lunedì 28 giugno 2010

di passaggio

__
appena rientrata, e di nuovo in partenza.
questa volta fino a domenica. Forse riesco a fare un'incursione prima di lunedì (speriamo!), ma niente di cucina, mi sa... ;-P
ma vi penso, eh?
son silente ma vi penso.
vi lascio con una riflessione sul fatto che voglio anche io l'erba cipollina sul terrazzo, come mamma.
tutto sta a capire come si "trasmette", da vaso in vaso...
chi di voi ha il pollice verde??
(io ho messo basilico e rosmarino sul davanzale e già ho le manie di grandezza... )

mercoledì 23 giugno 2010

PIZZA. sui generis

Sì.
E' che verso natale avrei comprato qualcosa come una chilata di uvette varie.
Sì, volevo cucinare una cosa per cui poi non ho trovato LO STAMPO. E come sapete qui a Roma robe di questo genere se ne trovano a bizzeffe. Diciamo che ne cercavo uno particolare, a spigoli vivi, ma che non fosse di quelli "senza fondo", esattamente quadrato, quadratissimo direi.
Comunque non volevo parlarvi di questo, ma di come prima che l'estate arrivi veramente, finire tutta l'uvetta che circola per casa.
La "normale", l'uva passa cui siamo abituati, l'ho messa un po' ovunque, già tempo fa, negli hot cross buns, o nei vecchi intramontabili scones. Poi "la bionda", messa in un pandolce, che le foto non son volute veni' (quantomeno non hanno superato la soglia minima dell decenza per affacciarsi sul blog, quindi quello ce lo siamo mangiato e basta, perchè le foto magari non reggevano, magari la luce non era buona, ma il sapore quello sì :)), in altri scones "chiari", e nelle crostatine salate al tarassaco.
Poi l'uva di corinto. 400gr, siorsiori!
hai voglia a manciate di qua e di là.
un po' nei fagottini di cui sopra, poi sono andata di pizza.
Una pizza più che normale (impasto più che normale, anzi dopo quella che avevo fatto con la pasta madre, pare che le altre quasi non mi piacciano più....), con condimento molto vegetale e sano.
Eccola (ai mariti magari a parte fate un trancio cime di rapa e salsiccia va').
Mentre a voi chiedo (uomini donne e bambini, che qui non è che si fan distinzioni): cosa altro faccio con i restanti 320gr di pregiata uva di corinto?????

ingredienti
pasta per pizza come la fate voi (io parto da 500gr di farina 0 e un mezzo cubetto di lievito di birra, se ho qualche ora, 3 o 4, per farla lievitare, cui aggiungo qualche cucchiaio di olio EVO, sui 3, e acqua tiepida qb con un cucchiaino di zucchero, no sale alla prima lievitazione)
sale q.b
olio EVO
ricotta circa 150gr
spinaci mezza confezione surgelata (sì lo so, ma freschi non li trovai)
2-3 manciate di pinoli tostati
2-3 manciate di uva di corinto

Riprendere l'impasto velocemente dopo la prima lievitazione aggiungendo il sale e porre a lievitere già distesa nella teglia e bucherellata con la forchetta. Far lievitare per una mezz'oretta, o finchè non cresce un po'.
Nel frattempo cuocere in una padella antiaderente, senza aggiunta di acqua e solo con un filo di olio, gli spinaci, salare e aggiungere fuori dal fuoco l'uvetta.
Cuocere la pasta, spennellata con poco olio, per una decina di minuti, magari 15, in modo da formare una crosticina ed evitare che la pasta poi si inumidisca a contatto con gli spinaci, poi aggiungere gli spinaci e l'uvetta, i pinoli, la ricotta a pezzetti, e concludere la cottura fino a doratura....

