mercoledì 29 febbraio 2012

insalatina pallida 2: croccante, con arancia finocchio e le vostre olive nere preferite.... ;-P


Scrivevo il titolo del post e pensavo: basterebbe per descrivere tutta la ricetta.
Che infatti come dicevamo qualche giorno fa più che una ricetta è un'associazione di sapori: di quelle che funzionano e da cui può uscire di tutto: un crumble, una zuppa, una mousse? (Sì, quasiquasi ripropongo la mousse ai gambi di finocchi però con le olive taggiasche... ;-)).
La "ricetta" quindi quasi non serve dirla, uno o due finocchi tagliati in quarti e poi a "fettine", mescolati con le vostre olive nere preferite (taggiasche, per esempio? ;-P), e le fette di una o due arance tagliate al vivo. Sale e olio, di quello buono.
E' ancora un esercizietto per me, per ricordare quanto sia facile mangiare qualcosa di sano (e crudo) anche d'inverno.... ;-)

martedì 28 febbraio 2012

paste all'ammoniaca (addirittura??????)

Vogliamo fare che glisso elegantemente (per ora) su quanto accaduto ieri con blogger?
Sì (a parte una domandina: visualizzavate per caso un titolo? un titolo che riguarda il lunedì delle amiche????).
Dato che trattasi di ricettina da lunedì, appunto, e tra l'altro, mi toccherà oltre che riscriverla proscrastinarla anche di una settimana... :(
E cmq vabbè, per reagire al malumore che si è impossessato di me ieri, ecco che oggi andiamo di dolce, e rustico, e buono, e veloce.
Diciamo pure che in questi giorni sto dando fondo agli ingredienti singolari.
Passiamo dai fondi di caffè all'ammoniaca per dolci (volgarmente detta, anche se in realtà trattasi di carbonato o bicarbonato di ammonio, come Bressanini spiega qui).
Per saperne qualcosa di più in generale sui lieviti vi consiglio di leggere l'articolo appena lincato. Io non mi lancio in spiegazioni, ma mi limito a darvi una ricetta che viene dal quaderno della mia mamy, e che a me piace tanto perchè mi fa pensare ai dolci (ai biscotti, più precisamente) del sud dell'Italia (per esempio a stromboli trovavo solo il lievito di birra, direttamente dal fornaio, e l'"ammoniaca per dolci", al supermercato, cosa che me la fa sembrare molto vintage.
Questa ricetta prevede (non chiedetemi perchè ;-P) l'uso di "ammoniaca" insieme ad un po' di lievito, cosa che a me, che non ne uso in genere tanto, che lo evito spesso nelle frolle e che vado fiera del "mio" pan di spagna (che poi sarebbe del babbo di Bea ;-P), è sembrata una quantità esorbitante.
Però non non ho voluto tanto fare la sofisticata, anche perchè avevo in mente l'aspetto rustico e particolarmente lievitato dei biscotti che ne sarebbero risultati.
Li ho preparati a casa dai miei. Dove tutto è più tranquillo (quando non siamo TUTTI in casa! ;-P), più tradizionale, più luminoso e più protetto :D.
Dove si inizia la giornata cucinando, quando il venerdì mi trovo da quella parte di appennino, e tutti sono a scuola e al lavoro, ed io mi lego il grembiule dicendomi "cosa si cucina oggi?".


ingredienti (per circa 25 paste)*
250gr farina
1 uovo
80gr zucchero
25gr burro morbido
scorzetta grattugiata di un limone bio
i semini estratti da una stecca di vaniglia
7gr circa ammoniaca per dolci (o meglio bicarbonato di sodio)
5gr circa lievito
4-5 cucchiai di latte

Farina a fontana, al centro l'uovo e il burro a fiocchetti, e il resto degli ingredienti intorno.
Impastare aggiungendo manmano il latte fino ad ottenere un composto morbido ma solido (tipo una frolla morbida, appunto).
Formare tanti cilindrati di pasta delle dimensioni di un dito, forse poco più come diametro.
Disporre sulla teglia distanziati di 3-4cm e schiacciare leggermente col dorso di un cucchiaio o con i rebbi di una forchetta. spennellare con latte e cospargere di zucchero.
In forno a 180 gradi centigradi per una ventina di minuti o finchè non sono dorati.


*io ho fatto un quarto della dose originaria, che prevedeva 4 uova e un chilo di farina. mamma dice che in effetti a lei ne vengono 100 con quella dose lì ;)

sabato 25 febbraio 2012

panini al latte per la colazione del sabato mattina ;-)


Qualche giorno fa, nell'intento di realizzare dei panini di cui più avanti vi dirò, e dimenticando in prima battuta di aggiungere l'ingrediente "uovo", mi sono usciti questi deliziosi paninetti, lievitati con pasta madre e morbidi e fragranti quanto basta per quelle colazioni che piacciono a noi, il sabato mattina, moooolto lentamente e pigramente...
Altrettanto pigramente, in questa che è per me la giornata più bella del finesettimana, perchè ancora carica di cose belle da fare, vi lascio la ricetta!

Buon week end a tutti (e buone colazioni... magari, se vi piace, ve la segnate per i prossimi... A proposito, a me sono venuti una quindicina di panini, e a parte qualli mangiati appena usciti dal forno, gli altri sono stati tutti tagliati a metà e congelati... In genere poi li scongelo passandoli in frigo la sera prima, in modo che il cambio di temperatura avvenga lentamente*, e la mattina mentre preparo il caffè (ehm, in genere è Monsieur Patou che prepara il caffè ;-P) li tosto sulla piastra in ghisa...

ingredienti (per 15-16 paninetti circa)
180gr di pasta madre a temperatura ambiente
600gr farina**
1/2 cucchiaino (scarso) di sale
2 cucchiai colmi di zucchero di canna
50gr di burro a cubetti
360gr di latte tiepido
1 cucchiaio o 2 di latte per spennellare
1 cucchiaio di zucchero per decorare

Sciogliere il lievito madre nel latte appena tiepido, poi aggiungere impastando la farina precedentemente mescolata con sale e zucchero, fino ad ottettenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Aggiungere gradualmente il burro morbidissimo a pezzetti e continuare ad impastare finchè il tutto non risulterà compatto ed omogeneo (consiglio di tenere farina e latte a portata di mano ed aggiungere poco di uno di questi due ingredienti in caso l'impasto dovesse risultare troppo appiccicoso o viceversa troppo duro).
Far lievitare in una ciotola coperta da un canovaccio pulito per circa 4 ore in un luogo caldo (nel mio caso forno spento con lucina accesa) fino al raddoppio del volume.
Passato questo tempo dividere l'ìimpasto in due parti, e ciascuna di queste in due, e così via di due in due fino ad arrivare a 16. Formare delle palline di 6-7 cm di diametro (o anche 8 a seconda dei vostri gusti) e disporle sulle teglie del forno distanziati l'un l'altro di circa 5-6 cm. Schiacciarle leggermente.
Lasciar lievitare altre 3 ore in forno spento finchè non hanno raddoppiato il volume (più o meno! ;-P).
Spennellare con latte e spolverizzare con zucchero di canna.


