lunedì 17 agosto 2015

Insalata ai semi con spinaci, avocado, melone e mozzarella

Oggi è uno di quei giorni strani.
Mi "tocca ricominciare" ma non so da che parte iniziare.
Mi sono riposata nell'ultima settimana.
Ho postprodotto, sì, ma non ho toccato la cucina (a parte due piade, dài ;)) né la fotografia (a parte qualche albero, foglia, frutto) in totale libertà di scatti e senza pensiero al calendario.
Al mare con la mia famiglia.
Una sensazione così bella che fatico a staccarmene, ancora, complici forse la bellezza di essere sorelle, la voglia di essere ogni tanto ancora coccolate dai genitori e la consapevolezza di quanto sia "godibile" il caos che solo una famiglia numerosa riesce a produrre...
E poi il mare. I colori, il cibo fresco, il pesce, gli yogurt, i gelati, le pizze, le piadine (appunto! ;)), i sughi di pomodorini che sembrano "farsi da soli", le mozzarelle, le insalate e la frutta fresca.
Insomma, vacanza.
Ora però sono di nuovo a Roma, e devo ricominciare a lavorare.
"Accendere il forno, bambola!", mi dico da stamattina (o il pc, che anche quello mi tocca ma a dirla tutta non mi va), e "Inizia piano", mi dico da ieri sera, con il risultato che sono ancora un po' frastornata e non so da che parte cominciare.
Vorrei da me, dalla cucina di casa e forse, per oggi, ancora solo da quella lì.

Uno smoothie da sorseggiare con una cannuccia colorata, un'insalata dissetante e nutriente che ci fa pensare ancora di essere al mare, con i piedi nell'acqua...

E quindi eccolo, il modo per partire da me, dal mare, dalla frutta e verdura croccante.

Insalata ai semi con spinaci, avocado, melone e mozzarella

La ricetta è di quelle che si possono anche solo semplicemente raccontare:
per farla occorrono solo

melone
spinacino baby
basilico
avocado
qualche mozzarellina
semi di sesamo, papavero, lino, zucca (o altri a piacere)
sale
olio extravergine d'oliva

Basta mescolare nelle quantità preferite questi ingredienti (l'avocado va tagliato a pezzetti, le mozzarelle tagliate a metà o in quarti a seconda della loro grandezza, il melone tagliato o ridotto a pallette con l'apposito scovolino), semi compresi dosandoli con un cucchiaino, e tutto condito come una normale insalata con olio e un pizzico di sale.

Buon appetito, buona estate e buone vacanze a tutti, amici!!!


lunedì 10 agosto 2015

Clafoutis (franco-italiano ;-P) alla Caprese

Beh, ecco, pensavo che per ogni insalata che riesco a postare, potrei subito dopo (bonus acquisito! ;)) spararmi un bel piatto di forno!

Che, ok, ormai lo sapete, io senza forno non ci so stare.
e poi pensavo, cucinando questa, che volete dirmi che luglio-agosto voi non lo accendete proprio mai-mai-mai??? neanche una volta piccola? Manco per fare una bella teglia di verdure dell'orto o due pomodori ripieni al forno?
Neanche una pizza!?

No perché se qualcuno a casa si sacrifica per il resto della famiglia che boccheggia fuori in giardino, o dentro in soggiorno, e si cimenta in cucina con uno di questi piatti da cuocere al forno appena citati, o anche altri (una pie ai mirtilli selvatici, una focaccia da farcire con prosciutto o erbe, un bel pescetto arrosto), beh son sicura che quel qualcuno siete voi.
E penso anche che, una volta infornata la focaccia, a quel punto buttare su e cuocere al volo anche un clafoutis salato allora il passo è breve!

Dunque facciamo che io la ricetta ve la metto, che poi in questa stagione che i pomodori sanno dare il meglio di sé, è d'obbligo usarli in tutte le salse, e che poi magari voi se proprio non ce la fate, ve la segnate per settembre, mentre se il forno vi tocca accenderlo comunque, sbattere du'ova al volo e infilarci dentro qualche bocconcino di scamorza, una presa di origano secco e due rametti di pomodori Pachino (con ramo e tutto eh... (benedetta deformazione professionale con velleità fotografiche annesse... ;-))), dai che non ci vuole nulla!

Il Clafoutis è un dessert di origine francese (della regione Limousin) tradizionalmente realizzato con ciliegie cotte in forno in una pastella simile a quella delle crepes, o delle frittate.

Secondo la tradizione il clafoutis veniva preparato con ciliege selvatiche intere, dal nocciolo molto profumato ed era il pasto dei contadini, che lo portavano con sé nelle giornate di lavoro, mentre tagliavano e raccoglievano il fieno. Può essere realizzato con frutta diversa dalle ciliegie, e in quel caso prende il nome di “flognarde”.

