mercoledì 12 dicembre 2012

io la scaletta e le foto

[un'intervista]

Oggi sono in vena di chiacchiere (panico? ;)), e dato che di foto qui anche se in modo più che altro semiserio se ne parla spesso, ho pensato di condividere con voi una chiacchiera fatta giusto un paio di giorni fa con Elisa del blog Saporidielisa.

Anzi, più che una chiacchiera, si è trattato di una vera e propria intervista alla quale mi sono divertita tantissimo a rispondere, e che mi ha dato l'occasione di mettere una volta per tutte sulla carta qualche foto-considerazione... ;)

Il risultato finale è il solito corposo numero di battute un po' sgarrupate alla maniera della sottroscritta, che però, lo ripeto, mi hanno divertita e per le quali non finirò mai di ringraziare Elisa.
Sì perchè secondo me c'è proprio bisogno di un posto in cui si possa scambiare qualche idea e considerazione sul tema, e lei questo posto lo ha concretamente realizzato, grazie alla sua rubrica sulle foto interamente dedicata alle interviste foodfotografiche a foodblogger!
Andatevele a leggere (se non lo avete già fatto!) perchè sono tutte bellissime!
Inoltre, per chi fosse appassionato di foodfotografia e alle prime armi (ma anche io, che non ho proprio iniziato il mese scorso, ma a volte è come se lo fosse, lo ritengo utilissimo!) qui trovate anche un glossario ed una raccolta di nozioni.

Allora, ora che vi ho indirizzato verso le interviste dei miei colleghi ed amici blogger, vi metto a seguire la mia, che potete anche leggere da Elisa qui:


Da quanto tempo ti interessi di fotografia?
Da un po’. Tutto è iniziato, credo, ai tempi dell’università, quando ho iniziato a fotografare le città per l’esame di urbanistica, e poi i ruderi, e le chiese romaniche e gotiche per la storia dell’architettura, e il paesaggio per il progetto del verde, o affacciata (molto affacciata) dal finestrino di un’auto in corsa sulla Tangenziale Est di Roma per la tesi.
Allora, giovane e piccola incosciente, non ci pensavo due volte a stendermi per terra (intendo sull’asfalto) o arrampicarmi chissà dove, per avere una visuale che rendesse, anche a livello di “sentimento”, quello che con quella foto volevo trasmettere, oltre, per quanto possibile, al contenuto concreto della foto stessa!
Poi con il blog tutto è cambiato, o meglio, si è specializzato: fotografare il cibo è difficilissimo (per me): una città o un edificio, o un paesaggio “naturale” o artificiale che sia, al di là del parere estetico che ognuno può avere di questi, hanno un portato storico, culturale, sociale così forte, e significativo, “parlano” così tanto, che rappresentarli con una fotografia, sotto certi punti di vista è più semplice, perché loro già significano qualcosa da soli, già comunicano alla società, sia che essi siano monumenti storici, sia che si tratti di condomini in una banlieue.
Una fetta di torta è un’altra cosa. Però può essere solo una fetta di torta, oppure una fetta di torta per una coccola in un giorno di pioggia o una fetta di torta in un picnic, una fetta di torta condivisa insieme a quattro chiacchiere con un’amica, o una fetta di torta che ti trascina all’improvviso nei ricordi della tua infanzia…  Oppure può essere semplicemente una fetta di torta fotografata in modo magistrale, nella più perfetta e pura astrazione.
Non che tutte queste “suggestioni fotografiche” non possano essere “applicate” alla foto di una città o di un monumento… Diciamo solo che questi ultimi possono risultare belli o interessanti anche senza, mentre un pezzo di cibo forse no.

Hai fatto qualche corso o hai studiato da sola?
Uhm, “studiato” è una parola grossa. Fatto da sola sì, però. Si avvicina molto alla realtà. Durante l’università avevo un manuale di fotografia...
Con il blog ho provato, e riprovato e riprovato, all’inizio con risultati fortuiti e sicuramente assolutamente diversi dall’idea che avevo in testa della foto di cibo.
C’era un salto tra quello che usciva dalla mia macchina fotografica e quello che la mia mente “vedeva” prima di scattare. Dentro quel salto c’era da mettere in conto molta tecnica da imparare (ancora oggi da imparare!), e un po’ di attrezzatura da conoscere (ancora oggi molto da conoscere! ;)).
Ultimamente ho avuto la fortuna di seguire dei workshop di fotografia: il primo un anno fa, qui in Italia, con Dario Milano, grazie al quale ho letteralmente “rotto il ghiaccio con la fotografia” mentre il secondo, più recente, a Londra nel corso del Food Blogger Connect 2012, dove ho conosciuto Ellen Silvermann che per me è stata una vera scoperta sia dal punto di vista professionale che umano.

È nato prima il blog o la passione per la fotografia?
Come dicevo nella prima risposta, a rigore, prima la fotografia. Ma se la domanda fosse stata “È nata prima la passione per la cucina o quella per la fotografia?”, la risposta sarebbe stata “prima la cucina”!