lunedì 21 giugno 2010

fagottini alla mela, con pinoli e uva di corinto

Questi fagottini occupano il mio archivio ai settori preferiti, nonchè sano, nonchè qualità, già da qualche anno.
Li ho "beccati", e subito cucinati, in un numero della Repubblica delle Donne, lo stesso da cui arriva la mia vecchia adorata zuppa si orzo e rape rosse...
Non è la prima volta che li cucino, ed oggi vi trasmetto la mia versione, un po' cambiata come dosi del ripieno e come morbidezza dell'impasto, dato che i 50 gr di olio originarii non mi consentivano bene di avere un impasto morbido abbastanza da "girare" la pasta e chuderla a fagottino.
Ho usato una farina integrale bio macinata a pietra, quindi ho immaginato che fosse questa a rendere l'impasto più "slegato".
In verità oggi li ho cucinati in entrambi i modi, sia con l'olio, come previsto dalla ricetta di origine, che con lo strutto (70gr, e ci andavano tutti! ;-P). Nel primo caso sono impazzita per tenere unita la pasta, e ho usano moltissimo le mani (al contrario di quello che dico sempre nei casi in cui impastare la frolla), con il risultato di avere alla fine fagottini fragilissimi, tutti spezzettati e un po' sbruciacchiati sui bordi (ma in compenso piuttosto croccanti!). Nel secondo caso (non perchè io voglia pubblicizzare lo strutto marchigiano eh?) è stato un vero piacere, ero così soddisfatta che ho fotografato la pasta ancora cruda, appena "infagottata", e ve l'ho messa (qua di seguito)!
Ecco la mia ricetta (tra parentesi le quantità indicate dalla rivista) per una dozzina di fagottini:
__
ingredienti ripieno
1 mela bio (3)
1 manciata di uvetta
1 manciata di pinoli
1 cucchiaio di zucchero di canna integrale
1/2 cucchiaino di cannella in polvere (1)
ingredienti pasta
200gr farina integrale
100gr zucchero di canna integrale
70gr strutto (50gr olio)
1 uovo
1/2 cucchiaino di lievito o cremor tartaro
1 pizzico di sale
scorza grattugiata di limone bio
__
Affettare sottilmente la mela e mescolarla con l'uvetta, i pinoli, la cannella e lo zucchero di canna, mescolare e lasciar riposare.
Preparare la pasta: in una terrina, amalgamare la farina, lo zucchero, il lievito, lo strutto, il sale, la buccia grattugiata del limone, l'uovo intero.
Trasferire l'impasto sulla spianatoia foderata con carta da forno, stenderlo, tagliarlo in quadrati di circa 15 cm di lato e ciascun quadrato in due triangoli.
Ricoprite ogni triangolo con 1-2 cucchiaiate di ripieno, chiudere la pasta a "cache-coeur"e formare i fagottini fino a esaurimento della pasta.
Cuocete in forno a 180 per 20-30'.




venerdì 18 giugno 2010

muffin ai mirtilli?

Insomma pare possibile che io abbia postato finora muffin su muffin*, ma mai, dico mai quello classico, ai mirtilli, quello dell'autogrill insomma (vab', magari un po' meglio ;-P)...
Per andare sul sicuro parto dal solito libro di Bob, ed eseguo pedissequa, buoni soffici, muffici (che non suona proprio benissimo... ;-)), forse un filino di zucchero in più ci andrebbe.
Vi trasmetto la ricetta, identica a quella del libro, ma senza la copertura ________________________________ streusel (il bob tende a ________________________________ mettere sui suoi muffin, __________________________________qua e là, qualche "top", __________________________________io invece li preferisco _________________________________ "normali", con la spaccatura _________________________________ che rassicura, che dice "sono _________________________________ riuscito"... =D)
__
per 12 muffin
___
ingredienti secchi
320gr farina
3 cucchiaini di lievito chimico
150gr di zucchero
ingredienti liquidi
250ml panna
80ml olio di girasole
3 uova
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
250gr mirtilli
___
mescolare gli ingredienti secchi
a parte quelli liquidi
unire i due composti lavirandoli sbrigativamente.
___
In forno a 220°C per 15'. Veloce e indolore! ;)

__________
*
integrali, con banana avena e noci, qui
con farina di riso e banana, qui
con dulce del leche, qui
salati con farina di farro, zucchine e panna acida, qui
al latte di cocco e limone, qui

lunedì 14 giugno 2010

lasagne zucchine e ricotta

...così sane!

