venerdì 29 marzo 2013

menù di Pasqua: la "pizza" di formaggio dell'ultimo minuto

Cari amici,
capita anche a voi (a volte) di arrivare vicini-vicini ad una festività, di rendervi conto che siete poco-poco (ma poco, eh?) indietro, e di sentire che le cose ancora da fare sono migliaia (tipo la spesa ancora prima che mettersi a cucinare... °_° ), e avere la tentazione di cedere anche ad un po' di disperazione, prima di cominciare a correre come matti?
Se sì, questa è la geniale ricetta che fa per voi...
E' la storica ricetta della pizza di formaggio super veloce di mia mamy. Si fa con degli ingredienti che solitamente abbiamo tutti in frigo ed oltre che velocissima è anche facilissima e super buona, super soffice, e super profumata... Ma soprattutto riesce sempre, come tutte le ricette di mia mamy... <3



Quindi sono sicura che mi scuserete il fatto che l'incipit di oggi assomiglia più che altro ad una televendita di pentole, ma il fatto è che il post programmato (con le foto scattate qualche giorno fa) è stato dalla qui presente Vaniglia cestinato perchè proprio non riusciva a digerirne le suddette foto, e dato che spesso la signorina (sempre Vaniglia, quellallà) scrive in funzione delle immagini, ecco, la scelta di oggi era tra il non postare e il rifare tutto da capo stamane, cucina, foto e scrittura in tempo reale... Ho scelto la seconda, perchè:
a. questa ricetta è veramente speciale, perchè è la "pizza di formaggio" (noi la chiamiamo "pizza" da sempre, da quando io e mia sorella bambine aspettavamo trepidanti Pasqua per questa torta salata, oltre che per l'uovo!) per eccellenza di casa mia, e ci tenevo tantissimo che la poteste provare anche voi...
b. Oggi è Venerdì Santo, ed io volevo salutarvi e farvi gli auguri!!! E poi la ricetta giusta da inviarvi come dono di Pasqua è proprio questa: immediata e molto adatta anche per il picnic del Lunedì di Pasquetta (casa, giardino, campagna, termosifone o pioggia che siano... ;-P).

In genere mia mamma la prepara in un'unica tortiera abbastanza ampia (26 cm di diametro e a bordi alti).
Ma la stessa ricetta va benissimo per dei muffin (diminuendo leggermente i tempi di cottura) o per dei cakes salati. Con le dosi seguenti potete realizzare una torta grande oppure 16 muffin.
A me sono venuti un cake cotto nello stampo da 28 cm e un minicake (quello in foto sopra) lungo 16 cm.

Quella del minicake mi sembra un'ottima idea anche per un presente, al posto del solito uovo che poi noi blogger stiamo tutte lì a scrivere le ricette "come riciclare l'uovo di Pasqua" (ma quando mai? possibile che solo io e le mie sorelle ce lo pappiamo tutto e anzi serbiamo gelosamente ogni più piccolo triangolino di cioccolata???)...

Insomma, bando alle ciancie, ecco la ricetta di mamma con qualche mio arrotondamento (tra parentesi)

ingredienti (per una tortiera a bordi alti diametro 26 cm)
4 uova
50 gr di parmigiano grattugiato
50 gr di pecorino grattugiato
pepe (facoltativo) un pizzico
1 bicchiere di olio di semi (io ho messo 90 gr di olio d'oliva)
1 bicchiere di latte (io ho messo 220 gr)
1 pizzico di sale (io non l'ho messo)
500 gr di farina (io ho messo 400 gr di farina 0 e 100 gr di farina integrale)
2 bustine di lievito in polvere
100 gr di emmenthal a cubetti

procedimento 
versione lacoonica di mamma
"Tutto nella KA e girare. In una tortiera grandina bella alta a 180°C per una mezzoretta"
versione mia
Versare in una ciotola le farine, il pepe e i formaggi grattugiati, poi le uova mescolando, il latte e l'olio.
In ultimo il lievito, poi mescolare bene e velocemente, e i cubetti di emmenthal.
Cuocere in una teglia da 26 cm di diametro foderata di carta da forno, nel forno già caldo, a 180°C per mezzora o fino a quando inserendo nella torta una lama di coltello, questa non ne esce asciutta.




Bene, ora non mi rimane, finalmente, che augurarvi BUONA PASQUA!!!!!! ;)

mercoledì 27 marzo 2013

menù di Pasqua: hot cross buns

Buona colazione, buona Pasqua... :)


Ebbene ci avviciniamo a grandi passi alla fine della settima, e all'inizio delle brevi e speriamo intense ed intensamente riposanti minivacanze pasquali...
Io sono veramente cotta, e come da tradizione slow, in vista di qualche giorno di festa e di coccole e di risvegli lenti ed altrettanto lente e festose colazioni, vorrei pubblicare una ricetta che io amo tanto, per come si presenta, per il suo valore simbolico e soprattutto per (diciamolo!!! ;)) il suo sapore e la sua consistenza.


Si tratta di morbidi dolcetti pasquali da colazione che molti di voi avranno forse riconosciuto: sono gli hot cross buns, ovvero, come dicevamo, piccoli panini a base di spezie ed uvetta che in Inghilterra vengono tradizionalmente cucinati il Venerdì Santo; le croci sui panini hanno infatti un significato religioso che pare abbia origini più arcaiche: sembra che fossero consumati in onore di un'antica divinità sassone (Eostre) e che le quattro parti in cui il panino viene diviso dalla croce simboleggino le quattro fasi lunari.
Si dice inoltre (io adoro queste cose, le storie sui cibi... ;)) che chi è malato e mangia uno di questi panini guarisca prima, oppure che se due amici spezzano in due questo panino e ne mangiano metà a testa la loro amicizia durerà per sempre...
Insomma questi sì che sono paninetti interessanti (tra l'altro perfetti oltre che per la colazione di Pasqua spaccati in due, appena scaldati ed imburrati, anche, per il picnic di Pasquetta, con un velo di marmellata)!!! ;)
Eccone la ricetta con pasta madre. Li avevo fatti anche tempo fa, sempre a lievitazione lenta (con "vecchia" pasta madre però!). Da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti, e di impasti, e di rinfreschi, e di libri sull'argomento. Insomma, se l'altra volta ero contenta del risultato ma non super entusiasta (il giorno dopo non erano più tanto morbidi come appena sfornati), questi mi garbano un sacco, sissignori. Sono buoni-issimi e rimangono morbidi per giorni.



Per la ricetta, devo dire che ho mischiato, immaginato, osservato la mia vecchia vecchia versione, arrotondando con le "competenze in materia" accumulate nel tempo in fatto di pasta madre, sbirciando in giro nel web e "leggendo" una ricetta polacca senza però capire che fosse tale (dal cellulare), e "traducendo", immaginate come...

