sabato 31 gennaio 2009

LA ZUPPA DI KAFKA - Storia della letteratura mondiale in sedici ricette

... dei regali di Natale



Sì, lo so che siamo un attimino in ritardo, ma col trasloco e tutto io ho faticato un attimino a recepire il natale, e i suoi piacevoli effetti...

Geniale regalo da geniale persona, questo libretto è rimasto volutamente FUORI DAGLI SCATOLONI. Un po' perchè piccolo e maneggevole, un po' perchè particolarmente fuori dagli schemi. Insomma va in "letteratura" o in "cucina" un libro di ricette scritte come da 16 grandi autori della letteratura mondiale?

Funziona più o meno così: lui (Marck Crick) ci sciorina 16 ricettine come se non fosse lui a parlare, ma uno di 16 autori scelti. Così la ricetta (assolutamente completa di ingredienti, quantità e procedimento, una ricetta come le altre insomma) si trasforma in un racconto dell'occasione in cui è stata fatta, o nella storia della sua preparazione, con dei risultati curiosi, interessanti, a volte comici, e sicuramente molto caratterizzati e caratterizzanti, dato che in realtà si tratta di un "esercizio di doppio stile": quello dell'autore del libro, che deve "prendere" il linguaggio dei grandi illustri citati; e quello dei grandi autori citati, che vengono associati a delle ricette che in qualce modo potrebbero evocarli.

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Qualche esempio:

MOULES MARINIERES - alla maniera di Italo Calvino

SUPERTORTA AL CIOCCOLATO - alla maniera di Irvine Welsh

COQ AU VIN - alla maniera di Gabriel Garcìa Màrquez

GALLETTI DISOSSATI E FARCITI - alla maniera del Marchese De Sade

CLAUFOTIS GRAND-MERE - alla maniera di Virginia Woolf

FENKATA - alla maniera di Omero

Poi mi trattengo, ma anticipo che ci sono Borges (come avrebbe potuto mancare), Mann, Pinter, Chandler, Steinbeck, Proust, e altri.

Vi assicuro, una pacchia per chi ama la cucina e la letteratura (e scommetterei che sono in molti!).

venerdì 30 gennaio 2009

Scones fantastici all'uvetta di rose bakery

come promesso...
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Tra le mille cose che ho promesso nell'arco dell'ultimo mese o poco più (e nessuna ancora realizzata, o poco meno, ;-P), ci sono gli scones di Rose Backery, quelli all'uvetta. Rose ne fa allo sciroppo d'acero, o semplici con la scorzetta del limone, o anche salati, al formaggio; in realtà hanno una struttura molto semplice e si posssono riproporre in molti modi, come ho provato a fare io col latticello e i frutti rossi!!.
Sono buonissimi per la colazione, e caldi sono da urlo (ho, come anticipato, ho diminuito un po' le dosi del lievito e tolto l'uovo per spennellare...).
Io, dopo la prima volta che li ho fatti (questi fanno parte della rosa di ricette che rifaccio all'infinito, e ogni volta mi sembrano più buoni!), ho preso l'abitudine di preparare tutti gli ingredienti la sera prima di un sabato o una domenica in cui penso di avere un po' di tempo (rare in quest'ultimo periodo :-/), e di procedere come segue*


ingredienti per circa 12 scones (piuttosto « cicci »)

500 gr farina 00
300 ml latte
160gr uvetta
110gr burro
1 bustina di lievito per dolci (16 gr)
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di sale


*Dunque dicevamo.

la sera prima:
ingredienti pronti, prepesati e preparati, già nelle ciotolette, ovvero mescolare farina e lievito, due cucchiai di zucchero, un cucchiaino scarso di sale e mettere da parte, tagliare il burro a fettine sottilissime e lasciarle « libere », ovvero più sparpagliate possibile, in un piatto o un ciotola coperta, in frigo se è caldo, anche fuori se è inverno è il clima della casa un po' rigido (è in genere notte quando avviene questo), pesare il latte e metterlo in un recipiente, pesare l'uvetta e metterla in un bicchiere. Tirare fuori untagliapasta da 5 cm circa, e dal cassetto delle posate una forchetta per « pre-impastare » e mettere tutto su un canovaccio sul tavolo.
Andare a nanna.

