lunedì 23 gennaio 2017

Peripezie di fine anno per un menù di inizio anno, tutto al forno, a Gennaio!

Buongiorno e buona settimana!
Non ditemi che vi sentite come me, ovvero già provati dall'inizio anno e tutti intenti a trovare il bandolo della matassa (come si accennava qui giusto una settimana fa) per capire come prendere il toro per le corna e non farsi sopraffare dalle mille cose quotidiane.

La coda del 2016 è stata davvero una di quelle codastre fastidiose e difficili che spruzzano fuoco e fiamme da ogni parte.

I soliti impegni, il solito stress (che molti di noi conoscono) di fine anno (e che più passa il tempo e meno mi va di subire ;)), le solite corse.

Al tran-tran si sono aggiunti, lo scorso autunno, sfinenti appuntamenti dal dentista, innumerevoli trasferte a Milano e, nel bel mezzo di un paio di consegne fotografiche, anche un simpatico incidente alla caviglia che mi ha costretta con le stampelle per alcuni giorni e zoppicante, e non troppo in forma, per altri.

Ora, soprassedendo sulle innumerevoli pacche sulla spalla di persone che mi hanno detto "così finalmente ti dovrai fermare" (come se uno fosse indaffarato per sua velleità o solo per attitudine, e non, come spesso capita, per buona parte, per necessità), e sul fatto che molte categorie di lavoratori purtroppo non hanno la cosiddetta "malattia", per cui di "fermarsi" non se ne è proprio parlato, devo dire che questa esperienza mi ha insegnato tanto.

Come prima cosa, e questo vale assssssssolutamente come buon proposito 2017, ho capito che devo sacrificarmi un po' di meno, e organizzarmi un po' di più.

Pppperò, non voglio rinunciare a quello che mi piace, e, porcavacca, cucinare e fotografare mi piace troppo, quindi trovare il giusto equilibrio tra le varie cose sarà il tema dell'anno che verrà (scusate lo ripeto da una settimana , ed in effetti altro che buoni propositi o buone abitudini, questo pare proprio un mantra, ma chissà che non funzioni!) ;)

Le foto che vedete qua sotto fanno parte di un menù che ho elaborato, cucinato e fotografato per il numero di Fiorfiore Coop di gennaio (lo trovate quindi in tutti i supermercati Coop proprio in questi giorni e per tutto il mese!), e mi piacciono tanto, perché come tutte le foto che scatto, mi parlano di quello che c'è dietro e sono per me un concentrato di ricordi (in questo caso recenti, ma spessissimo anche lontani).

Per me una foto è infatti come un segnalibro del tempo, e ad essa riesco a collegare calendari, momenti, sensazioni del periodo in cui l'ho scattata).

Insomma a causa delle peripezie e i contrattempi di cui vi accennavo sopra le foto di questo servizio sono state scattate non in uno, né in due, ma in ben tre luoghi diversi (e in buona parte con stampelle al seguito! ;)).

Mentre per i cibi come altre volte è capitato mi sono barcamenata tra il Lazio e le Marche, per la foto di apertura del servizio (che è quella che vedete qua sopra, in alto a sinistra), devo ringraziare la nonna Francesca di Ca' De Memi, l'agriturismo a Piombino Dese (e di cui presto vi parlerò meglio) dove a metà novembre io e Giulietta abbiamo tenuto il nostro ultimo workshop di food fotografia.




La storia è andata più o meno così:
  1. Dovete sapere che a me le foto di apertura di un servizio mettono sempre un po' di pensiero. Non so perché. Se è un paesaggio (per dire), bon, quello è come madre natura lo ha fatto e tocca "solo" scattare e stop. Se è un piatto, te lo cucini e intanto hai tutto il tempo per metabolizzartelo quindi in un modo o nell'altro si "svanga". Ma se è un "istante", per di più a tema (e quindi possibilmente di volta in volta diverso ;)), non so, mi mette pensiero.
  2. Il giorno prima del corso a Piombino Dese ero "sparsa" per l'Italia, o meglio lo ero da un paio di giorni prima, e non avevo il tempo materiale di rientrare a Roma, quindi Ca'De Memi con somma bontà e disponibilità e generosità mi hanno accolta con un giorno di anticipo su a nord. Venivo da Ancona per i malefici crediti formativi dell'Ordine degli Architetti e sono arrivata sfinita, nottetempo, a Padova. Il venerdì ho lavorato, nella pace di quel posto meraviglioso, e con Elena e Michela abbiamo sistemato le ultime cose prima del corso in attesa di Gulia e Tommaso.
  3. A pranzo ho conosciuto la nonna Francesca (ed è stato amore a prima vista). Una nonna davvero speciale, premurosa, intelligente, di quelle che vorresti tornare ad avere 9 anni solo per stare al calduccio della sua cucina a fare i compiti mentre lei rassetta dopo il pranzo. Così tanto che una specie di compiti li ho fatti davvero, nella cucina di nonna Francesca... Ho chiesto se potevo starmene un po' lì con la macchina fotografica e ho deciso di provare a fotografare il suo forno per il numero di gennaio , tutto dedicato alle ricette al forno! La foto mi piace tanto, perché è esattamente come stava la sua cucina in quel momento (immaginatala tutta affaccendata a dire "ti serve un canovaccio? tolgo le pentole?" ed me che rispondevo "nononooo! va benissimo così!"). Un attimo di una cucina (così come le teglie della mia mamma nell'altra foto di apertura (pare-pare come le ho cacciate dal mobile, dato che stava facendo buio e di tempo per acchitare non ce n'era)...
Ecco, insomma, foto di attimi in cucine vere come vorrei che fossero sempre le mie foto (ecco un buon proposito! ;)).

A questo punto mi direte, e la ricetta? Per sollevare un po' questo lunedì che già si presenta faticosetto?

