martedì 29 gennaio 2013

scones alla farina di segale e latticello, con mirtilli rossi

Questa è una settimana strana.
Insomma, da quanto tempo è che non "buco" il post del lunedì mattina?
Questo, da Vaniglia, può significare solo una cosa, ovvero, come dice mia sorella piccola quando rientro a Fabriano da Roma, alla fine della settimana e della giornata lavorativa e dopo un viaggio in treno attraverso gli Appennini e col mitico interregionale, e, come dire, la mia mise del giorno non la soddisfa (sì, lei è la mia curatrice di immagine, fin dalle sue elementari ndr., e mi dà pure i voti, l'estate - l'estate abbiamo gli esami, noi... ;)) "Stiamo. Messi. Male".

Però questa settimana strana è una settimana in cui si fotografa.
E, insomma, fotografare, per dire, di martedì, non è come un lusso? Una vacanza? Una vacanza magari massacrante ma una vacanza? ;-P

Quindi, per questa vacanza di duro lavoro fotografico, cosa si può fare se non:

a. tentare di postare il modo più possibile equilibrato;
b. postare per l'occasione almeno un paio di ricettine per "la colazione del campione" de'ste parti?

Questi scones, per esempio, li ho in mente, esattamente come li vedete voi qua sopra, da secoli e secoli.
Con questi tre ingredienti che mi rimbombano in testa, un po' come le tre parole di mia sorella: "Segale. Latticello. Mirtilli Rossi".

E quindi la ricetta è fatta, e la colazione pure.
Nel senso che una volta preparati, la cosa più bella da fare è proprio papparseli tutti APPENA CALDI, e quindi, deduttivamente parlando, la cosa più buona da fare (per noi che siamo buone magari non esattamente in questi giorni un filino intensi) sarebbe di preparare tutti gli ingredienti la sera prima, svegliarsi un 40' prima della famiglia e farglieli trovare pronti col caffè (istruzione per fare tale atto di coraggio QUI).
Nel caso in cui invece li prepariate la sera prima, la mattina vi consiglio di spaccarli a metà trsversalmente, in modo da ottenere di un basso cilindretto due cilindretti nani, e metterli nel tostapane, piastra di ghisa, nel fornetto scalda brioches preso coi punti della nota marca di merendine che ci faceva impazzire negli anni ottanata a noi merendinari, insomma quello che avete, per me è ok anche un focherello appicciato con la pietra focaia, basta che sia caldo.
Poi, davanti ad una bella, enorme tazza di latte, imburrateli generosamente con il vostro burro preferito, ed aggiungete una buona dose di marmellata alle ciliegie fatta in casa.

Vi prometto un perfetto inizio di giornata ;)

Ah. La ricetta. Svampita me.


Scones alla farina di segale, latticello e frutti rossi
ingredienti (per 6-8 scones)
60 gr burro a pezzetti
100 gr di latticello + 50 gr di latte
50 gr mirtilli rossi essiccati
1 uovo leggermente sbattuto
175 gr di farina di segale + 75 gr di farina tipo “0”
1 cucchiaino abbondante di lievito in polvere
40 gr di zucchero di canna in cristalli
1 pizzico di sale

In una terrina mescolare gli ingredienti secchi. Poi aggiungere il burro a pezzetti e lavorare con la punta delle dita fino ad ottenere un composto bricioloso.
A parte sbattere le uova con latte e latticello, poi aggiungerli all'impasto, in ultimo mirtilli rossi.
Stendere l'impasto ad un'altezza di 3 cm, e tagliare con un tagliapasta rotondo del diamerto di 4 cm circa.
In forno caldo per 15-20' a 200°C.

Buona giornata!



mercoledì 23 gennaio 2013

paté di Speculoos


Occheioccheiocchei, sì, va bene, ce l'avevo un'altra ricetta franzosetta... ;-P
La settimana scorsa abbiamo parlato di Parigi. Attraverso le ricette di un libro.
O meglio, come vi raccontavo, appena arrivata ho trovato nella mia libreria parigina preferita, il nuovo libro di Katie Quinn Davies What Katie Ate, ma bello-bello tradotto in francese (così non devo storcere gli occhi ogni volta che leggo ;)).


