giovedì 23 ottobre 2014

Milano profuma di biscotti?

(i racconti, le chiacchiere, le foto degli amici...)

Milano sabato scorso è stata buona con me.

Mi ha accolta con quell’aria che a volte hanno le grandi città nei sabati pomeriggio, quasi dei grossi paesi, quando c’è il sole basso e dorato dei primi pomeriggi di autunno, meno traffico del resto della settimana, poco garbato disordine di quando si sbaracca il mercato ortofrutticolo della mattina, un silenzio a cui non ero abituata e che faceva sì che potessi sentire il rumore dei miei passi…

In questo periodo sono stanca, piena di cose da fare e a cui pensare (cose belle, per fortuna! cose di lavoro e cose belle..), un libro da chiudere, trasmissioni radio a cui partecipare e live-cooking mai fatti in vita mia…
Sabato scorso alla Coin di piazza Cinque Giornate proprio questo è avvenuto, il mio primo show-cooking.



Io, sicura nella mia cucina e lontana dagli sguardi degli altri, timidissima in pubblico anche se nessuno lo sa a causa della mia estenuante chiacchiera, ero nel corner Eat’s in occasione dell’evento milanese di Food Joy, e cucinavo i biscotti di copertina del mio primo libro Profumo di biscotti.
Ero agitata.

Inutile negarlo.

Una che cucina i biscotti integrali ripieni DI PERA che ha fatto e rifatto, cucinato, fotografato, scelto insieme all’editore per la copertina, una che per sicurezza li ha pure riprovati che non si sa mai, e che conosce comunque come le proprie tasche, che attacca e dice “ora cucineremo queste letterine ALLA MELA” è agitata, non c’è che dire.

Sono scesa alla Stazione Centrale che non riuscivo poi così bene ad orientarmi eh?
E non è che ultimamente non mi capiti di andare a Milano…
Ad ogni modo ero abbastanza agitata, sì.



Così ho deciso di fare quello che il mio istinto mi dice di fare, sempre, ogni volta che ho bisogno di avere chiari riferimenti: camminare.
E insieme a questo ho deciso di fare ciò che il mio istinto mi dice di fare, sempre, ogni volta che ho bisogno di stabilire un contatto diretto con la realtà, di riappropriarmi di me stessa: fotografare.

Cammino e mi metto la macchina fotografica al collo.
Fare quel gesto di sfilare dall’obiettivo il paraluce e rimontarlo “al dritto”, provoca in me una cosa molto simile a quando Silvester Stallone in “Over the top” cambia la presa e diventa “forte” nelle sue sfide a braccio di ferro.
Non che io al momento mi sia sentita una specie di muscoloso guidatore di tir, ma, passatemi l’esempio un po’ Pop, quella cosa che pare che un gesto possa provocare in te una specie di “passaggio di stato”, un cambio di natura, a me in un certo qual modo succede, ogni volta che “indosso” una macchina fotografica.

Quindi insomma metto la macchina fotografica e comincio a camminare.
Strada dritta, sole in faccia, rumore dell’otturatore che si apre e si chiude, che mi fa compagnia, che mi dice “io ci sono, siici anche tu”.
Sto bene.








Arrivo allo store Coin e mi fermo fuori, guardando l’insegna di Eat’s e pensando “vabè, mo’ vado e cucino e via, che ci vuole”, allora mi faccio forza ed entro.
Parte un antifurto a palla e un tizio della sicurezza mi si pone molto elegantemente alle calcagna mentre scendo al piano -1.
Appena scesa cerco Arianna, che ha organizzato il mio ma anche gli altri eventi di presentazione di libri, donne e cibo di cui vi avevo accennato allo scorso post.
La trovo e parlo con lei.
Decido di andare in bagno a darmi una pittatina.
Vedo che il tizio della sicurezza è ancora in zona e mi monitora ad una distanza di sicurezza.



