venerdì 27 maggio 2016

Ricettina smart per un finesettimana di quasi estate: ciambellone salato pomodori secchi e due ricotte

Eccociiiii!!!!
Finalmente è venerdì!

E riesco anche a postare in extremis una ricetta che secondo me fatta al volo per oggi domani o domenica, per l'aperitivo o per una cenetta sul terrazzo e in giardino, ora che finalmente cominciamo a scoprirci, ci sta proprio bene! (beh perchè, un picnic no??? :))

Si tratta della rivisitazione di un cake salato di qualche anno fa: ricotta, ricotta secca e pomodori secchi.
In quel caso sott'olio, mentre questa volta per non caricare troppo l'impasto ho voluto provare dei pomodori secchi non sott'olio che avevo, e continuare con il grano semintegrale di tipo 2 Verna di cui vi avevo parlato anche nello scorso post.



E' uno di quegli impasti "ad occhi chiusi", che si lasciano cucinare facile e il cui risultato è una sorta di "pane saporizzato" da accompagnare o per accompagnare a quello che più ci aggrada.

Io intanto vi lascio la ricetta, e vi auguro buon finesettimana.
Che sia col muso all'aria, sgranocchiando qualcosa che ci piace, e scoprendo nuovi posti, sempre! ;)

ciambellone salato pomodori secchi e due ricotte
ingredienti
180 g farina semintegrale di tipo Verna
3 uova
140 g ricotta
100 g ricotta secca da grattugiare
70/80 g di pomodori secchi (non sott'olio)
30 g di olio di semi
1 bustina di lievito in polvere per torte salate

Tagliare i pomodori secchi a fettine sottili, poi grattugiare la ricotta secca.
Sbattere le uova con la ricotta e l'olio.
Aggiungere la farina setacciata insieme al lievito, poi la ricotta grattugiata e i pomodori secchi.
Versare in uno stampo a ciambella imburrato e infarinato (io ho usato farina di mais, che mi funziona benissimo! ;)), e far cuocere a 180° per circa 40 minuti.




Potete servirlo così com'è, con una birretta o vino bianco ben freddo, o accompagnato con una insalata di pomodori e origano, con la ricotta secca stessa a fette, ancora meglio a mio parere, spalmato con ricotta freschissima e qualche fogliolina sopra (maggiorana, origano fresco, basilico...).




lunedì 23 maggio 2016

Galette della Mari con fragole e aceto balsamico

Buongiorno e buona settimana a tutti!
Oggi “apriamo” con un dolce strepitoso che (Marina concedimelo <3) impazza su internet.
Tutto è iniziato venerdì scorso su Facebook.
Avete presente quella funzione che vi permette di ripostare un ricordo di uno, due, enne anni prima? Sì, quella che a me piacerebbe sempre tanto usare ma lo faccio pochissimo perché non so mai cosa scriverci su e mi sento sempre un po’ idiota a cercare parole (io? Che sbraito e ciarlo sempreee!!!).
Insomma venerdì la Mari che ti fa? Ti sfodera la galette, francese quanto basta, rustica quanto basta, rossa quanto basta e succosa quanto basta per farmi innamorare perdutamente.
Beh. Ovviamente poi c’erano le sue foto, della Mari.
Si tratta di una galette dolce ripiena di fragole marinate all’aceto balsamico.
Io l’ho rifatta para-para, utilizzando la farina di grano antico Verna di tipo 2 macinata a pietra con basso contenuto in proteine del glutine e molto vicina alla soglia dell’integrale.


Piattino Resina by Tina Frey in vendita su Dishes Only
L’ho servita con una pallina di gelato allo zabaione e con un aceto balsamico regalo di una cara amica modenese e che centellinavo per la sua bontà e per l’affetto che si portava dietro.

E insomma, ecco.
Basta dilungarmi.


Eccovi la Mari più la Marika nella mia torta della domenica di ieri (solo ora mi accorgo che si tratta di due amiche che vengono entrambe dall'Emilia Romagna e che amano come me, tanto, la Francia...).