Quindi ho pensato bene di spararmi qualche ricettuzza dal libro nuovo appena comprato, così, di collaudo, e di fotografarle per parlarne a voi, cosa che ho fatto la scorsa settimana.
Però si da il caso che la casa della mia amica Daniela, che è una persona che di cucina ci capisce e non poco, fosse di per sé fornita oltre che di cucina degna di tale nome, anche di libreria culinaria molto ben selezionata, e che dentro questa liberia ci fossero alcuni dei miai volumi di cucina preferiti.
Ovviamente la cosa ha contribuito a farmi sentire ancora di più a casa, e mi ha permesso di realizzare una delle tante ricette che avevo stampate in testa da tempo, senza mai trovare l'occasione giusta per mettermi a prepararla...
Però se sei in Francia, e quindi i biscotti Speculoos li trovi in ogni supermercato, e anzi devi pure sceglierli tra varie marche, non ti si pone il problema per cui, se te li prepari in casa, poi ti scoccia impiegarli in un uso che che sia diverso dallo sgranocchiarteli.
E allora ecco che il libro della mia amica Sigrid, di cui vi avevo parlato appena uscito, trovato anche (cometesbagli? ;)) a casa della mia amica Daniela, è stato aperto alla pagina della crema di speculoos che volevo provare da tanto tempo.
La ricetta (devo dirlo? ;-)) è perfetta, e la crema buonissima.
Provare per credere!

ingredienti per 2 vasetti medi
150 g di speculoos
60 g di miele
30 g di zucchero di canna
100 ml di latte
50 ml di olio vegetale
90 g di cioccolato bianco

Passare gli speculoos al forno a 150°C per 10 minuti, poi frullarli in modo da ridurli in polvere e versare quest'ultima in una ciotola insieme al cioccolato ridotto a piccoli pezzi.
Scaldare il latte con il miele e lo zucchero e versare il composto liquido sulla polvere di biscotti. Mescolate e aggiungere in ultimo l'olio.
Versare la crema nei vasetti puliti e lasciar raffreddare.





lunedì 21 gennaio 2013

adesso Polonia! il makowiec in versione soffice ... ;-P

Allora, buongiorno e buona settimana, amici!
Si vede che mi sento molto europea e molto nordica, in questo periodo (ma dite, sarà secondo voi, per caso masolopercaso, questo freddo boia????), perché oggi (sì, è vero, a malincuore per molti di voi), si passa nientepopòdimenoche dalla Francia alla Polonia, e pure dal salato al dolce, tanto per variare! :)


Ve lo ricordate il Makovwiec????
Quel dolce umido, compatto, profumato, speziato e soprattutto stracarico di semi di papavero di cui avevamo parlato prima di Natale?
Beh, se non siete tipi da dolci umidini ma amate lo stesso i profumi nordici e i semi di papavero, e se, inoltre amate come me le cose soffici e panose, allora è con grande entusiasmo che posso annunciarvi che di tale meraviglioso dolce esiste anche una versione lievitata ed arrotolata.
O meglio una versione i cui l'impasto del primo costituisce in sostanza il ripieno dell'altro (quello di oggi giorno, per intenderci, ma mi sa che ho spiegato il tutto così male che alla fine risulta più facile capire il concetto dal confronto tra le foto che dalle mie parole).
Ad ogni modo, come forse si sarà capito, io li adoro entrambi: se avete a che fare con palati più tradizionalisti optate per questo, mentre se avete di fronte persone alla ricerca di sapori, o meglio in questo caso consistenze, più particolari e sicuramente diverse da quelle mediterranee, optate per quello "total black" di un mesetto fa...

La ricetta, come potrebbe non essere altrimenti, è della mia amica Malgorzata, alla quale sto meditando se subappaltare una vera e propria sezione di questo blog, andando avanti di questo passo... ;-)

Ad ogni modo, eccola a voi, para-para come lei me l'ha scritta, quindi, da brava professionista assennata, io qui declino ogni responsabilità sull'esecuzione della suddetta.
Insieme alla rubrica infatti verrà attivato anche un comodo numero verde completamente in lingua polacca, al quale potrete rivolgere le vostre eventuali rimostranze...

Eheheh, scherzo. Scherzo e sono stupidina.
Ma è lunedì.
E' freddo.

Serve un po' di stupidaggine di base per ridere un po' e una cosa soffice da mettere sotto i denti per farsi una coccola di incoraggiamento..


Ultimissima cosa: è   b u o n i s s i m o ! ! !