Vado in bagno e mentre mi metto il rimmel e rifletto sull’opportunità di autodenunciare alla sicurezza la MIA spatola di 40 cm che ha fatto il viaggio con me, che ho in borsa e che probabilmente ha fatto scattare l’allarme, non mi accorgo che la lastra di granito o chi per lui su cui è appoggiato il lavello è fradicia e grondante d’acqua.

Esco leggiadra dalle toilettes verso la sicurezza e mi rendo conto che ho una macchia sulla maglia almeno 20 x 15 cm, fradicia all’altezza della pancia, forse un po’ più bassa. Pare che abbia fatto addosso pipì, ma a pruzzo.

Torno indietro e genialmente penso di utilizzare quelle lame di calore che si usano molto ora per asciugare le mani (le avrete viste appunto nei grandi magazzini, negli aeroporti, etc…) anche per la mia maglietta, che è una t-shirt ampia e lunga e che passo ripetutamente su suddetta lama di calore per rimediare al danno.

Il risultato finale è che la trama in quel punto è diventata grossa il doppio di quella non bagnata, quindi la mia t-shirt è tutta deformata a forma di mongolfiera sulla pancia.

E vabè.





Nel frattempo quello della sicurezza è sparito, mi avranno passata dal settore cleptomane a quello psicopatici, mi dico, e mi staranno seguendo dai monitor.

A questo punto la psyco-Vaniglia torna al suo posto e cerca di ripassare mentalmente la ricetta.
Parla con una signora gentile che la tiene in chiacchiera forse un po’ oltre il dovuto e lei, affetta da ipereducazione (colpa dei genitori, questo, ricordarsi di far presente ;-)), continua a conversare e intanto cerca di pensare alla ricetta ottenendo come unico risultato di agitarsi ancora un po’.

Poi cominciano ad arrivare gli amici.
Cosa saremmo senza amici.

Arriva Francesca che c’è da sempre, qui su questo blog, per e-mail, via Instagram, via lettere e pacchi di riviste di cucina versus pallette di pasta madre, via lavori di maglia tramite Etsy, lei c’è sempre e da sempre. E c’è anche ora che io devo cucinare, ed è la prima volta che ci vediamo di persona. E mi salva.

Come mi salva Sandra Longinotti, che è una giornalista vera e lei ha un aplomb che io avrei voluto osmoticamente assorbire non solo al momento, ma anche per serbarne memoria all’infinito!
Calma, pacata, professionale, altro che “i fagottini alla MELA” ;-P

Come mi salva Marcello. Il mio amico di sempre Marcello. A cui affido la macchina fotografica e che ha scattato le foto che vedete in bianco e nero in questo post, e l'ultima a colori che vedete qua sopra (come da me indegnamente postprodotte) e che era lì. Per me.













Io parlavo e ogni tanto magari scivolavo, mi perdevo, ma giusto poco. Sandra ricuciva tutto bene, Francesca mi guardava dal pubblico e assentiva (allora io pensavo sì, che potevo andare avanti), e Marcello era lì, proprio lì accanto a me, io lo vedevo appena, con la coda dell’occhio, ma sentivo quel rumore, di nuovo l’aprirsi e il chiudersi dell’otturatore, costante, accanto, con gli occhi de mio amico e fotografo acuto geniale e sensibile dietro. Sentivo Marcello che mi dava il ritmo con la macchina fotografica e che tutto andava bene, tutto filava più o meno liscio,e che forse alla fine ero stata anche troppo veloce? ;-)

Tutte le facce strane che ho fatto, il saltello all’indietro a braccia conserte prima dell’inizio, l’errore nientepopodimenoche sul titolo della ricetta, i visi degli astanti, potete vederli in questo video, mentre per il resto, per qualsiasi istante che per me è stato davvero di rilievo, come lo avesse saputo, c’è stato lui con le sue foto attraverso la mia macchina.

Grazie amici,

A presto, giuro torno presto!







giovedì 16 ottobre 2014

Profumodibiscotti-Tour a Milano e appuntamenti del finesettimana... ;-)

Ehehehh.

