venerdì 25 ottobre 2013

pane alla segale e semi di carvi

Ho iniziato ad impastare all'università.
Tempi non sospetti.
Niente blog, niente foto di cibo, molte foto di strade, edifici, monumenti, dettagli costruttivi e non.
Una volta mi sono anche sdraiata sull'asfalto per fare delle foto. 
Che poi non è così diverso da ora ;-)
Insomma all'università io disegnavo e basta. "E basta". 
Si fa per dire.
Disegnavo, leggevo, studiavo, cercavo di capire, pensavo, immaginavo. Ed osservavo. Osservavo tanto. Non ho mai smesso. E non ho mai smesso di impastare, e soprattutto non ho smesso di farlo per le motivazioni di allora.
Scaricarmi dalle tensioni, dai pensieri, dai piccoli (o grandi) dolori.
Ecco. Sto impastando molto questi giorni.
E' il mio cucinare senza pensare, quello degli impasti lievitati, quello che se sei come me devi salire sulle punte dei piedi per esercitare la forza giusta, e se la massa è grande anche stancarti un po', che è perfetto, se stai cercando una distanza, una piccola fuga.
E poi metti tutto lì al calduccio (e quasi vorresti essere tu, quella pagnotta cruda avvolta in una coperta), e aspetti. Aspetti che passi quel momento, che si trasformi in qualcosa. Che lieviti. Che assuma un sapore, che al primo taglio sia capace di un rumore, e che finalmente abbia un odore.
L'odore di questo pane vorrei proprio che vi arrivasse.
Ecco perchè stavolta ho scelto una foto stranamente (per me) molto zoomata.
Avvicinatevi, avvicinatevi anche voi.
Non vi sembra di sentirlo?
;)

pane alla segale e semi di carvi
ingredienti
350 g di farina di segale integrale
150 g di farina di forza
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino abbondante di semi di darvi
250 g di lievito madre a temperatura ambiente
400 ml di acqua tiepida

Mescolare in una ciotola le farine, il sale e i semi di carvi. Tenere da parte.
Sciogliere il lievito madre nell'acqua mescolando bene con un cucchiaio di legno o una forchetta con i rebbi molto larghi.
Mescolare gli ingredienti secchi a quelli umidi fino ad ottenere un composto che sta insieme e dall'aspetto granuloso.
Coprire e lasciar riposare un'ora circa in un luogo tiepido.
Trascorso questo tempo, trasferire l'impasto su un piano di lavoro leggermente infarinato e dargli la forma di un disco.
A questo punto trasferire l'impasto in un cesto da lievitazione da 900 g ben infarinato (io ho usato questo, ci stavo giusta-giusta! ;)) o su una teglia rivestita di carta da forno.
Spolverare leggermente di farina e far liavitare in un luogo tiepido fino a che non raddoppia di volume (impiega dalle 3 alle 6 ore).
Scaldare il forno a 240°C con la teglia del forno al suo interno (se usate il cesto da lievitazione) e una pirofila contenente acqua sul fondo del forno.
Una volta raggiunta la temperatura, estrarre la teglia dal forno e rovesciarvi delicatamente il pane estraendolo dal cestino e infornare (se non usate il cesto basta semplicemente infornare la teglia su cui ha lievitato).
Abbassare la temperatura a 230°C e cuocere per 30 minuti circa o finché il pane non è dorato.
Per controllare se è cotto, dargli un colpetto sotto con le nocche delle dita: deve suonare "vuoto".

