martedì 30 giugno 2009

crumble zucchine caprino e menta

ricettazucchina in extremis

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In genere non posto mai così tardi, ma forse per un pelo ce la faccio, con la ricettina alle zucchine per Evelyne (ne avevo promessa un'altra, già postata tempo fa, ma alla fine mi andava di fare qualcosa di nuovo... ;-P), viene dritta dritta dal magico libretto di Camille Le Foll, da me stramaledettamente usato, scopiazzato, assaggiato (senza intenzione di smettere)...
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ingredienti (per 4)
1 kg zucchine
250 gr formaggio di capra fresco
un pugnetto (scarso) di foglioline di menta
2 cucchiai di semola fine
150 gr farina integrale
75 gr burro
sale
olio EVO 2 cucchiai
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Lavare, mondare e grattugiare a "julienne" le zucchine, schiacciandole poi con le mani per estrarre l'acqua e aggiungere la semola, mescolando.
Mescolare alle zucchine il caprino tagliato a dadini e le foglie di menta lavate e tagliate finemente.
Stendere il composto in una pirofila.
In una ciotola, separatamente, preparare il top di crumble mescolando prima con la forchetta, poi con la punta delle dita, la farina, il sale, il burro e infine l'olio fino ad ottenere un briciolame gossolano.
Coprire le zucchine con le briciole e infornare a 180°C per 20-25'.





Questa ricetta partecipa alla

raccolta di Evelyne

tutto ruota intorno ad una zucchina

lunedì 29 giugno 2009

torta di albumi, con mandorle e albicocche.

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Ricetta tratta dal libro «Frutta» dei Sempliciessenziali di Donna Hay. Un po' ridotta nelle dimensioni e leggermente riadattata. Tra parentesi io è un po' che ci giro intorno, alle ricette con soli albumi, sempre però ottenendo risultati non esaltanti (mamma fa una torta « alle chiare » pazzesca che però riproposta da me viene sempre un tantino gommosetta, ancora non mi si è svelato l'arcano).
E' perfetta dunque per le rimanenze di albumi, a patto che si abbia in casa una buona scorta (manco tanto però!) di mandorle pelate da ricavarne un po' di farina...

ingredienti
5 albumi
170 gr di farina di mandorle (o mandorle pelate triturate finemente)
125 gr zucchero a velo
125 gr farina
1 bustina di lievito
70 gr burro morbido
2 cucchiai abbondanti di acqua di fiori di arancio
8 albicocche bio
50 gr circa di zucchero semolato

Scaldare il forno a 180°C.
Lavare le albicocche e tagliarle longitudinalmente a metà, privandole del nocciolo.
Montare a neve non troppo ferma gli albumi e, sempre continuando a mescolare con lo sbattitore elettrico ad una velocità media, incorporare la farina di mandorle, lo zucchero, la farina, il burro a pezzetti, l'acqua di fiori d'arancio, e il lievito.
Versare il composto in una teglia 22 x 22 cm (o equivalenti, va bene anche un classico diametro 24), precedentemente foderata con carta da forno, e disponetevi sopra le mezze albicocche dopo averle « spinte » ad una ad una sopra lo zucchero rovesciato in un piatto, in modo che i cristalli aderiscano alla superficie tagliata.
In forno per circa 40'.
Servire a temperatura ambiente.
Buona per il thè, e per la colazione! :)
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venerdì 26 giugno 2009

cheesecake salato ricotta mandorle e pistacchi

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Benebenebene.
Mi sto sbizzarrendo con le mandorle (quale-grande-novità).
E avevo questo simptico vasetto importato personalmente dalla Trinacria che non vedevo l'ora di impiegare.
E dato che il cheesecake ci piace tanto, ci siamo buttati sulla versione salata, e "cruda" (e pure senza uova, direi!).
La preparazione è terribilmente facile, e si presta ad un numero infinito di varianti e a delle situazioni di penuria in dispensa anche estreme.

