domenica 29 novembre 2009

Sweet home



Di nuovo a casa.
Quest'anno sono arrivata un po' tardi e mi sono persa novembre.
Il giallo forte dei tigli e il color ruggine delle foglie di ippocastano.
Gli arbusti selvatici che delimitano i campi sono però ancora colorati di rosso e di bacche.
I rami portano qualche foglietta sul punto di staccarsi.
Come le disegnavo alle elementari.
Adesso mi sembra che la mia attenzione per la nature venga in buona parte da quei disegni.
E da quel tema, uguale, che si ripeteva di anno in anno. Io lo odiavo. «descrivi l'albero che si vede dalla tua finestra». Lo odiavo perche noi non avevamo nemmeno un pezzetto di giardino, il pezzo di terra marrone di un orto, ed io, per quanto facessi il giro delle finestre della casa, riuscivo solo a vedere un alberetto in un cortile-giardino di una palazzina un po' triste dall'altro lato della strada.
Ogni anno lo stesso problema. Ogni anno lo stesso albero. Sembrava così uguale. E allora ho cominciato ad immaginare. E adesso non la smetto più di pensare il paesaggio.... ;-)
La storia si ripete, ancora niente giardino, niente orto, addirittura niente terrazzo, a roma.
Ma quando arrivo a casa, dall'altra parte dell'appennino, mi sembra che il mio giardino sia tutta la campagna intorno.
Così bella e malinconica, in autunno, che sembra dorato anche il selciato, giù in piazza...

sabato 28 novembre 2009

quagliette arrosto, noci e melagrana

operazione secondi di carne, fase 3

Il genietto che alberga in me ha pensato che il primo approccio con il cucinamento di un intero pennuto sarebbe stato facilitato dalle dimensioni del suddetto. Il genio suggeriva: «pennuto piccolo = pennuto facile». Io mi fido di lui (del genio, non del pennuto!), e mi sono lanciata senza paura, priccolo grande errore di valutazione (ndr).

Tutto è iniziato un mercoledì sera appena uscita dal lavoro. Ho chiamato il macellaio al telefono per prenotare le quaglie (il macellaio lo avevo scelto il sabato precedente, dopo un piccolo sopralluogo per la circoscrizione – occhio, la mia è la quarta circoscrizione di Roma, conta gli stessi abitanti del centro di Firenze, o di Bologna, più o meno... siamo sui 200.000, insomma, diciamo non proprio un piccolo quartiere...). La moglie del macellaio ha gridato al telefono: «Fraaaanco! E' la signora delel quaaaglie!». Ho preso nota mentalmente «signoradellequaglie». Quindi quattro quagliette prenotate per il venerdì successivo.
Il venerdì, appunto, ho riattraversato la circoscrizione per prelevare i pennuti, e ho chiesto QUALCHE consiglio al signor Franco. «Je dà una lavatina, una scottatina sulla fiamma per togliere le ultime pennette, e poi le cuoce...». Giusto. Registro mentalmente: «scottatina».

Vado a casa e questa prima simpatica operazione mi prende quasi un'ora (nb: non ci vuole un'ora a pulire le quaglie! Sono io che non sono avvezza). Mentre la casa prendeva l'odore del culetto di quaglia sbruciacchiato (piuttosto disgustoso, a mio parere), mi faccio venire in mente un sacco di pensieri funesti: quattro cadaveri di animale in casa che sto torturando (pensiero1 – perchè a vederlo sanosano, l'animale, un po' di effetto lo fa, almeno a me); con il sacrifizio di un maiale quante persone ci mangiano? 20? 50? 80? con quello di 4 quaglie? 2? (pensiero2); sono una criptovegetariana? (pensiero3).

Ho cercato di fare ordine nella mia mente e ho chiarito solo la terza delle tre domande: no, un po' di carne si mangia, pocamabuona, magari bio, magari cresciuta dietro casa, se possibile, magari macellata vicino, magari mangiata con una certa devozione, e rispetto per la bestia (tra l'altro pure una carota, mi viene da mangiarla con devozione, adesso che ci penso....).
Continuavo a ripetere come un mantra: «sono la signoradellequaglie, signoradellequaglie, signoradellequaglie».

Squilla il telefono. Nell'altra stanza. No cordless. Guardo Gatòo. Lui mi guarda dal soggiorno. Si tiene lontano ma non perde un solo movimento. Guardo le quaglie. Credo che per lui siano una specie di quattro tacchini del giorno del ringraziamento. Le ficco in un piatto, e come un cameriere mi dirigo con il piatto di ceramica bianca, molto chic, con 4 cadaveri pallidi di pennuti dentro, sotto stretta sorveglianza, in camera da letto.
Sottolineo che l'odore di culetto di quaglia bruciata aveva già invaso tutta la casa.
«Meglio i croissant», penso.
Finisco al telefono e torno in cucina. Sguardo vigile di Gatòo su ogni mia mossa.
«Non ti ci mettere anche tu». Rimane bravissimo e ubbidiente.
Mi rimetto a cucinare. Sono già esausta.

