giovedì 16 ottobre 2014

Profumodibiscotti-Tour a Milano e appuntamenti del finesettimana... ;-)

Ehehehh.

Ora penserete la Vaniglia è sciroccata tutta. Impazzita completa. Andata senza possibilità di ritorno.

Cioè, non ci stava parlando di mandorle?
Del libro nuovo?

Sì. In effetti.
Ma in effetti è vera pure un'altra cosa, pensavo ieri in una pausa lavando i piatti (ultimo baluardo di resistenza mentale al pensiero fisso della check list perennemente zoppa, oltre che zeppa), e domandandomi cosa scriverò fra poco qui accanto, nella pagina del blog, in alto a destra, dove ora campeggia la copertina del mio adorato libretto sui biscotti, che presto sarà accompagnato da una specie di fratello maggiore.

Mi dicevo "ecco, vedi che vuol dire fare due libri nell'arco temporale di un anno (domandandomi nel mentre se sta davvero accadendo tutto ciò)?
Che esce il secondo e tu il primo non hai avuto nemmeno il tempo di metabolizzarlo, che ti pare ieri di aver aperto il primo scatolone arrivato dalla casa editrice, e che lui nella categoria "vecchio" proprio non sei in grado di metterlo, anzi, ti sembra ancora nuovo di pacca, e che quindi come ce lo schiaffi lì in cima col fratellone smagliante in arrivo? Che ci scrivi, "il nuovissimo" e "il nuovo"?.

Poi, sempre in quei magici momenti in cui sembra che la tua mente abbia fulminei scintillanti barlumi di ritrovata lucidità (come appunto lavando i piatti, o lavandosi i denti, o, credo che non dovrei nemmeno dirlo che qui siamo decisamente in pubblico, facendo la pipì), pensi che in fondo "il piccolo" non ha ancora quasi nemmeno un anno e che tu lo hai buttato in giro per a camminare con le proprie gambe, che lo hai accompagnato al momento solo un paio di volte, che tra una corsa e l'altra sarà forse il caso di portarlo a zonzo ancora un po'?

E pensi anche che da Milano non si può proprio prescindere, soprattutto se si tratta di raccontare non solo i miei biscotti ma di fare una chiacchierata più ampia sul cibo e i progetti introno ad esso, e se la presentazione del libro, la terza tappa del "ProfumodibiscottiTour", è compresa in un progetto che si chiama Food Joy, che in occasione dell'inaugurazione del quarto punto vendita di Eat's Food Market, darà spazio a tre giornate di libri e cultura del cibo.

Quindi questo è quanto: dal 16 al 18 ottobre, scrittrici, giornaliste e food blogger si alterneranno nel nuovo spazio Eat’s con presentazioni e show cooking, e, ehm, una di queste sono io.

Ora, voi tutti sapete che io amo cucinare e cucino tanto, amo fotografare e fotografo tanto, amo scrivere e vi riempio continumente di chiacchiere, ma che se questo avviene in ambito "domestico", tutto mi viene facile, ma poco-poco mi metti davanti ad una platea, allora lì il panico.

Detto questo, se qualcuno di voi in zona Milano, riuscisse a fare un salto:

sabato 18 ottobre 
alle ore 17.00
in Piazza V Giornate, 1 
Coin, Piano -1

e soprattutto in tale circostanza, volesse palesarsi, fare cenni vistosi dal pubblico, accennare due chiacchiere di incoraggiamento (prima) e di consolazione (poi), beh ecco io vi sarei eternamente grata.

Io cucinerò dal vivo (aiuto) "la copertina" del libro Profumo di biscotti , e lo presenterò insieme alla giornalista Sandra Longinotti, quindi chi di voi lo ha e lo vuole anche un po' scarabocchiato (nonché impataccato, se davvero siete vicini-vicini al live cooking ;)), può portarlo con sé, chi invece non lo ha, potrà un po' conoscerlo e sentirlo raccontare (oltre che vederlo cucinare...).