A seguire gli ingredienti dell'impasto, al quale


ingredienti (x 2 makoviec)
500 gr di farina
100 gr di burro morbido
170 gr di zucchero
50 gr di lievito di birra*
3 rossi d’uovo
Circa 250 ml di latte
Vaniglia, i semini estratti da una stecca incisa lungitudinalmente  
Pizzico di sale

Sciogliere il lievito di birra nella metà del latte (125 ml) e aggiungere mezzo cucchiaino di zucchero. Lasciare riposare fino a che la superficie del latte non cresce formando come una sorta di schiuma.
Lavorare i rossi d'uovo con lo zucchero, e aggiungere un pizzico di sale.
Aggiungere la farina e il lievito di birra precedentemente sciolto nel latte e "lievitato". 
Lavorare bene l’impasto ("circa 1000 movimenti con la mano"). Verso la fine della lavorazione aggiungere il burro morbido a fiocchetti oppure sciolto e poi raffreddato (deve essere tiepido non bollente) e poi aggiungere il resto del latte (125 ml).
Coprire e riporre in un posto tiepido a lievitare 1 o 2 ore, finchè non è raddoppiato di volume.

Per il ripieno, ovvero il composto a base di semi di papavero.

ingredienti (x2)
500gr di semi di papavero
250gr di zucchero
4 cucchiai di miele
2 albumi
50 gr di burro
50 gr di mandorle
50 gr di uvetta


La sera prima
Far bollire dell'acqua e versarla in una pentola ampia contenente i semi di papavero, poi mettere il tutto sul fuoco e cuocere rimestando per 15' abbondanti o finchè i semi non diventano morbidi e non hanno una consistenza granulare.
Sgocciolarli bene per tutta la notte (sarebbe meglio addirittura strizzarli) dopo averli messi in un colino appoggiandovi sopra un piatto con un peso.
Il giorno successivo assicurarsi che siano ben scolati e "strizzati" e frullare finemente.
A questo punto sciogliere il burro e mescolarlo ai semi di papavero, lasciar cuocere sul fuoco ancora 5' e poi aggiungere lo zucchero, poi la frutta secca, mescolare e togliere dal fuoco.
Montare le chiare a neve ed incorporare delicatamente al composto. Lasciar leggermente intiepidire.

A questo punto stendere l'impasto ad un'altezza di circa mezzo centimetro di spessore (in forma di rettangolo circa 35 x 50 cm) sopra un foglio di carta da forno e spalmarlo completamente con il composto di semi di papavero, poi arrotolarlo delicatamente dal lato corto, fino ad ottenere come un "salame-girella" lungo come il lato lungo del nostro rettangolo iniziale.
Incartare il tutto con la carta da forno usata per stendere l'impasto, lasciando un po' di spazio per la lievitazione.

Cuocere in forno a 175°C, per 20' poi scartarlo, spennellare con il rosso d'uovo leggermente sbattuto e continuare la cottura (con la carta "aperta", come un vassoio) per altri 20' circa.

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*aggiornamento del 19 febbraio 2013 a seguito del commento chiarificatore di Jolinka:
dato che il lievito di birra polacco sembra essere molto meno "forte" di quello italiano, io propenderei per un vigoroso dimezzamento delle dosi proposte, da 50 grammi, a 25 grammi (ossìa un cubetto)!
Grazie di nuovo Jolinka!!!


venerdì 18 gennaio 2013

io e parigi *3: insalata di riso selvaggio, menta e ceci

con salsa all'aceto di sidro...



...che io però, lo confesso subito, non ho messo.

Perché, ok stavo in Francia, ma l'aceto di sidro proprio sotto mano non ce l'avevo, così su due piedi.
Però al tempo stesso, uno sta in vacanza, e sì, vabbè che ci piace tanto cucinare, ma una bella insalata di riso, di quelle che ne prepari una quintalata e poi stai a posto per un po', magari è pure utile, no?
Comunque, come dicevo, la sottoscritta la salsetta all'aceto di sidro non l'ha messa, e secondo me quest'ultima fa la sua bella differenza sul piatto, che senza, non è mica malaccio, diciamo più che altro un piatto di quelli che io definisco funzionale e soprattutto sano.
Cioè, di quelli in cui senti bene tutto e tutti i sapori, belli croccanti e distinti tra loro.
Beh, una di quelle per il pranzo settimanale in famiglia, o per il pranzo à porter al lavoro, con quel quid in più della salsetta, magari meno per una cena con ospiti, in particolare di quelli che amano le pappardelle al cinghiale! ;)

ingredienti per 4-6 persone*
200 g di riso selvaggio
400 g di riso integrale
400 g di ceci in conserva scolati
1 pugno di foglie di menta
1 pugno di prezzemolo finemente tritato
noce moscata grattugiata, q.b. sale, pepe
salsa di aceto di sidro
6 cl di aceto di sidro
2 cucchiai di olio d'oliva

In una casseruola, portare ad ebollizione un litro e mezzo di acqua fredda, poi aggiungere il riso selvaggio** e far cuocere per 40-45' a fuoco dolce lasciando il riso un poco al dente.
Scolare e lasciar sgocciolare.