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ingredienti
4 quagliette
1 melagrana
16 noci
1 bicchiere circa di vino rosso
sale, olio, pepe
insalatina per servire

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Sgranare la melagrana tagliando via prima le estremità, poi facendo dei tagli longitudinali lungo la buccia per poterla togliere, e raccogliere i grani in una tazza.
Aprire le noci e spezzettarle grossolanamente con le mani. Riporle in una ciotola.
Scaldare un filo d'olio d'oliva in una teglia da forno (che possa resistere al fuoco) e rosolarvi bene le quaglie, facendole dorare e diventare croccanti su tutti i lati.
Levarle e teneterle da parte.
Togliere la teglia dal fuoco e deglassate con 1 bicchiere di vino rosso, fino a ridurlo della metà. Regolare di sale e pepe. Togliere dal fuoco e mettere da parte.
Farcire le quaglie con metà delle noci e metà della melagrana, «fermare» con uno stuzzicadenti e legare le zampe delle quaglie con lo spago da cucina.
Cuocere al forno nella stessa teglia (una volta tolto il fondo di cottura e tenuto «separato»), aggiungendo un filino d'olio solo se occorre. A 180-200°C per una ventina di minuti, o finchè bucando la carne con uno spillo, non ne fuoriesce un liquido limpido.
Adagiare le quaglie ancora calde sui piatti con un ciuffetto di insalata, nappare con la salsa, guarnire con la melagrana e le noci restanti.

Mamma che fatica, le prime due fasi dell'auto-corso di cucina sulle carni (tacchino e maiale), al confronto sono state una passeggiata di salute, per non parlare di quanto è più facile mangiarli!!!!

;-)

mercoledì 25 novembre 2009

millefoglie ai fichi

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La ricetta viene da un numero della Repubblica delle Donne di un cinque anni fa giusti giusti (giorno più, giorno meno...). Sabato 4 dicembre 2004. Di quelle ricette che le leggi e le tieni in mente, e vai avanti, lenta e inesorabile, finchè un giorno non ti decidi, o meglio finchè non ti senti veramente ispirata, e la fai.
Ci sono giornate da fichi cotti al passito, no? Poi bisogna vedere se hai lì sotto mano il passito, se hai la pasta fillo (trovata da Castroni, tempo fa ho aggiornato la lista della spesa, qui), se hai insoma tutti i pezzi per una ricettina come questa, che non è proprio come fare un ciambellone al volo, eh?
Da questa necessaria concomitanza di ingredienti, e dalla proverbiale mia lentezza nel decidermi a fare alcune delle ricette che stazionano (anche a lungo, abbiamo visto) nel mio cervello dipendono a volte i tempi di realizzazione.
Ma finalmente eccoci qui.

Questo lo svolgimento.
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ingredienti (per 9-12 millefoglie)
15 fichi secchi
250ml vino dolce passito
1 cucchiaio di zucchero
1 pezzetto di scorza di arancia bio
250 gr panna acida (la ricetta originale prevede caprino)
3-4 fogli di pasta fillo
60-80gr mandorle a lamelle
burro fuso q.b.
miele di castagno q.b.
mandorle a scagliette q.b.
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Scaldare il vino con un cucchiaio di zucchero e il pezzetto di scorza di arancia in un pentolino alto e stretto. Quando raggiunge il bollore, aggiungere i fichi secchi spezzati a metà, togliere dal fuoco e lasciar marinare un paio d'ore.
Amalgamare la panna acida con 3 cucchiai di miele di castagno.
Stendere un foglio di pasta fillo sulla teglia rivestita di carta da forno e spennellata con il burro fuso, cospargere la pasta con 20gr di mandorle a lamelle, stendervi sopra il secondo foglio di pasta fillo, poi spennellarlo con il burro fuso e cospargerlo di 20gr di mandorle a lamelle, e proseguire così terminando con uno strato di pasta fillo.
Tagliare la pasta in 9 o 12 rettangoli e ricoprire con la metà della crema di panna acida e miele, aggiungere i fichi sgocciolati, irrorare di miele e cospargere di mandorle a scaglie.
Infornare a 170°C per 20-25'.
Servire con la crema rimasta, irrorando con il passito in cui sono stati marinati i fichi.


lunedì 23 novembre 2009

vellutata di rape bianche e noci

con pesto di foglia di rapa!!!
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Questa è una zuppetta vaniglia-style, creata in un momento di grande ispirazione (tutto è sindacabile, dato che me lo sto dicendo da sola... ;-)), e su "imbeccata" di Monsieur Patou, che aveva portato dal supermercato unmazzetto di rape, dicendo (ridendo) "vedi cosa ci puoi fare. se non ci fossi io che ogni tanto ti porto qualche ingrediente nuovo da cucinare, posteresti sempre le stesse cose (che sfacciato!)!!).

Ecco, lui ha portato le rape, ed io mi sono buttata in una delle mie preparazioni preferite, soprattutto in questo periodo dell'anno: vellutate. In verità era da un po' che pensavo a questo tipo di accostamento, con le noci per arricchire il sapore "compatto" della rapa bianca...
Poi, dato che non mi andava neanche un po' di sprecare le foglie di questi simpatici ortaggi, e mi ci stava bene qualcosa di verde col bianco, sono andata di pesto.
Che soddisfazione.

