mercoledì 26 novembre 2014

Banana bread ai semi (con mela!)

Buongiorno a tutti!

Sono in super-ritardo oggi, ma non mi tengo di postare.
Un banana bread, tipica ricetta di metà settimana, no? ;-)
Quella che poi ce la portiamo dietro per merenda in ufficio, oppure ci facciamo la colazione del campione la mattina a casa.
La colazione, sì...
Questa versione dell'amato dolce alle banane rispecchia una mia "fissa" degli ultimi tempi: i semi.
Sto "a rota" (come si dice a Roma) coi semi ;-)
La merenda o in generale il pasto di quando sono di corsa sta diventando uno yogurt bianco intero e molto bio, con miele e noci, tempestato di semi di lini, girasole, zucca e sesamo (o quello che uno ha a disposizione al momento), magari accompagnato da un succhino di mela limpido.
Nella versione banana bread, questi ingredienti diventano un dolce morbido e compatto, molto nutriente e autunnale.

Banana bread con mela e semi
ingredienti
150 g di burro morbido
160 g di zucchero di canna in cristalli
280 g di banana schiacciata
3 uova
1 mela grattugiata
125 g di yogurt alla banana
5 cucchiai di latte
8 g di bicarbonato di sodio
un pizzico di sale
200 g di farina integrale
150 g di farina 0
2 cucchiaio di semi di lino
1 cucchiaio di semi di zucca
1 cucchiaio di semi di sesamo
1 cucchiaio di semi di girasole
per la copertura
2 cucchiaio di semi di lino
1 cucchiaio di semi di zucca
1 cucchiaio di semi di sesamo
1 cucchiaio di semi di girasole

Preriscaldare il forno a 180 °C.
Mescolare le banane schiacciate con lo yogurt e il latte.
Lavorare il burro morbido con lo zucchero, poi aggiungervi le uova precedentemente sbattute, mescolare bene fino ad ottenere un insieme omogeneo.
Aggiungere le banane con il latte e lo yogurt e la mela tritata. Tritare ulteriormente con l'aiuto di un frullatore ad immersione.
Aggiungere le farine mescolate al sale e al lievito e ai semi, mescolare bene.
Trasferire questo impasto in una teglia da 26-28 circa cm di diametro rivestita di carta da forno o imburrata ed infarinata, distribuirvi in superficie i restanti semi, poi cuocere in forno già caldo per circa un'ora.
Coprire a metà cottura con un foglio di alluminio se "colora" troppo in superficie.



lunedì 24 novembre 2014

Autunno, bruma, Toscana, e le cene semplici che sembrano cucinate con nulla: la vellutata di borlotti ai crostini di pane nero e rosmarino.

È un discorso che facevo una settimana fa in Toscana con e da mia sorella, quello dei pasti che sembrano venuti “dal nulla”.
Quelli che di fatto non hai niente in casa, o così ti sembra, ma alla fine riesci a preparare una cena per tutta la famiglia.

Un discorso che spesso, nell’arco degli anni, soprattutto in questi ultimi anni in cui il blog mi ha permesso di riflettere sulla cucina, è capitato di fare anche con voi, su queste pagine e tra queste foto.

Dev’essere il retaggio della casalinga che è in ognuna di noi, quello che ci porta ad essere così soddisfatte, oserei dire “felici”, per i piatti che riusciamo a realizzare “con quello che offre la dispensa”.

Inoltre il mio minimalismo culinario che a volte fa capolino, unito a questo modo frugale di intendere il cibo che mi prende ogni tanto, mi spinge a volte a preparare cibi super-essenziali.

L’autunno è decisamente un momento favorevole all’essenzialità o all’attenzione ad uno o due ingredienti base (per volta) che offre la terra: i cachi, i melograni, la zucca, uva, noci, nocciole, le mele e le pere, etc.; oppure l’estate, dove, a casa mia, la cucina “monoingrediente” e di improvvisazioni dal frigo è quella forse più praticata…

Questa volta è toccato ad un semplice, umile e ricco al tempo stesso, sacchetto di fagioli borlotti.

