martedì 31 luglio 2012

... i bibbitòni... (smoothie kiwi, banana, ananas e lime!)

Così li chiama Monsieur Patou.
Sono gli smoothies che gli sto propinando da almeno una settimana. ;-P
Diciamo che ho trovato la mia personale formula perfetta.
Realizzabile senza fare calcoli, direi.
Per quanto fare uno smootie non sia nulla di complesso.
Prendiamo questo.
Perfetto. Così completo che potrebbe quasi sostituire un pasto.
A me però in questi giorni in cui i ritmi lavorativi non sembrano ancora allentati, e il caldo imperversa allegramente, serve qualcosa di molto più "trasversale", per introdurre concentrati di vitamine nell'organismo, in soccorso alla mia fame di tanta frutta, e qualcosa che posso fare ad occhi chiusi con quello che ho in casa.
Una specie di "proporzione fissa".



PROPORZIONE FISSA = BIBBITONE, ed è questa:  per due persone, 2 frutti a scelta (uguali) + una banana + un succo di frutta (di quelli non tanto "polposi") che ci sembra stare bene a occhio con i due frutti + 2 ghiaccioli. Frullare tutto. Bere

Questo qua sopra è fatto con una succo di ananas, più quello di mezzo lime spremuto.
A noi piace tantissimo. E poi fa così bene! :)


venerdì 27 luglio 2012

crostini estivi: pane al nero di seppia con ragù di polpo

Compitino del venerdì: il pesce! ;-)



Mi sto affezionando a questo compitino estivo.
Però sapete, da queste parti nonostante l'estate, che, si può fare a meno di panificare?
Allora ho pensato bene di unire le due cose, eheh!
L'idea viene dalla fuga al mare del mese scorso, e da un assaggio street food presso il chiosco di Moreno Cedroni a Senigallia: fettine di pane nero servite insieme ad una gustosa coppetta di sugo e pesce.
Ovviamente la mia versione è un tantino più prosaica, ovvero, vabbè, il pane è pane, solo che nero ;-P, il ragù invece è fatto con un po' del polpo usato per l'insalata, che avevo messo da parte e congelato già bollito. Ovviamente si può usare direttamente anche solo per il ragù, ma dato che il mio polpastro era bello grande, perchè non provare con un delizioso sughetto?

Vi metto entrambe le ricette, come da me approntate.
Il risultato, per uno sfizioso aperitivo all'aperto, assolutamente consigliabile in veranda presso una località marina, è di grande scena (fa così scena che a dirla tutta a me il pane nero fa pure un po' impressione, visto da solo (nb. foto in basso a destra! ;-)). Vinello bianco, magari frizzante, ben freddo, e il gioco è fatto!

Ovviamente il ragù potete farlo con il pesce che volete, io mi sono tenuta "basica", data la mia assoluta non conoscenza della materia... Anzi, se qualcuno di voi volesse darmi qualche dritta, io son tutta orecchie!!!







minibaguettes al nero di seppie

ingredienti (per tre piccole baguettes lunghe circa 30cm)
350gr farina di forza
130gr pasta madre rinfrescata il giorno prima
16gr nero di seppia
80gr burro salato
150gr latte
1 cucchiaino di zucchero

Sciogliere la pasta madre nel latte appena tiepido, poi versare nella planetaria insieme alla farina (oppure formare la fontana nella spianatoia e praticarvi un buco al centro, in cui versare il lievito sciolto nel latte).
Quando l'impasto comincia a staccarsi dalle pareti della planetaria (o dalle mani! ;-)), aggiungere il burro e il nero di seppia, continuare ad impastare (imprecando se lo state facendo con le mani che nel frattempo staranno diventando alquanto nere), finchè la massa non si presenta liscia, nera ed omogenea.
Far riposare 4-5 ore a temperatura ambiente se è estate (in un luogo tiepido se è inverno).

Dividere l'impasto in tre parti, da allungare ben bene e formare come delle baguettes, abbastanza strette e lunghe, da far lievitare fino al raddoppio (almeno un paio di ore, in alcuni casi anche un po' di più) su una placca foderata di carta da forno (lo confesso, io ho foderato questa, che avevo da almeno tre mesi, e mai ancora usata (perchè sempre alla ricerca della ricetta perfetta, perchè finchè si scherza e si fa nera, può essere pure un pezzo di pane allungato, ma LA baguettes, quella chiara, morbida profumata e croustillante, quella è tutto un altro discorso, che va provato e perfezionato e poi trasmesso con cura e dovizia di particolari. un giorno. se riuscirò mai :)).
Trascorso questo tempo spennellare con poco latte, ed infornare in forno caldo a 180°C per una quindicina di minuti.
Lasciar raffreddare su una gratella.


 ragù di polpo (per 4)

ingredienti
100gr circa di polpo già lessato (così)
3-4 pomodori da sugo
olio
aglio
prezzemolo
sale

In una capace padella, far dorare nell'olio uno spicchio d'aglio tagliato a metà e liberato della parte centrale (quella specie di "animella", per renderlo più digeribile), poi aggiungere il polpo tagliato a pezzetti piuttosto piccoli e mescolare, lasciando insaporire 5-10 minuti.
A parte sbollentare velocemente i pomodori (immerghendoli nell'acqua già bollente per meno un minuto scarso), poi spellarli (una volta "sbollentati si fa in un attimo), liberarli dei semi e tagliarli a dadini di in cm di lato circa.
Aggiungere la dadolata al polpo, salare, poi rimestare finchè tutto non è ben legato e finchè i pomodori non si sono ben asciugati. Io a questo punto ho dato una veloce passata di minipimer (cosa che, secondo me, farebbe rabbrividire qualsiasi cuoco) e rimesso sul fuoco ancora un po' per far "tirare".
Togliere dal fuoco e aggiungere, se piace (e soprattutto se lo avete) il prezzemolo.

Quando è freddo, è pronto per essere spalmato sui crostini, ottenuti facendo grigliare leggermente sulla piastra le fette di pane nero. Un goccio di olio, sale e pepe per condire il tutto e sono pronti!

Buon finesettimana a tutti!



mercoledì 25 luglio 2012

libri sotto l'ombrellone

cucinare con lentezza, d'estate, ma a partire da un libro...

Vi parlo sempre di libri di ricette veri e propri.
Qualche volta scappa fuori un libro di fotografia, o magari anche qualcosina di lavoro a maglia o di taglio e cucito.

Ma di libri da leggere, soprattutto, oltre che guardare, o inzaccherare in quell'ambito della casa che di chiama cucina, quello poco e niente...

E allora ho pensato, seguendo un po' il mio desiderio-non desiderio di riposare un po' la cucina in questo mese di agosto che sta arrivando (ma sarà verò? riuscirò a disconettere il forno una volta per tutte?), che sforzarmi di stare lontana dai fornelli per un po' potrebbe solo fare bene al bloghino, e che forse, nel frattempo, potrei dedicarmi a delle letture, che però non lasciano del tutto da parte il tema food.

Il tema food in parole, invece che in foto.
Bella storia. Soprattutto se sei stanca, se ti accorgi che mentre cucini pensi a quali colori per la foto, se il davanzale "raccoglie abbastanza luce", se ti conviene procrastinare la ricetta nuova in una fase diurna mentre quella già postata puoi usarla per cena, e se, soprattutto, il tuo principe azzurro prima di addentare qualcosa (o al primo morso) ti chiede premuroso: ma l'hai fotografato?