*sapevo che mentre il congelamento deve avvenire nel più breve tempo possibile, è meglio decongelare lentamente. Qualcuno di voi, magari più esperto di me sull'argomento, sa dirmi qualcosa in merito? ;-P
**io ho usato 300gr di farina di forza e 300gr di farina tipo 0


giovedì 23 febbraio 2012

torte, leggende, cioccolato e fondi di caffè

la torta "Barozzi" di Vignola



La ricetta di questa torta è una leggenda. E ovviamente è segretissima.
Questo però l'ho saputo solo dopo averla ricevuta (o meglio di averne ricevuta una versione), da mia mamma, che l'ha avuta da un'amica fraterna, che l'ha avuta da un'amica di sua figlia, che l'ha avuta da un'amica che ha fatto il dottorato a modena, ospite di una famiglia ovviamente più che autoctona... e a conoscenza di quanto tutti rivendicano, più o meno, l'originalità o la verosimiglianza...;-P
Io molto candidamente l'ho preparata senza sapere nulla di quello che si dice online della ricetta. Che è segreta, antica e custodita dal caffè pasticceria Gollini che la detiene (tutelata da marchio registrato). Che le donne di Vignola darebbero chi sa cosa per averla e che ogni famiglia giura di possederne l'originaria; che "c'è chi ci mette dentro robe strane, come i fondi del caffè" (gulp!), nel tentativo di imitarla. Ovviamente online se ne trovano mille versioni (nelle versione più politicante corretta con polvere di caffè), e questa che vi propongo non ha nessuna pretesa di originalità e di nessun tipo di superpoteri (salvo quello di rendere felici i vostri ospiti! ;-P).

Ppperò:
a. è buonissima
b. questa storia dei fondi del caffè mi ha affascinata non poco (tra l'altro mi madre me ne ha parlato in occasione della settimana "cucinare con gli scarti" su Vanigliacooking... :D non è belissimo? e poi gli da quel sapore e quel tocco così... misterioso!)

Dunque dicevo, senza nessuna presunzione (e parallelamente consigliandovela vivamente), ecco a voi la ricetta, così come tramandata tra donne, la modalità preferita a casa mia!

ingredienti
4 uova
150gr zucchero
150gr burro
250gr cioccolato fondente
100gr mandorle tritate
1 bicchierino di rhum (o cognac, o caffè)
40gr fondi di caffè, freddi

Sciogliere a bagnomariacioccolato e burro. Mettere da parte e far intiepidire. Se parare i tuorli dagli albumi. Mescolare i primi con lo zucchero, le mandorle, i fondi del caffè, il liquore e il composto di cioccolato e burro.
Montare gli albumi a neve ed incorporarli delicatamente al resto.
Versare in una teglia (diametro 26 cm) rivestita di carta da forno (io ho imburrato e cosparso di pangrattato).
Cuocere a 170°C per 30'.
Servire fredda spolverizzata di zucchero a velo.

Deliziosa da mangiare, da fotografate un incubo ;-P

info qui:

mercoledì 22 febbraio 2012

insalata pallida d'inverno



Se esistesse un albo delle food blogger, e se per caso vi fossi iscritta, sicuramente sarei già stata cacciata in più riprese. ;-P
Esattamente i casi incriminati sono questi, ovvero tutta una serie di "ricette" che con tale nome non hanno molto a che vedere:
Però se esistesse un sindacato delle donne incasinate che devono cucinare in meno di 10' lì sì che un piccolo premio me lo darebbero ;-P
Ovviamente questa insalata pallida (tralaltro solo scrivendo il post mi son resa conto che non ho a disposizione foto con condimento, quindi il tutto mi risulta essere ancora più pallido!) entra alla grande a far parte della schiera.

Però mi serve anche per un paio di altri motivi (oltre che per la palma della cucinatrice incasinata, alle volte! ;-P): primo: alibi per far vedere al mio medico (un giorno che deciderò di usare il blog come viatico per farmi dire "ma che brava!") che anche d'inverno consumo verdura cruda, secondo, che esistono dei contorni anche in questo blog (anche se poi io ci faccio spesso pranzo al lavoro, con queste insalatine qui: verdura, frutta, frutta secca.. così poi ci mangiamo le torte alla guinness! ;-P); insomma diciamo che serve di promemoria anche a me (anche perchè son sicura che la conoscete tutte questa qui... :))

Poi in effetti, a pensarci bene, nell'indice delle ricette ho messo i crumble di verdura tra i secondi piatti, anche se forse se uno ha un certo appetito, potrebbero pure finire nei contorni.
E comunque, a proposito di crumble, questa stessa insalata, in versione crumble, ve l'avevo già propinata qualche tempo fa, proprio in versione "forno e briciole"... :)

insalata (pallida ;-P) di indivia, mele e noci - x 2 persone, abbondante - Lavare e tagliare a rondelle di circa un cm 2 caspi di indivia, tagliare a spicchi due mele e poi tagliare ciascuno spicchio a loro volta (trasversalmente, o come volete voi) a fettine di circa 3-4 mm di spessore, mescolate il tutto in una ciotola, aggiungere 8-10 gherigli di noce spezzettati grossolanamente e, se volete, una manciata di uvetta...

Sciogliere in un cucchiaio di limone una punta di cucchiaino di sale, mescolare con una forchetta, poi emulsionare il tutto con un cucchiaio di olio extravergine d'oliva. Aggiungere qualche goccia di salsa worcester ed usare per condire l'insalata.


lunedì 20 febbraio 2012

Carnevale, lato Marche: le castagnole al miele


Camminavo qualche giorno fa nella zona più popolare, se così si può dire, del mio quartiere. Dove ancora ci sono i negozi "piccoli", l'alimentari, il negozio di vestiti (non franchising), la merceria. Andavo dal macellaio, le strade erano semideserte, anche se mi trovavo in una zona ad alta densità abitativa ed erano appena le cinque del pomeriggio: i romani erano rintanati in casa e cominciavano a scendere i primi fiocchi di neve. Io, forte della mia marchigianità (entroterra ;-)) e della quantità di neve che ogni anno scende dalle mie parti, camminavo imbacuccata a passo spedito e con le mani in tasca. E c'era silenzio e freddo e un profumo sottile e speciale nell'aria. All'inizio avevo pensato "di fritto", dei dolci di carnevale, ma poi, chiudendo gli occhi e annusando meglio, più che di fritto si trattava di zucchero a velo, o meglio dell'odore che lo zucchero a velo emana a contatto con un dolce fritto, quell'odore che non può che farti pensare alle feste in maschera da piccola, all'attesa del costume che puntualmente veniva cucito a regola d'arte, ai coriandoli che finivano ovunque, e più di quelli le microscopiche stelline del mio vestito "da notte" (sempre un filino astratta io!)...
Le castagnole al miele sono IL dolce di carnevale per eccellenza. Solo una volta sbarcata a Roma per l'università ho capito che non si trattava di un dolce universale, ma tipico delle mie parti. Oltretutto ho notato che i dolci carnascialeschi oltre ad essere tanti sono quelli sui quali si fa più confusione con i nomi. Quindi le frappe, le chiacchiere, le castagnole e le frittelle varie sono nomi di dolci diversi a seconda dell'"areale" geografico di riferimento.
In più, a mio parere, la ricetta delle castagnole è tra queste veramente variabile a seconda della zona. Anzi, mamma dice che da piccole, quando ci presentavamo alle feste con al seguito lei e annesso vassoio (ovviamente;-P), ogni mamma aveva le sue castagnole ed ogni vassoio conteneva di fatto dolci diversi...
Questa è la ricetta storica di casa mia delle castagnole marchigiane al miele. L'unico dolce di carnevale al quale non potrei rinunciare, col suo portato di ricordi, e di vecchi sogni di principessa un po' astratta...