Allora, per oggi vado con l'enumerarvi il menù completo che trovate, come vi dicevo, sul numero di gennaio della rivista Fiorfiore in Cucina (distribuita in tutti i supermercati Coop), e in settimana (ma già da domani mattina!), un paio di ricettuzze per intero (che poi sarebbero quelle che non trovate qui in foto ;)) ve le scrivo anche qui... <3

Ecco l'elenco completo delle ricette! A voi quali vi ispirano???


Classiche
Zuppa di cipolle e formaggio gratinato in cocotte 
Pollo arrosto con paprica e arancia
Ricche
Pasticcio di carne
Ziti spezzati al forno con mozzarella e pomodori secchi
Al formaggio
Sformatini di spinaci con fonduta di parmigiano 
Timballo di riso, tomino e speck
Sformato di pere, formaggio di capra, noci e rosmarino
Dolce
Cobbler al cacao e peperoncino


Un buon lunedì, una buona settimana, e, se vi va, una buona "accesa di forno" a tutti! ;)

A domaniiii!!!



giovedì 19 gennaio 2017

bagel-bread in cassetta, già con la testa nelle colazioni del week-end...?! ;)

Ehiiiii!
In un ulteriore raptus settimanale (ormai "stamo a rota" con le dolcezze lievitate da colazione) e in preda all'entusiasmo per l'imminente avvicendarsi del week-end, ho pensato di anticipare ad oggi la ricettina prevista per domani, perché questo pane è buonerrimoooo!

Si tratta di una ricetta che chi conosce i bagel deve provare, perchè la loro bontà, con questa forma, a mio parere, è aumentata all'ennesima potenza, mentre chi non li conosce deve provarlo lo stesso, perchè come se fa'a  sta' senza bagel fatti in casa???

Al contrario dei doughnuts di ieri, i bagels erano già divinizzati ed onorati in casa Vaniglia da un po' (toh, guarda, questa è la mia prima versione con pasta madre, che risale addirittura a sei anni fa!!! Ed era gennaio anche allora! :)).



Sono quanto di più simile all'idea di colazione lenta del finesettimana (ed è anche per questo che posto oggi, vistomai voleste schiaffarla nel breackfast o brunch del sabato mattina, che a mio parere ci starebbe una favola, almeno avete tempo per organizzarvi ;-P), non troppo dolci (anzi, io qui metto proprio miele di castagno, e pure poco) e con pochissimo burro, ma che poi possono essere personalizzati all'atto della colazione (sia in verisione salata, con salmone e panna acida, oppure, come piace a me, con burro e sciroppo d'acero...)



Se siete alle prime armi vi consiglio di seguire questa ricetta ma disponendo, dopo la bollitura, i bagel direttamente sulla placca del forno rivestita di carta da forno, e infornare. In questo caso, se li volete a ciambella, potete praticarvi un foro (bello ampio che sennò la lievitazione "se lo mangia", prima dell'ultima lievitazione.

Se invece siete già un po' navigati, provate la versione a cassetta, che in teoria non è molto più difficile, anzi.

Unica accortezza in fatto di bagels, bisogna essere un po' rapidi nel passaggio bollitura-spennellamento-semini-forno già caldo, o si avvizziscono un po', e quindi fare una prima prova coi bagels singoli può farvi  allenare nel procedimento (perchè quelli "a trenino" vi scivolano un po' e vi fanno un po' impazzire a starsene ben allineati nello stampo: a proposito, io ho usato uno stampo da 24 cm, ma ad averne uno da 22 ancora meglio, perchè secondo me stanno più "dritti" nella fase "incassettamento".


Questa di oggi è una delle ricette che ho realizzato per gli amici del Molino Pivetti, con i quali come vi avevo accennato sto collaborando, e non vi nascondo che mi sto "impacchiando" a pasticciare e sperimentare con le farine! Trovate la ricetta, insieme ad altre sia mia che di altre colleghe blogger, qui.

Ho detto tutto? Cosa manca? Ah, buon Week-eeeeend!!!!!

ingredienti per uno stampo da 24 cm
200 gr di farina semintegrale
150 gr di farina di forza tipo manitoba
100 gr di pasta madre
25 gr di miele di castagno + 2 cucchiai
50 gr di burro morbido a pezzetti
180-200 gr di acqua tiepida
5 gr di sale fino
1 cucchiaio di semi di papavero
1 cucchiaio di semi di lino

Mescolare le farine in una ciotola capiente. Sciogliere la pasta madre in 180 gr di acqua tiepida insieme al miele, poi usare questo composto per intrider la farina.

Impastare molto bene, aggiungendo prima il sale, e poi, quando l’impasto comincia ad essere omogeneo, il burro. (Aggiungere a questo punto la restante acqua, oppure uno o due cucchiai di farina tipo 0, a seconda che l’impasto risulti troppo secco o appiccicoso al tatto).

Impastare fino ad ottenere una massa liscia ed elastica, poi coprire con un canovaccio e fare lievitare per circa 4 ore o fino al raddoppio (se l'impasto risulta molto morbido, potete fare delle pieghe circolari prima della lievitazione, vi avevo descritto il procedimento qui).

Trascorso questo tempo, dividere l’impasto in 4 parti e formarvi delicatamente 4 palline.
Far riposare ancora circa un’ora e nel frattempo rivestire di carta da forno uno stampo a cassetta lungo massimo 24 cm, e mescolare in una tazzina 2 cucchiai di miele e 4 cucchiai di acqua.

Preriscaldare il forno a 180 °C e portate a bollore una pentola capiente piena di acqua.
Non appena l’acqua inizia a bollire, buttarvi i bagel e farli cuocere per 1 min. per lato, poi scolarli e disporli immediatamente nello stampo preparato, in verticale, uno affianco all’altro.

Spennellare velocemente con acqua e miele, poi spolverizzare con i semini.
Cuocere in forno già caldo per circa 30 min. fino a quando la superficie del pane sarà ben dorata.




mercoledì 18 gennaio 2017

Doughnuts alla mela e cannella senza lattosio.