Che tipo di fotocamera usi?
Una Canon 60D

Che obiettivo utilizzi?
Canon 50mm f/1.4

Come imposti la tua fotocamera per scattare foto ai piatti? Preferisci scattare in priorità di diaframmi o totalmente in manuale? Perché?
Totalmente in modalità manuale. Perché? Perché sono una maniaca! No, scherzo.. Scherzo? Non lo so. Certo, regolare tutto a mano può sembrare a prima vista più complesso, però secondo me è solo una questione di abitudine, e permette di esplorare tutte le possibilità “espressive” della macchina fotografica, e soprattutto… farle fare quello che dici tu! ;).

Usi la messa a fuoco manuale o automatica?
Ecco, sulla messa a fuoco no. Io e la mia miopia abbiamo bisogno dell’automatico. Magari col tempo, però… ;)

Preferisci il bilanciamento del bianco manuale o automatico?
Manuale, manuale, manuale, manuale… (Sì, forse sono una maniaca davvero)

Che tipo di luce prediligi? Naturale o artificiale? Laterale, controluce o altro?
Ecco, qui inizia il discorso difficile. Io prediligo assolutamente la luce naturale, anche se mi toccherà prima o poi studiare quella artificiale “seria” (no flash incorporato per intenderci, non so nemmeno dove sia, nella mia macchina!).
Ho un rapporto difficile con la luce. La adoro, influisce da sempre sul mio umore, a prescindere dalla fotografia. Credo che della luce naturale siano fatti gli spazi, che sia una componente prioritaria della progettazione. La luce, e il suo opposto, il buio, hanno dal mio punto di vista la maggiore incidenza nella definizione della natura di uno spazio.
Questo si ripercuote tantissimo ovviamente anche nella fotografia. Io però non ho una casa luminosissima (anzi), e le imposte delle finestre, ovvero l’unico punto in cui questa penetra (poco) in modo radente in casa, sono tutte a 160 cm di altezza dal suolo, quindi tutte al di sopra della mia testa e di qualsiasi ripiano di tavolo! Questo comporta che la luce colpisca i miei ripiani già tutta “in ombra” e che le ombre proprie e quelle portate (ovvero in sostanza la parte in ombra dell'oggetto fotografato e l'ombra invece che questo proietta sul piano di appoggio) di qualsiasi soggetto che cerco di immortalare in casa siano molto dure. Sì, esistono degli accorgimenti per “ammorbidirle”, ma vi assicuro i risultati non sono poi così entusiasmanti nel mio caso specifico, data la poca luce che comunque entra in casa.
Ci ho messo un paio d’anni per capire come fare: adesso mi arrampico letteralmente e fotografo su un ripiano di legno appoggiato al davanzale. Quindi spesso con luce laterale perché ho molto poca profondità anche nonostante lo stratagemma del “ripiano a sbalzo”. Questo conferisce molta atmosfera, a volte, alle foto, ma mi lascia poco spazio per potermi dedicare ad una composizione “ampia”, ovvero con molto spazio intorno al piatto e con sfondi ad hoc.
C’è un risvolto positivo però. Ho impiegato sì due anni a “domare” la luce di casa mia, ma adesso per me fotografare “in giro” risulta essere piuttosto facile. E’ raro trovare condizioni di scatto più difficili di quelle del mio set! ;)

Usi il cavalletto?
Ehm, no, sono arrampicata su un mobile di muratura, o su una scala quando fotografo controluce. Il cavalletto lo userò quando inizierò seriamente con la luce artificiale e finalmente riuscirò  a mettere i piedi per terra!!

Come curi lo styling e la composizione?
Poco. Ammetto anzi di essere un pochino astratta. Mi piace tenere a mente i colori degli ingredienti o delle componenti del piatto (salsine, creme, spezie) e riprenderli nella scelta dei props.
Ad ogni modo sì, sono un po’ (tanto) astratta: è più facile che in una mia foto ci sia un elemento in meno che uno in più: ho impiegato un sacco di tempo ad inserire anche solo una posata nella foto. E’ che per deformazione professionale ogni linea che entra costituisce per me un “piccolo trauma compositivo” da gestire, insomma, spesso nel disegno di architettura una linea è un muro! ;). Diciamo che si parte dal piatto, anzi, da quello che il piatto contiene, poi, piano piano, tutto il resto… J

Fai anche un lavoro di post-produzione? Se sì in cosa consiste?
Sì, lavoro in genere a recuperare le mie “falle” ambientali: illuminare leggermente se ce ne è bisogno e attenuare le ombre di cui parlavo prima, se non sono riuscita a farlo in modo soddisfacente durante lo scatto.