Un buon analista consiglierebbe di mettere da parte i tanto amati libri di ricette e di fuggire lontano, e la furba Vaniglia acconsentirebbe di buon grado, salvo poi ripiegare su libri un po' meno sospetti, come dei romanzi per esempio, o addirittura un report.... Il cui tema principe è sempre quello: tutto ciò che ruota intorno al cibo.
D'altronde questo blog si chiama o no, "Vaniglia, storie di cucina"??? ;-)

Vi racconto di questi, e magari voi mi consigliate qualcosa di "vostro" anche perchè io quelli a seguire li ho letti... Non vorrete farmi cucinare ad agosto, no? ;-P



il libro bello, strano, speciale
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Aimee Bender
L'inconfondibile tristezza della torta al limone (Sotterranei)




Questo libro mi è stato prestato da un'amica, che ho deciso di nominare mia fornitrice ufficiale, perchè li azzecca. Li azzecca su di me intendo. Mi conosce! E conosce i libri belli... :)
E' la storia di Rose, una bambina che assaggiando il cibo è capace di sentire i sentimenti e gli stati d'animo di chi li ha preparati, e quindi non riesce nemmeno a mangiare più "inconsapevolmente" perchè attraverso questo suo dono oltre a sentire al meglio il sapore, a riconoscere le proprietà organolettiche dei cibi, ad intuire la provenienza o il tipo di produzione/coltivazione, Rose scopre anche cose che non vorrebbe sapere, o che si intromettono non richieste nella sua vita.
Tutto questo accade in una famiglia americana apparentemente "normale", forse troppo, all'interno della quale però ognuno ha un dono scomodo, da capire, gestire e accettare. E da domare per poter restare attaccati al mondo reale, come riuscirà a fare Rose...

Mi piace perchè: leggendolo mi sono chiesta come sarebbe se qualcuno potesse sentire me stessa dentro ad un piatto, se sentirebbe equilibrio o disarmonia, fretta e ansia, o dolcezza, o perfezionismo, o addirittura desiderio di catturare l'attenzione, o chissà cos'altro! Come sono io nei miei piatti, ecco cosa. Mi ha tanto emozionata in alcuni passi, ma forse solo perchè mi piace così tanto cucinare?

Un pezzetto scelto per voi: La verità è che era difficile vedere George mangiare quei mezzi biscotti senza esitazione. Senza sentire nemmeno l'ombra della fretta in quello all'avena fatto da Janet, che era così sotto pressione che sembrava di mangiare l'agenda di un top manager, o senza catturare nemmeno un fotogramma della punching-ball nascosta dentro ciascuna goccia di cioccolato. Invidiavo tanto, già allora, la bocca di chiunque altro.


il libro leggero, leggerissimo, romantico e parigino
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Nicolas Barreau
Gli ingredienti segreti dell'amore (I narratori)


Questo libro mi è stato invece regalato da un'amica (certi post servono proprio a capire quanto siamo vezzeggiate :-)), che deve avermi letto nel pensiero, perchè io adoravo quella copertina: il rosso, il parco, la tour Eiffel sullo sfondo. Ehssì, le amiche ti conoscono. Quindi arrivano con il libro che avresti voluto comprare per te.

La storia è quella di Aurélie, una ragazza che si innamora dell'autore di un libro che l'ha salvata, secondo il suo modo di dire, in un momento difficile della sua vita, dato che al suo interno si parla di lei e del ristorante che ha ereditato da suo padre e che gestisce. Il fatto è che il libro non è stato esattamente scritto da colui che compare in copertina, e che quindi si è ispirato a lei, e da qui iniziano tutta una serie di peripezie incrociate che coinvolgono Aurélie, l'autore del romanzo, la casa editrice e in qualche modo anche la cucina del suo ristorante parigino "Le temps des cerises"...

Si tratta di un libro molto leggero, perfetto per sotto l'ombrellone se dovete badare anche ad un paio di pupi piccoli o dovete interrompervi ogni tanto.


Mi piace perchè: In coda al libro ci sono le ricette del "Menù d'amour" di Aurélie, per cui il parfait à l'orange che si trova lì, a tempo debito, non ve lo toglierà nessuno... ;-)

Un pezzetto scelto per voi: L'anno scorso, a novembre, un libro mi ha salvato la vita. Una cosa alquanto improbabile, lo so. Alcuni potrebbero trovarla un'affermazione esagerata, perfino melodrammatica. Eppure è la verità.
Non che mi abbiano sparato al cuore e la pallottola si sia miracolosamente conficcata in un grosso tomo di poesie di Baudelaire rilegato in pelle, come accade nei film. Io non ho una vita così avventurosa.




l'immancabile giallo, con investigatore d'eccezione
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Marco Malvaldi
Odore di chiuso (La memoria)



Questo è un libro che arriva dal blog. Mi è stato consigliato da un'amica che lo aveva letto.
Ed è un vero spasso.
Si tratta di un giallo ambientato in un castello della Maremma Toscana alla fine dell'800, in cui il maggiordomo non è, questa volta, il colpevole, ma la vittima, e ad investigare non è la famosa Miss marple o il baffuto Hercule Poirot, ma l'altrettanto famoso e altrettanto baffuto Pellegrino Artusi, ospite del barone al castello e preceduto dalla sua fama culinaria, oltre che da una certa curiosità generale da parte di tutti gli ospiti della casa.
A pagina undici già mi ero alzata a prendere La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, cercando di capire se la prima pietanza citata era disponibile "anche per la mia cucina!" ;-P


Mi piace perchè: Un giallo in cui il protagonista è il primo food-writer che io abbia mai conosciuto, lo scrittore di ricette per eccellenza, la storia della cucina in casa mia... Ma vogliamo scherzare? :)

Un pezzetto scelto per voi: [...] "Un libro di cucina. Povera Italia"



il report sullo stato della nutrizione nel mondo, che tutte le food-blogger dovrebbero avere! ;-)
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Barilla Center for Food&Nutrition in collaborazione con worldwatch institute
Eating planet 2012. Nutrirsi oggi: una sfida per l'uomo e il pianeta (Annuari)



Siamo in grado di produrre cibo per tutti gli abitanti della terra e di distribuirlo con equità? E' possibile convertire il settore agroalimentare in chiave sostenibile così da salvaguardare l'ambiente e risparmiare risorse? Quali sono le buone regole per uno stile alimentare sostenibile che mantenga a lungo la salute delle persone? Nelle grandi tradizioni culinarie è possibile riscoprire gli ingredienti indispensabili ad un mangiare sano, equi, conviviale?
Ecco il libro, il report sui temi globali sul cibo che io personalmetne aspettavo da sempre, per ordinare i miei pensieri e le riflessioni su quella che è la sostenibilità ambientale e sociale del nutrirsi su questa terra: si tratta di una raccolta di documenti (oltre che di pensieri, di input e di strategie intelligenti) tutto dedicato al tema del cibo e della nutrizione.
Il volume è corposo e fatto così bene che si legge, e si consulta, con estrema facilità e dimestichezza: le immagini, le schede, gli schemi e le tabelle sono chiari e immediati.
I contenuti sono organizzati nei quattro argomenti cardine della nutrizione globale: food for all, sul tema dell'accesso al cibo; food for soustainable growt, sulla sostenibilità della filiera; food for healt, sul rapporto alimentazione e salute e food for culture, sul rapporto uomo/cibo.
Alla realizzazione del volume hanno preso parte scenziati, leaders politici, premi nobel ed esperti come Tony Allan, Ellen Gufstafson, Michael Haesman, Hans Herren, Alex Kalache, Mario Monti, Aviva Must, Joaquìn Navarro-Valls, Marion nestle, Raj Patel, Shimon Peres, Carlo Petrini, Paul Roberts, Vandana Shiva, Ricardo Uauy.