Galette con fragole e aceto balsamico
ingredienti
180 g di farina semi integrale
1 cucchiaio di zucchero a velo
80 g di burro freddo
3-4 cucchiai di acqua fredda
un pizzico di sale
250 g di fragole pulite
1 cucchiaio di aceto balsamico + 1 cucchiaino
2 cucchiai di miele d’acacia + 1 cucchiaio
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio di pane grattugiato 

Impastare con la punta delle dita o con la planetarie la farina setacciata, lo zucchero, il sale, e il burro tagliato a pezzetti fino ad ottenere un composto in briciole. 
Aggiungere l’acqua fredda e miscelare per non più di 30 secondi, o fino a che il composto comincia a stare insieme. Formare una palla, e appiattirla leggermente, poi riporla in frigorifero per un’ora o più.
Nel frattempo pulire le fragole e tagliarle in quarti. 
Aggiungere 2 cucchiai di miele e uno di aceto balsamico, mescolare  e lasciare riposare per un’ora al fresco.  Stendere l’impasto ad uno spessore di circa 3 mm e rivestirvi una teglia rotonda (va bene anche una semplice teglia placca del forno, direttamente su un foglio di carta da forno), lasciando che i bordi della pasta fuoriescano leggermente da quelli della teglia. 
Coprire la parte centrale della base con lo zucchero e il pane grattugiato. Rovesciare al centro le fragole tenendo da parte il liquido e lasciando il bordo dell’impasto libero di circa 3-4 centimetri. Ripiegare il bordo sulle fragole e infornare a 180° per 40 minuti.
Aggiungere al liquido messo da parte un cucchiaino di aceto balsamico e uno di miele d’acacia, scaldare a fuoco basso per qualche minuto fino a quando non si addensa e aggiungere un po’ dello sciroppo alla gallette al momento di servirla (questo procedimento lo si può fare anche al microonde, scaldando lo sciroppo per 30 secondi).

Piattino Resina by Tina Frey in vendita su Dishes Only


Servire con un gelato alla crema (nel mio caso allo zabaione), e con lo sciroppo, oppure, come nel mio caso, direttamente con un goccio di ottimo aceto balsamico a finire.

Buona settimana, e grazie, amiche. :)

giovedì 19 maggio 2016

Una ciotola per un'amica: porridge di amaranto al latte di cocco e ribes

Ieri pomeriggio sono rientrata a casa qualche minuto prima delle sei.
Abbastanza prima del solito, confesso.
Avevo una riunione di lavoro fuori e quindi il tragitto del rientro era più breve, considerando gli spostamenti romani.
Ero anche digiuna dalla colazione, sapete quelle riunioni per cui lavori un po' di giorni di seguito e l'ultimo sei così oberata che l'ultima cosa che pensi (e per cui hai tempo) e pranzare? Ecco, quelle.
E sapete quelle riunioni importanti che sì, vanno bene, ma al rientro vi sentite un po' svuotate e anche vagamente provate e pure decisamente stanche? Ecco, anche una di quelle :).
E quindi sono tornata a casa scambiandomi qualche messaggio con un'amica, e nel frattempo ho iniziato a rovistare tra frigo e dispensa.
O meglio, avevo a bagno da un po' 50 grammi di amaranto ancora da destinare a qualcosa, ribes che lo sappiamo costa l'iradiddio in avanzo dal post di lunedì, ancora un avanzino di latte di cocco, e una tavola di legno da restituire alla mia amica Barbara dopo un lungo periodo di un duro lavoro che finalmente (e anche grazie al suo aiuto materiale e morale, come sempre) sto chiudendo proprio in questi giorni...
Quindi insomma avevo questi ingredienti, legno compreso che dovevo restituire e con cui volevo fare un'ultima fotina per dirgli ciao, e avevo parlato con questa mia amica essenziale che non ama tanto il dolce, e avevo anche tanta fame e voglia di una merenda che compensasse un po'la mancanza del pranzo, ma senza rovinarmi la cena, e quindi ecco, come in una specie di strana alchimia e per mezzo di non so qualche formula magica, ho unito tutto ed è uscito fuori questo porridge frugale e buonissimo, ispirato alla mia amica spartana e frugale anche lei, dolce e cremoso a proprio piacimento in base alla quantità di latte di cocco che ognuno di noi decide di metterci, e con quel tocco di acidulo che solo il ribes sa dare, arrotondato dallo sciroppo d'agave, quel poco che serve a cacciargli fuori il sughetto in due minuti di fornello ;-P

La mia amica non lo sa ancora, che questa ricetta è dedicata a lei, ma io so che oggi leggerà e capirà. :-*

La ricetta è di quelle che si possono anche solo raccontare, tanto sono facili, ma io farò la brava e la scriverò per benino!