Il fatto che io abbia postato finora solo lasagne fatte da mia mamma (qui e qui) la dice lunga sul rapporto tra me e questa tipologia di pasta. Il fatto è semplice: queste cose qua io non le faccio, in genere, le mangio e basta! ;-)
Deve essere a causa di quella prima volta da piccola in cui ho visto mamma tirarle su ad una ad una dalla pentola, posarle sul canovaccio pulito, tutte lucidine, poi partire con gli strati, il sugo, la besciamella, il formaggio, e così via.
Mi pesa solo l'idea, di fare lasagne (però, ripeto, x mangiarle sono sempre in prima fila, piccola approfittatrice infingarda!). Deve essere per questo che ne ho inventata una versione "a secco", un pochino invernale e strana, che dirvela adesso non avrebbe alcun senso (poi senza foto naaaa, non se ne parla, ci tengo troppo a quel piatto!)...
Vabien, come al solito è partito qualche giro di parole, diciamo però utile per dirvi che queste sono lasagne "demi-sec" (se dirà, accussì?), mezze cotte e mezze secche, perchè a me troppo morbide proprio non vanno, ma in questo caso, con zero sughetto e zero besciamelline varie, mi veniva un po' di pensiero all'idea di come sarebbero potute uscire....
E comunque, a dire la verità, stavo riflettendo sul fatto che non sono così difficile... mica tanto diverse da un crumble, come concetto. Lì frutta o verdura) cruda o cotta in vario modo, poi top sbricioloso di farina burro zucchero (o parmigiano), magari mandorle, etc. Qui verdura, carne, funghi, "riempimento" insomma, da frapporre a degli strati di pasta.
In sostanza si possono fare con qualsiasi cosa, con qualsiasi condimento, giusto?
L'idea di queste, o meglio l'idea di mettervi patate e zucchine, viene da un numero della Repubblica delle donne di qualche anno fa, che ho fatto una prima volta, e che ho cambiato un po', come dosi e come aggiunta di formaggi, in particolare mettendo ricotta e basilico, che mi sembrano assolutamente indicati con le zucchine no?
__
ingredienti
6-8 zucchine bio e chilometro zero
4 patate grandi bio
circa 400gr lasagne secche di semola di grano duro bio
250gr ricotta di mucca bio
basilico bio e chilometro zero
olio EVO di mio cognato
sale, pepe
q.b. pecorino romano chilometro zero
In sostanza si tratta di lessare separatemente tutto, condire e poi accucchiare!
Nello specifico:
  1. Far bollire per 5-10' (a seconda della grandezza) le patate direttamente con la buccia, poi scolarle e farle freddare un po'. Poi sbucciarle e tagliarle a pezzetti, infine schiacciarle con una forchetta e condirle con olio e sale;
  2. Lavare e tagliare con un pelapatate, nel senso della lunghezza, le zucchine, poi metterne da parte una dozzina per il "top" e cuocere le restanti, dopo averle salate e pepate al vapore per 5';
  3. Scottare le lasagne in acqua bollente e salata, per 4-5', poi scolarle, passarle sotto l'acqua fredda e porle una a fianco all'altra su un canovaccio pulito
  4. Mescolare la purea di patate con la ricotta e una manciata di pecorino grattugiato
  5. "Montare" le lasagne partendo con un filino d'olio sul fondo di una teglia (la mia era circa 20 x 30 cm), uno strato di lasagne, uno di purea di patate e ricotta, uno di zucchine, un paio di fogliette di basilico lavato e asciugato, e poi di nuovo lasagne.
  6. Chiudere con uno strato di lasagne, le zucchine messe da parte, una macinata di sale e una di pepe;
  7. Cuocere a 190°C per un'oretta (io ho regolato il timer a mezz'ora + mezzora mettendo ogni tanto un foglio di allumino sopra per evitare che la parte sopra bruciacchiase o seccasse troppo)

Bon appetit! =D

giovedì 10 giugno 2010

piccolo (grande) fuoriprogramma

__
C'è da dire che da queste parti ci si ricorda ogni tanto anche di fare l'architetto. Quello colto, che va alle conferenze.
Dunque l'architetto colto di oggi, preso dai fumi dell'egocentrismo progettuale (poividico), è fuggito qualche ora dal covo (il covo lavorativo, intendo) ed è andato all'Auditorium della Musica di Roma, dove si tiene la grande Festa dell'Achitettura.
Ora non sto a tediarvi sul fatto che la cosa, vista così, da fuori, cioè fino a qualche giorno fa, mi puzzava un po' di bruciato, di pubblicitario, di politico; ma qualcosa sul come, del tutto casualmente, io abbia cominciato un filino a ricredermi, voglio raccontarvelo.
Dunque ieri salto l'inaugurazione, nonostante si tratti del mio primo (vero ed unico, o quasi) amore di gioventù, il tipo: l'epifania spazioprogettuale, la grammatica, la sintassi, la morfologia o quello che volete, la luce il colore la musica (vabè basta). Non ce la si fa, non ci avevo pensato per tempo e soprattutto avevo troppo da fare e come vi dicevo, l'operazione mi puzzava un po' di bruciato, e non facevo, inoltre, che immaginarmi orde di architetti che si camminano sopra nella Casa dell'Architettura, (dove ieri appunto si teneva questo evento) per trovare un posto utile per almeno sentire qualcosa .
Un po' ci rimugino, ma rificco giù il rospo in gola, e andiamo avanti.
Monsieur Patou ci va, riporta a casa il programma degli eventi, che in prima battuta non degno neanche di uno sguardo (siamo a ieri sera).
Stamattina, nella spola tra bagno e camera [lui ha il foglio aperto, in mano, mi ci cade accidentalmente l'occhio e la mia miopia, di tutto vede solo questo: ore 12.00 (che orario schifoso, esattamente in mezzo alla mattinata].
Mentre mi lavo i denti cerco di capire se e come bigiare un paio di ore di lavoro e decido di mettere in carica la macchina fotografica (armentario pesante, devo essere proprio invasata), poi esco, tutta emozionata, vado a lavoro, poi da lì all'Auditorium...
Tema trattato, quello della mia tesi di laurea: recupero di tracciati (viari, ferroviari) deputati alla mobilità più o meno pesante, da riusare per parchi e giardini "lineari" (sì beh, lineari per forza). Qui, in particolare, quello del parco della Highline, a New York.
Non so se vi ricordate, ne avevo parlato un po' anche qui, appena tornata da Parigi e a proposito della Promenade Plantée, operazione per certi versi analoga...
E' stato bellissimo (forse anche un pochetto perchè sembrava mi riguardasse così tanto), ed io sono uscita sorridente come mai, allegra come mai, e invasata, appunto, come c'era da aspettarsi.
Gli eventi ufficiali, iniziati ieri 9 giugno, finiranno domenica 12. Quelli collaterali arrivano anche a fine mese, qualcuno pure a luglio.