Uh, dimenticavo, la strepitosa ricetta viene da uno strepitoso libro, ovvero da QUI ;-P






15 commenti:

  1. Ross, ma questo post è una poesia! Quella metafora del pane e della vita umana è magnifica.
    Ma è uscito il tuo libro? Ho visto tracce su Faccialibro ma io mi aspetto un post con qualche foto in anteprima.
    Ti abbraccio, magari non sarò una coperta, ma scaldo comunque ;-)

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    1. Rob io il tuo abbraccio scaldante me lo accaparrerei, se posso. Perché ne ho tanto tanto bisogno questi giorni.
      E il libro? Esce da un momento all'altro.
      Prestissimo anteprima sul blog. Presto in libreria (una settimanella? ;))
      Che è "faccialibro"? Io pivella... ;-P

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  2. Mi vedo molto in quello che dici, perchè io sto vivendo quei momenti proprio in questo periodo. Meno male che ci sono le pagnotte e gli impasti dolci e burrosi come le brioche :)
    Il profumo del tuo pane lo sentiamo eccome e sembra di poterlo afferrare!

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    1. Virginia sappi che appresso a questa pagnotta io proprio una brioche ho impastato... ;-)

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  3. CIao Rossella, per favore potresti spiegarmi che cosa sia la 'farina di forza' e dove si trovi (a proposito di pivelle)

    =)
    Rosita

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  4. questo pane dimostra tutta la tua maestria....ma come lo usi il cesto? non capisco come si possa staccare un impasto lievitato dal lì e metterlo in forno senza rovinarlo. lo ungi per caso? io sono abituata che l'ultima lievitazione gliela faccio fare nel contenitore che utilizzerò per la cottura (faccio il pane con la mia pasta madre che è delicatina!)....e...
    ma quando esceee !!!?
    Enrica superfan

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  5. incantata dalle tue parole (ma questo già lo sai), incantata dalla fotografia (e ovviamente anche questo lo immaginavi!), incantata dalla ricetta (insomma è nel mio stile, non poteva non piacermi).... ok mi stampo anche questo!
    Sappi che io non avrei quasi bisogno di comprare un tuo libro perchè a forza di stamparmi post è come se ne avessi già uno! ;)

    Un bacio!!

    ps. non è vero che non ho bisogno del tuo libro!!! Lo aspetto trpidante com e i bambini i regali di natale!!! <3

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  6. Un tempo ti sdraiavi sull'asfalto ... ora ti arrampichi ... e guarda un po' dove sei arrivata! :)

    Ah, carinissima la copertina del tuo libro! :)

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  7. Questa pagnotta sa di buono ma ancor più bello è il tuo racconto poetico reso vivo dai tuoi scatti.
    Complimenti
    Enrica

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  8. *Enrica: l'anima è nuda, ma non pensavo si vedesse così tanto... :-|

    *Rosita: allora, puoi usare una manitoba, o una farina ad alto valore proteico. Io tanto per non far nomi uso le farine Petra. Quella usata in questa ricetta se non sbaglio è la Petra 3 (uno invece la Petra 1 per i lievitati dolci)... ;)

    *Enrica: ma lo sai che ogni volta me lo domando pure io? Coma farà a staccarzi? Eppure si stacca! Io lo infarino benbene (niente olio, giammai! ;)), e si stacca, delicatamente,e magicamente, dal cesto... Poi inforno.

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  9. Fantastico proprio perchè il profumo quasi quasi sta arrivando!
    Sai con una colata di tomino fuso,o la raclette..uhmmm...che acquolina!!!
    Marika

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  10. Ross, ma possibile che, ogni volta che leggo qualcosa di tuo, commenterei semplicemente con un assoluto "Anche io"?
    Di lievitati ne fotografo pochi, lo ammetto. Ma adoro prepararli. Almeno una volta alla settimana, che sia la pizza per la sorella di ritorno da scuola, il pane per la cena, la brioche per il mattino, i panini da farcire per la merenda del fratello affamato.
    Purtroppo, essendo allergica ai lieviti, non ne mangio quasi mai. Ma è un procedimento talmente terapeutico.

    Un abbraccio. Chissà perché, ti ci vedo a fotografare sdraiata sull'asfalto ;)

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  11. ...solo per dirti che ho comprato il cestino da lievitazione ;) (il libro l'avevo già) Smack!

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  12. Ha un aspetto davvero meraviglioso questa pagnotta!

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  13. Uno dei migliori siti per la cucina.. Complimenti da Anna Pizzotti

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