche manciata di spinaci, con un pugno di pinoli, sale, olio e poco pecorino romano.
A parte tostare qualche pinolo e tagliare qualche pezzetto di pecorino sottile.
Aggiustate di olio e di sale e usatela per condire la vostra pasta preferita...
Decorare con qualche fogliolina di spinacino.

Buona festa per domani! ;)

lunedì 22 aprile 2013

Banana-Walnut Loaf

Il cake "sbadato" del lunedì mattina ;)

Questi giorni sono un po' distratta.
Forse più stanca che distratta, dato che in effetti la scorsa settimana è stata un filino "mobile".
In 5 giorni 3 regioni e 4 città (per fortuna il tutto contenuto all'interno del centro Italia ;-)).
Venerdì sera, al rientro, tardissimo, mi guardo intorno e mi rendo conto che tutto il resto della mia vita accusa il colpo. E il sabato mattina, stranamente, non ho in mente di cucinare.
Per prendere il contatto con il mondo comincio a guardarmi intorno e a parte la casa disastrata che necessiterebbe di un intervento modello "impresa di pulizie" (e che si accontenterà invece della sottoscritta! ;)), comincio a cercare quelli che potrebbero essere gli ingredienti dimenticati e da salvare prima del volgere al termine della settimana.
Ci sono delle noci che guardo con sospetto da un po', tocca farle fuori, e due banane in forma, ma, direi, piuttosto "dorate".
La pasta madre sta bene e merita un premio.
E forse lo merito anche io, il mio premio "lentezza", dunque come primissima cosa mi metto ad impastare un paio di pagnotte. Tra i cibi non c'è niente di più completo, come colore, come sapore, come odore e anche come suono e sensazione tattile, di una pagnotta di pane lievitata in tutta calma e appena sfornata.
Quindi vai col pane.
Poi tocca alle banane e alle noci, e dato che qualche giorno fa (sì, più o meno) avevo visto un banana bread molto molto convincente dalla mia amica Barbara, ho deciso che le banane e le noci avrebbero avuto una fine gloriosa!!!
Ma volevo anche fare la brava, e seguire la ricetta "alla lettera" (cosa rara dato che io cambio spesso e volentieri tutte le ricette comprese le mie), quindi come primissima cosa ho fuso il burro e l'ho lasciato intiepidire, da parte.
Poi super-diligentemente e super-scrupolosamente ho continuato a seguire la ricetta, e probabilmente ero troppo presa dalla questione stampo (cioè all'ultimo ne ho "isolati" 3-4 piccini con l'aggiunta di scaglie di cioccolato per far contenta idealmente una mia amica e lettrice che è stata capace di pensare di aggiungere i pezzetti di cioccolato ai biscotti alla segale, figuriamoci qui B-)), o troppo disabituata a mettere il burro all'ultimo (cosa che faccio in effetti solo con gli impasti lievitati tipo brioches), beh, fatto sta che la qui presente Vaniglia (e chi mi conosce, o legge da un po', non ci crederà) ha dimenticato di aggiungere il burro!!!!
Insomma, appena infornato tutto, ho cominciato a blaterare per la cucina, dicendo "porca vacca, il burro, il burro porca vacca", camminando avanti e indietro e pensando. A cosa pensavo? Buona domanda... Più che un pensiero, si è trattato di una decisione.
In capo a 40 secondi avevo deciso che se l'avocado può fare da burro in una mousse al cioccolato, allora la banana mi avrebbe sicuramente fatto il favore di sostituirlo, in qualche modo, in questo banana bread!
Beh, devo averla convinta, perchè è venuto buonissimo lo stesso (ovviamente non vi salti in mente di dire in giro che la sottosctitta ha detto che si può sostituire la banana al burro perchè evidentemente non è così, ma in questo caso diciamo che ho avuto fortuna e che forse per questo tipo di cake si può anche soprassedere ;-))!!!
Perfetto. E molto light, no, per voi pulzelle che magari state già a pensa' alla prova costume?! ;)
Ad ogni modo, in un lascia o raddoppia che ormai contraddistingue la mia forse disturbata personalità, io alla prossima provo con latte di avena e magari anche un po' di cruschello. Forse con un poco di olio, per salvaguardare in quel caso un minimo di elasticità... Che dite, se lo faccio vi aggiorno? Le uova però quelle non sono ancora pronta a toglierle, ma so che voi apprezzate lo sforzo lo stesso...
Bacibaci, e buon inizio settimana a tutti!

Ecco la ricetta, praticamente quella di Barbara togliendo il burro e sostituendo le noci alle noci pecan!!! ;)


Banana-Walnut Loaf
Ingredienti
150 g di farina integrale
100 g di farina
50 g di amido di frumento*
140 g di zucchero di canna
90 ml di latte
100 g di gherigli di noci
1 bustina e 1/2 di lievito per dolci
2 banane mature ma non troppo
2 uova
burro e farina per lo stampo

Sbattere bene (con le fruste elettriche) le uova con lo zucchero fino a che non saranno diventate spumose e soffici. Con una forchetta, schiacciare le banane (sbucciate) e unirle alle uova.
Mescolare le farine, l'amido e il lievito e uniteli poco per volta al mix di uova.
Tritare le noci grossolanamente, tenendone da parte 8-10 per la decorazione, e unitele al composto. Aggiungere il latte un po' alla volta e lavorare bene il tutto per altri 5 minuti.
Imburrare e infarinare bene uno  stampo da 12 x 26 cm e versarvi il composto fino a circa 3/4 della sua altezza (io ho usato uno stampo tondo a fondo mobile da 15 cm più 4 stampini molto piccoli).
Sistemare sulla superficie le noci restanti e infornate in forno precedentemente riscaldato a 180 °C.
Far cuocere per circa 40 minuti (fare la prova stecchino prima di tirarlo fuori).
Lasciar raffreddare prima di estrarlo dallo stampo.

