giovedì 30 giugno 2011

quello che le blogger non dicono

(o delle trofie al pomodoro)

... è che a casa loro, come in tutte le altre case, a volte è difficile trovare il tempo per cucinare, che non si mangia sempre gourmand, che il tempo per fotografare a volte viene sottratto al mangiare, o alla preparazione del pasto vero e proprio (quello che sfama... ;-P)
a voi (blogger) quante volte sarà capitato di sentire amiche che dicono "beata te che hai il tempo di fare un blog di cucina"??? inutile spiegare che tre ricette a settimana possono anche essere quelle del pranzo della domenica fotografate di gran corsa (o anche lentamente, ma mentre gli altri mangiano implorandovi di partecipare al pasto), scritte nottetempo (magari invece di guardare la tv! o peggio invece di stirare... ;-P), e postate nell'arco della settimana...

Ovviamente non è SEMPRE così, ma, perlomeno io personalmente, devo ammettere che mentre ci sono dei momenti religiosamente dedicabili alla cucina, il più delle volte risolvere una cena letteralmente al volto è una vera e propria esigenza!


a voi (donne) quante volte sarà capitato di pensare "non ho tempo di cucinare queste cose belle ma impegnative"??? beh devo dire che nella maggior parte dei blog di cucina ci sono ricette molto semplici e veloci, e che a volte ci vuole veramente più a scriverle che a farle!

Ad ogni modo, nonostante non mi piaccia come sapete già) pensare alla cucina come a una procedura iperveloce, ammetto che avere a disposizione quelle due-tre (ma anche dodici-tredici) ricette a prova di bomba e di tempo, sia che servano alle mamme che staccano alle 13.00, passano a prendere a scuola i figli e volano a casa, e se il pranzo non è stato pre-programmato o precucinato, allora so'cavoli, sia che servano a noi foodblogger(s) che mentre stiamo preparando una terrina di fegatini in casa, o delle brioches parisiennes lievitate naturalmente, incrociamo lo sguardo disperato ed affamento dei nostri fortunati e ancor più pazienti familiari cui abbiamo preso in ostaggio la cucina (e magare pure il salotto che stiamo usando come set fotografico!).

Quindi questa non posso fare a meno di tenermela per me.
Trattasi di ricetta di trofie al pomodoro - 8 minuti tutto compreso (intendo preparazione E cottura), tutto in unica pentola (incluso anche l'utilizzo dello scolapasta, che in questo caso non serve... sì avete capito bene, niente scolapasta e niente pentola a parte per il sughetto.... ;-P).
Una roba geniale, secondo me, la mia arma segreta di salvezza!

vado donne, vado con la ricetta con cui probabilmente verrò radiata dall'albo professionale delle food writers! ;-P

trofie al pomodoro in 8 minuti netti
ingredienti x 4 persone
una confezone di 500gr trofie di semola fresche*
1 barattolo (400gr) di polpa di pomodoro a pezzettoni bio**
acqua, sale
(prezzemolo, basilico, parmigiano, peperoncino, quello che volete o avete a disposizione!)

Prendere una padella a bordi alti in acciaio inox (tipo per sauté, o cmq un'ampia pentola capiente), versarvi dentro trofie e pomodoro, poi riempite d'acqua il barattolo che prima conteneva la polpa di pomodoro, usandolo come misurino, e versatela su polpa e trofie (per queste operazioni impiegherete dai trenta ai quaranta secondi). Salare.
Mettere sul fuoco e contare 7-8'.
A quel punto non vi resta che occuparvi delle rifiniture, come lavare e taglizzare il prezzemolo, o il basilico :-P, e, chessò, addirittura apparecchiare la tavola!
Mescolare di tanto in tanto, controllando che la pasta abbia assorbito bene acqua e sugo.
Togliere dal fuoco, aggiungere erbette varie o spezie, un filo d'olio e una grattugiata di parmigiano.

Giuro, sono buonissime!


*una volta acquistate (confezione sigillata) se ne stanno buonine stoccate in frigo per un paio di mesi
**anche non bio, io ce l'ho in genere così;-P potete optare anche per salsa di pomodoro, o quello che in genere usate per i vostri sughi al pomodoro

venerdì 24 giugno 2011

torta di mele al vino passito

(...merenda per grandi!!!)