Buongiornoooo!

Ho deciso di consacrare la settimana ai lievitati, così, in un "momento di follia"! Che ne dite??? :D

Per dare una botta al cerchio e una alla botte, ma sempre mantenendoci sul dolce e soffice, oggi vi proporrei una delle cose per cui io maggiormente do di matto.

I doughnuts.

Ora dovete sapere che io avevo sempre snobbato questo dolce americano fino a quando l'ho cucinato per il libro Dolci & co. , che essendo una sorte di compendio, doveva spaziare fra molte tipologie di dolci, anche quelli che a me non facevano (erroneamente) impazzire.

Non so, l'idea di fritto aveva sempre "ammortizzato" l'amore che la sottoscritta nutre per le lievitazioni lente, e quindi fino ad allora mi ero sempre tenuta alla larga da queste (maledettamente buone) ciambelle fritte americane.
Poi niente. L'epifania.

E da allora, li cucino raramente (una o due volte l'anno), ma quando li faccio apriti cielo, e toglietemeli da davanti!

Oltre alla versione "normale" che trovate quindi nel libro, qui sul blog abbiamo provato quella al cacao con lievito di birra e glassatura al dulce de leche (se proprio dobbiamo strafare, che sia alla grande, no?), ed oggi invece, una versione un po' più pacatina, ovvero senza lattosio e al profumo di mela e cannella (e con lievito madre).

Queste ciambelle sono infatti realizzate senza burro né latte, e addolcite e aromatizzate con succo e sciroppo di mela bio e con cannella in polvere.

Piattino Resina in vendita su Dishes Only
Doughnuts mela e cannella
Ingredienti 
150 g di lievito madre
250 g di farina “0” tipo manitoba
200 g di farina semintegrale + 2 cucchiai
1 cucchiaio di cannella in polvere
220 g di succo di mela limpido
40 g di olio di riso
1 uovo
1 tuorlo
30 g di succo di mela concentrato
1 presa di sale
1 litro abbondante di olio di semi d’arachide per friggere
zucchero di canna mescolato a cannella in polvere o succo di mela concentrato per finire

In una terrina sciogliere il lievito madre con il succo di mela limpido tiepido, poi aggiungere man mano le farine (250 + 200 grammi) precedentemente mescolate con la cannella, e cominciare ad impastare
A questo punto unire uovo e tuorlo, il succo di mela concentrato, il sale, e quando l'impasto comincia ad essere omogeneo, l'olio.
Continuare ad impastare a lungo, aggiungendo se occorre gli ultimi due cucchiai di farina.
Lavorare l’impasto ancora circa 5 minuti, quindi trasferitelo in una terrina leggermente unta.
Coprire con pellicola trasparente, poi con un canovaccio, e lasciate lievitare finché l’impasto sarà raddoppiato di volume (circa 4 ore).
Trascorso questo tempo, trasferire l’impasto su un piano di lavoro infarinato.
Stenderlo con il matterello per formare un disco del diametro di circa 30 cm e dello spessore di 1,5 cm.
Con un coppapasta di 8 cm di diametro ritagliare un dischetto e utilizzando un coppapasta più piccolo (3 cm di diametro) ricavare una piccola ciambella dal disco già tagliato.
Proseguire fino a esaurire l’impasto, poi trasferire i doughnuts in una teglia rivestita di carta da forno.
Coprire con un canovaccio pulito e lasciate lievitare ancora per circa un'ora o più, finché i doughnuts saranno raddoppiati di volume.
Friggerli infine, uno o due alla volta, rigirandoli su entrambi i lati, per circa 2 minuti o finché non saranno ben dorati (friggere anche le palline ottenute facendo i buchi se non sono state reimpastate).
Scolare su carta da cucina per eliminare l’olio in eccesso e passarli in un piattino in cui sono stati precedentemente mescolati zucchero di canna e cannella, o se sei preferisce, condirli con un poco di succo di mela concentrato.



lunedì 16 gennaio 2017

Gennaio, una brioche sfogliata e un inizio soffice, di progetti lenti e buone abitudini...

Eccoci qui finalmente...
E' da una settimana che mi riprometto di postare, e di cose "in saccoccia" e ricettuzze da raccontare ne ho avrei anche un po'. Quel tanto che basta per incasinare le idee e farti dire "Sì, iniziamo con un menù al forno... No, anzinò, facciamo un bel risotto... Noooo, che dico, anzi, facciamo la settimana detox.."

E quindi ecco, i primi giorni (ufficialmente lavorativi) di gennaio sono passati tra questi pensieri di "postAggio" confuso ma super-esuberante, qualche consapevolezza raccolta nel 2016, e qualche ideuzza per il 2017.

Di buoni propositi quelli no, stavolta voglio andare slowly.

Per quest'anno ho deciso di fare una piccola rivoluzione pacifica: parto dalle buone abitudini che immagino, una volta dolcemente assimilate, possano portare quasi "naturalmente" ad un sacco di buoni propositi che arriveranno man mano (o che esistono già, ma pian-pianino troveranno un verso tutto loro), perché nella mia testolina e nella mia vita di attività ce ne sono, e forse un'idea può essere proprio fare ordine tra i gomitoli, scegliendo quelli più vivaci e morbidi (e magari anche con più filo da dipanare! ;)).

Insomma, tra le abitudini 2017 c'è l'esigenza (enooormeeee) di dare spazio alle piccole gioie quotidiane, prima tra tutti il lavoro. In particolare quello di fotografa.

Quindi, punto uno, se da un lato voglio imparare a non farmi soffocare dal lavoro, da un altro vorrei tanto tanto godermi tutto ciò che mi piace di questo.

Punto due, dormire regolare. Re-go-la-re (detto con la voce di Verdone :D).
Del tipo che immagino che una come me che la mattina non snebbia fino alle 9-10, se si impone di dormire presto la sera (23.00-23,00???) potrebbe anche farcela a partire un po' più sprint!