ingredienti (per 4 tartellette, o una tortiere a fondo mobile del diametro di 24 cm)
120 gr crackers salati in superficie
30 gr fette biscottate
80 gr burro morbido
125 gr ricotta
125 gr pesto di mandorle
80 gr pistacchi
sale

Frullare nel cutter i crackers sbriciolati e le fette biscottate spezzettate con 80 gr di burro ammorbidito e un pizzico di sle (assaggiare per regolare). Distribuire il composto negli stampi schicciandolo con il dorso di un cucchiaio e riporre 10' almeno in frigo. "Spalmare" sopra ogni tortina uno strato di ricotta, uno di pesto e distribuirvi una manciata di pistacchi.

Mangiare.

Io ho servito il tutto con una insalata di spinacino e pinoli tostati...


p.s. variante: solo ricotta, con fette di pomodorini, pinoli e basilico.

mercoledì 24 giugno 2009

in alto fra le macchie

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Che giorni scombussolati, questi!
Voglia di cucinare tanta, tempo pochissimo, e la sera sono così distrutta da non avere un briciolo di forza....
Diciamo però che il finesettimana si è sopravvisuuti bene, in questo posto che conosco da qualche anno e che ogni volta, appena ci metto piede, mi regala un'istantaneo benessere, uno strappo immediato dalla città e dai rumori (il silenzio e il tempo, così preziosi ..), e tanta, tanta calma....




Macchie alte, ulivi, orti, apette.

Le Macchie Alte - Poderi di Montemerano (Grosseto)

venerdì 19 giugno 2009

cookbook test

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Sta iniziando il finesettimana, che bello!! Ho pensato di lasciarvi con una cosetta simpatica da fare, a chi vuole e quando vuole.....
L'idea viene da un test che tempo fa girava fra i blog di cucina, che mi aveva letteralmente entusiasmata, perchè uno inizia, poi chi vuole scrive sul proprio blog (o anche con un commento qui o sul blog che vuole e che "aderisce all'iniziativa"), che a propria volta "veicola" il questionario, e poi alla fine, tutti appassionatamente lincati l'un l'altro, possiamo leggere cosa ne pensano i "colleghi", e i lettori, dei propri libri di cucina e del proprio modo di usarli, creando così una rete di consigli e di impressioni da leggere trasversalmente....
Che ne pensate? Ci state?

Funziona così: si tratta di fotografare la propria piccola biblioteca culinaria (chi non ha il blog, può anche solo scrivere - e descrivere attraverso un commento ;)), e postarla rispondendo ad alcune domande, che ho in parte ho ripreso e in parte adattato a me (tipo una ricetta, no?).




Allora inizio eh (di chi è quella codina in alto a destra?)?