Che le mele e il vino (di qualunque tipo!) stiano tanto bene insieme questo lo sappiamo e lo apprezziamo.
In questa versione però ammetto do non averle mai provate (anche se di fatto si tratta di una ricetta semplice, in cui il vino sostituisce la parte liquida che in genere è a base di latte..), quindi, quando mi sono messa a "studiare" un po' per la raccolta di Sigrid sulle torte di mele vintage (nel mondo), e ho cominciato a provare le ricette fornite generosamente e gentilmente dalla zia di Monsieur Patou (made in Argentina quindi), ho pensato bene di partire da questa, semplice e un po' speciale per questo ingrediente.
Io avevo del passito, la ricetta parlava di vino dulce.
A volerla riproporre per i bambini si potrebbe sostituire con il corrispettivo del peso di succo limpido di mela, e per un sapore ancora più meloso, ma sempre alcolico in questo caso (meno argentino però), con del calvados...
Insomma, ecco la ricetta, bilingue!
L'originale indica "q.b." per il vino, io ho indicato le quantità usate da me. A mio parere se ne può mettere anche un pelino di più, ma le non fa... ;-P

ingredienti
100gr burro
150gr zucchero di canna in cristalli
240gr farina
10gr lievito in polvere
2 uova
80gr vino passito
2 mele tagliate a dadini
zucchero di canna in cristalli (2-3 cucchiai)
succo di mezzo limone

Sbucciare e poi tagliare le mele a cubetti, aggiungere 1 o 2 ccucchiai di zucchero, il succo del limone e tenere da parte.
Lavorare zucchero e burro freddo a fiocchetti, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, poi aggiungere mescolando (perfetto con il battotore elettrico, ma va bene anche a mano) le uova sbattute, e la farina già mescolata al lievito, alternandola manmano con il vino.
Versare il composto in uno stampo precedentemente imburrato ed infarinato (io invece della farina ho usato pangrattato, in uno stampo quadrato 10 x 10 cm), versarvi sopra le mele sa cubetti, una cucchiaiata di zucchero, e infornare a 180°C per almeno 35' (fare prova stecchino, molto dipende dallo stampo che avete usato e quindi da quanto risulta "spesso" il dolce!).

Ingredientes
Manteca 100 gs.
Azúcar 150 gs.
Harina Leudante 250 gs. (240 + 10gr lievito)
Huevos 2
Vino Dulce Cantidad Necesaria (cant. Nec) (80gr)
Cubierta
Manzanas en dados 2
Azúcar Cant. Nec.
Jugo de Limón Cant. Nec

Preparación
Incorporar el azúcar a la manteca recién retirada de la heladera, batir hasta obtener una crema de color ámbar claro, agregar los huevos batidos y la harina leudante alternando con el vino dulce hasta lograr una consistencia dura. Verter la preparación en molde enmantecado y enharinado.
Cubierta
Espolvorear los dados de manzanas con el azúcar y el jugo de limón, verter sobre la masa que está en el molde. Cocinar en horno suave por 35-40 minutos hasta que los dados estén doraditos (hasta que esté cocida la masa y las manzanas). Al retirar del horno se pinta con mermelada derretida. 180°C

mercoledì 22 giugno 2011

pesto al basilico rosso
































Stavo pensando che questa non è nemmeno una non-ricetta. Questa è una mera scusa per parlarvi del fatto che fino a quattro giorni fa non sapevo nemmeno dell'esistenza del basilico rosso.
Trattasi di una varietà di basilico a foglie violette, noto (pare!) per le sue qualità antiinfiammatorie e come fonte di anticorpi. nel mio caso è stato fonte di pranzo, e la ricetta volante che vi metto non è altro che il pesto quotidiano (credo, più o meno), che fate a casa tutti voi (salvo varianti, o forme originarie che siano con l'aggiuta di patate - come fa mia sorella - e/o fagiolini)..
Vi sono imbattuta per caso nel mio negozio bio di fiducia, e sempre lì ho avuto la dritta di farne un pesto.
Stesse dosi, quindi (a casa mia) un pugno di basilico a testa, un pugno di pinoli, olio extravergine d'oliva, sale, aglio (io a volte non lo metto) e pestello (ok vabene mi avete sgamato, io ho usato un cutter, ma giuro che SO che andrebbe pestato, non tritato (sennò che pesto è).
Poi il gioco è fatto, si usa per condire la pasta, si aggiunge a piacere parmigiano e si mangia subito (senza fotografare, sennò vi perdete il meglio! ;-))

lunedì 20 giugno 2011

pavlova, a me????