Poi niente, lo stop. Sto cercando il tasto Stop, anzi no, il pasto Pause. Un libro (che non sia di cucina, ma anche fosse di cucina non sulla scrivania ma rigorosamente sul divano e con una tanica di tisana bollente a fianco), un film (da seduta, non cucinando), una passeggiata col muso in alto a guardare i rami sopra di me, e le fontane nei parchi, e soprattutto andarci piano col superlavoro e fare in modo che man mano scompaia quello sistematicamente (per mancanza di tempo) pianificato dopocena.

Mi sembra un programmino delizioso anche se non so come farò a metterlo in pratica, considerati gli ultimi due-tre anni... :).

Ad ogni modo gambe in spalla, e essere riuscita a focalizzare mi pare già un buon inizio. E voi? Avete un modo per attivare il tasto Pause? Qual'è la vostra abitudine preferita che renda buona la giornata, o una serie di giorni in successione fino a diventare parte del vostro vivere quotidiano e che vi sentireste di consigliarmi?



Io nel frattempo ecco, come ricetta che mi viene spontaneo associare a queste riflessioni, esattamente come una colonna sonora fatta di ingredienti, colori e temperatura, inauguro questo anno con qualcosa di soffice e solo leggermente dolce, perfetta per un velo di marmellata o per essere arricchita con cioccolato, cannella, miele, frutta secca, ed auguro la ricerca di quello che ci fa stare bene ad ognuno di noi.

La ricetta è di quelle facili e tra-testate, e di fatto potete scegliere tra due-tre ricette di base sia qui sul blog che tra le vostre preferite.

Qui sul blog abbiamo la brioche parisienne con il lievito di birra, poi quella con il lievito madre, e poi la versione più salutista con farina integrale e lievito madre.
Io per la brioche che vedete in foto ho usato l'impasto di quella semintegrale all'uvetta e avena (ma senza uvetta e avena) che ho pubblicato qui sul blog abbastanza di recente:
  1. brioche parisienne con il lievito di birra
  2. brioche parisienne con il lievito madre
  3. brioche parisienne con farina integrale e lievito madre
  4. pandolce semintegrale con uvetta e avena
Se volete, potete realizzare anche solo semplicemente questi tipi di brioche appena lincati, altrimenti, se volete anche la sfogliatura, non dovete fare altro che procedere al "tournage" una volta ripreso l'impasto dopo la prima lievitazione.

In sostanza l'impasto base va schiacciato delicatamente e steso con il mattarello fino ad ottenere un quadrato 40 x 40 cm circa, e poi sulla superficie del quadrato vanno disposti 80 gr di burro a fiocchetti, e i 4 lembi vanno richiusi verso il centro in modo da formare come una "busta" da lettere quadrata.
Sigillare bene le pieghe, poi stendere con il mattarello in modo da formare un rettangolo circa 60 x 40 cm.
Ripiegare il rettangolo in 3, «a portafoglio»: ripiegare un terzo sul centro e l’altro terzo sui due di prima. Ripetere ancora una volta questa operazione e poi stendere con il mattarello un'ultima volta, fino ad ottenere un ultimo rettangolo non troppo schiacciato di circa 20 x 40 cm (abbondanti).
Arrotolare il rettangolo in modo che la lunghezza finale del cilindro ottenuto sia quella del suo lato corto e disporlo in una teglia da plum che della lunghezza di 24 cm precedentemente imburrata (io confesso di non averlo fatto ed è andato tutto liscio cmq.

Ecco, ho anche fatto al volo qualche fontina di servizio in modo da orientarvi, che questa è una di quelle tipiche operazioni che sembrano più difficili a leggersi che a vedersi!






Possibilmente, durante quest'ultima operazione di "posizionamento", tenete le pieghe della pasta verso il basso, all'interno dello stampo, non come alla sottoscritta che è sfuggita un attimo la situazione di mano ed è uscita una brioche pettinata alla Bobby Solo! ;-P.

La cosa che mi sembra molto carina (ma che nella brioche che vedete in foto non ho fatto), è che prima dell'arrotolamento finale, la superficie dell'ultimo rettangolo si può cospargere di qualcosa che vi piace e che può "colorare" la girella finale.
Cacao? Cioccolata spalmabile? Un velo di miele? Cannella? Un trito di noci mescolate allo sciroppo d'acero? Insomma, quello che più vi va lipperlì, o che avete in casa...



Ecco, buon inizio morbido (e arrotolato) a tutti!

Un abbraccio.

La Vany


venerdì 6 gennaio 2017

Biscottini speziati alla cannella e zenzero con cruschello e miele, e buona Befana a tutti!


Buongiorno, buon venerdì e buon anno!

Che belli questi momenti di inizio gennaio di sole e grande freddo e, finalmente, riposo, quello vero...
Quello che puoi passare qualche tempo in casa e rilassarti un po', leggere, sferruzzare, e poi fare ordine, e progetti per l'anno appena iniziato...

Non sapevo come iniziare il nuovo anno, qui sul blog, e in effetti pensavo di riprendere la prossima settimana e continuare nella pausa natalizia, ma ieri è uscita sul blog Pivetti questa mia ricetta semplice semplice e piuttosto appropriata per i giorni delle vacanze invernali: biscottini speziati alla cannella e zenzero, con cruschello e miele.

Mi hanno fatto venire in mente un "trend antico", qui su Vaniglia, ovvero quello della lentezza e il relax di inizio anno (quindi il farsi i biscotti a casa), e la voglia di qualcosa che sia sano oltre che confortevole... Allora (e parlo di otto anni faaaa!!!) si trattava di biscotti che avevo soprannominato "della Befana sana", e che venivano da un libro di Luca Montersino che si chiama Golosi di salute.

Quelli erano dei biscotti rustici, ruvidi e semplici, fatti con farina di kamut e frutta a guscio, e che poi negli anni successivi ho continuato a realizzare (e a regalare! ;)).