la mattina dopo:
occhi cisposi.
Alzarsi, lavare le mani raggiungere a tentoni la cucina e accendere la lucetta della cappa (potrebbe sembrarvi che non sia proprio passata una nottata dal momento della pesatura, magari vi siete coricati tardi e svegliati presto, ma mantenete il buio della mattinata che sta arrivando e tenete solo una lucetta, è un po' il gioco del piccolo panettiere....). Ora accendere il forno a 200°C, aggiungere il burro al composto secco e spezzettarlo lavorandolo con la forchetta e mischiandolo nella farina finchè non sia completamente assorbito. Aggiungere l'uvetta e mescolare. Aggiungere il latte e continuare a mescolare. Poi lavorarlo velocemente con le mani e, sempre con le mani, stenderlo sulla spianatoia leggermente infarinata. Vanno bene circa 3 cm di spessore.
A questo punto siete svegli da circa 6 minuti, quindi racimolate un minimo di lucidità e taglaite con il tagliapasta di diametro intorno ai 5 cm. La lucidità vi serve ancora per « incollare » i ritagli e fare lo stesso lavoro con loro.
Disporre sulla placca da forno rivestita di carta ad una distanza di almeno mezzo cm l'uno dall'altro.
Infornare e mettere il timer a 15'-20'.
Ora andate in bagno e fate tutto quello che volete, magari anche mettere su un bel cafè nero e trastullatevi nel profumi che inonda la cucina.

Usate il profumo del caffè e degli scones per andare a torturare e svegliare una persona a cui volete bene (che ne so, un principe o una sorellina, tanto tutti e due non si svegliano manco a cannonate!), magari portate tutto al letto (sia scones che cafè), vi ripiazzate dentro, e mandate gli altri ad iniziare la gionata.... :-)

Sono buoni anche con burro e/o marmellata, ma anche così, semplici, sono perfetti.





mercoledì 28 gennaio 2009

Le cucine degli altri: Mirtilla che mi intervista sul Blog di Cucina





Roba dell'altro mondo!!!

Quando Mirtilla del blog aggregatore « Blog di Cucina » mi ha contattata per intervistarmi mi sono sentita subito tanto lusingata, e al tempo stesso ho pensato « E adesso che dico? ».
Poi, alla fine, il risultato delle 12 risposte alle 12 domande, è stato (cometesbagli?) un filino logorroico, nonostante, GIURO, mi sia molto molto contenuta.
In realtà mi sono divertita da morire, ed è per questo che ho deciso di riportarvi il testo dell'intervista (integrale!!!), che potete trovare anche nel blog stesso....
La cosa bella delle domande è stata che dentro la mia testa ho continuato a risponderle anche dopo aver mandato il testo a Mirtilla, perchè sono domande « aperte », che possono cambiare ed evolversi nel tempo, quindi alla fine le mie risposte sono un po'« parziali », ma divertentissime da formulare, e anche utili a chi legge per conoscermi un po'.... (forse leggendone non più di un paio per volta, eh? ;-P)



- La prima domanda e' forse scontata…..perché un blog e perché proprio un blog di cucina.

Allora, comincio subito come allieva insubordinata e giro l'ordine della domanda, ma solo un po'...
Perché “di cucina”, e perché “proprio un blog”.... Mi piace partire dall'argomento cucina in quanto è proprio questo, per me, e per chi mi conosce in altri ambiti, il tema a sorpresa. Ovvero il mio “campo di applicazione” ormai da un po' (dall'inizio dell'università, per essere precisi), è un altro, l'architettura, da cui lo studio del paesaggio, dell'ecologia del paesaggio, e dell'ambiente.
Quindi a farla semplice potrebbe essere che a tutta questa decennale concentrazione su temi allo stesso tempo tecnici, artistici, culturali, addirittura scientifici, andava ad un certo punto contrapposto un passatempo un po' più rilassante, e soprattutto “al di fuori dell'argomento”...
E invece alla fine le due cose non sono così distanti: non solo l'architettura dalla cucina (e su questo tema ormai sono anche state spese fior di intuizioni ed argomentazioni), ma anche la cucina dall'ambiente e dal paesaggio, anzi, si può dire che in un certo senso il legame tra cibo e paesaggio è ancora più forte.
Per quanto riguarda il blog, invece, mi sembra una finestra-web molto originale, personalizzabile, e anche abbastanza diretta. E' versatile e allo stesso tempo si adatta molto bene al contenuto culinario. Inoltre l'immediatezza dei commenti, il sentirsi come a casa, la possibilità con il tempo di farsi un'idea del carattere e dei punti di vista degli altri, senza però entrare pesantemente nella sua sfera privata, mi piace, mi sembra uno “strumento” di comunicazione molto equilibrato, poi certo, dipende sempre dal modo in cui lo si usa! E c'è anche qualcosa di più: il blog di cucina è come un blog in cucina, la versione web del vecchio sano chiacchiericcio fra donne che si scambiano ricette, senza però precluderne l'accesso al mondo maschile, che ha un punto di vista assolutamente importante in cucina, un 'approccio a volte anche molto sofisticato, e un palato diverso (i commenti maschili sono infatti per me fondamentali per “aggiustare il tiro” del blog.....).