* Frumina


sabato 20 aprile 2013

menù per un aperitivo (nuziale), ultimo round: i bicchierini.

Eccoci finalmente!
Siamo arrivati alla conclusione dell'avventura riminese che ha caratterizzato tutti i post della settimana che sta per finire.
Abbiamo cominciato mercoledì e quindi siamo anche arrivati un po' lunghi, rispetto ai tempi standard di postaggio, però sono sicura che non me ne vorrete se anche oggi vi metto un paio di ricettine da aperitivo, tantopiù che, pensavo, su questo blog non ce ne sono poi così tante (e quindo con questa settimana abbiamo recuperato).
Dato che siamo in pieno week-end, poi, stavo giusto pensando al fatto che questi bicchierini si possono prestare benissimo anche ad un brunch, magari all'aperto se il tempo ci assiste.. :)
Per le ricette mi sono rifatta, con qualche piccola variazione e aggiustamento, al libro Easyfinger di Sigrid Verbert, e anche in questo caso, come per tutte le altre portate, mi sono divertita e differenziare i sapori (e i colori!) immaginando una ricetta di bicchierini da dedicare alla sposa ed una ricetta da dedicare allo sposo.

Vi aggiungo anche qualche foto di back stage che sono riuscita a fare nei pochi momenti in cui ho preso in mano la macchina fotografica, e le ricette, oggi che è sabato e ho un po' più di tempo a disposizione (si fa per dire! ;), ve le metto sia su testo che su immagine, olè!



Zuppa fredda di ravanelli e formaggio fresco

Per la sposa, come nel caso del cocktail, colori rigorosamente sul rosa, ma in un tono più delicato, ed un sapore molto raw, ottenuto frullando i ravanelli solo un poco sbianchiti, con un formaggio fresco.
Il risultato finale è molto delicato e naturale (io tendo a condirli poco, in quelli che vedete in foto alla fine non abbiamo messo il pepe, voi regolatevi secondo delle vostre preferenze), e a me che piacciono i ravanelli ma non so mai come differenziarne l'uso in cucina, preferendoli crudi, questi bicchierini sono piaciuti un sacco... ;)



Zuppa fredda di ravanelli e formaggio fresco (dedicata alla sposa)
Ingredienti
140 gr di formaggio fresco*
200 gr di ravanelli, più 6-8 per il topping
1 cucchiaio di aceto di sidro (o di mele, al limite)
10 cl di latte
sale e pepe**
una noce di burro e un cucchiaio di zucchero

Lavare i ravanelli e pulirli, poi scottarli per circa un minuto in acqua bollente non salata. Scolarli ed immergerli nel ghiaccio.
Tagliere poi i ravanelli (lasciandone da parte 6-8) a pezzetti e frullarli con il formaggio, dl'aceto e il latte, poi aggiungere il peperoncino (se lo usate).
In un padellino antiaderente scaldare il burro. Aggiungere i restanti ravanelli tagliati a pezzetti e lo zucchero, mescolare, tenendo il tutto a fiamma vivace, finchè non sono lucidi e leggermente caramellati.

*la ricetta originare ne prevedeva 200 gr ma io ho preferito diminuire la quantità del formaggio per favorire il sapore dei ravanelli.
**la ricetta originale prevede anche il peperoncino, io non l'ho messo











______

Bicchierini pere e gorgonzola

Dedicato allo sposo invece un sapore decisamente più netto, e colori più vivaci.
Bicchierini a base di gorgonzola (e mascarpone) e pere caramellate.
Vi dico subito una cosa che ho scoperto, grazie allo chef, sul caramello, mia personale bestia nera, e del quale (maniaca del controllo quale sono), vorrei avere una padronanza assoluta, anche se in effetti non è sempre così. Oto mi spiegava brevemente, mentre stava ai fornelli, che l'assenza di acqua e le alte temperature sono le condizioni imprescindibili per la formazione del caramello. Quindi, le pere, dopo essere state tagliate a cubetti piccoli e regolari, e passate nel succo di limone per evitare che si scurissero, sono state fatte scolare ben bene, e poi caramellate da lui stesso con poco burro e zucchero (in questo caso di canna)




 
Bicchierini pere e gorgonzola (dedicati allo sposo)
Ingredienti 
150 gr di gorgonzola dolce
200 gr di mascarpone
2-3 cucchiai di latte
2-3 pere non troppo mature
1-2 cucchiai di burro
1-2 cucchiai di zuccheri di canna
sale e pepe

Frullare il gorgonzola sbriciolato insieme al mascarpone e al latte fino ad ottenere una crema omogenea. Condire con pepe nero macinato al momento.
Usare questo composto per riempire i bicchierini e metterli a riposare in frigo.
Nel frattempo sbucciare le pere, tagliarle a dadini e caramellarle in una padella con il burro e lo zucchero. Lasciar freddare.
Finire i bicchierini con i dadini di pere caramellate.


Dunque ci siamo.
Anche questa "storia di cucina" è stata raccontata. Una cucina davvero più grande del solito. E una storia forse più articolata.
Vaniglia, in gita, si è divertita un sacco ed ha imparato davvero molte cose, con un paio di materie che si "riporta a settembre" (e quindi da studiare presto!): cocktail e sac à poche. Gambe in spalla, qui tocca applicarsi! ;)
Grazie di tutto Carolina, per avermi cercata, trovata e coordinata, e grazie Natascia, Select Hotels e a tutto il Grand Hotel Rimini per l'accoglienza impeccabile e calorosa, e per la disponibilità totale!








venerdì 19 aprile 2013

Venerdì, cocktail!