Questi di oggi invece sono biscottini da tè friabili e leggeri, speziati con cannella e zenzero e dolcificati con miele. Il tocco sano arriva anche dall'aggiunta di cruschello di grano tenero, che li rende ricchi di fibra, anche se restano perfetti per un tè o una tisana calda che di questi tempi gelidi ci stanno tanto bene...





Biscottini speziati con cruschello e miele
ingredienti
90 g di miele
100 g di burro a temperatura ambiente
1 cucchiaio di latte
1 tuorlo
100 g di farina tipo 00
80 g di cruschello di grano
5 g di cannella in polvere
5 g di zenzero in polvere
Zucchero a velo a piacere per decorare

In una ciotola, mescolare farina e cruschello.
In una ciotola a parte lavorare il burro morbido con il miele, fino ad ottenere un composto dalla consistenza chiara e spumosa.
A questo punto aggiungere il tuorlo e il latte e mescolare. Incorporare la farina precedentemente mescolata al cruschello, lo zenzero e la cannella.
Impastare velocemente fino ad ottenere una palla omogenea e leggermente schiacciata, poi avvolgerla in una pellicola trasparente e far riposare in frigorifero per almeno 30 minuti.
Preriscaldare il forno a 170 °C.
Togliere l’impasto dal frigorifero e stenderlo con il mattarello a 2-3 mm di spessore. Con l’aiuto di uno o più tagliapasta della forma preferita, ricavare dei biscottini da disporre ben distanziati sulle teglie rivestite di carta da forno.
Cuocere i biscotti nel forno per circa 10 minuti prestando attenzione al forno: vanno tolti non appena i bordi cominciano a dorare.
Lasciar freddare completamente su una gratella prima di spolverizzare, a piacere, con zucchero a velo.

Piattino Resina in vendita su Dishes Only


Ecco qua, non mi resta che augurarvi uno splendido fine settimana di vacanze invernali immersi nella lettura del vostro libro (di cucina??? ;)) preferito, sorseggiando qualcosa di caldo, giocando con figli o nipoti, incontrando amici, ascoltando musica, sgranocchiando biscottini sani e sognando cose belle per questo anno nuovo di pacca!



giovedì 29 dicembre 2016

Il Pandoro, un apostrofo d'oro tra Natale e Capodanno... ;-P

Ogni anno io al pandoro non resisto!

E di tutti i grandi lievitati finisce che resta il mio preferito..
Per la semplicità (di realizzazione, tutto sommato, anche), la burrosità, e la morbidezza assoluta.

E così finisce che se non ho avuto modo di prepararlo nei giorni precedenti al Natale, nella pausa lenta e calda tra il 25 dicembre e il 1 gennaio, mi lascio prendere dalla voglia (e la possibilità!) di impastare e cuocere e spolverare di zucchero a velo, esattamente come il mio primo pandoro, realizzato tra Natale e Capodanno, sette anni fa, con il lievito di birra.
Poi è stata la volta del pandoro lievitato con pasta madre, e l'anno scorso, quello al cacao e cioccolato sfogliato con il burro al sale rosa dell'Himalaya.

Quest'anno ho approfittato delle farine arrivate dagli amici di Molini Pivetti, con i quali come sapete ho collaborato, per tutto il 2016, nella realizzazione di alcune ricette specifiche che prevedevano l'utilizzo delle loro farine, e così il pandoro lo abbiamo fatto con la farina di grano tenero Biologica Milleusi tipo I.

Ecco a voi la ricetta. La trovate anche (con qualche foto in più relativa alle fasi di lavorazione) sul blog Pivetti. Ho pensato di proporvela anche qui, come pretesto per augurarvi un 2017 in cui realizzare i vostri sogni, esercitare le passioni, alimentare i desideri.

Un abbraccio enorme (morbido, e zuccheroso! ;))


IL LIEVITINO

170 gr di lievito madre a temperatura ambiente
60 gr di acqua tiepida
120 gr di farina tipo Manitoba
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 tuorlo a temperatura ambiente

Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida.
Aggiungere gli altri ingredienti e cominciare ad impastare finché il composto diventa liscio e ben amalgamato.
Coprire e lasciar lievitare in forno spento ma con la lucina accesa per 3-4 ore, o finché il volume iniziale non sia raddoppiato.

PRIMO IMPASTO

150 gr di farina tipo Manitoba
80 gr di lievito madre a temperatura ambiente
25 gr di zucchero
50 gr di burro
20 gr di acqua tiepida
1 uovo a temperatura ambiente
(+ il lievitino)

Sciogliere la pasta madre nell’acqua.
Aggiungere il lievitino, e cominciare a impastare.
A questo punto aggiungere manmano lo zucchero, la farina, le uova, e infine, quando il composto comincia a diventare omogeneo, il burro.
Impastare bene e a lungo (può essere d’aiuto una planetaria o un’impastatrice).
Coprire la ciotola e rimettere il tutto a lievitare per circa 3 ore, o fino al raddoppio.

SECONDO IMPASTO

200 gr di farina di tipo I
100 gr di zucchero
2 uova
1 presa di sale

Aggiungere al primo impasto la farina, il sale, lo zucchero e le uova e gli altri ingredienti e impastare il tutto per una decina di minuti o oltre.
Se l’impasto dovesse risultare così colloso da non staccarsi dalle mani, aggiungere pochissima farina (cercare comunque di tenere l’impasto il più umido possibile).
Adagiare la palla di pasta ottenuta in una ciotola unta di burro.
Coprire e lasciar lievitare per circa 4 o 5 ore, fino al raddoppio della pasta, poi passare l’impasto in frigorifero, per 40-45 minuti.