Ero per l'appunto in Toscana lo scorso fine settimana, a casa di mia sorella, e come a volte capita in questa mia vita in cui il lavoro di architetto deve spartirsi il tempo con quello della fotografa e della food stylist (detto così sembra chissà che, ma voi avete capito di cosa parlo ;-P), avevo del lavoro (di cucina e fotografia, appunto) da fare, e da consegnare.

Il tema delle ricette erano i legumi, ed è capitato che nel corso del fine settimana una o due volte che la famiglia benevola mi lasciasse sola a casa qualche ora perché avessi “campo libero”, dato che su me e la nipotina duenne col mio stesso identico carattere e capacità di invadere lo spazio, insieme e co un set fotografico su e giù per le scale tra la cucina fumante e le camere “con la luce giusta”, ancora dobbiamo lavorarci… ;-P 


Quando tutti rientravano poteva capitare qualche surplus di ingredienti preparati in doppia dose “nel caso qualcosa andasse storto”, tra cui una ciotola abbondante di fagioli borlotti lessati.

Escluso il cibo oggetto di consegna quindi (che non è che si mangia subito lì per lì, meglio aspettare un attimo e almeno vedere se le foto scattate sono decorose), la cucina offriva: del brodo di verdura, i suddetti fagioli già lessati, qualche scalogno, un tozzo di pane nero un po’ indurito, qualche rametto di rosmarino colto appena fuori casa…

Questi ingredienti sono diventati esattamente quello che vedete nella foto qua sopra quindi, ovvero la vellutata di borlotti ai crostini di pane e rosmarino), solo giusto un attimo combinati tra loro, in un sapore (saranno state la bruma dell’autunno toscano fuori, sarà stata la qualità dei fagioli, sarà stata la magia di una cosa calda e fumante a ristorarci dai primi freddi, e la croccantezza dei crostini di pane), un sapore davvero speciale, abbiamo decretato io e mia sorella.

Per la ricetta, se volete farla anche voi un giorno che come me avete lessato più fagioli di quelli che vi servivano, ecco a seguire le “istruzioni”, più qualche foto scattata qua e là nei miei "momenti d'aria" avanti casa...

Buon lunedì e buona settimana di autunno a tutti!



Vellutata di borlotti ai crostini di pane nero e rosmarino
ingredienti (per 4 persone)
2 o 3 scalogni
250 gr di fagioli borlotti (a mollo dalla sera prima)
500 ml di brodo vegetale caldo
qualche fetta di pane nero (va bene anche raffermo)
1 o 2 rametti di rosmarino
olio extravergine d’oliva
sale, pepe

Lavare e mettere a mollo i fagioli almeno 12-15 ore prima (o come indicato dalla confezione: io li tengo sempre un po’ più di quanto indicato), poi  sciacquarli e cuocerli in abbondante acqua bollente per un’ora e mezza o più, aggiungendo poco sale solo verso la fine (anche qui secondo quanto indicato dalla confezione o dall’ammollo e anche qui io mi regolo molto a occhio: quando sono morbidi ma non sfatti li tolgo e li scolo, mantenendone l’acqua).
Tritare finemente gli scalogni e farli imbiondire con poco olio in una capace casseruola.
A questo punto aggiungere i fagioli lessati e un pizzico di sale, lasciar insaporire qualche minuto mescolando con un cucchiaio di legno, ed infine aggiungere poca della loro acqua di cottura e parte del brodo, in modo che i fagioli rimangano coperti dal liquido.
Cuocere ancora una quindicina di minuti o poco più, aggiungendo brodo se occorre.
Nel frattempo tagliare le fette di pane a cubetti, e tritare al coltello gli aghi ricavati dai rametti di rosmarino e lavati.
Irrorare con poco olio i cubetti di pane, condire con il sale e il rosmarino tritato, poi massaggiare il tutto direttamente con le mani in modo che il pane assorba bene ed omogeneamente l’olio e il resto del condimento.
Rosolare a questo punto i cubetti di pane un una padella antiaderente o una padella di ghisa, fino a che non saranno belli croccanti.
Nel frattempo i fagioli saranno pronti.
Fuori dal fuoco frullare con frullatore ad immersione, regolando di brodo o di acqua di cottura dei fagioli tenuta da parte, rimettere ancora un minuto o due sul fuoco se occorre, infine servire calda con i crostini, un filo d’olio, pepe di mulinello se piace (a me tanto J).