Ora penserete la Vaniglia è sciroccata tutta. Impazzita completa. Andata senza possibilità di ritorno.

Cioè, non ci stava parlando di mandorle?
Del libro nuovo?

Sì. In effetti.
Ma in effetti è vera pure un'altra cosa, pensavo ieri in una pausa lavando i piatti (ultimo baluardo di resistenza mentale al pensiero fisso della check list perennemente zoppa, oltre che zeppa), e domandandomi cosa scriverò fra poco qui accanto, nella pagina del blog, in alto a destra, dove ora campeggia la copertina del mio adorato libretto sui biscotti, che presto sarà accompagnato da una specie di fratello maggiore.

Mi dicevo "ecco, vedi che vuol dire fare due libri nell'arco temporale di un anno (domandandomi nel mentre se sta davvero accadendo tutto ciò)?
Che esce il secondo e tu il primo non hai avuto nemmeno il tempo di metabolizzarlo, che ti pare ieri di aver aperto il primo scatolone arrivato dalla casa editrice, e che lui nella categoria "vecchio" proprio non sei in grado di metterlo, anzi, ti sembra ancora nuovo di pacca, e che quindi come ce lo schiaffi lì in cima col fratellone smagliante in arrivo? Che ci scrivi, "il nuovissimo" e "il nuovo"?.

Poi, sempre in quei magici momenti in cui sembra che la tua mente abbia fulminei scintillanti barlumi di ritrovata lucidità (come appunto lavando i piatti, o lavandosi i denti, o, credo che non dovrei nemmeno dirlo che qui siamo decisamente in pubblico, facendo la pipì), pensi che in fondo "il piccolo" non ha ancora quasi nemmeno un anno e che tu lo hai buttato in giro per a camminare con le proprie gambe, che lo hai accompagnato al momento solo un paio di volte, che tra una corsa e l'altra sarà forse il caso di portarlo a zonzo ancora un po'?

E pensi anche che da Milano non si può proprio prescindere, soprattutto se si tratta di raccontare non solo i miei biscotti ma di fare una chiacchierata più ampia sul cibo e i progetti introno ad esso, e se la presentazione del libro, la terza tappa del "ProfumodibiscottiTour", è compresa in un progetto che si chiama Food Joy, che in occasione dell'inaugurazione del quarto punto vendita di Eat's Food Market, darà spazio a tre giornate di libri e cultura del cibo.

Quindi questo è quanto: dal 16 al 18 ottobre, scrittrici, giornaliste e food blogger si alterneranno nel nuovo spazio Eat’s con presentazioni e show cooking, e, ehm, una di queste sono io.

Ora, voi tutti sapete che io amo cucinare e cucino tanto, amo fotografare e fotografo tanto, amo scrivere e vi riempio continumente di chiacchiere, ma che se questo avviene in ambito "domestico", tutto mi viene facile, ma poco-poco mi metti davanti ad una platea, allora lì il panico.

Detto questo, se qualcuno di voi in zona Milano, riuscisse a fare un salto:

sabato 18 ottobre 
alle ore 17.00
in Piazza V Giornate, 1 
Coin, Piano -1

e soprattutto in tale circostanza, volesse palesarsi, fare cenni vistosi dal pubblico, accennare due chiacchiere di incoraggiamento (prima) e di consolazione (poi), beh ecco io vi sarei eternamente grata.

Io cucinerò dal vivo (aiuto) "la copertina" del libro Profumo di biscotti , e lo presenterò insieme alla giornalista Sandra Longinotti, quindi chi di voi lo ha e lo vuole anche un po' scarabocchiato (nonché impataccato, se davvero siete vicini-vicini al live cooking ;)), può portarlo con sé, chi invece non lo ha, potrà un po' conoscerlo e sentirlo raccontare (oltre che vederlo cucinare...).