Nel frattempo, portare ad ebollizione 2 litri di acqua fredda in una casseruola capiente, aggiungere il riso integrale** e mescolare. Far cuocere per 30' a fuoco medio, sgocciolare e rimettere nella casseruola, poi coprire e tenere da parte per una decina di minuti, poi areare il riso con l'aiuto di una forchetta.

Versare il riso in una ciotola, poi aggiungere i ceci, le erbe e la noce moscata. Salare e pepare.

Preparare la salsa mescolando l'aceto e l'olio. Versarla sul riso e mescolare bene.
Mescolare e conservare in frigo fino al momento di servire.

__________________
* per questa ricetta ho usato tutti (ma tuttipropriotutti!) ingredienti biologici
** io ho messo anche un poco di sale



Ecco, con questa ricetta, anche se meno brillante delle precedenti due postate questa settimana, ma in effetti solo per i miei gusti, chiudiamo con la rassegna delle ricettine realizzate nella vacanza parigina di cui vi parlavo e tratte dal libro di Katie Quinn Davies: What Katie Ate.

Sì. Chiudiamo.
Più o meno... ;)



mercoledì 16 gennaio 2013

io e parigi *2: confettura di cipolle caramellate e aceto balsamico

#cuisine parisienne 2

La scorsa volta vi avevo promesso la confettura di cipolle caramellate, vero? ;)
La voilà, detto fatto: così facile che si può fare anche in vacanza ;-P.


Per un vasetto (piccolo, vedi foto!) basta mettere in una casseruola profonda e dal fondo spesso 4 grosse cipolle sbucciate e tritate finemente, insieme a 2 cucchiai di olio d'oliva, mescolare con un cucchiaio di legno, salare e far cuocere a fuoco medio una quindicina di minuti, fino a che le cipolle non diventano tenere.
Abbassare poi il fuoco e proseguire la cottura per 30 minuti circa, mescolando di tanto in tanto per evitare che la confettura si attacchi al fondo della casseruola.
Aggiungere a questo punto 3 cucchiai di aceto balsamico e 1,5 cucchiai di zucchero di canna. mescolare e proseguire la cottura a fuoco dolce per ancora 30 minuti, continuando a mescolare (io l'ho tenuta un po' di meno).
A questo punto aggiungere ancora poco aceto balsamico se occorre (la confettura deve rimanere morbida) e lasciar raffreddare.

Si conserva in un vasetto sterilizzato per una settimana in frigorifero.




Anche in questo caso la ricetta viene dal libro di Katie Quinn Davies di cui abbiamo parlato nello scorso post: What Katie Ate.

Ah! Dimenticavo... Perfettissima sui formaggi stagionati, oltre che sulle tartelettes dell'ultimo post! :)


lunedì 14 gennaio 2013

io e Parigi: tartelettes chèvre et confiture d'oignons

#cuisine parisienne 1



Ci sono dei posti dove ti senti a casa.
Dal momento esatto in cui ci metti piede per la prima volta.
La mia prima volta a Parigi era ormai qualche anno fa.
Avevo 17 anni e non avevo mai visto "l'Estero", e non solo non avevo mai preso l'aereo, ma anche le volte in treno e su un autobus si contavano sulla punta delle dita.
E Parigi, per me, è stata una vera e propria rivelazione.
Sì, la grandeur, les lumières, lo splendore ovunque, ma quella città aveva qualcosa di più, qualcosa che mi aveva stregata fin dalla corsa in taxi dall'aereoporto al centro della città, dai cornetti al burro, così adorabilmente burrosi, dai liscissimi trottoirs così facilmente "camminabili" da me e mia sorella che ci mettevamo la sveglia prima di tutti per uscire alle sette di mattina e passare un po' di tempo insieme a respirare l'aria degli Champs Elysées..
Quella voglia di vivere la città non è cambiata da allora, anche se poi, a Parigi, ci sono tornata, e tornata, e tornata, e tornata...
E adesso, appena ho la fortuna di passarci anche solo qualche giorno, il rapporto tra me e lei è proprio quello dello "stare". Niente corse pazze per vedere tanto a tutti i costi, niente tappe obbligate in centro, niente tirate fino a tardi quando invece ho voglia di tornarmene a casa a sferruzzare, salvo poi concederci qualche piccola "pazzia" turistica come un giro sulla ruota panoramica o mettere il muso a sbirciare dentro Notre Dame. Però così, quasi casualmente. Senza meta, se possibile.
Parigi è da respirare, in ogni suo piccolo istante, che sia di magnificenza o di quotidianità, e così cerchiamo di fare io e Monsieur Patou, ogni volta.
Quest'ultima, a cavallo tra le vacanze di Natale e Capodanno, la quotidianità l'abbiamo esercitata tutta, tra la lettura, le passeggiate e la cucina.
Sì perchè avevo la fortuna di essere ospite di una persona che di cuisine ci capisce,e  che che quindi oltre che la sua casa mi aveva lasciato in dotazione la sua cucina, con annessi e connessi.
Cosa potevo fare, se non usarla???
Devo molto a questa amica, perchè credo che nonostante i viaggi in quella che la mia città del'anima ormai ad oggi siano un bel po', quest'ultimo è quello che certo me l'ha fatta sentire più mia.
Perchè la cucina è da un lato, per me, la lente attraverso cui guardare le cose, e dall'altro, la stanza attraverso al quale sentirsi a casa.