Insomma, il mischiaticcio finale ha portato a quanto segue:

hot cross buns
ingredienti (per 18 panini)
150 g di pasta madre a temperatura ambiente
250 ml di latte tiepido
90 g di burro
1 uovo
10-15 g di spezie miste in polvere
10-15 g di cannella in polvere
500 g di farina (meglio se di forza)
150 g di uvetta
70 g di zucchero
1 pizzico di sale
1 tuorlo per dorare la superficie dei buns (facoltativo)
per lucidare
1 cucchiaio di miele + 1 o 2 cucchiai di acqua
per le croci
75 g di farina
50 ml di acqua
(1 cucchiaio di olio facoltativo)

Sciogliere la pasta madre nel latte appena tiepido e aggiungere man mano la farina, l'uvetta e le spezie (io non le ho messe, ehm, era notte fonda e mi sono dimenticata) mescolando, poi impastando. Continuando ad impastare aggiungere l'uovo, e quando l'impasto comincia a diventare elastico ed omogeneo (bisogna impastare per un po') aggiungere il burro a fiocchetti, e procedere impastando fino a che l'impasto non è morbidissimo ed omogeneo. Durante gli ultimi minuti di impasto aggiungere il sale.
Formare una palla, inciderla a croce e metterla in un luogo protetto dalle correnti e calduccio (per me il forno con la lucina appesa) per circa 4 ore o finchè l'impasto non ha raddoppiato il suo volume.

Trascorso questo tempo, prendere la pasta e reimpastarla brevemente, poi dividerla in 18 palline da sistemare sulla placca del forno abbastanza distanziate (io le ho messe in due teglie di ceramica, e questo ha comportato che alla fine uscissero dei panini un po' "attaccati e quadrotti", invece dei classicissimi panini tondi anglosassoni), e lasciar lievitare di nuovo al caldo per 1 ora e mezzo circa.

Nel frattempo preparare la glassa per le croci mescolando in una ciotola velocemente gli ingredienti, e, a parte, scaldare il miele e l'acqua per la "lucidatura".

Quando i panini saranno lievitati e diventati piuttosto "cicci" ( ;-) ), lucidarli, e poi, con l'aiuto di un sac à poche, disegnarvi sopra delle croci con l'impasto di acqua e farina.

Cuocere a 200°C per circa 20'-25' o finchè gli hot cross buns non sono belli dorati.




lunedì 25 marzo 2013

menù di Pasqua: filetto di agnello arrosto glassato alla menta

Ragazzi voi non ci crederete ma mi sa che io so fare gli arrosti (eccola, la rivelazione della settimana).
Cioè.
Non so esattamente se so fare gli arrosti, ma da un po' di tempo mi sto dedicando alla cucina in forno della carne, e finora i tentativi sembrano andare a buon fine.
Ora come alcuni di voi sapranno o avranno semplicemente intuito leggendo questo blog, io non sono una fan sfegatata delle proteine animali. Però la cucina mi piace così tanto, che spesso mi interrogo su come dev'essere fare quello, o cucinare quest'altro, o assaggiare sia quello che quest'altro!
Insomma ridendo e scherzando, tricche e tracche, la qui presente Vaniglia  con la carne sta iniziando a fare amicizia (poca e buona, mi raccomando! ;)).
E pensava (la Vaniglia, lei) che in effetti tutto questo disamore da cosa dipende, se non dal fatto di aver sempre inteso la proteina animale la cura che il suo medico le propina ogni volta che la sua pressione raggiunge i minimi storici e quindi averla sempre interpretata come bistecca ai ferri o, al massimo dell'esotico, piatto di bresaola con rucola e pinoli?
Poi c'è l'annosa questione delle immagini, dato che in effetti immortalarla è un bel dilemma a volte, soprattutto se come nel caso della foto qua sotto hai occupato la cucina di casa dei tuoi genitori, è sabato, sono le 13,40 e non c'è spazio - grazie a te - nemmeno per mettere a bollire l'acqua per la pasta, e alla fine di scatti ne fai pochi e di fretta (quindi se qualcuno di voi trova il punto in cui ho messo a fuoco vi mando un filetto di agnello bello e pronto a domicilio, offre la casa! ;)). Ad ogni modo pure lì, piano piano, con un po' di esercizio (anche di messa a fuoco, sì), magari pure le foto arrivano, e il gusto di un piatto di carne cucinato con amore ha il suo bel perchè, anche per una come me che ama alla follìa verdure, zuppette, legumi e cereali!


Quindi oggi, dato che la Pasqua si avvicina e che qualche giorno fa vi avevo postato una salsetta meravigliosa alla menta, molto adatta (per come la vedo io) alla carne di agnello, la ricetta è proprio questa: filetto di agnello arrosto glassato alla menta, con patate!

Si tratta di un piatto molto molto buono, e anche piuttosto raffinato. La carne rimane super tenera e la menta si adatta perfettamente al sapore di questa.
Unico difetto: non è economico. Insomma se avete 18 persona a pranzo magari arrostite un paio di cosciotti... Oppure, come dice mia mamy, si fanno degli assaggi di carne vari, tra cui questo. A me sembra un'ottima idea, anche perchè già vorrei cucinarlo di nuovo per Monsieur Patou, tanto mi è piaciuto e vorrei rifarlo!

La ricetta, con microscopiche variazioni, è tratta dallo stesso libro da cui proviene quella della salsa alla menta di cui sopra, ovvero Manzo, agnello+maiale, della sublime Donna Hay.
E datemi un po' di tempo che ho intenzione di parlarvene un po', di questo libretto rivelazione...  ;)

Ed ora la ricetta (comprese due foto del work in progress, delle quali una, come potete vedere, di carne cruda, cosa che mi fa sentire molto molto coraggiosa ;)):

Agnello arrosto glassato al miele e menta, con patate
ingredienti (x 4 persone)
Mezza dose di salsa alla menta (ricetta QUI)
3 pezzi di filetto di agnello* da circa 300 g l'uno, puliti
12 patate novelle a metà (o non novelle magari tagliate in 4 o 6)
olio d'oliva, sale (volendo quello alle erbe - ricetta QUI)




Scaldate il forno a 200°C.
Versare la salsa alla menta in una ciotola, unire l'agnello e mescolare bene. Lasciar marinare per 20 minuti.
Trascorso questo tempo posizionare l'agnello (tenendo da parte la marinata) su una gratella di metallo appoggiata su una teglia da forno, in modo che l'agnello non tocchi direttamente sulla teglia ma rimanga "areato" durante la cottura.




Mettere le patate con l'olio ed il sale in una teglia di metallo e mescolate.

Cuocere agnello e patate (io ho usato una gratella abbastanza piccola appoggiata sulla teglia del forno che da un lato raccoglieva il sughetto dell'agnello e dall'altro, raccolte un un foglio di carta da forno, conteneva le patate) per una ventina di minuti o una mezzoretta a seconda della grandezza dei pezzi di filetto.

A questo punto Donna Hay consiglia di far cuocere la marinata rimasta in un pentolino a fuoco medio per 2-3 minuti e servirla con la carne e le patate. Io ho usato la salsa alla menta "nuova", ovvero non usata per la marinatura, senza metterla sul fuoco.

Aspettare comunque qualche minuto e poi tagliare il filetto.
Servire caldo.

E' buonissimo.