Mi è caduto l'occhio su alcuni interventi:
  1. Cantiere didattico di architettura per bambini: http://www.indexurbis.it/index.php/prg/142-artown
  2. L'aria delle città rende libere? Una riflessione al femminile sul valore dello spazio urbano (mi pare di capire che fosse solo oggi, uff scaduto): http://www.indexurbis.it/index.php/prg/113-laria-della-citta-rende-libere
Oltre a quello che ho seguito oggi, ovviamente, per cui sono ancora tutta contenta e scombussolatina: http://www.indexurbis.it/index.php/nodi/20-nodi.



Ad ogni modo le attività sono molte e alcune sembrano proprio interessanti:

qui gli eventi ufficiali
qui quelli collaterali (che strana parola, eh, collaterali...?)




Vabien, scusate l'intermezzo, è che non di solo pane....



martedì 8 giugno 2010

piccole frolle crescono

frolle ripiene alle visciole
Questa ricetta viene dritta dritta dal libro di Sigrid. Erano secoli che volevo farle, praticamente dal primo momento in cui ho avuto il libro in mano.
Il sapore, la consistenza, la sensazione stessa nel mangiarle mi ricordano tanto i pasticcini di zia Casilde, che soggiogano ormai da anni i palati della mia famiglia... Solo che sono più grandi, o meglio più alte, e la frolla è un po' diversa (non sto a dirvi il mio amore per le frolle fatte con lo strutto al posto del burro, tanto per rimanere leggeri - per queste ho usato uno strutto bio e locale, delle mie parti, ;-P)

ingredienti
300gr farina
150gr zucchero
100gr strutto
1 limone bio (la scorzetta)
1 uovo + 2 tuorli
marmellata di visciole (1 barattolo)

Lavorare velocemente, toccandola il meno possibile con le mani (aiutandosi con una forchetta), la farina con lo zucchero, lo strutto, la scorzetta del limone e le uova, fino ad ottenere un impasto compatto (se risulta secco e difficile da aggregre aggiungere un goccio d'acqua).
Far riposare un ora in frigo (può essere utile dividere l'impasto a metà prima del riposo e formarne due palle schiacciate).
Stendere la prima metà dell'impasto a 3mm di spessore e rivestirne degli stampini monoporzione (io ho usato una teglia da muffin), disporvi un paio di cucchiai di marmellata all'interno, e chiudere le frolle con dei "tappi" dello stesso spessore.
Spennellare la superficie con un po' di latte (Sigrid usa un po' di uovo sbattuto) e infornare a 180°C per circa 20-25', o finchè le frolle non sono dorate.

Ne vengono 14-15.



venerdì 4 giugno 2010

biscotti cocco e avena

per federica, che deve smaltire la melassa che le ho appioppato ;-)

Dunque, in quel di Natale avevo, come sapete, completamente sdoganato il mio naturale istinto per la preparazione di biscotti. Ovviamente anche il mio naturale istinto alla ricerca di ingredienti tipici per la preparazione di tali biscotti. Ora, siccome non ci accontentiamo delle classiche 4spezie da queste parti, no. e la frutta secca ci fa un baffo, come ingrediente aggiunto, e lo sciroppo d'acero ormai è un classico della dispensa, il miele un quotidianissimo, l'acqua di rose e di fiori d'arancio praticamente ce le ingurgitiamo tutte le mattine a colazione, io dovevo a tutti i costi comprare la melassa.

