lunedì 31 maggio 2010

confettura di fragole lamponi e rosa

con agar agar (ma anche no!)

Tutto è iniziato a settembre scorso .
A' La Grande épicerie de Paris ho adocchiato una confiture (veramente un paio - magari più avanti provo a fare pure la seconda) costosa da morire, con un barattolo bellissimo (sì, lui ha avuto il suo peso nella decisione) e, non so se capita anche a voi di pensare sono in questo posto fantastico chissà quando mi ricapita, ho ceduto all'acquisto (sì, l'ho detto, non di una ma di due), ho minimizzato il malloppo a monsieur Patou (che temeva il peso dei miei cadeaux superasse pericolosamente il massimo consentito per l'aereo), e ho trafugato e trasportato in Italia il prezioso contenuto.
Ovviamente prima di aprire il primo barattolo ho impiegato qualche mese.
Poi mi son fatta coraggio e ho iniziato da quello più vivace e dal sapore così promettente: confiture fraise framboise à la rose.
Straordinaria, e confesso che ho pensato:
a. vale quello che costa
b. adesso me la rifaccio da me, e se l'azzecco, ammortizzo tutte le spese, anzi, ci guadagno! ;-P
Ora non so se tutto dipende dalle fragole biologiche del cassettone, ma la scorsa settimana ho provato, e il risultato mi ha veramente entusiasmata.
Ecco come ho fatto (ho regolato lo zucchero ad occhio, considerando che le mie fragole erano molto saporite) e aiutandomi per le quantità dell'agar-agar (che ho da mesi, ma mai usato seriemente finora) con una ricetta di Clea...
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ingredienti
1250 gr fragole bio - peso netto una volta pulite e tagliate
250gr lamponi
600gr zucchero di canna bio (cristallizzato)
1 limone, il succo
1 cucchiaino raso di agar agar*
7,5 cucchiai di estratto di acqua di rose
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Il giorno prima ho pulito le fragole e i lamponi, li ho cosparsi di zucchero e del succo del limone, e li ho coperti e messi a riposo.
Dopo almeno 8-10 ore ho messo il tutto sul fuoco in una pentola in acciaio inox ampia e a fondo spesso, e ho lasciato sobbollire a fuoco medio-basso per una ventina di minuti, forse mezzora. Poi ho passato tutto al frullatore ad immersione ed ho continuato la cottura qualche minuto.
A questo punto ho aggiunto a pioggia un cucchiaino di agar agar.
Dopo una decina di minuti, o comunque quando la confettura ha cominciato a "tirare" (non troppo perchè a me piace morbida), ho aggiunto l'acqua di rose.
Dopo 5' di cottura ho abbassato la fiamma al minimo e ho cominciato ad invasare, ancora caldissima, in barattoli precedentemente sterilizzati in acqua bollente, chiudendoli il prima possibile per facilitare il sottovuoto.
Ne saranno venuti 5 o 6 barattoli.
:-)
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* SE non avete l'agar agar poco male, non mi sembra così necessario. la ricetta è molto simile a quella postata qualche tempo fa sulla "marmellata di fragole". Potete benissimo procedere così aggiungendo alla fine l'acqua di rose
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info et varie
Facendo una breve ricerca su internet per darvi qualche riferimento sull'oggetto di tanta mia attenzione, sono imbattuta in questo articolo: mi sono spiegata un sacco di cose, e ho cominciato a pensare di avere un occhio sciccosissimo per le conserve... ;-))

sabato 29 maggio 2010

al ritorno



al ritorno, tiro il fiato, e quasi mi sembra di vedere meglio i colori... ;-)

mercoledì 26 maggio 2010

tortine salate di erbe pinoli e uvetta

o della fase anarchico-brada

Questa, a dire il vero, è la fase 4, quella prima della completa riabilitazione (chimera!)...
In codesta fase si cucina sì, ma senza bilancia, perché “la pesa”, oggi come oggi ancora un filino stressa, che cucinare ci piace un sacco, sì, ma cucinare a occhio, quello è il mio vero passatempo.
Ad essere sinceri, fino ad un paio di anni fa, non possedevo nessun tipo, neanche rudimentale, di bilancia, e confesso che era una vera pacchia.
Farina e zucchero a volumi (“a montagnole”, a dire il vero…), e devo dire che non me la cavavo male, e il burro, giuro, ero perfetta al grammo, e confesso che tuttora non resisto (fanatica!) a tagliarlo e pesarlo per valutare se mantengo “l’occhio”.
Poi con il blog sono diventata “precisa”, se così si può dire. Si pesa tutto sennò come faccio a raccontarlo a voi?
Però quando cucino “offline” si va a braccio, e soprattutto quando sono un po’ più stanchina, via la bilancia!