- Secondo te per quale motivo negli ultimi anni i food blogger hanno preso tanto spessore, forse perché aiutati da trasmissioni commerciali come “La prova del cuoco” o semplicemente voglia di imparare ai fornelli?

Io in verità “La prova del cuoco” non l'ho mai guardato....
Secondo me, oggi, sia le donne che gli uomini hanno un approccio diverso alla cucina. Il cucinare non è più appannaggio (e castigo) dell'angelo del focolare (mi riferisco quantomeno al target blog), ma mi sembra stia diventando sempre di più una possibilità di espressione, anche creativa. Ora una donna sceglie di cucinare, anzi, da molte viene considerato quasi un lusso, anche se io non voglio cadere in questa trappola (“Beata te, che puoi cucinare...” ): potersi preparare un piatto è un diritto sacrosanto, e non deve essere un optional per nessuno!



- La cucina, che luogo e' per te?

Eheh! Questa è la superdomanda. La cucina, dico spesso, insieme alla serra-giardino-orto e alla biblioteca, è la stanza più importante della casa (della mia casa ideale, si intende! ;-P): è il rifugio, la fucina, ma soprattutto il posto in cui “posso fare casino”, in cui posso mettere tutto sottosopra magari perché mentre preparo un piatto mi viene un'idea improvvisa, o perché sto cuocendo 3 cose in contemporanea... Ovviamente, nel momento in cui inizio a cucinare tutto deve essere pulito e in ordine, diciamo come un foglio bianco su cui cominciare a scrivere, poi cancellare, correggere, mettere asterischi, orecchie e piegature, magari fare pure un disegnino!


- I tuoi sette peccati culinari

1. Burro (non aggiungerei altro, direi che la cosa si commenta da sola)

2. Impasti crudi: assaggio spesso, anzi sempre, le cose “in corso d'opera”, ma gli impasti crudi sono la mia debolezza, soprattutto i ritagli delle frolle...

3. La fretta, o la non lentezza in alcune preparazioni. Questo non significa che se un impasto ha bisogno di due ore di riposo io non gliene conceda, anzi! A volte però, dovrei dedicare più tempo al piatto, alla “messa in teglia”, al ritaglio della pasta o simili. Perdo la pazienza (magari dipende anche dal poco spazio, oltre che da poco tempo) per esempio nel tagliare i biscotti col taglia pasta, poi rimpastare i ritagli (vedi punto 2) e ripetere l'operazione, o cose del genere.... Questo non significa però che io non ami curare il piatto una volta “chiuso”, anche se non sono prodiga di decorazioni o simili, anzi propendo abbastanza per il minimal, ovvero se devo fare un modellino di un pezzo di città, preferisco farlo in cartoncino o legno, non con glassa o cioccolato (in realtà anche con il “cuore” o il “fiore” trovo qualche difficoltà....), insomma le torte mi piacciono a forma di torta!

4. Non cucino molto la carne. Anche se mi piacerebbe molto ed è uno dei miei futuri obiettivi. Forse questo dipende dal fatto che non sono una gran mangiatrice di carne. Ci sono cose che comunque vorrei imparare a fare, anche se non credo che le preparazioni di carne diventeranno mai la percentuale più alta delle ricette del blog (anche se sì, vorrei che ce ne fosse qualcuna in più...)

5. Dolci: amo preparare dolci. Sono la prima cosa che ho cominciato a cucinare. Da piccola, con mamma. Il primo gesto della piccola cuoca Vaniglia è stato mescolare un impasto di uova burro e zucchero, ed è diventato piano piano così naturale, normale e immediato che tuttora gli impasti dolci in genere sono il composto in cucina in cui ho maggiore intuito: se c'è un problema nella ricetta che sto seguendo, se devo aggiungere farina, un uovo, dello zucchero, riesco a farlo abbastanza “in sicurezza”, senza pesare, guardando, e poi girando con un cucchiaio, o impastando a mano (e magari dando un'assaggiatina!).

6. Cambiare spesso le ricette (probabilmente ho delle “fisse culinarie” su alcuni rapporti tra gli ingredienti (!))

7. Le teglie: impazzisco per stampi e teglie (questo peccato culinario me lo ha attaccato la mamma... E non è l'unico!): dovrei avere una cucina di 24 mq (cioè l'attuale grandezza della casetta in cui abito) per contenere tutti gli stampi di cui sono convinta di avere bisogno....


- Un piatto o un alimento che cancelleresti dal mondo noto

Io non amo tanto la polenta (ma mangio praticamente tutto!)... Da qui a cancellarla però ce ne vuole! Però, a pensarci bene, c'è un ricordo della mia infanzia che non vuole proprio andarsene: una volta mia madre ci ha fatto mangiare (e vi assicuro che non è stato facile!) “il cervello” (comprato appositamente per noi, perché “fa tanto bene....”): ebbene, se lo assaggiassi ora forse potrebbe piacermi, perché ho un approccio e una curiosità diversi nei confronti del cibo, ma non credo che riuscirei nemmeno ad avvicinalo alla bocca (meno che mai cucinarlo!!!), tanto mi ha disgustato da piccola...