Qui la ricetta ed il post

Ci “regali” una foto ben riuscita e ci spieghi quali sono le caratteristiche vincenti del tuo scatto?
Caratteristiche vincenti… Il fatto è che io mia sento come se ogni mi foto fosse “estorta”: mi sembra come di doverla “cavar fuori” dal mio stato d’animo ogni volta. Faccio una fatica bestia, sto lì che chiedo chiedo chiedo alla macchina fotografica … Alla fine esce una foto che credo, in un certo qual modo, “si senta”. Ho notato infatti che le mie preferite sono quelle che portano con sé un “ricordo preferito”. Questa, per esempio. Ero in Toscana, in giardino, in mezzo alla campagna, con mia nipote nella carrozzina a pochi metri: e scattavo e la cullavo e la cullavo e scattavo. Nella mia testa quindi ora questa foto porta con sé tutta la dolcezza di quel momento! ;)

Vuoi dare qualche consiglio a chi vuole approcciarsi a quest’arte?
Buttatevi, scattate, e siate felici (le foto vengono meglio!)!
Poi assaggiate un pezzetto e continuate a scattare, la foto sta (anche) nel palato ;-)!
Ah, e poi siate indulgenti con voi stessi, e non “vergognatevi”. Io all’inizio mi vergognavo da morire. Per i primi 2 anni, 2 anni e mezzo se fosse stato per me avrei pubblicato al massimo 4 ricette l’anno, ovvero solo quelle di cui le foto mi piacevano veramente. Però mi sono fatta forza, e soprattutto il riscontro dei commenti dei lettori, sempre molto vicini, mi ha fatto vincere la mia pignoleria che in quel caso sarebbe stata più sterile che altro e mi hanno permesso di crescere molto. Infatti scattando e sbagliando, e cercando di capire di volta, in volta le foto migliorano, è una legge naturale! ;)

In ultimo (sul mio blog non può mancare una domanda sui libri): avresti un libro di fotografia in generale o di food photography da consigliarci?
Quello di Hélène Dujardin. Io l’adoro ;)



10 commenti:

  1. Letta tutta!!!!!! Amo come scrivi e amerai anche se dovessimo un giorno farci una chiacchierata!! E dalle tue parole capisco che noi due siamo due pazzi incalliti e maniacali con la fotografia, ma tu e lo dico sinceramente e non sono tipo da grandi complimenti sei davvero brava....soprattutto con così poco spazio, figurati con tanto cosa riesci a fare un bacio e buona giornata ♥

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  2. Che dirti se non grazie mille, grazie infinite per aver condiviso questa intervista anche con i tuoi lettori? Beh sì anche grazie per esserti fatta intervistare, ma questo te l'avevo già detto :P
    Un bacione e buona giornata!

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  3. Caro Marcello. Il tuo commento mi ha colpito tanto!
    Ti ringrazio e sono convinta che se mai avremmo modo di scambiare 4 chiacchiere fotografiche "dal vero", o meglio ancora condividere una torta e due-tre (cento ;)) scatti ci faremmo proprio le matte risate. Pericoli pubblici!!! ;)

    Grazie mille Elisa x la tua rubrica, così utile ed ntelligente e curata!!!

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  4. Ma che bella questa iniziativa!brava Elisa é cosí bello condividere anche la 'ricetta' della più bella foto!!!brava Rossella anche a te leggerti é sempre un piacere!

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  5. Bravissima vaniglia! Concordo con il commento di Marcello.
    Mi sono bastati un paio di viaggi in pullman per capire che vaniglia è molto avanti, sia con la cucina e che con la fotografia. Io ho solo da imparare da lei...

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  6. Sei fantastica...fotografare su una scala non è proprio il massimo della comodità ma tu riesci a trarre il massimo dalle tue foto. Mi piace tantissimo il tuo stile e chissà che guarda qua e prova, prova, prova, non riesca a diventare anche io così brava!

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  7. mi fai sempre venire voglia di crederci di più...in me stessa intendo. questo è quello che distingue le persone di grande talento: trasmettere a tutti il desiderio di essere migliori, di fare un passo avanti e di sapere che è possibile. ti voglio bene, un gran bene! :)

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  8. Sei straordinaria. Dico solo questo, perchè non potrei aggiungere di più a quanto le altre ti hanno già detto..e che condivido pienamente! Sei proprio bravissima e la tua passione traspare in ogni cosa che fai! :D Un abbraccione immenso!

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  9. Parto dal fondo: il libro della Dujardin è stupendo e mi ha aperto un mondo. Personalmente sono ancora alla preistoria della fotografia ma cerco di studiare e capire molte cose da sola perché non ho per il momento modo di fare corsi. Però mi piace e fotografo solo in manuale. Piano piano riuscirò a correggere i difetti e capire come funziona.
    Su di te, credo che tu sia un vero talento e la tua modestia la dice lunga. Le tue foto sono sempre emozionanti. Brava.
    Un abbraccio forte.
    Pat

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  10. Oh che bel post. E finalmente so di non essere la sola ad usare AF: all'inizio mi obbligavo ad usare la messa a fuoco manuale, e se durante lo scatto sembrava a posto, dopo mi rendevo conto che non poteva essere più fuori fuoco! La mia miopia ed il leggero astigmatismo non mi permettono di farlo.
    Mi è piaciuto da matti questo post e spero, un giorno, di diventare anch'io brava come te!

    Alice

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