Quindi procedo con le indicazioni a mo’ di “la cucina de casa”

ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia (già pronta o fatta in casa, giuro presto ne posto una di riferimento!
1 cipollotto
1 mazzo di tarassaco o erbe/verdure varie
1 manciata di pinoli
1 manciata di uvetta bionda
1 fetta di provolone
Olio, sale

Disporre la pasta su uno stampo da crostata (o su 5 stampini piccoli) e bucherellare con una forchetta. Lavare e tagliare grossolanamente le verdure, poi farle stufare in un tegame ampio con uni filino d’olio e un cipollotto tagliato sottile o fatto precedentemente appassire. Durante la cottura aggiungere i pinoli e l’uvetta, a fine cottura aggiustare di sale (in 10’ ve la cavate).
Disporre questo ripieno nei gusci di pasta sfoglia, aggiungere il caciocavallo a pezzettini, passare in forno caldo a 180°C per una mezz’oretta.
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lunedì 24 maggio 2010

riabilitazione fase3: la coccola, quella vera

mele al forno croccanti
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Ecco, le mele al forno sono la mia vera coccola personale.
Ovvero il cibo buono, ma mooolto semplice da cucinare.
In genere si tratta di una preparazione "veloce", ma va realizzata, e mangiata, molto lentamente.
In questo caso, la versione primaverile delle mele al forno speziate che in genere preparo l'inverno, basta procurarsi due belle mele gialle, bio e locali, tagliarle a metà nel senso della larghezza e scavarle leggermente con un levatorsoli (o un coltello, o un cucchiaio...), aggiungere nella cavità 1 cucchiaino di sciroppo d'acero per ciascuna mezza mela (4 in tutto, quindi), o di agave, o miele.
Tostare 2 manciate di mandorle e frantumarle, aggiungerle a 2 manciate abbondanti di fiocchi di avena e 2 cucchiai di sciroppo d'acero. Trasferire questo ripieno in una casseruola a fondo spesso e far caramellare qualche minuto a fuoco dolce (se siete in vena anche con un fiocchetto di burro ;-)), poi usarlo per farcire le mele.
Cuocere a 180°C, in forno su una teglia, per una mezzoretta scarsa e servire nappandole con un cucchiaio di sciroppo d'acero.
Per due, o per quattro, a seconda della fame!

giovedì 20 maggio 2010

riabilitazione fase2: vitaminizzarsi

vellutata di asparagi e pancetta croccante

Poi c'è la seconda fase.
Quella in cui riprendere assolutamente coscienza di sè. No, non davanti allo specchio.
Perchè prima di scrutarsi timorose di dimostrare 5 anni in più rispetto ad due mesi fa, direi che può essere saggio giocarsi la carta Vitamina.
Dovreste darvi l'illusione di prendervi molto cura di voi.
Tipo con concentrati di verdura e frutta (anche lo smootie fa la sua porca figura, in queste fasi di autoconvincimento salutista), magari con l'aggiunta golosa di pancetta (uh, oddio, no nello smoothie!)
Ecco appunto, a vederla così fotografata, pare fragoline di bosco, 'sta pancetta ma giuro trattasi di maiale... sarà il biologico che inganna! :-).
La panna acida invece si vede smaccatamente che è un inganno, e che qui trattasi di yogurth greco (che non ci sta malissimo, ma io panna acida tutta la vita, o forse anche un formaggio cremoso, di quelli spalmabili, al limite...), unica cosa trovata all'ultimo...
Per la ricetta niente di che, vedere qui (magari togliendo i gamberi :)), aggiungere una cucchiaiata di panna acida (appunto!) e qualche cubetto di pancetta rosolata in padella.
L'effetto è immediato, e molto, molto benefico...
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Per la stessa cura, secondo me non male anche queste:
di cavolo nero (forse un po' troppo invernale?)
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baci a tutti (Vaniglia is back! hihi...)
per domani ho ordinato 3 chili di fragole biologiche, che pianpiano ritornano le forze, a suon di vitamine, mi vengono intenzioni bellicose....