E quindi eccola la prima ricettina parisienne: o meglio, la prima ricetta tratta dal libro acquistato esattamente il primo giorno che ho messo piede a Parigi, e realizzata lì per lì.
Il libro si chiama Quand Katie Cuisine, ed è la traduzione francese del famoso e appena uscito volume di Katie Quinn Davies, What Katie Ate, bellissimo, come libro in carta ed inchiostro, appunto, come foto (dannatamente belle), come ricette, tutte di semplice realizzazione ma con un certo quid, tipo da bistrot chic... ;).
Questa si fa veramente in un attimo, compresa la confettura di cipolle caramellate. Se volete farvela da voi, la ricetta arriva a seguire nel prossimo post!

ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia (della migliore qualità) pronta 
1 tuorlo d'uovo mescolato con poco latte
4 cucchiai di confettura di cipolle caramellate (la ricetta al prossimo post! ;-))
175 gr di formaggio di chèvre* tagliato a fette di 1 cm circa
3-4 rametti di timo fresco
aceto balsamico, sale, pepe

Con un tagliapasta tagliare 4 dischi di pasta sfoglia del diametro di 12 cm di diametro (oppure tanti piccoli dischetti delle dimensioni che volete), e disporre questi ultimi sulla placca del foro ricoperta di carta da forno.
Praticare su ciascun dischetto, con un coltellino affilato, una leggera incisione distante 1 o 2 cm dal bordo, poi bucare la pasta con l'aiuto di una forchetta.

Spennellare i bordi della pasta con l'uovo e il latte (io ho usato solo il latte).
Distribuire su ciascun disco la confettura di cipolle in modo omogeneo, poi adagiarvi sopra una fetta di formaggio, poi il timo e il pepe.

In forno a 200°C per 15-20'.

Io a questo punto ho sfornato e servito calde con un filo di aceto balsamico ed una insalatina.

Nel libro si consigliava invece di realizzare con lo sciroppo realizzato portando ad ebollizione 25 cl di aceto balsamico fino a che il suo volume non si riduce della metà. A questo punto aggiungere 3 cucchiai di zucchero di canna e prolungare la cottura fino ad ottenere la consistenza di uno sciroppo (ovvero fino a che il composto non vela il cucchiaio). 
Lasciar raffreddare e usarlo per servire le tartelettes.


*appello ai parigots che leggono: in Italia questo superversatile formaggio Francese lo trovo ma mica facilissimamente... Nel caso lo si voglia sostituire... Come si fa? ;-P

giovedì 10 gennaio 2013

caviar de carotte ;-)

(ovvero dip di carote al sesamo)

Avevo detto carote?????
Voilà le carote.
In versione mousse, o forse meglio dire "dip".
Una roba che io adoro, il dip.
Vi ricordate l'hummus di Jasmine? Quello dell'irresistibile voglia di Thaina (che abbiam scoperto proprio allora si può preparare in casa ed io ormai la faccio e due secondi dopo son lì che me la mangio a cucchiaiate)?
Beh, questo è una cosa simile, ma in versione carota. 
Non come sapore eh? capite bene sennò poi l'ufficio reclami oggi mi si ingolfa...
Più che altro come consistenza.
Una di quelle cose perfette per un'aperitivo in casa tra amici sderenati dalle mangiate natalizie che si schermiscono in continuazione e che stanno proprio in questo periodo dell'anno facendo voto di digiuno (o quasi).