Ovviamente siete tutti invitati a tutte e tre le giornate, la programmazione è intensa ed interessante, e soprattutto la compagnia è stratosferica! ;-)

Ecco a voi i nomi e il programma:




Per non far mancare nulla a noi timide che tanto chiacchieriamo ma che stringi-stringi ce ne staremmo sempre accoccolate sul divano a scrivere ricette col gatto sulle ginocchia, domani la sottoscritta sarà ospite della

Trasmissione radio "Cacio&Pepe"
condotta da Anna Lombardi

Venerdì 17 ottobre
alle ore 16.45

Ecco, in radio io sono davvero "un tronco", tantopiù se il mio apporto è in diretta e al telefono, ma pure lì, anche se non vedrò mani che si agitano e sorrisi amici, nel caso qualcuno sia in ascolto, so che sarete magnanimi con la sottoscritta... ;-P

Auguro a tutti un meraviglioso finesettimana, e vi prego pensatemi, che a chiudere ultime fatiche editoriali, parlare in radio e buttarsi farina addosso dal vivo, io ho sempre bisogno del vostro supporto, esattamente come fossimo tutti qui a parlare e commentare su questo blog...

E chi volesse vedermi, o ascoltarmi, per questo finesettimana, io vi aspetto a Milano o in radio... ;-)

ciao!


lunedì 13 ottobre 2014

focaccia istantanea con pomodorini, origano e ricotta secca

Vi avevo promesso mandorle e invece ecco una specie di pagnotta...
Ma le mandorle arrivano, arrivano e pure presto, ed io, che sto sul limite della sussistenza del postaggio, oggi ho voluto mettervi una ricetta che a me è arrivata come per caso, qualche giorno fa insieme ad uno scatolone di ingredienti inviatomi da testare da una conosciuta azienda produttrice di farine.
Non si tratta al momento di una collaborazione come magari è capitato in altri casi, ma una vera e propria richiesta di conoscenza reciproca, che abbiamo deciso di fare attraverso una prova prodotti senza nessunissimo impegno (mi sono infatti permessa di mettere il link, ma per dare a voi riferimenti maggiori sulla questione, per raccontarvi...).
Insomma fatto sta che mi arriva questo scatolone di farine (cioè, come si fa a dire di no a delle farine? ;-P), che ad un primo sguardo, aperto, mi atterrisce, perché la metà sono farine e la metà preparati.
Quindi appunto prima reazione panico e sgomento: guardo la farina, guardo il frigo (chiuso, ma che nella mia mente vedo aperto e contenente l'amato lievito madre), riguardo la farina, riguardo i pacchi contenenti i preparati (quelli da panificazione, in sostanza), riguardo e ripenso al frigo e penso "e come faccio?", "come faccio a testarla, io son mica capace?".

Sì perché in effetti io non ho mai usato dei preparati, quindi immaginate come potevo sentirmi a pensare di impastare un pane aggiungendo acqua e farina ed ottenendo una cosa lievitata ed alveolata!
La cosa quindi è stata in un primo momento fatta decantare usando le altre meravigliose farine del pacco (cose semplici, chessò, una 00, farine tradizionali), e buttando un occhietto intanto al preparato al kamut che un po' mi ammiccava e un po' mi terrorizzava.
Poi, un giorno, all'improvviso, l'illuminazione, che come spesso accade viene da una teglia (come spesso accade ai matti, direte voi). Guardo 'sta teglia a ciambella ma un po' "rustica", diciamo, e penso "l'ho comprata, questa, ma mica mai usata ancora, avrà forse ragione Monsieur Patou?".