Si può usare anche il rosmarino nella vellutata stessa, magari all’inizio facendo un soffritto con l’aglio invece che con lo scalogno, anche se mia sorella osservava quanto fossero buoni i crostini al rosmarino, e come si distinguessero bene proprio grazie al fatto che la vellutata fosse semplicemente una vellutata di soli borlotti…
Io, confesso, sono pienamente d’accordo con lei.








venerdì 21 novembre 2014

Crostoni per un aperitivo autunnale con pane alle noci, rape rosse, yogurt e semi

Questo post è per fare ammenda di quello sulla montagna, la neve, il lago e i casunziei di qualche giorno fa.
Non che non sia un bel post, eh?
Non che i ravioli di rapa rossa e semi di papavero non sia no buoni, eh?
Anzi, io non dovrei dirlo ma sono meravigliosi.
Non dovrei dirlo perché è come se la padrona di casa che vi serve una portata a cena esordisse con "sono meravigliosi", che non è che sia il massimo del bon ton; però io lo faccio lo stesso per difenderli dall'incipit di questo post come da me medesima di pissòna pìssonalmente pronunciato.
Ovvero, sì, son buoni ma il ripieno, come ve l'ho postato, è un filino abbondante per quella pasta lì.
Quindi, o diminuite il ripieno (cosa che vedo al momento difficilina perchè quando si tratta di dimezzare un uovo io mi innervosisco sempre un po'), o raddoppiate la dose per la pasta (cosa ben più fattibile), oppure, piano C che è quello che vi propongo oggi, congelate il ripieno ben chiuso in uno o due vasetti, e poi lo usate per altri casunziei quando vi aggrada di rifarli, oppure ancora, in questi crostini autunnali qui, facili facili facili e molto furbi.
Dato che è una "ricetta-toppa", le dosi ve le do a spanne. Anzi non ve le do. Anzi scriverla in forma di ricetta mi fa quasi strano.
Comunque, infondo, è per un aperitivo di quelli rustici, da fare in campagna nella bruma dei primi freddi, magari all'aperto guardando le colline, accompagnato da un buon vino rosso novello, ed oggi è venerdì: possiamo essere non fiscali, vero?? ;-)



Crostoni autunnali di pane alle noci con rape rosse yogurt e semi
Ingredienti
purea di rape rosse (ricetta qui)
fette di pane alle noci (se volete farlo da voi trovate la ricetta qui, che secondo me anche le mele malaccio non ci stanno, oppure semplicemente non le mettete)
un vasetto di yogurt intero compatto o di panna acida
semi di lino

Tostare le fette di pane e spalmarvi sopra la purea di rape rosse, poi un cucchiaino di yogurt (o panna acida), poi pochi semi di lino o di papavero o quello che vi aggrada.
Servire subito.

Buon finesettimana a tutti!!!


mercoledì 19 novembre 2014

Torta senza farina (né olio, né burro :)) con mandorle e pistacchi

E qui vi voglio!
(cioè qui MI voglio)
Mi sono tanto trattenuta e giuro mi sto ancora trattenendo.
A postare mandorle.