Bastano alcuni crostini di pane, o gallette, o quello che volete voi ed è la vostra mania croccante del momento, e qualche dip, e appunto queste "cose" fatte di verdura, o ortaggi, come in questo caso, che si possono spalmare.
Per questo qui alle carote, che viene dal numero di settembre di Saveurs, vi consiglio di calibrare bene il sale, e il sesamo, che fanno veramente la differenza nel sapore.
Ovvero, se amate il sapore della carota (e magari e pure un filino più caldo di adesso), mantenetevi leggeri, mettendo il sale a tavola in modo da aggiungerne un po' all'ultimo, che ci sta sempre tanto bene, con un filino d'olio... ;)
Se invece vi piacciono i sapori un po' più "saporosi", siate generosi (io sono sempre un po' troppo "bracciocorto" con la sapidità aggiunta, ma con le carote - come sulle patate, d'altronde ;) - ci vuole!)...

La ricetta è una non-ricetta, basta mettere a macerare la sera prima un paio di belle carote bio, lavate e un pochino raschiate e poi tagliate a pezzetti, con 40 grammi di sesamo e 10-12 cl d'olio (su Saveurs consigliavano un misto di olio d'oliva ed olio di sesamo, ma io al momento ne ero un attimino sprovvista, quindi... :)) e un pizzico generoso di sale.
Il giorno dopo passare al tritatutto e aggiustare di sale, aggiungendo infine un filino di olio.

Come spezia, se volete, sempre Saveurs consigliava coriandolo tritato, io ci vedrei bene anche del rosmarino tritato finissimamente, e adesso che ci penso, anche un paio di cucchiai di thaina in sostituzione dell'olio... ;-P





mercoledì 9 gennaio 2013

tortine al cioccolato per i vent'anni di mia sorella

A dicembre mi veniva da cucinare le carote.
E adesso che sono passate le feste, quando tutti sono in fase detox, io penso "cioccolata".
Il fatto è che Natale sì, è un periodo goloso. Ma chez Vaniglia cucinare tanto non significa necessariamente mangiare tanto.
In questo (almeno questo! ;)) devo aver preso dalla grande cuoca che era mia nonna Aurelia. Sì, quella dei tortellini "di magro"!. Grandi manicaretti per tutti e lei si saziava cucinando. Vabbè io non sono proprio sempre da grandi manicaretti. Però parliamo di un altro periodo . E della differenza tra una donna in cucina oggi rispetto a come poteva essere una massaia 60 anni fa...
Vuoi mettere preparare tre pasti al giorno tutti i giorni, primosecondocontorno, contro i miei malumori culinari infrasettimanali al ritorno dal lavoro e i mitologici frullatoni al posto della cena, o peggio ancora, le pizze surgelate in forno (che tra parentesi io adoro in quanto costituiscono la mia grande trasgressione foodista del decennio in corso... ;-P), proprio quello che mentre mangiamo soddisfatti, Monsieur Patou dice "se ti vedessero adesso i tuoi lettori...", e al qual puntualmente io rispondo "Lascia fa', che i miei lettori conoscono benissimo me e la mia imperfetta umanità, e mi capiscono, eccome se mi capiscono... anzi, sai che ti dico? loro approverebbero proprio!!!"

Ad ogni modo, insomma, quando si presentano le scuse per mettersi in cucina, la sottoscritta non si tira indietro... Ecché, 600 post in materia e ancora dobbiamo dimostrare che ci piace cucinare? ;)

Per non parlare poi delle torte di compleanno, fiiiiigurati poi se si tratta di quelle per le tue sorelle, e aggiungi a questo se la torta in questione è proprio quella dedicata a tua sorellina, la piccola di casa, che compie venti anni, venti anni tondi-tondi,e viene a Roma da te proprio per festeggiarli...

Venti anni. Io e l'altra mia sorella, le due grandi insomma, alla sola idea ci sentiamo sciogliere come due panetti di burro al sole. A noi pare ieri quando è nata.
Tra l'altro al giorno esatto della sua nascita, venti anni fa, è collegato il mio primo e forse più clamoroso disastro culinario, e forse anche, a livello comportamentale, quell'atteggiamento che mi ha sempre spinto a cucinare se tesa o pensierosa, per tenermi impegnate le mani e liberare per quanto possibile la testa.
Insomma allora io e mia sorella piccola (le media, rispettivamente 15 e 13 anni), ci siamo messe a preparare un plum cake per mamma al suo ritorno dall'ospedale (eravamo agitatissime e quasi "stronate" dalla grande avventura di supersorelle che ci stava aspettando): la ricetta era questa qui.