ingredienti x circa 20 piccole castagnole
uova 3 (chiare a neve)
zucchero 2 cucchiai per ogni uovo (6)
1/2 limone: succo e scorzetta
1/2 arancia: scorzetta
sale un pizzico
olio EVO un cucchiaino
burro fuso a bagnomaria 30gr
mistrà* 1 cucchiaio per ogni uovo
15gr lievito per dolci
1 punta di bicarbonato
vaniglina o vaniglia (vabbè, io ho messo quest'ultima ;-))
latte 1 cucchiaio
farina q.b.
olio per friggere
miele per servire

Io ho fatto un terzo del quantitativo indicato, perchè questa ricetta è alquanto capricciosa, e mamma dice (a ragione) che è la tipica preparazione che va tramandata "a occhio" piuttosto che "per iscritto".
Siccome con la coda del suddetto occhio ho visto lei prepararla anno dopo anno, ho ritenuto di averla in qualche modo infusa in me stessa, ed ho rischiato (diminuendo un po' le quantità perchè si trattava di un primo tentativo e perchè noi siamo in due, e 6-8 piccole castagnole bastano ed avanzano!): devo dire che è andata bene!
Mescolare i tuorli con lo zucchero, aggiungendo manmano tutti gli altri ingredienti. Alla fine la farina ("quanta ne raccoglie", nel mio caso 80-90gr per un unico uovo, ma va valutato di volta in volta...), i lieviti e le chiare a neve.
L'impasto deve rimanere molto morbido.
Lavorando speditamente spolverizzare la spianatoia di farina , versarvi l'impasto e formare un lungo budello largo circa 2 dita (se fate la dose intera dividete l'impasto in tre). Tagliare in cilindretti lunghi circa 6 cm ciascuno, e inciderli longitudinalmente con un coltello.
Friggerli in abbondante olio bollente (pentola stretta e a bordi alti, in modo da raggiungere 3 dita di olio senza doverne usare un due litri! ;-)).
L'olio deve essere caldo, fare la prova immergendovi una pallina di pasta "pilota" da 1 cm di diametro: l'olio è pronto quando la superficie della pallina fa delle bollicine. Se è abbondante e caldo al punto giusto le vostre castagnole staranno nell'olio veramente pochi minuti: doreranno subito formando una crosticina croccante fuori che ne impedirà l'assorbimento: all'interno resteranno morbide e profumate di arancia e limone.

Buon Carnevale a tutti!


*si può sostituire con del brandy, ma anche il cointreau io non ce lo vedrei affatto male.
Il mistrà però, il liquore all'anice delle tradizione contadina, tipico delle mie parti, rimane il must ;-P

sabato 18 febbraio 2012

(ri)connessioni, riflessioni e chiacchiere da finesettimana



Ieri finalmente abbiamo rattoppato la connessione in casa.
Ho avuto un primo momento di euforia che (sommato al carico di 16 chili di frutta e verdura bio che parallelamente venivano consegnati al nostri indirizzo) mi ha spinto a rattoppare un'altra cosa che mi pungolava, per non dire disturbava e non arrischiare ad uno "stizziva" (in realtà tutte e tre le cose a seconda degli umori) da ormai mesi e mesi.
Si tratta di un post del blog. O meglio di una foto.
Ora, non che questa fosse in assoluto la più ciofeca (mah, forse però stava nella top five... ;-P e non sto scherzando!), ma dalle malefiche statistiche sugli accessi a Vanigliacooking consultabili sul mio account blogger, risultava però che fosse la prima ad essere vista dalla maggior parte degli avventori che cercando delle innocue mele al forno capitavano da queste parti. E siccome risulta ad oggi (e da un po') essere anche il post più popolare (elenchino in coda alla pagina, provare per credere), erano mesi e mesi che mi riproponevo di rifare la foto.
Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità.
Si tratta di una ricetta semplice. E tanto tanto confortevole. Adesso che mi sono tolta un sassolino (o un torsoletto? ;-P) dalla scarpa posso addirittura consigliarvela.

Si trova QUI.

baci, e buon finesettimana a tutti!

giovedì 16 febbraio 2012

marmellate d'inverno: ananas e zenzero!!!




Sono anni che sogno di fare la confettura di ananas!!!

Ed un paio di settimana fa, quando ho acquistato l'ananas da cucinare con la carne, essendo una grande esperta di questo frutto, l'ho presa praticamente verde e di legno. Quindi ne ho acquistata una seconda e messa al riposo la prima. A quel punto, estasiata dall'accostamento con lo zenzero (che tra l'altro avevo conosciuto ormai qualche anno fa anche grazie ad una famosa gelateria romana), e memore di un vecchio esperimento fatto tanti anni fa di limone + zenzero (anche quello, che genialata!), ho prima scartabellato le "normali" confetture all'ananas su un paio di miei "testi di riferimento" (Mes confitures di Christine Ferber e Confitures & CIE (Mon cours de cuisine) di Jodi Vassallo) ;-P, e poi ho (indovinatempo'?) fatto di testa mia.
Ovvero, tanto per ritornare a quella marmellata di limoni che vi dicevo sopra (tempi assolutamente non sospetti in cui non avevo un blog), una volta mi ritrovai a farne una con aggiunta di zenzero a seguito di preparazione di zenzero candito [per la quale si facevano bolliture e ammolli varii di zenzero in acqua e zucchero, tanto che alla fine ne risultava una specie di sciroppetto che all'epoca mi rifiutai di buttare e che rifilai ai limoni fettati in fase (pure loro 3 gg di "salamioe&c.") di marmellata]. Risultato delicato (perchè lo zenzero vero e proprio era diventato candito e non potevo accucchiarlo alla marmellata, in più ero giovane e timida e non mi azzardai a "correggere" il tutto con una spolveratina di zenzero in polvere) maddapaura (come si dice qui in Capitale)!!!
Quindi per ritornare a noi in questo discorso che è un trionfo dell'ipotassi manco fossi Cicerone (ero partita tanto bene con la frase iniziale!), memore dell'esperimento timido ma azzeccato, questa volta ho preso un'ananas, un limone, un paio di radici di zenzero sanesane (perchè adesso invece sono vecchia e spregiudicata), e dalla sera alla mattina (senza ammolli, senza bolliture e senza penare) ne è uscita una confetturiana di ananas e zenzero che è un amore. Se vi piacciono questi die ingredeinti beninteso.
Sono piuttosto soddisfatta del risultato.