1. Secondo quale logica sono stati disposti i libri di questo scaffale?
Ovviamente, da brava maniaca, ho disposto i libri non per argomento ma per formato, non c'è niente da fa', la mia testa funziona così, ho xlo+ memoria visiva, per cui spesso, se devo ricordarmi dove ho visto una ricetta, riesco a ricordare prima il formato della foto, o il tipo di luce, o il formato del libro e il tipo di « supporto » in genere piuttosto che l'autore.
Dunque dicevo: ordine per formato, da sinistra a destra, quaderno ad anelli, più i « classici moderni » di Donna, i « robusti » con copertina telata (Jamie, Rose, ...); raccolta TOTALE della rivista di valore alimentare, quadernetto ad anelli con raccolta sulle proprietà degli alimenti, libretti vari sempre sulle proprietà degli alimenti; alcune uscite della « cucina d'estate » del corriere della sera, e i monografici della collana "l'osteria di dulcinea" della casa editrice il mulino don chisciotte, ormai rarissimi, ovver credo che sia cambiato il formato, ma a me piacevano più prima... Poi abbiamo come « rompitratta » il blocco classico della Guido Tommasi, messi in orizzontale perchè la mensola è troppo lunga, lo spazio soprastante troppo alto, lo spazio che rimane in nicchia troppo vasto, e poichè il tutto mi angosciava, e quindi dovevo limitare quel senso di indefinito con qualcosa di bello massivo e compatto, chi meglio di loro poteva farmi il blocco centrale (sopra, Sapo Matteucci e Michel Roux...)? Proseguendo a destra i « quadrati »: la piccola biblioteca culinaria e petits plats marabout, qualche inserto di rivista (ma senza la rivista), e un « quadrottino » sulle zuppe della casa editrice « Il castello ».
Andando appresso, in librone di pasticceria che mi ha regalato mia nonna Pasqualina e di cui sono gelosissima, ancora un paio di uscite del Corriere, il primo libretto di Sigrid, accanto al grande Artusi (trovo che stiano benissimo insieme (sì, va bene, ammetto che qui sono stata guidata anche dal colore (i gailli, rossi e aranci devo metterli per forza insieme, sennò mi scombinano troppo), poi ci sono un paio di quaderni rilegati in stoffa pronti per delle raccolte che ho in mente di fare da un po', (da ancora prima di aprire il blog...); ancora più avanti di nuovo verticale e di nuovo quadrati (gribaudo parragon e heinz beck, sembrano non accucchiarsi ma secondo me in entrambi, anche se i livelli non sono commensurabili, c'è qualche « lacuna », forse in un caso programmate, in un altro no, mah....), poi ancora un paio di monografie di Donna Hay, alcuni formati quadrotti, e poi finalmente quaderni, quadernoni, cartelline di raccolte di fogli di giornale e di appunti...

2. Quale libro raccommanderesti ad un amico/a che si intende di cucina?
Beh, Pentole e Provette (tra i « quadrotti », in fondo a destra), un libro sui perchè,perfetto per chi sa già i percome.

3. Quale ad un principiante che ama la cucina e vorrebbe imparare?
Assolutamente i libri del Mulino Don Chisciotte, sono splendidi, semplicissimi e ricchi, ovvero le ricette sono schiette e sostanziose senza essere pesanti, danno l'idea del cibo come nutrimento, li ho comprati apposta, anche su argomenti che pensavo di conoscere, proprio per non allontanarmi dall'idea di « cibo come frutto » (che appartenga insomma alla natura, che non sia qualcosa che si possa produrre, ma solo cogliere...), come qualcosa di cui essere grati..

4. Il più indicato per "cucinoterapia".
Sicuro Jamie Oliver, di cui ho già parlato tempo fa, lui ha un modo così allegro (scanzonato, direi) di cucinare...

5. Quale di questi libri ti ha reso quello che sei?
Credo la collana monografica della Guido Tommasi, forse in particolare i « Dolci fatti in casa » e "delizie al latte", ma credo che tutta un po' mi abbia ispirato, o condizionato? (;-))

6. Il libro di cucina più bello esteticamente? E' altrettanto valido come ricettario?
Chevvedevodì? Tanto lo sapete già, no? Donna Hay in tutte le salse. E sì, è altrettanto valido come ricettario

7. Se ne potesti salvare solo uno?
Il libro che mi ha regalato nonna: è stato il mio primo libro di cucina, le sue ricette sono infallibili e tutte particolarissime. Ogni volta che mi sono cimentata è stato un successo e sento che quel libro ha qualcosa di magico (forse perchè lei me lo ha regalato un'estate - si parla di 15-18 anni fa - in cui mi aveva visto passare i pomeriggi a copiare su un quadernino tutte le ricette che ritenevo più importanti, anche se non arrivavo mai alla fine, perchè erano troppe e troppo belle; così prima di partire, con la macchina carica di cose buone come sempre preparate da lei, come se avesse voluto darci da mangiare per l'intero anno che ci avrebbe separati fino all'estate successiva, o forse al Natale, con la macchina piena e tutti pronti per partire, lei mi ha detto con noncuranza e anche un po' burbera "prenditi il libro, va'!").