martedì 18 maggio 2010

riabilitazione fase1: distrarsi

soufflè di fragole e crema pasticcera

Ecco, pare la primavera voglia arrivare. Certo, direttamente sotto forma di estate. E questo non mi piace affatto. Forse è solo perchè sono ancora un po' bisbetica e presa dai fumi dello stress degli ultimi giorni, a diciamo tutto questo calduccio misto ad allergia "ai pollini" non piace, non piace affatto...
Non so se a voi capita mai, a me i primi sintomi si sono manifestati a 19 anni, dopo l'esame di progettazione architettonica I. Tanta stanchezza fisica e mentale, tanto stess, notti in piedi a disegnare e a fare plastici, e poi, all'improvviso stop. Finito. Fatto. Ma il corpo e soprattutto il cervello non vogliono saperne. Non vogliono fermarsi, sembrano non essere più abituati al riposare (un fenomeno quasi affascinante va'. sì. diciamo così ;-)).
Quindi ci vuole il diversivo, il cosiddetto scacciapensieri, la distrazione prima della coccola, perchè nel frattempo la pellaccia si è fatta così dura che sembra non voler sentire la carezza...
Dunque piccolo esperimentino come diversivo, tanto per cominciare.
Parto da una ricetta di Jamie Oliver (questa: http://www.jamieoliver.com/recipes/fruit-recipes/rhubarb-and-custard-kinda-souffle), e la stravolgo un po', per non rilassarsi troppo ;-P

ingredienti
200gr fragole
50gr zucchero + 1 cucchiaio
15gr burro morbido
2 biscotti tipo digestive
1 uovo + 1 albume
1/2 cucchiaino di maizena
sale un pizzico
farina una punta
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crema pasticcera
125gr panna (o latte)
1 tuorlo
20gr di zucchero
1 cucchiaio di maizena
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Preparare la crema, facendo scaldare (non bollire) a fuoco dolce la panna (o il latte).
Sbattere bene tuorli e zucchero, poi incorporare la maizena.
Incorporare a filo, molto lentamente e mescolando continuamente, la panna calda al composto alle uova. Spostare a questo punto di nuovo il composto nella casseruola, portando ad ebollizione a fuoco basso. Abbassare la fiamma e tenre sul fuoco un altro paio di minuti.
Mondare e tagliare le fragole a pezzetti, poi condire con lo zucchero e caramellare dolcemente a fuoco basso, in un tegame a fondo spesso, per 2-3 minuti (io cerco di toccarle pochissimo con cucchiai o simili, e roteo direttamente il tegame, per non ammaccare troppo le fragole...). Mettere da parte.


Sbriciolare i biscotti finemente, poi imburrare 4 ramequin da forno (o 3, dipende da quanto sono grandi o quanto li vorreste pieni! ;-)) e cospargerne il fondo e le pareti interne con le briciole. (passare un paio di minuti in frigo).

Montare gli albumi a neve ben ferma con un pizzico di sale, aggiungendo il cucchiaio di zucchero a metà dell'operazione.

Distribuire le fragole negli stampini, + un cucchiaio di crema in ciascuna porzione.
La restante crema va mescolata delicatamente con gli albumi, l'uovo rimasto e una punta di farina, e il composto trasferito negli stampi..

Trasferire gli stampini nel forno già caldo, a 180°C, per circa 20'.
Mangiare subito spolverati di zucchero a velo ed eventuali briciole di biscotto rimaste.

venerdì 14 maggio 2010

il mattino e l'oro in bocca...