Dove avevo sentito questa parola prima?

Mi fa tanto Nonna Papera, o forse qualcos'altro, tipo sempre un cartone animato o un fumetto però. Qualcuno che cade nella melassa, qualcuno che fa scherzi da campeggio con la melassa (il film della Disney il cow boy con il velo da sposa?), sei appiccicoso come la melassa, e così via.

Il campo di applicazione mi sembra vasto ma poco lusinghiero, a ben guardare. Ed effettivamente prima del dicembre 2009 non avevo mai sentito questo forte bisogno di acquistare, cucinare, applicare la melassa.

Poi uno incappa in Martha Stewart e tutto si spiega. Quindi tra i circa 300 biscotti che ho cucinato lo scorso Natale, ne sono uscite anche un due tre infornate alla melassa (tiè, ecchequa: http://vanigliacooking.blogspot.com/2010/01/biscotto-da-calza.html!). Poi più nulla.

Nel frattempo la mia amica Fede, che con tanta pazienza mi segue e mi incoraggia, mi aveva prestato un libretto di cucina (dolci) in cui spesso e volentieri nella lista ingredienti si può trovare tale ingrediente. Ed io, prontamente, avevo accettato e indetto lo scambio, consistente in un barattolo di vetro, con un po' della mia melassa, con l'intenzione di testare una (o più) ricette e postarle in modo che anche lei (e voi tutti!) potesse metterle in pratica.

C'è un fatto però.

A me l'idea che una cosa contenuta in un barattolo uguale a quello del coppale (e dal quale la consistenza - e l'aspetto! - non si discosta di molto) debba andare in un dolce che poi deve lievitare fa un po' impressione. Quindi tra una cosa e un'altra, tra il tempo che mancava e l'energia che veniva meno all'idea di dover affrontare il disastro dell'eventuale collosità, ho trascurato un po' l'ingrediente, e il libretto.

Poi, cosa stranissima perchè io ho anche il difetto di non riuscire bene a concentrarmi (o perlomeno a ricordare) su ricette che non presentino una (bella) fotina a fronte, sfogliando il mio bel et adorato libro di Rose Bakery, ho trovato questa, che ha catturato la mia attenzione, un po' per il debito con federica, un po' perchè non vedevo l'ora di far fuori un rimasuglio di cocco disidratato, ma soprattutto perchè così avrei dato senso al barattolo di melassa che avevo in dispensa...

ingredienti (x22)
100 fiocchi di avena
160 farina integrale
180 zucchero
100 cocco disidratato
2 cucchiai melassa
125 burro
1/2 cucchiaino bicarbonato di sodio
1 cucchiaio di acqua calda
___
In una ciotola mescolare avena, farina, zucchero e cocco.
In pentolino fondere burro e melassa.
Mescolare bicarbonato e acqua calda, poi unire al composto di burro e melassa.
Aggiungere a questo punto gli ingredienti umidi a quelli secchi e mescolare bene.
Il composto così ottenuto (che rimane un po' slegato, abbiate fede e compattate bene le palline con le meni), va preso a cucchiaiate e usato per formare delle palline di 2-3 cm, ben distanziate l'una dall'altre sulla placca del forno rivestita con apposita carta, eventualmente schiacciate un po' con il dorso del cucchiaio (io le ho fatte sia "piatte" che "ciccie"), e cotte in forno caldo a 160°C per 10'.
___________
ovviamente io avevo cucinato i miei biscotti (a dire il vero con poco meno cocco, insomma quello che avevo, e poco più avena, il genio che è in me suggerì, e quindi anche un pochetto di più di burro, perchè non mi si attaccavano nemmeno a cannonate - ovvio la granulometria dell'avena è un filino diversa da quella del cocco, e anche un pochetto più secca, quindi hai voglia a fa' pallette), avevo appuntato le quantità su un foglietto, e avevo beatamente dimenticato la fonte (ora si spiega perchè ho bisogno di ricette con foto). Quindi ho comincito a cercare in giro, tra libri e internet, per ricordare ove provenissero.
Prima di rinsavire ho scoperto che questi biscotti sono di origine australiana (lo scrive pure Rose), si chiamano ANZAC (Australia and New Zealand Army Corps), e si mangiano in occasione della commemorazione dello sbarco a Gallipoli (Turchia) dell'armata autraliana e neozelandese, il 25 aprile 1915.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...