8. Se fossi un libro di cucina, o una collana, quale saresti?
Adesso come adesso forse Rose Bakery, mi scoccia ammetterlo perchè non mi piace etichettare (figuriamoci etichettarmi!), ma sarei una cosa un po' bio-chic, fatta di zuppe e piccoli assaggi finger food dolci e salati, una cosa poco impegnativa e tantotanto curata nella scelta degli ingredienti e « accogliente » nella presentazione (cucinare per altri, e porgere il cibo cucinato, è una delle cose più belle, è il gesto che demarca un legame in un modo molto forte, e che fa la vera differenza in un piatto cucinato....)


la parola a voi, ora, in tanto buon finesetimana!

mercoledì 17 giugno 2009

smoothie albicocca e banana

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Non so a voi, ma a me questi giorni capita di essere veramente a terra, in tutti i sensi. Stancastanchissima, pressione sotto i tacchi e vacanze estive che sembrano non dover arrivare mai.

Dunque sto provando a doparmi, ovvero dato che è un caldo bestia e che io cerco sempre di mangiare la frutta lontana dai pasti, col risultato di mangiarne sempre troppo poca, ho pensato che questi beveroni, che molto chic fa chiamarli smoothies, potevano essere una soluzione alla fiacca imperante.

In realtà lo smoothie è una vera e propria tipologia di bevanda, non alcolica, in genere "detoxifiante" (la mia prima prova diciamo è venuta un po' più "ricostituente"), a base di frutta ma più densa di un succo di frutta, che però, per i puristi, non contiene latte o derivati, quindi con la consistenza di un milk shake o un frappè, ma più "fruttoso"......

ingredienti (per 2)
2 banane
12 albicocche dolci e mature
3 cucchiai di zucchero
1 bicchiere d'acqua
il succo di un limone

Mettere a macerare banane a pezzetti e albicocche (io ho messo bio, ben lavate, con buccia e tutto), con lo zucchero e il limone, dopo un 5-10' frullare con minipimer aggiungendo l'acqua a filo. Poi bere.
La mia intenzione era di usare succo di arancia, ma al negozio bio sotto casa non le avevano, e dato che come dicevamo la pressione è sempre un po' bassetta di questi tempi, mi sono accontentata del limone. Una versione che però mi ispira è con lo stesso procedimento, ma con il succo di due arance, e niente acqua. In questo caso si potrebbe fare a meno facilmente anche dello zucchero... fatemi sapere!

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Ecco, questo è il torello, che, anche se hai appena camminato per svariate orette sotto al sole cocente e ti stai trascinando in casa praticamente sui gomiti, VUOLE SEMPRE GIUCARE (ovviamente con te!)!!!!
Hai voglia a smoothies...



martedì 16 giugno 2009

riso thai ai gamberetti e peperoni rossi

Negli ultimi anni la mia mente è stata ottenebrata dall'idea che i peperoni fossero per me un alimento indigesto, fino ad un paio di estati fa, quando la questione cromatica ha avuto la meglio sulla mia "fifa da non digestione" (presunta? paranoica? vera e poi resettata da una improvvisa mutazione metabolica?), e ho sdoganato finalmente un po' della creatività culinaria repressa sull'argomento... perchè l'odore dei peperoni cotti in cucina è qualcosa che mi mette di buon umore, che fa bene, che mi fa pensare alle estati a Melfi e a mia nonna che gira in grembiule per la cucina.... (certo, questi peperoni in una veste un po' più "frou-frou" della spettacolare cucina lucana...)

ingredienti (per 2-3 persone)
250 gr riso thai
125 gr gamberetti sgusciati
2 peperoni rossi medio piccoli
1 cipolla rossa
olio evo e sale, q.b.
salsa di soia q.b.