Ecco a voi XD

Ingredienti
180gr zenzero fresco (90 gr circa pulito)
90gr zucchero di canna
270gr di acqua
1 ananas (1400gr – 9 etti abbondanti pulita)
340gr zucchero di canna
1 limone
½ cucchiaino di agar agar

la sera prima

Raccogliere in un tegame lo zenzero sbucciato e tagliato a fettine sottili e poi a pezzetti (cil mio si è ridotto a 90gr), aggiungere l'equivalente in peso di zucchero (nel mio caso, appunto, 90gr), e il triplo del peso in acqua (270gr), far bollire a fuoco moderato per una mezzoretta, finchè lo zenzero non si è un po' ammorbidito. Filtrare, tenere succo da parte, passare al minipimer o al tritatutto lo zenzero.

Pulire l'ananas, tagliarla in quarti longitudinalmente e poi a fettine sottili, poi raccogliarla con  i 340gr zucchero (io ho fatto in modo che la quantità di zucchero totale, ovvero 450gr, fosse la metà dell'ananas pulita (900gr) e il succo del limone in una pentola capiente e mettere sul fornallo finchè la frutta comincia  a bollire.
Togliere dal fuoco, far riposare tutta la notte coperto (io uso una pentola in acciao inox, per chi usa pentole in rame credo sia importante travasare il tutto in una terrina).

La mattina dopo sciogliere l'agar-agar nello sciroppo di zenzero, aggiungere, insieme allo zenzero frullato la sera prima, alla frutta macerata durante la notte, mettere tutto sul fuoco e far cuocere per una mezzoretta.
Quando l'ananas si è ammorbidita togliere dal fuoco, frullare con il frullatore ad immersione fino ad ottenere la grandezza della frutta che preferite (io ho frullato più del solito in modo da sminuzzare bene la parte centrale dell'ananas, che rimane in genere più dura), poi rimettere sul fuoco dai5 ai 10 minuti, o comunque quanto serve per ottenere la consistenza preferita (verificandola facendo scorrere qualche goccia di marmellata su un piattino).
Invasare in vasetti sterilizzati, chiudere subito e verificare il sottovuoto.




mercoledì 15 febbraio 2012

I compitini della buona volontà: medaglioni di maiale con impanatura ai semi di carvi


I compitini della buona volontà (se mia sorella sa che racconto aneddoti sulla sua infanzia qui mi gonfia ;-P) sono dei compiti facoltativi che alle elementari la maestra di mia sorella dava ai suoi scolari. Erano degli ulteriori compiti, come quantitativo forse a volte anche più di quelli "minimo sindacale", tra i quali se ne potevano scegliere alcuni (ecco perchè erano di più) tra le materia preferite, da aggiungere agli altri. Mia sorella li faceva tutti. Ogni pomeriggio. Io, la filosofa, passavo metà dei suddetti pomeriggi a cercare di dissuadere lei (l'assennata), perchè la filosofa voleva giocare a barbie mentre l'assennata (che pure avrebbe voluto) pensava fosse più saggio adempiere prima a tutti i suoi doveri scolastici.

Ora (e da un po', come sapete), anche su questo blog la filosofa cerca di essere anche un po' assennata, e fa lo sforzo fi postare (quindi cucinare e fotografare) piatti a base di carne, quando avrebbe tanta voglia di fare cose più facili (non tanto da cucinare perchè giuro co' sto giochetto mentale ho scoperto che cucinare la carne non è poi così difficile e soprattutto ci vuole un attimo, cioè, meno che lievitare con pasta madre una colomba sicuramente!).

Mi sono quasi abituata a questo appuntamento con il mio piatto «difficile».
In modo abitudinario, appunto, sempre con lo stesso piatto (che mi fa simpatia), e con il libro che ormai è deputato ad essere il mio breviario nell'avvicendamento di piatti semplici e veloci e presentabili a base di proteina animale.

Continuo allora con Martha Stewart: carne di maiale impanata con semi di carvi e servita con cavolo rosso e mele ripassati in padella con pancetta affumicata. I sapori secondo il mio parere si sposano perfettamente, ed io, non ve lo sto nemmeno a dire, sono rimasta folgorata dai semi di carvi, che mani misericordiose hanno penasto bene di farmi avere dopo il mio disperato appello nell'ultimo post appunto dedicato alla carne.
Dunque andiamo avanti con questa "cura", io continuo ad andare dal mio macellaio di fiducia, che appena entro (si vede che fiuta il panico) inizia a prendermi bonariamente in giro (ma sapesse come viene buona la carnetta che ogni volta l'ignorantella si accinge a cucinare ;-P), e, appunto, come da abitudine, vi lascio qui la ricetta

per 4 persone
medaglioni di maiale con impanatura ai semi di carvi
circa un etto di mollica di pane
2 cucchiai di semi di carvi
sale e pepe macinati freschi
1 uovo, leggermente sbattuto
500gr di lonza di maiale tagliata in medaglioni spessi 1-1,5 ciascuno*
olio
cavolo rosso e mele
2 fette di oancetta affumicata, tagliate a striscioline di 1,5 cm ciascuna
1 cipolla affettata sottile
½ cavolo rosso tagliato in 2 quarti e affettato sottile
1 o 2 mele verdi tagliate in quarti, poi a fettine sottili
sale e pepe macinati al momento

Cuocere la pancetta a fuoco medio per 5-10 minuti in un'ampia padella, fnchè sarà abbrustolita, aggiungere la cipolla e proseguire la cottura per 5 minuti o finchè quest'ultima non sarà tenera.
Aggiungere cavolo, mela  e mezzo bicchiere d'acqua, cuocere 5 minuti, finchè il cavolo non sarà appassito, poi condire.
A questo punto coprire e completare la cottura per un'altra mezz'oretta, mescolando con un cucchiaio di legno, fino ad ottenere la consistenza desiderata (se si attacca al fondo aggiungere acqua).

Mentre il cavolo cuoce, mescolate in un piatto capiente il pangrattati, il sale, il pepe e i semi di carvi, poi salare e pepare i medaglioni.
Passare questi ultimi prima nell'uovo, poi nell'impanatura, e trasferirli manmano in un piatto.
In una capace padella antiaderente far scaldare un cuccchiaio di olio d'oliva, e farvi cuocere i medaglioni.
Io personalmente ho uato un po' più olio. Forse la mia panatura era troopo «robusta», ma con un solo cucchiaio di olio non mi pareva si cuocessero bene.