pavlova_03
Bene, conosco l'immagine di questo dolce da quando avevo circa quindici anni, età in cui mia nonna mi regalò un libro di Mary Barry (che credo in qualche modo abbia lasciato i suoi segni! ;-P), del quale cominciai a realizzare ricette, attratta dalla loro diversità rispetto a quelle sino ad allora conosciute...
La Pavlova, tra queste, era una delle più appariscenti, o perlomeno delle più "diverse", appunto, ai miei occhi.
Poi, mai fatta, sempre guardata, meglio, sbirciata, con curiosità e al tempo stesso diffidenza (dato il mio poco amore per le meringhe in sè), eppure da questo dolce sempre un po' attratta.
Ad ogni modo, non avevo mai avuto occasione di mangiarla, quindi, anno dopo anno, sempre procrastinata...
Poi qualche tempo fa, Sigrid e, negli stessi giorni Nicky (Delicious Days), mi hanno dato per così dire una spintarella.
Allora sono tornata al mio bel libro, e alle dosi qui indicate, per realizzare il dolce (forse anche perchè le quantità degli albumi indicati da Mary Berry coincidevano esattamente con i fatidici tre che io mi ritrovo sempre in frigo da dover consumare... :)), e mi sono allieata a Cavoletto e Delicious Days su temperatura forno e tempi di cottura.
Ho usato kiwi come futta (con una meletta verde con buccia e tutto, mia aggiunta estetica!), anche se in genere la Pavlova viene presentata con frutti rossi, perchè Mary Berry definisce "classica" la guarnizione con questi frutti...
La ricetta nasce in Australia, nel 1935, in onore della famosa bellerina russa (da cui il nome) Anna Pavlovna Pavlova, e questo rende ancora più affascinante e romanzato il tutto, non trovate?
Inutile dirvi che, oltre che estremamente semplice (se avete dimestichezza con le meringhe), è FAVOLOSA.
Pazzesco perchè io non vado matta per la meringa, come dicevo, nè tantomeno per la panna, ed invece insieme, unite all'asprigno dei frutti, sono buonissime.
La torta è perfetta per l'estate, e molto comoda. Si può fare il disco di meringa la sera prima, e farcire prima di presentare. Su Wikipedia c'è scritto è richiesta una buona esperienza culinaria per la sua preparazione, quindi forse non è semplicissima, a me è uscita alla prima botta, così, secca, oserei dire perfetta, e confesso che questo è stato un vero toccasana per la mia autostima... XD
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pavlova_01











ingredienti (per 8-12 persone)
3 albumi d'uovo
175gr zucchero a velo
1 cucchiao raso di maizena
1 pizzico di sale
250gr panna
4 kiwi + 1 mela verde


Montare a neve ben ferma gli albumi con il sale, incorporando manmano lo zucchero, un cucchiaio alla volta, e continuando a battere. Con l'ultimo cucchiaio di zucchero (smpre battendo) aggiungere la maizena.
Distribuire il composto su una teglia ricoperta di carta da forno, formando un disco di "volute", onde e ondine, del diametro di 26-28 cm (io l'ho fatto leggermente più basso/sottile al centro e più alto/spesso ai lati, come a creare una leggera depressione, in modo da contenere poi la panna montata più agevolmente).
Cuocere in forno caldo a 100°C per 2 ore.
Spegnere il forno e lasciarvi freddare la meringa.
Toglierla poi delicatamente dalla carta e sistemarla su un piatto.
Montare la panna, senza aggiungere zucchero.
Sbucciare i kiwi e tagliarli in quarti, pulire le mele e tagliarle prima a spicchi, poi ogni spicchio a fettine, trasversalmente.
Farcire il disco di meringa con la panna, sempre facendo, a piacere, le solite "volute", onde e curve, poi aggiungevi sopra la frutta tagliata, servire!

domenica 19 giugno 2011

fine-iniziosettimanale dose di grazia


Nel mio pensierino (tardivo?) di grazia per questo week-end, aggiungo anche un augurio per la settimana che inizia...
Che sia così leggera da riuscire a vedere come me, attraverso il finestrino sporco del treno che vi porta ad un impegno di lavoro, papaveri spuntare, anche se avete tanto sonno, perchè sono le 5.55 del mattino... ;-P

venerdì 17 giugno 2011

pane soffice fatto in casa...

Per godersi le ore libere del week-end!

Il venerdì sera faccio una piccola lista, libri di cucina alla mano, di quello che mi va di preparare nel weekend (e magari anche di congelare, per i pranzi dei giorni lavorativi della settimana successiva!).
E a cavallo tra il sabato e la domenica ci scappa quasi sempre una di quelle ricette di pane (o brioche! ;-P) a doppia lievitazione, quelle che non puoi permetterti di fare, chessò, il mercoledì, quando invece, in piena sopravvivenza metropolitana, puoi sfoderare una rassicurante, rustica e a prova di bomba pagnotta di semola rimacinata di grano duro (che è diventata la mia ricetta salva-pasta madre, tra parentesi).

Questo pane qua sopra è favoloso, morbido e profumato. Unico difetto, 100% manitoba. Anzi a dirvela tutta mentre aspettavo una delle due lievitazioni, curiosando dalle parti di Sara di Qualcosa di Rosso, sono incappata in questo post.
Ora, va bene che la manitoba che uso io è biologica (le farine biologiche, o cmq poco trattate giovano al lievito naturale, al pane e alla lievitazione in sè, oltre che all'ambiente ;-)), ma effettivamente a ben vedere, viene, come fa notare Sara, dal Canada.
Siccome il fatto che il mio pane fatto in casa con lievito naturale contenga una farina transoceanica non mi fa impazzire, ho provato la stessa ricetta anche con una miscela di farina 0 e di farina manitoba.
Prova riuscita, ma ammetto che la consistenza non è la stessa (quello che vedete in foto, fotografato come uscito dal forno e appena spezzato con le mani, è quello di manitoba 100%, mentre la seconda versione, sempre buonissima, assomigliava più ad una ciabatta, che ad un pane morbido).