La metterei insieme alla vellutata di carote, nocciole e rosmarino, nella mia personale top-five delle zuppe.
Della serie "vitamina + frutta secca": mamma mia quanto ci vogliamo bene! ;)

ingredienti (per 4 persone)
600 gr rape bianche
1 cipolla bianca
2 coste di sedano
1 carota medio-piccola
1 lt circa di brodo vegetale
sale e pepe
100gr noci sgusciate+ una manciata per il pesto
foglie delle rape
olio EVO per il pesto
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Lavare be spazzolare le rape, eliminare le foglie e la parte sotto (quella che sembra la coda di un topino), tagliarle a pezzetti.
Affettare sottilmente la cipolla, il sedano, la carota, ben lavati. Farli appassire in un filo d'olio per qualche minuto, poi aggiungere le rape a pezzetti. Lasciar ammorbidire rimestando per qualche minuto e aggiungere poco sale.
Coprire a filo con il brodo e lasciar cuocere una mezzoretta (o finchè le rape non sono morbide).
Nel frattempo preparare il pesto togliendo laparte dura delle foglie, tagliandole grossolanamente a pezzi, e metetndole nel cutter con una maciata di noci spezzettate, il sale, l'olio. Tritate grossolanamente.
Quando le rape vi sembrano morbide da poterle passare al minipimer (dopo una mezzoretta, come dicevamo), frullare, poi aggiungere l'etto di noci sgusciate e spezzettate, e poi continuate a frullare con il frullatore ad immersione.
Togliere dal fuoco, aggiustare di sale.

Servire con il pesto di foglie di rapa, e qualche gheriglio di noce.

Buonissima, e il giorno successivo da urlo.

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Trovate questa ricetta anche nella raccolta di Anice&Cannella dal nome "Le migliori ricette del 2009"



Le migliori ricette del 2009


Read more: http://aniceecannella.blogspot.com/#ixzz0bfudLfHr

sabato 21 novembre 2009

ultime da torino....

salvi capra e cavoli!

cari tutti.

Vi propino un primo breve resoconto della giornata torinese e cavolettiana di mercoledì 19 (sono tornata alle 5.51 ieri e ho litigato tutto il giorno con blogspot che non mi faceva pubblicare, abbiate pazienza ;-P).
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Prima cosa breve ringraziamento a Marie e a Sandra, che mi hanno praticamente adottata per due giorni (dato che non ero neanche -come dire?- in grande spolvero, mercoledì scorso...) e senza le quali la mia "trasferta" non sarebbe stata così speciale (o forse non ci sarebbe proprio stata....?), e, manco a dirlo a Sigrid e a tutta la brigata dei venti supercuochi che hanno cucinato indefessi dalle 11.00 circa di mattina al pomeriggio, per poi servire a tavola nei ristorantini di Eataly fino alle 22.15. non un minuto più non un minuto meno.

Non so se conoscete Eataly, per chi non avesse ancora avuto il piacere (tipo me, fino a un paio di giorni fa), la cosa funziona più o meno così: si tratta di un enorme mercato gastronomico, con sedi a Tokio, Bologna, Milano, Pinerolo, Torino, punti di incontro con la gastronomia in varie forme, dagli ingredienti di qualità ai grandi chef in persona, ai libri a tema, ai corsi di cucina, a tutta una serie di appuntamenti dedicati.
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All'interno di Eataly ci sono dei ristorantini tematici, in cui, secono il modello dei grandi mercati (avete presente la Boqueria a Barcellona?) la consumazione dei cibi avviene al banco, in modo che il pasto sia al tempo stesso anche degustazione, e la combinazione dei ristorantini che si intende scegliere costituisca alla fine una sorta di pranzo, o cena, itinerante.
In occasione della presentazione del libro di Sigrid, ogni ristorantino ha offerto un fuoritema, ovvero una portata "ospite", a base di cavoli, preparata (e soprattutto servita!) da noi, sotto la supervisione di Sigrid e dello staff Eataly.


Ecco il menù "aggiunto" della serata:

- Crostini con Crema di cavolo rosso e cumino, crema di cavoletti e colatura di alici, crema di cavolfiore zafferano e uvetta
- Lasagna di cavolo verza, taleggio, pecorino e salvia
- Cavoletti di Bruxelles, mele caramellate, pinoli e pecorino
- Cakes di baccala' con purea di cavoletto e nocciole
- Sformatino di cavolfiore con fonduta cacio e pepe e pancetta croccante
- Hamburger di carne de La Granda con insalata di cavolo cappuccio
- Pizza broccoletto, gorgonzola e vongole
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Il risultato è stato stupefacente. Tutto è andato liscio, non abbiamo toppato un piatto, e soprattutto ci siamo divertiti da morire. Le ricette tarate alla perfezione, come semplicità e praticità di esecuzione, come sapore, presentazione e adattabilità alla situazione...
Devo dire che entrare per le porte basculanti delle enormi cucine di Eataly dà quel lieve brividino nella schiena...
Il giorno successivo passeggiatina, dato che non avevo mai visto Torino.
Città bellissima e strana.
Le piazze "chiuse", anche se non prospetticamente, anzi, nel centro le strade principali le inanellano assolutamente "in asse" (per gli spazi che ho potuto vedere io, così, camminando qua e là in centro...). C'è una spazio enorme, ma l'effetto è stranamente "murato". Grande e spazioso, ma murato. Ci sono quinte costruite ovunque.
Il verde invece al contrario è estremanete aperto e variabile (almeno quello che ho visto io, il parco del Valentino, e un'altra area verde, che affianca il Po), pensato secondo serie di scorci successivi e molto molto variabili, come quota, come colore (giallo, rosso, marrone e verde, pieno di latifoglie, io ero al massimo della contentezza, ieri, durante la mia passeggiatina defatigante....), come percorso.
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La città ha un rapporto bellissimo e piuttosto immediato con il fiume (io non ho ben capito 'sta cosa che i torinesi a roma c'hanno appioppato muraglioni sul Tevere da 11-13 mt, tutto bello infognato, e loro hanno questo splendore di sponde morbide, rapporto visivo diretto, prati verdissimi e alberi giallissimi e acqua e case a perdita d'occhio.... sì, vabe', il regime torrenziale del "Biondo", le esondazioni storiche, etc. etc, però che invidia.... ;-P


Appena posso ci torno, confesso, era la prima volta!
foto belle da vedere (fatte da matteo, compagno di brigata): qui
altre notizie sulla giornata (elenco in corso di aggiornamento): qui, da Benedetta

martedì 17 novembre 2009

insalata tiepida di castagne e cavolini di bruxelles

..e che ognuno si faccia i cavoli degli altri!

Dunque siamo in partenza, finisco di ficcare qualcosa in valigia e mi incammino.
Vi lascio con una specie di promemoria, tratto dal secondo numero di una rivista di cui abbiamo già parlato un paio di volte, e che sembra non dispiacerci affatto.

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ingredienti per 4 persone
300gr di marroni
300gr cavolini di bruxelles
20gr burro
2 foglie di alloro
1 cipolla
1/2 cucchiaio di semi si sesamo*
sale

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Sgusciare i marroni, sbollentarli qualche minuto per poterli privare della buccia.
La ricetta originale prevede di farli bollire per 40' in abbondante acqua salata. Nel mio caso è stato necessario sbollentarli a lungo fin da subito (perchè la simpatica buccia non veniva via manco a cannonate, che volete, a volte 'ste riviste di ricette ti scrivono in mezza colonna, con leggiadria, un'operazioncina di quelle di lacrime e sangue...). Sono stati infatti in acqua bollente per almeno una mezzoretta. Vi consiglio inoltre di non tirare fuori le castagne tutte insieme, in modo che ne rimangano sempre una parte nell'acqua, e tutte possano esere sbucciate con la stessa facilità.
A questo punto le mie castagne erano abbastanza morbide, quindi le ho passate direttamente in una padella capiente in cui avevo fatto fondere per 5' nel burro le cipolle affettate sottilmente e i semi di sesamo, poi ho aggiunto i cavolini di bruxelles lavati, tagliati in due longitudinalmente, e a cui avevo tolto le due foglie più esterne.
Salare leggermente, lasciar insaporire 5', aggiungere le foglie di alloro, poi coprire a filo d'acqua,
Cuocere per una ventina di minuti, di cui i primi 10 con coperchio.




Buona tiepida, abbastanza consistente da poter costituire un secondo piatto, magari aumentandone un po' le dosi, perfetta per il lunch box, quindi anche a temperatura ambiente!




io a questo punto vado, e speriamo di non combinare troppi casini!

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*la ricetta originale prevedeva la stessa quantità di semi di senape







sabato 14 novembre 2009

cookies al cioccolato e nocciole

...merenda per il finesettimana

Dunque al volo, dato che prevedevo di postare entro la mattinata, mentre ho avuto un paio di cosette da fare (sta per arrivare una nuova vellutata superpreferita, creata giusto oggi, e che mi rende stranamente euforica... mah, 'ste zuppe!)...
Quindi dicevamo, cookies.
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Era un anno che rincorrevo l'idea di preparare questi biscotti con cioccolato e nocciole, che fossero solidi però, non morbidi (buoni per carità, mi è capitato di assaggiarli da Sturbucks, ma mi parevano un po' untarelli... insomma il burro "ce deve da sta'", ma non si deve sentire troppo, no? :-P).
Avrò la ricetta in mille libri, li avrò visti in 100 blog, ma avete presente quando anelate ad una ricetta da tanto tempo? vi sembra che niente faccia il caso per voi....
Questo è un esperimento, direi piuttosto ben riuscito, e recita così:
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ingredienti
250gr farina
140gr zucchero
1 bustina di lievito
130gr burro
1 uovo
150gr cioccolato fondente a scaglie
60gr nocciole
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Mescolare farina, sale lievito e zucchero. Aggiungere il burro freddo a pezzetti e l'uovo. Amalgamare con l'aiuto di una forchetta formando un impasto «bricioloso». Aggiungere le nocciole grossolanamente tritate e il cioccolato fondente tagliato in scaglie. Con l'impastocreare delle palline di circa 3-4 cm di diametro e disporle su un foglio di carta forno.
Porre in frigo a riposare per 20' circa, poi disporre il foglio sulla placca del forno e schiacciare leggermente le palline.
In forno a 180° per una decina di minuti.
non male con bicchierone di latte fresco!

giovedì 12 novembre 2009

vellutata di cavolo nero...