* io ho detto al mio amico macellaio "centrale", intendendo proprio il medaglione, e lui ha commentato "se vuole glielo vado a parendere a Piazza di Spagna". Ve l'avevo detto che fiuta la paura dell'ignoranza. E quindi alla fine della fiera la forma rotonda l'ho fatta io, e poi cotto  i "ritaglietti" nello stesso identico modo. E' sfacciato, il mio macellaio, ma deve essere bravissimo, perchè questi medaglioni, ed anche questa carne qui, e poi questa, erano proprio favolose... ;-P

lunedì 13 febbraio 2012

I lunedì delle amiche: gli strepitosi budini di riso di Juls.





Diciamo che ci sto prendendo gusto.
O forse che le mie amiche food-blogger sono troppo brave!
O che in giro per la blosgrefa ci sono mille coste stupende, che a volte sfioro soltanto, che mi entusiasmano ma che poi dimentico (cioè, ricordo fin troppo bene ma che già 15 minuti dopo averle viste non so più dove cercare), oppure, data la mia scarsa attitudine a navigare (il mio scarso inglese, il mio scarso – o forse troppo saturo – tempo), che non vedo e che forse non scoprirò mai (questo non mi piace molto e credo spieghi perchè il buon vecchio libro di carta, da sfogliare e risfogliare e risfogliare, mi rassicuri così tanto – e di conseguenza occupi la mia cucina in quantità massiccie).
Poi però in mezzo al casino internautico ci sono delle persone che nel tempo hanno acquiatato una fisionomia, e delle quali ho imparato a conoscere il nome, o il viso, o le ricette (a volte tutte queste cose insieme). Si tratta non solo di «colleghe» foodblogger ma anche di lettori e lettrici che trovare tra i commenti mi fa sentire a casa nel mio stesso blog, che mi fa riconoscere, che mi conforta, mi incoraggia, mi entusiasma.
Mi piace sempre di più l'idea di questo ricettario online, la raccolta di foglietti volanti nelle tasca interna di una borsa, in un'agenda, nel libro che leggo in treno, nella rubrica quando la sera al telefono mamma mi dice come fa lei un dato piatto. Tutto questo più un pezzetto. Un pezzetto che non è da poco, ovvero quello che sto scrivendo adesso, le introduzioni alle ricette, che rendono secondo me i blog quelli che sono, ovvero non solo un ricettario, ma un vero e proprio diario, di quelli belli, in cui metti dentro i biglietti del cinema di quando sei andata con tua sorella piccola a vedere Twilight (o con l'altra tua sorella alla Biennale di Venezia, o con Monsiaur Patou ai Mondiali di Nuoto), il disegno in sezione di una torta che hai copiato da un libro non tuo, la carta di un dolcetto speciale che viene dall'Argentina, una foglia secca, un fiore nella speranza di trovarlo il più possibile simile a come lo vedevi allora, i ritagli di alcune foto scattate per l'esame di urbanistica, ricomposte attraverso i loro scarti in modo strano, i biglietti della metropolitana di Parigi, uno schizzo di quando hai voglia di osservare una cosa atraverso un piccolo disegno. E soprattutto tante, tante foto.
Il fatto poi che questi diari-ricettari siano gratuitamente consultabili online è secondo me un tesoro inestimabile, perchè significa che molte persone come te hanno deciso di condividere le loro chiacchiere al telefono con le mamme, l'immagine che si vede dalla loro finestra, la catastrofe culinaria appena uscita dal loro forno e tutte la favolose ricette reperite, inventate, tramandate, immaginate o addirittura sognate. In più ti permette di dare un volto, un'espressione a quel volto, un carattere, alla pesona che le scrive e anche a tutte le persone che leggono e commentano, mettendo del loro.
Siccome io, come dicevo poco fa, non navigo proprio a manetta, ma quello che vedo in giro sui vostri diari-ricettari mi piace sempre tanto, pur non riuscendo a cucinare tutto, vorrei ogni tanto postare e «titolare» le ricette di alcuni di quei visi amici di pennna e pentola.
Ogni tanto, quando viene. Magari qualche lunedì. Come la scorsa estate (e anche la prossima eh?) c'era «la non ricetta estiva del lunedì», per  combattere questi giorni freddi in attesa delle scampagnate potremmo avere «il lunedì delle amiche». Il giorno mi sembra il più appropriato, quello in cui farsi coraggio verso la settimana che inizia, in cui abbiamo bisogno di ammiccarci tra noi, e a modo nostro di sentirci vicine!

Il primo è stato lo scorso lunedì, con la torta di castagne e mandorle di Marianna, mentre oggi non posso fare a meno di postare gli strepitosi budini di riso di Giulia, che mi hanno fatto sognare fin dal primo istante in cui li ho visti da lei... Cercavo questa ricetta da anni, e non scherzo. E il suo post è stato per me il più grande dei regali, perchè avere una ricetta cercata, da un'amica fidata, è quanto di più si possa volere in cucina.

Ho eseguito la ricetta, che vi copierò para-para qua sotto, per filo e per segno. Ho solo fatto una  piccola variazione, una cosa molto marchigiana, lo confesso. Quando io preparo questo tipo di frolla, non posso fare a meno di usare lo strutto; io ne avevo di qualità buonissima, appunto fornito da mia mamma, e quale migliore occasione di questa per utilizzarlo?

Grazie Giulietta, ti mando un bacio grande, come se dice a Roma, sei una spada!

per 16 budini di riso
per il ripieno:
1 l di latte
300 g di riso originario
1 stecca di vaniglia
scorza di un limone non trattato
6 cucchiai di zucchero di canna integrale
1/2 bustina di lievito (ca. 8 g)
2 uova codice 0
per la pastafrolla:
200 g di farina 00 bio (io ho usato quella integrale)
100 g di farina integrale di riso bio (qui invece farina di riso "normale" ;-P)
150 g di zucchero di canna integrale
150 g di burro (io ho usato strutto)
1/2 bustina di lievito (ca. 8 g)
1 cucchiaino di sale
1 uovo codice 0

Setacciare le due farine e mescolarle con lo zucchero di canna integrale, il lievito, il sale e il burro a pezzettini. Impastare velocemente con le mani la farina con il burro e gli altri ingredienti, formando delle briciole.
Sbattere l’uovo per qualche secondo con una forchetta in un piatto, versarlo sulle briciole e con le mani unire il tutto, formando una palla omogenea di pasta. Procedere rapidamente per non surriscaldare la frolla, che alla fine sarà friabile e leggera. Appiattire la palla di pastafrolla con le mani, avvolgerla con la pellicola e lasciar riposare in frigo.