Porridge di amaranto al latte di cocco e ribes
ingredienti per una ciotola*
50 g di amaranto a bagno dalla sera prima (8 ore, e fino a 24)
150 g di acqua
60 g di ribes rossi
1 cucchiaio di sciroppo d'agave (o acero, o miele di acacia)
latte di cocco a piacere

Sciacquare abbondantemente l'amaranto e cuocerlo (a fuoco medio-basso, con coperchio) nell'acqua per 10-15 minuti o fino a che non l'ha assorbita tutta.
Nel frattempo lavare il ribes e trasferirlo in una padella antiaderente con il cucchiaio di sciroppo d'agave,
Far caramellare un paio di minuti e togliere dal fuoco non appena comincia a formarsi lo sciroppo rosso.
Trasferire in una ciotola l'amaranto, aggiungere il latte di cocco (qualche cucchiaio, o anche più, a seconda dei gusti), il ribes, e (sempre secondo i gusti) ancora poco sciroppo d'agave.
Mescolare e mangiare! :)

*vale per due per una colazione, o per uno per una merenda robusta, e forse anche per 3-4 per un mini dessert vegan!

lunedì 16 maggio 2016

panna cotta, un dolce al cucchiaio per "fare pace alla seconda", e due cioccolati, un "con" e un "senza"

Buongiornoooo!!!!
Oggi c'è il sole, almeno per il momento (pomeriggio a Roma ci ripioverà, pare), ed io vorrei iniziare la settimana con uno di quei post in cui sembrano concentrarsi mille cose!
Si tratta di una semplice panna cotta al cioccolato, che poi in realtà sono due panneE cottE al cioccolato, ma a volte anche un dolcino può contenere pensieri e riflessioni, dunque eccoci al punto.
O meglio, ecco cosa pensavo ieri mentre li preparavo.
Pensavo che il tempo mi ha "migliorata". Cioè, il blog mi ha migliorata, i libri che ho fatto mi hanno migliorata, e voi mi avete migliorata.
Quando ho iniziato infatti a scrivere qui, quasi otto anni fa, i miei occhi vedevano determinate immagini, quando scattavo delle foto, ma, all'inizio, la resa era ben diversa da quello che la mente e gli occhi (e il cuore) avrebbero voluto fosse.
Il mio carattere un po' pignolo e sicuramente abbastanza severo con me stessa mi avrebbero impedito di postare anche solo il decimo migliore di tutte le foto che ho scattato nei primi anni per il blog.



Però c'eravate voi.
Badate, quei commentini che finiscono qua sotto, oltre ad essere utili per le persone che verranno poi (quanto grande la tortiera? come posso sostituire le arachidi? la melanzana non mi piace, posso fare la ricetta con le zucchine? etc) sono stati vitali per me, per correggere quella tendenza all'autocensura che avrei sempre avuto nei confronti delle immagini, se non ci fosse stati voi a dirmi che bella e interessante questa ricetta; sì perché ogni ricetta non era mica fatta solo di foto, e comunque a voi piacevano già anche le immagini, quelle che io tanto vituperavo, e non ci fossero stati i vostri commenti ad incoraggiarmi, non avrei postato mai.
Insomma, se io non avessi mai postato aspettando di migliorare un po', probabilmente non sarei migliorata mai, e quindi se a volte ho chiuso un occhio (ed altre entrambi! ;-P) e sono andata avanti, è stato perché sapevo che c'eravate voi ad aspettarmi.