cake improvvisato con mele, sciroppo d'acero, ricotta

ecco, manmano che le cose sembrano rallentare, in questo ultimo strappetto, questa coda di delirio lavorativo, all'improvviso mi è sembrato ritornare in me, e riuscire a vedere la luce (no, non quella in fondo al tunnel, intendo la luce da acchiappare attraverso l'obiettivo, quella che ci piace, non troppo accesa da sembrare violenta nè così spenta da sembrare polverosa), e avere un guizzo per fare un'invenzione, di notte, quasi sopra le forze, perchè il giorno dopo magari la ricotta, quella buona bio della fattoria che siamo andati a visitare di persona, sarebbe stata meno fresca, e le due mele annurca (annurche???) che stazionano nel loro cestino e che è proprio un peccato farle sprecare sarebbero state un po' grinzosette, e magari a quel punto lo sciroppo d'acero che scade nel 2012, ma è nel mio frigo già da più di un anno, e forse sì, gli si può dare una botta per tirare a finirlo...
Insomma nottetempo racimolo gli ingredienti e mescolo tutto insieme. Le dosi me le aggiusto guardando l'impasto (così, una cosa da uomo a uomo, io e lui affrontati a guardarci). Il risultato niente male, anzi direi proprio buono (come mi piaccio quando faccio questo, il brivido del "rischio" ;-P, le cose da recuperare in frigo, il gusto dell'assaggio e la sorpresa - quella bella s'intende!).
La notte si impasta e si cuoce, e la mattina, giusto un attimo, si ruba la luce, che poi già qualche minuto dopo non c'era già più, e si scappa al lavoro...

Ricotta, mele e sciroppo d'acero, cosa c'è di più colazione di così?
La farina integrale ultimo ingrediente che mi sta particolarmente a genio, in questo periodo.

Trascrivo dalla mia agendina degli appunti culinari, in presa diretta
;-P
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ingredienti
150gr farina
100gr farina integrale
100gr sciroppo d'acero*
150gr ricotta
50gr burro morbido
3 uova
4 cucchiai di latte (praticamente un fondo di bicchiere)
1 bustina cremor tartaro (o lievito in polvere!)
1 o 2 mele
una spolverata di zucchero di canna cristallizzato
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Lavorare burro e uova in un recipiente, poi aggiungere la ricotta, la farina e lo sciroppo d'acero. Continuare a mescolare e aggiungere il latte.
Accendere il forno a 180°C.
Sbucciare le mele e tagliarle a pezzetti, poi a fettine sottili.
Aggiungere il cremor tartaro all'impasto, trasferirlo in uno stampo da cake della lunghezza di circa 24 cm, coprire con le mele tagliate e spolverare con lo zucchero di canna cristallizzato.
In forno per 45'.

Servire con un filo di sciroppo d'acero

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*il risultato non è superdolce: secondo me per chi lo preferisce si possono aggiungere fino a 20-50 gr di sciroppo d'acero.

martedì 11 maggio 2010

ravioli fatti in casa, con tarassaco e pinoli

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Venerdì scorso era così SICURO che avrei avuto una giornata libera che qualche giorno prima avevo deciso di farmi recapitare in casa un circa 40 kg tra frutta e verdura, cui dedicarmi con immensa calma (o con particolare foga, le modalità di scaricare lo stress in cucina variano al soffiare del vento da queste parti) durante il finesettimana.
Mica tutti per me, i 40 chili, eh? C'era anche la spesa di amiche e colleghe, in arrivo verso casa mia....
Ora, c'è da dire che giovedì ore 16.40 è risultato all'improvviso palese ciò che qualcunque mente un filino realistica avrebbe capito fin dal giorno prima (mercoledì, ultimo utile per fare l'ordine del cassettone), cioè che stando già in situazione di emergenza, al lavoro, ci voleva veramente un nulla affinchè tale delicata situazione si trasformasse in una vera a propria "crisi".
Quindi, ore 16.42 sempre di giovedì scorso, il carico ortofrutticolo è stato dirottato a casa di una mia collega, prontamente accorsa in aiuto....
Alla fine della fiera, e all'uscita dal lavoro, ore 21.00 di venerdì, me ne vado con Patou a recuperare un paio di cassette di frutta e verdura, e sabato mattina mi ritrovo con quello che ai miei occhi si configuarava come un quintale di tarassaco, ovvero quello che basta a riempire un intero livello del frigorifero (e che poi pesato si è rivelato essere non più di 600gr...).
Tutta quella mole di verdizia mi ha scoraggiato nella realizzazione di qualsiasi tipo di insalatina (hai voglia a contorni...), e, pensandoci un po', mi sono risolta nel tentare una soluzione "a forma di raviolo"...
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ingredienti (per 4 persone)
400gr di foglie di tarassaco (meglio bio)
200gr di farina
2 uova +1
150gr di ricotta
80gr di parmigiano grattugiato
3 cucchiai di olio
burro q.b.
sale, pepe, noce moscata, pinoli