Mentre la pastafrolla riposa, versare il latte in una pentola capiente con il fondo spesso e portarlo ad ebollizione con una buccia di limone e il baccello di vaniglia.
Quando il latte comincia a sobbollire, versare il riso e portarlo a cottura, mescolando spesso con un cucchiaio di legno per evitare che si attacchi sul fondo della pentola (il tempo dipenderà dal tipo di riso scelto, ma deve cominciare quasi a disfarsi). Orientativamente ci vorranno circa 20 minuti.
Quando il riso è cotto ed ha assorbito la maggior parte del latte spengere il fuoco e aggiungere 3 cucchiai di zucchero: mescolare bene e lasciar raffreddare.
Una volta freddo, aggiungere 2 tuorli, il lievito e altri 3 cucchiai di zucchero e mescolare per amalgamare il tutto. Montare le chiare a neve e aggiungere delicatamente al riso.

Stendere la pastafrolla con il mattarello su una superficie infarinata fino a raggiungere uno spessore di circa 5 mm e foderarne 16 stampini da muffin.

Versare il riso dentro i gusci di pastafrolla ed infornare a forno caldo a 170°C per circa 30-40 minuti, o finché la pastafrolla non sarà dorata e il riso leggermente colorato.

Possono essere servirli tiepidi o freddi, con una spolverata di zucchero a velo.

Sgrunf


No connessione a casa da più di 48h. :(
Ho scritto il post "su un foglietto" ma perso da tempo la pennetta usb. L'hd portatile è "da qualche parte, forse in UNA mia borsa". Stiamo lavorando (rocambolescamente) per risolvere i problemi tecnici o quantomeno triangolare il trasferimento di dati...

Magari ci vediamo su questi schermi verso ora di pranzo.... Incrocio le dita!

aggiornamento delle 13.06: e anche stavolta siamo riusciti a fregare la tecnologia.... prevedo sarà una settimana dura! ;-)

venerdì 10 febbraio 2012

biscotti fatti a modo loro - pasta madre e nocciole! ;-P


Diciamo che queste pasterelle (ormai i biscotti di pasta madre li chiamiamo così ;-P) sono fatte proprio a modo loro!
Una ricetta che a leggerla online o su un libro non gli darei un soldo di affidamento. E tuttora la guarderei con sospetto, se non fosse che questi biscotti ce li siamo finiti in un attimo. Il tempo di sfornarli, uscire fuori a crepare di freddo e fotografarli, rientrare, mettere sul fuoco una bevanda calda e papparseli.
Nascono (mavalà?) dall'esigenza di usare delle nocciole e soprattutto di far fuori della pasta madre in eccesso (io non sono una fanatica della PM, la uso, e pure parecchio - sarà questo il busillis delle buone riuscite, forse - da più di un anno, e a parte i primi 2-3 mesi non faccio particolari conti, non la scruto con apprensione aprendo lo sportello del frigo, non sudo freddo pensando oddìo adesso la rinfresco e che ci faccio con tutta quel bendiddìo. E soprattutto (e lo dico molto orgogliùta) non ne ho mai buttato un grammo che sia uno.
Ovviamente questo comporta che in casa si usi panificare almeno una - due volte a settimana, e che contestualmente si faccia qualche esperimentuccio (non che l'abbia buttata una volta trasformata e cotta, eh? diciamo per ora mi ha detto bene, o magari da domani mi si deprime e ciao!).
Comunque, dicevamo: ogni tanto è bene avere delle ricette per usare la pasta madre in eccesso. Quindi stavolta mi sono buttata e mi son fatta coraggio vedendo online che ci sono esperimenti simili, tra l'altro così ben riusciti (sono partita dalla ricetta di Patrizia di Via delle Rose, che vorrei provare a tutti i costi prima o poi, ovvero una versione salata, senza uovo e con olio EVO al posto del burro, e che effettivamente usa pasta madre non rinfrescata e non fa lievitare i biscotti una volta impastati)!!!! . Dunque pasta madre non rinfrescata, poca lievitazione (per non dire nulla) e per di più in frigo. Mentre scrivo continuo a chiedermi se veramente voglio postare questa cosa. Fingiamo che sia più che una ricetta una comunicazione tra gente che cucina, una nota da raccogliere nella tasca in quarta di copertina del ricettario, sotto l'etichetta "osservatorio sulla pasta madre", un articoletto di scambio opinioni, una base da cui far partire delle variazioni, delle sperimentazioni, e soprattutto da cucinare con disinvoltura, perchè di fatto questo è l'atteggiamento che ho avuto io mettendomi a cucinare (un giorno in cui ero particolarmente di buon umore, annotate, perchè giuro che per me (soprattutto nel caso di ricette lievitate) questo ingrediente che spesso non viene scritto fa una grandissima differenza).
Quindi adesso vi metto la ricetta (ripeto, prendere con molle, atteggiamento disinvolto e ironico), e vi domando: procedure simili? voi avete mai provato?

Baci, dalla Vaniglia non-scientifica!

ingredienti
100gr nocciole tostate e tritate
200gr pasta madre non rinfrescata*
40gr burro morbido
120gr farina
4 cucchiaio di zucchero di canna
1 uovo

Impastare la pasta madre con il burro morbido, aggiungendo manmano la farina (io ho fatto tutto con l'impastatrice). Aggiungere l'uovo continuando ad impastare, poi le nocciole tritate, poi lo zucchero.
Formare un salsicciotto di circa 4cm di diametro (infarinando la spianatoia per aiutarvi), rivestire di pellicola trasparente e far riposare in frigo per 30'.
Una volta trascorso questo tempo tagliare il salsicciotto a fettine di 1,5 cm e disporli sulla placca del forno ricoperta di carta da forno, a distanza di 4-5 cm.
Cuocere a 190°C per 15-20'.




*o anche rinfrescata, non credo che in una ricetta del genere si possa essere "rigidi" con le prescrizioni!


giovedì 9 febbraio 2012

solo una vellutata di castagne (secche, ovviamente ;-P)


Non me ne vogliate, oh donne (e uomini, diononvoglia che riesco a far scappare pure il confido nutrito gruppo di uomini che leggono Vaniglia, perchè io so che ci sono, commentano poco ma ci sono. ci sono? ci siete? certo se me la piantassi di postare portaferri da calza fodereti di fiorellini, sciarpe rosa e cose da femmina insomma, magari il pubblico maschile, perchè esiste, io so che esiste, magari sarebbe pure invogliato a leggere di più, a commentare di più, a palesarsi di più).


E dunque dicevamo, oh donne e uomini che siete celati dall'altra parte del monitor, non me ne vogliate ma questa ricetta è praticamente uguale alla precedente. Più o meno insomma. Chi è più scafato con il linguaggio direbbe che è la sorella della precedente. Però volevo metterla lo stesso, perchè quando mamma mi ha dato le castagne secche che sono diventate questa cosa che vedete qua sopra dicendomi "sicuramente tu riuscirai a farci qualcosa", io ho dovuto fare un attimino mente locale per immaginare che sarebbero potute, in effetti, diventare una zuppa. E dato che questa è la settimana della frutta secca (mamma mia avrei dovuto fare il mese, della frutta secca, altro che), io ve la posto. Se preferite saltare al post di domani non mi offendo! ;-P

ingredienti (x4porzioni)
300gr di castagne secche
250gr di latte
1 foglia di alloro
Sale e pepe q.b.