Ovviamente siete tutti invitati a tutte e tre le giornate, la programmazione è intensa ed interessante, e soprattutto la compagnia è stratosferica! ;-)

Ecco a voi i nomi e il programma:




Per non far mancare nulla a noi timide che tanto chiacchieriamo ma che stringi-stringi ce ne staremmo sempre accoccolate sul divano a scrivere ricette col gatto sulle ginocchia, domani la sottoscritta sarà ospite della

Trasmissione radio "Cacio&Pepe"
condotta da Anna Lombardi

Venerdì 17 ottobre
alle ore 16.45

Ecco, in radio io sono davvero "un tronco", tantopiù se il mio apporto è in diretta e al telefono, ma pure lì, anche se non vedrò mani che si agitano e sorrisi amici, nel caso qualcuno sia in ascolto, so che sarete magnanimi con la sottoscritta... ;-P

Auguro a tutti un meraviglioso finesettimana, e vi prego pensatemi, che a chiudere ultime fatiche editoriali, parlare in radio e buttarsi farina addosso dal vivo, io ho sempre bisogno del vostro supporto, esattamente come fossimo tutti qui a parlare e commentare su questo blog...

E chi volesse vedermi, o ascoltarmi, per questo finesettimana, io vi aspetto a Milano o in radio... ;-)

ciao!


lunedì 13 ottobre 2014

focaccia istantanea con pomodorini, origano e ricotta secca

Vi avevo promesso mandorle e invece ecco una specie di pagnotta...
Ma le mandorle arrivano, arrivano e pure presto, ed io, che sto sul limite della sussistenza del postaggio, oggi ho voluto mettervi una ricetta che a me è arrivata come per caso, qualche giorno fa insieme ad uno scatolone di ingredienti inviatomi da testare da una conosciuta azienda produttrice di farine.
Non si tratta al momento di una collaborazione come magari è capitato in altri casi, ma una vera e propria richiesta di conoscenza reciproca, che abbiamo deciso di fare attraverso una prova prodotti senza nessunissimo impegno (mi sono infatti permessa di mettere il link, ma per dare a voi riferimenti maggiori sulla questione, per raccontarvi...).
Insomma fatto sta che mi arriva questo scatolone di farine (cioè, come si fa a dire di no a delle farine? ;-P), che ad un primo sguardo, aperto, mi atterrisce, perché la metà sono farine e la metà preparati.
Quindi appunto prima reazione panico e sgomento: guardo la farina, guardo il frigo (chiuso, ma che nella mia mente vedo aperto e contenente l'amato lievito madre), riguardo la farina, riguardo i pacchi contenenti i preparati (quelli da panificazione, in sostanza), riguardo e ripenso al frigo e penso "e come faccio?", "come faccio a testarla, io son mica capace?".

Sì perché in effetti io non ho mai usato dei preparati, quindi immaginate come potevo sentirmi a pensare di impastare un pane aggiungendo acqua e farina ed ottenendo una cosa lievitata ed alveolata!
La cosa quindi è stata in un primo momento fatta decantare usando le altre meravigliose farine del pacco (cose semplici, chessò, una 00, farine tradizionali), e buttando un occhietto intanto al preparato al kamut che un po' mi ammiccava e un po' mi terrorizzava.
Poi, un giorno, all'improvviso, l'illuminazione, che come spesso accade viene da una teglia (come spesso accade ai matti, direte voi). Guardo 'sta teglia a ciambella ma un po' "rustica", diciamo, e penso "l'ho comprata, questa, ma mica mai usata ancora, avrà forse ragione Monsieur Patou?".