L'istinto di volerla avere io, la "ragione", la consapevolezza di essere senza cena, la penuria di ingredienti freschi in casa se non questi pomodorini qua sotto, la velocità con cui sono portata a prendere le decisioni ultimamente e soprattutto la drammatica mancanza di tempo hanno di fatto scavalcato qualsiasi mio timore nell'utilizzo degli ingredienti nuovi appena arrivati e mi sono ritrovata come telecomandata con il pacco di preparato per pizza al kamut in mano, la ciotola per impastare davanti, il bricchetto graduato dell'acqua e la mia vocina (quella che a volte è incoraggiante, altre è, come dire, imponente ( ? nel senso che impone)) che diceva "Daje Rosse', e metti st'acqua e impasta senza farla tanto lunga, no?".
Alla fine della fiera, incredula di tanta facilità, seguo le istruzioni riportate nel retro aggiungo acqua impasto e cerco di non guardare cosa succede per mezz'ora un'ora.
Poi lavo i pomodorini e accendo il forno.
Caccio fuori il mitico origano di nonna, e l'olio buono e con quest'ultimo e poca acqua (in parti uguali), preparo sbattendo con una forchetta un'emulsione.
Tiro fuori l'impasto lievitato e ci formo una ciambella, la adagio nella teglia oliata, spennello il tutto con l'emulsione di olio e acqua, aggiungo un pizzico di sale e generoso origano, pigio tutti i pomodorini che il frigo è stato in grado di offrire nella pasta, schiaffo tutto in forno sui 200 °C o alla temperatura indicata sulla confezione.
Continuo a non avere il coraggio di guardare, eppure, dopo una mezz'oretta, esce dal forno quello che vedete, dorata, fragrante.

Annuso, incredula, cospargo ancora calda di ricotta secca grattugiata e qualche fogliolina verde (va bene la maggiorata, va bene il basilico, va bene anche nulla a dire il vero), vado raggiante da Monsieur Patou: Ho fatto la focaccia al Kamut con il preparato! (io, che due giorni prima spennellavo di Grand Marnier i panettoni "di prova" del libro nuovo lievitati in totale un paio di giorni e mezzo!).

Ho scoperto che so anche fare le focacce istantanee, ho scoperto, e che in cucina bisogna lanciarsi, che può essere divertente, utile, salvifico avere un aiutino.
Che è bello un giorno fare le cose in un attimo e il giorno dopo decidere per un lievitato che impiega ore e ore e ore.

Che possiamo scegliere. Sempre.

lunedì 6 ottobre 2014

la non ricetta (delle vacanze?) del lunedì: il caffè leccese


Ohhhh, il titolo di oggi meriterebbe di essere postato senza post!
(e più o meno stiamo lì, stiamo... ;))
Meriterebbe di essere postato senza post perché è una summa del mio stato:

  1. è ottobre ancora parlo di vacanze perché evidentemente non sono stata in ferie (se non per 4 giorni che al netto dei viaggi contano 2,5);
  2. vivo delle vacanze altrui perché continuo a postare ricette con cadeaux gastronomici di amici e parenti (che non finirò mai di ringraziare perché assaggiare il cibo di alcuni luoghi è un po' come andarci;
  3. pubblico una non ricetta di lunedì d'autunno, ovvero momento dell'anno in cui dovrei essere al massimo della mia attività culinaria mentre invece sto proprio ai minimi termini ;-P
  4. continuo a pubblicare robe di mandorle!!!! Nonostante questa non sia una ricetta vera e propria, infatti, le mandorle ci stanno e pure in forma concentrata... :D


Rimanendo calmi, penso ad ogni modo che la situazione non sia così tragica, ovvero, sarà normale no, che io stia passando una fase in cui NON DEVO più cucinare mandorle e invece sembra che questa escano fuori sotto qualsiasi forma nella mia mente e nella mia cucina, VEEEEERO???

Vero che è normale?

Vero che nell'attesa che il libro esca (ehm cioè che io faccia in modo che esca, finendo di consegnare i testi :)), che le mie facoltà mentali tornino a me, che magari io riesca (un dì) a rosicchiare qualche giorno di riposo da qualche parte del mondo (anche vicino eh?, tipo fuggire dalle mie sorelle sarebbe magnifico ora, sì ok, non ora ma fra un po'), che la mia cucina ritorni "normale" o almeno non paia sempre un campo di battaglia, che abbia finalmente il dominio della dispensa, vero che nell'attesa di normalizzazione e anche nel desiderio di comunicare con voi NEL MENTRE, io posso, chessò, intrattenervi con un caffè alle mandorle????