Lavare le castagne e metterle in ammollo in acqua in un recipiente d’acqua fredda (io le ho tenute 48h!). Scolare, eliminare eventuali residui di pellicine e versarle in una pentola ricoperte di latte, con l'alloro e un pizzico di sale. Cuocere coperto, rimestando di tanto in tanto e aggiungendo se occorre qualche mestolo di acqua calda, per un paio d'ore, o finchè le castagne non risultano morbide.

Verso fine cottura togliere l'alloro e frullare al minipimer e regolare di consistenza aggiungendo eventualmente acqua calda. Se invece vi sembra ancora troppo "lenta" mantenerla sul fuoco ancora qualche minuto. Salare e pepare. Servire accompagnando con castagne lessate, o arrostite, o pancetta croccante.

Secondo il mio modesto parere il latte può essere sostituito, se lo preferite, da un brodo fatto di carota e sedano, magari anche una patatina.



mercoledì 8 febbraio 2012

solo una passatina di ceci ;-P



Tutto è iniziato in pausa pranzo la scorsa settimana.
Chiara ha detto che aveva i ceci secchi da cucinare, e ha chiesto a noialtre consiglio.
Allora abbiamo cominciato a parlarne. Poi Desirée ha parlato della vellutata di ceci. Ed io mi sono resa conto di non averla mai preparata. Così, semplice. Di sola acqua, rosmarino o alloro, aglio olio extravergine d'oliva. Nient'altro. A parte i ceci ovviamente ;-P
Quindi ecco la ricetta di oggi. Una preparazione direi "povera". Di quelle che amo di questi tempi. Quando il ghiaccio rende più difficile il reperimento di frutta e verdura fresca. E quando i consumi di energia per tenere calde le serre schizzano alle stelle, e noi si preferisce immedesimarci nelle nostre nonne e dar fondo alle dispense...

ingredienti (per 3-4 persone)

250 g di ceci
1 spicchio di aglio
2 rametti di rosmarino e/o qualchefoglia di alloro
1 ciuffetto di prezzemolo
2 cucchiai di olio extravergine dioliva
2 cucchiai di olio di oliva
olio EVO, sale e pepe

Sciacquaere i ceci e tenerli a mollo inacqua fredda per 24 ore.
Far soffriggere in una casseruolal'olio e l’aglio sbucciato e il rosmarino/alloro finchèquesto non è dorato. Eliminare l’aglioe versare nellacasseruola i ceci scolati, lasciar insaporire qualche minuto, coprirecon abbondante acqua, portare a ebollizione e lessare per circa 1 orae mezzo o fino a quando saranno teneri, facendoli sobbollire a fuocobasso.
Se la preparazione risulta esseretroppo brodosa, a mezz’ora alla fine, fatr restringere alzando lafiamma (regolatevi secondo i vostri gusti). Salare, poi togliere dal fuoco. Frullare il tutto con unfrullatore a immersione (prima però togliere le erbe).
Condire con l’olio extravergine dioliva, pepe macinato al momento, le foglie di prezzemolo.

lunedì 6 febbraio 2012

torta soffice di farina di castagne e mandorle della mia amica Marianna!




Ecco, che ne dite se questa settimanella, all'insegna del freddo, ce la facciamo a base di frutta secca?
E non mi riferisco solo a dolci, ma magari anche a qualcosa di semplice e brodosetto (e poi pure qualcosa di soffice e panosetto, per non sbagliare), insomma sì, frutta secca, perchè è freddo (ok, l'ho già detto, ma meglio ripetere, nel caso fosse sfuggito a qualcuno ;-P), perchè fa bene, e perchè io ho deciso che fra un po' è marzo (più o meno, sta'a guarda'l capello...), che arriveranno le primizie e le verdurine da cucinare, e che quindi questo in assoluto è il momento per dedicarsi a quelle che una volta erano le riserve secche dei frutti adatti ad essere conservati tutto l'inverno (e che non ci vogliamo portare dietro fino all'imminente primavera). Noci, nocciole castagne, fagioli e ceci. Hanno sempre esercitato su di me un fascino straordinario, perchè sanno un po' di passato, perchè contengono tante sostanze nutrienti e benefiche, perchè sfamano appunto in periodi dell'anno in cui c'è poco (o per lo meno una volta c'era poco) da raccogliere.

Cosa di meglio che iniziare con la ricetta di un'amica?
E cosa di meglio che quest'amica sia Marianna di Menta&Liquirizia????
Lei è un vero piccolo tesoro della blogsfera. E' bravissima e accurata. Poi ti sciorina fior di preparazioni quasi in punta di piedi. E' così fine e modesta che a volte sembra scusarsi di darti una ricetta favolosa! ;-)
Ecco, io questa che segue l' eseguita ad occhi chiusi, pensando a lei, e sapendo che sarebbe stata semplice e perfetta....

[Non ho cambiato una virgola. Solo non ho resistito ad aggiungere i semini di una stecca di vaniglia (ma chissà come mai? No, vabbè, a voi la castagna non suggerisce inequivocabilmente la dolcezza della vaniglia? e poi quando sta bene il marrone col bianco, che voi non cucinate coi colori? ;-)). La prossima volta (perchè questa è una torta che rifarò, più e più volte), e solo a seguito del mio atteggiamento maniacale nei confronti dello zucchero, e del fatto che considero la farina di mandorle, come quella di castagne, quasi un sostituto dello zucchero stesso, ne tolgo per fare una prova giusto una ventina di grammi. Voi però fate l'originale, che poi è esattamente quella che vedete in foto e che riporto fedelmente qua sotto.]

ingredienti
200gr farina di castagne
50gr farina di mandorle*
1 stecca di vaniglia**
300gr latte
2 uova intere
120gr zucchero
1 tazzina da caffè d’olio
1 bustina di lievito per dolci
Sale un pizzico
un paio di manciate di mandorle a lamelle e/o a filetti per decorare

Mescolare la farina di mandorle con la farina di castagne setacciata con illievito.
A parte lavorare le uova con lo zucchero, aggiungere la vaniglia, l’olio a filo e il pizzico di sale. Unire poco alla volta le farine alternandole con il latte, poi versare il composto in una teglia rivestita da carta da forno (24-26 cm di diametro) o unta di olio e rivestita di pangrattato. Decorare la superficie della torta le mandorle a filetti/lamelle.
Cuocere in forno a 180° per circa30/40 minuti (è pronta quando infilandovi una lama di coltello, questa esce pulita).

*ottenuta tostando le mandorle in forno e riducendole in briciole nel mixer, aggiungendovi un cucchiaio o due della quantità dello zucchero necessaria alla realizzazione della torta.