*il libro parla di scamone di agnello, ma dopo attente consultazioni tra mia mamma e il nostro macellaio di fiducia, e ad un riscontro con me medesima sulle modalità di cottura a cui la carne avrebbe dovuto essere sottoposta, siamo risaliti al fatto che quello che io volevo cucinare è "filetto" (ad ogni modo quello che vedete in foto lo è ;)): il macellaio lo ha pulito tutto e noi ci siamo portate a casa tutti i pezzi "esterni", compresi gli ossetti per fare il sugo, che ora voglio proprio vedere mia mamy come cucinerà ;)


p.s.
altri piatti di carne di cui sono particolarmente soddisfatta:

boeuf bourguignon (di Julia Child)


Ciao, ciao! Buona settimana a tutti!!!

giovedì 21 marzo 2013

cucina di primavera: tartellette formaggio fresco e pisellini

primavera, equilibrio....


La primavera, finalmente!

La primavera tanto attesa mi coglie sempre stanca, come se fosse un il punto di incontro di quattro vie, invece che il regolare susseguirsi di due, e come se tutto l'inverno, e il freddo, e il buio e il bagnato delle scarpe in un giorno lunghissimo di camminate e di pioggia avessero assorbito le mie forze.
E a quel punto hai l'impressione che tutta l'energia profusa nel lavoro, nelle idee, nei pensieri e in tutte le volte che lo sportello del forno si è aperto e chiuso ti avessero un po' prosciugata.
E ti sembra che l'unico (impossibile) rimedio siano 15 giorni di cura di piumone, sonno, e cibo frugale e sano.

Eppure un giorno, ed esattamente quel primo giorno di luce chiara così lunga da far perdere un po' l'orientamento e al tempo stesso infondere quel leggero senso di euforia, sembra che tutto all'improvviso riacquisti un suo equilibrio, e la stanchezza, e il torpore debbano vedersela con la voglia di fare e la sensazione di avere forze nuove nascoste chissà dove.

Eh, già, a me la luce fa brutti scherzi! ;-)
E spero anche a tutti voi, a cui auguro, dopo questo inverno intenso e lunghissimo, una meravigliosa primavera che porti via la stanchezza e cancelli i pensieri con nuovi progetti e nuove idee!

La ricetta di oggi in effetti non è una vera e propria ricetta (dato che della stratosferica pate à quiche di Felder ne avevamo già parlato), ma solo un barbatrucco per festeggiare l'inizio di stagione: gusci di pasta farciti di formaggio fresco cremoso bianco e pisellini, nella versione di base; però se avete voglia potete anche arricchire il formaggio con delle erbette fresche tagliate sottili, o farne una versione «rosa» per esempio con salmone e/o gamberetti, o con ricotta (sempre «a crudo»), pomodori pachino e origano, insomma, potete farla con quello che avete in frigo, nella più classica tradizione vanigliosa

tartellette al formaggi fresco e ai pisellini
ingredienti (per 8 miniquiches)
farina 200g
sale 5g
burro a pezzetti 90g
uovo 1
acqua 20g
ripieno
formaggio fresco 200g
pisellini freschi lessati 100 g

Lavorare la farina, il sale e il burro freddo a pezzetti in una ciotola, con una forchetta, fino a quando il burro è stato assorbito dalla farina. Aggiungere l’uovo e l’acqua e impastare. Quando la pasta sarà omogenea, avvolgerla con della pellicola e metterla a riposare al frigo per almeno 2 ore (se ne sta buonina anche tutta la notte, forse anche meglio, poi in quel caso va tirata fuori una mezzoretta prima di lavorarla dal frigo).
Stenedere la pasta e bucherellarla con una forchetta, poi cuocerla "in bianco", ovvero coperta con carta da forno e con fagioli secchi (sopra la carta da forno), a 180°C per 10'.
Lasciar freddare bene i gusci di past e riempirli con il formaggio fresco e i pisellini.













lunedì 18 marzo 2013

di erbette ed altri condimenti

Le erbe in cucina.
Questi esotici ingredienti eh?




Per me sì, in un certo qual modo.
O meglio, nel mio caso, l'esotico sta nel fatto che non avendo orto, orticello, terrazzo o davanzalone se possibile esposto a sud, come capita a parecchie blogger metropolitane suppongo, le erbette fresche le trovo al supermercato, elegantemente confezionate in bustine in atmosfera protetta il cui imballo in plastica spesso pesa quasi quanto lo stesso contenuto in foglie al suo interno.

E se per qualche motivo (tipo culinario? ;)) mi occorrono un paio di manciate di maggiorana, origano o timo freschi, o di mentuccia o erba cipollina, le opzioni che si presentano sono due, tre al massimo:
- accanimento terapeutico con le piantine che ogni anno mi ostino a tenere appese alle grate della finestra
- acquisto al supermercato di erbette recise, se le voglio fresche
- utilizzo di erbette secche.

Ma dato che quando si affacciano sulle nostre tavole, nelle nostre cucine, nei nostri blog la primavera e/o la Pasqua, sembra che le fide erbette secche che ci hanno servito con amore per tutto l'inverno diventino all'improvviso inaccettabili per qualsiasi piatto, e quindi la sottoscritta finisce per scegliere quasi sempre l'opzione 2 di quelle sopra descritte...

Però non è sempre detto che poi in cucina vengano utilizzate tutte, o tutte insieme, quelle che lo slancio mi porta in questi casi ad acquistare, e per me non c'è niente di più triste, accanto allo spreco di cibo in sé (una mela, un tozzo di pane, una fetta di carne, un pezzetto di formaggio), che vedere avvizzirsi in frigo quegli adorati mazzetti verdi e profumosi.

Quindi qualche giorno fa, di fronte allo scempio imminente, ho deciso di usare tutte insieme le erbe che si trovavano nel mio frigo e appese alla mia finestra, e trovare loro un uso che fosse vario e variamente conservabile...

Le erbette quindi sono diventate esattamente:
  1. sale alle erbe, per insaporire carne e pesce
  2. salsa alla menta per arrosti
  3. pesto misto alle erbe per pasta e/o patate e/o altro... ;)

In poche righe, ecco le «ricette»!!! ;-)



sale alle erbe
Mescolare ad un pugno di sale grosso 2 rametti di rosmarino e due rametti di timo triturati finemente, una manciata di foglioline di maggiorana fresca e 3-4 fili di erba cipollina tagliati in piccoli pezzi.
Si conserva in un barattolino di vetro per mesi.




salsa alla menta
Questa ricetta trae ispirazione (in realtà le modifiche sono ben poche) da un libro di Donna Hay di cui vorrei parlarvi a breve, e per la salsa basta mettere in un pentolino a fuoco basso uno scalogno tritato finemente, 220 g di zucchero semolato, 180 g di acqua e 60 g di aceto al mosto di mele (la ricetta originale prevedeva aceto di malto), fino a che lo zucchero non si è sciolto completamente. Portare ad ebollizione a fuoco medio per 15 minuti o finchè il composto non diventa denso e sciropposo. Unire a questo punto 15 g di menta tritata, passare velocemente al minipimer, aggiungere un pizzico di sale e rimettere sul fuoco ancora un paio di minuti. Lasciar raffreddare...