L'istinto di volerla avere io, la "ragione", la consapevolezza di essere senza cena, la penuria di ingredienti freschi in casa se non questi pomodorini qua sotto, la velocità con cui sono portata a prendere le decisioni ultimamente e soprattutto la drammatica mancanza di tempo hanno di fatto scavalcato qualsiasi mio timore nell'utilizzo degli ingredienti nuovi appena arrivati e mi sono ritrovata come telecomandata con il pacco di preparato per pizza al kamut in mano, la ciotola per impastare davanti, il bricchetto graduato dell'acqua e la mia vocina (quella che a volte è incoraggiante, altre è, come dire, imponente ( ? nel senso che impone)) che diceva "Daje Rosse', e metti st'acqua e impasta senza farla tanto lunga, no?".
Alla fine della fiera, incredula di tanta facilità, seguo le istruzioni riportate nel retro aggiungo acqua impasto e cerco di non guardare cosa succede per mezz'ora un'ora.
Poi lavo i pomodorini e accendo il forno.
Caccio fuori il mitico origano di nonna, e l'olio buono e con quest'ultimo e poca acqua (in parti uguali), preparo sbattendo con una forchetta un'emulsione.
Tiro fuori l'impasto lievitato e ci formo una ciambella, la adagio nella teglia oliata, spennello il tutto con l'emulsione di olio e acqua, aggiungo un pizzico di sale e generoso origano, pigio tutti i pomodorini che il frigo è stato in grado di offrire nella pasta, schiaffo tutto in forno sui 200 °C o alla temperatura indicata sulla confezione.
Continuo a non avere il coraggio di guardare, eppure, dopo una mezz'oretta, esce dal forno quello che vedete, dorata, fragrante.

Annuso, incredula, cospargo ancora calda di ricotta secca grattugiata e qualche fogliolina verde (va bene la maggiorata, va bene il basilico, va bene anche nulla a dire il vero), vado raggiante da Monsieur Patou: Ho fatto la focaccia al Kamut con il preparato! (io, che due giorni prima spennellavo di Grand Marnier i panettoni "di prova" del libro nuovo lievitati in totale un paio di giorni e mezzo!).

Ho scoperto che so anche fare le focacce istantanee, ho scoperto, e che in cucina bisogna lanciarsi, che può essere divertente, utile, salvifico avere un aiutino.
Che è bello un giorno fare le cose in un attimo e il giorno dopo decidere per un lievitato che impiega ore e ore e ore.

Che possiamo scegliere. Sempre.

lunedì 6 ottobre 2014

la non ricetta (delle vacanze?) del lunedì: il caffè leccese


Ohhhh, il titolo di oggi meriterebbe di essere postato senza post!
(e più o meno stiamo lì, stiamo... ;))
Meriterebbe di essere postato senza post perché è una summa del mio stato:

  1. è ottobre ancora parlo di vacanze perché evidentemente non sono stata in ferie (se non per 4 giorni che al netto dei viaggi contano 2,5);
  2. vivo delle vacanze altrui perché continuo a postare ricette con cadeaux gastronomici di amici e parenti (che non finirò mai di ringraziare perché assaggiare il cibo di alcuni luoghi è un po' come andarci;
  3. pubblico una non ricetta di lunedì d'autunno, ovvero momento dell'anno in cui dovrei essere al massimo della mia attività culinaria mentre invece sto proprio ai minimi termini ;-P
  4. continuo a pubblicare robe di mandorle!!!! Nonostante questa non sia una ricetta vera e propria, infatti, le mandorle ci stanno e pure in forma concentrata... :D


Rimanendo calmi, penso ad ogni modo che la situazione non sia così tragica, ovvero, sarà normale no, che io stia passando una fase in cui NON DEVO più cucinare mandorle e invece sembra che questa escano fuori sotto qualsiasi forma nella mia mente e nella mia cucina, VEEEEERO???

Vero che è normale?

Vero che nell'attesa che il libro esca (ehm cioè che io faccia in modo che esca, finendo di consegnare i testi :)), che le mie facoltà mentali tornino a me, che magari io riesca (un dì) a rosicchiare qualche giorno di riposo da qualche parte del mondo (anche vicino eh?, tipo fuggire dalle mie sorelle sarebbe magnifico ora, sì ok, non ora ma fra un po'), che la mia cucina ritorni "normale" o almeno non paia sempre un campo di battaglia, che abbia finalmente il dominio della dispensa, vero che nell'attesa di normalizzazione e anche nel desiderio di comunicare con voi NEL MENTRE, io posso, chessò, intrattenervi con un caffè alle mandorle????