Quindi ok, prima cosa, il blog e i lettori.
Poi i libri.
Ho iniziato a cucinare da piccina, con i dolci da forno, e quelle sono rimaste le ricette del mio cuore.
Stavo lì che ronzavo intorno a mamma bramando il cucchiaio di legno per poterla "aiutare a mescolare", e di fatto quella sensazione bellissima dell'impasto che in forno cambia di consistenza e colore, e intanto profuma, mi è rimasta dentro come un'idea atavica di cucina...
Il blog ha però aumentato la mia curiosità nei confronti della cucina, e così ho iniziato a fare "ginnastica" mentale. Non solo lo sforzo di fotografare, quindi, ma anche quello di variare: ho iniziato a cucinare carne, pesce, primi piatti contorni, basi e così via.
Quando sono arrivati i libri però, e in particolare quelli sui dolci, ho dovuto fare uno sforzo in più.
La tentazione era quella di rimanere nella mia zona protetta (con Profumo di biscotti è stato fin troppo facile, fatta salva la difficoltà in sé di fare il primo libro della tua vita! :)), ma con All'ombra dei mandorli in fiore ho capito che la metà dolce del libro non poteva sempre contemplare solo dolci cotti al forno. E lì, con il bianco mangiare alle mandorle, ho iniziato a fare pace con me stessa.
Esistono i dolci al cucchiaio, e possono essere molto buoni!



Ed eccoci che finalmente arriviamo ad oggi.
Sabato scorso è uscito con La Repubblica e L'Espresso il terzo dei miei tre volumi della collana Scuola di Cucina step by step: CIOCCOLATO.
Non faccio mistero di aver sempre molto amato questo ingrediente, ma, confesso, praticamente solo nella versione purissima e nerissima.
Cioccolato a latte insomma, quello bianco meno che mai!
Però, ci risiamo, i libri non li facciamo per noi stessi, ma per chi li leggerà e li cucinerà, quindi tutti i cioccolati andavano rappresentati.


Allora, proprio all'inizio del libro, ovvero ancora prima di iniziare a scattare (è una cosa che faccio per ogni libro, è il mio rompere il ghiaccio con un tema, cucinare "a occhi chiusi" qualcosa che poi diventerà lavoro ma senza l'ansia che lo sia già..), ho realizzato queste panne cotte che vedete oggi, o meglio la prima delle due, quella tradizionale, ma con il cioccolato al latte al posto del più classico fondente.
E' stato il mio modo per "fare pace alla seconda", non solo col dolce al cucchiaio quindi, ma con un ingrediente che pensavo di non amare.
Ho scoperto che come in tutte le cose non esiste solo il bianco e il nero (come il bianco e il nero della foto "brutta" che se non avessi mai postato forse non avrei mai continuato!), ma che nelle intermedie sfumature di grigio possono esserci dei dolci fatti con il cioccolato al latte che mi piacciono da matti!
Insomma, la panna cotta di oggi è proprio questo, ovvero il mio trattato di non belligeranza con questo ingrediente, grazie anche all'ultimo mio libro tutto sul cioccolato, che come molte altre avventure della vita mi ha ulteriormente aiutata a smussare spigoli-spigoluti del mio modo di essere (oltre che fare delle ganaches al cioccolato ormai senza pesare né peNsare tanto ;-P).


E poi niente, c'è anche una seconda panna cotta, un piccolo e molto di soddisfazione esperimentino senza lattosio e senza zucchero.
Si tratta di una panna cotta con cioccolato fondente e latte di cocco, dolcificata con stevia al posto dello zucchero.
Sto facendo infatti qualche riflessione sui dolcificanti alternativi, ma vi assicuro è una vera giungla!
Prendete dunque con le molle, il risultato è strabuono, ma se non avete particolari esigenze di escludere lo zucchero potete sempre utilizzare quello normale, oppure, via di mezzo, quello di canna integrale o quello estratto dai fiori di cocco.
Un primo piccolo esperimentino per chissà quale nuova avventura culinaria all'orizzonte! ;)
E va bene, per essere lunedì vi ho già sfiniti di parole (e di foto), ma non me ne vogliate, carattere ciarliero tengo! ;-P




panna cotta con cioccolato al latte
ingredienti per 6 stampini
500 ml di panna
100 g cioccolato al latte
2 fogli du gelatina
20 g di zucchero a velo
olio di riso (o di mais) per spennellare gli stampi
ribes per servire