... Si conserva in un contenitore ermetico in frigo per una o due settimane.
Rimane leggermente gelatinosa, ed è buonissima!!!
Oggi crepi l'avarizia, vi metto una marea di foto ;), anche quella della coppetta in cui si vede bene la consistenza...
E' perfetta con gli arrosti, io la proverò quanto prima con l'agnello!  



Pesto misto alle erbe.
Questo è il classico pesto pulisci-frigo, che io adoro perchè ha un sapore molto verduroso dovuto all'utilizzo della rucola. E' buono come condimento per la pasta, o come base verde per una pasta un po' più strutturata (aggiungendo altri ingredienti a crudo alla fine o cotti a parte), o per ravvivare per esempio un piatto di patate novelle cotte al vapore (in questo caso perfetto anche senza l'aggiunta della frutta secca).
Tritare con il tritatutto un paio di manciate di rucola, un paio di manciate di prezzemolo, un paio di manciate di basilico, aggiungendo uno o due cucchiai di mandorle, pistacchi e pinoli a scelta (anche tutti e tre!), sale qb, 3 cucchiai di olio.
Aggiustare poi di olio a seconda dell'uso (per esempio se lo usate per condire la pasta, mentre non occorre per le patate).
Si conserva 1 o due settimane in un barattolo di vetro, in frigo.

mercoledì 13 marzo 2013

Polpettine di carne al sugo: il fascino discreto di un piatto di fagioli...

Ed eccoci finalmente alla ricetta balenga, la ricetta farlocca, la ricetta sbarbatella (come direbbe Lucianina Littizzetto), quella che di statuto non avrebbe poi così diritto di un posto nel blog, perché, per esempio, non è né innovativa né intrigante e nemmeno un tantinello esotica o smaccatamente fotogenica, o comunque funzionale ad una cenetta in cui (tentare di) fare una figura decorosa e sopravvivere, chessò, alla vostra "fama" di presunta brava cuoca, o di foodblogger, o di una che per il vicinato ci capisce di cucina...
Insomma, questa è una delle "mie ricette del mercoledì sera".




A parte le mitiche trofie in 7' netti e (e unica pentola, dettaglio da non sottovalutare), forse le portabandiera della casalinga non esattamente disperata, direi forse più improvvisata (nel mio caso), mi rendo conto che i fagioli sono spesso protagonisti di questi piatti salva cena e salva famiglia, a metà delle settimana in cui cominciamo a sentire la stanchezza, e magari le riserve di cibi freschi scarseggiano in frigo (se anche voi come me fate la spesa venerdì o sabato).
Forse perché, soprattutto d'inverno, siamo alla ricerca di qualcosa di caldo e sano, ma nutriente al tempo stesso, e che "riempia" i familiari, che faccia da piatto di base al quale poi accompagnare "il resto", ed in effetti i legumi sono così versatili in tal senso...
Mi vengono in mente infatti, per esempio, la storica pasta e fagioli (ricetta di mia mamma come ti sbagli), e la stracciatella agli spinaci (che io faccio forse più in versione cannellini-free, ma nella quale questi ultimi ci stanno benissimo).
A questi due piatti va aggiunta questa ultima invenzione che qualsiasi donna dovrebbe avere bene a mente mentre si aggira disparata tra i banchi del supermercato e ha 5' esatti per fare la spesa e forse ne avrà quasi altrettanti la sera a casa per mettere su una cena degna di questo nome.

La ricetta che segue è quella delle favolose polpettine di carne al sugo con fagioli cannellini, pronte in un nanosecondo e divertenti da fare e da mangiare ;)

Viene anche lei da mia mamma (ah, che meravigliosa invenzione, le mamme.... ;)) e le dosi (e forse anche un po' gli ingredienti) sono flessibili a vostra immagine e somiglianza..
Questa è comunque la ricetta di base, che io non cambierei neanche a cannonate, tanto mi piace e mi £fa casa"!

polpettine superfast al sugo con cannellini
ingredienti (per 6 persone)
300 g di macinato misto di manzo e maiale
2-3 salsicce
1 barattolo di pomodoro (polpa o pezzettoni o salsa)
1 barattolo di cannellini o borlotti
1 cipolla piccola o uno scalogno
acqua, olio, sale qb

In un'ampia casseruola far imbiondire in un filo d'olio la cipolla tritata finemente, poi aggiungere la polpa di pomodoro e lasciar cuocere coperto, mescolando, per 5-6' se si tratta di passata di pomodoro, o per 10-12' se si tratta di pomodoro a pezzettoni.
Quando il sugo ha un po' "tirato" salare (poco) e aggiungere mezzo barattolo di acqua, proseguendo la cottura sempre con coperchio, per altri 5-6'.
Nel frattempo mescolare bene la carne con la salsiccia e salare a piacere, poi preparare tante palline di 1,5 circa cm di diametro.
A questo punto aggiungere i fagioli, abbassare la fiamma, e far amalgamare al sugo per altri 5', poi versare le polpettine e cuocere altri 5-10' incoperchiato.
Assaggiare e aggiustare di sale. Sono pronte! ;)



lunedì 11 marzo 2013

My Very Best Chocolate Granola



Diciamo che con questa storia del cibo energetico del lunedì mattina, tanto per darci quella dopatina basale per iniziare la settimana, ci sto prendendo gusto....
Però dato che ci stiamo lentamente ma inesorabilmente (;-P) avvicinando alla bella stagione e alla famigerata prova bikini (della quale io mai fui fautrice ma non sopporterei di perdervi solo per avervi sfinito a suon di dolci al cioccolato e al burro di arachidi senza curarmi della vostra sensibilità stagionale ;-)), la sottoscritta si è data dei buoni propositi culinari che sta tentando di mettere in pratica...
Quindi da un lato c'è la voglia di alleggerirsi un po' (sia chiaro, non è che si stia propriamente parlando di light, qui, ma almeno un cincinino meno grasso e sicuramente un po' più sano del burro di noccioline quello che sto per scrivervi lo è!), e dall'altro non posso fare a meno di mettervi questo che è in assoluto il migliore granola da me mai assaggiato e preparato (rullo di tamburi): il più saporoso, intrigante, bello, gustoso, e direi anche piuttosto entusiasmante (lo dico perché non credo assolutamente che trapeli dal tono del post... ;)).
Ho usato tutti ingredienti biologici e l'ho progettato con tanta tanta cura, pensando ad ogni singolo crunck&crock, ad ogni singolo semino e ad ogni singola sensazione gustativa, veramente troooppo importante, per me che sono una specie di maniaca della colazione (e dei rimedi da porre al trauma di me medesima quotidianamente provato al risveglio)...