Barbara è LA barman.
E' la prima persona, delle tante che mi sono state presentate lo scorso sabato al mio arrivo al Grand Hotel Rimini che credo di aver messo a fuoco distintamente fin da subito.
Dev'essere perché la questione cocktail mi terrorizzava ormai da giorni, e la vista della capo barman dell'Hotel mi ha infuso all'istante una sicurezza totale.
Il giorno dopo, 5 minuti esatti dopo che avevamo iniziato a lavorare, era già il mio mito.
Perfettamente coordinata nei movimenti, acuta, veloce, multitasking, lei è una VERA. MACCHINA. DA GUERRA.
E poi è simpatica, e vi giuro, oh voi foodblogger che leggete in questo momento, ha un talento innato nella composizione e nella presentazione che io me la sarei voluta mettere in tasca e rapirla per poi tirarla fuori alla prima sessione fotografica utile.
Mentre preparava i cocktail ha detto "io e la fotografia siamo due cose diverse", poi tre secondi dopo, mentre io scattavo e lei finiva di sistemare il bicchiere, mette al volo tre fogliette di menta che io manco al dodicesimo tentativo. E a quel punto ho pensato che magari la fotografia no, ma lei il food styling ce l'ha proprio nel sangue.
In effetti come dicevamo con mia cucina, sabato sera, distrutte dalla stanchezza prima di andare a nanna, uno degli aspetti che più ci colpiva del Grand Hotel, era proprio il personale.
Tutti, tutti nessuno escluso, sono bravi, competenti e simpatici. Una parola che non uso quasi mai e che qui mi verrebbe proprio da dire è perfetti.
E in questo caso nel concetto di bravura (in effetti va da sé ma io non avevo ancora mai messo a fuoco distintamente la cosa) non rientra solo la competenza (no anzi, l'eccellenza!) nel preparare, o nel cucinare, ma anche nel presentare. Che poi non è un concetto avulso a noi foodblogger, quello per cui il cibo si comincia ad assaggiare dagli occhi!!!


Insomma, dicevamo, Barbara Minichiello, la capo barman del Grand Hotel Rimini (e mio mito) è così brava che io, nel preparare i cocktail che avevo pensato per il buffet di aperitivo nuziale per l'iniziativa dedicata da Select Wedding, non ho dovuto fare altro che assisterla e guardarla, con tanto d'occhi poi velocemente sostituiti dalla mia macchina fotografica.Per le bevande quindi dedicate dalla sottoscritta all'iniziativa di Select Hotels sui consigli per un buffet nuziale fai-da-te (come anche per il cibo, qui e qui maggiori dettagli, e qui se volete avere un'idea ancora più completa di tutta la mia avventura al Grand Hotel Rimini ;-)), avevo pensato a due diversi cocktail, uno virtualmente dedicato alla sposa, ed uno allo sposo, come colore, tipologia, sapore e consistenza.Per la sposa un cocktail rigorosamente rosa, un Martini Slush a base di sorbetto al limone, litchi, e ribes, mentre per lo sposo un classicissimo long drink: un gin tonic con cetrioli a fette sottilissime, e lime.Il mondo dei cocktail è per me tanto affascinante quanto inesplorato, e non avrei potuto avere insegnante  migliore di Barbara in questo campo. Per non parlare poi di Filippo, ovviamente simpaticissimo e bravissimo pure lui (che ve lo dico a fare ormai! ;)), che ha badato a me affinché non smontassi letteralmente il bancone del bar per cercare di fotografare!Questa quindi la prima ricetta, vista qualche tempo fa nel blog di Bakers Royal:

RIBES e litchi MARTINI SLUSH  (dedicato alla sposa)Ingredienti per 2 persone
8 0z. sorbetto al limone (240 grammi)
5-7 litchi, spellate e snocciolate
10-12 ribes
6 once vodka (180 ml)

Procedimento
Mettere litchi e ribes nel blender e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio. Filtrare. Aggiungere il sorbetto e frullare. Aggiungere vodka e frullare delicatamente.



Per il secondo cocktail invece, mi sono rifatta alla'altra mia fida Barbara, e al classico gin tonic che avevo visto nel suo blog qualche tempo fa e che mi era piaciuto tanto...



La ricetta anche in questo caso è semplicissima, e ve la riporto qua sotto:

HENDRICK'S GIN & TONIC con cetriolo, menta e lime (dedicato allo sposo)

Ingredienti per 2 persone
4 fettine sottili di lime
10-12 fettine sottilissime di cetriolo, con la buccia
2 parti di Hendrick's gin
3 parti di acqua tonica
10-12 cubetti di ghiaccio
qualche fogliolina di menta fresca

Procedimento
Sistemare in un bicchiere piuttosto alto le fettine di cetriolo e di lime e le foglie di menta. Riempire con i cubetti di ghiaccio e versare il gin.
Colmare con l'acqua tonica e mescolare delicatamente con un cucchiaino lungo, per mantenere integre le bollicine dell'acqua tonica.