LA SFOGLIATURA

100 gr di burro, per sfogliare
30 gr di burro per lo stampo

Riprendere l’impasto dal frigo e stenderlo al mattarello in un quadrato di 1 cm di spessore circa (e 30 cm x 30 cm circa).
Sistemare al centro 100 gr di burro a fiocchetti; poi ripiegare gli angoli del quadrato verso il centro, in modo da chiudere il burro “a busta da lettere”, formando un secondo rettangolo (come una busta da lettere, appunto) più piccolo.
Sigillare bene le pieghe, poi stendere con il mattarello in modo da formare un rettangolo circa 60 x 40 cm.
Ripiegare il rettangolo in 3, «a portafoglio»: ripiegare un terzo sul centro e l’altro terzo sui due di prima).
Avvolgere di pellicola e mettere in frigo per 20 minuti. Ripetere due volte quest’operazione.

Fondere il burro a bagnomaria e con l’aiuto di un pennello ungervi bene e completamente l’interno dello stampo.

Prendere il pacchetto di pasta sfogliata dal frigo e appiattirlo leggermente con il mattarello, poi prendere i 4 angoli richiudendoli, ovvero unendoli a formare un fagottino, sistemandolo con la chiusura verso il basso, ovvero verso l’interno dello stampo, e lasciar lievitare fino a quando l’impasto inizierà a uscire dallo stampo (impiegherà tra le 8 e le 10-12 ore se a temperatura ambiente).

Cuocere il pandoro per 15 minuti a 170° poi abbassare la temperatura a 160° e cuocere per 20 minuti, infine altri 5-10 minuti a 150°.

Fare la prova stecchino con uno spiedino in legno: deve uscire asciutto.
Sfornare, capovolgere e sformare dopo circa 5 minuti.

sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale di cuore a tutti voi (e una carreLLata - o carreTTata - di ricette per dirvi AUGURI)

E' quasi buio ormai, e quasi Natale.
E' uno di quei tramonti freddi e secchi, celesti e rosa, e di quelle giornate belle che chi è super sensibile alla luce guarda di sottecchi con un mezzo sorriso ebete e si dice (lo sa!) che ormai le giornate possono solo allungarsi.

Sì, inizia l'inverno, arrivano finalmente le feste, ma io è sempre così, ormai sono anni che penso che da oggi in poi si cammina veloci verso la primavera del nuovo anno... ;-)

Sono a casa dai miei.
Mamma cucina ed io partecipo, ma solo lateralmente (un dolcino, un risotto, magari un antipasto, ma così, per distrarmi, per rilassarmi...).

Mi godo il freddo (e poi, rientrando a casa,  il caldo), un po' di frenesia prenatalizia, gli ultimi preparativi, il guardare da fuori la cucina e l'idea di non mettere la sveglia per qualche giorno.

Mi preparo a ricaricare le batterie e penso alla primavera che verrà, a quelle strisce rosa nel cielo che domani saranno uno o due minuti più avanti e così via, e vi auguro le vacanze che sognate, calme (o anche frizzanti!), negli affetti, e con il tempo magari di cucinare rilassati e con la testa per aria tra una tazza e l'altra di tè fumante, in attesa che arrivino gli amici, o di una camminata in montagna, o in compagnia di quel bel libro che da un po' avete in mente di agguantare.


Vi mando un bacio mentre vi immagino intenti in cucina, o al freddo a cercare gli ultimi pensieri per le persone che amate, con le nuvolette di fumo che escono dalla bocca, i guanti bianco panna e le sciarpe di lana a righe, e vi auguro che queste feste siano stupende, o semplicemente esattamente come le avete desiderate...

In ultimo, ovviamente, vi lascio due o tre promemoria di ricettuzze che potrebbe piacervi realizzare in questi giorni (visto mai ;-P)..

Un abbraccio ENORME.

Rossella

Tortellini di magro di nonna Aurelia
Pasta reale in brodo
Salsina ai peperoni per il bollito di Natale
Chocolate crinkles cookies
"Amaretti" alle nocciole
Tartufi di cioccolato e cannella
Zimsterne
Torrone morbido con le mandorle di Avola
Pandoro ai fiori d'arancio con lievito di birra
Pandoro a lievitazione naturale
Pandoro al cacao a lievitazione naturale, tre impasti, e sfogliato al sale rosa dell'Himalaya
Dolce di Natale con Brandy e uvette
Panettone con Marron Glacés, vaniglia e cioccolato





lunedì 19 dicembre 2016

La crostata con la marmellata fatta in casa (e una scusa per dire grazie)

Eccomi qui.

Esco come da un frullatore, gli ultimi 3-4 mesi sono stati davvero complessi e mi "fermo" oggi, finalmente, per la prima volta dopo non so ancora quanto.

La prima cosa che mi succede in genere appena "ritorno al mondo" è di ricominciare a prendere il contatto con le cose. Anzi, con me stessa in prima istanza.
Comincio a ricordarmi quelle che fino a pochi giorni prima, in mezzo a mille altre e tutte urgenti, sembravano sfuggire (o forse reclamavano solo un loro spazietto "non di corsa"), e comincio a riprendere conoscenza.

Il blog arriva né prima né dopo, ma esattamente insieme, ovvero arriva con me.
Come "rifiato", il primo istinto è di venire qui per una chiacchiera.
Non che fino ad ora non avessi avuto nulla da dire (ho immagini e ricette da postare), solo che il tutto richiedeva un ritmo diverso, tutto voleva essere considerato con un tempo e in un tempo diversi.

Quindi oggi, cioè adesso, proprio oraaaa, ormai con finalmente solo alcune code di consegne da fare, ma tutto molto più slow di quanto non lo fosse un due-tre settimane fa, tra una lievitazione e un'altra, mi sono seduta al pc e ho pensato "ho voglia di scrivere un post".