Ovviamente questo non significa che voi non possiate personalizzarlo a vostro piacimento, facendo le dovute proporzioni tra leggero, pesante, compatto, crocchiante, dolce, salato, sano gustoso!
Vi assicuro, farlo è davvero divertente, e a mangiarlo pure qualcosa di più.
Insomma, che sia ben chiaro, 'sto granola spacca, ed io devo assolutamente passarvi la ricetta! ;)

Granola al cioccolato
ingredienti (per circa due barattoli da un litro)
200 g di cioccolato fondente e pezzetti
150 g di fiocchi di avena
150 g di fiocchi di farro
50 g di orzo soffiato
125 g di nocciole sgusciate
50 g di mandorle e filetti
70 g di semi di zucca tostati leggrmente salati
70 g di semi di girasole
2 cucchiai di olio di semi
2 cucchiai di miele
2 cucchiai di sciroppo d'acero (o malto d'orzo o malto di riso)
2 cucchiai d'acqua

Tostare leggermente (per qualche minuto e facendo attenzione e non bruciarli) i fiocchi di avena (io uso un'ampia padella in ghisa).
Tostare leggermente i fiocchi di farro (stesse attenzioni, stessa padella).
Raccogliere tutti gli ingredienti secchi meno il cioccolato in un'ampia ciotola e mescolarli bene, poi distribuirli in due teglie capienti rivestite di carta da forno e far asciugare nel forno già caldo, per 10-15' a 130°C.
Nel frattempo in un pentolino raccogliete gli ingredienti liquidi, e e fiamma bassa amalgamateli mescolando.
Una volta passati i 10-15' di asciugatura della granola in forno, togliere le teglie dal forno (senza spegnerlo) e versarne il contenuto in una ciotola.
Irrorare con il composto liquido e mescolare bene con un cucchiaio di legno, poi ridistribuire bene la granola sulle due teglie e infornare ancora per un'ora mescolando di tanto in tanto e monitorando il forno per verificare che la granola non "abbrustolisca".
Sfornare ed aspettare che la granola si freddi completamente prima di aggiungere il cioccolato a pezzi.
Si conserva bene in barattoli di vetro a chiusura ermetica, per 15 gg.


venerdì 8 marzo 2013

polenta gratinata al pomodoro confit e al pecorino

A casa mia non si mangiano moltissimi pomodori.
Sono un frutto della terra abbastanza misconosciuto da mia mamma che non li ama proprio, e invece molto amati da papà, che, storicamente (nel senso degli annali storici delle cene in famiglia) ha sempre avuto la sua coppetta a parte, e a noi bambine veniva chiesto di volta in volta se ne volevamo un po', e in tal caso mamma ne avrebbe preparati di più...
Un ingrediente che quindi per me è rimasto muto per tanto tempo, fino in pratica a quello che è il momento del mio primo ricordo gustativo di questo ortaggio, legato a mio nonno Antonio.
Mio nonno, come credo molti altri uomini a Sud abituati a svegliarsi molto presto e a lavorare sodo fin dall'alba, era solito fare una colazione salata a metà mattinata, cosa che agli occhi miei e di mia sorella (parlo delle nostre elementari, quindi la terza peste, quella dalle bellissime mani che vedete qua sotto, non era ancora nata) una cosa estremamente esotica, data la nostra marchigiana abitudine molto molto strong al latte cacao e biscotti.

Questa colazione si componeva di fette di pane di grano duro, con la mollica gialla e la crosta scura scura, qualche fetta di caciocavallo podolico, e dei pomodorini rossi, di un rosso mai visto, che lui tagliava a metà con il coltello e che diceva non avevano bisogno di condimento "se un pomodoro è buono non deve essere condito": lasciava solo un miscroscopico mucchietto di sale sul bordo del piatto, e nel caso, intingeva il pomodoro lì, con un rituale che a me si è inchiodato nella mente.
Io le mani di mio nonno (che poi sono le mani di mio padre), un nonno che ci amava tanto pur nella lontananza geografica, di cultura, di età e di linguaggio, non me le dimenticherò mai. E quel gesto, il pomodoro, il sale, il coltello, nemmeno. Se ne stanno tutti insieme, uniti nel ricordo dell'epifania non solo di un sapore, ma di una intera categoria di ortaggi. Quel giorno per me è nato il pomodoro ;)






Quindi oggi, anche se è ancora inverno (tantopiù che stiamo ancora a parla' de polenta), vi metto giusto due pomodori e una ricetta facile facile.
Si tratta di una polenta al forno condita con pecorino e pomodori Camone, una varietà molto pregiata, sarda, che è consigliabile consumare cruda (ecco io subito ve li metto al forno ;)), e che sono reperibili solo nel periodo invernale.

La ricetta è semplicissima, viene da uno dei miei immancabili numero di Saveurs (settembre 2012), solo che lì non si parla di Camone (je piacerebbe, ai francesi, avecce il Camone al fruttivendolo dietro l'angolo...) ma di pomodori "normali".
Io ad ogni modo consiglio pomodori a polpa soda, non troppo maturi.

polenta gratinata al pomodoro Camone confit e al pecorino
ingredienti
150 gr di semola di mais per polenta a cottura istantanea
30 cl di latte
30 cl di acqua
120 gr di pecorino grattugiato*
4 pomodori Camone non troppo piccoli
3 rametti di timo
olio extravergine d'oliva, sale, pepe

Accendere il forno a 150°C.
Lavare e asciugare i pomodori e tagliarli a fette spesse 5 mm.
Sistemare le fette in una teglia ricoperta di carta da forno, cospargere di sale, pepe, timo e irrorare di olio ed infornare per 30', finché non si sono asciugati (potrebbe bastare anche meno tempo). Una volta cotti farli intiepidire fuori dal forno.
Nel frattempo far bollire in un'ampia casseruola l'acqua e il latte con un pizzico di sale di pepe, poi versarvi la polenta a pioggia e lasciar cuocere quanto indicato dalla confezione (nel mio caso 2 minuti) mescolando.
Fuori dal fuoco, aggiungere la metà del pecorino e mescolare.
A questo punto versare il contenuto in una teglia  (circa 24 x 38 cm) unta d'olio, depositarvi sopra le fette di pomodoro e spolverizzare con il restante pecorino.
Cuocere per altri 10-15' a 180°C, poi mettere sotto al grill per qualche minuto fino a che sulla superficie della polenta non si è formata una leggera crosticina...


* io ho usato quello romano, se volete rimanere in tema con i pomodori Camone potete usare quallo sardo, magari diminuendo un po' le dosi dato che quest'ultimo è un po' più saporito!



mercoledì 6 marzo 2013

Amor Polenta

Torta con farina di polenta, ricotta e limone


Io non amo la polenta.
Niente da fare.
Dev'essere per la consistenza, perché io adoro il giallo, da piccola era il mio colore preferito, e anche adesso è per me sinonimo di sole, luce caldo, miele, zenzero, agrumi...
Però la polenta no.
Certo, a casa mia siamo state abituate fin da bambine a mangiare tutto, quindi se me la offrono io faccio la brava e gradisco, ppperò, dato che nella cucina di casa adesso me la comando io ;-), diciamo che non è un ingrediente che compare spesso nella mia dispensa, anche se una volta l'anno in un modo o nell'altro cerco di portarla a tavola, per tradizione, e per un certo mio gusto per l biodiversità culinaria...
Però c'è un modo veramente sublime per usare la stessa farina che non mi fa impazzire nella versione salata della classica polenta, è una torta che si chiama Amor Polenta e che voi tutti già conoscerete, mentre per me è stata la scoperta di Pulcinella, qualche giorno fa, a casa, sfogliando il ricettario di mia mamma, che è un ricettario di quelli che io adoro, fatto di ritagli, di ricette scritte a mano con accanto al titolo il nome dell'autore (o di chi semplicemente l'ha tramandata), che spesso è una delle sue amiche, o delle mie zie, o di mia nonna.
A me questi ricettari qui fanno proprio emozionare, perché sono un pezzo di storia delle nostre famiglie, e per me hanno proprio un valore inestimabile, perché costituiscono la struttura della nostra storia alimentare, e leggerli, scorrere con gli occhi la scrittura di nostra madre, è emozionante ancora prima che interessante.
In questo piccolo grande tesoro di archivio c'è la ricetta che cercavo, ovvero quella di una torta realizzata con la semola di mais per polenta a cottura istantanea, che è strabiliante, per quanto è semplice ed essenziale, e buona, con la sua speciale texture ruvida e croccante.