Vi intrattengo anzi con un caffè di cui qualcuno di voi avrà pazientemente modo di dire a me più di quanto io possa al momento dire a voi, dato che a me è stato solo raccontato, mentre i pugliesi che sull'argomento se la comandano, sapranno dirci il come e il cosa in tutte le salse.

Si tratta infatti di un caffè che molti di voi avranno avuto modo di assaggiare in vacanza, nel salentino, e che si fa mescolando caffè bollente, ghiaccio e latte (o sciroppo) di mandorla.

Io diciamo che sul latte, ultimamente, ho sviluppato una certa dimestichezza e forse anche un po' di (meravigliosa) assuefazione, mentre con lo sciroppo ho avuto un incontro ravvicinato solo al ritorno dalle vacanze, che, da come diligentemente riportato per punti all'inizio dei questo post, sarebbe più corretto dire "al ritorno in ufficio", dove, però mi è arrivato da una collega e amica questo regalo meraviglioso che io ho immantinenti trasformato come da indicazioni della stessa (che è pugliese, e quindi io da brava scolara arraffavo bottiglia e appizzavo le recchie).

La ricetta mette insieme in me ricordi dei nonni, mescolando le Marche alla Basilicata: è stato mio nonno materno, Ruggero, il nonno di cui sarò sempre follemente innamorata nonostante lo abbia conosciuto per solo un quarto della mia vita) ad insegnarmi a fare la cremina al caffè, mentre la nonna ormai famosa, la nonna Pasqualina di Melfi, la nostra ormai istituzione culinaria per quello che attiene alle ricette del Sud Italia, usa congelare il caffè una volta (ben) zuccherato.

Ricordo questi miei due nonni, queste due regioni della mia vita, nella ricetta brevemente descritta a seguire, e che apparentemente (ma solo all'inizio) sembra non entrarci un granché.


Nella mia versione "senza sopralluogo", diciamo, io ho proceduto preparando un bel caffè con la mia adorata moka, usando le prime gocce, le più dense, come mi aveva insegnato nonno, per letteralmente "impastare" qualche cucchiaino di zucchero semolato (il composto deve assomigliare a quello che dalle parti si chiama "ovetto sbattuto", per capirci) ed ottenere così "la cremina".

Nel frattempo avevo preparato due bicchieri di vetro a fondo spesso e vi avevo disposto un bel po' di ghiaccio in ciascuno (con un cucchiaino di metallo vistomai vi faccio spaccare i bicchieri buoni va'), e uno strato di sciroppo di mandorle.

Appena pronto il caffè, vi si aggiunge al volo la cremina e si fa un po' "schiumare", poi si versa tutto nei bicchieri. Si mescola, si beve.



Uhmmamma, da come ho scritto questo post sembra che io me ne sia appena bevuta una tanica.

Ma giuro, solo tisana alla melissa, chevvoletefa'! ;)

Buona settimana a tutti, e a presto proprio su questi schermi.

Ah ma che volete, per la prossima, ancora mandorle o facciamo una pausa???

baci

r.

lunedì 29 settembre 2014

Cara Rossella...


Ciao Rossella,
ti scrivo questa email perchè, anche se tu non lo sai, mi stai facendo una bella compagnia da un po' di tempo a questa parte.

Ho ordinato il tuo libro su Amazon, mi è arrivato subito e subito ho cominciato a cucinare i tuoi biscotti, iniziando dal primo.

Devi sapere che io sono assolutamente negata a cucinare dolci, nel senso che non so da che parte cominciare. So solo seguire ricette.


Inoltre, seconda premessa, non credo abbastanza in me stessa tanto da essere decisa a voler davvero provare a sperimentare nuovi sapori.
Invece questa volta è accaduto.