...rinforzata!


Si parlava in qualche recente commento di influenza, e mi sono ricordata che nel corso del mio ultimo "incimurrimento", mi sono autopropinata queta minestrella molto bio e molto vitaminica...
La verità è che quando arriva a casa il cassettone di frutta e verdura bio, se, come di questi tempi, è presente il cavolo nero, mi viene subito un attacco di panico, dovuto al fatto che, così com'è, già non mi entra nel frigo.
Quindi mi viene da farlo subito a pezzi, cuocerlo a lungo, per scaldarmi ancora prima di mangiare, e poi aggiungere minestra, magari formaggino, olio extravergine d'oliva, parmigiano.
La ricetta è quasi una non-ricetta, tanto è semplice! Si tratta di pulire le foglie di cavolo nero liberandolo delle coste dure, di lavarle e di tagliarle sottilmente. Poi si fa un soffritto con un filo d'olio d'oliva, una costa di sedano, una cipolla e un paio di carotine (anche un paio di patate sbucciate e tagliate sottili non ci stanno malissimo, io per esempio tsvolta le ho messe). Si aggionge il cavolo, si copre a filo con l'acqua, si aggiunge un pizzico di sale e si lascia cuocere per 20/30' (oppure si aggiungono un paio di litri di brodo vegetale, ma in questo caso aspettando a salare), poi si toglie dal fuoco, si frulla con frullatore ad immersione, si aggiusta di sale, se occorre si aggiunge un po' di acqua calda o brodo, e si versa la minestrina. Si prosegue a questo punto la cottura per il tempo necessario e si serve, con l'aggiunta di olio, formaggino se si è golosi come me, o parmigiano grattugiato.
Come avete capito questa è una zuppa assolutamente libera, si mettono gli ingredienti che offre la dispensa. Se manca qualcosa, poco male. L'importante è il cavolo, e il colore stupendo, che viene alla fine. Come dice la mia amica Evelyne, la zuppa ci guadagna se fatta "invecchiare", magari una notte.
In questo caso si può preparere in anticipo, e procedere all fase di aggiunta minestrina in un secondo momento.

Per riepilogare ecco gli ingredienti, per 4:
600/700gr di cavolo nero
1 costa di sedano
2 carote
2 patate piccole
1 cipolla
2 lt brodo
olio, sale, formaggino e/o parmigiano







mercoledì 11 novembre 2009

birra, libri e cavoli!

Open Baladin + Sigrid
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Ecco, ho aspettato sedici-giorni-sedici per agguantare il cavol-libro, e adesso non mi pare vero di averlo preso, visto, FATTO FIRMARE, guardato e riguardato.
Lei, bellina, ha autografato cataste di volumi per più di due ore, sempre sorridente, non trascurando mai di fare un paio di chiacchiere con ognuno di noi.
Il libro è bello, che dire, somiglia a lei, somiglia al blog, all'immagine schietta del cibo cucinato che ci siamo fatti di lei durante questi anni.
Veramente spontaneo ed estremamente curato al tempo stesso, ovvero, curato senza perdere in spontaneità, in per fetto stile Sigrid, con il suo occhio fotografico sui colori, sui dettagli, sugli odori (ma come farà mai, questa benedetta ragazza, a saper fotografare gli odori?)...
Al ritorno, in autobus, ho quasi rischiato di arrivare al capolinea, dalla parte opposta di Roma, tanto ero presa nella lettura.
Le ricette sono luoghi (o i luoghi di sigrid sono ricette?), sono tempi (e ricordi), e sono persone. Mi hanno colpita, come ogni sua preparazione, ne ho già una dozzina di superpreferite da fare presto, ma soprattutto mi hanno colpito le introduzioni alle ricette, veloci ed impeccabili, come nel blog. La cosa bella è che non si trattava di una sorta di copiaicolla da blog, come mi è capitato di leggere altrove, ma erano così "non-mediate", così "raccontate", che sembrava stare lì a parlare davanti una tazza di thè...
Un'ultima cosa che a me piace assai, della tipa e di questo libro: è così riservata. Voglio dire, è riservata, ma riesce a trasmetterti tutto, senza mettere in piazza, senza l'aiuto di troppe parole, tante "ammuìne", senza sbracciarsi tanto, e nel frattempo a te arriva ogni cosa, il mare di Ostende, la merenda dell'infanzia, i viaggi estivi e il sud dell'Italia...