Vi lascio con una foto di Barbara e Filippo all'opera.
Io starei le ore a guardarli mentre lavorano.
Grazie per l'attenzione e la pazienza, a presto! ;)

nb. la prima foto, di Barbara, in alto a destra, è stata scattata, come quelle in bianco e nero che si trovano nel post di ieri, dalla mia amica Carolina!








giovedì 18 aprile 2013

Nelle cucine del Grand Hotel Rimini: menù per un aperitivo nuziale fai-da-te

Nelle cucine del Grand Hotel Rimini puoi benissimo perderti. Se non hai seguito un preventivo corso di addestramento.
E immagino si possa anche molto facilmente soccombere, senza quello di sopravvivenza.
Io in realtà anche se pochi giorni fa mi trovavo proprio lì non avevo superato né l'uno né l'altro, di questi "corsi". Però dalla mia avevo il salvataggio in mare, la guida spirituale, la luce pilota ;-).
Una luce pilota molto paziente, a dire il vero. Ed estremamente competente.
Oto De Gruttola, secondo chef del Ristorante del Grand Hotel, che come vi raccontavo ieri è stata la persona con cui ho avuto il privilegio di preparare il mio buffet nuziale per l'iniziativa a tema wedding di Select Hotels, è infatti così bravo che ogni suo gesto, ogni minimo movimento, catalizzava la mia attenzione tanto da distrarmi dal cucinare e farmi pensare a dove avevo posato, poco prima, la macchina fotografica.
Poi, una volta che avevo in pugno la macchina fotografica, erano sempre i suoi gesti veloci e precisi, dettati da una memoria del corpo che conosce ogni angolo, ogni piega della propria cucina (come contenitore, ma soprattutto come contenuto!), che richiamavano la mia attenzione alla cucina stessa, alla preparazione, ai tempi, ai pesi e agli ingredienti.


Insomma io avrei voluto sdoppiarmi: da un lato una Vaniglia concentrata nella cucina, che osserva e apprende, e dall'altro una Vaniglia dietro la macchina fotografica, che scatta le foto. Anzi, forse sarebbe meglio immaginare di riprenderlo, lo chef-luce-pilota, dato che è velocissimo nei movimenti...
E badate che io lo vedevo che andava piano-piano-piano per rallentare fino al mio ritmo. Sì, perchè lui non è solo bravo. Ma ha anche un quid. Un che di umano che mi ha personalmente lasciata di stucco, che mi ha fatta sentire come a casa anche in una cucina immensa dove servono come minimo un corso di addestramento ed uno di sopravvivenza! ;-)Ecco quindi le foto delle preparazioni (quelle in bianco e nero scattate dalla super brava Carolina), e a seguire quello che ne è scaturito, ovvero i piatti (a colori, foto scattate dalla sottoscritta che avrebbe voluto avere almeno il doppio del tempo per ogni piatto, data la luce meravigliosa che come vi ho già raccontato contraddistingue questo luogo magico). Ho deciso di iniziare a raccontarvi il menù partendo dagli impasti salati, ovvero dalle mie preparazioni preferite: biscottini e scones salati, minicroissants e girelle di sfoglia. Il menù completo (ed il suo "principio ordinatore") lo trovate su Select Wedding (e a breve oggi, anche un post tutto dedicato al back stage, con molte altre foto e i dettagli della preparazione): mentre domani e dopodomani qui su Vaniglia anche il seguito delle ricette! Grazie Oto per la pazienza e per l'accoglienza nella vostra cucina, à la prochaine, chef! ;)





Girelle di sfoglia con finocchietto selvatico e arancia

La sfoglia, non c'è che dire, è un po' la "ruffiana" degli aperitivi.
E' semplice ed immediata da utilizzare, una volta realizzata e opportunamente congelata se avete intenzione di cominciare a preparare per tempo, oppure acquistata già pronta ma mi raccomando in questo caso la qualità deve essere la migliore che riuscite a trovare!
Se la qualità della sfoglia è alta, è buona anche solo cotta. Mia mamma per esempio fa dei "biscottini" semplicemente aggiungendo sale, rosmarino tagliato fino e poco olio d'oliva spennellato, ad un rettangolo di sfoglia, poi lo taglia a rettangoli e lo butta in forno mentre lei combatte con il resto del pranzo domenicale.
Lo usa poi per "domare" i commensali che le ronzano sempre tutti intorno in cucina mentre sta preparando (cosa che lei odia, ovviamente! ;)).
Queste girelle sono così, semplici semplici, ma raccolgono due sapori che per me sono molto evocativi e sicuramente imprescindibili: i prati (la polvere di finocchietto selvatico della mia amica Francesca), e agrumeti (la scorza dell'arancia tagliata sottile sottile - da Oto ;)).
Per un sapore più "ricco" si può aggiungere la paprika dolce, ma ammetto che a me, abbondando con i primi due ingredienti, piace da matti  nella versione "en plein air"!



Girelle di sfoglia con finocchietto selvatico e arancia 
Ingredienti (per una teglia di girelle)
1 rotolo di pasta sfoglia pronta (rettangolare).
finocchietto selvatico in polvere q.b.
2 arance biologiche o non trattate
(paprika dolce, facoltativa)
30 gr di burro
sale e pepe

Stendere la pasta a forma di rettangolo.
Fondere il burro e spennellarvi la superficie della pasta.
Distribuire sulla superficie della pasta l'arancia grattugiata ed il finocchietto selvatico (abbondanti).
Salare e pepare.
Formare un rotolo con la sfoglia (stringere stretta-stratta) e poi spennellare di nuovo con il burro fuso.
Tagliare la sfoglia a fette larghe circa 1 cm e disporle su una teglia rivestita di carta da forno (parte tagliate verso la carta da forno).
Cuocere a 180°C per circa 20'. Servire subito





Biscotti salati robiola, limone e rosmarino

Ecco io adoro questo impasto. Mi piace la sua consistenza leggera ed il suo profumo sia da crudo che da cotto. Si tratta di biscottini impastati con un formaggio fresco che "sfogliano" leggermente in cottura e lasciano in bocca il sapore del limone. Sono leggeri e molto "disimpegnati".
Si cucinano quasi da soli, tanto che io, che in genere non amo ritagliare biscotti, ne farei senza lamentarmi anche in quantitativi industriali!
La forma l'abbiamo ottenuta con un tagliapasta quadrato di circa 4 cm di lato, poi tagliando ogni singolo quadrato a metà sulla diagonale.
La sistemazione nel piattino qua sotto viene direttamente dalle mani dello chef, e scusate se è poco! ;)


Biscotti salati robiola limone e rosmarino
Ingredienti
120 gr di farina (con qualche cucchiaio in più, se occorre)
100 gr di robiola fresca
40 gr di burro
1 tuorlo
rosmarino tagliato fino
scorzetta di uno o due limoni non trattati tagliata finemente
sale e pepe

In una ciotolina lavorare la robiola, il tuorlo, il rosmarino, il limone, il pepe e il burro fuso fino ad ottenere una crema omogenea.
Aggiungere la farina ed impastare.
Avvolgere con pellicola alimentare e tenere al fresco al riposo per almeno un'ora.
Stendere l'impasto ad un cm circa di spessore.
Tagliere la pasta con un coltello affilato, o con un tagliapasta, poi disporre i biscotti su una teglia rivestita di carta da forno.
Cuocere a 180°C per circa 15'. Far freddare su una gratella.