Amor Polenta
ingredienti
150 gr di semola di mais per polenta a cottura istantanea
150 gr di farina
150 gr di burro
150 gr di zucchero
100 gr di ricotta
3 uova
1 bustina di lievito
buccia di un limone bio non trattato, facoltativo
1 bicchierino di amaretto, facoltativo, marsala se usate il limone

Montare a zabaione i tuorli con lo zucchero, poi, mescolando, aggiungere la ricotta, poi il burro a fiocchetti, il limone, il marsala, poi le farine setacciate insieme al lievito.
In ultimo incorporare delicatamente le chiare montate a neve, e cuocere in forno già caldo, a 180°C, per 40°C circa, monitornado il forno negli ultimi 10'.
Servire a temperatura ambiente, spolverata a piacere con zucchero a velo.

lunedì 4 marzo 2013

super cake al burro di arachidi

Bene bene bene.
La scorso settimana ci siamo salutati (culinariamente parlando) con una ricetta sana, spartana, organica?
Ecco, oggi andiamo di superenergetico, un filino carico carico e non esattamente fitness!!!! ;)
Primo, perchè è lunedì, inizia la settimana e serve una spintarella in più per affrontare le giornate lavorative che abbiamo davanti (ehehhe, e per chi conosce il blog non è la prima volta: se infatti vi sentite ggiòvani questa è perfetta, ma se siete dei tradizionaloni, andate tranquilli col cake al caffè espresso, che sempre di ricetta dopante da lunedì mattina si tratta! ;)), e secondo, perché ormai ci stiamo abituando alle torte matte di Vaniglia, vero?

Dopo la torta al cioccolato al latte e fior di sale di mercoledì scorso, infatti, c'è questa, che segue in sostanza la stessa trafila:
  1. ingrediente ipercalorico stazionante in frigo o in dispensa;
  2. necessità di smaltimento-riuso; 
  3. voglia improvvisa di cake 
  4. impasto che nel suo "stadio crudo" ha un aspetto imbarazzante
  5. cottura accompagnata da stupore

Sì perché questo più ancora dell'altro dolce ha suscitato la mia totale perplessità nel momento della preparazione, a causa della consistenza dell'impasto, che si presentava assolutamente non liquido (ancora più che nel caso di quello al cioccolato al latte, frutto anche lui tra l'altro di un "raptus culinario"), e il mio più grande stupore dopo soli 7 minuti che stava in forno: contro ogni previsione lievitava!
Giuro che non ci avrei scommesso mezzo centesimo, tanto più che, essendo un dolce totalmente inventato (anzi per essere più precisi totalmente dedicato, più sotto vi spiego meglio ;)) avevo deciso di usare 2 uova invece delle classiche 3 che si usano nei cakes, meno farina e lo stampo un po' più piccino (quello da 24 cm invece che il classico da 28, proprio perché stavo dando per spacciati gli ingredienti coinvolti, e volevo ridurre al massimo le perdite...
Insomma tutto è nato facendo la valigia per andare a casa dai miei la settimana scorsa.
Chi mi conosce ormai da un po', sa che le mie valigie ultimamente scarseggiano di vestiti, spesso sostituiti da piatti, props, pacchi di farine speciali, rape, erbe, cupcakes senza cup (beh vorrei ben vedere! ;)), etc.; e quindi nell'ultimo bagaglio, oltre a mazzetti varii di menta, maggiorana, origano ed erba cipollina, armamentario per macchina fotografica, pc, e alcune delle cose citate sopra, c'era anche un vasetto di burro di arachidi bio e di ottima qualità, iniziato per preparare non mi ricordo più cosa e che secondo il mio parere andava smaltito, trasformato, valorizzato... 
Inoltre è marzo, ormai (finalmente! ;)), e sempre chi mi conosce un po' sa che a me ogni anno di questi tempi prende la smania del rinnovo della dispensa (il cambio di stagione del guardaroba, porello, travalica le stagioni, ma quello della dispensa non sia mai!), quindi tutte le cose buone e proteico-caloriche vanno smaltite per fare posto alle primizie, alle erbette, agli yogurt, alla frutta e alla verdura!
Insomma, in mezzo a questa specie di furia rinnovativa,  ci si è messo il viaggio dai miei, e il fatto che mia sorella piccola abbia una vera e propria predilezione per l'american way of life, con annessi e connessi.

Quidi che ti fa Vaniglia, sempre secondo quel principio per cui a volte in alcune ricette convergono un sacco di cose? Ti prepara un dolcetto per la serocchia, che ha bisogno di energie, soprattutto a metà pomeriggio quando c'è il calo di concentrazione sui libri... ;)

E insomma eccola, la torta del mio profondo stupore, il mini-miracolo della cucina vanigliosa de'sti tempi, dopo sole 3600 battute la vostra beneamata (?) vi posta la ricetta:

cake al burro di arachidi
ingredienti
190 gr di burro di arachidi
180 gr di farina
60 ml di latte
2 uova 
100 gr di zucchero
1 bustina di lievito in polvere

Scaldare il forno a 190-200°C erivestire di carta da forno uno stampo rettangolare da cake da 24 cm.
Aggiungere, in una ciotola, il latte tiepido al burro di arachidi, lavorandolo in modo da ammorbidirlo un po'.
Sbattere insieme l’uovo con lozucchero fino ad ottenere un composto spumoso, poi aggiungere lafarina manmano mescolando, poi il composto a base di burro di arachidi e latte (aggiungendo uno o due cucchiai di latte se vi sembra ancora troppo compatto).
Aggiungere infine il lievito,mescolare benissimo e velocemente, e versare il composto nello stampo*.
Cuocere per 40 minuti nel fornogià caldo.