martedì 10 novembre 2009

ancora un paio di confidenze

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Dunque da brava mi accingo a fare i compiti che mi ha assegnato Carolina qualche gg. fa, o meglio a raccontarvi 10 cose di me che ancora non sapete.
Sì, suona un po' poco riservato, come post, e abbastanza impertinente nel finale, che consiste nel passare la palla ad altre 10 persone; non so ancora se avrò il coraggio di totalizzare un numero così cospicuo di potenziali "antipatizzandi", ma vado avanti per fasi, e fra qualche riga si vedrà.
Intanto affrontiamo la fase 1, le dieci cose che non si sanno di me...__
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1. come ho iniziato a cucinare (tanto).
A cavarmela me la sono sempre più o meno sempre cavata. Ovvero dolci, quelli prima di tutto, e in varie salse (il dolcetto della domenica per mio papà); ma di fatto la necessità (e poi la curiosità) della cucina viene dai tempi dell'università. Per necessità della cucina non intendo quella relativa al bisogno di mangiare, quello si può soddisfare anche con pane e ricotta, e credo che l'essere studenti offra ampii diritti in merito, ma quella relativa al bisogno di distrarmi, di scaricare la tensione, o superare la stanchezza. Così ho iniziato a cucinare, con le mega-pizze a casa (che condividevo con mia sorella, le mie due cugine e mio cugino - quello della torta perfetta al cioccolato per intenderci), a cui venivano inviatati gli amici di tutti, e i colleghi di università con cui studiavo e che erano (e sono tutt'ora) un pezzo importante della "famiglia allargata".
Diciamo tra le 10-14 persone alla volta (pizza, birra e un dolcetto, la cosa che economicamente si sosteneva di più!), e vi assicuro che impastare tutta quella massa di roba era efficacissimo.
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2. cucina - fotografia: cinque a zero!
Sì, mi piacciono tantissimo le belle foto di ricette ben realizzate. Adoro la fotografia (da sempre, da prima ancora di preparare pizza per tutti!), ma preferisco di gran lunga cucinare. Forse molto dipende dal fatto che a Roma non ho molta luce, molti fondi neutri, molto "campo di azione" (oddio, non oso immaginare al mio campo di azione ideale, effettivamente). Per dirla diversamente, se sono stanca stanca o sotto pressione,e mettiamo che è notte fonda ma ho l'adrenalina ancora un filino in circolo, se la giornata è uggiosa, se è troppo caldo e sento che la pressione mi si abbassa sensibilmente, se sono arrabbiata o preoccupata, mi viene da cucinare, e non da fotografare....
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3. immagine del frigo vuoto.
5 mele bio, mezzo chilo di carote bio, sciroppo d'acero, glucosio liquido e una chilata di burro (4 panetti da 250 gr)
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4. immagine della dispensa vuota.
1 confezione di orzo perlato, mezzo pacco di riso, 1 pacco di lasagne di kamut, 3kg di cioccolato fondente (versione invernale).
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5. carattere.
sono un pochetto ansiosa, no, mi correggo, sono molto appassionata delle cose. mi butto a capofitto nelle attività che mi incuriosiscono (quasi tutte), e vorrei che le cose venisse sempre come dico io. Vorrei che venisse tutto sempre bene, anche se questo è impossibile, o forse anche "sbagliato". Quindi mi infastidisco quando ciò non avviene (ma poi mi passa subito).
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6. carattere2.
Sono cocciuta e anche un po' disobbidiente. O meglio, sono molto obbidiente alla mia capoccetta. Quando questa decide che vuole fare un cosa, non c'è verso, sono una specie di ariete; se invece non mi va giù, diventa molto, molto difficile convincermi...
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7. amici.
Quando ero piccola avevo due amici immaginari (carolina, che te ne pare? ;-)): bombo e cippo. Cippo era molto disobbediente e faceva un sacco di cose sbagliate, la pipì in terra o nel lettino, giocare con l'acqua in bagno, ... (ok, sì, in verità ero io!). Bombo invece era buonissimo, chiedevo a mamma che apparecchiasse anche a lui la tavola, papà al mare ha avuto anche la pazienza di comprargli un salvagente, era mio amico! Cippo è sparito prima, Bombo ha resistito un bel po', poi è scomparso esattamente come era apparso, appena nata la prima delle mie due sorelle...
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8. magia?
So indovinare i gusti delle persone. L'ho scoperto lavorando appena laureata in una delle migliori gelaterie di Roma (la migliore, lo posso dire, tanto non la nomino e non sto facendo pubblicità): 60 gusti di gelato, variabili secondo le stagioni (quindi per almeno più di 120 ricette).
"Sentivo" cosa volevano gli avventori prima ancora che entrassero, anzi, ad essere precisa lo sapevo ancora prima di alcuni di loro. Una forma di istinto, una specie di stregoneria: quella ragazza dai ricci rossi e le lentiggini mi chiederà il gusto con riso venere e petali di rosa, quel signone magro, canuto ed elegante deve assaggiare il gelato alla ricotta abbinato a quello ai fichi, quel giovanotto deve sentire lo zabaione al recioto, con il cioccolato fuso...
E' una sensazione molto bella....
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9. disordine.
Faccio un discreto casino quando cucino, mi cadono le pentole dalle mani in continuazione, e odio lavare i piatti, sono così tanti e non so mai dove appoggiarli.
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10. passaparola.
Non sopporto le catene di S.Antonio, ed è per questo che adesso mi farò forza e passerò il giochino delle "10 cose di me" a qualche sfotunato avventore.....