Vi intrattengo anzi con un caffè di cui qualcuno di voi avrà pazientemente modo di dire a me più di quanto io possa al momento dire a voi, dato che a me è stato solo raccontato, mentre i pugliesi che sull'argomento se la comandano, sapranno dirci il come e il cosa in tutte le salse.

Si tratta infatti di un caffè che molti di voi avranno avuto modo di assaggiare in vacanza, nel salentino, e che si fa mescolando caffè bollente, ghiaccio e latte (o sciroppo) di mandorla.

Io diciamo che sul latte, ultimamente, ho sviluppato una certa dimestichezza e forse anche un po' di (meravigliosa) assuefazione, mentre con lo sciroppo ho avuto un incontro ravvicinato solo al ritorno dalle vacanze, che, da come diligentemente riportato per punti all'inizio dei questo post, sarebbe più corretto dire "al ritorno in ufficio", dove, però mi è arrivato da una collega e amica questo regalo meraviglioso che io ho immantinenti trasformato come da indicazioni della stessa (che è pugliese, e quindi io da brava scolara arraffavo bottiglia e appizzavo le recchie).

La ricetta mette insieme in me ricordi dei nonni, mescolando le Marche alla Basilicata: è stato mio nonno materno, Ruggero, il nonno di cui sarò sempre follemente innamorata nonostante lo abbia conosciuto per solo un quarto della mia vita) ad insegnarmi a fare la cremina al caffè, mentre la nonna ormai famosa, la nonna Pasqualina di Melfi, la nostra ormai istituzione culinaria per quello che attiene alle ricette del Sud Italia, usa congelare il caffè una volta (ben) zuccherato.

Ricordo questi miei due nonni, queste due regioni della mia vita, nella ricetta brevemente descritta a seguire, e che apparentemente (ma solo all'inizio) sembra non entrarci un granché.


Nella mia versione "senza sopralluogo", diciamo, io ho proceduto preparando un bel caffè con la mia adorata moka, usando le prime gocce, le più dense, come mi aveva insegnato nonno, per letteralmente "impastare" qualche cucchiaino di zucchero semolato (il composto deve assomigliare a quello che dalle parti si chiama "ovetto sbattuto", per capirci) ed ottenere così "la cremina".

Nel frattempo avevo preparato due bicchieri di vetro a fondo spesso e vi avevo disposto un bel po' di ghiaccio in ciascuno (con un cucchiaino di metallo vistomai vi faccio spaccare i bicchieri buoni va'), e uno strato di sciroppo di mandorle.

Appena pronto il caffè, vi si aggiunge al volo la cremina e si fa un po' "schiumare", poi si versa tutto nei bicchieri. Si mescola, si beve.



Uhmmamma, da come ho scritto questo post sembra che io me ne sia appena bevuta una tanica.

Ma giuro, solo tisana alla melissa, chevvoletefa'! ;)

Buona settimana a tutti, e a presto proprio su questi schermi.

Ah ma che volete, per la prossima, ancora mandorle o facciamo una pausa???

baci

r.

lunedì 29 settembre 2014

Cara Rossella...


Ciao Rossella,
ti scrivo questa email perchè, anche se tu non lo sai, mi stai facendo una bella compagnia da un po' di tempo a questa parte.

Ho ordinato il tuo libro su Amazon, mi è arrivato subito e subito ho cominciato a cucinare i tuoi biscotti, iniziando dal primo.

Devi sapere che io sono assolutamente negata a cucinare dolci, nel senso che non so da che parte cominciare. So solo seguire ricette.


Inoltre, seconda premessa, non credo abbastanza in me stessa tanto da essere decisa a voler davvero provare a sperimentare nuovi sapori.
Invece questa volta è accaduto.

Ho pensato che potevo fidarmi della persona, tu, e potevo fidarmi dell'esecutore, io, che più di tanto non poteva sbagliare, seguendo le tue chiare indicazioni. 

Fatto sta che ho iniziato a cucinare la prima ricetta : i biscotti con agrumi e olio di oliva; la seconda: frollini al caffè e cardamomo; la terza: fagottini al cocco e frutti di bosco; e in questo momento ho in forno la quarta: biscotti "stampati" al burro di arachidi.