Ora, nell'attesa di trovare quella che usavano i nostri nonni fornai (perchè qualcosa mi dice che la manitoba sia una diavoleria moderna), o anche forse solo i fornai di adesso, in commercio pure per noialtri poracci, o quella che i francesi chiamano candidamente farine de blé pour boulangerie type 55 (o type 65, a volte), facendomi diventare verde d'invidia, invito tutti voi a darmi qualche consiglio su dove reperire qualche buona farina locale o nostrana che dirsivoglia, che possa sostituire degnamente la manitoba (quindi bella forte), in modo che io possa continuare a preparere questo favoloso pane sensa sprofondare nei sensi di colpa! ;-P

ingredienti (per 3 filoncini)
500gr farina 0 tipo Manitoba
200gr pasta madre (o 20gr lievito di birra)
1 uovo intero
20gr zucchero
20gr burro
100gr latte
100gr acqua
sale
10ml olio oliva

Intiepidire latte ed acqua, poi usarli per sciogliere la pasta madre* ed aggiungere lo zucchero, poi la farina, impastando. Sempre impastando aggiungere poi il burro morbido, l'uovo, l'olio e alla fine il sale, proseguendo fono ad ottenere un panetto morbido e liscio.
Far lievitare fino al raddoppio del volume (nel mio caso, con pasta madre, 8 ore/una notte, con il lievito di birra dovrebbero bastare 2 ore...), poi riprendere l'impasto, allungarlo sulla spianatoia per "sgonfiarlo", dividerlo in 3 pezzi e formare 3 pagnotte allungate di circa 30-40 cm ciascuna, spolverizzare di farina, o di semi di sesamo o papavero, praticarvi dei tagli superficiali e trasversali, e rimetterle a lievitare in un luogo protetto per ancora circa 4 ore (1 ora per l'impasto con lievito di birra).
Cuocere in forno già caldo per 10' a 220°C, poi altri 10' a 180°C


*nel caso si utilizzi il lievito di birra scioglierlo insieme allo zucchero e al solo latte, e aggiungere l'acqua solo in seguito, impastando

mercoledì 15 giugno 2011

facile come uno smoothie (alla ciliegia)



Volevo fare un supermoothie con dentro di tutto, poi l'arrivo incombente dell'estate, la voglia di andare veloce e al tempo stesso godermi solo sapori e colori (in modo immediato intendo), hanno prevalso.
Quindi oggi non-ricetta, misurata a manciate, vasetti e cubetti di ghiaccio, nella migliore tradizione del dolce far nulla...

ingredienti (x2)
4 manciate di ciliegie
1 vasetto di yogurt intero bio
4 cubetti di ghiaccio

buttare tutto nel frullatore ed azionare, versare in due bicchieri, gustare! ;)

lunedì 13 giugno 2011

codice arancio: orchidee e cupcake alla carota

Pensavo....
A quanto siano perfetti i fiori per ispirare una ricetta.
O forse meglio a quanto essi siano determinanti nel rammetarci, attraverso un colore, una ricetta che da un po' avremmo voluto realizzare.
Io per esempio, ho ingaggiato una personale battaglia con il carrot cake. Ne assaggiai uno buonissimo in locale che si chiama Cuco e che si trova a Firenze, e da allora inseguo quella perfezione.
Ovviamente i miei risultati sono sempre troppo umidi, o troppo poco lievitati, o troppo dolci (ed ho consultato finora fior e fior di libri... ;-).
Però qualche giorno fa sono incappata in questa ricetta, e siccome lei per me è una specie di botte di ferro, ho cominciato a prendere in considerazione di fare un tentativo....
Poi, sono arrivati i fiori. ;-)
E come avreo potuto trattenermi a quel punto? ;-P


Vi riporto la ricetta di Tuki che ho eseguito alla lettera (e ho fatto bene, erano buonissimi!)


Ingredienti (x 12 cupcake)
2 uova a temperatura ambiente
100gr zucchero di canna
75gr di olio di semi
100gr di farina "00"
10gr di lievito per dolci
100gr di carote grattugiate
50gr di cocco disidratato
50gr di noci tritate (facoltativo - io ho messo mandorle)
un cucchiaino raso di cannella
un pizzico di sale

Per il frosting
100gr di Philadelphia a temperatura ambiente
50gr di burro morbido
25gr di zucchero a velo

Mescolare la farina con il lievito, il cocco e la cannella. Tenere da parte. Montare le uova con lo zucchero, l'olio e il sale fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Incorporare la farina con l'aiuto di una spatola ed unire le carote e le noci (o le mandorle tritate). Versare l'impasto nei pirottini riempiendoli a 3/4 e cuocere in forno preriscaldato a 170°C per circa 20 minuti o fino a quando l’interno risulterà asciutto. Nel frattempo preparare la crema lavorando il burro con lo zucchero, quando il composto risulta cremoso e montato unire il philadelphia, continuando a lavorare.
Riporre qualche minuto la crema così in frigo ed utillizzarla per decorare, con l'aiuto di una spatolina (Tuki utilizza una sac à poche) le tortine raffreddate e spolverare con cocco disidratato o noci tritate.


venerdì 10 giugno 2011

vi piace il clafoutis alle fragole???