Pulire e sbollentare il Tarassaco in acqua salata, scolarlo, tagliarlo sottilmente e ripassarlo in padella qualche minuto con un filo d'olio, poi aggiungere la ricotta, il grana, e 1 uovo. Aggiungere una grattugiata generosa di noce moscata, e se occorre il sale (io non l'ho messo).
Preparare una sfoglia piuttosto sottile con la farina e le uova ricordando (tenere a parte un poco di albume). Dividere l'impasto in tre, e tirare la sfoglia sottile (io ho fatto delle strisce larghe 15 cm e lunghe quanto venivano) e mettere distanti circa 5 cm palline di ripieno del diametro di poco più di un centimetro. A due a due fino a coprire la metà dell'impasto. Poi girare la sfoglia (la parte non occupata dal ripieno) in modo da coprire le palline, dopo aver spennellato lo spazio tra una pallina di ripieno e l'altra con l'albume tenuto da parte.
A questo punto schiacciare bene i bordi tra una pallina e l'altra e tagliare la pasta nei punti sigillati in modo da formare dei quadrati.
Cuocere in acqua salata per 7 minuti circa. Condire con burro, parmigiano e pinoli tostati.




venerdì 7 maggio 2010

vaniglia's fish

nasello in cartoccio alla vaniglia

Bene, venerdì pesce.
Il preferito di Vaniglia. E guarda caso tanto buono e così adorabile da realizzare, e da mangiare, quanto difficile da fotografare.

O forse sono io. Certo questa rispetto a quella che ho fatto un anno e mezzo fa, la prima della serie (e che vi ho opportunamente occultato, all'epoca), è un po' meglio.

Certo dovevo capirlo fin dal primo momento, quando venerdì scorso sono evasa durante la pausa pranzo, e di gran corsa andata alla Rinascente (è a 5' dal lavoro, eh? mica una grandissima evasione...) apposta solo per trovare un piatto adatto che potesse contenerlo, il mio nasello al cartoccio e alla vaniglia! Ovviamente niente dafa', io cercavo qualcosa almeno di turchese, ma che fosse colorato un po' naturale, un effetto "pseudoamano" tipo cerchi concentrici di densità diverse di colore, ma con il "dorso" bianco, in modo che il bordino, visto da sopra, fosse chiaro. Uno, ovviamente, io sono quella dei piatti tutti diversi e spaiati, sia di forma che di colore, che poi ne ho mica tanti, solo che in previsione meglio non accattarsi servizi, neanche da 4 (esistono, i servizi da 4?), sennò quando servirà il color malva per il piatti ai fiori eduli, il cartadazzucchero per la zuppa di rape rosse, il giallo per il soufflè al formaggio o il rosa per il cacao, e di fronte alla mia eventuale idea di soppalare la cucina, patou mi mette alla porta... ;-)

Comunque dicevamo, il piatto mica l'ho trovato, ma il nasello avevo voglia di cucinarlo lo stesso, e alla fine mi sono dovuta di accontentare di quello che passa il convento, luce fiacca e pure un ammanco di cottura (che dopo aver fatto la foto ho prontamente recuperato dimenticandomi per qualche minuto di troppo il pesce in forno); alla fine però era buono come sempre, e adesso vi metto la ricetta, tratta da qui (http://www.guidotommasi.it/gli-illustrati/fish-fish/#more-60), rubato alla sorellocchia! ;-)

ingredienti (x 4 persone)
4 filetti di nasello o merluzzo da 150-200gr
1 baccello di vaniglia
40-50gr di burro salato morbido
180gr panna da cucina
olio d'oliva
sale, pepe