Nel senso che prima, mi venivano idee che confluivano regolarmente in una ipotetica e non troppo ordinata cartella mentale dedicata, nella mia testolina, al libro, mentre adesso, che mi sento come un giochino caricato a molla, non vorrei starvi a tediare con le ulteriori infinite idee che mi sembrano arrivare da ovunque (anche se ogni tanto, come oggi, mi scappa, e lo faccio).
Mi sembra come se si fosse innescato un meccanismo, un bellissimo meccanismo, per cui il libro non è finito, nella mia testa. E' come una ricerca, non un libro, questa sulle mandorle, sono delle domande in parte risposte in parte aperte, che vivono in altre domande e in altre ricette, che sembrano arrivare, chiamarmi, interrogarmi a loro volta, ed è una cosa bellissima.
Era successo anche con i biscotti, ma questo secondo tema è forse più complesso ed articolato, oppure semplicemente, allora, subito dopo era arrivato un secondo argomento a tenermi occupata e a curarmi dal primo libro...
Chissà se ce ne sarà mai un altro a curarmi da questo... ;-)

Nel frattempo però, ovvero mentre tento disperatamente di ripigliare ritmi normali (vedere gli amici, vedere le mie sorelle, andare a lezione di yoga, cucinare robe autunnali, coccolare - o farmi coccolare da - il gatto o preparare una cena degna di questo nome), qualche mandorletta mi scappa, magari abbinata a quanto di più divino tra i cugini della frutta secca è abbinabile, ovvero il pistacchio, e magari, tritando-tritando 'sti due, anche omettendo i grassi e la farina, a questo punto, dato che una sorta di farina mandorla e pistacchio tritati la fanno loro stessi.
Trattasi quella a seguire di una mia rivisitazione di una ricettina vista tempo fa qui, e trovo geniale la sua consistenza, la presenza della benefica frutta secca (in questo caso alla seconda potenza), nonché la totale assenza do olio o burro e di farina, cosa che credo non dispiacerà agli intolleranti al glutine che leggono il blog o capitano da queste parti (dei quali aspetto pareri consigli giudizi esclamazioni di ogni genere).
Insomma alla fine della fiera io ho cambiato qualche proporzione, il rapporto uova/albumi sottratto una buona dose di zucchero, trasformato arrotondando a mia immagine e somiglianza le cups in grammi, cosparso abbondantemente di pistacchio tritato anche il sopra della torta ed ecco qua, a voi la parola, o la forchetta, ora.

Ah, dimenticavo, Babbo Natale, sei lìììì? Io ho bisogno di un food processor. Non me lo sono meritato, dopotutto? ;-P Che 'sto dolcino (per non parlare del resto ormai alle stampe) per farlo l'ho tritato in 4 rate con un aggeggio minuscolo preso coi punti all'università e con le lame ormai tonde).
Veramente meriterei anche una Canon EOS 5D Markva', ma non voglio gravarti troppo, voglio anzi farti credere di essere fortunato a dovermi gentilmente recapitare solo un food processor, e che per il prossimo corpo macchina, ok, vabbè, cercherò di essere brava ancora un altro po' e di procrastinare, costruendomi intanto un gigante salvadanaio di ceramica a forma di cinghiale, da riempire nell'arco dei prossimi anni luce continuando a far lavorare l'attrezzatura a disposizione... ;-)
Ti ho convinto?
Nooo?
Serve una fetta di torta?

Eccola a seguire! :D

Torta senza farina con mandorle e pistacchi
ingredienti (per uno stampo diametro 22 cm circa)
150 g di mandorle con la pellicina
200 g di pistacchi (più 50 g circa per la copertura)
100 g di zucchero di canna (integrale o in cristalli)
un cucchiaino di cardamomo tritato finemente
3 uova intere + 2 albumi
un pizzico di sale

Mettere le mandorle a bagno un un recipiente d'acqua per circa mezz'ora, poi scolarle bene.
Tritare finemente insieme le mandorle con i pistacchi e lo zucchero, il cardamomo ed il sale fino ad ottenere un composto dalla consistenza di briciole.
Aggiungere le uova e gli albumi e mescolare bene.
Versare il tutto in uno stampo precedentemente foderato di carta da forno e cuocere per circa un'ora e 10 minuti nel forno già caldo a 160 °C.

lunedì 17 novembre 2014

Treccia lievitata con zucca e cioccolato.