Mi piace perchè: Finalmente ho trovato raccolte in un unico volume informazioni fondamentali per la consapevolezza alimentare, come il rapporto tra la piramide alimentare e quella ambientale, il rapporto tra cibo e salute e le linee guida sulla prevenzione, l'impronta ecologica e idrica dei diversi cibi, l'importanza dell'educazione alimentare e del rapporto tra cibo e cultura.
Sento che mi riguarda profondamente, come blogger, come amante di cibo, del territorio, del paesaggio e dell'ambiente.

Un pezzetto scelto per voi: Occorre far rivivere alcune dinamiche fondamentali proprie delle culture gastronomiche più attente al legame tra cibo e persona, quali quella mediterranea. Si tratta di valorizzare gli aspetti di convivialità, di proteggere la varietà territoriale locale considerando la ricchezza delle identità, di trasferire la conoscenza e il saper fare legati alla preparazione dei cibi, di tornare ad un sano rapporto con il territorio e con il contesto della materia prima mirando all'eccellenza degli ingredienti, di recuperare i sapori antichi capaci di essere rinnovati nel gusto contemporaneo, attraverso un'operazione critica che consenta di trattenere il meglio della tradizione gastronomica.


lunedì 23 luglio 2012

tartelettes albicocca e mandorle

L'estate, la frutta! :)



Raccogliere le albicocche direttamente dall'albero.
Solo aprire la scaletta di legno sotto alla pianta mi fa salire la serotonina alle stelle :)
Mi suona pure strano dirlo, ma effettivamente per una che vive in città, senza balconi nè giardino, poterlo fare è veramente qualcosa di speciale. E siccome una nostra vicina è fuori per qualche giorno, mentre Monsieur Patou è incaricato di dare l'acqua al giardino, la sottoscritta deve assolutamente evitare che le preziose albicocche dell'albero non vadano disperse... ;-P
Quindi, oltre alla classica adorata confettura, sul versante dolci le suddette sono state impiegate per delle semplici tartellette che avrei voluto fare da un bel pezzo, ma che quando ho visto su marie claire idées di questo mese non ho potuto fare a meno di replicare con molto piacere...
Mi sembra una ricetta adatta, no, per iniziare la settimana?? ;-)

ingredienti (x 8-10)
500gr di albicocche
400gr di pasta brisée*
3 cucchiai di mandorle tritate finemente
3 cucchiai di zucchero (io ho usato quello di canna in cristalli)
30gr di burro
3 cucchiai di mandorle a lamelle

Stendere la pasta tra due fogli di carta da forno, poi ritagliarvi 8-10 dischi di circa 12 cm di diametro. Praticare sui dischi di pasta dei fori con una forchetta, poi distribuire sulla pasta le mandorle tritate, poi le albicocche tagliate a fettine e le mandorle a lamelle.
Distribuire il burro a fiocchetti sulle tartellette, poi infornare a 200°C per 10 ' o finchè le tartellette non sono ben cotte e dorate sia sopra che sotto.

Buona settimana a tutti!!!


*io ho usato quella di Felder, tratta dall'apposita (sua) bibbia sulla pasticceria francese, di cui vi avevo già parlato qui (e poi chissà quante altre volte!), ovvero seguendo questa ricetta:
125gr burro a cubetti
250gr farina
40gr zucchero
125ml acqua fredda
sale
Mescolare insieme farina burro, sale e zucchero, incorporare l'acqua e mescolare finchè la pasta non rimane insieme e risulta omogenea.
Rivestire di pellicola alimentare e far riposare in frigo almeno un paio di ore.

venerdì 20 luglio 2012

branzino al forno al finocchietto selvatico

sempre della serie "mini-corso di cucina del pesce for dummies" ;-)


Alè.
Ancora pesce.
Che se non riusciamo a spegnere il forno, che almeno quest'ultimo contenga qualcosa di molto estivo!
Il branzino al forno, con il finocchietto che lotta tra la vita e la morte ogni giorno sul mio davanzale, è uno dei miei recenti motivi di orgoglio
A Monsieur Patou è piaciuto tanto, a me è sembrato buono, sano e facile da cucinare!
E' andato dritto dritto nella lista delle cucine di pesce facili e automatiche, come la tanto amata orata in crosta di sale...

Ecco la ricetta, in un attimo!

ingredienti per due persone
2 branzini da 350-400gr circa ciascuno
1 bel ciuffo di finocchietto selvatico
1 mazzetto di basilico
olio extravergine d'oliva
sale
pepe in grani
1 limone

Eviscerare il branzino (io l'ho fatto pulire dal pescivendolo dicendogli prima come lo averi cucinato, no arrivo ancora a sapermi pulire il pesce da sola, e forse non ci arriverò mai!), lavarlo accuratamente ed asciugarlo, poi incidergli i ambo i fianchi praticandovi tre tagli obliqui per far cuocere il pesce in modo uniforme e permettere alle erbe e al limone di insaporire al meglio il pesce.
Salare leggermente l'interno del pesce ed inserirvi il limone a fette, e una parte del finocchietto.
Preparare un trito con il finocchietto ed il basilico e mettere da parte.
Rivestire la placca del forno della carta da forno, adagiarvi i due branzini, cospargerli con un filo d'olio, il pepe in grani, il sale e il trito di erbe.
Cuocere a 200°C per una ventina di minuti

mercoledì 18 luglio 2012

cibo estivo, le freselle (fatte in casa, of course! ;-)



Io e mio papà adoriamo le freselle.
E' una cosa tutta estiva che secondo me ci fa sentire entrambi un po' in vacanza.
1. perché non è una cena che va pianificata
2. perché non è una cena che va preparata (e questo credo faccia sentire in vacanza più che altro mamma! ;-))
3. perchè è versatile sia dal punto di vista della location che dell'accompagnamento: cucina, soggiorno, terrazza o giardino, pomodorini e basilico o origano (la classica! ;-)), tartare di zucchine al sesamo, mais arrostito o non, magari con qualche foglia di erba cipollina... limonata, gazzosa o birra!

L'idea di provare a farle in casa, da sola, è arrivata solo qualche giorno fa, per poter utilizzare la quota settimanale di pasta madre, ed è stata per me una vera illuminazione: sono facilissime, e adesso potrò farle in tutte le salse: anche integrali, con il finocchietto selvatico o i semi di carvi, al peperoncino (poco eh?), alla paprika o con le spezie che mi salteranno in mente!