Tagliare finemente la cipolla e farla imbiondire in un filo d'olio in una padella antiaderente. Aggiungere i peperoni tagliati a listarelle sottili, rimestare e coprire per 5'. Poi scoperchiare, salare, e proseguire per una decina di minuti a fuoco lento (anche 15', dipende dalle dimensioni del peperone, io consiglio piccole...).
Cuocere i gamberetti in una padellina antiaderente a parte, con un filo d'olio e un pizzico di sale, per una decina di minuti.
Lessare il riso in acqua leggermente salata, poi mescolarlo ai gamberetti e i peperoni, poi condire il tutto con salsa di soia, a piacimento.
Buono caldo o freddo il giorno dopo, anche da portare in ufficio, ma meglio di tutti da mangiare in un prato....

domenica 14 giugno 2009

cake al latte di mandorla e fiori d'arancio

irresistibile torta alla tripla mandorla....
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Dunque torno dalla Sicilia senza una irrefrenabile voglia di mandorla? Giammai!

La verità è che in tutto il trambusto dei sopralluoghi varii, non è che ci sia stato molto tempo per guardarsi attorno (tipo fare una passeggiata o simili avvenimenti lussuosi!), e solo all'aereporto di Palermo, ormai nell'attesa forzata del volo, mi è venuto in mente che a Monsieur Patou piace tantotantissimo il latte di mandorle (vabbè, FORSE avrete notato che il suddetto ingrediente ricorre un po', in soli 8 mesi di vita del blog)!!!!

Ora non so dirvi bene se il motivo riguardi l'anti-acquisto-liquidi in aereoporto, o una vera e propria tradizione pasticcera siciliana (qualcuno dalla Trinacria giunga in soccorso a risolvermi l'arcano!!!), e questa seconda ipotesi a me, così, a occhio e croce, sembra la più accreditata, ma sta di fatto che mi sono imbattuta in una succursale all'aereporto (si dice showroom!!) della pasticceria palazzolo di Cinisi (PA), dove alla domanda "latte di mandorla" ho trovato un panetto tipo di pasta di mandorle , da sciogliere-frullare in acqua, di produzione locale e biologica.

Acciuffato e portato a casa.

Poi ieri, appena fatto l'"esperimento", è scattato il desiderio della torta, in un primo momento "total almond" (m'era preso un attacco de purismo irreversibile), poi, 30'' prima di infornare, dopo l'assaggio a crudo d'obbligo, l'ideuzza dell'acqua ai fiori d'arancio, per assecondare ancora di più il ricordo degli odori della Sicilia...

Ingredienti
160 gr farina 00
140 gr mandorle tritate finemente
1 bustina di cremor tartaro (o lievito)
3 uova
140 gr zucchero
150 gr latte di mandorle*
150 gr burro morbido a pezzetti
3 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
mandorle a lamelle q.b.

*Preparare il latte di mandorle mescolando (e frullando poi con frullatore ad immersione) 125 gr del panetto di pasta di mandorla con 500 gr di acqua (io ho optato per una versione meno «diluita» di quella che veniva suggerita nelle istruzioni). Viene più latte di quello necessario alla torta, ma dura pochissimo, nel mio caso per esempio (ne ho fatto più di un litro), non sono nemmeno risucita ad assaggiarli insieme, torta e latte!! ;-P
In commercio, per lo meno a Roma sia nei negozi bio che in alcuni supermercati forniti, si trova il latte di mandorle in confezioni del tutto simili a quelle del latte a lunga conservazione, penso che si possa sostituire senza problemi (certo, quello di Sicilia fatto «a mano» immagino sia meglio...)