Questa treccia è la naturale conseguenza di due tra le mie ricette preferite su questo blog.
Tra quelle a base di zucca più cucinate da me, amici e parenti, e pescate tra queste pagine, ci sono infatti gli immortali paninetti alla zucca preparati dalla sottoscritta per la prima volta anni e anni orsono, che il blog non aveva compiuto nemmeno un mese, con il lievito di birra, e un po' più recentemente con la pasta madre (ricetta che a casa mia impazza tutti e dico tutti i santi autunni-inverni), e i dolcetti soffici con olio d'oliva, zucca e cioccolato.
E' una naturale conseguenza di queste due ricette e anche del fatto che a me i finesettimana piace dedicarmi alle lievitazioni lente (quando possibile), e che spesso i lievitati autunnali prendono questo simpatico colore arancio, che guardacaso diventa ancora più simpatico se si "sporca" di cioccolato!
Rispetto ai sopracitati panini, qui ci sono le uova (panini dolci, si zucchero sì burro ma no uova; brioches si zucchero, sì burro sì uova, sto cercando di fare ordine mentale... :)).
Quando mi è venuto in mente di preparala era già domenica pomeriggio, quindi alla fine della fiera ho iniziato un po' tardi, per essere un lievitato naturale.

Quindi, a dirla tutta, e le mancava ancora poca poca lievitazione finale, solo che all'una e mezza e con addosso tutta la stanchezza del libro appena consegnato, non ce l'ho fatta a reggere fino alle due passate di domenica notte e poi reiniziare la settimana lavorativa tutta pesta e insonnolita (come se non fosse da me :)), ma insomma male male non mi pare, anzi, era buonissima già così, figuriamoci coi tempi giusti (che sono quelli che vi scrivo a seguire. :)


Treccia lievitata di zucca e cioccolato
Ingredienti per due trecce
500 g di farina Manitoba
200 g di farina forte (o 0 o comunque molto proteica) + qualche cucchiaio per aggiustare l'impasto
150 g di lievito madre a temperatura ambiente e rinfrescato uno o due giorni prima
80 g di latte appena tiepido
1 uovo
100 gr di zucchero di canna in cristalli
80 g di burro a temperatura ambiente
80 g di purea di zucca*
100 g di cioccolato fondente
1 o 2 cucchiai di cacao amaro in polvere

Il procedimento è il classico delle lunghe lievitazioni, ovvero una volta pronta e a temperatura ambiente la purea di zucca*, di scioglie la pasta madre nel latte tiepido e vi si aggiungono le farine, mescolando bene.
Si procede aggiungendo la purea di zucca, lo zucchero e l'uovo, sempre impastando continuamente fino a che la farina non ha assorbito bene tutti i liquidi.
In ultimo si aggiunge il burro morbido e si continua ad impastare a lungo.
Io tendo a tenere l'impasto molto umido, al limite del colloso, ma in questa fase può essere utile aggiungere qualche cucchiaio di farina per aiutarsi ad ottenere un insieme omogeneo ed elastico (nb. la quantità di farina "in più" dipenderà dalla forza della farina usata: le Manitoba e le farine forti hanno infatti maggiore capacità di raccogliere acqua, e quindi servirà meno farina per avare un impasto elastico ed omogeneo).
Dividere l'impasto a metà e lasciar lievitare circa 4 ore o fino al raddoppio della massa.
Trascorso questo tempo stendere la prima delle due parti in un rettangolo di circa 40 x 50 cm (può essere utile aiutarsi con della farina spolverizzata sulla spianatoia e sul matterello in questa fase), cospargervi all'interno la metà del cacao, poi grattugiarvi la metà cioccolato fondente.
Arrotolare il rettangolo su se stesso sul lato lungo formando una lunga girella a forma di cilindro.
Tagliare longitudinalmente la girella in due e attorcigliare ciascuna delle due parti prima su su se stessa, poi l'un l'altra come a formare un cordone.
A questo punto schiacciare bene il cordone come ad accorciarlo (a "costiparlo" nel senso della lunghezza) ed inserire la treccia così ottenuta in uno stampo da plum cake di circa 12 x 24 cm.
Ripetere l'operazione con la seconda treccia e lasciar lievitare entrambe al caldo ancora circa un paio d'ore.