Ho aperto l'archivio e mi sono resa conto che ci sono davvero "un botto" di immagini rimaste indietro e di eventi e ricette di cui vorrei parlarvi, ma, nonostante il Natale impellente e il fatto che non abbia nulla al momento di speziato e natalizio da propinarvi (paradosso, dato che "scatto Natale" da due mesiiii), la cosa che mi è venuta in mente in questo momento, ciò che rappresenta il mio stato d'animo esattamente com'è in questo istante, è una crostata che avevo cucinato qualche tempo fa per fare un ringraziamento particolare (a voi), e che nella sua semplicità metteva insieme qualche avventura e qualche amica (senza che avventure e amiche lo sapessero, in realtà ;-P).

Questo 2016 è stato un anno tosto, ma bello per tanti aspetti.
Ha raccolto le fatiche e le stanchezze del 2015 e le ha in qualche modo amplificate entrambe (con il loro frutti, anche, per fortuna).
A ottobre 2015 usciva in libreria infatti il libro Dolci & co. (insieme a Pane, pizza & co. ).
E a dicembre 2015 è arrivata la notizia che All'ombra dei mandorli in fiore aveva vinto il Gourmand World Cookbook Award per la categoria "Pastry" (titolo che era spettato l'anno prima a Csaba della Zorza e che mi ha commossa e riempita di orgoglio) . Primo premio per l'Italia. Poi, in una seconda fase, secondo posto a livello internazionale.

Mentre il libro sulle mandorle faceva questi passi in giro per il mondo, qui in Italia, io iniziavo a lavorare per Free cucinare senza glutine, latte, uova, zucchero (l'ultimo nato, con Lena Tritto), Dolci&Co., subito a inizio 2016, andava in ristampa, e diventava, insieme a Pane, Pizza&Co. parte di una collana edita dal gruppo editoriale La Repubblica - L'espresso e che avrebbe portato alla realizzazione, da parte mia, anche del libro Cioccolato .

Insomma, un discreto "casino", così, tutto insieme, e anche qualcosa di bello che avrei voluto condividere da tempo, qui sul blog, per ringraziarvi, perchè va da sé che tutte queste cose dipendono anche da voi, da quanto volete bene alle mie ricette o alle mie foto, o quanto riscontro date alle mie chiacchiere o ai libri quando le chiacchiere di questo blog finiscono fuoriporta.
Solo che poi, tra l'impellenza delle cose (sempre urgenti, sempre tante) e la timidezza (perché è sempre sottile la linea oltre la quale la condivisione può essere intesa come vanto), ho cominciato a rimandare...

Ma adesso no, adesso che siamo alla fine di questo anno stancante e denso e bello, anche, io non posso più procrastinare.

Ho messo insieme un po' di cose, quando ho realizzato questa semplicissima crostata: la frolla che sta nel libro "Dolci & co. ", perchè è la base delle basi, e quanto di più semplice, tra le ricette di tutti i giorni (lì sta con una crema al cioccolato che ci sta bene 'na cifra ;)), e bello, e da cucinare senza pensieri, e una marmellata fatta con le sue mani dalla mia amica Emanuela (una confettura che per lei significa tanto), realizzata con la ricetta di un'altra amica, che moltissimi di voi conoscono e che per me è una persona speciale, ovvero Giulietta mia Scarpaleggia, in arte Juls Kitchen.

Dunque per dirvi che ci sono, che vi penso, che vi ringrazio, e che auguro a tutti un Natale semplice, ma che nella sua semplicità raccolga tutto, il prima e il dopo, i sogni, i desideri e tutto quello che di prezioso abbiamo già con noi ogni giorno.

Ecco la ricetta per la frolla (mezzo chilo), tratta dal libro Dolci & co. :
Pasta frolla
250 g di farina bianca “00”
120 g di zucchero
130 g di burro
1 uovo
1 tuorlo
1 limone non trattato
sale

Tagliare il burro a pezzetti e lasciarlo ammorbidire leggermente.
Disporre la farina a fontana.
Versare al centro lo zucchero, l’uovo, il tuorlo, il burro, la scorza di limone grattugiata e un pizzico di sale.
Lavorare velocemente con la punta delle dita, poi con il palmo, evitando di sciogliere troppo il burro nell’impasto.
Avvolgere il panetto così ottenuto nella pellicola e lasciatelo riposare in frigorifero per 30 minuti.

Qui invece la ricetta per la marmellata

Ecco, per oggi (finalmente) ci siamo.
Io vi abbraccio, felice di averti trovati di nuovo qui (e con la certezza ogni volta, e nonostante le mie strane latitanze, di sapere che dall'altra parte ci siete e mi aspettate pazienti).


lunedì 12 dicembre 2016

Cosa sto combinando? Milano, Panda, regali di Natale e Lisa Casali

Il tempo scorre veloce.
Ne ho una percezione serrata, stanca e divertita al tempo stesso (quando non sto proprio alla frutta!).

Tendo a voler fare troppe cose (questo ormai si sa :-/), un po' per carattere, un po' per ingordigia di vita, e mischio, mischio, mischio sempre.
Lo faccio negli impasti morbidi e dolci dei cake che tanto amo cucinare, e lo faccio nelle cose di tutti i giorni, anche.

Stavolta direi che l'ho combinata grossa, e che la mia lunga assenza, giuro, super-giustificata, ha prodotto un super-mescolamento: insomma a mischiare ho mischiato parecchio (ufficio e vita da blogger in particolare modo!), e da quest'ultimo periodo lavorativo intensissimo, lato ufficio, lato consegne fotografiche prenatalizie e lato cucina, esce fuori una cosa per me stupenda.

Si tratta di un evento presso la sede milanese del WWF,  in via Tommaso da Cazzaniga (a due minuti dalla metro Moscova) dal 14 al 18 dicembre.

Questo luogo un po' nascosto e speciale, adiacente un piccolo giardino comunale che noi chiamiamo in gergo "Il giardino segreto" resterà aperto da mercoledì 14 alle ore 17.30 fino alle 20.00, e poi nei giorni successivi, ovvero dal 15 al 18 e dalle 12 alle 20 (sabato 17 e domenica 18 apertura anticipata alle ore 10 e sempre fino alle 20) per ospitare il Mercato dei prodotti di Terre dell’Oasi, cioè dei prodotti coltivati nelle Oasi WWF coinvolgendo la città in progetti di salvaguardia di natura e ambiente per un Natale all’insegna del rispetto del Pianeta.