E' di fatto un modo piuttosto elegante di riciclare avanzi. Ed io ne ho preparata una versione salata (non è la prima volta, su questo blog ;-P), proprio mettendo insieme, più che avanzi, qualche rimasuglio culinario... Mi piaceva l'idea di farne una versione "alla Caprese", con pomodorini, origano, e ovoline di scamorza. Questa fusione franco-italiana ce piace, non c'è e verso, e il risultato non ha affatto deluso le aspettative...

Ne esistono delle versioni anche con pane raffermo senza crosta bagnato di latte o succo di frutta al posto della farina.
Non vi nascondo che queste versioni ancora più rustiche mi affascinano assai e non escludo che prima o poi, su questi teleschermi...

Clafoutis salato ai pomodori Pachiono, ovoline di scamorza e origano
ingredienti per una teglia da 20 cm di diametro

2 rametti di pomodorini pachino (circa 16 pomodorini in tutto)
6 ovoline di scamorza
2 uova
30 g di farina
20 g di maizena (amido di mais)
100 g di latte
100 g di yogurt
1 pizzico di sale
olio extravergine d'oliva
una manciata di origano

Lavare bene i pomodorini (voi che siete sani di mente potete togliere loro i rametti) e tenere da parte.
sbattere le uova con il latte e lo yogurt, poi condirle con poco sale, poi aggiungere la farina e la maizena, sempre sbattendo in modo da non formare grumi.
Disporre sul fondo di una teglia leggermente oliata i pomodorini interi, poi versare all'interno della teglia il composto a base di uova, che è piuttosto fluido e si distribuirà facilmente tra un pomodorino e l'altro. Aggiungere le ovoline di scamorza e condire con l'origano.
Cuocere in forno già caldo a 180 °C per circa 30 minuti


giovedì 6 agosto 2015

Insalata di zucchine marinate al lime e semi di sesamo verde e nero

Tadàààààn!!!!
C'ho l'insalata!
Anzi, c'ho LE insalatE.

Sì, le insalate!
Avete presente quelle cose FRESCHE, che non necessitano FORNO e che VITAMINIZZANO e RIGENERANO????

Ehehehhe, ce l'ho.
Qui sul blog. Nel senso che sono anche capace di cucinare senza forno. 
Qualche volta XD.

Nulla di che, eh, se ci pensate. E "una svolta", se ci pensate ancora meglio. 
Che vi risolve pranzi, cene, prova costume e salute e bellezza della pelle ;-)

Sono quelle tipiche ricette che il titolo più la foto bastano, per rifarle, come dicevamo appunto tempo fa per una geniale sorella di questa che posto oggi.
Di fatto solo delle idee, degli "accucchiamenti", ma a volte, lo confesso, questi "appunti di accucchiamenti", queste idee estemporanee di cucina, fa comodo avercele alla mano.

Tra l'altro questa è una rivisitazione di zucchine marinate presenti sul blog in un post di qualche tempo fa (sempre di post estivo e di calura si trattava, ricordo).

Per realizzare questa insalatina/piatto unico (di questi tempi chi ha fame alzi la mano), basta raccogliere in un piatto qualche zucchina (di quelle buone e croccanti) grattugiata a julienne sottili e, in una ciotolina a parte, preparare una marinata sciogliendo nel succo di lime un pizzico di sale, e poi emulsionandolo con olio extravergine d'oliva in proporzioni doppie rispetto al lime (dipende da quante zucchine, ma insomma, per 2-3 cucchiai di lime occorrono 4-6 cucchiai di olio).
Condire le zucchine con questa marinata e lasciar insaporire dai 5 ai 10 minuti.
Aggiungere in ultimo semini di sesamo neri e verdi (se sono i classici "biondi" non muore nessuno, e se volete variare i semi neppure ;))
Si possono aggiungere foglioline di menta e/o di basilico (io le avevo prese apposta ma mi sono dimenticata ;-/ )

Servire con crostini di pane o "schiacciatina" al rosmarino, con formaggio di capra fresco, o petit suisse di latte di mucca, una buona salsa Tzatziki home made.

Una birretta leggera, servita ben fredda, e la cena è fatta! ;-P


lunedì 3 agosto 2015

Masala chai tea banana bread (senza burro, con farro e miele)

e un tè freddo perfettamente all'inglese...

No sono un'esperta di tè.
Mi piace il tè buono, questo sì, e in linea di massima lo so riconoscere, ma non sono una vera esperta, o una cultrice.
Per capirci, scaldo l'acqua nel mio solito pentolino, attenta a non eccedere a temperatura se mi sto preparando un tè verde, ma la storia più o meno finisce lì: per dire, non vario le teiere usandone di porcellana per i neri indiani, terracotta per i cinesi, vetro per i bianchi, etc...