**i semini estratti tagliandola longitudinalmente e raschiandola


Grazie Mari, amica di ricette e conterranea lato-marche, questa torta è buonissima ed io ti stimo tanto (lo sai, no? speriamo, ma meglio ripetere!)! ;-P




venerdì 3 febbraio 2012

la domatrice di gomitoli #1

Si sta avvicinando il week-end.
Di quelli nevosi, piovigginosi, un po' bui e freddi-umidini.
Di quelli che le coccole sono concesse, il tè buono, la cioccolata calda portentosa, il dolcetto speciale.
Di quelli che sento già dal giovedì che stanno arrivando, quando la sera, morta di sonno, mi spulcio le riviste di cucina e i libri per pianificare le ricette da preparare i giorni a seguire e mi faccio due conti sulle lievitazioni con pasta madre e i tempi in cui panificare, in cui il venerdì passo dal negozio di lane del quartiere e penso che realizzerò milleeuna cose (previsioni sempre un po' sovradimensionate, ma a noi piace tanto strafare!!! :D), e in cui mi metto a pulire casa la sera dopocena in modo che le ore di luce del sabato (se ci sarà luce e così possa essere definita, a casa e d'inverno) non vadano sprecate, in cui passo dal macellaio, quello vero, non al reparto macelleria del super, in cui ordino la cassetta di frutta e verdura bio, e quando arriva devo rivedere tutto da capo il mio programma di cucina che non aveva compreso le verdure strampalate, ma bio e di stagione.
Sono quelli in cui penso che cucinerò, e magari quando è buiobuio i metterò a sferruzzare, magari con gatò acciambellato sulle gambe, magari con un po' di musica... 



In tutto questo c'è un fatto: i libri sono tanti, sono tante le spezie, tante le stoffe, tante le lane, tanti i ferri da calza, gli aghi, gli uncinetti, i bottoni.
Ho pensato di mettere insieme un po' di quella lane e quella stoffa e quei bottoni per contenere qui ferri da calza.... ;-P
L'idea viene in sostanza dall'inenarrabile confusione di idee e "materiali" che attraversano la cucina-Vaniglia, e dall'esigenza della sottoscritta di fare un po' di ordine (vedrete che prima o pi spunterà una borsa da lavoro, qui lo dico e qui lo nego... ;-P)
Si tratta in sostanza di un lungo astuccio adatto a contenere i ferri da calza, lunghi o corti che siano.
E', secondo lo "stile vaniglioso" che contraddistingue gli articoli da casa presenti nello shop finora (;-P), in lana fuori e foderato di cotone dentro, solo che, a differenza degli astuccetti, sul cotone è stata attaccata una telina adesiva (di quelle che si attaccano stirandole) per fare da rinforzo.
I bottoni vengono da Paris, la stoffa da Fabriano, la lana da Milano. Si chiude con un nastro come quelle cartelline con uno spago che collega i due bottoni, non so se avete presente.
Altre foto si vedono qui.
Ne ho completato uno e caricato nello shop etsy, e siccome ormai come sapete le cose qui si fanno in serie, ce ne sono in corso di "montaggio" atri due (anzi, tre, ma il quarto lo tengo per me, che la mia pseudo-borsa dei lavori è veramente incasinata, oltre che a pezzi (dicevamo ;-P ???))....

Ora non mi resta che augurarvi buon finesettimana, che sia piacevole, e riposante, e gourmand, a domare impasti, felini e gomitoli ...  e che la neve sia quella di sempre, quella bianca per giocare a palle di neve, e rientrare a casa infreddoliti a scaldarsi i piedi attaccandoli al termosifone;-P


mercoledì 1 febbraio 2012

risotto ai carciofi di mia sorella (e Jamie Oliver)



La storia di questo piatto è molto semplice: Jamie Oliver lo ha pubblicato, mia sorella cucinato (e liberamente interpretato). Ed io mangiato.
O meglio. Mi apprestavo a mangiarlo.
E pensavo: mamma che bello. Ero seduta a tavola. Davanti a me, dall'altro lato, il divano, e sopra la mia borsa con la macchina fotografica dentro. Però ho pensato anche che, nonostante fossi in famiglia e tra amici, no, questa volta non potevo mettermi a fotografare. Tra l'altro ero pure appena arrivata. Quindi, facendomi forza contro l'infallibile istinto food-fotografico, afferro la forchetta e assaggio (disinvolta). A quel punto però non ce la faccio più (era veramente troppo buono!), acchiappo il tovagliolo di carta, e nell'arco di tre secondi con questo pulisco il bordo del piatto, farfuglio uno "scusate" mascherandolo con sorrisetto colpevole, acchiappo la macchina fotografica e sono in cucina a immortalare.
Ecco a quel punto il pranzo poteva iniziare... ;-)
Questo piatto, chevvelodicoafare, è buonissimo... ;-P .
Il libro da cui è tratto è Il mio giro d'Italia. A seguire la ricetta, leggermente rivisitata dalla coautrice di cui al titolo... .

ingredienti (per 6)
6 carciofi piccoli o viola
scorza grattugiata e succo di un limone
brodo caldo 1 lt
2 cucchiai di olio d'oliva
burro una noce
1 cipolla grande tritata finemente
2 spicchi d'aglio, pelati e tritati finemente (mia sorella non lo mette)
4 o 5 costole di sedano, tritate finemente
400gr riso per risotti
1 bicchiere di vino bianco secco
70gr di burro
120gr parmiano grattugiato al momento
sale marino e pepe nero macinato
un ciuffo di menta fresca, le foglie (va bene anche il prezzemolo)
olio extravergine d'oliva
parmigiano


Eliminare le foglie esterne dei carciofi fino ad arrivare al cuore più tenero e chiaro. Tagliere le punte, pelare i gambi, poi tagliare a metà i carciofi e rimuovere la barba con un cucchiaino. Immergerli in acqua fredda acidulata con metà del succo del limone e coprirli con un coperchio pesante in modo che rimangano sott'acqua e non anneriscano.

In una casseruola far dorare la cipolla, l'aglio e il sedano in olio e burro (per 5'), aggiungere i carciofi tagliati a fettine sottili (le foglie) e a pezzetti (i gambi) e cuocere il tutto dolcemente per una decina di minuti. Quando il trito di verdure si è ammorbidito aggiungere il riso e alzare la fiamma*.
Far tostare leggermente il riso rimestandolo, aggiungere il vino bianco e lasciar sfumare mescolando.
Una volta evaporato il vino cominciare ad aggiungere il brodo un mestolo per volta, cuocendo per 15'. A 3' dalla cottura aggiungere il succo di mezzo limone, alla fine aggiustare di sale e pepe, la menta o il prezzemolo, poi mantecare per un minuto con burro e parmigiano.
Disporre il risotto nei piatti e aggiungere un mezzo carciofo per ogni piatto.
Condire se piace con scorza di limone e servire...

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*J. O. divide i carciofi in due parti uguali, delle quali lascia sobbollire e cuocere la prima (lasciandoli "a metà") nel brodo, e taglia molto sottilmente la seconda parte, facendoli cuocere insieme al risotto e non al soffritto (li aggiunge metà cottura del riso). Alla fine impiatta decorando con i carciofi cotti nel brodo.
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