No perchè io sto ancora cercando di capirlo! ;-P
O meglio, questa cosa che vedete in foto altro non è che il mio secondo esperimento in materia.
Di tutta la vita.
Anzi, il primo in versione dolce in assoluto!
Perchè il primissimo, a dirla tutta, era salato e pure strepitosamente buono. Ma dato che in quel caso le melanzane erano cotte, secondo me il parallelo con questo qui alle fragole proprio non si può fare.
O meglio, lì, nonostante la mia negligenza in cucina mi abbia portato a prepararlo di corsa e senza troppe accortezze (come al solito!), la conzistenza era soffice e ben alveolata, qui, sì, come vedete dalle gobbette, è andato tutto bene e gli albumi a neve hanno fatto il loro lavoro, però il tutto rimane più umido e oscuro per me.
Vabè, certo io mi son presa la mia bella licenza poetica ed ho sostituito la panna con lo yogurt (senza nessuna velleità dietologica, eh?! ne avevo un barattolo da mezzo chilo aperto da finire.... ;-)), ma che sia questo? O piuttosto l'incorreggibile sughetto delle fragole, che in alcuni casi ci fa tento comodo???? 
Ho cercato qualche immagine in rete e ne ho visti anche di più compatti. Che sia sbagliata la mia prima versione salata (che a me piaceva tantotantotanto)?

Comunque ho deciso che agirò come segue:

1. primo passo, posto questa e sento vostro parere
2. aspetto la prova ciliegie e lo rifaccio, con un frutto appunto più "asciutto"
3. metto panna? ho visto anche ricette con burro la Edelmann poi mette una parte di farina di mandorle al posto della farina di grano. Addirittura?

Voi avete qualche dritta da darmi???

fase 1. questa la ricetta

ingredienti
70gr farina
70gr zucchero di canna in cristalli
3 uova
220gr yogurt
300gr (fragola più, fragola meno... ;-P) fragole
sciroppo di rosa (facoltativo)
zucchero a velo (per decorare)

Il procedimento è facilissimo: si montano a neve gli albumi, e si mettono da parte; si lavano e tagliano le fragole (se grandi, o si lasciano così se piccole, meglio secondo me), e si mettono da parte; si accende il forno a 180°C, e si mette da parte (no, scherzo! ;-P si aspetta che arrivi a temperatura!!), si sbattono (senza montarli) i tuorli con lo zucchero e poi si aggiungono la farina e un cucchiaio di sciroppo di rosa. Alla fine bisogna incorporare delicatamente gli albumi al composto di tuorli, zucchero e farina, imburrare e cospargere di pangrattato, o farina, una pirofila grande o 2 o 3 pirofile piccoline, disporre sul fondo di queste le fragole,e  distribuirvi sopra il composto alle uova.
Cuocere per 25-30'.

Consumare subito perchè secondo me le fragole buttano fuori un'acquetta che non giova all'impasto! :-/


PS-SONDAGGIO: le votazioni proseguono fino a domenica, in modo che tutti, anche i più riflessivi, abbiano modo di esprimere il loro parere! il sondaggio si trova qui a destra, sotto il gatto! ciao, e grazie  a tutti per il vostri preziosi consigli! :)

s'i' fosse acqua...


Mi capita spesso di immaginare di essere un elemento: acqua fuoco terra e aria. O di chiedermi cosa farei se fossi uno dei componenti del mondo vegetale.
Un albero per esempio. Non sapete le volte in cui mi è capitato di pensare "se fossi albero".
Se fossi albero alzerei una radice all'improvviso facendo lo sgambetto a chi nuoce alle foreste, e chi appicca gli incendi darei una bella sberla impiegando l'intera chioma.
Sfilerei le radici dalla terra poi, uscirei in battaglia come quella scena famosa del film "Le due torri" della saga "Il signore degli anelli", in cui alberi secolari parlano, si muovono e alla fine prendono parte agli scontri. Questo lo farei per esempio, nei casi in cui governi permettono di abbattere centinaia di migliaia di ettari di aree protette alle imprese che producono cellulosa con pratiche assolutamente non corrette ambientalmente, che disboscano e distruggono interi habitat e poi sostituiscono le foreste con piantagioni di acacia.
Se fossi acqua poi, se fossi vento, o fuoco, immagino che tale mia forza di reazione sarebbe ancora più forte, in proporzione all'abuso subito.
Se fossi acqua vorrei essere protetta, bengestita, ed accessibile a tutti. Mai merce di scambio. Mai sprecata nell'uso quotidiano. Se fossi acqua vorrei essere un bene comune.
Il referendum dei prossimi giorni è nella mia testa un referendum "degli elementi" (beh, per un buon 75%!), e se nel nostro mondo è ancora (chissà per quanto) ancora improbabile che gli alberi sfilino le radici da  terra per mettersi a camminare, noi bipedi questo invece possiamo farlo benissimo.
Questo post solo per ricordare a tutti quanto sia importante andare a votare domenica e lunedì prossimo.