Per la cottura abbiamo usato uno stampo in alluminio di quelli usa e getta, PIENO FINO ALL'ORLO. Chissà veramente cosa ci diceva la testa in quel momento, ma d'altronde eravamo tutti fuori di brocca, Fabriano era completamente coperta dalle neve, mio padre è pure scivolato dalle scale e dopo la prima notte all'ospedale ci è venuto a svegliare alle 7 (o era prima?) di mattina spalancando la finestra con meno 6°C fuori per farci vedere come la neve aveva completamente invaso il terrazzo di casa... e poi dicono che sono io la pazza di casa... ma le mele non cadono mica così lontano dagli alberi? ;).

Vi lascio immaginare come è andata avanti la cottura.
Il plum cake continuava a straripare e depositarsi assumendo nell'immediato lo stato di CARBONE in fondo al forno, la cucina (macchè dico la cucina? la casa!) era completamente invasa dal fumo (io per un attimo io ho pensato che la cucina si sarebbe carbonizzata essa stessa), e noi cercavamo di togliere la massa nera dal forno aprendo e chiudendo in continuazione quest'ultimo, sperando (piccole illuse!) che almeno l'impasto che rimaneva nello stampo prima o poi sarebbe cotto...

Per fortuna che "i grandi" erano tutti fuori casa e affaccendati.
Poi siamo riuscite a ristrutturarla sapete, la cucina?! ;)
Erano tutti così fuori che quasi non si sono accorti di niente!

E quello stesso forno ha cotto, e ricotto, e ricotto torte su torte, in questi ultimi venti anni.

Ed io, se io adesso porto il rossetto rosso qualche volta, quando voglio esercitare la mia personalità, se sto attenta a non trascurarmi e non lasciarmi travolgere dal lavoro e dagli impegni, se ogni tanto mi sforzo e mi metto lo smalto colorato alle unghie, se porto le t-shirt con le scritte assurde, e le felpe con il cappuccio quando ho voglie di sentirmi un po' libera, se ho letto tutti gli Harry Potter e conosco a menadito tutta la saga Twilight (badate, libri + film ), e so cosa sono i My Chemical Romance, se adesso che scrivo questo post sto ascoltando il Red Album di Taylor Swift, e se possiedo un (meraviglioso) punto di vista in più sul mondo, lo devo a quella polpettina coriacea, saggia e folle al tempo stesso che è arrivata allora, a far luce tra i fumi del plum cake bruciato, e che è mia sorella piccola, che mi accompagnerebbe in capo al mondo, che mi guarda con apprensione, con un cartoccio di alluminio in una mano e un pezzetto di scottex casa nell'altra mentre mi arrampico su uno scoglio artificiale per scattare una foto ad una focaccia (? ;-)), che si presta alle mie foto per lo shop Etsy e mi regala i suoi meravigliosi disegni per questo blog.

Quindi oggi, anche se il suo compleanno è già passato da qualche giorno e lei è di nuovo a casa dall'altro lato dell'Appennino e voi i dolci probabilmente non potete vederli più nemmeno disegnati, oggi vi beccate 'sta tortina di compleanno realizzata per lei.
Prossimo post: carote! ;-)

La ricetta viene invece del libro sul cioccolato di Julie Andreieu: L'ABC del cioccolato, di cui vi avevo parlato qui ma senza aver ancora provato nessuna ricetta.
Quella scelta è molto semplice ed efficace: si tratta in sostanza di un coulant au chocolat: io ho aggiunto solo la panna e le palline di cioccolato per servire (e per far contenta la pupa ventenne! ;).

tortine dal cuore morbido al cioccolato
ingredienti (per 6)
160 g cioccolato nero 70% cacao
120 g burro + 10 g per gli stampi
100 g di zucchero + 20 g per gli stampi
4 uova
40 g di farina
panna e decorazioni di cioccolato a piacere

Preriscaldare il forno a 220°C.
Imburrare e cospargere di zucchero 6 stampini di 7-8 cm di diametro.
Far fondere insieme cioccolato e burro a fuoco dolce o a bagnomaria, mescolando per amalgamare.
Sbattere le uova con o zucchero ed incorporare al composto di burro e cioccolato.
Incorporare delicatamente la farina all'impasto.
Versare negli stampi e cuocere per 6-10' in forno.
Lasciar intiepidire prima di sformare, poi servire con della panne leggermente montata o una pallina di gelato.



lunedì 7 gennaio 2013

buon giorno, buon anno!