Ho pensato che potevo fidarmi della persona, tu, e potevo fidarmi dell'esecutore, io, che più di tanto non poteva sbagliare, seguendo le tue chiare indicazioni. 

Fatto sta che ho iniziato a cucinare la prima ricetta : i biscotti con agrumi e olio di oliva; la seconda: frollini al caffè e cardamomo; la terza: fagottini al cocco e frutti di bosco; e in questo momento ho in forno la quarta: biscotti "stampati" al burro di arachidi.

Quello che volevo dirti è che ho scoperto come i biscotti possono avere sapori completamente diversi (strano ma vero), come il sapore dolce possa essere assolutamente neutro, ovvero accompagnato da talmente tanti altri sapori che non ti accorgi che stai mangiando un biscotto; che le spezie (il cardamomo) danno un contributo grandissimo al sapore; che non tutti i biscotti sono per bambini; che anche chi non ama i dolci può deliziare il palato con questi sapori che, ripeto, non sono dolci, sono SAPORI BUONI.

Ho fotografato tutti i biscotti che ho fatto e pubblicati su fb (per farti pubblicità...!) e te li mando in allegato perché per me sono stupendi!

Per adesso posso dirti che i miei preferiti sono in assoluto i fagottini al cocco e frutti di bosco e subito dopo, ma quasi a parimerito i biscotti con agrumi e olio d'oliva.

Quelli al cardamomo sono molto particolari, ma io ho messo il cioccolato che secondo me non ci andava perchè li ha resi troppo burrosi. Quelli al burro di arachidi li sto sfornando ... il profumo è stupendo.

Non so perché ti ho scritto questa email. Per me è importante solo il fatto che io improvvisamente sto parlando di sapori, di dolci, di spezie e di cose di cui non ho mai parlato in vita mia. E di questo ti volevo ringraziare :-)
A presto!

Marghe

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Questa mail, questa lettera, è arrivata mercoledì scorso dalla mia amica Margherita.
E' in assoluto la più bella recensione che il libro abbia avuto e che credo avrà mai.
L'ho letta in autobus e sono scesa prima per potermi commuovere con calma in mezzo alla strada, piuttosto che nell'autobus, perché ero felice e gelosa delle mie lacrime.
Ad oggi rileggendola mi viene ancora un groppo in gola.

E' per dirvi il valore che avete voi in tutto questo (fare e disfare, scrivere e fotografare, cucinare ed assaggiare).
I messaggi, le mail, i commenti, le foto dei biscotti che in un anno sono piovute da ognuno di voi, le foto del libro nelle librerie di tutta Italia tipo Nano di Amelie, i tweet, i retweet, le condivisioni su fb, le parole incoraggianti, le presenze di persona alle presentazioni, anche venuti da lontano e nonostante gli impegni, i sorrisi, i consigli.

Con il primo ho scoperto che il libro non è quella cosa che ti fa cucinare, faticare, fotografare, titubare, palpitare durante la stampa, ma è quella che inizia dopo, che fa cucinare VOI, e gioire voi se la cucina è la vostra gioia, e titubare voi davanti al vostro forno.
Il libro inizia dopo. Il libro lo è solo sul vostro divano accanto ad una coperta e una tazza di te, sulla vostra tavola, negli scaffali della vostra cucina. Nemmeno in libreria, ma da voi.
Il libro è libro quando è sporco di briciole, quando pieno di post-it, di appunti a margine, quando la ricetta ve la passate al telefono con qualcuno, quando me lo ri-raccontate...

Il mio libro è mio solo quando diventa vostro.

Un abbraccio forte, io stringo i denti e tiro a chiudere "il fratello grande", siamo agli sgoccioli e c'è un po' di fatica da mettere dietro alle spalle. Aspettatemi!


giovedì 25 settembre 2014

cake di mandorle e uvette ubriache

Le mandorle.
Fin quei non ci piove.