In una ciotola, ammollare la gelatina per 5 minuti circa,
In un pentolino dal fondo spesso scaldare la panna con il cioccolato al latte precedentemente tritato al coltello.
Portare a leggera ebollizione e appena fuori dal fuoco aggiungere la gelatina strizzata mescolando con una frusta e subito dopo lo zucchero.
Trasferire immediatamente negli stampi da panna cotta precedentemente spennellati con olio di mais o olio di riso.
Lasciare almeno 4-6 ore in frigo prima di sformare (per facilitare l'operazione, potete immergere gli stampini non più di uno o due secondi in acqua calda).
Decorare con i ribes e servire.




panna cotta con cioccolato fondente senza zucchero e senza lattosio
ingredienti per 6 stampini
500 ml latte di cocco*
100 g cioccolato fondente senza zucchero
2 fogli du gelatina
20-24 gocce Stevia** o 20 g di zucchero a velo
olio di riso (o di mais) per spennellare gli stampi
cocco disidratato in scaglie e cacao a piacere per servire

In una ciotola, ammollare la gelatina per 5 minuti circa,
In un pentolino dal fondo spesso scaldare il latte di cocco con il cioccolato fondente precedentemente tritato al coltello.
Portare a leggera ebollizione e appena fuori dal fuoco aggiungere la gelatina strizzata mescolando con una frusta e subito dopo la Stevia
Trasferire immediatamente negli stampi da panna cotta precedentemente spennellati con olio di mais o olio di riso.
Lasciare almeno 4-6 ore in frigo prima di sformare (per facilitare l'operazione, potete immergere gli stampini non più di uno o due secondi in acqua calda).
Decorare con il cocco in scaglie e il cacao e servire.

*non la "bevanda al cocco" ma il latte di cocco contenuto nel tetrapak, che ha una consistenza più densa
**per dolcificare senza utilizzare lo zucchero, utilizzo a volte la stevia, tendenzialmente quella liquida per i dessert e quella in polvere per i dolci da forno. Vi consiglio però di leggere bene l'etichetta della vostra stevia, perché il potere dolcificante varia da marca a marca, e nel mio caso (ovvero per la stevia in gocce, una goccia equivaleva a 1 gr di zucchero.
Vi consiglio inoltre di assaggiare il composto nel caso lo preferiate più dolce della sottoscritta ;-)




lunedì 9 maggio 2016

cooking with my mom: pane integrale del finesettimana

Ci sono delle cose di mia mamma che ritrovo "precise-spiccicate" in me medesima, e tra tali somiglianze, quella che più mi colpisce è un certo tratto del carattere che induce entrambe ad essere disorganizzate, entusiastiche e un filino anarchiche nei confronti di noi stesse.

Mia mamma ama cucinare e lo fa tanto e bene, ma non pianifica quasi mai una cena che sia una, e anzi se compie lo sforzo di farlo, stai certo che prima di uscire per la spesa scrive qualcosa su un foglietto, che viene puntualmente stravolto davanti al banco del supermercato, e che poi di rientro a casa viene di nuovo capitombolato in altro, fino a diventare magicamente, e talentuosamente, cena.
Mia mamma è una tipa che se deve fare il cambio di stagione le viene un'idea da cucire, se invece deve cucinare e si mette a fare il cambio di stagione, e che deve stirare, al volo prima di mettersi a farlo, impasta lipperlì una pagnotta di pane.

E' fatta così, dice sempre "io le cose devo farle quando ho voglia", e queste "cose" che arrivano da sole come un'idea improvvisa da realizzare al volo, me le trovo davanti sempre più spesso anche io, o meglio, me le trovo "tra i piedi" nei momenti più impensati, quando devo cucinare, soprattutto se è per un lavoro, e mi viene voglia di fare tutt'altro, quando devo scattare un baccalà al forno e mi viene l'idea di farlo mantecato, quando devo preparare una torta a strati al cioccolato e mi viene voglia di fare un budino al mango oppure quando devo cuocere un pollo (sempre per lavoro, dico), e invece vorrei tanto fare non so quale ultimo impensato brownie alla crema di arachidi.