La foto è la stessa di un vecchissimo post su Vanigliacooking, qui. Post timido di blog giovane (non aveva nemmeno un mese!), in cui si parlava appunto della famigerata legge 133 del 6 agosto 2008.....

info:
http://www.wwf.it/nucleare.sh
http://www.wwf.it/client/render.aspx?root=6710
http://www.sinistraecologialiberta.it/referendum/index.php
http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

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foto di Patrizio Giordano

mercoledì 8 giugno 2011

ma dove voli, farfallina?

(chocolate buttercream cake ;-P)


La scorsa settimana, tra feste nazionali, feste personali e ponti, è diciamo servita una tortina, da queste parti.
Ma non una semplice "cosa dolce", delle rustiche e semplici mie preferite ;-P.
Me ne serviva una più cerimoniosa, ammiccante e festosetta. Una torta da compleanno, per esempio... ;-P
Siccome però ci trovavamo in piena settimana lavorativa, ed era sera (dopocena), poco tempo a disposizione e tanto sonno, ho scelto qualcosa di piuttosto semplice e veloce, tutta burro e cacao, e abbastanza d'effetto nel risultato finale. Viene dal libro "I love torte " di Trish Deseine, di cui vi avevo parlato tempo fa, e postato una tortina piuttosto speciale (in quel caso cioccolata allo stato puro!).
In più, data l'occasione, mi son data alla pazza gioia e messami a confezionare nottetempo (tanto per ammortizzare la velocità di esecuzione della base) delle farfalline di cioccolato che avevo visto in un vecchio libro di Mary Berry e che volevo usare come decorazione.
Fine prima parte: circa le due di notte, poi la mattina dopo, ore sette, a imprecare con me stessa perchè le suddette farfalline mi si spezzavano tra le dita (ovvio quando maneggi con la fretta di andare in ufficio disegnini di cioccolato filiforme..).
Insomma, giù in basso potete vedere il risultato di cotanta (im)pazienza, uno dei pochi esemplari semifotografabili.
Diciamo che se andate di fretta, ci spolverizzare sopra cioccolato fondente a scagliette e non se ne parla più, ma a me, a dir la verità, piace da impazzire così, nature....
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chocolate buttercream cake
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ingredienti (per 8-10 persone)
per la base al cacao:
225gr burro molto morbido
225gr zucchero
4 uova
225gr farina
4 cucchiao di cacao in polvere mescolati in 4 cucchiai di acqua calda
2 cucchiaini di lievito
per la copertura:
500gr zucchero a velo (la ricetta ne prevedeva 750gr)
250gr burro morbido (la ricetta ne prevedeva 300gr)
4 cucchiai di cacao in polvere (la ricetta ne prevedeva 3)
100gr di cioccolato fondente (facoltativo)

Scaldare il forno a 180°C
Mescolare tutti gli ingredienti con lo sbattitore elettrico fino ad ottenere un impasto omogeneo. Versare in due stampi da 20cm e cuocere 25 minuti (Io ne ho usato uno solo, da 24 cm circa, e poi ho tagliato la torta in tre strati invece che le due singole torte in due).
La superficie della torta risulterà morbida al tatto. Togliere dal forno, lasciar raffreddare qualche minuto e poi sformare su una griglia.

Una volta ben fredda, tagliare con un coltello affilato in tre strati.
Mescolare con lo sbattitore elettrico gli ingredienti per la copertura, poi con una spatola spalmarne 1/4 sul primo strato, 1/4 sul secondo strato dopo averlo sovrapposto al primo farcito, e la restante parte sopra e ai lati della torta, una volta ricomposta.

Volendo, si possono grattugiare 50gr di cioccolato fondente e distribuirlo sulle due farciture, fondere i restanti 50gr con circa 1/2 cucchiaio di olio d'oliva e, con l'aiuto di una mini-sac à poche autocostruita con carta da forno, disegnare delle farfalline (ve ne deve proprio andare, ma infondo il vostro compleanno è solo un giorno ogni 365, no?) su rettangolini di carta da forno, da far freddare poi appoggiati in coppette o bicchieri, in modo che le farfalline prendano una forma convessa (lo stampo da muffin è perfetto per questo scopo!).