Mini-scones salati con farina di mais, fave e pecorino.

Allora, questi scones sono una mia personale rivisitazione degli scones salati al mais e cheddar di Rose Carrarini, pubblicati nel suo libro Breakfast, lunch, tea, e di cui avevamo parlato tanto tempo fa proprio su questo blog! ;).
La versione "fave e pecorino" è sicuramente molto più sportiva e "nostrana", ma anche molto primaverile, colorata e divertente.
L'importante, per un aperitivo, è che il tagliapasta sia piccolo, e che gli scones non troppo alti. Questa cosa me l'ha fatta notare Oto mentre li cucinavamo. Effettivamente nelle mia "testa da blogger" gli scones devono "salire" bene ed essere cmq più alti possibile. Io personalmente, salati o dolci che siano, li consumo spezzandoli a metà nel senso longitudinale. Però, a pensarci bene, chi fa un aperitivo i piedi ed ha in una mano un bicchiere di bollicine, ne ha a disposizione solo un'altra per mangiare, e più il cibo presentato ha le proporzioni di un boccone, più "funziona". (ehm, vabbè, io quando abbiamo parlato di questi aspetti li avevo già tagliati).
Grazie a questo piatto, anche impiattandolo, e parlando con Oto, ho avuto modo poi di riflettere su vari aspetti legati alla presentazione e a quanto possa cambiare rispetto alle finalità di questa.
Una volta che abbiamo cominciato ad infornare infatti, Vaniglia è partita con i suoi "tic" standard di "monitoraggio-forno", e avrebbe voluto, come suo solito, cuocere un cincinino di meno (tipo i miei sarebbero usciti pallidini). Poi, per impiattare (mamma mia hanno dei piatti meravigliosi! ;)), io cercavo sempre quanto di più piccolo e profondo (vedere coppetta qua sotto) e Oto quanto di più grande e funzionale per la visibilità e la presentazione e trasporto dalla cucina, ovviamente! (vedere piatto, sempre qua sotto ;)).
Insomma, domenica tornando a casa pensavo proprio a questo, ovvero a quanto quella finestra rettangolare e tutti quei magnifici vetri attraverso i quali da 4 anni ormai guardo la mia cucina, influiscano (nel bene e nel male) nel mio modo di immaginare o preparare un piatto, e di quanto questo essere blogger e fotografa ormai si senta addosso... :)



Mini-scones fave e pecorino
Ingredienti
120 gr di farina (fino a 150)
120 gr di farina di mais
60 gr di pecorino toscano non stagionato
80 gr di burro
60 gr di latte
1 uovo
400 gr di fave (circa 100 gr pulite)
1 cucchiaio abbondante di lievito per dolci
sale 
tuorlo sbattuto con acqua per spennellare

Sbucciare e pulire le fave, fino ad estrarre i singoli legumi dal baccello e dalla buccia di ognuno (a parte quelle veramente piccole).
Mescolare le farine, il lievito ed il sale, poi aggiungere il burro a fiocchetti ed il formaggio grattugiato.Lavorare pizzicando con le mani.
A parte sbattere l'uovo insieme al latte, poi aggiungere le fave.
Mescolare le componenti solide con quelle liquide, rapidamente, poi passare l'impasto sul piano di lavoro infarinato e stenderlo con il mattarello a circa 2 cm di spessore.
Disporre gli scones separati gli uni dagli altri in una teglia rivestita di carta da forno e spennellari con il secondo uovo sbattuto.
Cuocere per una decina di minuti a 200°C per circa 10'.
Servire tiepidi.





Mini-croissant salati con ricotta e semini.

Eccoli, i croissant che mi sono maledetta più e più volte di aver proposto: nell'arco della scorsa settimana infatti, dopo aver inviato le ricette in anticipo al Grand Hotel (e solo dopo, ma i tempi erano veramente strettissimi e quindi non abbiamo potuto fare diversamente) mi sono messa  provare le ricette (che non avevo mai ancora cucinato (ehm) e mi sono accorta che mentre tutto il resto riusciva bene e al limite mi potevo permettere di fare anche qualche piccolo miglioramento di consistenza&co., questi croissant proprio non ne volevano sapere di starsene chiusi. Provati due volte ma niente.
Poi per fortuna arrivò lo chef.
E la sottoscritta dovette decidersi a misurarsi con il sac à poche. Che è uno strumento che sono secoli che rimando di utilizzare. Pur amando la pasticceria, pur amando la precisione, pur amando le piccole (come dimensioni) preparazioni, io giravo sempre un po' alla larga, da questo utensile indispensabile in cucina.
Ehm, poi ad un certo punto ti devi adattare. E per fortuna. Perchè ti permette di dosare mooolto meglio che il cucchiaino, e di fare moooolto prima. Così i croissant così si sono chiusi ben benino (occhio mettete la puntina della chiusura sotto ad ogni singolo croissant così il suo peso farà un po' da "fermo"), e alla fine io e loro ci siamo riappacificati... ;)