Ovviamente praticamente sempre, queste ideuzze che mi balenano in testa non mi danno pace fino a che non le ho realizzate, convinta di riuscire a farcela, sì, dai, "in qualche ritaglio di tempo".

Così finisce spesso che io e mia mamma, io di là a Roma e lei da questo altro lato marchigiano dell'Appennino, ci troviamo a notte fonda a ultimare le cose che entusiasticamente e ottimisticamente (e a volte anche generosamente) abbiamo avuto l'idea di fare, oppure quelle che invece ci sarebbe toccato per "dovere", e questo pane che vedete oggi è insieme una piccola rivisitazione di mamma ad una mia ricetta insieme ad una sorta di mio tentativo di "rimedio" a tale vizio che entrambe abbiamo di "buttare il cuore oltre l'ostacolo" e trovarci in piena notte, appunto, ancora in cucina.

Si tratta infatti di un'adattamento al pane con pasta madre tratto dal mio libro Pane, pizza & co. uscito lo scorso ottobre, e disponibile in questo periodo anche in edicola in quanto uno dei volumi della collana di scuola di cucina step by step in dodici volumi di Repubblica-L'Espresso.*

L'adattamento consiste nell'aver utilizzato una parte di farina integrale per realizzare il pane, e nell'aver "spezzato" la ricetta in due parti ed essercene andate a nanna tutte e due!

Siccome il pane in questione è venuto benissimo, ho pensato fosse utile anche per voi sapere che per questa ricetta è fattibilissimo avviare la prima lievitazione e poi schiaffare tutto a crescere lentamente in frigo per la notte, e poi la mattina dopo "uscire" l'impasto dal frigo, aspettare che riprenda la temperatura, e procedere alle pieghe, poi alla seconda lievitazione a poi alla cottura.

Sappiate che questo pane è ufficialmente diventato la pagnotta da week-end, e penso che per tutte le mamme che "rifiatano" a volte solo la sera dopo aver messo a letto tutta la famiglia, sia davvero utile come procedura... ;-P

Ecco qua, a seguire ricapitolo il tutto, comprensivo di dosi e ricetta! ;)

pagnotta integrale con pasta madre
ingredienti per una pagnotta
200 g di farina 0
200 g di farina integrale
180 g di lievito madre
250 ml d'acqua
8 g di zucchero
5 g di sale

Sciogliere il sale e lo zucchero nell'acqua leggermente tiepida, poi versarla nella farina ed iniziare ad impastare. Aggiungere il lievito madre e continuare ad impastare per qualche minuto fino ad ottenere una massa elastica ed omogenea.
Coprire con pellicola e far lievitare per 1 ora a temperatura ambiente.
[a questo punto, già dopo 15 minuti, è possibile rallentare la lievitazione ponendo l'impasto in frigorifero per circa 8 ore, e riprenderlo la mattina dopo dopo che, una volta estratto dal frigo, è tornato a temperatura ambiente].
Per dare maggiore vigore all'impasto, sgonfiarlo e piegarlo dopo il primo riposo.
In questo modo si rafforza il glutine ivi contenuto e si libera l'aria accumulata.
Per prima cosa occorre schiacciare leggermente l'impasto con le mani, poi piegarlo in due, girare di 90° e piegarlo nuovamente in due (ottenendo in sostanza un grosso "spicchio" di 1/4 del cerchio ottenuto di pasta schiacciata).
Lasciar lievitare un'altra ora, e poi "incartare", ovvero dare una forma tonda o ovale all'impasto effettuando movimenti circolari, affinché la pellicina che si è formata in superficie si tenda e diventi uniforme delicatamente, preservando le bolle che si sono formate.
Spolverate di farina e lasciate lievitare per altri 30 minuti circa.
Infornare a 220ºC per 30 minuti.
Sfornare e far intiepidire.