* versare il composto nello stampo, detto così, sembra una cosa facile, ma vi assicuro che la scena in casa mia è stata questa: ciotola inclinata, composto praticamente incollato a quest'ultima, prendo la spatolaper pulire la ciotola, mappazzo di impasto tutto attaccato a questultima, cerco di spalmate il mappazzo nella teglia (sempre con la spatola), e mi rimane tutto in un solo pezzo trascinandosi via la carta da forno che ci vorrebbero due persone e mezzo a tenerla ferma.... beh non è un miracolo quello che si vede in foto? ;)

domenica 3 marzo 2013

i compitini della domenica: una sciarpa e il mio esercizio Very Inspiring (Blogger).... ;-P


Oggi faccio la brava e faccio i compiti..
Brava, poi fino a un certo punto, perché i compiti di domenica pomeriggio sanno un po' di quando ci lasciavamo tutto alla fine, e poi magari la domenica fuori c'era il sole e noi con la coda fra le gambe a casetta a fare le addizioni... ;)

Però ci sono un paio di cose che mi trascino dietro da un po', che sono di quelle di "adesso o mai più"... la prima, che da mesi e mesi voglio postarvi, mentre ho aspettato e aspettato e aspettato perchè io e mia sorella non riuscivamo "a fotografarla" in nessun modo.
Parlo di una sciarpetta che è una delle mie creazioni preferite, non fosse altro che è stata realizzata con una lana pura al 100% acquistata a Parigi l'anno scorso e che quest'anno era finita!!!
Quindi, dato che con il quantitativo che avevo a disposizione sono riuscita a realizzare solo un "collo + cappello" su commissione, e questa sciarpa, che è di uno dei miei colori preferiti (dopo il grigio, che si vede dalla fotooo????), mi son detta "anche se il freddo-issimo dovrebbe essere già finito, io la metto, poi se qualcuno la acquista dallo shop Etsy bene, se invece nessuno la vuole, ehehhehe, mi sa tanto che l'anno prossimo me la metterò io.... :D"
Il quibus è che da un annetto avevo in archivio la foto che vedete qua sotto, che non è che sia proprio una delle mejo a disposizione (ho chiesto consiglio a monsieur Patou prima di postare e lui ha suggerito di "tagliarla", intendeva la faccia, e non scherzo, tanto più che io approvavo!), anche dato lo sguardo da pesce lesso che avevo (ehm, è stato proprio Monsieur Patou, tra l'altro, a scattarla, e che vogliamo fare, a me viene quello sguardo tordo lì con lui davanti), e i capelli assolutamente spettinati (sì, è sempre sua, la colpa, avevo chiesto "mi fai una foto con la sciarpa prugna", e lui aveva brontolando acconsentito con un "ora o mai più", ed io mi stavo facendo lo shampo in quel momento.. era sabato, a Roma aveva nevicato. Mi sono data una phonata improbabile, ho preso il cappotto e siamo usciti nel giardino condominiale.

Siccome non sono una figlia di facebook come mia sorellina, quando si tratta di una mia foto da pubblicare mi viene l'orticaria, quindi ho detto "aspettiamo". Così abbiamo fatto la seconda tranche di foto il 19 agosto. Ve lo ricordate il caldo che faceva ad agosto?
Beh io ho trascinato mia sorella a farci le foto con le maglie a maniche lunghe, e le cose di lana sopra! Risultato eravamo così stravolte che le foto si sono rivelate non presentabili neanche quelle.
Poi abbiamo provato a novembre, al mare, ma dato che io prima mi ero messa fotografare una focaccia in mezzo agli scogli, poi si è fatto troppo buio e le foto sono di nuovo risultate inservibili.
Alla fine della fiera, dato che nel frattempo è passato un anno ed io ho stabilito le dovute distanze da quella faccia (posso sempre fingere di essere molto più intellettuale, ora, per esempio! pallida però, so' sempre pallida! ;)), e che questi sono gli ultimi freddi, ecco, ho deciso che forse s'è fatta ora di mettere la sciarpa su Etsy. Lei e il pesce lesso di accompagnamento.

Il secondo compitino è la risposta ad un invito, quello della mia amica Francesca, che dagli schermi del suo blog "i Paciocchi di Francy", mi ha chiamata a raccontare delle cose di me (7), e nominare altri colleghi blogger (15!!!!!!) che dovranno fare lo stesso...
L'iniziativa si chiama "Very Inspiring Blogger", e le regole le trovate ben spiegate proprio da Francesca. Io passo a lei l'onore e l'onere, perchè ho un certo rifiuto alla regolamentazione.... ;)

Quindi diciamo che due cose che non vi ho mai detto (non ve le ho mai dette?) di me ve le ho già scritte qua sopra:
  1. Odio le catene di Sant'Antonio (Francesca passa perché è un'amica, ed è stata così cariiiinaaa a citarmi =D ma con questo post si esaurisce il bonus annuale e quindi abbiate pietà di me da ora a almeno a dicembre!
  2. So piuttosto refrattaria agli ordini e alle regole: mi piace cucinare, ma quando lo dico io e quello che dico io (questa infondo è un'informazione deducibile dal blog, ne parlavamo giusto qualche giorno fa, no?).
  3. Non sopporto (e non conosco) nessun tipo di reality. Nemmeno quelli di cucina. Non conosco gli chef stellati, non so nemmeno che faccia hanno. La cucina è una cosa di casa, per me. Niente di prestazionale. Nessuna prova da dare a me stessa o agli altri. E' un momento, bellissimo. Quando amici e conoscenti, dato che ho un blog di cucina, mi citano quello o quell'altro chef, o quello o quell'altro programma sulla cucina, io faccio la faccia da pesce lesso che vedete qua sopra. Io la tv la guardo quando ci sono i vecchi film. e così mi basta e mi avanza. E non è una cosa radical, ok? ;)
  4. Tratto il mio gatto un po' troppo come un umano. Risultato, si è un tantinello umanizzato, e adesso lui pretende di parlarmi, dato che io parlo tantissimo con lui...
  5. Non riesco a stare ferma. Nemmeno nel tempo cosiddetto "libero". A casa, mi ero trovata questa bella scappatoia del cucinare (pure utile, no? tanto cucinare tocca cucinare! ;)), e poi fotografare, ma dato che non esistono solo uffici e case, nella vita, e che per esempio nell'autobus e nel treno non ci sono delle cucine disponibili per la sottoscritta, ho avuto la brillante idea di iniziare a lavorare a maglia e all'uncinetto. Poi è arrivato il cucito. Credo che quindi che da questo punto derivi per direttissima il seguete.
  6. Capacità di addormentamento: 100 su 100. Tempo massimo di addormentamento: 2 minuti. Potrei farlo anche ora, mentre scrivo: mettere da parte il pc, e in 2 minuti avviare un processo di sonno di 2-3 ore, poi stanotte ri-ronfare come un bambino. Anche questo punto è ben connesso con quello seguente.
  7. Capacità di appassionamento: 100 su 100. Mi appassiono alle cose. Do tutto. Ci butto tanta energia, fisica, mentale ed emotiva. E mi lascio trascinare dalle idee, dall'entusiasmo. All'università non dormivo. Passavo le nottate a disegnare, a progettare. Se mi veniva in mente un'idea che potesse migliorare quella precedente, allora perchè non provare? Questo ha fatto sì che il mio rapporto con il tempo sia sempre stato un po' impari. Ed ha ragione mio papà, quando dice che il sonno arretrato non si recuperà più... però a volte, che soddisfazione rincorrere le tue idee! ;)

Ah!!!! Oddìo, i blog "incatenati" (ma che sono anche quelli molto ispiranti!)!!!!
Io farò come Francy... Zitta zitta, li nomino, ma non glielo dico mica, a loro, vistomai la cosa passa inosservata e chi s'è visto s'è visto... ;-P

Alloooora,

La mia fedele amica di sempre, da quando i nostri blog sono nati, quasi insieme, quattro anni fa, io l'adoro e siamo come la sorella bassa e bruna e quella slanciata e bionda (io sono la seconda, che avevate capito! ;)), ovvero Carolina del blog Semplicemente Pepe Rosa.