Ecco la ricetta base.
La prossima prova sarà con la farina integrale... Magari vi faccio sapere eh? ;-P

Ultima nota: so' bbuone da paura anche prima della seconda cottura, quando sono ancora sotto forma di ciambellina morbida... ma forse questo non avrei dovuto dirvelo! ;-)




ingredienti:
500gr farina di forza
140gr pasta madre rinfrescata la sera prima e riportata a temperatura ambiente
280gr acqua
un pizzico generoso di sale

Sciogliere il lievito madre in acqua appena tiepida.
Mettere la farina sulla spianatoia o nell'impastatrice. Formare la forntana ed aggiungere il lievito sciolto nell'acqua impastando bene. Aggiungere il sale e continuare ad impastare per una decina di minuti, o fino a che l'impasto sarà diventato liscio ed omogeneo.
Far lievitare per 3-4 ore coperta da pellicola alimentare finchè il volume dell'impasto non raddoppia.
Riprendere l’impasto e dividerlo in sei parti, e con ognuna di queste formare dei salsicciotti lunghi circa 40 cm.
Formare con ciascuno una ciambella il cui buco centrale deve essere largo almeno come il vostro polso (;-P)
Disporre le ciambelle sulla carta da forno stesa sulla teglia, poi coprirle con un canovaccio leggermente inumidito e far lievitare per altre 3-4 ore o fino al raddoppio.
Allargare i buchini di ogni ciambella se si sono « ristretti », poi cuocere in forno a 200°C per 10 minuti, poi abbassare a 180°C per altri 10-15 minuti fino a che le ciambelle non saranno leggermente dorate.
Tirare fuori dal forno e abbassare la temperatura a 150C°, tagliare per lungo per ottenere le freselle (12).
Rimettere in forno con la parte tagliata rivolta verso l'alto, per almeno altri 20' o fino a doratura.
Poi spegnere il forno e lasciarvi freddare le freselle dentro, in modo da farle asciugare ancora un po'.


Si conservano a lungo, in un sacchettino di plastica chiuso ermeticamente.

Si possono ammorbidire, nel tempo, passandole sotto l'acqua corrente. Poi vanno salte, condite con olio, pomodoro a pezzetti e un pizzico di origano.
Se piace possono anche essere trofinate con aglio.

lunedì 16 luglio 2012

il cake superleggero di benedetta

cake al cruschello di avena e ciliegie


Vabè.
Ormai avevo comprato il robbo per togliere il nocciolo alle ciliegie, lo snocciolatore, e andando a pagarlo ho anche spiegato alla cassiera cosa fosse, con annesse citazioni di ricette adatte a ciliegie "intere".
Anche perchè finchè non ne hai uno ti sembra che tutte le ricette che comprendano le ciliegie che ti passano sotto mano siano quelle per cui occorrono ciliegie intere. O forse sei tu che detesti che l'impasto si inumidisca con i sughetti della frutta estiva...
E poi siamo arrivati a metà luglio e oltre al fatto che il vostro cervello non ne voglia sapere di mettere in ferie il forno fino a settembre, c'è l'oggettivo problema delle farine da finire, e i vari cereali e i gli amati cruschelli...
Quindi quando qualche giorno fa mi sono imbattuta in questa ricetta di Benedetta del blog fashion flavors, non mi è parso vero: tra l'altro è pure light e quindi non dovrebbe nuocere alla prova costume (mi faccio impressione da sola a dirlo ;-))...
Si tratta di un cake superleggero e buono, particolarmente adatto per le colazioni estive.

Ho seguito esattamente la ricetta di Benedetta, salvo per la farina con germe di grano, che non avevo.
Forse questo ha reso l'impasto meno denso (o forse le mie uova piccole non lo erano abbastanza ;)), tanto che le ciliegie che mi ero lasciata per la decorazione sono scese all'interno del cake durante la cottura provocando quell'avvallamento che non deve ingannarvi: il dolce è infatti perfettamente asciutto e lievitato e al tempo stesso morbido.

Mi è piaciuto così tanto che sto meditando di far diventare questo impasto la base per dei plumcakini (;-P) leggeri per la colazione, ma senza frutta, o magari con frutta secca... La verità è che sono un'"inzuppona": mi piace "pucciare" dolci e biscotti nel caffellatte, la mattina, quando ho praticamente ancora gli occhietti chiusi... :)

Ecco la ricetta, a voi la mano!


ingredienti per uno stampo da 20cm
150gr di cruschello d’avena
20gr di farina 00 (con germe di grano, ma io non l'avevo e non l'ho messo :( )
½ bustina di lievito per dolci
1 presa di sale
2 uova piccole o una grande
½ tazzina da caffè di olio di semi
70 gr di zucchero di canna grezzo+ 2 cucchiai
½ bicchiere di latte 
3 manciate di ciliegie 

Lavare, asciugare e snocciolare le ciliegie. 
Sbattere le uova con lo zucchero (i 70gr) fino ad ottenere un composto spumoso, e continuando a mescolare con lo sbattitore aggiungere l’olio a filo.
Mescolare in una terrina a parte la farina con il cruschello d’avena e il lievito, poi mescolare il composto secco a quello umido a base di uova. Aggiunger il latte mescolando, fino ad ottenere una consistenza meno densa, tipica dei composti per plum cake.
Aggiungere le ciliegie, tenendone 6-8 da parte per il topping e mescolare delicatamente.
Rivestire di carta da forno bagnata e strizzata uno stampo da cake. Versare in modo omogeneo ½ cucchiaio di zucchero sul fondo dello stampo e poi, versarvi l’impasto, livellandone la superficie.
Aggiungere in superficie le ciliegie rimaste.
Cospargete il cake con lo zucchero rimasto e infornate a 170°C per 35-40 minuti, fino a che infilandovi uno stuzzicadenti questo non ne uscirà intatto.


sabato 14 luglio 2012

i risultati del DH Challenge #9, e le chiacchiere fotografiche del finesettimana...

(o di come scattare una foto al cibo, con non tanta luce, fingendo di essere Donna Hay!)


Allora, facciamo così.
Mettiamo una non-ricetta per rientrare nei ranghi, e facciamoci una chiacchiera che aspettava da giorni di comparire su questi schermi...
Poi, da una parte i proverbiali lunghissimi tempi della sottoscritta, dall'altra la nascita della nipotina alla vaniglia, siamo arrivati a sabato 14 luglio per raccontare il (mio) dietrolequinte delle foto del post del 29 giugno...

La storia più o meno la sapete già. Ne avevamo parlato appunto qualche giorno fa, in occasione del Donna Hay Challenge organizzato da Simone del blog Junglefrog Cooking.
Quello che mi ero ripromessa di fare una volta pubblicato il post, un paio di fine settimana fa come dicevo, era di raccontarvi un po' di come la foto era stata (con un tantinello di fatica, mava'!) scattata.

Premetto che io non sono assolutamente un'esperta in materia, però mi va di fare due chiacchiere con voi sull'argomento, magari può essere un'occasione per scambiarci delle opinioni nel merito, per fare autoanalisi (;-)), per condividere un po' i nostri pensieri e le nostre avventure fotografiche homemede!

In più poi, e nel frattempo, giusto una decina di giorni fa, leggendo tra i commenti di questo blog (del mio intendo ;-)), incappo in questo commento: 

Junglefrog ha detto...

I'm having a bit of a fight with google translate so I'm afraid I don't understand much of your blogpost but what I do understand is that you've done a great job in replicating this challenge! In fact I can now tell you that you are the winner!! It will be posted in about half an hour or so.. Later then usual but I've been a bit swamped. So great job and if you mail me your address details I will make sure you receive a wonderful Donna Hay Cookbook!

Il mio inglese e la mia scarsa fiducia in me stessa me lo hanno fatto rileggere più e più volte...
poi, tanto per fare una verifica incrociata, sono andata a leggere QUI. Caspita, quella era la mia foto!!! ;) 
Sono rimasta inebetita per un paio di ore, poi ho deciso che sì, ero proprio io Vanigliacooking!