Minicroissant di sfoglia con ricotta e semi di papavero
Ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia pronta
Semi di papavero, o sesamo (un paio di cucchiai, più un cucchiaio per decorare)
100 gr di ricotta
1 o 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
1 tuorlo più poca acqua per spennellare
sale e pepe
olio extravergine d'oliva

Procedimento
Mescolare la ricotta e d il formaggio con un filo d'olio, i semi di papavero, poco sale e pepe.
Fondere il burro e spennellarvi la superficie della pasta.
Tagliare la sfoglia in triangoli di 10 cm di lato.
Mettere poca ricotta alla base di ogni triangolo (volendo aiutandosi con un sac à poche), ed arrotolare ciascuno dei triangolini fino a formare dei cornetti.
Spennellarli con il tuorlo sbattuto.
Cuocere a 180°C per circa 15'-20' o finchè non sono leggermente dorati.



Per oggi mi pare che basti... Domani ci facciamo un paio di dink, ok? ;))


mercoledì 17 aprile 2013

Cugine, sposalizi, attimi di dolce vita.

Select Wedding, piccola anteprima di un menù dedicato...


No, no.
Cominciamo col chiarire.
Uno, non mi sto sposando.
Due, no mi sto "damigellando".
Eppure questo post (o meglio, questo e tutti quelli che seguiranno, in settimana) parlerà (anche) di "cose nuziali" e fratellanza tra cugine.
E di cibo, come sempre. E di luoghi, come spesso. E di storie.
Diciamo come primissima cosa che per aver "bucato" il post di lunedì scorso, posso dichiararmi assente giustificata. Tra sabato e domenica infatti, invece di stare a casa a spentolare e poi a fotografare e poi a scrivere, mi trovavo nelle cucine del Grand Hotel Rimini, a cucinare con il loro bravissimo secondo chef Oto De Gruttola, a preparare cocktail con la capo barman Barbara Minichiello e a fotografare negli ambienti di quello che potrei definire uno degli spazi più straordinari che abbia mai visitato.
Ma andiamo per ordine, provo a raccontarvi.
Un paio di settimane fa sono stata contattata da Carolina, un'amica, ormai, dopo lo scorso week-end ;), che si sta occupando di un progetto su tema Wedding con Select Hotels, la catena di alberghi alla quale appartiene anche il famosissimo Grand Hotel Rimini.

I micro-eventi che compongono il progetto consistono in un week end creativo in cui una blogger crea un elaborato al Grand Hotel con lo scopo di ospitare la realizzazione di progetti fai-da-te a tema matrimoniale, affinché i lettori possano prendere spunto per le loro nozze o feste.

Gli eventi di questo progetto spaziano dal tema delle bomboniere, dei fiori e degli allestimenti a quelle del food, per la realizzazione di un menù nuziale.
La sottoscritta (guarda caso ;-)) è stata invitata ad uno dei tre eventi dedicati al food, ed in particolare mi è stato chiesto di immaginare delle ricette adatte ad un aperitivo nuziale home made, da realizzare nella cucina dell'Hotel, e poi da fotografare e da raccontare.


Io tra l'altro, che sono una persona ancora non so bene se particolarmente distratta o troppo concentrata (ma solo, anzi troppo, su alcune cose, il che equivale ed essere distratti), avevo sì ben capito cosa avrei dovuto fare, ma non del tutto afferrato le modalità.

Quindi nella mia testa andavo a preparare un "menù aperitivi" in un angolino della cucina del Grand Hotel cercando di dare meno fastidio possibile, e chiedendo in caso un aiuto disperato a qualcuno che mi volava accanto in cucina mentre era impegnato in manicaretti ben più importanti del mio.
Avevo immaginato, al limite, l'aiuto di qualche malcapitato giovane aiutante di cucina che fosse stato "comandato" di sorbirsi la blogger fotografa che si occupa di cucina per passione.
Beh, quel malcapitato era nietemeno che il secondo chef, ed io questo l'ho capito solo una volta arrivata lì, o meglio nel momento esatto in cui mi è stato presentato (e ovviamente, se fossi una che guarda la TV, lo avrei capito anche da me prima ancora della stretta di mano), ad ogni modo, diciamo che in questo caso la mia proverbiale inconsapevolezza (la stessa che mi ha portato a presentarmi in uno dei posti più chic che abbia mai visto calzando un paio di All Star semi sfondate che mia madre tenta di gettare da almeno due anni) è stata molto utile, dato che se lo avessi capito per tempo mi sarei un attimino messa pensiero, e quindi va bene, ormai ero lì, e cucinare mi toccava cucinare.
Dal lato bevande poi c'è da dire che la signorina Vaniglia qui presente non è che sia il genio del cocktail (ne avete visti mai, in questo blog, per esempio? Beh preparatevi perchè sarà il nuovo tormentone dell'estate! ;)), e quindi, da brava "precisina" ero veramente preoccupata dell'esito di tale esperimento fuori dalle mura domestiche...
In quel caso ho avuto a fianco Barbara, una vera e propria "macchina da guerra". Mette mano anche semplicemente al cestello del ghiaccio e tu ti senti in un botte di ferro.
E lo ero! Ero in un luogo in cui tutto il personale era di una competenza tale non solo da fare il proprio lavoro alla perfezione, ma anche da farti stare bene!