Barbara, di chezbabs
Michelangelo, di canto del vino
lise.charmel, di il bistrot di lise
10 proprio non ce la faccio, e spero che intanto questi sei non me ne vogliano troppo... ;-P

venerdì 6 novembre 2009

muffin integrali con banana, avena e noci

In casa mia ci sono due diverse scuole di pensiero.
Monsieur patou è fermamente convinto che le banane vadano conservate fuori dal frigo (e a lui piacciono "stagionate"), mentre io sono assolutamente convinta che vadano tenute in frigo fin dal primo momento dopo l'acquisto (e infatti a me piacciono praticamente verdi).
In linea di massima prevale il metodo di conservazione "Patou" e loro vivono in un cestinello, tranquille e gialle, sotto il mio costante monitoraggio.
Perchè, non so se lo avete notato anche voi, DA UN GIORNO ALL'ALTRO diventano nere, così, senza preavviso, lasciandovi sgomenta ad immaginare come utilizzarle...
D'estate si procede in geneere attraverso frullato o smoothie (http://vanigliacooking.blogspot.com/2009/06/smoothie-albicocca-e-banana.html), in periodi intermedi un crumble (http://vanigliacooking.blogspot.com/2009/07/crumble-veloce-alle-banane-caramellate.html) è perfetto, mentre con il freddo vedo che tendo a fare cose lievitate.... piccole, di facile consumo, tipo muffin !
Ora, siccome le banane anneriscono piuttosto repentinamente (ho notato che se indugio circa un giorno nel "trasformarle" diventa difficoltoso anche sollevarle, mi da sempre l'impressione che si spezzino da un momento all'altro!!!), non è che si abbia sempre la possibilità di accucchiarle alla farina di riso (http://vanigliacooking.blogspot.com/2009/07/muffin-alla-farina-di-riso-e-alla.html), o altre cosette chic.
Dunque questi muffin, con le banane in via d'estinzione e con un residuo di fiocchi d'avena (memore dell'accostamento banana-avena che mi autoripropongo spessissimo), sono stati fatti sulla base di un ricetta del caro Bob - http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/grossman_marc-muffin.aspx?ean=9788895056197 - (mado', vi ricordate Laura Palmer?), un po' cambiata, sempre per adattarcela alla dispensa in via di smaltimento...

ingredienti secchi
240gr farina integrale
90gr fiocchi di avena
3 cucchiaini di lievito in polvere
50gr zucchero di canna
60 gr di noci a pezzetti
1 pizzico di sale
ingredienti liquidi
50gr latte
100gr latte fermentato
110gr yogurt
105gr burro fuso
60gr miele
3 uova
2 banane medie schiacciate con una forchetta

1 o 2 cucchiai di zucchero di canna in cristalli per spolverizzare

Forno a 180°C.
Mescolare tutti gli ingredienti secchi, salvo le noci. Mettere da parte.
Mescolare tutti gli ingredienti liquidi.
Aggiungere l'impasto liquido a quello secco, poi di seguito le noci.
Mescolare velocemente e piuttosto grossolanamente.
Trasferire l'impasto in 16 stampi da muffin (io ho usato uno stampo da 12, + 4 altri piccoli stampini) rivestiti con pierottini per muffini.
Cospergere di zucchero di canna in cristalli.
Infornare per 20-25'.


p.s. scusate, ogni tanto questo fastidiosetto problema con i link, che mi costringe aq scriverli per esteso... :-/

giovedì 5 novembre 2009

arrosto di maiale con patate e castagne

Seconda fase dell'arrosto: il maiale.
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Ho scoperto che con i piatti di carne ho bisogno di una carotina da legarmi davanti attaccata ad una canna da pesca (come gli asini!! ;-P))
Con il tacchino erano mele, prugne e sidro, qui sono le castagne, alla prossima... eheheh, alla prossima vi dico poi!

Questa ricettina viene para-para dal secondo numero de la Cucina del Corriere della Sera, ne avevamo parlato qualche tempo fa, il secondo numero è stato acquistato e devo dire, come ricette mi è piaciuto ancora più del primo (vediamo come prosegue la cosa...), forse per tutte quelle castagne...

Ad ogni modo dicevamo, un frutto accostato alla carne, mi arruffiana la ricetta, così riesco a cucinarla – un po' – anche io!