- Quale e' la finalità del tuo blog, cosa ti spinge ogni giorno ad aggiornarlo?

Non so, secondo me è perché sono una chiacchierona!!!!
Per il resto, cucinare cucino ugualmente, il blog non ha influito sul tipo di cose che sono solita preparare a casa, anche se non le dovessi fotografare e postare!



- Attualmente in giro per il web spopola la moda delle raccolta, ne hai una tua in corso o ne hai seguita una in passato?

Ho seguito la raccolta di torte di mele di essenza di Vaniglia, ma in realtà è stato un caso, ovvero il mio blog era ancora all'inizio, e avevo postato una ricetta con le mele. Un'altra foodblogger in un commento al post mi ha consigliato di partecipare ed io l'ho fatto! Poi, dato che si poteva partecipare con più di una ricetta e che la prima era stata rubata alla mamma, ne ho postata una seconda mia, con mele cioccolato e arancia.
In seguito sono stata invitata da altri blogger ad altre raccolta molto interessanti, e a cui mi sarebbe piaciuto partecipare, ma il tempo è tiranno, per cui credo che mi concederò 'una raccolta tantum'. (Questo non esclude però che mi piaccia andarci a mettere il muso, anche senza partecipare!)

- In cosa differiscono in cucina gli uomini dalle donne?

Non sono sicura, e detto così sembra un po' riduttivo, ma ho l'impressione (sigh!) che gli uomini siano un po' più creativi (più “liberi” forse?), e le donne un po' più metodiche (oltre però, ad essere delle vere “macchine da guerra” nel campo...).


- Svelaci il tuo menù per le grandi occasioni

Questa è di gran lunga la risposta più difficile, primo, perché non so se ho abbastanza esperienza per formulare un menù completo, secondo, perché credo che impiegherei almeno una settimane, pur avendo la giusta padronanza su moltissime ricette adatte, per trovare la giusta combinazione per presentarle in un'unica occasione..... Per non parlare delle considerazioni sulla stagione dell'anno in cui dovrebbe cadere, la grande occasione!
Ma ci provo, timidamente, e anche un po' a casaccio (tra l'altro credo che nessuna di queste ricette sia stata da me ancora postata.... e magari alcune solo immaginate...)!
1. ANTIPASTO: forse una pasta sfogliata alla ricotta, tagliata a pezzetti, ancora calda;
2. PRIMO PIATTO: allora, io vado pazza per la vichyssoise, uno dei miei piatti preferiti, equilibrio perfetto, povero e lussuoso al tempo stesso, e molto evocativo. Siccome però non so, dal basso della mia inesperienza, come possa trovarsi con delle quagliette il cui ingrediente segreto, di cui al punto successivo, sarà deciso in data da destinarsi (cioè quando finalmente mi metterò a cucinarle), penso che una zuppa, molto umile, molto confortante, molto “casa”, possa andare benissimo, magari arricchita con qualcosa (sempre tutto da decidere: 'sto primo piatto è diventato una specie di “portata segreta”!);
3. SECONDO PIATTO: mi piacerebbe cucinare per secondo delle quagliette al forno con un ingrediente un po' insolito (non so, piccoli frutti o fiori eduli?);
4. CONTORNO: un'insalatina di spinacino e pinoli tostati, e del formaggio, per esempio chévre, caramellato alle noci...
5. DOLCE: avrei una classicissima e fantastica ricetta di torta di cioccolato e burro (molto burro), che credo stia rimanendo nella mia rigorosissima classifica personale da almeno un paio d'anni.... (presto la posto!),però, dato che mi rendo conto che praticamente di nessuno di questi piatti si può trovare una foto nel blog (tranne forse una piccola ma buona scelta di zuppe!), potrei servire la altrettanto adorata
torta di mele, vino rosso e mandorle, una vera sciccheria....


- Di cosa ami circondarti in cucina

Canovacci bianchi spessi e pulitissimi (tanti).


- Descrivi te attraverso il tuo piatto preferito.

Credo che potrei essere una teglia di biscotti appena cotti: vengono tutti da un unico impasto, e per quanto si possa essere precisi, e per quanto siano stati tagliati con cura, sono sempre macro o microscopicamente diversi tra loro.


- Domanda conslusiva....a quanto pare gira voce di un nuovo blog aggregatore e raccoglitore
di blog di cucina....cosa ti aspetti che lo differisca e rende più interessante ed accattivante rispetto a tanti altri aggregatori già esistenti ?