Quindi è confermato, oggi parliamo un po' della foto e delle mie innumerevoli paranoie fotografiche, e da lunedì si ricomincia con le ricette... ;-)

Siccome la richiesta del Challenge era di cercare di ricreare l'atmosfera e la sensazione che il fotografo e lo stylist avevano perseguito attraverso la loro immagine, e dato che gli elementi che la caratterizzavano erano la nitidezza degli elementi, la pulizia, il senso di fresco (non vi dico a che temperatura stavo scattando, erano circa le 12.00!), a cui guarda caso contribuisce molto il classico celestino DonnaHayano (che caratterizzava anche la foto di riferimento), mi sono messa e ho pensato che le cose erano due: o provavo a creare un'ombra azzurrina (cosa che avevo escluso a priori), oppure provavo a stabilire un'equivalenza cercando di restituire il senso del fresco con l'ausilio di una coppetta direttamente celeste.
Oppure mi accontentavo di un dignitosissimo candore, e lì finiva la storia.

Tanto per non farci mancare nulla, e siccome mi sembrava che la pasta lunga "legasse" meglio della corta con gli ingredienti della ricetta, ho messo sul fuoco due diverse pentole per cuocere da una parte linguine, dall'altra penne; poi non sapendo se potevo permettermi di cambiare anche il tipo di pasta oltre al formaggio (ho sostituito al formaggio di capra la stracciatella di bufala, per lo stesso motivo), ho deciso di fotografarle entrambe (e poi ho usato la foto delle penne).


Per la luce, solita storia: il set si riduce ad uno spazio piccolissimo (vi siete mai chiesti perchè i piatti da me fotografati finiscono sempre un pezzetto fuori dell'inquadratura?), ma "a raso con la luce", e "a sbalzo" sul davanzale (no, non posso metterci un tavolo davanti come si fa di solito perchè qual davanzale è sta a 160 cm da terra, io sono "alta" 158 ndr.)
La luce è piuttosto debole (la casa è esposta ad est, ma al piano terra rialzato) e "coperta" da un edificio non troppo distante, davanti, quindi la luce non necessita di essere schermata, anzi! ;-)
Ho messo un cartoncino per "fare il bianco" di fondo, perchè come vedete le pareti sono un po' begioline.
In genere metto anche un cartoncino bianco a destra per attenuare l'ombra ovvero dalla parte opposta del piatto rispetto alla luce.
Però, sarà la mia formazione da architetto, a volte l'ombra mi sta particolarmente a genio, e comunque in questo caso un po' di ombretta "da colorare" mi serviva!


Le foto che vedete qua sotto sono varie prove.
Le prime due, a dire il vero, lontana dalla luce "a raso" che vedete nella foro qua sopra, sul davanzale.
Diciamo che per l'occasione avevo provato a mettere una tavola con cavalletti "vicino" (sarebbe più corretto dire "sotto") alla finestra, che, ricordo, parte a 160 cm da terra invece che gli abituali 110cm: questo comporta che il piatto sia già in ombra, ovvero sia nell'ombra propria del pannello di muro alto 160 cm che sta sotto alla finestra.
Aiutandosi con un obiettivo molto luminoso (il mio è questo , tanto per capirci, Canon 50mm f/1.4, ma esistono dei 50mm Canon anche meno costosi, come questo , ovvero il 50mm f/1.8, ovviamente con caratteristiche leggermente diverse, non chiedete a me perché non sono un'esperta, diciamo solo che il mio f/1.4 non lo cambierei per tutto l'oro del mondo ;-)), aumentando gli ISO, aprendo il diaframma a manetta e tenendo il tempo di scatto su un valore che regga in sicurezza la "camera a mano", tipo 60 o 80, e cercando di attutire l'ombra che vedete a sinistra con un enorme pannello di polistirolo rivestito di tovagliolino celeste pure lui (stando non arrampicata sul davanzale c'è almeno un po' di spazio in più), può addirittura uscire una foto che rischia di essere decorosa.
Solo che, almeno nel mio caso, cioè per tutto quel discorso che facevamo sul celestino, ad illuminare molto il tutto (abbassando il valore relativo al tempo di scatto, o aumentando gli ISO, o aprendo il diaframma (cmq con moderazione, cosa che io faccio di rado viste le condizioni di luce casalinghe e la mia ingiustificata predilezione per lo sfocato)), il celeste si perdeva quasi del tutto nella foto (vedi foto di destra, qua sotto), mentre tenendo dei parametri un po' meno estremi (foto di sinistra), il celestino (ovvero il riflesso del pannello di polistirolo rivestito di tovagliolino celeste che dicevamo) rimaneva un po' diffuso e 'smortaccino'. Io lo volevo (a prescindere dall'immagine di riferimento) invece, più vivace e più "localizzato"







La versione nella coppetta celeste invece è stata scartata tipo al terzo scatto (quella che vedete qua in alto a sinistra è solo una prova: come vedete dalla rucola che è "sporca" la pasta era stata brutalmente schiaffata nel piatto per "provare" la foto).

Poi mi sono spostata nella mia solita postazione sul davanzale (io sono una blogger trapezista, mi sentivo a disagio a scattare con entrambi i piedi ben poggiati a terra! ;-P): vedete? l'ombra si è spostata a destra del piatto, e qui ho provato a "freddare" la foto variando il bilanciamento del bianco. 
In genere io da quella posizione accanto alla finestra scatto a 4900K.
Variando questo valore, ovvero spostandolo su valori più bassi, la foto in sostanza diventa più azzurrognola: per la luce del sole, per capirci, la temperatura ottimale di scatto corrisponde a circa 5200K, quella per fotografare con una lampada fluorescente è 4000K, mentre quella per fotografare con una luce al tungsteno a 3200K (più è bassa la temperatura più è utile per compensare una luce molto gialla, per esempio, e se la luce che abbiamo a disposizione è forte e bianca, abbassando quel parametro, tutto diventa più azzurrognolo).
A priori potrebbe sembrare la soluzione ai nostri problemi di azzurrini vari, solo che, da persona non esperta in materia quale sono, vi dico che non sono convinta di ciò: se guardate la foto qua sopra a destra, infatti, "freddata" appunto in questo modo, tutto diventa a mio giudizio un po' troppo azzurro, e il verde, nonchè il giallino della pasta, hanno un aspetto un po' innaturale e non troppo sano. Immagino che a questo punto ci vorrebbe la reginetta delle modifiche in post produzione, per recuperare quei colori, cosa che io non sono, quindi, nel mio caso, a quel punto sarebbe stato meglio il biancore che l'azzurrino diffuso..

Ho scattato qualche altra foto, utilizzando sia il cartoncino rivestito di tovagliolino (lassù no spazio per polistiroli!) sia la tovaglietta, che alla fine tenevo tra i denti per averla più "sopra" possibile alla foto.

Poi, presa un attimino dallo sconforto, e per sentirmi un po' a casa, mi sono scattata una delle mie foto "alla vaniglia", con un po' di marroncino dietro, che tutto quel bianco, (in teoria agognato) mi stava quasi mettendo freddo. 



Poi, come spesso accade, mi sono accorta (o per lo meno ho cominciato a sperarlo) che la foto "buona" era stata già scattata da un po'.
Come al solito il secondo duro lavoro è stato quello di ripescarla dal mucchio selvaggio.
Si tratta di una delle foto fatte sul davanzale e "schermata" con il cartoncino azzurro e con la tovaglietta turchese.
La forchetta messa di traverso nel piatto non è stata messa letteralmente per riproporre il manico della padella bianca di riferimento (che proprio non avevo e che non sarebbe MAI entrata 'ncopp'o davanzale), bensì per replicarne l'effetto di profondità di immagine: quindi alla fine le composizioni si somigliavano anche un po'.