Non sono un'esperta ma mi piace da matti. Bevo tantissimo tè verde, amo il tè nero (e confesso, anche se non c'entra molto dirlo ora, adoro le tisane in tutte le salse), e amo tutto quello che intorno a questa bevanda meravigliosa ruota.
Le teiere, le tazze (orientali, mug, piattino e piattino doppio all'inglese), i barattoli da tè di latta, le lattiere e le zuccheriere, le pinzette per zollette, i fiori freschi al centro tavola, i piattini e le alzatine da dolce, i centrini, le chiacchiere tra amiche...
Le chiacchiere, sì.
E, insieme a queste, l'altro importante "accompagnamento" del tè, il cibo dedicato: scones, english muffins, madeleines, brownies, pan di spagna, shortbread, torta "croccante" ai semi di carvi, tost e tramezzini, etc.

Insomma mi piace il tè, tanto-tanto, e lo avvicino nel modo che più mi è familiare, ovvero passando dal cibo..

Poi c'è Babington's. LA sala da tè.
Da Babington's devo portarci mamma, appena viene a Roma la prossima volta, gliel'ho promesso, e ci vado con la mia amica Sara, quando "cala" dall'estremo ovest (quando ricali, Sara???) perché è lì che le ho regalato la mia sciarpetta nera all'uncinetto e lì ha conosciuto mia sorella Irene.
Da Babington's si respira quell'aria inglese quanto basta e storica quanto basta (di storia passata e presente e consolidata e fuggita via al tempo stesso), da immergervisi con la quasi certezza di fare un viaggio ogni volta, ed è lì che qualche tempo fa sono stata fortunatamente invitata con un piccolo gruppo di blogger per una degustazione di tè freddi.

Perfetti, per queste temperature (ma perfetto per me sarebbe stato anche bollente, per quanto mi piace), e soprattutto illustrati da Chiara Bedini, erede di una delle due signorine inglesi fondatrici della sala da tè di Babington’s nel lontano 1893, che gestisce oggi il locale.
Chiara ci ha parlato del tè, e in particolare del suo modo di preparare il tè freddo (i suoi tre metodi, per la precisione), ma soprattutto mi ha incantata con la storia della sala da tè.

Nel 1893 vennero a Roma due giovani signorine inglesi di buona famiglia: Isabel Cargill e Anna Maria Babington. Le due giovani decisero di investire i loro risparmi (100 sterline) aprendo nella capitale una sala da tè e di lettura per la comunità anglosassone. L’impresa all’epoca comportava notevoli rischi soprattutto perché in Italia non era diffusa l’usanza di bere il tè che veniva venduto soltanto in farmacia.
La sala da tè, inizialmente aperta in via Due Macelli e dopo un anno spostata in Piazza di Spagna all’interno del prestigioso palazzo settecentesco adiacente alla scalinata di Trinità dei Monti dove si trova ancora oggi, ha conosciuto (e superato) nel tempo, fortune alterne, e ha visto donne (sì, sempre donne :)) combattere per tenerla in vita in momenti di difficoltà come lo scoppio della prima Guerra Mondiale o la crisi di Wall Strette del 1929, o la politica anti-inglese di Mussolini...


Chiara parlava ed io vedevo le immagini scorrere davanti ai miei occhi.
Le guerre, l'avvicendarsi delle persone, i gerarchi fascisti che sorseggiavano e discutevano in prima sala mentre l'intellighenzia antifascista a pochi tavoli di distanza, in terza, dietro l'angolo, entrava e usciva dalla cucina..
E poi le difficoltà, il lavoro di tutti i giorni, le personalità importanti e i tanti successi e riconoscimenti.
E, nella perfetta mescolanza tra stile inglese e icona di romanità, Mascherino, il gatto nero che di notte viveva in Piazza di Spagna e di giorno sonnecchiava sui comodi cuscini della sala da tè e che è diventato il logo stesso di Babington's.
Me li vedevo tutti davanti, immagini che scorrono esattamente come un film.

E come un film perfettamente inglese abbiamo poi assaggiato dei tè perfettamente inglesi.
Freddi, data la stagione, e rara eccezione per me, anche zuccherati.
Anzi, li abbiamo tutti degustati prima senza nulla, poi con l'aggiunta di latte e zucchero.

Poi, dei tè assaggiati, Chiara ci ha fatto dono di quello che più ci aveva colpito, ed io ho scelto un Masala Chai tea. Ovvero una miscela indiana di tè nero, cannella, cardamomo verde, chiodi di garofano, pepe rosa.