Riporto quasi fedelmente

ingredienti per 4 persone
900 gr di arista di maiale*
600 gr di patate novelle bio
300 gr di castagne
1 o 2 spicchi d'aglio
2 rametti di rosmarino
olio extravergine d'oliva
1 dl brodo di carne (o poco più)
sale
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Far appassire l'aglio intero in una teglia con 2 cucchiai d'olio e gli aghi di uno dei rametti di rosmarino per 5'; aggiungere la carne di maiale, farla rosolare (girandola nell'olio) per qualche minuto, poi bagnare con il brodo e passare in forno a 180°C per circa 1 ora, o poco più.
Sgusciare nel frattempo le castagne, e sbollentarle per pochi minuti per privarle della pellicina/buccia interna.
Lavare le patate novelle, spazzolarle benbene, e cuocerle con la buccia per 10' in acqua bollente salata, poi scolarle e tagliarle longitudinalmente in due.
Dopo circa 30' di cottura aggiungere le patate alla carne, dopo 40 le castagne, bagnando ogni volta il tutto con il sugo di cottura che si è formato nella teglia.
Se occorre aggiungere un filino di brodo. Dopo poco più di un'ora togliere la carne dal forno, far riposare 5', tagliare a fette e riporre nel forno ancora caldo (anche spento!).
Sarvire caldo.

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(Attenzione a non cuocere il tutto troppo, o troppo poco; l'arista tende a seccarsi, quindi regolatevi anche con la grandezza del pezzo e consultatevi sui tempi totali con il macellaio – per me, che ho appena scoperto l'opzione «interrogatorio al povero macellaio», si è aperto un mondo.... ;-))

*la ricetta diceva lombata, ma quando l'ho chiesta al macellaio, lui ha cominciato a fettare un pezzo di carne, allora io, facendo l'indifferente, ho chiesto quale era invece il taglio da arrosto (e lui: «arista» - ma che lo chiedo a fare, mia madre me lo avrà detto 1000 volte, certo noi figlie dobbiamo andare avanti con la nostra ignoranza fino a sbattere il muso).

martedì 3 novembre 2009

ancora di nocciole e rosmarino e pranzo à porter

couscous integrale con nocciole e rosmarino...


dicevamo ricette superveloci e superbuone?
eccone un'altra fatta di niente...
questa è proprio sana-sana-sana, molto semplice, e una delle mie preferite.
Non è neanche una vera e propria ricetta, con i pesi e le misure, tutto sommato.

Per prepararla uso il couscous di frumento integrale della Palestina, del commercio equo e solidale, lo preparo con acqua in cui ho fatto bollire uno o due rametti di rosmarino, secondo le proporzioni indicate dalla confezione, e lo condisco semplicemente con nocciole tostate, olio extravergine di oliva, sale, e aghi di rosmarino freschi....

rigorosamente per il lunchbox, o per il rancio nei boschi!

lunedì 2 novembre 2009

cake carote nocciole e rosmarino

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E' novembre!
Sì, è novembre quello vero, con uggiosa pioggia, quantomeno qui a Roma.
Ottobre dorato, novembre piovoso, io che sto indietrissimo con le ricette da postare, ... insomma tutto sembra stare nell'ordine delle cose.
La situazione attuale è questa, a grandi linee.
Cucinare: tantissimo
Fotografare: di fretta
Luce: poca
Necessità di accendere il forno: tanta

Allora, di tutto ciò i risultati culinari sono soddisfacenti, e non vedo l'ora sempre di parlarvene, mentre quelli "estestici", quanto meno di restituzione fotografica, lasciano il tempo che trovano. Io cerco di fare esercizio di umiltà e posto lo stesso, da qui ai prossimi gg., e come si dice dalle mie parti "come véne véne!", perchè alcune ricette, create appositamente per soddisfare i miei capricci autunnali, sono per me di grandissima soddisfazione, come questa del cake che non solo comporta l'uso di una triade di ingredienti che amo tantissimo, ma è venuto BELLO ASCIUTTO ALL'INTERNO! Certo, relativamente a quanto possano venire asciutti i cake salati... avete notato?

Ad ogni modo dicevo, carote nocciole e rosmarino! Quando ho pensato di accucchiarli nella zuppa di qualche tempo fa, ne sono rimasta affascinata... quando poi ho realizzato che si potevano "mischiere" analogamente, ma per ottenere un risultato finale con una forma diversa, mi sono lanciata (a voi nonncapita mai, di entrare in fissa con un particolare accostamento di ingredienti??).
Ho seguito più o meno le proporzioni tipo da cake, solo che con un filino di farina in più (mah, bastava solo questo ad evitare l'"umidiccio" centrale??)
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ingredienti
220gr farina integrale
100gr latte fermentato (o latte)
100gr emmenthal grattugiato
3 uova
3 carote medio-grandi
50gr nocciole tostate
70gr olio
1 bustina di lievito
sale
1 o 2 rametti di rosmarino

Pelare le carote con il pelapatate e grattugiarle a julienne, poi passarle al minipimer per assottigliarne la grana il più possibile, fino quasi a ridurle in purea.
Aggiungere il latte, le uova mescolando, l'olio e l'emmenthal grattugiato.
In una terrina mescolare farina, sale e lievito.
Unire gli ingredienti secchi a quelli umidi, aggiungere le nocciole (una parte molto grossolanamente grattugiate, una parte intere - lasciarne una manciata per guarnire) e il rosmarino tagliato a pezzetti (lasciarne alcuni aghi interi per guarnire), infornare in uno stampo da cake a 180°C (già caldo) per 50'.
Buonobuono.

Da portare al lavoto con un'insalatina di carote grattugiate.


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