Per riassumere, come scrissi anche sul post dedicato, la foto (la prima che vedete in questo post, quella che poi ho scelto tra le millemila) è stata scattata con una reflex Canon EOS 60D, obiettivo 50mm, f/1.4, ISO 200, modalità manuale, tempo di scatto 1/80, apertura diaframma 2.0 (bilanciamento bianco: temperatura colore pari a 5200K). Fine della storia :).


Mi sono divertita un sacco. Magari provo di nuovo. Si tratta di un esercizio meraviglioso per chi come me ha tanta strada da fare nel mondo della foodfotografia!


Ringrazio tutti, in particolare Simone (thank you Simone!!!) per la sua gentilezza e per avermi dato, insieme alla giuria, così tanta fiducia! ;)


Buon finesettimana allora, buone foto e buon divertimento a tutti! :D

giovedì 12 luglio 2012

Zia Vaniglia....


Scusate l'assenza.

Sono un po' distratta, confusa, euforica.

Una polpettina di quasi quattro chili è arrivata a scombussolare la famiglia intera...

Mi sento ancora come su una nuvola (rosa), presto ritorneremo più pimpanti che mai e pieni di ricettine golose!!!

Scappo dall'aquilotto adorato della zia.

Chau chau chau!!!

lunedì 9 luglio 2012

panna cotta alle ciliegie caramellate

(per due! ;))


Sto cercando di mettermi in testa da qualche giorno che devo "fare il blog estivo".
Sì, il bravo blog che non accende il forno, se possibile nemmeno i fornelli.nonostante però i varii sforzi di autoconvincimento i risultati per ora rimangono apparentemente scarsi.
Ieri però mi sono ricordata che monsierur Patou adora la panna cotta. E che io non l'avevo mai cucinata fino ad ora.
Quindi primo esperimento in tal senso con agar-agar, che finora avevo usato talvolta solo nelle marmellate!
C'è voluto come al solito molto meno a prepararla che a fotografarla, e dato che le foto sono sempre troppe ed io oggi troppo stanca per sceglierle, che crepi l'avarizia, io ve ne metto un po! ;)





ingredienti 
250ml panna fresca*
25gr zucchero
2 gr agaragar
i semini di un baccello di vaniglia
un paio di manciate di ciliegie
un cucchiaio di zucchero 

Portare a bollore la panna in cui sono stati precedentemente disciolti, a freddo, lo zucchero, i semini della vaniglia e l'agar agar. Lasciare nella panna mentre si scalda anche il baccello aperto della vaniglia.
Appena il composto comincia a bollire, togliere il baccello di vaniglia e travasare in 2 (o 4, se siete morigerati, non come noi!).
Lasciar raffreddare a temperatura ambiente e poi trasferire almeno un'oretta in frigo.
Nel frattempo lavare e denocciolare le ciliegie, poi mettere sul fuoco u pentolino a fondo spesso con il cucchiaio di zucchero, per alcuni secondi; e appena lo zucchero comincia a scaldarsi versarvi dentro le ciliegie, ruotando il pentolino per 5-10 minuti, finchè lo zucchero non sarà sciolto e le ciliegie caramellate.
Usare le ciliegie per guarnire la panna cotta.
Può essere un'idea servire la panna cotta fredda con le ciliegie caramellate calde.
;)





*per noi golosi era perfetta così, ma credo si possa tranquillamente "alleggerire" utilizzando 125 ml di panna e 125ml di latte intero fresco

venerdì 6 luglio 2012

venerdì? pesce! Insalata di polpo, fagiolini, patate e pomodorini!

Il pesce.
Bel "problema"" per una che è nata alle pendici dell'appennino e non è che abbia mai avuto grandi rapporti con questo tipo di animale e quindi non ha minimamente idea di come si cucini.
Dicono sia facile. Ed in effetti lo è.
Solo che a me mette meno pensiero fare una colomba lievitata naturalmente a mano, una lasagna, dei croissant, addirittura le fette biscottate sono più semplici a mio parere.
Però, come quest'invero mi ero data come esercizietto culinario la cucina (il più assidua possibile, per i miei standard) di piatti di carne, quest'estate mi vorrei proprio sforzare di cucinare un po' di più il pesce, quindi, non so come nè perchè ho deciso di iniziare dal polpo.
Sì non è un pesce, a rigore. Ma un mollusco. Dico bene? Cioè, sto andando bene? Perchè qui si parte proprio dalle basi, devo dirvelo a chiare lettere.
Forse l'ho scelto proprio perchè senza spine. Certo la consistenza non mi aiutava. Un po' molliccio, da crudo, per i miei gusti.
Però mi ero messa in testa che il mio monsieur Patou meritava un bel cenetto (come chiamiamo noi, quando questo merita davvero ;-P), e quindi mi sono cimentata.
Non è stato difficile ma io ho faticato comunque come una bestia!
E comunque adesso a doverla scrivere pare proprio una sciocchezza.

Una piccola nota sull'acquisto, per chi parte da zero come me (anzi se avete delle dritte sull'argomento io sono tutta orecchi): il polpo è un mollusco con 8 tentacoli e (badate bene) due file di ventose su ogni tentacoli (esistono infatti molluschi simili ma di minor "valore" gastronomico che hanno una sola fila di ventose). Sono commercializzati sia piccoli che grandi (la piovra, come si chiama in questo caso, supera in genere i 3 chili), ed i polpi più grandi devono essere battuti per romperne le fibre e renderli più teneri, a meno che non siano decongelati.
C'è una varietà di polpo detta "polpessa", che ha carni meno pregiate: si riconosce dal fatto che ha due tentacoli più lunghi degli altri sei...
Questo è quanto ho scoperto sull'argomento, e  seguire, il modo in cui ho deciso di cucinarlo, ricordando un'insalatina marinara di un paio di settimane fa ;)



ingredienti
1 kg di polpo
400gr circa di fagiolini
400gr circa di patate
1 spicchio di aglio
olio, sale
5-6 pomodorini
basilico, prezzemolo, timo, un paio di manciate

Prendere una bella pentola grande e riempirla di acqua fredda, aggiungervi un pizzichino di sale, metterci dentro il polpo come pulito dal pescivendolo e portare ad ebollizione.
Far bollire per 5' (cinque minuti!), coperto, poi spegnere il fuoco.
Lasciar freddare nella stessa pentola, nella sua acquetta (con questo caldo ci vuole un po', parliamo di almeno due-tre ore).
Nel frattempo pulire i fagiolini e sbucciare e tagliare a tocchetti le patate, poi farli bollire insieme per una quindicina di minuti o finchè non sono entrambi teneri.
Raccogliere fagiolini e patate in una ciotola con uno spicchio di aglio, sale, olio, mescolare e lasciar insaporire.
A parte fare un trito con le erbette, poi aggiungere l'olio e tenere da parte.
Quando il polpo è freddo pulirlo sfilando la sottile pelle scura (non ci vuole nulla, si toglie facilmente) e tagliarlo a pezzettini.
Mescolare il polpo con l'insalata di fagiolini e patate, poi aggiungere i pomodorini lavati e tagliati a metà, condire con la salsina di erbe e mescolare bene.
Riporre in frigo, tirare fuori una mezzoretta prima di mangiare, mangiare! :)



Il risultato è veramente strepitoso, soprattutto se lasciato insaporire qualche ora.
A monsieur Patou è piaciuto così tanto che ha detto "una delle cose migliori di vanigliacooking degli ultimi tempi"... E alle mie lamentele sulla alla foto che secondo me non rendeva affatto merito al sapore, ha detto che avrei dovuto aggiungere una nota del genere: "foto no buona, piatto molto buono".... Fate un po' voi!!! ;-P

mercoledì 4 luglio 2012

il pane senza impasto...