In una terrina mescolare farina, le mandorle tritate finemente e il cremor tartaro.
A parte mescolare uova e zucchero finchè il composto non diventa spumoso.
Unire i due composti e il burro morbido a pezzetti, poi il latte di mandorla ottenuto come descritto sopra, continuare a mescolare, abbastanza velocemente, se opportuno con l'aiuto di uno sbattitore elettrico. Aggiungere l'acqua di fiori d'arancio (facoltativo) e versare il composto in uno stampo da cake della lunghezza di 24 cm, rivestito di carta da forno.
Cospargere di una manciata di mandorle a lamelle e trasferire il tutto nel forno già caldo a 180°C, per 30-40'.

Il sapore è delicatissimo...

venerdì 5 giugno 2009

crostatine cacao albicocche e mandorle

vi lascio solo per un attimo, ma col sapore dolce in bocca!

eccomi, l'immagine della stanchezza fatta persona!

prennuncio un periodino un filino turbolento, di sopralluoghi in giro sotto il sole in "terre selvagge" (e pressione bassissima), magari qualche bello scatto da inviare se riesco a trovare il modo di connettermi , e qualcosa di buono da mangiare che aspetta impaziente di fare capolino sul blog (incredibile, mi si stanno intasando tra loro le ricette da postare, ancora non riesco a capire quando cucino, che lo spirito di escoffier si impossessi di me nottetempo?)!

E cmq, ridendo e scherzando, e continuando quel simptico giochetto del "ripulisti" iniziato con la dispensa e proseguito col freezer che col global warming non ne azzecca ormai più una (e che pertanto vuole essere scongelato e rianimato quanto prima), vi propino una delizia vera e propria, tanto semplice quanto sorprendente, che in realtà ha sorpreso anche me nell'atto dell'assaggio, io che l'avevo presa fin dall'inizio come un "ripiego" culinario per impiegare la frolla al cacao di qualcehe tempo fa congelata e petulante nel freezer, appunto.

La ricetta della frolla non la ripeto e ve la ripropongo para para dall'esperimento originario. Ovviamente voi che siete delle brave ragazze (e dei bravi ragazzi) potete anche ridurre il burro di un 20% scarso, diciamo da 180 a 150 gr, ma io che sono una maniaca me le lascio così, belle "ricche" (in questo caso bisogna avere l'accortezza di toglierle dagli stampi appena freddate, e lasciarle "asciugare" un pochino...

ingredienti per 8 tortine
1 vasetto di marmellata di albicocche
50 gr mandorle a lamelle

Stendere la pasta (3 mm di spessore circa) e ricavarne 8 dischi di circa 16 cm di diametro.
Ritagliare 8 dischetti (diametro 8-10) di carta da forno e foderarvi il fondo (io ho usato stampi a fondo mobile) di 8 stampi da crostatina da circa 10-12 cm di diametro.
Bucherellare il fondo della pasta e far riposare una decina di minuti in frigo.
Farcire le tartellette con confettura di albicocche (fatta da voi sarebbe il massimo, appena torno dai sopralluoghi e mi decido a fare una foto decente vi posto la mia, fresca fresca di preparazione...), spolverizzare con mandorle a scagliette (no granella, scagliette!) e cuocere in forno per una mezzoretta a 180°C.


Sono pazzesche!

mercoledì 3 giugno 2009

zuppa di orzo, melanzane e zucchine

In genere, verso la fine della primavera, dopo il cambio di stagione degli abiti, mi accingo a fare quello della dispensa.


La cosa riguarda in particolare tutti quei cibi bio, tipo orzo, farro, legumi secchi, farine "pesanti" che immagino non userò d'estate (come castagne o ceci), che non voglio riusare a settembre-ottobre, perchè il biologico, si sa, dura meno e va mangiato "fresco" (anche il "secco"!).
L'operazione pressappoco parte a maggio e si conclude a giugno, e in particolare in questi giorni in cui metereologicamente parlando è stato un po' un casino (io ieri uscita in sadali e kway), ho pensato che fosse opportuno rifare una zuppetta di sigrid, che ripropongo tutti gli anni e che mi affascina molto per l'uso di verdure tipicamente estive (melanzana e zucchina), con orzo perlato (che nella mia mente occupa i mesi che vanno da ottobre a febbraio!).