In un recipiente lavorare il burro a crema e aggiungervi i semini di vaniglia (tenere da parte il baccello).
Preparare 4 fogli di carta da forno (o di alluminio) della grandezza di circa 12 x 24 cm spennellandoli con l'olio d'oliva.
Posizionare all'interno dei fogli i filetti di pesce spalmati di burro alla vaniglia e pepati, chiudere bene i cartocci (se si usa la carta da forno aiutarsi con uno spago da cucina).
Infornare a 200°C per 15-20'.
Nel frattempo immergere il baccello di vaniglia nella panna da cucina leggermente salata e pepata e lasciare in infusione per 10' a fuoco dolce (io per farla "tirare" un po' ho aggiunto un cucchiaino raso di maizena), togliere il baccello, aprire i cartocci, verificare la cottura, e servire i filetti di nasello con la crema vanigliata. Perfetto accompagnato con tiso basmati semplicemente bollito.

lunedì 3 maggio 2010

tarte au citron meringuée.2

secondo round, secondo procedimento

Rapido conteggio delle perdite in battaglia in questi giorni: un brodo vegetale in barattolo (di dado, biologico ma dado), un fondo di marmellata di arance (azz', biologica pure quella!), una mela annurca (in frigo? e che ci fa? ecco perchè poi me la dimentico, la povera).
Niente di grave o irreparabile (fin qui), vabbe' il superbuonproposito culinario del 2010 è di non sprecare NULLA di edibile, o meglio, detta televisivamente, il mio prodotto dell'anno 2010 è quello "trasformativo" delle cose che in frigo rischiano di essere dimenticate.
Come dicevo nel primo quadrimestre me la sono cavata, e il vero grande intoppo è arrivato SOLO con questa ultima crisi di tempo, di cui ho vagamente accennato.
Oggi ho passato in rassegna il frigo, e, tutto sommato, mi aspettavo peggio, che so, un formaggio scamuffo, un limone ridotto ai misteriosi livelli per cui fino al giorno prima ti pare normale, e il successivo si veste di quell'abitino verde che se gli dai un ticco diventa evanescente e si trasforma in una mininube tossica, oppure, che ne so, una lattuga di cui una foglia pare all'improvviso librarsi autonomamente in volo e spetacciarsi (incastonandosi) sul fondo del frigo (o, meglio, un singolo pomodoro ramato che rimane nella sua bustina di plastica, delizosa, e produce un'acquazza di quelle che è sempre troppo tardi...).
Comunque no, dicevamo, niente di tutto questo.
Ma una grossa, grave perdita devo registrarla: la pasta madre!!!
Ripercorro con la memoria cosa deve essere successo negli ultimi 15 gg (o forse più): più di una volta, nei miei calcosli di sussistenza per la pm, devo averla tirata fuori dal frigo la sera (dare i nomi alle cose mi porterebbe ad essere più onesta con me stessa e chiamarla notte), al ritorno dal lavoro, per farla tornare a temperatura ambiente prima di rinfrescarla, e presa da una stanchezza massiccia, non solo aver dimenticato il rinfresco, ma aver dimeticato la pasta madre stessa fuori dal frigo! E non solo per tutta la notte, ma anche per tutto il giorno dopo.
Indi la sera successiva, trovandola così, abbandonata a se stessa, sperando nel'enorme potere terapeutico del frigo, la rimetto dentro, e dopo un paio di sere, riprendo lo stesso trattamento.
Questo deve essere successo quante, 4 volte? di più?
Fatto sta che ieri sera, in un primo momento di lucidità, e dopo aver messo in forno, in crosta di sale, un paio di orate (lucidità per cui ho realizzato che io e la mia famiglia (io, patou e gatòo) avremmo duvuto riprendere a cibarci sanamente), ho provato a guardare dentro il contenitore della pm.
Stecchita.
Piatta e dura come una suola, con corredo di buchini attraverso i quali immagino abbia boccheggiato per giorni e giorni.
Insomma ero così soddisfatta dei miei risultati (compresi un paio di esperimenti di panificazione che non vedevo l'ora di portare alla vostra attenzione - mai ancora fotografati ovviamente), e così "oppressa" dal mantenimento della pm, che adesso quasi mi manca, eccome se mi manca.

Tutto questo, la roba fuffa nel frigo e la pasta madre stecchita, mi rendo conto non è proprio l'incipit idoneo per proseguige la nostra chiacchiera sulla patisserie, iniziata qualche tempo fa.
Però che vogliamo fare, abbiamo già detto che in questi tempi sono un po' stralunata.
Questa sciccheria qua, per esempio, l'avevo fatta per una serata di booksharing con i miei amici, che ho solato all'improvviso per mancanza di energie e qualche altro intoppo (ovviamente dopo 2-3 orette di preparazione culinaria ad hoc), ed è assolutamente da condividere, dato che io e patou abbiamo impiegato una settimana a smaltirla...