Beh, io, che sono una schiappa in questioni web avrei un bisogno enorme di ripetizioni su come gestire il blog, soprattutto riguardo alle “cose tecniche”: direi ci vorrebbe una vera e propria categoria di post, un settore, una guida in linea (forse sto esagerando, stavo dando spazio alla fantasia...)!
Oppure (ma per le mie competenze questa è vera e propria fantascienza) sarebbe bello poter cercare una ricetta dal blog aggregatore e poter avere i risultati su tutti i blog aggregati...
Sto dicendo delle cose assurde? Uh!?

lunedì 26 gennaio 2009

pasticcini della zia Casilde

post-trasloco: le cucine degli altri/1


In prestito la cucina della mamma, in tutti i sensi, dato che la mia è completamente ancora fuori uso... e la ricetta della zia, anzi pro-pro zia (si dice ava?).
Questi "pasticcini" fanno parte del corredo di famiglia, e hanno fatto sì, nel tempo, che io conoscessi bene la zia Casilde, anche attraverso il tempo che separava la mia dalla sua età (quasi un secolo?).
Ne cucinava per tutti i nipoti e pronipoti, ed era famosa per questa prelibatezza, per realizzare la quale preparava la marmellata di arance in persona (post tra i prossimi, fatta dalla mamma, già promessa da un po', ;-)).
Io la ricordo benissimo, con il suo taglio corto e ricciuto, e la sua superba eleganza anni Venti...

ingredienti
zucchero a velo gr 115
farina gr. 270
burro gr. 90
strutto gr. 45
rossi d’uovo 4
1 chiara per spennellare
scorza d’arancia grattugiata
marmellata di arance

Mettere la farina a fontana poi aggiungere i rossi e lo zucchero, lo strutto, il burro e la scorrzetta di arancia grattugiata. Non maneggiarla troppo perché brucia.
Far riposare la pasta (anche in frigo); se non è caldo è meglio preparare la pasta un giorno prima.
Stenderla abbastanza fina, poi ricavarne dei dischetti. quelli per coprire devono essere leggermente più piccoli. Mettere un po’ di marmellata su ognuno dei dischetti, coprire con il dischetto più piccolo, chiudere bene e spennellare con la chiara appena battuta.
Ungere la teglia con un po’ di burro o cartaforno, e cuocere a fuoco lento per 15-20'.
Alla fine spolverizzare con zucchero a velo.

domenica 25 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

torta fast ai mandarini


Avevo un chiletto di mandarini da "occupare", ed ero tutta intenzionata a farne marmellata... Però all'ultimo grande sterzata, ed ho scritto su internet una cosa tipo torta di mandarini... Spulciando leggermente sono capitata su questo sito, o meglio blog, e la ricetta mi ha colpito per la modalità di preparazione del dolce, in particolare per la frase "frullate alla massima velocità i mandarini interi"! E siccome la verità è che cercavo proprio una ricetta in cui il sapore di mandarino si sentisse, mi è sembrata perfetta proprio questa, semplice, veloce e molto molto curiosa....

ingredienti
3 mandarini non trattati
2 uova
150 gr di zucchero
8o gr di olio di semi (o di cereali)
200 gr di farina
una bustina di lievito

Lavare i mandarini strofinandoli bene sotto l'acqua corrente, tagliare i mandarini prima in quattro spicchi, e poi ogni spicchio a metà per poterli liberare facilmente dai semi, poi frullarli ad alta velocità con la buccia e tutto; lavorare in una ciotola uova e zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, poi aggiungere l'olio di cereali e amalgamare per un paio di minuti. Aggiungere la farina fino ad ottenere un composto omogeneo, aggiungere il lievito ed amalgamare bene
Cuocere a forno caldo (180°) per 40-45 minuti. (io l'ho fatto in una teglia quadrata 24 x 24 cm).

MI SA CHE CI SIAMO, EH?
agli sgoccioli, intendo..