Ora però, voi che mi conoscete, che sapete quanto Vaniglia sia timida, quanto "esca" poco, quanto abbia un'idea di cucina intima e sicuramente poco pubblica e poco "prestazionale", vi starete domandando come mai abbia deciso di imbarcarmi in una simile trasferta "fuoriporta"...
Beh, non so, c'era qualcosa, nella mia testa, che mi spingeva.
La curiosità.
Le grandi cucine dei ristoranti mi hanno sempre affascinata. Fin da piccola. Il desiderio di capire, di vedere, di imparare.
Il bagliore diffuso dal luogo che mi avrebbe ospitato. La sua storia di oltre un secolo, l'incendio, il bombardamento durante la Guerra, la ricostruzione e la dichiarazione di Monumento Nazionale, e forse più di ogni altra cosa, la grande figura di Federico Fellini al di sopra di tutto, come un nume tutelare.
Poi mia cugina, che io adoro, che ha condiviso con me tanti momenti "vitali" della mia esperienza universitaria (vivevamo tutti insieme, noi cugini, quando studiavamo!) e che da quando si è trasferita nelle Marche da Roma, mi sa che dobbiamo ancora riprenderci entrambe: ora abita a Pesaro, e ci vediamo veramente pochissimo, ed io avrei potuto portare con me un ospite.
Pesaro è veramente ad un passo da Rimini, e l'idea di acciuffarla alla stazione del treno, e passare un giorno e mezzo insieme, godendoci un pizzico della dolce vita del Grand Hotel ed un po' di arietta di mare di primavera, è stato un grande incentivo per la sottoscritta. 


Questo insomma il bel mucchietto di motivi per cui la timida Vaniglia, quella dell'odore di mela e cannella per la casa, degli impasti lievitati per tre giorni e delle confetture fatte in casa, delle cotture lente e degli stufati, la Vaniglia tutta foto e cucina, lo scorso sabato si trovava nelle cucine di uno dei più prestigiosi hotel d'Italia.
Per i dettagli, per i racconti, per le ricette, vi rimando ai prossimi post, mentre qui vi lascio qualche foto: rendono solo in parte l'aura speciale che avvolge il luogo e l'atmosfera rarefatta, sontuosa e raccolta al tempo stesso che lo caratterizza e che personalmente ritengo piuttosto rara (e quindi così preziosa!) negli ambienti lussuosi.
Una cura ed un attenzione ai dettagli, agli spazi e alle persone che mi ha veramente lasciata di stucco. Nulla di affettato o artificiale. Nulla di forzato o ridondante.
La luce, o meglio gli infiniti tipi e colori della luce di questo luogo mi hanno letteralmente rubato un pezzetto di cuore. 
E le persone, le persone sono state così perfette (Natascia non l'ho ancora nominata ma forse viene prima ancora di tutti! ;)) che dev'essere anche per quello che ci siamo trovate tanto bene, perché sono loro che fanno lo spirito dei luoghi, oltre che la bellezza del luogo stesso, che in questo caso, si può dire, abbonda in ogni angolo! ;)
Va bene.
Per oggi, come al solito, l'ho fatta anche piuttosto lunga con i racconti.
Vi lascio ancora un po' di foto scattate qua e là il primo giorno.
Badate che quegli aperitivi non sono i miei, eh?
Quelli uscivano dritti dritti dalle cucine dell'Hotel ed erano dedicati proprio ad un buffet nuziale..
Noi invece ci vediamo domani, e la settimana del blog a questo punto sarà breve ma intensa, perchè di ricette da raccontarvi ne ho un bel po'...

___________________________
AGGIORNAMENTO delle 15.00:
Qualche piccola anticipazione fotografica e non, i miei commenti e consigli sul tema, e il racconto al dettaglio del menù, lo trovate sul sito Select Wedding, ora online nel post pagina dedicato!


venerdì 12 aprile 2013

aprile dolce dormire: l'arrosto della domenica..

Trancio di spalla di scottona arrosto con patate... 
.. Dall'epistolario segreto Vaniglia-Pane&Burro!!!

Io e Barbara siamo amiche (e vabè questo ormai lo sapete ;-)).
Di quelle amiche un po' complici e 'complicemente' pazzoidi.
Che si va al mercato insieme, ci si avvicina al banco della frutta, si fa la nostra migliore faccetta ingenua con sorriso a trentadue denti (al limite tra l'ingenuo e lo psicopatico, non so se capite) e si chiede alla fruttivendola "Che, son sue quelle casse di frutta (senza la frutta dentro) accatastate là? Sono in vendita?" come stessimo ordinando una chilata di pere decana..
Che ci si incontra di sfuggita in pausa pranzo per uno scambio di pasta madre, cannucce colorate, granola e straccetti utili per foto e frutto di ultimi acquisti.
Che ci si scambia messaggi cifrati sull'avvistamento o meno e dove dei pierottini marroni, ultima (tra le tante) ossessioni da food fotografe, e soffiate sull'uscita dell'ultimo numero di Saveurs.
Che ci si scrive, ci si manca, ci si scambia opinione su tutto!
Uno degli ultimi nostri scambi di mail comprendeva, tra le mille cose, un due-tre passaggi sul tema arrosto, per il quale mi sono totalmente affidata alla mia Barbara, che io di tutto posso mettermi a discettare in cucina tranne che di arrosti, anche se, come sapete, ultimamente, sto studiando e sto applicandomi un bel po'.... ;).