Lasciar freddare qualche ora in frigo torta e farfalline, poi staccare delicatamente queste ultime dalla carta da forno e usarle per decorare (ripeto, dovete essere moooolto motivate!).

;-P

lunedì 6 giugno 2011

mia sorella, Jamie e gli spiedini fatti in casa


Da un pochino facevo la corte alla mia sorella (media) per questi spiedini, di cui mi aveva parlato qualche tempo fa, e che provengono da uno degli ultimi libri di Jamie Oliver, jamie's ministry of food, tradotto in Italia da TEA con il titolo La mia scuola di cucina.
L'intento del libro è dichiaratamente Jamiano, ovvero insegnare a cucinare in modo rapido (e sano!), a chi non lo ha mai fatto in vita sua (e che quindi mangia cucinato da altri o precotto e/o preconfezionato).

L’ispirazione per questo libro mi è venuta incontrando un sacco di gente convinta di non saper cucinare e di non essere in grado di imparare. È chiaro che idee del genere hanno su di me lo stesso effetto di un panno rosso sventolato davanti a un toro.

In realtà non è un libro per chi non sa cucinare, o meglio, oltre ad esserlo, è anche semplicemente una raccolta di ricette piuttosto gustose scelte per dimostrare quanto possa essere semplice ed immediato prepararsi piatti di grande soddisfazione (ed è bellissimo leggervi le espressioni stupite e orgogliose delle persone che grazie a Jamie hanno avuto modo di scoprire questa dimensione a loro finora sconosciuta)...

La ricetta è ovviamente passo-passo, come una "scuola di cucina che si rispetti", e quelle belle manine che mi preparano da mangiare (perchè poi ce li siamo pappati, gli spiedini che vedete!) sono di mia sorella!

Ecco la ricetta:

ingredienti (per 2, abbondanti però)
400gr di filetto di maiale*
16 funghi piccoli
1 cipolla rossa media
1 mazzetto di rosmarino fresco
2 limoni bio
1 cucchiaino di cumino in polvere
sale marino e pepe nero appena macinato
olio d'oliva

[Durante la preparazione del piatto, immergere gli spiedini nell'acqua almeno 30' (se sono di legno e nel caso si intenda cuocerli poi alla piastra, per non farli bruciare)].




1. Lavare e mondare il rosmarino

2. Lavare i limoni, asciugarli bene e prelevarne la scorza con un pelapatate

3. Tritare finemente la scorza dei limoni e il rosmarino e mettere da parte

4. Pulire i funghi (spellandoli e togliendone i gambi)




5. Tagliare la carne a pezzetti di circa 2 cm, pulire e tagliare la cipolla, prima a metà e poi in quarti ogni metà (il trucco sta nel rendere insomma grandi uguali tutti i pezzi, ovvero funghi, carne e cipolla)

6. In un recipiente reccogliere la carne, il trito aromatico di rosmarino e limone, il cumino e una buona presa di sale e pepe

7. Spruzzare con olio d'oliva mescolando bene tutti gli ingredienti

8. Infilzare negli spiedini tutto il cibo alternando gli ingredienti senza "ammassarli" tra loro in modo che poco spazio tra gli uni e gli altri permettano una cottura migliore e maggiormente uniforme. Condire con sale e pepe e irrorare con olio d'oliva


Per la cottura Jamie suggerisce la piastra, ma si possono cuocere anche su una teglia nel forno, o alla griglia, condendo poi alla fine con il loro stesso sughino, o con il succo dei limoni, accompagnati da salse e salsine varie, o panna acida, insalata, riso, etc....


*Jamie suggerisce anche di variare la carne e/o la verdura, inserendo anche zucchine o peperoni (sempre però con l'accortezza di uniformare le dimensioni!). Mia sorella, che li ha provati sia nella versione con carne di maiale che in quella di con carne di manzo (ovvero quella fotografata), preferisce la prima, in quanto la carne di maiale risulta più morbida in cottura... :)


sabato 4 giugno 2011

lungo, lento week-end di composte, zucchero e petali di rosa


O forse meglio dire sciroppi alla rosa?
Perchè i petali nelle marmellate, quelli ancora per un po' credo potrò solo sognarmeli, o meglio, nella speranza di avere al più presto un posticino in cui coltivarle, le rose, per ora mi accontanto di uno sciroppo acquistato a genova qualche settimana fa. proprio in un viaggio a tema di fiori!
Sì, la confettura di fragole ci piace da impazzire, e in più (lo avete notato?), ogni volta sembra essere diversa.
Questo un po' dipende dalle fragole, dal loro tenore di zucchero o grado di maturazione, dal loro sapore o direttamente dal vostro umore mentre la preparate (a me succede!).
Poi c'è la questione procedimento, che non è cosa da poco e devo dire tiene piuttosto impegnata la mia testolina di questi tempi (tra altre mille, troppe cose forse... ;-))
Il metodo è quello di Christine Ferber, che ormai mi ha conquistata, e che di volta in volta mi "accomodo" in modo che mi calzi a pennello!!!
In questo caso, alla sua "normale" (si fa per dire!) confettura di fragole, ho aggiunto lo sciroppo di rosa e diminuito sensibilmente lo zucchero...