sabato 17 gennaio 2009

confetture, frutti rossi e scheletri nell'armadio: la marmellata di mirtilli

pretrasloco fase 2: fare fuori frutta e verdura FFf&v (e ortaggi...)/2


Ehm, sì, non è che i mirtilli siano proprio proprio di stagione in questo periodo, ma si da il caso che essi siano un altro mio piccolo grande pallino....
Questo mio amore, assieme al piuttosto nutrito kit di ricette che ho e uso abitualmente e che comprendono tale ingrediente, fanno sì che scatti in me un automatismo incontrollabile ogni qualvolta io entri in contatto con un cestello di mirtilli.
Ovvero lo compro, lo contemplo, e lo surgelo.
Si da poi il caso che sia iniziata la fase di svuotamento del freezer, che, pur essendo veramente piccino, conteneva la bellezza di 1100 gr e spiccioli di mirtilli surgelati!!!!
Siccome non era il momento di scandalizzarsi troppo con se stessi (diciamo adesso come adesso ci sono cosette più urgenti da sbrigare), ho versato la modica quantità dei frutti in uno scolapasta, li ho sciacquati bene ancora surgelati, e li ho messi dritti dritti nella pentola in cui avrei cotto la marmellata, cosparsi di 720 gr. di zucchero semolato e irrorati con il succo di un limone.
Non c'era tempo di fare la classica nottata di riposo in frigo, quindi li ho abbandonati lì, mentre arrivava mia sorella a dare manforte per impacchettare cose... e dopo una/due orette mi sono ricordata di loro, ho acceso il fuoco e li ho letteralmente sbatacchiati sul fornello, e nel delirio della tarda mattinata di grandi manovre, ogni tanto davo una giratina....
Dopo circa un'ora la marmellata sembrava ancora piuttosto liquida, ma come dicevamo prima non si poteva guardare tanto per il sottile, per cui, svuotando la dispensa e incappando in un pacchetto di fecola di patate (maizena finita per un esperimento di cui vi racconterò più avanti...), ce ne ho messa (durante la cottura) un cucchiaio... Niente, dopo 15' era come prima.
I barattolini sterilizzati in acqua bollente e perfettamente asciugati erano pronti da un pezzo, per cui, persa per persa, ho preso e invasato il tutto.
Dopo qualche ora la marmellata nei vasetti era perfetta, cioè solida ma non troppo.
In realtà non so bene cosa ho combinato (era la prima volta che mi cimentavo con una marmellata di mirtilli), ma il sapore e la consistenza sono veramente buoni buoni....

venerdì 16 gennaio 2009

il pane della signora Grant

pre-trasloco fase 1 - fare fuori le farine (nome in codice FFF): integrale/2

Dunque urge stringere i tempi. Per esempio la farina integrale (dopo le briciole del crumble) va esaurita.

I M M A N T I N E N T I.

Il pane è perfetto per questo scopo, perchè è, comedire, isotropo! Vabè, strutturalmente omogeneo, ovvero, uno usa la farina a disposizione, si fa facili proporzioni con acqua e lievito, e può usarla anche tutta...
Io ho letto la ricetta per la prima volta nella Cuoca Petulante, e qualche tempo dopo l'ho visto anche nel libro che Petula citava in quell'occasione, Pane.

Ora, o meglio in questi giorni, la mia mente vaga spazzolando qua e là alla ricerca di ricette che utilizzino farine, e non è sempre facile trovare un buon pane integrale facilefacile da fare a casa. In questo caso la manitoba fa da "dopante" alla farina integrale, che notoriamente è abbastanza difficile a lievitare (oddio almeno per me!!!), o che spesso panifica in modo piuttosto compatto...

L'impasto rimane molto morbido (bellissimo!), e quindi non è necessario passarlo sulla spianatoia, e poi, soprattutto, va dritto dritto nello stampo da cake a lievitare, dopodichè, in forno! Il che mi da l'idea di qualcosa molto "fast", cosa preziosissima, di questi tempi....

Io amo pani di segale, cereali vari e farro, e questo integrale mi sembra molto adatto per la mattina, con burro e miele e qualche marmellatina...

ingredienti
500 gr di farina integrale
200 gr di manitoba
20 gr di lievito di birra fresco (volendo anche qualcosina di meno)
600 ml di acqua tiepida
1/2 cucchiaino di sale fino
4 cucchiai di semi di sesamo

Sciogliere il lievito di birra in circa 50 ml di acqua (dei 600) e lasciare riposare finchè non avrà formato una schiuma. Lavorare in una ciotola le farina, il lievito e il resto dell'acqua tiepida, poi unite il sale.
Metterlo in una teglia da cake grande o in due piccole e fare lievitare coperto e in luogo caldo fino a quando non sarà raddoppiato.
Cospargere di semi di sesamo e cuocere in forno caldo a 200° per 30 minuti.
p.s.
la foto è un po' una ciofechetta, ma che ci vogliamo fare, siamo un po' scombussolatini da queste parti ;-P

mercoledì 14 gennaio 2009

due conti...

Piccola pausa (si fa per dire pausa, sono stravolta!), perchè cucino e fotografo disordinatamente, ma poi scappo a fare altre mille cose e il post semipronto rimane lì, sul trampolino di lancio per voi....
Per ora pare che i libri di cucina riescano ad entrare in soli 3 scatoloni (e non piccoli come quello fotografato qua sopra!!!!), + uno di quaderni (sempre di cucina), + articoli e appunti (!!!!). Ed è veramente ciccio (quello di articoli e appunti... roba da non crederci!).

Mentre incarto e impacchetto mi vengono in mente un sacco di cose da cucinare... E poi non mi va di chiudere gli scatoloni (farli sì, chiuderli no, mah, la follia...), e poi già mi manca un po' la cucinetta :-/....