Ecco la ricetta, enfin!

carrés meringués au citron (16 carrés)
90gr burro morbido
2 cucchiai di zucchero
1 uovo
150gr farina
(80gr conettura di albicocca - io non l'ho messa!)
crema al limone
1 uovo*
3 tuorli*
110gr di zucchero
240gr panna**
buccia grattugiata di 1 limone
succo di un limone e mezzo***
meringa
3 albumi
165gr di zucchero a velo

Lavorare in una ciotola il burro, lo zucchero e l'uovo, e incorporare, in due volte, la farina. Procedere il più possibile con una forchetta e cercare di non toccare troppo la pasta con le mani.
Stendere la pasta in uno stampo rettangolare 20x24cm (la ricetta diceva 19x29, ma io non lo avevo, e con il senno di poi mi pare difficile, considerando che io non sono riuscita a stenderla in modo da avere dei bordi abbastanza alti da contenere il ripieno al limone, ma poco male), praticarvi dei fori con una forchetta, e cuocere in forno a 200°C per 15'.
Lasciar raffreddare 20'.
(qui la ricetta prevede di spalmare la confettura di albicocche)
Per la crema al limone, mescolare tutti gli ingredienti e versare il composto sulla pasta, far cuocere in forno 35', a 170°C, e lasciar riposare a temperatura ambiente 20'.
A questo punto la ricetta dice di praticare dei solchi leggeri con i rebbi della forchetta sulla crema, in modo da avere una migliore presa della meringa. Io l'ho fatto con il risultato di trascinarmi via tutta la pellicola uperficiale formatasi aulla crema, poi oppurtunamente ricompattata con un cucchiaio, annullando tutto l'effetto grip, immagino.
Per la meringa, sbattere con lo sbattirore elettrico le chiare, aggiungendo lo zucchero progressivamente, e finchè le chiare con lo zucchero non sono ben solide.
Decorare con la meringa la tarte, poi passare al forno caldo (220°) qualche minuto, finchè la meringa non è dorata.
Lasciar rafreddare 20' prima di procedere al taglio.
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note:
  1. per chi ama guardare il lato light della cosa, in questo caso l'impasto del guscio è molto meno burroso, mentre al contrario la crema è un FILINO più "carica" (oltre ad essere un po' + abbondante come quantità)
  2. la meringa è venuta più "tosta", così tosta che mentre la mettevo aiutandomi con la sac à poche, il risultato estetico veniva un tantino "rigido", e alla fine ho smontato tutto e spalmato "a mano libera" aiutandomi semplicemente con un coltello ed un cucchiaio, creando onde. Sapore buono ed effetto estetico molto soddisfacente (però è più zuccherina dell'altra)
  3. DOMANDA x voi: chi mi sa dire quale deve essere il vero colore della meringa? marroncino? deve rimanere bianca? più è marroncino più rimane croccante e viceversa il bianco è sinonimo di "spumosità"?
  4. voto: un attimo vado a vedere quanto mi ero data l'altra volta.... Mh, allora stavolta è 7+. Sicuramente più bella questa come effetto (magari ero pure più disinvolta io), ma il sapore dell'altra era più sobrio, non so come dire, ed era più "unita" a se stessa...
  5. magari si può provare questo guscio con quella crema, però non so, il guscio perfetto dve ancora venire...

Vi faccio sapere come procedono gli esperimenti in merito!

;-)


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*la ricetta originale prevedeva 2 uova e 2 tuorli, ma così non mi sarebbe tornato il conto con gli albumi per la meringa, quindi mi sono un po' aggiustata le proporzioni
**la ricetta originale prevedeva 300ml di panna, ma mi sono sembrati un po' "abbondanti"
***la ricetta originale prevedeva 2 CUCCHIAI di succo di limone, ma a me sembrava veramente troppo poco, quindi per non sbagliare, snono andata ad occhio, e alla fine ho messo il succo di un limone e mezzo!
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