Dall'ultimo post si è capito (oddìo, si è capitoo? ;-)) che la protagonista del nuovo libro sarà la mandorla. In varie forme, in vari piatti: dolce, salato, primi, secondi, contorni e preparazioni che ne valorizzano l'essenza al massimo della sua purezza (basta sto già dicendo troppo!!), e dalla tavola all'albero, o meglio dai luoghi all'albero alla tavola.

Io credo infatti che come certi luoghi siano fatti (anche) dei sapori del territorio a cui appartengono, viceversa anche i sapori dipendano dal territorio che li accoglie e li nutre, ed è anche per questo che il rispetto della terra, della natura e anche del paesaggio incide per me tantissimo sulla qualità del piatto che cucineremo e mangeremo.

Insomma mandorle a tutto spiano. E mandorli.

E le persone a me vicine, gli amici, i colleghi, in questo periodo non fanno che dirmi "Uh, le mandorle, in tutti questi mesi in cui le hai preparate in tutte le salse sarai anche stanca, non potrai più vederle in giro!", e quello che mi stupisce, ogni volta, è la mia riposta, che è "No, affatto", pensando anche a tutti i retroscena.

I retroscena sono che io la mandorla la metterei ancora ovunque. Che mi viene spontaneo cucinarla, da sempre, che vorrei aggiungere ancora millemila ricette al libro e che mi sono trovata, la settimana scorsa dal mio editore, a dire "se me chiedessi ora altre, chenesò, 40, io le farei senza pensarci due volte" (e badate che questo momento di chiusura è per tutti noi l'apice dello stress).

Insomma in tutto questo, con idee di ricette che mi piacerebbe fare IN PIU' che ancora mi guizzano nel cervello come pesci rossi nella loro bella boccia d'acqua (metafora perfettamente esaustiva del mio stato mentale generale di ora), e che proprio non è il caso ve lo assicuro, in tutto questo, ci sono pure le ricette ultimamente ho preparato "con gli avanzi" di altre preparazioni.
L'uvetta e il marsala, per esempio.
Avevo un paio di manciate rispettivamente di uva bionda e una sultanina a mollo nel vino Marsala non ricordo più esattamente perchè e quindi mi son detta, facciamoci un dolcetto per la colazione va'..
Co' le mandorle...
Fatto

Abbiate pietà e non badate alla (inestistente, a seconda di come la guardi, come le figurine ologramma di fine anni Ottanta ;)) messa a fuoco di cui sotto.
Due foto su due scattate mi sa a occhi chiusi.
Ma non importa, ad occhi chiusi si sente meglio il sapore... ;-P

Cake di mandorle con le uvette ubriache
ingredienti
200 g di farina 00
1 bustina di lievito in polvere (16 g)
100 g di zucchero semolato
100 g di mandorle pelate
2 uova
100 g di burro morbido
100 g di latte (intero vaccino o di mandorla)
circa 70 g di uvetta bionda
circa 70 g di uva sultanina
vino marsala q.b. (direi poco più di mezzo bicchiere in tutto)
40 g di mandorle a filetti per la decorazione

Ammollare le uvette nel Marsala per almeno una o due ore (io le ho tenute una notte ma per motivi semplicemente logistici).

Preriscaldare il forno a 180°C.
Imburrare e infarinare uno stampo da plum cake, o rivestirlo di carta da forno.
Mescolare a farina al lievito e tenere da parte.

Tritare finemente le mandorle con lo zucchero, poi aggiungervi le uova e montare con lo sbattitore elettrico fino ad ottenere un composto leggermente spumoso.

A questo punto aggiungere il burro a pezzetti, mescolando continuamente affinché si sciolga, e in ultimo la farina con il lievito.

Aggiungere le uvette, mescolare velocemente e poi trasferire il tutto nello stampo, decorare con le mandorle a lamelle e cuocere in forno già caldo per 40-50 minuti.

Lasciar intiepidire per 10’, poi sformare.



 
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