Il Mercato, oltre a portare a Milano i prodotti agroalimentari provenienti dalle oasi WWF (progetto Terre dell’Oasi) e da aziende affiliate (pasta, biscotti, passata di pomodoro, legumi come ceci, cicerchia, fagioli, lenticchie), propone alcune idee regalo all’insegna delle battaglie del WWF come l’adozione di cuccioli appartenenti a specie a rischio, il calendario WWF 2017 e i nuovi pandini di cartapesta ecologici al 100%, perché realizzati grazie al recupero e riutilizzo dei magazine WWF usati.


La notizia che mi emoziona ancora di più in tutto cioè, è che all’evento di apertura del 14 dicembre alle 18.00 sarà presente come madrina dell’iniziativa Lisa Casali, presentata da un'agitatissima sottoscritta me medesima in pissòna pissonalmente Rossella Venezia.

Ci sarà una chiacchierata tra me e lei su temi legati al cibo e come e quanto questo possa essere di aiuto alla salvaguardia della natura; e a seguire, come in una vera festa nel cuore della città, un aperitivo a base dei prodotti Terre dell’Oasi realizzato dal Ristorante Cascina Gabrina dell’oasi WWF Bosco di Vanzago.

Se volete intanto adocchiare ricette di Lisa anche qui sul blog, in chiave Vaniglia, ecco alcuni link (eheheh, io fan della prima ora, sono ricette di cinque anni fa! ;)):


Se invece volete adocchiare ricette realizzate dalla sottoscritta con prodotti Terre dell'Oasi eccoli qui a seguire!


Insomma ecco, per riassumere e dopo tante chiacchiere (finalmente!) ed emozioni, l’appuntamento è dal 14 al 18 dicembre nei locali delle ex-Serre della Casa degli Artisti nel cuore del quartiere Brera (Moscova).

Io vi scrivo dal treno Roma-Milano, sto andando a sistemare le ultime (mammina, si fa per dire!!!!!) cose, e ovviamente, per i Milanesi e per chi sarà in zona, vi aspetto intanto per dopodomani sera, il 14 dicembre!

Un abbraccio forte a tutti e a presto!




giovedì 17 novembre 2016

Orecchiette con radicchio, taleggio e aceto balsamico

Eheheheh, lunedì scorso ero in ritardo per il pranzo, ed oggi un po' in anticipo, ma io vado, sisamai serva un po' di tempo per reperire gli ingredienti...

La ricetta di oggi fa parte della "rosa degli otto primi" che campeggiano tra le pagine di Fiorfiore Coop, e di cui vi avevo parlato anche lo scorso post, appunto.
Come vi dicevo questo servizio sui primi mi ha così tanto entusiasmata che in settimana ve ne propino non uno ma ben due, degli otto (abbiate pazienza ;-P).
Siccome mi piacciono tutti, mi sono scervellata per un po' sui due risotti, e siccome come si sul dire tra i due litiganti il terzo gode, alla fine la mia scelta è caduta su queste orecchiette...

Perchè 'sta storia delle orecchiette d'inverno, a me garba assai, o meglio, mi garba da quando ho resettato la testa sull'argomento.

Per me infatti orecchiette è estate, non so spiegarvi bene il perchè.
Con pomodorini, o erbette e pistacchi, oppure non so, altro ma mi hanno sempre dato idea di luce e di sole, o forse solo di casa, di nonna, di Sud.
E siccome io a sud andavo sempre da bambina in estate, forse è da lì che viene questa strana idea di orecchiette-estate-e-stop! :)

Poi recentemente, ho realizzato che potevano andare benissimo anche d'inverno (ok, meglio tardi che mai), e quindi vai di zucca, castagne, funghi come piovessero, e infine anche radicchio.
Insieme a tanti formaggi cremosi <3

Il passaggio successivo è stato realizzare che il suddetto radicchio, chi lo ha detto che tocca cuocerlo sempre (anche se siamo in pieno autunno ;-)), e quindi ecco, sono nate le orecchiette di oggi.

Mia mamma che ha comprato la rivista e le ha provate all'istante ha approvato, e mi papà anche, quindi direi che se vi fidate del temporaneo genitoriale obnubilamento delle facoltà gustative dei miei, potete provarle prima di subito anche voi, in particolare perchè non sono solo buone, ma hanno anche un altro pregio: si cucinano in un nano-baleno! (si dice, nano-baleno? :D).

occhei, ero sicura per questa volta di parlare poco e invece ecco fatto.
Ora me la pianto e vado con la ricetta.

Un bacio e buone orecchiette! ;)

Acquarello Dinner Set With Watercolor Effect by DishesOnly


ORECCHIETTE RADICCHIO TALEGGIO E ACETO BALSAMICO
Ingredienti per 4 persone
320 g di orecchiette
400 g di radicchio
180 g di mascarpone
100 g di taleggio
60 g di gherigli di noce
1 spicchio d’aglio
Olio extravergine d’oliva
Aceto balsamico
Sale
Pepe nero

Lavare e asciugare il radicchio, poi tagliarlo a fettine sottili, infine condirlo con pepe, poco sale, e tre cucchiai di olio d’oliva precedentemente emulsionati con 3 cucchiai di aceto balsamico. Tenere da parte.
Cuocere le orecchiette in abbondate acqua salata, scolare al dente e, in una capace terrina, mantecare subito con il mascarpone, metà del taleggio tagliato a pezzetti e metà del radicchio marinato.
Impiattare decorando con il resto del taleggio, il resto del radicchio, i gherigli di noce e poco pepe macinato al momento.
Servire subito.

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