Il fatto è che, da cibo tabù che era, difficile da mangiare e da cucinare per la sottoscritta, ho scoperto che l'arrosto è una preparazione defatigante, addirittura semplice e soprattutto al limite dell'auto-cucinante(-si).
E mentre fino ad oggi, nella nostra settimana di cucina per il relax, abbiamo parlato di cibi-coccola, da spizzicare e speluccare quasi distrattamente, questo di oggi è un cibo-coccola, da cucinare quasi distrattamente.
O meglio, dopo un po' di iniziale e necessaria concentrazione, il vostro amato libretto o il vostro lavoro a maglia potete sempre portarvelo vicino al forno... Mentre lui buono buono cuoce avete tutto il tempo che volete. Basta solo dargli una sbirciatina ogni tanto! ;)

Per la preparazione, ovviamente, vi rimando allo scambio di mail finesettimanale tra me e Barbara ( <3 ), poi integrato nelle fasi più concitate finali (tipo domenica?) da sms che definirei "a pie' d'opera", e che recitava più o meno così (e state attenti che c'è la ricetta dentro ;-)).

mail mia
oggetto: tre cose, di cui una pronto intervento Barbara
Buongiorno!!!!
oggi la comunicazione riguarda in particolare tre cose:
  1. ieri sera avevo una fame boia anche io, prox volta baguette intera
  2. ieri ho cercato le garze grandi, anche più di 30 x 30, ma niente, in realtà il max che ho trovato nelle farmacie in zona casa è 20 x 20... se ne trovi tu una "géant" ti sarò riconoscente a vita... ;-P
  3. ieri (sì, sempre ieri, tutto ieri! ;)) ho provato a mettere i pulsantini del "seguimi su", usando il programma che ti dicevo per le anteprimine (che ehm sarà ora di aggiornare, magari lo faccio nel finesettimana), insomma con questo codice qui: [...] solo che VENGONO ENORMIIIIII!!!!!! Tu come hai fatto? 
poi volevo chiederti un'altra cosa sull'arrosto da fare stasera con un trancio di spalla di scottona, ma direi che oggi forse è'mpo'troppo no? ;)


mail di risposta di Barbara
oggetto: R: tre cose, di cui una pronto intervento Barbara
[...]
per l'arrosto non so come lo vuoi fare.. io lo farei stracotto con tante verdurine (sedano carota cipolla e aromi vari alloro, rosmarino salvia etc e giusto una spruzzata di pomodoro, poi vino bianco e lasci cuocere nella tua meravigliosa cocotte per un paio d'ore bagnando con brodo di carne. alla fine il sughetto lo puoi pure frullare e fare una bella salsina...eh?)


mail di risposta mia
oggetto: R:R: tre cose, di cui una pronto intervento Barbara
graaaaazieeee
parliamo dell'arrosto, la cosa più urgente ;) ho delle patate piccine allungate quelle francesi, da fare fuori (al limite poi lo faccio domani), che costano un occhio e che io ho preso solo perchè erano confezionate con una specie di vassoio in legno tipo balsa (ne vogliamo parlareeeee?).
è un pezzo di scottona, già con retina e tutto... non è indicato?



mail di risposta di Barbara
oggetto: R:R:R: tre cose, di cui una pronto intervento Barbara
mi fai schiantare!!!
ma allora queste patate in magnifica confezione mica le puoi sprecare così, no? allora io farei così:

fai rosolare la carne con olio e un pezzetto di burro (che sarebbe facoltativo, ma da me il pezzetto di burro si mette dappertutto, pure nella minestrina col dado - e non lo dico per dire. lo metto davvero..)

poi quando si è bella rosolatina da tutte le parti, metti un po' di sale e ci aggiungi una cipolla bianca piccina (oppure mezza) tritata finissimamente e qualche foglia di salvia e/o rosmarino.

Poi sfumi con vino bianco (un bicchiere) e fai sfumare. Poi fai proseguire la cottura in casseruola sul fornello a fiamma moderata per almeno un'ora e mezza o due, controllando che non si asciughi troppo il fondo (ma nemmeno troppo liquido). le patatine le lavi bene bene e le dividi a metà per il lungo (oppure se sono molto piccole le lasci intere) e le fai cuocere con la carne per gli ultimi 20 minuti di cottura circa, o finché non sono cotte. Poi se ti piacciono più sbruciacchiate, levi la carne e schiaffi le patate a fare la crosticina in forno.

In ogni caso, io gli arrosti in genere li faccio quasi tutti così, che mi piace bello morbidino morbidino.. il tutto lo puoi fare anche in forno ma con il coperchio sennò l'arrosto si secca (a meno che non fai il roast beef che cuoce poco, ma la spalla non è adatta.).
che te ne pare? io ci vedrei bene pure l'aggiunta di una bella manciata di semi di coriandolo un po' pestati, così.. tanto per..
mi sa che il tutto a sto punto lo rimandi a domani, a meno che tu non voglia cenare alle 22.. 

mail di risposta mia
oggetto: R:R:R:R: tre cose, di cui una pronto intervento Barbara
ma quanto te vojo bene, quantoooooo?????

sì, alla fine ho messo su 'na passatina di ceci, che questo è il periodo dell'anno del rinnovo della dispensa (ad averne una che la mia dispensa sono due cassette di plastica impilate uhm).
l'arrosto lo farò domani, paro-paro come dici tu, che poi tra l'altro nel frattempo ho scoperto che l'ordine su amazon si era incagliato, quindi i libri su cui dovrò studiare (perchè ormai sono in fissa, co' sta cosa degli arrosti, magari era pure ora, eh?!).
La garza quando vuoi, va bene anche a maggio, luglio, settembre, tanto quando mi si inchiodano le foto in testa poi non se ne vanno più (e tra l'altro quando mi si inchiodano non è mai garanzia di bontà, anzi l'esatto contrario, ma finché non me le tolgo niente!).
e domani mi metto pure coi codicilli, vediamo se riesco.... (questa frase è tuttora un mistero anche per me medesima, quindi non mi chiedete cosa significhi).
Ho in programma post tenebroso con foto di atmosfera (troppa) in cui c'è secondo me grosso errore di composizione con tozzo di pane in basso a sinistra che impalla la foto, ma non importa, so' esercizi, tocca farli, quindi stasera mi metto e scrivo, che sono in ritardassimo, non ho fatto nemmeno in tempo a prendere la tazza per via del lavoro e il prossimo we sarò a Lucca da mia sorella quindi niente foto! ;)
bacini, e grazie!





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