Quello che volevo dirti è che ho scoperto come i biscotti possono avere sapori completamente diversi (strano ma vero), come il sapore dolce possa essere assolutamente neutro, ovvero accompagnato da talmente tanti altri sapori che non ti accorgi che stai mangiando un biscotto; che le spezie (il cardamomo) danno un contributo grandissimo al sapore; che non tutti i biscotti sono per bambini; che anche chi non ama i dolci può deliziare il palato con questi sapori che, ripeto, non sono dolci, sono SAPORI BUONI.

Ho fotografato tutti i biscotti che ho fatto e pubblicati su fb (per farti pubblicità...!) e te li mando in allegato perché per me sono stupendi!

Per adesso posso dirti che i miei preferiti sono in assoluto i fagottini al cocco e frutti di bosco e subito dopo, ma quasi a parimerito i biscotti con agrumi e olio d'oliva.

Quelli al cardamomo sono molto particolari, ma io ho messo il cioccolato che secondo me non ci andava perchè li ha resi troppo burrosi. Quelli al burro di arachidi li sto sfornando ... il profumo è stupendo.

Non so perché ti ho scritto questa email. Per me è importante solo il fatto che io improvvisamente sto parlando di sapori, di dolci, di spezie e di cose di cui non ho mai parlato in vita mia. E di questo ti volevo ringraziare :-)
A presto!

Marghe

________________________________________________________

Questa mail, questa lettera, è arrivata mercoledì scorso dalla mia amica Margherita.
E' in assoluto la più bella recensione che il libro abbia avuto e che credo avrà mai.
L'ho letta in autobus e sono scesa prima per potermi commuovere con calma in mezzo alla strada, piuttosto che nell'autobus, perché ero felice e gelosa delle mie lacrime.
Ad oggi rileggendola mi viene ancora un groppo in gola.

E' per dirvi il valore che avete voi in tutto questo (fare e disfare, scrivere e fotografare, cucinare ed assaggiare).
I messaggi, le mail, i commenti, le foto dei biscotti che in un anno sono piovute da ognuno di voi, le foto del libro nelle librerie di tutta Italia tipo Nano di Amelie, i tweet, i retweet, le condivisioni su fb, le parole incoraggianti, le presenze di persona alle presentazioni, anche venuti da lontano e nonostante gli impegni, i sorrisi, i consigli.

Con il primo ho scoperto che il libro non è quella cosa che ti fa cucinare, faticare, fotografare, titubare, palpitare durante la stampa, ma è quella che inizia dopo, che fa cucinare VOI, e gioire voi se la cucina è la vostra gioia, e titubare voi davanti al vostro forno.
Il libro inizia dopo. Il libro lo è solo sul vostro divano accanto ad una coperta e una tazza di te, sulla vostra tavola, negli scaffali della vostra cucina. Nemmeno in libreria, ma da voi.
Il libro è libro quando è sporco di briciole, quando pieno di post-it, di appunti a margine, quando la ricetta ve la passate al telefono con qualcuno, quando me lo ri-raccontate...

Il mio libro è mio solo quando diventa vostro.

Un abbraccio forte, io stringo i denti e tiro a chiudere "il fratello grande", siamo agli sgoccioli e c'è un po' di fatica da mettere dietro alle spalle. Aspettatemi!


giovedì 25 settembre 2014

cake di mandorle e uvette ubriache

Le mandorle.
Fin quei non ci piove.

Dall'ultimo post si è capito (oddìo, si è capitoo? ;-)) che la protagonista del nuovo libro sarà la mandorla. In varie forme, in vari piatti: dolce, salato, primi, secondi, contorni e preparazioni che ne valorizzano l'essenza al massimo della sua purezza (basta sto già dicendo troppo!!), e dalla tavola all'albero, o meglio dai luoghi all'albero alla tavola.