.... l'estate, e la pasta madre! ;)


Ve lo dico senza mezze misure. Io non lo sopporto un granché, il pane senza impasto.
Sono una di quelle che devono avere la massa davanti, soppesarla, formare la pagnotta, infarinarla, girarla sulla spianatoia per farla più bella e più rotonda, inciderla a croce, vederla lievitare.
Quindi immaginate la fatica nel movimentare un impasto appiccicoso, infarinandolo "a bestia" e cercando di toccarla il meno possibile. Per non parlare delle volte in cui ne rimane un 20% incollato al canovaccio e dovete staccarlo con le vostre manine pezzetto per pezzetto se non volete che poi il suddetto si trasformi in malefiche palline appiccicose, dure e trasferibili su altri indumenti una volta lavate in lavatrice....
Eppure.
Eppure lo faccio almeno una volta a settimana! E' buonissimo, devo ammetterlo, ha un'alveolatura perfetta e morbida, e sembra uscito da una di quelle panetterie da favola e non dal forno di casa nostra.
Il famoso no knead bread, il cosiddetto pane senza impasto inventato da Jim Lahey e reso celebre da un articolo del New York Times (e da un video di Mark Bittman sempre per il New York Times), non mi fa impazzire come procedimento ma lo adoro come sapore, e soprattutto mi permette di utilizzare periodicamente, anche durante la settimana lavorativa, quel po' di pasta madre che altrimenti d'estate rimarrebbe un po' troppo ferma (l'avete notato anche voi che d'estete è più appiccicosetta e acida?).
Finora ho provato solo la ricetta base, ma devo dire che dalla prima sfornata medito l'acquisto del suo libro My Bread: The Revolutionary No-Work, No-Knead Method.

Se la cosa vi intriga (e se non lo avete ancora mai provato), vi metto di seguito due metodi, diversi l'uno dall'altro per un doppio motivo (ma sapiate che in giro per la rete potete trovare tantissime versioni e varianti interessanti!):

  1. il primo, con pasta madre e con cocotte in ghisa (quello che io trovo più comodo: impasto la mattina, "rigiro" appena tornata dal lavoro e cuocio prima di andare a nanna)
  2. il secondo, con lievito di birra secco e a forma di stecche (quello che seguivo quando ancora non avevo la pentola di ghisa ma che mi faceva un po' impazzire perchè io non sono tanto abile nel "non impastare" e nel formare le singole "stecche"). Viene dal blog di Sara, che trovo meraviglioso, seguo da sempre ma mai abbastanza come vorrei. La ricetta la trovate dritta QUI.
Ovviamente potete a vostro gusto interpolare le due, ovvero usare la PM per fare le stecche o il lievito secco per cuocere poi il pane in cocotte!

Ah!!!!! Dimanticavo! Come faccio a non citare la mia amica Juls, per la ricetta invece con lievito di birra (in modo che possiate avere un fantastico ventaglio di tutte le possibilità di lievitazione?)
Ecco la sua stratosferica (come al solito ;-)) versione.


Per la ricetta con la pasta madre, ecco invece le dosi e le istruzioni per l'uso, come da me un po' accomodate ai ritmi casa-lavorativi ;-P

ingredienti:
500gr farina di forza
50gr pasta madre appena rinfrescata o rinfrescata il giorno prima*
sale 5 grammi
400gr acqua tiepida

Il procedimento è facilissimo: in una ciotola sciogliere la pasta madre (intiepidita fuori dal frigo per mezz'ora un'ora, di questi tempi buonalaprima) aggiungendovi l'acqua appena tiepida, mescolare bene con un cucchiaio di legno, fino ad ottenere un'acquetta lattiginosa in cui il lievito sarà ben liquido.
A questo punto aggiungere la farina e continuare a mescolare, sempre con il cucchiaio di legno, alla fine il sale, mescolare, e poi lasciare nella ciotola il composto ottenuto coperto con un foglio di pellicola per alimenti (senza PVC sarebbe favoloso ;-)).
Far lievitare un giorno intero (sulle 12 ore, o 18. Dipende dalla temperatura dell'ambiente o dalla forza della vostra PM. Io, chevvelodicoaffà, ho provato in tutte le salse a seconda delle mie esigenze, e il pane è sempre venuto benissimo**).
Trascorso questo tempo sulla superficie del pane si saranno formate delle grosse bolle e l'impasto sarà circa raddoppiato di volume.
Togliere la pellicola e rovesciare su un ripiano ABBONDANTEMENTE infarinato. Fare velocemente, con le mani infarinate, due serie di pieghe a portafoglio, in modo che l'impasto si richiuda su se stesso, poi deporre su un canovaccio abbondantemente infarinato pure lui, con le pieghe del pane rivolte verso il basso. Far riposare 15', poi richiudere il canovaccio (tra il pane e il canovaccio deve sempre esserci farina, non siate tirchi in materia farina ;-)
Dopo 3 ore di riposo l'impasto sarà raddoppiato (e il canovaccio darà segni di esplosione imminente). Mettere la pentola di ghisa in forno, con coperchio MA VUOTA, e far riscaldare il tutto a 220°C.
A questo punto, ovvero quando il forno raggiunge la temperatura, estrarre la pentola dal forno, e con molta delicatezza e decisione rovesciare il contenuto del canovaccio nella cocotte (le pieghe dell'impasto a questo punto saranno girate verso l'alto). 
Riincoperchiare e rimettere in forno.
FARE ATTENZIONE: perchè questa operazione vi frega, dato che il vostro cervello avverte sì il rischio di scottatura quando tirate fuori la pentola dal forno, mentre immediatamente dopo avervi versato dentro il pane, ancora tutto preso (il cervello) da quella massa informe che a tutti i costi e piuttosto celermete deve staccarsi dal canovaccio, in un'unica mossa, NON RICORDA PIU' che il coperchio è ustionente, e quindi la vostra manina tende a riafferrarlo senza presina.
Non dite che non ve lo avevo detto.
Cuocere 30' con coperchio, più altri 15' senza, monitorando il colore del pane fino alla doratura.