Comunque non so se a voi capita, di avere tutto perfettamente chiaro, su dove va a finire cosa, e poi non ricordarsi nulla... (per esempio ho già smarrito i caricabatterie del cellulare, che sta svenendo...).

E GRAZIE PER IL SUPPORTO DI QUESTI GIORNI!!!! (siete preziosi!! :-) )

lunedì 12 gennaio 2009

crumble di zucca

pre-trasloco fase 1/2 - fare fuori le farine (nome in codice FFF): integrale/1 + fare fuori frutta e verdura FFf&v (e ortaggi...)

Abbiate pazienza! perchè di zucche che non voglio far traslocare CE NE SONO 2 INTERE! quindi un'attimino l'arancione ricorrerà, con questa un paio di volte (;-P)....
La presete ricetta viene da un libretto DELIZIOSO, poi, come sapete, io ho una certa predilezione per questo tipo di preparazione...
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ingredienti
1kg zucca
100gr pancetta arrotolata a fettine sottili
100gr formaggio a pasta morbida (io però ho messo 150 gr di pecorino toscano)
2 cipolle
per le briciole:
150gr di farina integrale
100gr burro
100gr parmigiano
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Sbucciare e pulire la zucca, tagliarla grossolanamente a cubi, poi tagliare sottilmente le cipolle e disporre e disporre il tutto nella pirofila di cottura del crumble (o più d'una, piccole) con un filo d'acqua e infornare a 180° per circa mezz’ora o finché la polpa sarà tenera. Nel frattempo sbriciolare il burro morbido con la farina e il parmigiano in modo da ottenere appunto le briciole, pizzicando con le dita. Poi togliere la zucca dal forno, schiacciarla grossolanamente con un cucchiaio di legno, aggiungere il formaggio grattugiato e la pancetta tagliata a striscioline sottili. Salare e pepare. Coprire con le briciole e infornare per una ventina di minuti finché il crumble sarà dorato.

Che sciocca! Dimenticavo di dirvi, secondo me è molto buono anche a temperatura ambiente, tanto che una delle "coppette" è stata amorevolmente incartata e portata al lavoro per pranzo, per cui gli mettiamo pure l'etichetta lunchbox, no?

martedì 6 gennaio 2009

biscotti della befana sana

pre-trasloco fase 1 - fare fuori le farine (nome in codice FFF): kamut/2

In realtà qui c'è pure un codice FFfs - "Fare Fuori frutta secca", che comprende anche frutta a guscio e che se riuscirò ad elemosinare una rete nei prossimi gg., avrà un seguito (diomio la cucina è piccola ma DENSA)...
E con questo abbiamo finito il kamut, che tanto mi dava pensiero.. ;-). Finito letteralmente, perchè questa ricettina è stata tratta da un libro piuttosto interessante, che si chiama "golosi di salute", un tantinello chic per i miei gusti (in quanto tratta ricette pittosto elaborate e tendenti un po' all'alta pasticceria), e che mi fa un po' "dannare" in quanto spesso mi tocca riadattare le proprzioni degli ingredienti perchè il risultato non corrisponde sempre molto alla foto... In questo caso no, i biscotti in questione sono semplici e abbastanza rustici, ed è bastato adattare le quantità alla mia farina di kamut rimanente, e tutto è andato liscio (vabè, con qualche piccolo correttivo poco impegnativo fatto in corso d'opera...).

ingredienti
250 gr farina di kamut
100 gr burro morbido a fiocchetti
100 gr nocciole (tostate o no, come vi pare)
100 gr mandorle (pelate o no, come vi pare)
170 gr zucchero di canna grezzo
1 uovo

Impastare burro e zucchero con la forchetta, poi aggiungere le uova, poi la farina e poi il resto (non fate come me che ho mescolato tutto insieme per la fretta da trasloco e ho penato come una disgraziata per amalgamare il tutto!!). Formare con l'impasto una mattonella circa 3 x 6 x 18, rivestitela di alluminio e mettetela a riposare in frigo (io l'ho tenuta tra mezz'ora e un'ora...9. Poi tagliatela a fettine di circa mezzo cm e adagiatele su una teglia ricoperta di carta da forno (non occorre distanziarle molto...). In forno a 170 °C per circa 15', o finchè non sono dorate.

Ma quant'è sana 'sta Befana! ;-)

lunedì 5 gennaio 2009

torta salata di kamut e zucca

pre-trasloco fase 1 - fare fuori le farine (nome in codice FFF): kamut/1

cari tutti, siamo in una fase delicata (ed ho aspettato l'anno nuovo per parlarvene, anche se qua e là vi avevo accennato.....): sto traslocando. Ma detta così sembra molto "semplice", ovvero certo, un trasloco non lo si augura nemmeno al peggior nemico, ma il mio è qualcosa diciamo di più COMPLESSO... si trasloca, ma i lavori di "manutenzione ordinaria e straordinaria" nella nuova casa sono un attimino ancora in corso.