La blogger delle affinità elettive, conterranea a e anche pure mezza collega, brava, sensibile, delicata, grande fotografa, Marianna del blog Menta e Liquirizia

L'amica scoperta al Food Blogger Connect 2012, che vive a Roma come me ma viene da lontano, che si chiama come me, e che, sempre come la sottoscritta, ha la passione dei fili di lana e di cotone, oltre che della panificazione... Rossella del blog Ma che ti sei mangiato?

Poi c'è Elisa del blog Kitty's Kitchen, amica di Workshop: lei mi piace, mi cattura perchè è una che studia, non so come dire: i suoi post oltre ad essere belli sono anche pieni di sostanza, di contenuto. Da Elisa si scoprono le cose, e questo è a volte piuttosto raro, quindi prezioso!

Poi c'è Juuuuuls del blog Jul's Kitchen!!!!!!! Amica da sempre. Sorella, collega, blogger dai comuni mediterranei natali, sorgente di entusiasmo. Non so cosa farei senza di lei, senza il suo sguardo acuto, fresco, spontaneo e saggio, senza le sue parole di incoraggiamento e senza la sua hacca haspirata!

Ancora amiche, e amiche in carne ed ossa. Vi avevo già parlato di Valentina no? E del suo blog, pieno di poesia e di emozione, che si chiama "Piccola locanda bianca".... Lei è per me come sapete una piccola tenace fiammella. un faro di mare, esile, ma costante. Lei è speciale, very inspyring davvero! ;)

Ed ora... Marcellooooooo: io nella mia testa lo chiamo sempre con la voce di Sofia Loren che grida Robertoooo a Benigni durante la cerimonia dell'assegnazione degli Oscar, ovvero come si grida ad una persona piena di talento e di tensione creativa... ;) (sì, lo so che è già stato nominato, ma magari, tirandolo per la giacchetta in due... ). Il blog in questione è Mela e Cannella, of course!

E, ecco, vedete, mi sembra di non avere abbastanza nomi, e invece ne ho tantiiiii!!!! Sono ispirata da tanti di voi, anche se dato il mio difficile rapporto co' sti giochetti web, non ho la dimestichezza nell'appioppare a tutti quelli che vorrei, la patata bollente del "fai e rimpalla". Però, come posso non coinvolgere la mia amica Valeria del blog My life love food???? Stiamo parlando di ispirazione, no? ;)

Poi, come potrebbe mancare, c'è la mia amica Barbara del blog Pane e Burro????. Chi mi ispira più di lei con la quale condivido quotidianamente le piccole grandi ossessioni e follìe fotografiche, le ricette, le paturnie, i dubbi e le incertezze blogghistiche?

E adesso siamo a dieci. De più nujelafò. E all'ultimo ma non ultimo posto debbo mettere la mia amica Sigrid. E va bene che il suo blog compie mi sa proprio di questi tempi 8 anni, e che quindi di giochini tormentosi come questi ne avrà digeriti a bizzeffe, ma dato che lei è una mia amica, e pure speciale, e dato che lei è la madre di tutte le ispirazioni (chi dice di no, mente, magari non sa di mentire ma lo fa ;-) e cmq per la mia personale esperianza è proprio così!), ecco che Il cavoletto di Bruxelles viene qui nominato. Anche perchè se questo blog è nato è anche merito suo... :)


venerdì 1 marzo 2013

Rye Soda Bread

Buongiorno a tutti amici!
Oggi è venerdì, ci si avvicina a grandi passi al finesettimana e come minimo dovrei potarvi una ricetta lenta, di quelle che io definisco "comode", magari una lievitazione con pasta madre, o uno stufato di carne da presentare per il pranzo della domenica, o forse semplicemente una torta un po' più civetta del solito.


E invece anche se abbiamo in pratica tutto il week end davanti, la ricetta che vi posto oggi è quella di un pane veloce, di quelli che si fanno e cuociono in poco tempo, e che sanno di buono, e sano, e colazioni con yogurt, burro e marmellata di lamponi, o cibo spartano, croccante ed essenziale.

Che poi il soda bread io erano secoli che mi ripromettevo di provarlo, senza mai decidermi. Perchè mai cavarsela in un'ora in tutto quando possiamo impiegare dalle 10 alle 24 ore per un pane? ;)

Ad ogni modo, finalmente, mi sono fatta tentare nientepopòdimeno che dalla versione alla segale e al latticello (che son due elementi che secondo me non possono che stare insieme) di Heidi Swanson, tratta dal suo libro bellissimo, e di cui vi avevo già parlato giusto un annetto fa: Super Natural Every Day, raccolta superlativa (come il suo primo libro Super Natural Cooking) di ricette vegetali ed energetiche al tempo stesso, vitaminiche e colorate e piene di semini e farine integrali...

Questa ricetta ne è un esempio, molto molto semplice: si tratta del famoso pane lievitato con il bicarbonato di sodio ed infornato all'istante, ma realizzato con farina di segale e latticello.
Io l'ho già preparato due volte: la prima con il latticello, e la seconda, in assenza di questo ingrediente che non è sempre facilmente reperibile (ma che al limite si può sempre fare in casa, dato che in sostanza è il residuo della lavorazione del burro, che potete fare da voi!), mescolando acqua e yogurt in parti uguali.


soda bread con farina di segale e latticello (ricetta di Heidi Swanson*)
ingredienti
250 gr di farina di segale integrale
150 gr di farina 0
100 gr di farina integrale
2 cucchiaini scarsi di bicarbonato di sodio
1 cucchiaino abbondante di sale
475 ml di latticello + q.b. per spennellare
farina in più per impastare e formare la pagnotta

Scaldare il forno a 205°C e mescolare tutti gli ingredienti con un cucchiaio di legno (poi a mano) o con l'impastatrice, fino ad ottenere un composto liscio (e leggermente colloso).
Nel caso risulti troppo umido (molto dipende da quanto assorbono le farine prescelte), aggiungere poca farina.
Per formare la pagnotta aiutarsi infarinando ben bene il piano di lavoro, appoggiarci la pasta del pane, spolverarla con altra farina e ruotare la pagnotta sulla spianatoia in senso orario o antiorario in modo da ottenere una forma tonda.
Posizionare a questo punto il pane sulla placca del forno rivestita di carta da forno, spennellarla con poco latticello, cospargere generosamente di farina e praticarvi sopra delle incisioni profonde, a croce o a stella.
Cuocere intorno ai 45' o finché non si è formata una crosta croccante.

Buon finesettimana!

*il mix di farine è una mia trovata, la ricetta originale prevede (275 gr di farina di segale e 225 gr di farina integrale)


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Altre ricette per pani di segale in questo blog

PANE DI SEGALE, MIELE DI CASTAGNO, MELE ESSICCATE E NOCI
PANE DI SEGALE CON PASTA MADRE ACIDA (ricetta di Gabriele Bonci)


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