Io credo infatti che come certi luoghi siano fatti (anche) dei sapori del territorio a cui appartengono, viceversa anche i sapori dipendano dal territorio che li accoglie e li nutre, ed è anche per questo che il rispetto della terra, della natura e anche del paesaggio incide per me tantissimo sulla qualità del piatto che cucineremo e mangeremo.

Insomma mandorle a tutto spiano. E mandorli.

E le persone a me vicine, gli amici, i colleghi, in questo periodo non fanno che dirmi "Uh, le mandorle, in tutti questi mesi in cui le hai preparate in tutte le salse sarai anche stanca, non potrai più vederle in giro!", e quello che mi stupisce, ogni volta, è la mia riposta, che è "No, affatto", pensando anche a tutti i retroscena.

I retroscena sono che io la mandorla la metterei ancora ovunque. Che mi viene spontaneo cucinarla, da sempre, che vorrei aggiungere ancora millemila ricette al libro e che mi sono trovata, la settimana scorsa dal mio editore, a dire "se me chiedessi ora altre, chenesò, 40, io le farei senza pensarci due volte" (e badate che questo momento di chiusura è per tutti noi l'apice dello stress).

Insomma in tutto questo, con idee di ricette che mi piacerebbe fare IN PIU' che ancora mi guizzano nel cervello come pesci rossi nella loro bella boccia d'acqua (metafora perfettamente esaustiva del mio stato mentale generale di ora), e che proprio non è il caso ve lo assicuro, in tutto questo, ci sono pure le ricette ultimamente ho preparato "con gli avanzi" di altre preparazioni.
L'uvetta e il marsala, per esempio.
Avevo un paio di manciate rispettivamente di uva bionda e una sultanina a mollo nel vino Marsala non ricordo più esattamente perchè e quindi mi son detta, facciamoci un dolcetto per la colazione va'..
Co' le mandorle...
Fatto

Abbiate pietà e non badate alla (inestistente, a seconda di come la guardi, come le figurine ologramma di fine anni Ottanta ;)) messa a fuoco di cui sotto.
Due foto su due scattate mi sa a occhi chiusi.
Ma non importa, ad occhi chiusi si sente meglio il sapore... ;-P

Cake di mandorle con le uvette ubriache
ingredienti
200 g di farina 00
1 bustina di lievito in polvere (16 g)
100 g di zucchero semolato
100 g di mandorle pelate
2 uova
100 g di burro morbido
100 g di latte (intero vaccino o di mandorla)
circa 70 g di uvetta bionda
circa 70 g di uva sultanina
vino marsala q.b. (direi poco più di mezzo bicchiere in tutto)
40 g di mandorle a filetti per la decorazione

Ammollare le uvette nel Marsala per almeno una o due ore (io le ho tenute una notte ma per motivi semplicemente logistici).

Preriscaldare il forno a 180°C.
Imburrare e infarinare uno stampo da plum cake, o rivestirlo di carta da forno.
Mescolare a farina al lievito e tenere da parte.

Tritare finemente le mandorle con lo zucchero, poi aggiungervi le uova e montare con lo sbattitore elettrico fino ad ottenere un composto leggermente spumoso.

A questo punto aggiungere il burro a pezzetti, mescolando continuamente affinché si sciolga, e in ultimo la farina con il lievito.

Aggiungere le uvette, mescolare velocemente e poi trasferire il tutto nello stampo, decorare con le mandorle a lamelle e cuocere in forno già caldo per 40-50 minuti.

Lasciar intiepidire per 10’, poi sformare.



 

lunedì 22 settembre 2014

Se fossi un albero, sarei un mandorlo. Se fossi un mandorlo, sarei un libro...