Buongiorno!!!!
E buon anno... ;-P
Eh. Sì, lo so che non sono del tutto in sincrono con l'inizio del 2013.
Giusto una settimanella di ritardo.
Però tra i buoni propositi che sono certa di non rispettare ma anno dopo anno non posso fare a meno di stilare perché mi mettono veramente troppo di buon umore, c'è quello di non volermi autostressare.
E poi, in fondo, questo è o non è il primo post dell'anno?
E allora proprio come all'inizio del 2012 mi piace farvi gli auguri accompagnandoli con una carrellata di fotografie...
L'anno scorso foto tratte dal blog.
Quest'anno foto che vengono sempre dalla sottoscritta, ma che non sempre si possono trovare anche qui.
Si tratta delle immagini di Vaniglia su Instagram, piattaforma che forse voi tutti già conoscete e che è in sostanza un 'social' di condivisione di scatti tramite cellulare.
Nel mio caso più che scatti si tratta di vere e proprie "cartoline degli stati d'animo", degli appunti visivi legati a situazioni quotidiane e quindi molto molto più confidenziali, e soprattutto molto più immediate, in sostanza, delle foto-blog, ovvero quelle scelte tra le milamiliardi scattate sudando sette camicie tra la cucina e la finestra.

Ecco.
Ora non rimane altro che, finalmente, fare a tutti voi i miei migliori auguri per questo anno che verrà, pensando anche a quante cose belle dell'anno appena passato sarebbero da ripetere, da riprendere, da considerare inizi, tanti piccoli o grandi punti di partenza per l'anno appena nuovo!


Partirei dai fiori ;)
Fiori ovunque e comunque, vi auguro.
Di averne casa piena, ma soprattutto di poterne godere intorno a voi, nei prati, sui muri, allo stato più brado e selvatico che si possa immaginare!


E poi... I libri di cucina???
Sì, magari, con moderazione ;-) qualche bel libretto di cucina in questo 2013 si potrebbe acquistare. Tipo di quelli con belle foto, per esempio, e  che ti fanno venir voglia di impastare... B-)


E poi la vostra città preferita. Vi auguro un po' della vostra città preferita.


E ancora tante altre città meravigliose. Per potersi riempire gli occhi di cose nuove...

... Salvo poi potervi accorgere al ritorno a casa che anche il posto in cui vivete è meraviglioso, anche se il più delle volte vi fa diventare matti!

E poi la campagna. Che amate tanto. Forse perché andare in campagna da quest'anno significa raggiungere vostra sorella che fino a pochi mesi fa, da sempre, aveva vissuto a voi così vicina.... 
Ma forse a ben vedere, città e campagna, hanno entrambe i loro lati positivi (o negativi?) ;). 
Dipende dagli occhiali con cui le si guarda. :D

E il mare. Vi auguro di poter prendere un treno, e rapire l'altra vostra sorella, la piccola (o qualcuno dei vostri cari, o degli amici fraterni) e di poter scappare due o tre giorni al mare. Magari all'inizio della stagione. Magari quando è ancora tutto vuoto. In modo da poter fare con calma qualche lunga passeggiata al tramonto e chiacchierare di tutto quello che non potete vivendo in due città diverse... ;)

E poi ovviamente vi auguro di cucinare!
Facendovi ispirare dalle stagioni, e godendovi il meglio e tutto, ma proprio tutto, di queste, anche a costo di finire in lacrime pur di mettere il muso fuori per vedere le vostre amate graminacee nonostante la vostra superallergia.

E passare dai piatti più semplici, quelli la cui ispirazione arriva dritta dritta dall'ortolano, alle torte più complesse, articolate come un'azione di calcio!

E poi c'è la fotografia (o quella che è la vostra passione).
Imparare a fotografare. Cercare di superare le proprie paure e le limitazioni. Studiare una nuova lingua, mettere la macchina fotografica in valigia, partire e poi studiare, studiare studiare!

E poi tornare e continuare, e scattare, scattare scattare!
E mentre tutto questo accade, proseguire con la vostra vita "normale", che poi alla fin fine del tutto normale non è. E lavorare.


E per riprendersi dal lavoro, tornare a casa e ri-lavorare.

E a volte. Quando siete proprio stanchi stanchi. Ma veramente tanto. E magari pure un po' nervosetti con le persone che vi stanno vicine perché vi pare di non riuscire a stare dietro proprio a tutto-tutto, allora non dimenticate di cambiare prospettiva, e alzare lo sguardo, perché in effetti proprio dietro l'angolo ci sono immagini sorprendenti che possono risollevarvi il morale.  

E sempre dietro quell'angolo, basta fare un salto al parco vicino all'ufficio, e osservare l'uccellino che vi corteggia perché vuole un po' del vostro panino (ehm, con la porchetta!), per farvi venire voglia di una passeggiata in montagna.






Ma la cosa che vi auguro più di tutte, è di avere, o di trovare, in questo anno che verrà, il tempo per indossare, in un giorno di sole, il vostro grembiule preferito e mettervi a cucinare, con calma.






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