Quindi:
a. faccio scatoloni e mi muovo da qui (vabè, su questo non c'è dubbio)
b. faccio la "muratora" e cerco di aiutare di là (e questo è tutto un dire!)
c. sarò senza una cucina diciamo perfettamente funzionante per un po' (ma la cosa non mi spaventa minimamente, è qui che si vede il cuoco che è in me, no? ;-))

Procederemo così (oggi siamo un po' didascalici, ma cerco di ordinare le idee parlandone con voi...):

1. la mia dispensa pullula di ingredienti a metà che vanno fatti fuori (di solito faccio queste cose tipo a fine stagione, o all'inizio dell'estate, avendo un sacco di farine biologiche e semini interessanti per animaletti impertinenti), quindi, prima usiamo quelli e vi posto i risultati più decenti....
2. vi ho promesso una serie di cose nel corso degli ultimi due mesi, recensioni prima di tutto (mi riferisco ai libri e posti di cucina in particolare...), ma anche un degno elenchetto di posti in cui fare la spesa, anche perchè ultimamente è sltato fuori qualche ingrediente non proprio da supermercato, quindi mi occuperò un po' anche di questo.
3. SONO INDIETRO CON ME STESSA CON I POST!!!? Ovvero ho ammalloppate nel pc una serie di foto da collegare ad una serie di ricette, GIA' cotte e mangiate, come si suol dire, CHE PERO' NON HO ANCORA POSTATO!!!! Per cui, cercherò di rimettermi in pari e vi scriverò tutta questa robina. Quindi non pensare che io sia una pazza furiosa che lamenta dolori alla schiena per aver trasportato quintalate di scatoloni e poi continua a postare ridenti ricettine che hanno come fondo la cucina della solita casetta...
4. passata la prima fase di transizione, si diceva, immagino che avrò un minimo sindacale di cucina a disposizione (chessò, diciamo un fornello e un lavello?), e a quel punto siamo a cavallo!! Cioè, apro ufficialmente la fase di ripresa-sussistenza in vista dei fasti in arrivo!
5. Credo che a questo punto sarà maggio... (scherzo, ma anche no!! ;-P)
6. Non ho affrontato ancora il discorso connessione, che ho già richiesto, ma chissà quando me la attivano.... Per cui, qui ufficialmente faccio appello al buoncuore di mia sorella (la media!), e mi prenoto qualche sessione di internet da lei, in cambio ovviamente di qualche grossa fetta di torta delle più riuscite (sempre sulla parola, per quando avrò il forno! ;-))

Adesso mi decido a postare la prima. Ci tengo a finire subito il kamut perchè per prima cosa è buono e fa bene, per seconda cosa costa un tantinello di più delle farine normali, terza cosa, dato che è una farina più proteica delle altre, produce degli "ospiti" anche loro belli POTENZIATI!

La ricetta viene da una rivista di cui vi avevo già parlato in occasione di un'altra ricetta, Valore Alimentare, ed è sempre di Nicola Michieletto.
Recita così (io ho fatto qualche variazione, come al solito, ma roba di poco)).

Ingredienti per 4 persone
Per la pasta:
300 gr di farina bianca di kamut
3 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva
1 bustina di lievito per cremor tartaro (o lievito per dolci)
acqua tiepida
sale
Per il ripieno:
1 patata gialla grande
250 g di zucca pelata e pulita
1 cipolla bionda
3 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva
parmigiano, o percorino, o sesamo nero
sale

Setacciare la farina scelta e unirla al lievito e sale. Mescolando delicatamente l’impasto, unire l’olio e poca acqua per volta, fino ad ottenere una pasta omogenea. Tritare la cipolla e stufarla a fuoco dolce in casseruola con l’olio e acqua. Unire le patata tagliata a fette sottili, la zucca tagliata a dadini, coprire con un coperchio e stufare il tutto per 13 minuti a fuoco lento.
Insaporire con sale e rosmarino tritato e unire a piacere del parmigiano o della ricotta. Tirare la pasta e foderare una tortiera precedentemente oliata e infarinata. Versare il composto di zucca e patate e livellatelo. Spolverare la superficie con parmigiano grattugiato (io il parmigiano questa volta l'ho messo direttamente nell'impasto, e sopra ho messo sesamo nero, che ci sta molto molto bene....)
Infornare a 180°C per 25-30 minuti. Togliere dal forno, lasciare intiepidire poi mettere la crostata su un piatto. Tagliare a fette e servire calda (riscaldata in forno) o fredda.

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