Appena caldo, col sale buono e l'olio buono, è la perfezione.
Dopo poco, leggermente intiepidito, con quella crema buona al cioccolato e nocciole che tutti conosciamo, è la morte sua... ;-)


*confesso, io l'ho fatto anche con pasta madre leggermente più vecchia e usandone 100 grammi (a volte fa comodo sperimentare metodi per "fare fuori" più pasta madre possibile, invece di essere costretti a  rinfrescarla (e quindi moltiplicarla!) di nuovo... ;-)


**però c'è da dire che o io ho una mano particolarmete fotunata coi lievitati, oppure la tanto deprecabile umidità che affligge la nostra casetta, in questi casi fa il suo sporco, ottimo lavoro...)

lunedì 2 luglio 2012

vestita a festa, come una torta!

torta soffice al cioccolato con crema al burro al cacao e stelline varie

A voi capita di vestirvi in base all'umore?
O siete di quelli che riescono ad essere impeccabili più o meno sempre?
Io spesso osservo il mio guardaroba e mi chiedo di quante persone diverse sembri essere (salvo poi essere la prima a rifugiarmi nei mitici jeans, quasi sempre!): tailleurs pantalone, per il lavoro, scarponi in goretex, per il lavoro pure loro (e qui già il mio segno zodiacale gioca in casa, salvo poi moltiplicarsi in altre mille sfaccettature, altro che gemelli! ;-)), jeans e maglione (o maglietta) per il lavoro (appunto! ;-P), vestitini a fiori, lino bianco sotto forma di gonne e camicie, qualcosa un po' anni '50 e molto di anni '80.
Camicette. E scarpe. Forse pure troppe, dato che alla fine se la comandano le Converse, o i sandali rasoterra di cuoio. Però sulla soglia dei trenta ho DOVUTO sforzarmi di mettere il tacco. E alla fine ha funzionato. Intendo non solo per superare artificialmente i 160cm, ma anche perchè se non lo avessi fatto allora, non credo avrei avuto più modo di auto educarmi all'"altezza"!
Eppure son sempre io, una volta signorina, una volta ragazzina, una volta donna ed una maschiaccio.




E lo sapete che anche le torte possono essere così?
Riflettevo su questa opportunità giusto qualche giorno fa...
Una volta chic, una semplice, une rustica, una genuina.
E non mi riferisco solo alle diverse torte, ma all'aspetto che può avere una sola di queste.
Immagino che un discorso del genere abbia molto a che vedere con le mie ultime avventure cake-decorative, o alla mia attività di foodblogger in generale. Sì, perchè anche solo a forza di fotografare, finisce che ti chiedi se quella torta viene meglio lunga o tonda (e magari vorresti provarla in tutti e due i modi), o se il topping del cheesecake debba essere un tuttuno col dolce stesso, magari formano dei motivi decorati, o debba colare giù al primo taglio di fetta, o se la quiche possa trasformarsi (perchè no?) in fagottini ripieni, il tutto sempre senza variare gli ingredienti di base, o la cottura stessa.
Allora subentra l'umore (o la creatività, ma chissà perchè nel mio caso è sempre più la prima che la seconda delle due...), e il piatto un giorno è rustico, un giorno geometrico, un giorno sobrio, un giorno frivolo... O almeno nella mia mente.
Giusto circa un annetto fa, in occasione del mio compleanno, mi sono trovata a preparare una torta al cacao farcita e ricoperta di crema al burro al cacao: questa. Era una revisione (meno burro, meno zucchero e decorazione di mia "foggia" ;-P) di una torta di Trish Deseine, tratta dal suo libro "I love torte" edito da Guido Tommasi, e di cui vi avevo già parlato oltre che per la suddetta, anche per un'altra esperienza cioccolatosa che rimarrà sempre nel mio cuore e che non vedo l'ora di replicare....
Ora, glissando sul fatto che io mi ritrovi a parlarvi di forno, ma soprattutto di ricette al cioccolato in questo particolare periodo dell'anno (no, non ve sto a propina' un post scritto a febbraio, ci sono testimoni che l'hanno assaggiata, se pensate sia necessario posso sdoganarli!), sempre per un compleanno in periodo estivo mi è tornata in mente questa torta. E nonostante quella copertura spatolata mi piacesse da pazzi (in particolare con l'aggiunta delle farfalline di cioccolato!), per questa seconda versione ho voluto cambiarle un po' l'abito, fosse altro per il fatto che l'anno scorso la torta era per una trentaquattrenne mentre quest'anno per una novenne!
Quindi, copertura solo "a strati", aggiunta di palline ripiene di crema alla nocciola e dalla superficie confettata, e stelline al cioccolato al posto delle farfalline, e il gioco è fatto!





La ricetta è pressochè identica a quella postata l'anno scorso, salvo qualche piccola variante legata "all'aspetto" ;-P

chocolate buttercream cake

ingredienti (per 10-12 persone)
per la base al cacao:
225gr burro molto morbido
225gr zucchero
4 uova
225gr farina
4 cucchiao di cacao in polvere mescolati in 4 cucchiai di acqua calda
2 cucchiaini di lievito
per la copertura
500gr zucchero a velo (la ricetta ne prevedeva 750gr)
250gr burro morbido (la ricetta ne prevedeva 300gr)
4 cucchiai di cacao in polvere (la ricetta ne prevedeva 3)
per la decorazione
100gr di cioccolato fondente (70+30)
25gr burro
150gr palline confettate ripiene di crema alla nocciola

Scaldare il forno a 180°C
Mescolare tutti gli ingredienti con lo sbattitore elettrico fino ad ottenere un impasto omogeneo. Versare in uno stampo da 24 cm circa cuocere circa 25' (o finchè infilando la lama di un coltello nella parte centrale della torta questa non ne esce pulita).
La superficie della torta risulterà morbida al tatto. Togliere dal forno, lasciar raffreddare qualche minuto e poi sformare su una griglia.
Quando la torta è ben fredda, tagliare in due strati della stessa altezza.

Nel frattempo fondere a bagnomaria il cioccolato (70 grammi) con il burro, poi versare il composto su un foglio di carta da forno in modo da formare uno strato di cioccolato alto un paio di millimetri. Far freddare prima a temperatura ambiente, poi in frigo (se è caldo come in questi giorni.
Con un tagliapasta a forma di stellina, o di cuore, o quello che preferite, tagliare le stelline dallo strato di cioccolato facendo attenzione che questo non sia troppo freddo e duro (cosa che potrebbe far spezzare le stelline).
In sostanza se è inverno non c'è bisogno di passarlo in frigo e quando lo strato si sarà freddato, sarà pronto per le stelline, se invece è estate, la cosa è un pochino più complessa (ehehhè), ovvero vi conviene metterlo in frigo per un po', poi farlo ammorbidire uno o due minuti fuori, a seconda della temperatura, tagliare qualche stelline a rimettere un po' in frigo perchè nel frattempo si sarà sciolto un po' troppo. E così via. Ovviamente se trovate le stelline già pronte fate un fischio anche a me e ve ne sarò grata a vita!
Quando avete finito mettete in frigo le stelline e tagliate a pezzetti i ritagli, che contribuiranno, insieme ai restanti 30 grammi di cioccolato, alla farcitura della torta.

Per la copertura ,mescolare con lo sbattitore elettrico tutti gli ingredienti, poi con una spatola spalmarne circa 1/3 sul primo disco di pasta bagnato con poco latte e distribuirvi sopra i 30 grammi di cioccolato fondente tagliato a pezzettini, più i pezzetti ricavati dai ritagli delle stelline.
Coprire con il secondo disco di pasta e spalmare i restanti 2/3 di topping al burro sopra la torta, formando delle volute.
A questo punto non resta che decorare la torta con le palline, le stelline o tutto quello che vi suggerisce la fantasia.
E' molto buona e soffice e si conserva in frigo! ;-)

ps. se volete preparare la torta per tempo, potete fare la base la sera prima, e potete preparare in anticipo anche la crema al burro, salvo poi tirarla fuori dal frigo almeno una mezz'oretta prima (anche qui le temperature esterne incidono parecchio!) e rilavorarla con una spatola per ammorbidirla prima di usarla per decorare.








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