*Il libro in questione è uscito nella versione edicola sabato 16 aprile, mentre il suo fratellino sui dolci il sabato precedente 9 aprile, info su come reperirli qui, mentre da sabato prossimo 14 maggio, attenzione!!! E' in arrivo il numero, sempre scritto da me, tutto (e intendo proprio TUTTO) sul cioccolato!!!

martedì 3 maggio 2016

Vichyssoise verde (e pure un po' veg! ;-P)

Bonjour!

Vi scrivo infagottata e un po' acciaccatina sorseggiando la mia coperta di linus preferita (cioè, non esattamente una coperta ma questo meraviglioso e molto benefico intruglio di cui avevamo parlato più o meno di recente), e tra un coff-coff e l'altro faccio ammenda per aver saltato un'intera settimana di chiacchiere qui sul blog...

Il fatto è che l'influenza da queste parti ha colpito duro, a 'sta botta, e che da una settimana sto un po' così, diciamo tra il cotto e il rintronato.
La febbre no, quella è passata quasi subito ma gli strascichi di raffreddore tosse e mal di gola purtroppo no...

Orsù dunque! Ecco...Vi spiace se vi propino un po' di cusette che girano indisturbate dalle mie parti proprio questi giorni?

Sono nella fattispecie verdi e anche calde, ovvero ciò che il mio corpo mi comanda di ingurgitare immantinenti in tali circostanze di benvenuta guarigione.

La prima, ovvero quella di oggi, a rigore andrebbe fredda, come la sua sorella Vichyssoise vera, ma la sottoscritta confessa, sia per l'originale che per questa che vedete qua sotto, io parto che vorrei taaanto tanto servirla comme il faut, ma poi al calduccio non resisto, e me la pappo giusta giusta di fornello ;)

Altra cosa che debbo confessare è che l'idea viene come spesso capita da queste parti da un piccolo giro di riciclo degli ingredienti che il frigo magicamente dispensa, e questa volta era il turno di porro cipollotto e piselli, che hanno di fatto in questa versione green sostituito per buona parte la patata, e poi guarda caso tra i rimasugli avevo anche giusti giusti 100 grammi di panna vegetale di avena, quindi mi son detta "dai, proviamo, facciamo una vichyssoise tutta verde e anche senza lattosio".

Beh, il risultato finale è degno della sua sorella maggiore, vellutata di cui chi mi conosce sa che vado pazza... :)

Se vi va di provarla, calda o fredda che vogliate, fatemi sapere!!!
Ecco a voi a seguire la ricetta, in mezzo a una vagonata di foto tra le quali non mi decidevo a scegliere e le ho messe tutte, anche quella col cucchiaio fuori fuoco che però mi piace tanto... ;)

ciaooooo!




Vichyssoise di piselli
ingredienti per 4 persone
400 gr pisellini freschi già bolliti
2 piccoli porri
1 piccola patata
1 cipollotto
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
100 gr panna vegetale di avena
1 lt brodo vegetale
noce moscata
sale
pepe
menta, 4-6 foglie (facoltativo)

Sbucciare e tagliere la patata a cubetti. Tritare sottile il cipollotto. Tagliare il porro a fette di circa 8 mm.
Dorare quest’ultimo in padella con l’olio fino a che non resta leggermente morbido, toglierne un paio di cucchiai per la decorazione e aggiungere il trito di cipollotto, continuare a cuocere per un paio di minuti, poi aggiungere la patata. 
Salare leggermente, aggiungere un pizzico di noce moscata e lasciar insaporire ancora un paio di minuti e poi aggiungere i piselli (lasciandone da parte a piacere un paio di cucchiai per la finitura) e la menta spezzettata con le mani
A questo punto incoperchiare cuocere a fiamma bassa per qualche minuto, rimestando, infine aggiungere il brodo a coprire tutte le verdure.
Proseguire la cottura a fiamma bassa per 10-15 minuti.
Passare la zuppa al mixer, aggiustare di sale se occorre, poi aggiungere la panna di avena e lasciarla raffreddare (oppure consumare calda).
Servire con il porro stufato e con i pisellini precedentemente messi da parte.


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