Cuocere in forno già caldo, a 180à C per circa 40 minuti.

Servire tiepida con un velo di marmellata di prugna o di agrumi, o semplicemente così.



*ottenuta cuocendo in forno e poi schiacciando con una forchetta delle fette di Butternut o Violina  spesse uno o due centimetri fino a che non diventavo cedevoli ma non sfatte (una ventina di minuti circa)








giovedì 13 novembre 2014

Vellutata di funghi con porcini, cannellini, panna acida e briciole croccanti al profumo d'aglio

Devo dirvi una cosa che non c'entra nulla coi porcini, tanto per iniziare.
Mi sono resa conto, rispondendo ai vostri commenti all'ultimo post, di quanto questi siano importanti per me. Con i feedback in generale, le mail, le parole sulla pagina fb e su twitter.
Sì, lo sono nel senso "solito", ovvero come arricchimento, come nutrimento del blog stesso e soprattutto come riscontro, ma anche in un senso più personale.
Mi sono resa conto soprattutto nell'ultimo anno, dal primoal secondolibro per capirci, che i vostri commenti hanno fatto sì che io avessi finalmente come una consapevolezza di questi due.
Non so se è una cosa che riesco ad esprimere bene, adesso, ma ci provo.
Chi mi conosce (e ormai anche un po' forse chi mi conosce leggendomi) sa che quando faccio alcune cose, soprattutto quelle che mi appassionano, mi ci metto tutta dentro, perseguo l'obiettivo ma mi piace anche un po' lasciarmi trasportare. Divento spesso un tutt'uno con questa "cosa".
La scrittura. La cucina. La fotografia.
Questa è cosa buona, credo, e magari a volte si percepisce anche.
Solo che mi permette meno di vedere il tutto "dal di fuori".
Ci sto talmente "dentro", al libro, alla presentazione, a tutto quello che ruota intorno al farlo e al condividerlo, che non mi rendo mica benissimo conto di quello che mi sta accadendo!
Che è una fortuna averli potuti fare, 'sti libri, che è vero che è il sogno di molte blogger, che fino a due anni fa io nemmeno riuscivo a pensarlo "voglio scrivere un libro", tanto sono timida in tal senso, anche con me stessa, e che se fino a due anni fa mi sembrava una cosa lontanissima da me e irrealizzabile, adesso, presa dal "fare", non ne sento quasi l'eccezionalità, anche se so che oggettivamente lo è.
Sono i vostri commenti che mi riportano alla realtà, quando mi dite "goditi il momento" (ed io penso "allora mi sta accadendo qualcosa di cui poter godere"), o quando mi scrivete "chissà come sarai orgogliosa" (ed io penso "orgogliosa? e perchè?", ma poi rifletto un attimo e dico "Rosse', suvvia inorgoglisciti, non stare sempre a pensare come avresti potuto fare meglio...), o quando mi dite "ora riposati"...
Insomma questo per dire che è bello avere voi da quella parte che oltre a spalleggiare in qualche modo vi "occupate" di me, vi interessate a me.
Che mi "badate" più di quanto non faccia io a volte.
E per dirvi anche che vi ascolto, in questo, che se ci penso è un fatto del tutto personale; che vi ascolto un po' come foste qualcuno di famiglia, che tengo al vostro giudizio e al vostro parere, che ormai mi permetto anche di dirvi "vi va di andare a stressare i librai per me?" ;-P
Insomma ok me la pianto.
Solo piccole riflessioni tra me e me la sera che in autobus (come ieri) rispondo in ritardo ai vostri bellissimi commenti (tutti un po' ammonticchiati, i miei, ma ci tengo, ci tengo proprio anche se non ca la faccio sempre, a tutti), e che volevo condividere.