... Se fossi un libro, sarebbe un libro di ricette.
E le ricette sarebbero potenzialmente infinite, ma dovrei farne una lista.
Una prima lista che non riesce a starci tutta, dentro a quel foglietto iniziale stropicciato scritto una notte seduta sul divano in mezzo a pile di libri e di quaderni a destra e sinistra.
Una lista che dovrebbe essere ordinata ma che giorno dopo giorno cresce, poi viene discussa, poi limata, poi di nuovo immaginata e ancora disattesa, davanti ai fornelli, o persa dietro ad 'una nuova idea.
Sarebbe una lista che non sta mai ferma, quella delle ricette del libro che in realtà è un albero che in realtà è un mandorlo che in realtà sai che sei tu.
Una lista che quando dici "è lei", e pensi di aver fatto finalmente il punto, poi dal finestrino del treno vedi che quegli alberi ti stanno suggerendo ancora altro. Ancora un altro accostamento di sapori.
Perché la mandorla, la mia amata mandorla che fa bene agli occhi e alla salute, si sa, sta bene con tutto, ma quando tu quel tutto pensi di averlo afferrato, torna lei, il più delle volte anche semplicemente attraverso un paesaggio, ma spesso anche da un vecchio ricettario scritto a mano, da un libro sconosciuto, in un ristorante del mare del sud dell'Italia che ti dice ecco, a questo avevi pensato?






Sarebbe quindi un ricettario, il mio albero, ma anche un po' un diario.
Un diario di cucina.
Sarebbero le storie di cucina, esattamente come in questo blog.
E sarebbe facile. Maledettamente facile e maledettamente difficile, scriverlo e fotografarlo, e cucinarlo e mangiarlo, un libro sull'albero che sei.
Perché ti appartiene e ti racconta così tanto da farti fare tutto col groppo allo stomaco dalla felicità e dallo stupore.



E poi c'è la macchina fotografica che ti trasporta.
A caccia di albe e tramonti, e di rami, e di fiori e di petali.
Ti fa prendere treni ed aerei e ti fa guidare, fino trovare il tuo albero.
Lo cerchi tra mille. Ne hai tanti tutti meravigliosi, delicati, tutti diversi, davanti. Sei sola in mezzo a quel campo. Sembra nevicare, e potrebbe davvero esserlo perché è febbraio e nel resto dell'Italia sta succedendo quello ma tu sei in Sicilia. E hai preso l'aereo e hai guidato una macchina, per trovare il tuo albero.
E lo cerchi, macchina fotografica alla mano.
La macchina ti porta. E' più potente dell'aereo, più forte dell'automobile, la macchina fotografica ti trasporta avanti, in posti sconosciuti e oltre soglie invisibili che la tua timidezza ti impedirebbe di varcare.
La macchina ti porta e tu lo trovi, il tuo albero, l'albero che sei tu.
Rustico e piuttosto resistente anche se minuto, la sua fioritura è precoce e delicata al freddo e alle brinate. Piccolino, non estremamente bello ma capace di incatenarti quando è in fiore. Delicatissimo, effimero, anticipa la primavera, sembra acchiappare e poi restituire tutta la luce, con quel bianco evanescente. Sembra prenderti tutto lo spazio, tutta l'attenzione e con quei petali, quando cadono, anche il fiato.
E tu sei lì. Sola. Scatti una foto dietro l'altra, ti muovo attraverso i campi bianchi. I petali ovunque. Ormai ubriaca di tutta quella bellezza.
Stanca ma non lo sai. Frastornata. Stupita. Rapita.








Magari non hai capto niente ma ti sembra di aver capito molto.
Sai che senza quell'albero cucineresti diversamente.
Scatti le foto e sai che sapore dovrà avere il libro.
All'improvviso senti che è tutto lì, che ce lo hai lì davanti, il tuo libro, che devi caricare tutto nella tua automobile noleggiata, nell'aereo, in un posto non bene identificato tra il cuore e la pancia e metterti a cucinare.
Il peso è così grande che continui a scattare quasi aggrappandoti alla macchina fotografica.
Ma è bello. E' bellissimo ed ha un valore inestimabile.
Guardare, cercare di capire, soprattutto sentire, immaginare, cucinare, fotografare, scrivere.
Mi piace. Mi riguarda profondamente. Sta in quel posto non identificato tra il cuore e la pancia ed io ci ho provato, a metterlo in un contenitore di carta e immagini e pensieri.
Spero con tutta me stessa che vi piaccia.
Ora, un po' emozionata, scappo in cucina!
Manca solo di finire...








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