Sono rimasta colpita dal sapore dolce, speziato e rotondo di questo tè, e, come accennavo prima, nonostante io non ami di fatto lo zucchero (o meglio non amo quando il sapore dello zucchero prevarica gli altri sapori in una preparazione), mi sono lasciata guidare da Chiara nell'aggiungervi sia questo che il latte (il Masala Chai si prepara con il latte e tradizionalmente viene bevuto dolce), e questa associazione mi ha davvero stregata.

Ecco dunque cosa ci ho fatto una volta a casa.
Un banana bread, stavolta senza burro e zucchero, ma dal sapore dolce e molto "rotondo", con la farina di farro, anche un poco di yogurt nell'impasto!

Vi lascio la mia ricetta di Masala Chai tea banana bread, e le preziose indicazioni di Chiara per preparare un perfetto tè freddo all'inglese (nel caso oggi di accendere il forno non se ne parli neppure... ;-P prossimopostinsalatapromessoooo!)

La ricetta:

Masala chai tea banana bread
Ingredienti:
180 grammi di farina di farro                                       
1/2 cucchiaino di lievito in polvere                         
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio                   
un pizzico di sale
1 uovo
60 grammi di latte intero
1 cucchiaio da tavola di Masala Chai
1 banana grande e matura
60 grammi di olio di riso
60 grammi di yogurt
50 grammi di miele

Preriscaldare il forno a 180 ° C. Setacciare la farina, il lievito e il bicarbonato in una terrina, aggiungere il sale e mettete da parte.
Versare latte e chai in una casseruola e portate lentamente a ebollizione. Togliere dal fuoco e lasciare in infusione per 20 minuti. Filtrare, aggiungere il miele, mescolare e mettere da parte.
In una ciotola schiacciare la banana, poi aggiungere il latte al chai. Poi aggiungere l’olio e lo yogurt precedentemente mescolati insieme e all’uovo sbattuto.
Aggiungere il composto liquido alla farina e mescolare rapidamente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Versare in una teglia 20 x 10 cm circa (o equivalenti) rivestita di carta da forno, oppure imburrata e infarinata, e cuocere per 1 ora abbondante o fino a quando la lama di un coltello esce pulita una volta inserita al centro del dolce.
Lasciare intiepidire una decina diminuti prima di sformare, poi trasferire su una gratella.


Una volta fredda tagliare e servire.

Per la colazione perfetto con una spolverata di zucchero a velo, mentre per l'ora del te, io ci vedo benissimo un frosting tipo questo. ;-) 



I metodi: 


METODO A CALDO
Consiste nel preparare un tè freddo partendo dal tè caldo: dato che il freddo ne attenua il sapore, si prepara un tè leggermente più forte del solito, circa 15 g di foglie per un litro d'acqua. Il tè va poi dolcificato a piacere finché è caldo secondo il proprio gusto, ben mescolato e lasciato raffreddare a temperatura ambiente.
A questo punto si può trasferire in frigo in un contenitore di vetro.
Al momento di servire, succo di limone secondo i gusti e secondo l’aroma del tè, e qualche cubetto di ghiaccio direttamente nel bicchiere.
Il metodo tradizionale a caldo è indicato per i tè neri, come Ceylon, Assam e Breakfast.

METODO A FREDDO
Il metodo a freddo è particolarmente indicato per i tè verdi, basta versare acqua a temperatura ambiente sulle foglie di tè (circa 10 g per un litro d'acqua) in una brocca, poi mescolare e lasciare in infusione nel frigorifero per tutta la notte (o comunque almeno 6-8 ore).
Filtrare e dolcificare con sciroppo di zucchero o un dolcificante liquido (essendo già freddo, lo zucchero in cristalli si scioglierebbe in questo caso con difficoltà) e aromatizzare a piacere con limone, menta o altra frutta prima di servirlo in un bicchiere con un po' di ghiaccio.

METODO ON THE ROCKS
Questo è il metodo più adatto per un'improvvisa voglia di tè freddo accompagnata anche da pochissimo tempo a disposizione per aspettare i tempi di raffreddamento.
Si procede preparando un tè a caldo, e utilizzando circa 3/4 g per un bicchiere di tè, si riempie completamente di ghiaccio un bicchiere capiente, poi si dolcifica (a piacere) il tè ancora caldo e si versa direttamente nel bicchiere con il ghiaccio. La quantità di ghiaccio è tale da far raffreddare il tè molto rapidamente, senza sciogliersi e quindi rendere meno denso il tè e annacquarne il sapore (cosa che accadrebbe mettendo poco ghiaccio: il tè non si raffredderebbe subito e la temperatura ancora tiepida lo farebbe sciogliere completamente).


Dunque ecco, buon tè a tutti!
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