Ingredienti
1200gr fragole bio
600gr zucchero di canna in cristalli*
1/2 limone, il succo
5 cuccchiai di sciroppo di rosa (facoltativo, e aumentabile a piacimento)

Lavare e mondare le fragole, poi metterle a macerare per una notte con lo zucchero e il limone e un paio di cucchiai di sciroppo di rosa, coperte e al fresco.
Il giorno successivo portare ad ebollizione, poi spegnere (travasare in una terrina se si usa una bassina da confettura - io personalmente faccio tutto in una pentola in acciaio inox a fondo molto spesso), lasciar raffreddare a temperatura ambiente, aggiungere il restante sciroppo di rosa e riporre coperto al fresco per una notte.
Il terzo giorno "scolare" il sughetto (lei dice con un "tamis de soie", io mi sono arrangiata con un colino a maglie "medie") e tenere da parte le fragole.
Portere suddetto sughetto ad ebollizione , schiumare e continuare la cottura a fuoco vivo.
A qesto punto lei dice che lo sciroppo si deve ridurre alla temperatura di 105°C del termometro da zucchero, e dato che io non avevo nulla di simile ad un termometro del genere in casa, mi sono un po' orientata ad occhio - saranno passati 15-20' (regolatevi guardando il sughetto, che deve aver un po' "tirato") - poi aggiungere le fragole e riportare a bollore a fuoco vivo. Da questo punto lei conta 5' (io ho aspettato un po' di più), e poi comincia ad invasare (fare cmq la prova del cucchiaino: versare su un piattino un cucchiaino scarso di confettura ed inclinare il piattino; è pronta quando scende lentamente ;-P).
La migliore che io abbia mai fatto!


le altre confetture di fragola che trovate nel blog:

:)

*io a volta faccio anche la metà esatta della frutta pulita

mercoledì 1 giugno 2011

blinis grano saraceno

e salmone affumicato


La domanda non è se avete mai cucinato i blinis (io mai, questo è il primo tentativo, e devo dire non malaccio....
;-P), ma se avete mai provato a fotografarli, col salmone affumicato sopra, e con un gatto in casa...
No perchè dopo questo io credo di aver meritato un qualche food blog award. Non per la foto eh? Diciamo per il fatto che è stato come fotografare in una gara di "giochi senza frontiere", avete presente, tipo che dovete percorrere 200 mt di corsa con in mano un bicchiere d'acqua colmo fino all'orlo mentre quelli delle squadre avversarie vi prendono a pallonate. Ecco fare foto con gatò ACCANTO (letteralmente accanto, quasi sopra a volte) è più o meno una roba del genere... :).
Ma veniamo al cibo, o meglio la parte che sono riuscita a salvare dalle grinfie del tigro: qui si sta facendo veramente caldo, e la farina di grano saraceno aperta deve finire al più presto (alla prossima un dolce e siamo a posto!).
Non avevo grandissima voglia di cucinare, quindi sono andata sul classico: blinis, con sopra un formaggetto fresco (anche con l'aggiunta di qualche erbetta, al limite), e sopra ancora salmone affumicato.
Facile. Facile. Facile.

ingredienti (x circa 15 blinis)
125gr farina di grano saraceno
1/2 (magari anche scarsa) bustina di lievito
80gr latte
2 uova
4 cucchiaio di crème fraiche (o panna, io messo formaggetto spalmabile un po' liquidino)
sale e pepe un pizzico
burro per la cottura

per servire
salmone affumicato
formaggio fresco
erbette
limone
__
Mescolare farina, lievito, sale e pepe, poi crearvi una cavità e versarvi un composto ottenuto sbattendo leggermente i rossi d'uovo, il latte e la panna (tenere gli albumi a parte).
Mescolare, coprire e riporre al frigo per almeno un'ora.
Montare gli albumi a neve abbastanza soda e incorporarli delicatamente al composto di uova e farina. Far riposare ancora un'ora e mezza.
Per la cottura, far fondere poco burro in una padellina antiaderente e versarvi una cucchiaiata del composto, ottenendo un dischetto di circa 1-2 cm di spessore. Lasciar cuocere a fuoco dolce un paio di minuti, poi girarle e proseguire la cottura.
Io li ho "montati" alternandoli a strati con formaggio fresco e salmone (con qualche goccia di limone). Se vi piace potete tagliare sottilmente delle erbette ed aggiungerle al formaggio.

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