Mi sono rimasti ancora un due etti scarsi di orzo, che mi consigliate? Una insalata di orzo e qualcosa?
ingredienti (per 4)
180 gr orzo perlato
1 melanzana grande
1 zucchina tonda
5 o 6 patate (le mie erano piccolissime, di "normali" ne bastano un paio)
1 cipolla
1 spicchio di aglio
1 bicchiere di latte intero
brodo vegetale (circa un litro)
sale, pepe, olio evo q.b.

Tritare la cipolla e l’aglio e tagliare grossolanamente melanzane e zucchine (con buccia), e patate. Far appassire cipolla e aglio con un filo d'olio d’oliva, aggiungere le verdure e le patate e mescolare per 2-3 minuti. Coprire a filo infine con il brodo e lasciar cuocere per una mezzoretta. Poi frullare e aggiungere il latte, poi l’orzo lavato e lasciar cuocere su fuoco medio ancora una mezzora scarsa, aggiungendo brodo all'occorrenza. Aggiustare di sale e pepe, un filo di olio a crudo e servire tiepida.
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lunedì 1 giugno 2009

marmellata di fragole

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ancora mamma, da una ricetta che rubai strappandola da una rivista in sala d'attesa dal medico tre o quattro anni fa...
lo confesso, è il mio debole, il mio momento di cleptomania incontrollabile: me ne sto lì buonabuona a sfogliare riviste e aspettare il mio turno, quando all'improvviso mi cade l'occhio sulla(e) pagina(e) delle ricette, e allora mi guardo furtivamente intorno, e con movimento rapido strappo la pagina e la piego velocemente nella borsetta (a volte mi è capitato pure di fotografare una patinatissima rivista molto molto glamour dal parrucchiere, pieno zeppo di signore chic, di sabato, a causa di una ricetta al cioccolato: avevo un sacco di pezzeetti di domopak in testa... non so quale delle due sitazioni sia più imbarazzante).

VI PREGO DITMI CHE CAPITA PURE A VOI!! ;-)
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ingredienti
1 kg di fragole
700 gr di zucchero (o 750, a seconda dei gusti e della dolcezza delle fragole)
2 limoni

Mondare e lavare le fragole, poi metterle in una casseruola e aggiungere il succo dei limoni e lo zucchero. Coprire e lasciare in frigo per almeno una notte.
Mettere poi la casseruola sul fuoco a fiamma bassa e far cuocere mescolando finchè le fragole non saranno disfatte (circa mezz'ora 45'). Passare una « mano » di frullatore a immersione. Mantenere sul fuoco ancora una decina di minuti. A questo punto fare la prova del piattino, ovvero lasciar cadere un cucchiaino (scarso) di marmellata su un piattino ed inclinarlo. Se la marmellata si rapprende è pronta. A questo punto abbassare il fuoco al minimo (senza spegnere, sennò verso la fine dell'operazione di « invasamento »si fredda e gli ultimi vasetti non fanno il « sottovuoto »), e con l'aiuto di un mestolo cominciare a versare* la marmellata in vasetti precedentemente sterilizzati (bollitura per una decina di minuti in acqua e tappi nuovi ogni volta), da chiudere bene, e riporre al buio per almeno un mese, e poi in frigo una volta aperti.
*per non ustionarsi io consiglo di procedere usando un canovaccio pulito per avvolgere il vasetto durante l'operazione di travaso. In più può essere utile, anzi direi vitale, in prospettiva, dotarsi di un ulteriore canovaccio precedentemente bagnato in acqua per pulire i bordi del brattolo dalla marmellata che tende a depositarsi durante tutta l'operazione, con il risultato di formare un'indissolubile strato saldante di fragole e zucchero, che unito all'azione del sottovuoto, potrebbe procurarvi QUALCHE noia per aprire il barattolo.....
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