Ah e poi la vellutata.
La vellutata la fate con la meno costosa delle confezioni di funghi che trovate al banco frigo, i pleurotus, frullandoci insieme il più normale dei fagioli, i borlotti, anche già cotti dai (ma che se possono presenta' così le ricetteeee??? ;-P), insieme ad una manciata d porcini secchi che non mi dite che in questo periodo dell'anno non ce li avete, in casa.
Qualche fetta sbriciolata di pane ripassato alo forno con pochissimo aglio e olio, una cucchiaiata di panna acida (non è esattamente lo stesso ma al limite un po' di philadelphia può sopperire), una bella pepata, olio buono e fate un figurone (e ve lo meritate, con tutto quello che mi sopportate! ;-*)

Baci


Vellutata di funghi con porcini, cannellini, panna acida e briciole croccanti al profumo d'aglio
ingredienti per 4 persone
1 litro circa di brodo caldo (io ho usato un brodo vegetale)
2 spicchio d'aglio
1 o 2 cipolle dorate
30 g di porcini secchi
300 g di funghi pleurotus
400 g di fagioli cannellini in scatola (240 g peso sgocciolato)
100 ml circa di panna (facoltativa)
100 g circa di panna acida (molto consigliabile ;-))
12 fettine circa di baguette (o equivalente peso del pane preferito)
burro, olio extravergine d'oliva, sale, pepe di mulinello

Preriscaldare il forno a 200 °C.
Mescolare 4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva con uno dei due spicchi d'aglio scacciato, sale e pepe.
Spezzare con le mani le fettine di pane in briciole grossolane e mescolarle, aiutandosi con le mani, con il composto di olio e aglio.
Disporle ben separate tra loro sulla teglia del forno rivestita di carta da forno e far dorare per 5-8 minuti o finché non diventeranno croccanti.

Far rinvenire i funghi porcini in circa 250 ml del brodo caldo.

Nel frattempo tagliare grossolanamente i funghi pleurotus e farli ammorbidire in un'ampia padella con una noce di burro, fino a che non avranno perso un po' di acqua (5-10 minuti). Salare un poco e pepare durante la cottura.

Togliere l'anima all'aglio e tagliare sottilmente le cipolle, poi far imbiondire entrambi con poco olio in un ampio tegame.
Aggiungere a questo punto i porcini con il loro liquido (lasciando ne da parte qualcuno per la decorazione) e i pleurotus con il loro liquido.

Coprire con una parte di brodo e far sobbollirei fuoco medio per 5-10 minuti, poi aggiungere i cannellini e proseguire ancora per 5-10 minuti, eventualmente aggiungendo un po' di brodo caldo.

Trascorso questo tempo, frullare bene con il frullatore ad immersione, regolando di brodo se occorre, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

A questo punto aggiungere la panna, mescolare, e distribuire nei piatti.

Finire con un cucchiaio o due di panna acida, le briciole di pane croccanti all'aglio e qualche porcino intero tenuto da parte. Pepe di mulinello abbondante e un filo d'olio.




_______
ps. altra vellutata furba e con il legumi al posto delle patate a "legare" è questa, con zucca, cannellini e pancetta croccante (guarda caso anche qui panna acida ;-))
http://vanigliacooking.blogspot.it/2011/11/vellutata-di-zucca-e-cannellini-con.html

ciaooooo!!!!





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